De Scalzi: “Stop all’Ets con la guerra, il sistema rischia di uccidere l’industria”

(Adnkronos) – “In una situazione super straordinaria che si pensava a più riprese che dovesse finire e si sta complicando, non migliorando, il discorso dell’Ets deve essere sospeso”. Le parole di Claudio Descalzi, ad dell’Eni, al salone della ceramica ‘Cersaie’ a Bologna innescano un dibattito sull’opportunità di bloccare l’Emissions Trading System in ambito Ue. 

L’Ets è il meccanismo che, in ambito Ue, viene utilizzato per ridurre le emissioni di gas a effetto serra e contrastare il cambiamento climatico. Al di sotto del tetto di emissioni, le aziende possono acquistare quote (in termini di tonnellate). Un’azienda che riduce le emissioni può cedere quote o conservarle per gli anni successivi. Chi sfora il tetto, invece, deve acquistare ulteriori quote per evitare sanzioni. 

“Probabilmente dare una tassa a chi inquina è giusto se poi i soldi vengono reinvestiti per migliorare i processi inquinanti, sappiamo benissimo che non è così”, sottolinea, osservando che “siccome sta rischiando di uccidere l’automotive, le ceramiche e i cementifici, l’Ets deve essere bloccato finché dura la crisi con la Russia”, afferma Descalzi. 

A febbraio in Europa “proposi la sospensione del meccanismo infernale degli ETS in attesa di fare una revisione sostanziale di questo strumento che penalizza le imprese creando tra l’altro delle distorsioni che favoriscono le speculazioni finanziarie”. Lo stop “era urgente” allora e lo è “ancor più oggi”, evidenzia il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, sempre a margine di Cersaie a BolognaFiere. 

Intanto “stiamo realizzando anche delle misure strutturali, sia per quanto riguarda l’aumento della produzione di energie elettriche da fonti rinnovabili, e presenteremo ulteriori misure di semplificazione per superare ancora gli ostacoli che si frappongono soprattutto da parte degli enti locali, per consentire che le imprese – sono oltre 4 mila, precisa Urso – che hanno presentato progetti di investimento privati sulle energie rinnovabili, possono farlo in tempi brevi”. 

“Tra poche ore ci sarà il voto finale da parte del Parlamento per tornare a realizzare nel nostro paese energia da fonte nucleare pulita e sicura con gli small reactor per poter nel tempo avere un mix energetico come ci hanno altri paesi europei che consenta di ridurre la dipendenza dall’estero, soprattutto ridurre la dipendenza dal gas, che è una fonte da cui nel tempo dovremo liberarci”, aggiunge. 

“La domanda è: chi sta facendo i soldi dietro l’Ets? L’Europa su questa cosa incassa 74 miliardi, di cui 14 vanno a finanziare la Commissione europea. In un certo senso noi stiamo finanziando gli imprenditori della Commissione, non è giusto”, afferma il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, intervenendo a Cersaie. “In Italia raccogliamo 2 miliardi sull’Ets, li possiamo avere indietro in questo momento? Perché ne abbiamo indietro solo 600 milioni”. “Mettiamoli in gioco già oggi, che serve un miliardo” per fronteggiare il caro energia da parte delle imprese. “In legge di bilancio dovrebbero andare 2 miliardi”, secondo il presidente. 

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Rosa (Aibe): “Per Unicredit vero bivio non è tra Santander e Bpm, ma tra due modelli di consolidamento bancario”

(Adnkronos) – Il vero bivio per UniCredit non sarebbe soltanto quello tra Banco Bpm e Santander, ma tra due diverse idee di consolidamento del sistema bancario europeo. Da una parte la costruzione di un grande gruppo realmente paneuropeo, dall’altra un nuovo, significativo riassetto del mercato bancario italiano. È questa la lettura dello scenario che si sta delineando attorno alla banca guidata da Andrea Orcel secondo Guido Rosa, presidente dell’Associazione italiana banche estere (Aibe), che ne ha parlato all’Adnkronos. 

Nei giorni scorsi Mediobanca ha ipotizzato, in un report dedicato alle prospettive del consolidamento bancario europeo, una possibile combinazione tra UniCredit, Commerzbank e Santander. Parallelamente, sono emerse indiscrezioni su un possibile intervento congiunto di UniCredit e Crédit Agricole su Banco Bpm. 

“Se l’operazione su Commerzbank arrivasse a compimento e UniCredit guardasse successivamente a un grande gruppo come Santander, ci troveremmo di fronte a un esperimento senza precedenti per dimensioni e articolazione geografica”, ha osservato Rosa all’Adnkronos. Sarebbe, secondo il presidente di Aibe, “la costruzione di un operatore realmente paneuropeo, capace di confrontarsi su scala internazionale con i grandi gruppi americani”. 

Uno scenario completamente diverso da quello che si aprirebbe se Unicredit tornasse invece a concentrare la propria attenzione sull’Italia e, in particolare, su Banco Bpm. In quel caso, ha sottolineato Rosa, il risultato sarebbe “un ulteriore e molto significativo riassetto degli equilibri bancari nazionali”. 

Proprio sul possibile nuovo capitolo della partita per il Banco, con il ritorno di fiamma di Unicredit, che si è concentrata la giornata di Borsa, con il titolo di Bpm in grande spolvero a un +4,30%. “La reazione del mercato è abbastanza logica: su Banco Bpm il mercato vede la possibilità di un vero premio da operazione straordinaria, che fino a questo momento non veniva prezzato”, ha detto all’Adnkronos Pietro Calì, Executive Partner di Copernico Sim. In breve, spiega Calì, “il mercato sta premiando uno scenario alternativo a Mps”. Ma si tratta di speranze e possibilità, è ancora tutto da costruire. 

Secondo fonti interpellate dall’Adnkronos il dialogo tra Unicredit e Credit Agricole è ancora embrionale, con i due gruppi impegnati a valutare se esistano effettivamente i presupposti strategici per procedere oltre. 

La prudenza sarebbe legata anche al recente confronto tra UniCredit e Banco Bpm sull’Ops lanciata dalla banca guidata da Andrea Orcel, operazione che aveva incontrato una ferma opposizione da parte di Banco Bpm. Un precedente che rende particolarmente delicato il tema, anche per gli equilibri interni e per il ruolo del management della banca. 

Le interlocuzioni, secondo le fonti, sarebbero quindi condotte con particolare cautela proprio alla luce degli equilibri maturati durante la vicenda dell’Ops. Interpellate dall’Adnkronos, Unicredit e Crédit Agricole hanno scelto la linea del “no comment”. 

Il dossier italiano resta dunque aperto, ma senza fughe in avanti. E mentre il mercato osserva l’evoluzione dei rapporti tra UniCredit e Crédit Agricole, Orcel continua a indicare in Commerzbank il principale tassello della strategia europea della banca. 

 

Il messaggio del ceo di Unicredit è arrivato proprio oggi, nel corso dell’assemblea straordinaria degli azionisti. “Vediamo opportunità rilevanti e i progressi sostanziali compiuti negli ultimi mesi in relazione a Commerzbank ne rappresentano un esempio concreto”. La logica, ha spiegato il banchiere, rimane quella indicata fin dall’inizio: 2una crescita più forte e sostenibile degli utili e rendimenti coerenti con tale crescit”». 

Nel suo intervento, riportato dall’Adnkronos, Orcel ha legato esplicitamente il progetto di UniCredit alla più ampia questione dell’integrazione bancaria europea. “Un settore bancario europeo più forte e integrato non è soltanto auspicabile, ma rappresenta una necessità per la competitività del nostro continente” ha affermato. 

E in questo quadro, ha aggiunto, “Unicredit si trova in una posizione unica per cogliere tali opportunità”. Il continuo impegno su Commerzbank rappresenta, secondo Orcel, una manifestazione concreta di questa convinzione. 

“Nei prossimi mesi continueremo a canalizzare questa ambizione in un dialogo rigoroso e costruttivo con tutte le parti interessate, con l’obiettivo di conseguire il miglior risultato possibile”, ha proseguito il banchiere. 

Sullo sfondo resta però il fattore politico tedesco, che potrebbe – strana eterogenesi dei fini – ridondare a favore di Unicredit. Le difficoltà del cancelliere Friedrich Merz, alle prese con la pressione crescente dell’AfD e con un quadro politico complicato, potrebbero contribuire a modificare ulteriormente l’atteggiamento di Berlino nei confronti dell’operazione UniCredit-Commerzbank. 

A sostenerlo, parlando all’Adnkronos, è Marta Degl’Innocenti, professoressa di Economia degli intermediari finanziari presso l’Università degli Studi di Milano. L’economista invita tuttavia a non stabilire un rapporto diretto tra le difficoltà politiche del cancelliere e l’evoluzione del dossier bancario. 

“Credo che il punto più rilevante sia il progressivo ammorbidimento della posizione del governo tedesco, che sembra essersi spostato dall’opposizione all’operazione alla discussione delle sue condizioni”, ha osservato Degl’Innocenti all’Adnkronos. Le difficoltà politiche di Merz, ha aggiunto, “potrebbero contribuire a questo quadro2, ma “non vedrei necessariamente un legame diretto”. 

È dunque su più tavoli che si gioca la partita di Unicredit. Commerzbank resta il cuore del progetto di consolidamento europeo rivendicato da Orcel; Banco Bpm torna invece al centro delle ipotesi di riassetto domestico, con un dialogo ancora embrionale con Crédit Agricole. Sullo sfondo, la questione più ampia evocata da Rosa: capire se il sistema bancario europeo sia davvero pronto a superare i confini nazionali o se, anche nei grandi processi di consolidamento, continueranno a prevalere i diversi interessi dei singoli Paesi. 

Il messaggio del ceo di Unicredit è arrivato proprio oggi, nel corso dell’assemblea straordinaria degli azionisti. “Vediamo opportunità rilevanti e i progressi sostanziali compiuti negli ultimi mesi in relazione a Commerzbank ne rappresentano un esempio concreto”. La logica, ha spiegato il banchiere, rimane quella indicata fin dall’inizio: 2una crescita più forte e sostenibile degli utili e rendimenti coerenti con tale crescit”». 

Nel suo intervento, riportato dall’Adnkronos, Orcel ha legato esplicitamente il progetto di UniCredit alla più ampia questione dell’integrazione bancaria europea. “Un settore bancario europeo più forte e integrato non è soltanto auspicabile, ma rappresenta una necessità per la competitività del nostro continente” ha affermato. 

E in questo quadro, ha aggiunto, “Unicredit si trova in una posizione unica per cogliere tali opportunità”. Il continuo impegno su Commerzbank rappresenta, secondo Orcel, una manifestazione concreta di questa convinzione. 

“Nei prossimi mesi continueremo a canalizzare questa ambizione in un dialogo rigoroso e costruttivo con tutte le parti interessate, con l’obiettivo di conseguire il miglior risultato possibile”, ha proseguito il banchiere. 

Sullo sfondo resta però il fattore politico tedesco, che potrebbe – strana eterogenesi dei fini – ridondare a favore di Unicredit. Le difficoltà del cancelliere Friedrich Merz, alle prese con la pressione crescente dell’AfD e con un quadro politico complicato, potrebbero contribuire a modificare ulteriormente l’atteggiamento di Berlino nei confronti dell’operazione UniCredit-Commerzbank. 

A sostenerlo, parlando all’Adnkronos, è Marta Degl’Innocenti, professoressa di Economia degli intermediari finanziari presso l’Università degli Studi di Milano. L’economista invita tuttavia a non stabilire un rapporto diretto tra le difficoltà politiche del cancelliere e l’evoluzione del dossier bancario. 

“Credo che il punto più rilevante sia il progressivo ammorbidimento della posizione del governo tedesco, che sembra essersi spostato dall’opposizione all’operazione alla discussione delle sue condizioni”, ha osservato Degl’Innocenti all’Adnkronos. Le difficoltà politiche di Merz, ha aggiunto, “potrebbero contribuire a questo quadro2, ma “non vedrei necessariamente un legame diretto”. 

È dunque su più tavoli che si gioca la partita di Unicredit. Commerzbank resta il cuore del progetto di consolidamento europeo rivendicato da Orcel; Banco Bpm torna invece al centro delle ipotesi di riassetto domestico, con un dialogo ancora embrionale con Crédit Agricole. Sullo sfondo, la questione più ampia evocata da Rosa: capire se il sistema bancario europeo sia davvero pronto a superare i confini nazionali o se, anche nei grandi processi di consolidamento, continueranno a prevalere i diversi interessi dei singoli Paesi. 

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Sport, De Sanctis (Cip): “Comunicazione paralimpica necessita di più dignità”

(Adnkronos) – “Oggi la comunicazione si sviluppa fortemente sui social media e si sta ridisegnando nei suoi settori chiave. La comunicazione paralimpica è però molto delicata: si tende ancora a non integrarla pienamente come argomento ordinario. Allo stesso modo in cui parliamo di sport olimpico o di sport femminile, vorrei che lo sport paralimpico rientrasse in questa medesima logica, come un settore con una propria dignità e identità”. Lo ha detto oggi a Roma Marco Giunio De Sanctis, Presidente Comitato Italiano Paralimpico, partecipando all’evento di presentazione del numero diciannove del The Corporate Communication Magazine, dal titolo ‘Sport e comunicazione. Un nuovo paradigma per la reputazione aziendale’, prodotto dall’Osservatorio International Corporate Communication Hub. 

Il mondo dei Giochi Paralimpici “negli ultimi anni ha compiuto un progresso vorticoso. A questo si sono accompagnati grandi avanzamenti in diversi settori, tra cui la comunicazione – ha aggiunto – Tuttavia, lo dico in maniera obiettiva, si tratta di una comunicazione non ancora completa e che non ci soddisfa appieno. È evidente come la copertura mediatica sia molto importante e rilevante durante i Giochi Paralimpici, prima e dopo l’evento, soprattutto in termini di medaglie conseguite. Sarebbe però opportuno e corretto che lo fosse sempre, in ogni momento”. 

E continua: “Occupiamo infatti un posto di primaria importanza nello sport nazionale, alla pari del Coni. Nella dignità e nella missione, si tratta della stessa realtà, tant’è che 23 federazioni sono riconosciute da entrambi gli enti – evidenzia – In questo contesto, il digitale e l’online possono offrirci un grande supporto e fare davvero molto, ma occorre fare attenzione: sul web può accadere di tutto e ognuno può interpretare le cose in modo difforme da quello che è invece un significato univoco, ovvero l’alto valore sociale, morale ed etico del mondo paralimpico”, conclude. 

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Sport, Manni (Enel): “Comunicazione sempre più rilevante e complessa”

(Adnkronos) – “La comunicazione sta cambiando a ritmi repentini e, per le aziende, non è più soltanto importante essere visibili, aspetto che si ricerca in un primo momento all’interno di una partnership sportiva, ma diventa sempre più fondamentale la rilevanza”. Così Fabrizio Manni, Head of Sponsorships and Events, Enel, partecipando oggi a Roma all’evento di presentazione del numero diciannove del The Corporate Communication Magazine, ‘Sport e comunicazione. Un nuovo paradigma per la reputazione aziendale’, prodotto dall’Osservatorio International Corporate Communication Hub. Manni approfondisce poi il concetto di rilevanza: “Essere rilevanti per il cliente significa essere credibili, e lo si diventa andando a decodificare questa nuova comunicazione, che si sviluppa ormai su canali e tecnologie differenti. Per le aziende, la vera sfida è quindi saper interpretare questa complessità, allineare i propri valori a quelli del target di riferimento e distribuire valore”, conclude. 

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Il monito di Harris (Ue): Unione Mercati Capitali cruciale per investimenti AI e crescita

(Adnkronos) – L’Europa si trova “in un momento in cui è necessario dimostrare una reale volontà di passare all’azione concreta. Se vogliamo davvero sostenere gli investimenti di cui la nostra economia ha bisogno, comprese le tecnologie dirompenti, dobbiamo impegnarci con estrema serietà nell’approfondimento dell’Unione dei mercati dei capitali”. Lo dice il ministro delle Finanze Simon Harris, rispondendo, in conferenza stampa a Dublino al termine dell’Ecofin informale dedicato in parte al ruolo dell’intelligenza artificiale, in merito alla distanza che nell’Ue separa i fatti dalle parole, “osservazione senz’altro legittima”.  

Secondo dati riportati di recente da Foreign Affairs, i cosiddetti hyperscalers Apple, Microsoft e Google, prevedono di investire per le infrastrutture necessarie all’Ai circa 700 miliardi di dollari nel 2026, mentre l’investimento complessivo degli Stati dell’Ue ammonta a 13 mld di dollari, vale a dire meno del 2% di quanto investiranno tre società private statunitensi. 

“Ecco perché – ha continuato Harris – nelle prossime settimane, dobbiamo compiere passi importanti e coraggiosi per dimostrare la nostra reale determinazione in tal senso. È anche per questo che puntiamo a raggiungere un accordo politico sul pacchetto relativo all’integrazione e alla vigilanza dei mercati entro il mese di ottobre: ritengo infatti che, per attrarre investimenti nell’Unione Europea, che necessita oggi di un volume di investimenti ben più consistente, sia indispensabile intraprendere azioni concrete e significative nelle settimane e nei mesi a venire”.  

“Sappiamo bene – ha assicurato Harris – cosa c’è da fare; il percorso è delineato in diversi rapporti, tra cui spicca, per importanza, quello di Mario Draghi, ma ora è giunto il momento di passare concretamente all’azione, portando a compimento alcuni di questi dossier: questo è il vero obiettivo della presidenza irlandese”, ha concluso.  

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Ecofin Dublino, il nodo Ucraina e i fondi Pnrr per il bollo autonews dal nostro inviato

(Adnkronos) – Dalla sessione conclusiva dell’Ecofin informale a Dublino arriva la conferma che l’Italia può disporre dei risparmi sui prestiti del Pnrr per coprire l’esenzione dal bollo auto per il 2027, mentre emerge un sostanziale ammanco negli aiuti finanziari per l’Ucraina l’anno venturo. 

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Bollo auto, Dombrovskis: “C’è margine nella gestione dei fondi europei”

(Adnkronos) – Sui fondi provenienti dai prestiti che finanziano il Pnrr gli Stati membri hanno “un certo margine” nella gestione della liquidità. Lo ha detto il commissario europeo all’Economia Valdis Dombrovskis, oggi in conferenza stampa al termine dell’Ecofin informale a Dublino, sostanzialmente confermando quanto ha detto ieri il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, il quale ha spiegato che i fondi dai risparmi realizzati impiegando i prestiti della Recovery and Resilience Facility possono legittimamente essere utilizzati per coprire l’esenzione per il 2027 dal bollo per auto di piccola cilindrata e motocicli.  

La Recovery and Resilience Facility, ha risposto Dombrovskis a chi gli chiedeva conferma di quanto detto dal ministro, “è uno strumento basato sulle prestazioni, non uno strumento basato sui costi. Significa che gli Stati membri si accordano sui piani nazionali con una serie di investimenti e riforme: stiamo valutando se questi investimenti e queste riforme sono stati implementati. Quindi, le tappe fondamentali sono quelle che aiutano, e la Commissione valuterà”.  

Questo, ha aggiunto il commissario, “significa che, in effetti, i flussi di pagamento potrebbero non essere perfettamente allineati con i costi o i flussi di spesa nello Stato membro. Quindi, devo verificare” che cosa ha detto esattamente il ministro Giorgetti, “ma c’è probabilmente un certo margine in termini di gestione della liquidità in questo piano. Non è uno strumento basato sui costi, è uno strumento basato sulle prestazioni”, ha concluso sul tema. 

Dombrovskis si è soffermato quindi sulle proiezioni sul fabbisogno finanziario dell’Ucraina per l’anno prossimo, evidenziando che erano state fatte presumendo che la guerra con la Russia sarebbe cessata in quell’anno. Oggi “la conclusione della guerra nel 2027 appare meno probabile. Vi sono molte ragioni oggettive alla base del divario crescente” tra le finanze disponibili allo Stato ucraino e il suo fabbisogno, ma “permane un’estrema incertezza. La questione richiede un po’ di lavoro”, ha detto. 

Il prestito dell’Ue all’Ucraina da 90 miliardi di euro, ha ricordato, “aveva caratteristiche” che lo rendono molto simile ad un trasferimento e c’è poco spazio per ulteriori prestiti, quindi “continuiamo a lavorare con i nostri partner” per aumentare i finanziamenti all’Ucraina. 

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Nucleare, Newcleo quotata sul Nasdaq ‘indicativamente’ da martedì

(Adnkronos) –
Newcleo sbarcherà sul Nasdaq “indicativamente” da martedì 22 settembre. Lo ha comunicato NewHold Investment Corp. III, la Spac quotata in borsa con cui la stessa società europea del nucleare di nuova generazione guidata da Stefano Buono si fonderà per arrivare a scambiare sul listino Usa. 

Questa settimana la Spac ha annunciato che durante un’assemblea straordinaria degli azionisti sono state approvate tutte le proposte relative alla business combination “con newcleo plc, public limited company costituita secondo il diritto di Inghilterra e Galles (già Newcleo ltd, private limited company disciplinata dal diritto di Inghilterra e Galles)”. Circa il 93,4% dei voti espressi durante l’assemblea è stato favorevole all’operazione con newcleo, rappresentando circa il 72,4% delle azioni ordinarie in circolazione di NewHold. I risultati formali della votazione sono stati inseriti in un modello Form 8-K depositato presso la Sec, la Securities and exchange commission statunitense, nel quale si legge di 19.986.439 azioni portate a favore dell’operazione, con 1.286.410 ‘contrarie’. 

Il closing dell’operazione è previsto “indicativamente” per lunedì 21 settembre, dopo “il perfezionamento delle consuete condizioni sospensive”, si legge in una nota di Newhold. A seguito del closing, l’azienda che ne risulterà opererà come newcleo plc e le sue azioni ordinarie e i relativi warrant (ciascuno esercitabile per un’azione ordinaria di Classe A a un prezzo di 11,50 dollari) dovrebbero essere negoziati sul Nasdaq con i ticker NWCL e NWCLW “a partire indicativamente da martedì 22 settembre”.
 

Quando negli scorsi mesi è stata annunciata l’operazione per la quotazione di Newcleo, la valutazione pre-money era di circa 2,4 miliardi di dollari, con la stima di 429 milioni di dollari di risorse finanziarie a disposizione dell’azienda, impegnata in una forte espansione negli Stati Uniti, recentemente rafforzata dalla nomina dell’esperto manager dell’energia Jeffrey Lyash a presidente. 

Il capitale, era stato spiegato al momento dell’annuncio, proviene dai finanziatori privati attraverso una Pipe (Private investment in public equity) da 220 milioni di dollari con il prezzo standard di 10 dollari ad azione per 22 milioni di azioni emesse. Altri 209 milioni di dollari, era stato comunicato, sarebbero arrivati dalla liquidità depositata nel trust account della Spac statunitense. In un Form 8-K dell’11 settembre la Spac ha comunicato che “in base all’importo presente nel conto fiduciario al 9 settembre 2026, la società stima che il prezzo di riscatto per azione sarà di circa 10,65 dollari”. 

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Fmi: intelligenza artificiale, boost per l’economia Ue ma occhio ai rischi

(Adnkronos) – L’intelligenza artificiale (AI) potrebbe stimolare la crescita dell’economia europea, che da tempo registra tassi di crescita sistematicamente inferiori a quelli degli Usa, spingendo la produttività. Secondo il Fondo Monetario Internazionale, la cui direttrice generale Kristalina Georgieva ha presentato all’Ecofin informale, oggi a Dublino, un documento sulla materia, per l’Europa i guadagni di produttività cumulativi nell’arco di cinque anni potrebbero attestarsi in media intorno all’1%, sebbene i risultati finali dipendano dall’evoluzione di diversi fattori, tra cui la velocità di adozione.  

Le stime dei guadagni a lungo termine sono generalmente più elevate, ma anche soggette a forte incertezza, dato che l’interazione tra i progressi tecnologici e le condizioni economiche europee, dalle istituzioni all’approvvigionamento energetico, è ancora oggetto di studio. Tuttavia, osserva il Fondo, i Paesi membri dell’Ue differiscono notevolmente per quanto riguarda i punti di partenza e il modo in cui saranno probabilmente influenzati dall’AI.  

In primo luogo, il livello di preparazione all’intelligenza artificiale “varia da Paese a Paese”, riflettendo le differenze nelle infrastrutture digitali, negli ecosistemi dell’innovazione e nella disponibilità di manodopera altamente qualificata. Inoltre, varia il grado di esposizione all’AI: le differenze nelle strutture industriali e nelle tipologie di impiego (ad esempio, una maggiore o minore dipendenza da settori dei servizi esposti all’AI) comportano disparità significative nelle opportunità di ottenere risultati immediati.  

In terzo luogo, l’accesso alle tecnologie avanzate, tramite capacità di produzione di semiconduttori, centri dati e pratiche di condivisione tecnologica con Paesi partner, non è distribuito in modo “uniforme”. Tutte queste dimensioni interagiscono con le diverse condizioni strutturali dei Paesi, incluse le rigidità dei mercati del lavoro e dell’energia, facendo sì che shock simili legati all’AI si traducano in “percorsi di aggiustamento differenti”.  

Le implicazioni dell’AI saranno probabilmente di “ampia portata” e comporteranno anche dei “rischi”. Entreranno in gioco diversi canali di trasmissione. Ad esempio, i diversi impatti sulle varie tipologie di lavoro potrebbero tradursi in guadagni disomogenei per i cittadini all’interno dei singoli Paesi. Anche la distribuzione dei benefici legati all’AI potrebbe risultare “diseguale” tra i diversi Paesi. A loro volta, questi sviluppi potrebbero “accrescere il rischio di disordini sociali o conflitti”.  

Allo stesso tempo, sottolinea il Fondo, l’AI offre “nuove opportunità” per il settore pubblico, come incrementi di efficienza nella riscossione delle entrate e una migliore focalizzazione della spesa, mentre il suo crescente utilizzo renderà “cruciale” la disponibilità di energia “continua e affidabile”. I rischi informatici potrebbero intensificarsi, rendendo “fondamentale” il ruolo dell’AI nel supportare un’efficace difesa cibernetica.  

In un contesto di forte incertezza, avverte il Fondo, sarà “essenziale” gestire in modo “agile” sia le opportunità di crescita che i rischi al ribasso, agendo “simultaneamente e in coordinamento tra i Paesi”. Sebbene il potenziale dell’AI appaia “notevole”, le implicazioni complessive per la produttività, la domanda di lavoro, la disuguaglianza e le finanze pubbliche rimangono “altamente incerte”.  

Di conseguenza, per l’Fmi, “favorire la preparazione e mantenere flessibilità” sono aspetti essenziali per massimizzare i benefici dell’AI, limitandone al contempo i costi sociali. Più in generale, politiche che “incentivino l’innovazione”, garantendo al contempo un’ampia “condivisione sociale” dei vantaggi derivanti dalla crescita della produttività indotta dall’AI, permetteranno di coglierne “appieno” le potenzialità.  

In sostanza, la transizione verso l’AI rende “ancora più urgenti” le priorità esistenti, in particolare il completamento del mercato unico e il rafforzamento delle riforme strutturali volte ad accrescere la produttività. A fronte di “sfide e opportunità comuni”, lo scambio di esperienze e informazioni, così come l’azione congiunta, saranno “fondamentali” per una crescita più solida, inclusiva e sostenibile, anche in considerazione della “facilità” con cui l’AI può oltrepassare i confini nazionali. 

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A Dublino Eurogruppo/Ecofin, su tavolo tassazione extraprofitti energiaselfie dal nostro inviato

(Adnkronos) – I ministri delle Finanze sono riuniti nel Castello della capitale irlandese per l’appuntamento che segna il riavvio dell’attività della filiera economico-finanziaria del Consiglio Ue dopo la pausa estiva. Il caro energia domina le discussioni, con la richiesta di alcuni Paesi di tassare a livello Ue i cosiddetti extraprofitti delle compagnie petrolifere. 

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