BCE: “Solo il 7% delle imprese europee fa uso intensivo dell’AI”. Ue indietro perché non investe

Sempre più imprese fanno uso dell’AI in Europa, ma solo il 7% in maniera “intensiva”

L’intelligenza artificiale (AI) diventerà davvero una leva strategica per la crescita economia e la competitività delle imprese solo quando il suo utilizzo passerà da occasionale o moderato a intensivo nell’impiego di questa tecnologia nei processi chiave, quelli cioè che poi generano valore per un’organizzazione perché incrementano la produttività.

Secondo la nuova indagine della Banca centrale europea (Bce), la diffusione dell’AI è costante, nell’ultimo trimestre del 2025, oltre il 70% delle aziende ha dichiarato di utilizzarla. Quasi la metà delle aziende che non utilizzavano l’AI nel 2025 prevede di investirci nel 2026.

Il problema è che la maggior parte di queste la utilizza solo occasionalmente o moderatamente: “solo il 7% delle aziende dell’area euro ne fa un uso intensivo”.

L’uso intensivo è particolarmente diffuso nei servizi, soprattutto in quelli ad alta tecnologia e ad alta intensità di conoscenza, come il settore dell’informazione e della comunicazione. Qui ci sono sviluppatori e fornitori di strumenti di intelligenza artificiale che offrono competenze elevate, che hanno inoltre accesso a un’abbondanza di dati e infrastrutture informatiche che accrescono i loro skills.

L’impiego intensivo è però costoso

L’uso intensivo dell’AI è però legato anche ad un livello di spesa maggiore: “oltre l’84% delle aziende che dichiarano un utilizzo intensivo ha investito in questa tecnologia. La stessa cosa vale solo per il 33% delle aziende che ne fanno un uso moderato”.

Guardando al futuro, secondo l’indagine, il 99% delle aziende che utilizzano AI in modo intensivo prevede di continuare ad investire entro il 2026, destinando circa il 20% del proprio investimento totale ad attività correlate.

Questo è un dato significativo, perché come spiega la Bce, l’impatto macroeconomico dell’AI dipenderà dalla capacità/possibilità che le aziende vadano oltre la fase di sperimentazione iniziale, proseguendo con l’utilizzo della tecnologia in modo intensivo nelle loro attività principali. Mancano sostanzialmente le risorse finanziarie.

Fuggetta (Politecnico di Milano): “Il problema dell’AI in Europa è il capitale

Un problema non nuovo, di cui ha parlato anche Alfonso Fuggetta, Professore di Informatica al Politecnico di Milano, su La Matinale Européenne: “Il problema dell’AI in Europa è il capitale e questo è un problema europeo, non della sola Ue: riguarda gli Stati, i fondi pensione, le banche e gli azionisti”.

Tutti puntano il dito contro Bruxelles, ma un conto sono le regole, un altro i soldi. Come già detto da Mario Draghi in più di un’occasione, all’Unione europea servirebbe un mercato unico dei capitali.

Il rapporto Draghi ha evidenziato che le startup di intelligenza artificiale nate nell’Ue hanno raccolto il 6% dei finanziamenti globali nel 2024, rispetto al 61% negli Stati Uniti. Lo Stanford AI Index conferma la stessa proporzione per il 2025: 285,9 miliardi di dollari di investimenti privati ​​nell’AI negli Stati Uniti, 12,4 miliardi di dollari in Cina e 20,9 miliardi di dollari in tutta Europa (UE + Regno Unito + Svizzera + Norvegia insieme). Considerando solo l’AI generativa, gli Stati Uniti hanno speso 163,6 miliardi di dollari, mentre Cina ed Europa insieme ne hanno spesi solo 4,7 miliardi.

Urso: “Nell’uso dell’AI siamo sotto la media Ue

Per quel che riguarda l’Italia, stamattina il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, parlando al ‘Made Future Industry Award 2026’ al ministero, ha dichiarato: “I dati ci dicono che la digitalizzazione complessiva del sistema produttivo è ancora bassa. Si sta recuperando ma va fatto in modo più convinto e sistemico. Allo stesso modo, l’adozione di tecnologie strategiche come l’Intelligenza artificiale resta al di sotto della media Ue siamo: anche qui siamo in recupero, ma abbiamo ancora tanta strada da fare”.

Secondo quanto riportato nella III edizione dell’Osservatorio Ecm AI, studio coordinato da Irtop Consulting e Banca Generali, nel 2025 il mercato dell’AI in Italia ha raggiunto un valore di circa 1,8 miliardi di euro, in crescita del 50% rispetto all’anno precedente, con una diffusione crescente nei processi aziendali e nei servizi e un progressivo orientamento verso modelli sempre più automatizzati e data-driven.

La domanda di soluzioni AI risulta concentrata principalmente nelle grandi imprese, che rappresentano oltre il 60% della spesa complessiva, mentre cresce il contributo della Pubblica Amministrazione, sostenuto da investimenti in digitalizzazione e innovazione.

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