Cafà (Cifa-Fonarcom) “Spingere su produttività, rende aziende più competitive”

(Adnkronos) – “Stiamo puntando sui premi di risultato e sulla produttività, che è legata alla riorganizzazione dell’azienda, attraverso formazione e welfare.  

Se i contratti di produttività sono 18mila c’è l’influenza negativa delle parti sociali che non hanno spinto su questo aspetto, quando invece è centrale per le aziende perchè le rende competitive. Propongo ai consulenti del lavoro, come abbiamo già fatto sulla formazione continua, di iniziare un’attività di animazione sui territori per spingere le aziende a fare produttività”. Lo ha detto Andrea Cafà, presidente di Cifa-Fonarcom, intervenendo alla convention nazionale dei consulenti del lavoro a Reggio Calabria.  

 

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De Luca (Consulenti): “Balzo lavoro autonomo è territorio che investe su proprie capacità”

(Adnkronos) – “Il balzo del lavoro autonomo in Calabria racconta un territorio che torna a investire sulle proprie capacità e a creare nuove opportunità, non solo nei settori più tradizionali ma anche in quelli a più alta specializzazione. I numeri dell’occupazione giovanile e femminile, a loro volta, sono il segnale di un importante cambiamento in atto nel mercato del lavoro della regione. Per consolidare questi trend è necessario continuare a investire sul territorio, per creare ancora più opportunità. Solo così sarà possibile far crescere nuove generazioni di imprenditori, professionisti e lavoratori calabresi che punteranno sulla loro regione per una nuova stagione di crescita e sviluppo”. Così Rosario De Luca, presidente del Consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro, commenta i dati del report di Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, ‘Il mercato del lavoro in Calabria: numeri e tendenze’, presentato oggi pomeriggio nel corso della convention nazionale dei professionisti, in programma a Reggio Calabria fino al 25 settembre.  

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Piscopo (Ministero): “Da 1/12 obbligo inserire numero vacancy in Siisl per domanda decontribuzione”

(Adnkronos) – Nel Siisl “dal primo dicembre partirà l’obbligatorietà di dover inserire all’interno delle comunicazioni territorio il numero della vacancy nel momento in cui si fa la domanda di decontribuzione su fondi nazionali e su fondi europei. Questa è la novità principale perché partirà il decreto ministeriale, che era previsto dalla norma, e quindi dal primo dicembre diventerà cogente. Parallelamente lanceremo delle funzionalità nuove, ovvero nuovi simulatori di contribuzione, la possibilità inoltre di caricamenti massivi delle comunicazioni obbligatorie e dei flussi Uniemens”. Lo ha annunciato Andrea Piscopo, direttore generale per l’innovazione del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, intervenendo alla convention nazionale dei consulenti del lavoro a Reggio Calabria.  

E Piscopo ha sottolineato che è “in programma uno sviluppo totale dell’ecosistema che vada a impattare non solo sulle politiche attive del lavoro”. “Andremo infatti a inserire anche il badge di cantiere legato ai temi della sicurezza sul lavoro, per tutte le nuove assunzioni fatte sul Siisl verrà dato direttamente un badge digitale a tutti i lavoratori dei cantieri, cantieri dell’edilizia soprattutto. E poi un’altra funzionalità che sta partendo perché la legge lo prevede è l’inserimento nel Siisl di tutti i lavoratori formati all’estero. Sapete che tutti gli stranieri che arrivano in Italia perché hanno seguito un determinato percorso formativo possono essere assunti dai datori di lavoro tramite la piattaforma Siisl”, ha concluso.  

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Marcantonio (Consulenti): “Siisl centrale per politiche attive, cambio di passo su mercato”

(Adnkronos) – In questi ultimi anni a livello legislativo è stato “realizzato un percorso che ha determinato un cambio di passo notevole sul mercato del lavoro che non riguarda solo il numero di posti di lavoro, mai stati così elevati, ma, analizzando i diversi strumenti messi a terra, le azioni di inclusione e di politiche attive, di incentivi e di qualità della retribuzione.  

In questo percorso si sono inserite diverse riforme, tra cui il Siisl, centrale per promuovere le politiche attive, per ‘matchare’ domanda e offerta di lavoro. E’ l’infrastruttura che renderà misurabile a livello qualitativo e quantitativo l’incrocio tra domanda e offerta di lavoro”. Lo ha detto Giovanni Marcantonio, vice presidente del Consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro, intervenendo alla Convention nazionale dei professionisti a Reggio Calabria.  

E per Marcantonio è fondamentale il percorso del “decreto sul salario giusto che incrementa la qualità del mercato del lavoro. E il ruolo del consulente del lavoro è indispensabile per intervenire nei passaggi più difficili dell’incrocio tra domanda e offerta di lavoro”.  

 

 

 

 

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Rottamazione-quinquies, seconda rata entro il 30 settembre: cosa c’è da sapere

(Adnkronos) –
Si avvicina la scadenza della seconda rata della Rottamazione-quinquies. Il termine di pagamento è fissato al prossimo 30 settembre e riguarda i contribuenti che hanno aderito alla definizione agevolata delle cartelle introdotta dalla legge di Bilancio 2026. Lo indica l’Agenzia delle Entrate-Riscossione 

Il versamento deve essere effettuato utilizzando il modulo allegato alla comunicazione delle somme dovute. I contribuenti che ne hanno necessità possono recuperare la comunicazione, con il dettaglio degli importi da versare e i moduli di pagamento, direttamente nell’area riservata del sito www.agenziaentrateriscossione.gov.it oppure riceverli via e-mail inviando una richiesta dall’area pubblica, senza necessità quindi di credenziali di accesso, allegando un documento di riconoscimento.  

Le regole della decadenza. In vista del termine di pagamento, è importante ricordare che la Rottamazione-quinquies perde efficacia se, alla data di scadenza di una rata del piano, risultano due rate non saldate o versate solo parzialmente. Quindi, se al prossimo 30 settembre risultassero omessi o insufficienti i pagamenti relativi alle prime due rate (la precedente scadeva il 31 luglio), verrebbero meno i benefici della definizione agevolata. 

La decadenza dalla Rottamazione-quinquies si verifica anche a seguito dell’omesso o insufficiente versamento dell’ultima rata del piano (se si è scelto il pagamento in due sole rate, la seconda da versare il 30 settembre è anche l’ultima), ma in questo caso saranno considerati tempestivi i versamenti effettuati entro i 5 giorni successivi alla data di scadenza, quindi entro il 5 ottobre. La legge prevede, infatti, che tale maggior termine di 5 giorni sia considerato nelle sole ipotesi di versamento in un’unica rata (che era previsto il 31 luglio 2026) o dell’ultima rata di quelle nelle quali il debitore ha scelto di dilazionare il pagamento. 

È possibile pagare in banca, agli uffici postali, nelle tabaccherie e ricevitorie, agli sportelli bancomat (ATM) abilitati, utilizzando i canali telematici delle banche, di Poste Italiane e di tutti gli altri Prestatori di Servizi di Pagamento (PSP) aderenti al nodo pagoPa, sul sito di Agenzia delle entrate-Riscossione e con l’App Equiclick. Si può pagare anche direttamente agli sportelli di Agenzia delle entrate-Riscossione prenotando un appuntamento. 

Per agevolare i contribuenti nella gestione dei pagamenti, sul sito di Agenzia delle entrate-Riscossione è disponibile un calendario completo con tutte le scadenze previste per la Rottamazione-quinquies e per le altre definizioni agevolate in corso, uno strumento utile che consente di tenere sotto controllo le date di interesse, salvarle come promemoria e, se si vuole, procedere direttamente al pagamento delle rate. 

La definizione agevolata introdotta dalla Legge n.199/2025 (Legge di Bilancio 2026), alla quale si poteva aderire presentando domanda entro lo scorso 30 aprile 2026, presenta un ambito applicativo riferito esclusivamente a determinati carichi affidati in riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2023 (imposte dichiarate ma non versate, omesso versamento dei contributi Inps diversi da quelli richiesti a seguito di accertamento, sanzioni amministrative per violazioni del codice della strada affidate dalle Prefetture). La definizione agevolata consente di pagare il solo importo del debito residuo dovuto a titolo di capitale e quello dovuto a titolo di rimborso spese per le eventuali procedure esecutive e per i diritti di notifica. Non saranno invece da corrispondere gli interessi e le sanzioni inclusi negli stessi carichi, gli interessi di mora, le cosiddette “sanzioni civili”, accessorie ai crediti di natura previdenziale, e l’aggio. Per quanto riguarda le sanzioni amministrative irrogate per violazioni al codice della strada dalle competenti amministrazioni dello Stato (Prefetture) non sono, invece, da corrispondere le somme dovute a titolo di interessi (comunque denominati, comprese le cosiddette “maggiorazioni”), nonché quelle dovute a titolo di aggio. 

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Nucleare, dalle bollette ai rifiuti radioattivi: la guida con i 15 messaggi chiave da sapere

(Adnkronos) – Dalle bollette ai rifiuti radioattivi, dalla sicurezza all’occupazione degli spazi. Dopo l’approvazione della legge delega sul nucleare, dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica arrivano 15 ‘messaggi chiave’ in risposta ad altrettanti ‘luoghi comuni’ sul nucleare.  

SENZA NUCLEARE PAGHIAMO GIÀ IL NUCLEARE – Il luogo comune: “In Italia il nucleare non c’è e non lo vogliamo. Non ci riguarda”. Messaggio chiave: “Non vogliamo le centrali? Intanto le bollette degli italiani pagano già il nucleare. Nel corso degli ultimi anni, su una domanda di energia elettrica di 320-330 TWh, le importazioni nette dall’estero sono state pari a circa 50 TWh. La maggior parte di questi flussi arriva da Francia e Svizzera che la producono anche da fonte nucleare (la Francia produce con il nucleare circa i due terzi della propria elettricità)”. 

I RIFIUTI RADIOATTIVI CE LI ABBIAMO GIÀ SOTTO CASA – Il luogo comune: “E i rifiuti radioattivi? Dove li mettiamo? Mai il nucleare in Italia, perché i rifiuti sono per sempre”. Messaggio chiave: “I rifiuti radioattivi di bassa e media intensità, soprattutto di natura ospedaliera, sono già presenti in circa 100 piccoli depositi temporanei posizionati su tutto il territorio nazionale. La necessità di un deposito unico nazionale esiste, per stoccare in condizioni di massima sicurezza i rifiuti di tutte le attività nucleari civili (materiale sanitario, scarti industriali e delle attività produttive)”. 

LO SMALTIMENTO DELLE SCORIE NUCLEARI – Il luogo comune: “E le scorie? Dove le mettiamo? Mai il nucleare in Italia, perché le scorie sono per sempre”. Messaggio chiave: “Le scorie nucleari, residuo delle vecchie centrali, sono oggi parcheggiate all’estero, in Francia e in Inghilterra. Vanno comunque adeguatamente trattate e custodite in luogo sicuro di limitate dimensioni e in linea con gli standard internazionali di massima sicurezza, come accade in tutti i paesi industrializzati”. 

LE RINNOVABILI GRATIS NON ESISTONO – Il luogo comune: “Le rinnovabili costano poco, anzi non costano nulla: è il sole, è il vento, è gratis”. Messaggio chiave: “Le rinnovabili sono utili, ma non sono gratis: gli italiani dal 2008 al 2025 le hanno già pagate 170 miliardi. E continueranno a pagarle in bolletta”. 

SPAZI OCCUPATI – Il luogo comune: “Le rinnovabili occupano poco spazio, il nucleare invece prende terreni enormi”. Messaggio chiave: “Un impianto con un piccolo reattore modulare da 300 megawatt può occupare lo spazio di circa tre piccoli campi di calcio. Per produrre la stessa energia con il fotovoltaico possono servire fino a 3mila ettari, cioè l’equivalente di 3mila campi di calcio. La proporzione è evidente”. 

SICUREZZA – Il luogo comune: “Il nucleare è la fonte di energia più pericolosa. Pensa a Chernobyl, a Fukushima”. Messaggio chiave: “Chernobyl era come un’auto degli anni Cinquanta senza freni. A Fukushima l’incidente fu innescato da uno tsunami di enormi proporzioni e non da un difetto strutturale dell’impianto. I nuovi reattori moderni, invece, sono progettati per spegnersi automaticamente se qualcosa va storto. È un altro mondo, letteralmente: come paragonare una macchina di media cilindrata a una Ferrari”. 

IN FRANCIA LA BOLLETTA COSTA LA METÀ – Il luogo comune: “Va bene tutto, ma in pratica cosa cambierebbe per la mia bolletta?”. Messaggio chiave: “La Francia, con 57 reattori nucleari, paga la bolletta circa la metà di noi. Non è una questione ideologica: è una questione di prezzo. Le imprese italiane pagano l’elettricità sul mercato elettrico più del doppio di quelle francesi. È così che si perdono i posti di lavoro”. 

PICCOLI REATTORI MODULARI – Il luogo comune: “Il nucleare comporta centrali enormi come quelle dei film, con torri di raffreddamento alte come grattacieli”. Messaggio chiave: “I nuovi reattori modulari sono piccoli, standardizzati e progettati per essere prodotti in serie. Stati Uniti, Francia, Canada e Regno Unito stanno investendo miliardi in questo settore. L’Italia è già attiva per lo sviluppo del nucleare nel mondo, perché non trarne beneficio diretto nel nostro Paese?”. 

I REFERENDUM – Il luogo comune: “Il popolo italiano ha già detto NO al nucleare. Due volte. Punto. Fine della storia”. Messaggio chiave: “I referendum del 1987 e del 2011 furono pienamente legittimi, ma riguardavano tecnologie diverse da quelle oggi in sviluppo. Gli italiani possono valutare di nuovo l’opzione nucleare alla luce delle tecnologie di nuova generazione, che sono, rispetto al passato, più avanzate e progettate in modo modulare”. 

L’ITALIA È L’UNICO PAESE DEL G7 DOVE IL NUCLEARE È BLOCCATO – Il luogo comune: “Va bene il dibattito, ma in fondo è una scelta nazionale. L’Italia ha deciso di non avere il nucleare, come tanti altri Paesi”. Messaggio chiave: “Cinque Paesi del G7 hanno il nucleare e continuano a svilupparlo. La Germania, dopo aver chiuso le sue centrali, sta riconsiderando la scelta. Solo l’Italia continua a dire no in modo categorico. Vogliamo davvero essere gli unici a guardare il treno passare?”. 

SENZA NUCLEARE NESSUNO ARRIVA AL NET ZERO – Il luogo comune: “Bastano sole, vento e batterie per arrivare alla neutralità climatica; il nucleare è inutile e lo sostengono solo interessi nazionali, non autorità davvero neutrali”. Messaggio chiave: “Una delle massime autorità mondiali sull’energia, l’Aie, sostiene che la neutralità climatica richiede un mix di tecnologie pulite: rinnovabili, accumuli e anche nucleare, perché senza una forte crescita di questa fonte gli obiettivi di decarbonizzazione diventano molto più difficili e più costosi da raggiungere. Non è ideologia. È matematica climatica”. 

IL SOLE NON ILLUMINA LA NOTTE, IL VENTO NON SOFFIA SEMPRE – Il luogo comune: “Tanto le rinnovabili producono già metà della nostra elettricità. Ci basta installarne di più e siamo a posto”. Messaggio chiave: “Il sole non illumina la notte e il vento non soffia sempre. Il nucleare può produrre energia fino al 90% delle ore dell’anno. Senza una fonte che garantisca produzione continua e programmabile, la rete elettrica non è sicura. Oggi questa funzione è svolta dal gas; domani può esserlo il nucleare sostenibile”. 

IL NUCLEARE ITALIANO C’È GIÀ. SOLO CHE LO FACCIAMO PER GLI ALTRI – Il luogo comune: “L’Italia ha perso le competenze nucleari da decenni. Anche se volessimo, non sapremmo più farlo”. Messaggio chiave: “Negli ultimi quarant’anni, l’industria italiana ha continuato a realizzare componenti e impianti nucleari per Francia, Regno Unito, Stati Uniti e persino Cina. In Italia, però, non ha potuto farlo. Vogliamo continuare a regalare il lavoro agli altri? O lasciamo che gli ingegneri e i tecnici italiani lavorino a casa propria?”. 

IL NUCLEARE PER SOSTENERE ELETTRIFICAZIONE E DATA CENTER – Il luogo comune: “Con il mix energetico attuale siamo già a posto: non serve aggiungere altre fonti, basta quello che abbiamo”. Messaggio chiave: “Il mix attuale potrebbe non garantire automaticamente sicurezza, decarbonizzazione e resilienza, soprattutto in vista della crescita attesa della domanda dovuta all’elettrificazione dei consumi e al rapido sviluppo dell’Intelligenza Artificiale e dei data center. Per raggiungere gli obiettivi climatici e coprire la domanda con continuità servono anche tecnologie low-carbon come il nucleare. Escluderlo a priori indebolisce la transizione energetica e la competitività”. 

I PRIMI REATTORI MODULARI DI DIMENSIONE RIDOTTA DEL MONDO OCCIDENTALE SONO IN COSTRUZIONE – Il luogo comune: “Meglio aspettare la fusione, perché le nuove tecnologie a fissione non sono ancora pronte”. Messaggio chiave: “Ad oggi la fusione è ancora lontana anche se ci sono molti investimenti, ricerca e sviluppo in corso. Nel frattempo, i primi Smr (reattori modulari) ad acqua basati sulla tecnologia nucleare di terza generazione avanzata, già consolidata, sono in costruzione in Canada”. 

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Ai, Masciovecchio (Cni): “Seguire codice etico rigoroso che metta sempre l’uomo prima della macchina”

(Adnkronos) – “Il rapporto tra etica e innovazione deve essere sempre maggiore di uno, cioè deve essere sempre l’etica che sta sopra all’innovazione. L’innovazione deve essere alla portata di tutti e per questo tutti quanti devono seguire un codice etico rigoroso che metta sempre l’uomo prima della macchina. L’uomo è colui che in qualche modo gestisce la macchina utilizzando l’Intelligenza Artificiale per fargli fare quello di cui ha bisogno”. A dirlo oggi Elio Masciovecchio, vicepresidente del Consiglio nazionale degli ingegneri, intervenendo al Congresso nazionale degli ingegneri  

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Villadei, “Made in Italy può portare bellezza, funzionalità e cultura’

(Adnkronos) – “Quello che il Made in Italy, quella che la capacità, la creatività italiana può aggiungere è quel concetto di bellezza, di funzionalità, di ergonomicità”. Così Walter Villadei, pilota e colonnello dell’Aeronautica Militare e ambassador di Bex, parla delle prospettive di applicazione delle competenze e delle produzioni italiane nelle future attività spaziali. “Portare anche il cibo italiano nello spazio, portare quella che è la cultura italiana nello spazio è sicuramente un valore aggiunto”, sottolinea Villadei, secondo il quale questo contributo “renderà anche più sostenibile, più piacevole la vita degli astronauti in futuro nello spazio”. 

Per Villadei, infatti, le attività spaziali rappresentano sempre più un terreno di innovazione con ricadute anche sulla Terra. “Lo spazio come ambiente di innovazione e di ricerca”, spiega, con risultati che “servono a migliorare la vita anche qui sulla Terra”. Un collegamento che Bex punta a rafforzare mettendo in contatto mondi che finora “hanno parlato poco”, dal comparto agroalimentare al tessile, fino all’automotive. 

“La nostra vita è già fortemente dipendente dai sistemi spaziali”, sottolinea Villadei. “Quando accende il suo cellulare vede le applicazioni che sono basate su sistemi di navigazione e quelle dipendono da sistemi che sono già sistemi spaziali”, osserva Villadei, ricordando che anche “le previsioni meteorologiche che tutti i giorni noi ascoltiamo al mattino in televisione dipendono dai sistemi spaziali”. 

Una dipendenza destinata, secondo Villadei, a crescere: “Oggi si parla di Orbital Data Center, si parla di portare parte delle nostre attività anche produttive nello spazio”. Un’evoluzione che apre anche questioni legate alla sicurezza e alla difesa, perché, sottolinea, “non c’è economia, non c’è sviluppo seppure non c’è anche difesa e sicurezza”. 

Guardando al futuro, Villadei sottolinea il ritorno alla Luna: “Stiamo pianificando di ritornare sulla superficie lunare, questa volta non per rimanerci per poco ma per costruire un insediamento permanente”. In questo scenario, aggiunge, “l’Italia è protagonista” e potrà contribuire alla realizzazione delle infrastrutture necessarie alla permanenza degli astronauti, “potenzialmente con il Made in Italy che li accompagnerà in questa nuova avventura”. 

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Peraboni (Ieg), “Facciamo incontrare spazio e tecnologie terrestri”

(Adnkronos) – “Abbiamo pensato di farle incontrare sotto lo stesso tetto, per dare a ognuna la possibilità di contaminarsi piacevolmente e profittabilmente con l’altra”. Così Corrado Peraboni, amministratore delegato di Italian Exhibition Group, spiega la genesi di Bex – Beyond Exploration Expo, la nuova manifestazione dedicata all’incontro tra space economy e industria terrestre.  

“Nasce dalle altre manifestazioni che facciamo nel nostro gruppo, a partire da Ecomondo fino ad altre manifestazioni di tecnologia”, spiega Peraboni. L’idea, aggiunge, nasce dall’osservazione di settori che “sempre più stanno guardando allo spazio come una nuova frontiera di business importante per i prossimi anni”. Secondo l’ad di Ieg, anche le aziende già attive nello spazio hanno bisogno di tecnologie sviluppate sulla Terra per altri impieghi, dall’automotive al comparto visivo, fino alle tecnologie delle fotocamere dei telefoni cellulari. Da qui la necessità di creare un’occasione di confronto tra due mondi che finora hanno avuto percorsi separati: “Ci sono le fiere sullo spazio, ci sono le fiere sulle tecnologie terrestri, abbiamo visto questa mancanza di un’occasione per parlarsi di questi due settori”. 

Peraboni sottolinea infine le prospettive di crescita del comparto: “Quando si parla di aerospace oggi si parla per il 90% di aereo e per il 10% di space”. Una proporzione che, secondo quanto riferisce l’ad di IEG citando gli esperti del settore, “si ribalterà nei prossimi anni”, con “il maggior tasso di crescita” atteso nelle tecnologie spaziali rispetto a quelle aeronautiche. 

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Conti pubblici, Italia resta in procedura: il ruolo della clausola di salvaguardia nazionale

(Adnkronos) – L’arbitro alla fine ha fischiato il rigore, ma non nell’area in cui sperava Roma. L’Istat ieri ha certificato che il deficit/Pil dell’Italia nel 2025 si è attestato al 3,1%, quindi sopra il 3% del Pil, come nei dati comunicati prima dell’estate. Di conseguenza, l’Italia resta nel braccio correttivo del patto di stabilità, cioè nella procedura per deficit eccessivo (Edp), almeno fino alla prossima primavera/estate.  

Il nostro Paese sarebbe potuto uscire in anticipo dalla procedura in cui è entrato nel luglio 2024 se il deficit del 2025 fosse risultato a consuntivo, dopo le revisioni, inferiore al 3% del Pil. Lo stesso commissario europeo all’Economia Valdis Dombrovskis aveva confermato più volte che l’uscita dalla Edp quest’anno era “certamente una possibilità”, a condizione però che il deficit rientrasse sotto soglia. Così non è stato: l’Istituto Nazionale di Statistica ha confermato che il disavanzo 2025 è stato pari al 3,1%, quindi l’Italia resta in procedura.  

Lo stesso ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti venerdì scorso a Dublino, a margine dell’Ecofin informale/Eurogruppo, era stato molto cauto sulla possibilità che il deficit 2025 subisse una sostanziale revisione al ribasso: “Io non sono fiducioso – aveva risposto – sono speranzoso per l’Italia e per la Repubblica Italiana. Ma non è una decisione che prendiamo noi, è una decisione che prende Istat”. E quindi, aveva aggiunto citando l’allenatore serbo della Sampdoria Vujadin Boskov, “è rigore quando l’arbitro fischia. Se non fischia cosa volete che vi dica? Protesterò con l’arbitro, ma non posso farci niente”. 

La Commissione Europea ha confermato, in gergo rigorosamente tecnico, che l’Italia non uscirà dalla procedura per deficit quest’anno: Eurostat, ha ricordato un portavoce, pubblicherà i dati definitivi relativi al 2025 per le procedure per deficit eccessivo il prossimo 21 ottobre ma, perché la Commissione Europea “possa proporre la revoca della procedura per deficit eccessivo (Edp, Excessive Deficit Procedure) per l’Italia nel pacchetto d’autunno del Semestre europeo, previsto per novembre, la notifica Edp dell’ottobre 2026 dovrebbe indicare, per il 2025, un disavanzo inferiore al valore di riferimento del 3% del Pil”, mentre Istat oggi ha certificato che il deficit 2025 è stato pari al 3,1%.  

Il portavoce ha confermato, nella sostanza, che l’Italia non uscirà dalla procedura per deficit eccessivo quest’autunno, visto che è estremamente improbabile, se non impossibile, che Eurostat riveda al ribasso la stima dell’Istat.  

“Le revisioni tra le notifiche Edp di primavera e quelle d’autunno – ha ricordato il portavoce – sono normali e riflettono l’integrazione di informazioni statistiche nuove e perfezionate, a mano a mano che nel corso dell’anno si rendono disponibili dati più completi. Oggi l’Istat ha diffuso una notifica relativa al disavanzo e al debito delle amministrazioni pubbliche per gli anni precedenti, incluso il 2025. I dati rivisti indicano che l’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche in rapporto al Pil si è attestato al -3,1% nel 2025”. 

La conferma che l’Italia resterà nella procedura per deficit eccessivo almeno fino alla prossima primavera avrà un impatto sulla prossima finanziaria, riducendo i margini di manovra. Ma l’Italia ha chiesto, l’11 settembre scorso, l’attivazione della clausola nazionale di salvaguardia (Nec), richiesta sulla quale la Commissione sta lavorando “con la massima celerità”, ha spiegato il portavoce Balazs Ujvari.  

La Nec, però, può diventare una trappola. A causa di come è stato riformato il patto di stabilità alla fine del 2023, con una fortissima impronta germanica, i Paesi che si trovano in procedura per deficit vengono penalizzati rispetto a quelli che, al contrario, ne sono fuori: in altre parole, la Nec funziona diversamente a seconda se a chiederla è un ‘peccatore’, cioè un Paese che è in procedura, oppure un ‘virtuoso’, un Paese che ha un deficit inferiore al 3% e, quindi, è fuori procedura.  

Il commissario europeo all’Economia Valdis Dombrovskis aveva più volte spiegato che, nel secondo caso, il Paese che la attiva, se aumenta il deficit oltre il 3% per via delle spese militari, non entra nella procedura per deficit eccessivo. Nel primo caso, invece, se il Paese si trova già in procedura e se, al netto delle spese militari aggiuntive, avrebbe visto il proprio deficit scendere sotto la soglia del 3%, al di sopra della quale rimane esclusivamente a causa delle spese militari, ebbene, in questo caso non esce dalla procedura. Questo oggettivamente penalizza i Paesi che si trovano in Edp, rispetto a quelli che non vi si trovano, quando si tratta di scegliere se attivarla o meno. 

Tuttavia il governo italiano, se utilizzerà la clausola con perizia, potrebbe sfuggire a questa ‘tagliola’. Ujvari ha spiegato che l’attivazione della clausola nazionale di salvaguardia non necessariamente ostacolerà l’eventuale uscita dell’Italia dalla procedura per deficit nella primavera del 2027, sempre a patto, ovviamente, che il deficit del 2026 scenda sotto il 3% del Pil. Un obiettivo che potrebbe essere a portata di mano: le proiezioni della Commissione lo danno al 2,9% per il 2026 (occorrerà però vedere le previsioni d’autunno). 

“La questione non è bianco o nero – ha detto il portavoce – prendiamo il caso dell’Italia: se quest’anno dovessimo revocare la procedura per i disavanzi eccessivi (Edp) a suo carico, sarebbe necessario che il deficit di bilancio italiano nel 2025 risultasse inferiore al 3%, a prescindere dalla clausola di salvaguardia nazionale. Guardando poi” agli anni successivi, ha aggiunto, “il deficit dovrebbe mantenersi sotto quella soglia; tuttavia, in questo caso, si potrebbe tenere conto della clausola di salvaguardia nazionale. La questione è più articolata, presenta diverse sfaccettature”. 

In pratica, a quanto si apprende a Bruxelles, se il deficit 2026 risulterà, nel 2027, inferiore al 3% e se l’Italia non caricherà troppe spese aggiuntive consentite dalla Nec sull’esercizio 2026, utilizzandola appieno nel 2027 e nel 2028, la Commissione potrebbe decretare l’uscita dall’Edp dell’Italia ugualmente la prossima primavera, a prescindere dall’attivazione della Nec. Per la valutazione del deficit prospettato nel 2027 e nel 2028, si potrà, appunto, “tenere conto” del fatto che è stata utilizzata la clausola nazionale di salvaguardia. Dunque se verrà usata in modo intelligente, cosa della quale a Bruxelles non dubitano, l’attivazione della clausola nazionale di salvaguardia non ostacolerà l’uscita dell’Italia dalla procedura per deficit eccessivo nella primavera dell’anno prossimo. (di Tommaso Gallavotti) 

 

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