Ucraina: allarme finanziario 2027, servono 32,7 miliardi di dollari

(Adnkronos) – Per il 2027, l’Ucraina ha fabbisogno “non ancora coperto” che “ammonta attualmente a circa 32,7 miliardi” di dollari Usa. “E’ dunque necessario ottenere ulteriori impegni da parte dei nostri amici per poter sostenere il bilancio”. Lo dice il ministro delle Finanze ucraino Sergii Marchenko, a margine dell’Ecofin informale a Dublino. 

Per quest’anno, spiega il ministro, “riscontriamo alcune carenze rispetto agli impegni assunti; dobbiamo quindi concretizzare questi impegni per garantire la copertura del fabbisogno di bilancio. Naturalmente, vi sono richieste aggiuntive da parte del Ministero della Difesa, per un valore di circa 27 miliardi di dollari Usa”.  

“Stiamo cercando di farvi fronte attraverso diverse fonti, in parte attingendo al bilancio e in parte tramite altre risorse. Spero che riusciremo a gestire la situazione senza intoppi, in collaborazione con i nostri partner”, conclude.  

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Quanto si indebitano gli italiani per vivere? L’analisi tra prestiti, mutui e stipendi fermi

(Adnkronos) –
Quanto si indebitano gli italiani per vivere? Se lo chiede la Cgia di Mestre secondo cui nel 2025, togliendo dal conto i mutui per la casa, il credito al consumo erogato dalle banche e dalle finanziarie alle famiglie consumatrici italiane ha sfiorato i 178 miliardi di euro. Nove anni fa la cifra era molto più contenuta: l’aumento è stato del 62%, +68 miliardi di euro, secondo l’ufficio studi della Cgia.  

“Se al credito al consumo erogato dalle sole banche (127 miliardi di euro) aggiungiamo i 447,5 miliardi di mutui per l’acquisto di un’abitazione che 3,8 milioni di famiglie hanno acceso con gli istituti di credito e altre forme di prestiti residuali, il debito complessivo sale a 612,6 miliardi di euro. Segnaliamo, a titolo puramente statistico, che nel 2025 i mutui accesi in Italia per l’acquisto di un immobile sono stati 382.389: la regione che ne ha sottoscritti di più è stata la Lombardia con 93.994. Seguono il Veneto con 39.753 e l’Emilia Romagna con 38.453”, dice l’ufficio studi, che ha escluso i mutui dal conteggio dell’indebitamento essendo investimenti di lungo periodo che accrescono il patrimonio immobiliare.  

Ma perché gli italiani si indebitano sempre di più? Secondo la Cgia “da un lato c’è chi ha bisogno di liquidità immediata, magari per far fronte a spese impreviste o per arrivare a fine mese. Dall’altro c’è chi accende un prestito per acquistare beni durevoli: l’auto nuova, il televisore, i mobili, gli elettrodomestici. Dietro questi numeri non sempre si intravede il disagio economico che sta attraversando una parte importante del Paese. Tuttavia, negli ultimi anni l’aumento dell’inflazione ha progressivamente eroso il potere d’acquisto degli italiani: per molti gli stipendi e le pensioni sono rimaste sostanzialmente ferme, mentre i prezzi di beni e servizi sono schizzati all’insù. Il risultato è che molte famiglie, in particolar modo del cosiddetto ceto medio, per mantenere lo stesso tenore di vita di prima, si sono trovate costrette a ricorrere al credito, alimentando così quella crescita del debito privato verso banche e finanziarie che i numeri raccontano con chiarezza”. 

Con i consumi delle famiglie che costituiscono il 60% circa del Pil italiano, quando le famiglie si indebitano a breve termine (ad esempio con prestiti o carte di credito), l’effetto può essere letto in due modi opposti. “Da un lato, è un segnale positivo: le persone hanno più accesso al credito, spendono di più e questo aiuta l’economia a crescere. Dall’altro, però, può nascondere un problema: se il debito aumenta più velocemente degli stipendi, vuol dire che le famiglie fanno sempre più fatica ad arrivare a fine mese e si affidano ai prestiti per sostenersi. La cosa importante da tenere d’occhio è quindi il rapporto tra quanto le famiglie devono restituire e quanto guadagnano davvero. Finché questo rapporto resta gestibile, non c’è da preoccuparsi troppo. Ma se supera certi limiti, cresce il rischio che molte famiglie non riescano più a pagare i propri debiti, con conseguenze negative per tutta l’economia”, dice l’ufficio studi. 

La regione dove le famiglie consumatrici sono più esposte a breve con banche e finanziarie è l’Umbria. Nel 2025 il debito al consumo per nucleo è stato pari a 7.514 euro (+5,1 per cento rispetto al 2024). Seguono la Toscana con 7.399 euro (+5,6) e la Sicilia con 7.383 euro (+4,5). In coda alla graduatoria nazionale scorgiamo il Friuli Venezia Giulia con 5.845 euro di debito (+4,9), la Basilicata con 5.536 euro (+3,7) e, infine, il Trentino Alto Adige con 3.824 euro (+5,7). Il dato medio nazionale si è attestato sui 6.657 euro (+4,9 per cento). Sempre secondo i dati riferiti al 2025, la provincia più in “difficoltà” d’Italia è stata Siracusa con una esposizione a breve per famiglia pari a 8.437 euro (+4 per cento rispetto al 2024). Seguono Massa-Carrara con 8.373 euro (+5,8), Lodi con 8.280 euro (+6,5) e Pistoia con 8.168 euro. Quest’ultima provincia toscana assieme a Ravenna sono le realtà territoriali dove la variazione sull’ultimo anno è stata più importante del Paese: in entrambi i casi +7,1 per cento. Per contro, le aree più “virtuose” sono state Trento con un’esposizione di 4.524 euro (+5,9 per cento sull’anno precedente), Sondrio con 4.400 euro (+6,1) e Bolzano con 3.106 euro (+5,3). 

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Caro carburanti, benzina arriva a 2,153 euro al litro. Gasolio a 2,330

(Adnkronos) – Prezzi di benzina e diesel ancora in salita in Italia oggi, sabato 19 settembre. Il ministero delle Imprese e del Made in Italy rende noto che, in base agli ultimi dati rilevati dall’Osservatorio sui prezzi dei carburanti del Mimit, il prezzo medio dei carburanti in modalità ‘self service’ lungo la rete stradale nazionale è pari a 2,153 euro a litro per la benzina e 2,330 euro a litro per il gasolio. Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self è di 2,244 euro al litro per la benzina e 2,405 euro per il gasolio. 

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Banche centrali, Cesarano (Sella sgr): “Tassi alti e meno Treasury alla Cina, torna il rischio debito”

(Adnkronos) – Fed, Bce e Bank of Japan inaugurano una nuova fase di rialzi dei tassi, con possibili nuove strette già a dicembre. Antonio Cesarano, chief investment advisor di Sella sgr, all’Adnkronos, spiega perché l’inflazione torna al centro delle strategie delle banche centrali, cresce il nodo del debito globale: la Cina riduce i Treasury, il Giappone normalizza la politica monetaria e in Europa il rischio politico riporta spread e debiti sovrani sotto osservazione (VIDEO). 

Cesarano, si è chiusa la settimana della verità per le banche centrali, con rialzi dei tassi da parte di Fed, Bce e Bank of Japan. È definitivamente finita l’era dei tagli?
 

“Siamo in un contesto profondamente cambiato, soprattutto per effetto dello shock energetico seguito all’attacco statunitense a Hormuz. Ma c’è anche un altro elemento importante: l’economia americana sta accelerando in maniera significativa. Gli investimenti nell’intelligenza artificiale hanno contribuito a portare la crescita nominale del Pil statunitense al 6,5% nel secondo trimestre e nel terzo potremmo arrivare anche oltre il 7%. L’economia americana sta quindi tenendo molto bene, soprattutto rispetto all’area euro. In questo scenario le banche centrali possono concentrarsi maggiormente sull’inflazione, alimentata in particolare dalla componente energetica. È questo che sta determinando la stagione quasi corale di rialzi dei tassi che stiamo osservando in diverse parti del mondo”. 

Non c’è il rischio che nel fermare l’inflazione provocata dallo shock energetico, le banche centrali finiscano per frenare troppo la crescita?
 

“Il punto è proprio la composizione della crescita. Negli Stati Uniti i numeri aggregati sono molto buoni, ma abbiamo una cosiddetta economia a K: una parte dei consumatori sta molto meglio, mentre un’altra fascia, probabilmente numericamente più ampia, sta peggio. Inoltre, una quota molto importante degli investimenti è legata ai data center e all’intelligenza artificiale. La crescita è dunque forte, ma anche molto concentrata e diseguale. Ulteriori rialzi dei tassi possono servire a evitare che uno shock esogeno come quello del petrolio si propaghi al resto dell’economia. Oltre una certa soglia, però, potrebbero cominciare a pesare sulla crescita. Per ora, come ha detto lo stesso Warsh, per diverse banche centrali potrebbe esserci ancora del lavoro da fare”. 

Kevin Warsh con l’aumento dei tassi ha dimostrato la sua indipendenza da Trump?
 

“Per i mercati Warsh è diventato una sorta di test e, per certi versi, un’ancora di stabilità. Di fronte all’imprevedibilità di Trump su diversi dossier, anche geopolitici, avere una banca centrale che mantiene la barra dritta sull’inflazione rappresenta un punto di riferimento. Inizialmente il mercato era scettico e si chiedeva se alle parole sarebbero seguiti i fatti. A settembre, invece, di fronte anche al rialzo dei rendimenti decennali verso il 5%, Warsh e il board hanno deciso unanimemente di aumentare i tassi, spiegando di aver tolto una dose di accomodamento monetario. Il messaggio implicito è che potrebbero essercene altre da togliere. È stata una conferenza stampa molto breve, ma proprio questa scelta ha contribuito a rafforzarne la credibilità. Il mercato ha ricevuto la rassicurazione che la Fed è pronta a intervenire per impedire che lo shock inflazionistico si propaghi all’intera economia”. 

Da qui alla fine dell’anno dobbiamo aspettarci un altro rialzo di 25 punti base?
 

“Ritengo molto probabile che dicembre possa essere il mese di nuovi rialzi sia per la Fed sia per la BCE e, verosimilmente, anche per la Bank of Japan. Dicembre è inoltre il mese in cui le banche centrali aggiornano le proprie previsioni su crescita e inflazione. Per la Fed vedo meno probabile un intervento a ottobre, considerando anche la vicinanza con le elezioni di novembre. Il prossimo rialzo potrebbe quindi arrivare proprio a dicembre”. 

Lagarde non ha sorpreso i mercati, cosa si aspetta da qui a fine anno dalla Bce?
 

“Il rialzo era abbastanza atteso, perché Lagarde aveva già focalizzato l’attenzione sull’inflazione. Al momento non stiamo osservando importanti effetti di secondo livello, in particolare sui salari, ma l’area euro deve fare i conti con variabili particolarmente delicate. Una di queste è il gas, molto importante per l’Europa anche per il suo legame con il prezzo dell’elettricità, che è praticamente raddoppiato rispetto all’inizio dell’estate. Sono fattori che potrebbero portare ad altri rialzi. Io ne ipotizzo almeno due; il mercato arriva a prezzarne anche tre. Il primo potrebbe arrivare a dicembre”. 

La Bank of Japan ha portato i tassi ai massimi da oltre trent’anni. Che conseguenze può avere questa svolta sullo yen e soprattutto sui Treasury americani?
 

“La situazione giapponese è molto complessa. Il Paese ha un rapporto debito/pil superiore al 200% e una parte rilevante dei titoli di Stato è detenuta dalla Bank of Japan. Allo stesso tempo l’inflazione è tornata a salire, dopo una lunghissima fase nella quale il Giappone era abituato alla deflazione. Lo yen debole amplifica inoltre le pressioni sui prezzi perché il Giappone importa molte materie prime. La Bank of Japan è stata quindi costretta a reagire. Il rialzo era atteso, ma il voto non è stato unanime: due membri si sono espressi contro. È il segnale di una banca centrale che procede verso la normalizzazione, ma con una certa prudenza. Il problema è che il Giappone non può permettersi uno yen eccessivamente debole. Potrebbero quindi esserci nuovi interventi sul mercato valutario e, in prospettiva, anche movimenti sui Treasury. Il Giappone resta infatti uno dei maggiori detentori mondiali di titoli di Stato americani, con oltre mille miliardi di dollari”. 

E sui Treasury entra in gioco anche la Cina, che negli ultimi anni ha fortemente ridotto la propria esposizione al debito americano. Che cosa significa per gli Stati Uniti?
 

“La Cina sta riducendo da diversi anni la quantità di Treasury in portafoglio. Era arrivata a detenerne quasi 1.300 miliardi di dollari, mentre oggi siamo poco sopra i 600 miliardi. Parallelamente sta aumentando significativamente le riserve in oro. È un fenomeno che ha anche una forte componente geopolitica: significa ridurre progressivamente il legame finanziario con gli Stati Uniti. Più che vendere massicciamente Treasury, Pechino probabilmente tende a lasciarli scadere senza rinnovarli, facendo diminuire gradualmente lo stock. C’è però un fenomeno opposto da osservare: mentre la Cina riduce i Treasury, stanno aumentando le detenzioni riconducibili alle Cayman , dove sono domiciliati molti hedge fund. Questi operatori stanno sfruttando i rendimenti elevati attraverso strategie di trading. Questo significa maggiore domanda per i Treasury, ma potenzialmente anche maggiore volatilità”. 

Chiudiamo con l’Italia. Con un lungo calendario elettorale davanti all’Europa, quali segnali arrivano dallo spread e come viene vista oggi l’Italia dai mercati?
 

“Stiamo entrando in una fase molto lunga di appuntamenti elettorali. Non ci sarà soltanto l’Italia: prima arriverà la Francia, poi ci saranno altri appuntamenti in Germania, Polonia e Spagna, oltre alle elezioni israeliane e alle midterm statunitensi. Da qui al 2027 avremo quindi un calendario politico molto intenso, soprattutto nell’area euro. E quando aumentano l’incertezza politica e i dubbi sulla stabilità, i mercati tendono a incorporare questo rischio negli spread. La Francia sta facendo in qualche modo da apripista, essendo tra i primi grandi Paesi dell’area euro ad affrontare un importante appuntamento elettorale. Il suo spread è arrivato intorno ai 100 punti base. Sarà quindi importante osservare quanto l’incertezza politica finirà per riflettersi anche sui mercati obbligazionari degli altri Paesi europei”. 

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Acea Acqua Edu Camp: il valore della sostenibilità sale in barca a vela con i giovani

(Adnkronos) – Istruzione, sport e rispetto per l’ambiente possono navigare sulla stessa rotta? La risposta arriva direttamente dal Porto Turistico di Ostia. Oggi ha fatto tappa l’Acea Acqua Edu Camp, un viaggio itinerante in otto tappe pensato per trasformare la tutela ambientale in un’avventura concreta. I giovani alunni dell’istituto “Nostra Signora di Betlem” di Marino hanno indossato i panni di veri e propri marinai dell’ecologia: tra nodi, vele e giochi d’acqua, hanno toccato con mano l’importanza di proteggere una risorsa così preziosa. Un’iniziativa che si inserisce nel progetto Acea Scuola, capace di guidare oltre 30.000 studenti verso comportamenti più responsabili. Educare le nuove generazioni al risparmio e all’innovazione idrica significa preparare i cittadini di domani: perché la sostenibilità non è una lezione da imparare a memoria, ma un’esperienza da vivere a vele spiegate. 

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Syoss, dalla colorazione all’Hair Care: il nuovo capitolo alla Milano Beauty Week

(Adnkronos) – Syoss amplia il proprio universo con l’ingresso nell’Hair Care e presenta le novità 2026 alla Milano Beauty Week. 

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Progetto Edu Camp di Acea Acqua, Aliscioni (Acea Ato 2), ‘coinvolti 30.000 studenti sul percorso di formazione’

(Adnkronos) – “L’Edu Camp di Acea Acqua è un progetto giunto alla seconda edizione ed in procinto di veder partire la terza. Ci ha permesso di avere più di 30.000 studenti ingaggiati sul percorso di formazione,mentre più di 2.000 persone hanno già visitato i nostri impianti, hanno toccato con mano l’importanza dei nostri processi. Pensiamo ai depuratori: vedere l’acqua reflua che entra all’ingresso di questi impianti e l’acqua pulita che esce e ritorna sul territorio, significa capire l’importanza di questi processi, nella speranza che vada a deporre un seme proprio nella coscienza delle nuove generazioni, sviluppando una passione su questi temi”. Così Andrea Aliscioni, direttore generale di Acea Ato 2, intervenendo alla presentazione dell’Edu Camp di Acea Acqua. Il tour orientato all’educazione idrica, vela e sostenibilità per le nuove generazioni, e che coinvolge le scuole primarie e secondarie di tutta Italia, ha fatto tappa al Porto Turistico di Roma. 

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Progetto Edu Camp di Acea Acqua, Fermariello (Roma Capitale), ‘pronti a metterci a coinvolgere i più piccoli’

(Adnkronos) – “Oltre a continuare a sostenere Acea nello straordinario lavoro che sta facendo, un lavoro di educazione alla conservazione, alla tutela, alla protezione di una risorsa fondamentale qual è l’acqua, vorremmo mettere a disposizione le competenze e le possibilità della Commissione Scuola per estendere quest’impegno ai bambini ancora più piccoli. Come è stato annunciato, comincerà un progetto su licei ed istituti tecnici, ma la nostra disponibilità a lavorare e coinvolgere anche i bambini più piccoli è totale”. Sono le parole di Carla Fermariello, Presidente della Commissione Scuola di Roma Capitale, alla presentazione dell’Edu Camp di Acea Acqua. Il tour orientato all’educazione idrica, vela e sostenibilità per le nuove generazioni, e che coinvolge le scuole primarie e secondarie di tutta Italia, ha fatto tappa al Porto Turistico di Roma. 

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Sostenibilità: A2A presenta il bilancio territoriale Valtellina-Valchiavenna e il robot subacqueo Teti

(Adnkronos) – Circa 78 milioni di euro il valore generato per il territorio, 15,4 milioni gli investimenti per i quali si registra una crescita del 31% rispetto al 2024, 2.760 GWh di energia rinnovabile prodotta e 1,2 milioni  di tonnellate di CO2 evitate. Sono i numeri emersi dal Bilancio di Sostenibilità Territoriale Valtellina-Valchiavenna di A2A, giunto all’undicesima edizione. L’evento organizzato per la presentazione del rendiconto è stata occasione per presentare anche il progetto sperimentale Teti, un robot subacqueo autonomo per la rimozione dei sedimenti accumulati all’interno dell’invaso idroelettrico che evita lo stop dell’impianto idroelettrico in fase di manutenzione del bacino consentendo così un notevole risparmio di energia. 

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Imprese: Kranjec (AssoCISO), ‘obiettivo associazione: promuovere security officer ad autorità e stato’

(Adnkronos) – “Il security officer è la persona che vi guarda alle spalle. Non ce ne si rende conto perché tutti utilizzano un cellulare, un computer, i mezzi di trasporto o anche le forniture elettriche, ma tutto passa attraverso sistemi informatici che sono protetti da questi professionisti e questi professionisti stanno evolvendo. L’associazione ha questo obiettivo: promuovere questa figura professionale, mettendola a disposizione delle autorità, dello stato, di chi in questo momento ha bisogno di tali competenze”. Così Igor Kranjec, Segretario Generale AssoCISO, nel corso del Ciso Meetup 2026, una giornata di confronto tra istituzioni e chief information security officer per la resilienza cibernetica del Sistema Paese, svoltosi presso Casa dell’Aviatore a Roma. 

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