Fashion & Talent, Eleonora Daniele: “L’Italia è una perla per la moda, ha grandi menti creative”

(Adnkronos) – “Il settore della moda è centrale perché muove un’economia importante da sempre. L’Italia ha sempre avuto delle grandi menti creative che hanno avuto il gusto che nessun altro al mondo ha, cioè il gusto del made in Italy, il gusto italiano”. Lo ha detto la giornalista Eleonora Daniele a margine dell’evento-sfilata ‘Fashion & Talent’ tenutosi a Roma e organizzato dal’Accademia del Lusso e dall’Università eCampus. 

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Fashion & Talents, ha sfilato a Roma la moda creata dai giovani

(Adnkronos) – La moda e il talento dei giovani hanno sfilato sotto il cielo della città eterna per l’ottava edizione dell’evento Fashion & Talent. L’appuntamento promosso da eCampus e dall’Accademia del Lusso ha visto alternarsi sulla passerella in piazza di Spagna le creazioni degli studenti di Fashion Design. Nel corso della sfilata-evento l’Accademia del Lusso ha rinnovato il suo sostegno alla onlus ‘Mai più vittima’ e ha consegnato due borse di studio a delle realtà del territorio che si sono contraddistinte nel supportare la creatività e la progettualità dei loro studenti. 

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Forum Innovazione & Sostenibilità 2026: Insinga (Commercialista e Business Angel), ‘dalla responsabilità individuale nasce una società più sostenibile’

(Adnkronos) – “La priorità è avere un atteggiamento responsabile”. Al Forum Innovazione & Sostenibilità 2026, appuntamento della Blue Green Week al Teatro Salone Margherita di Napoli, Lucio Insinga, dottore commercialista e Business Angel, richiama la necessità di trasformare la sostenibilità in una responsabilità condivisa. “Non solo imprese, ma anche cittadini, professionisti e manager sono chiamati a dare un contributo concreto, attraverso comportamenti corretti e scelte capaci di generare valore per l’intera comunità”. 

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Ex Ilva, licenziamenti e decreto congelati: si attende la decisione della Cassazione

(Adnkronos) – Il dossier Ilva si congela. Tutto è fermo – licenziamenti dell’indotto e decreto con le misure per i lavoratori – fino alla sentenza della Cassazione sul ricorso dei commissari contro il decreto della Corte d’Appello di Milano che dispone la chiusura dell’area a caldo. L’udienza è fissata per il 20 ottobre, intanto i commissari di Acciaierie d’Italia si preparano a chiedere, allo stesso tribunale meneghino, una proroga del termine del 26 ottobre per la dismissione degli altiforni, in attesa della pronuncia della Suprema Corte. È il riassunto delle quattro ore di confronto che ieri mattina ha impegnato l’esecutivo e i sindacati a Palazzo Chigi in un tavolo che, infatti, si aggiornerà alla prossima settimana. 

L’obiettivo con cui il sottosegretario Alfredo Mantovano e i ministri – dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, delle Imprese Adolfo Urso, per gli Affari europei Tommaso Foti, del Lavoro Marina Calderone – si erano seduti con Fim, Fiom, Uilm, Usb, Uglm e Federmanager era chiaro: delineare insieme alle sigle una serie di interventi a tutela degli occupati dell’Ilva, sia quelli dell’indotto che i diretti, raccoglierli in un decreto e portarlo al Consiglio dei ministri previsto nel pomeriggio. Lo strumento su cui stavano ragionando governo e tute blu sarebbe un ammortizzatore unico emergenziale – una cig in deroga libera dai paletti della cassa ordinaria e capace di maggiore tempestività – al posto della cassa per cessazione dell’impresa. Un provvedimento ponte rispetto alla conclusione della gara, flessibile in relazione al suo andamento. Tutto questo, in parallelo con l’avvio immediato di un processo di reindustrializzazione che coinvolga i soggetti che hanno progetti e investimenti nell’area di Taranto, compresa la Difesa: con questo stesso scopo, avrebbe spiegato Mantovano, sarà rafforzato il ruolo dei contratti istituzionali di sviluppo (i Cis) e saranno previsti incentivi per le assunzioni.  

L’idea resta in piedi – ci sarà un tavolo tecnico al ministero del Lavoro questo venerdì – ma la notizia dell’udienza scombina le carte delle tempistiche. Il testo in Cdm non va più: se ne discuterà “quando il quadro generale sarà più chiaro”, spiegano fonti dell’esecutivo. Nel frattempo, il governo torna a chiedere alle imprese dell’indotto di sospendere nuovamente le 2500 procedure di esubero collettivo che, sottolineano, “sarebbero l’ultima cosa da fare di fronte a questa situazione di incertezza”. E anche questa volta le imprese rispondono: “Intendiamo dare corso positivo all’invito del governo alla sospensione dei licenziamenti nell’indotto almeno fino alla sentenza della Cassazione”, dice Nicola Convertino, presidente dell’Aigi. Un ”ulteriore atto di responsabilità da parte nostra, perché comprendiamo che il momento è difficile”, sottolinea il presidente di Aepi, Mino Dinoi.  

Guadagnata una nuova tregua sugli esuberi, resta la questione del futuro industriale del polo siderurgico. L’intenzione del governo – avrebbe chiarito il sottosegretario – è di consentire la prosecuzione della produzione di acciaio a Taranto, proseguendo la gara per la vendita sulla base dell’offerta presentate e di quella che sarà presentata, poi, da valutare. Questo tenendo presente però che l’acciaio, in Italia, deve essere necessariamente green, dunque prodotto attraverso forni elettrici alimentati a Dri. Le risorse per il Dri ci sono, l’esecutivo intende utilizzarle e, se necessario, integrarle. 

Lo stop ai licenziamenti smorza il nervosismo delle tute blu, che però non abbassano l’ascia di guerra: “Questo è un passo importante nell’emergenza, ma non è la soluzione dei problemi: per noi lo stato di mobilitazione è confermato, finché non ci saranno risposte concrete e chiare”, afferma infatti il leader Fiom, Michele De Palma. La distanza principale verte proprio sulle questioni industriali. “Non ci è stato illustrato un piano per il futuro di Ilva”, sottolinea il segretario generale della Fim, Ferdinando Uliano, ribadendo la necessità di “declinazioni precise sull’assetto proprietario che vedano lo Stato in posizione maggioritaria. Vogliamo capire – prosegue Uliano – quante tonnellate di acciaio produrrà, con quali forni elettrici, quali finanziamenti ci sono per il Dri. Sono tutti aspetti che vanno di pari passo con i prepensionamenti, che sono in fase studio, con la questione dei lavori usuranti e degli ammortizzatori”. Il decreto in stesura però è un primo step su cui lavorare. “Continueranno le discussioni provando a migliorarlo”, dice il numero uno della Uilm, Davide Sperti, che rileva comunque, in questo tavolo, elementi di ”discontinuità” con il passato, perché centrato sul destino dei lavoratori: ”Il governo – chiosa – ha mostrato la volontà di intervenire”.  

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Caso Revolut, hacker chiedono un riscatto di 3 milioni di dollari dopo la violazione dei dati

(Adnkronos) – Gli hacker che affermano di essere i responsabili di una violazione dei dati presso Revolut hanno minacciato di vendere i dati riservati di centinaia di clienti ad altri gruppi criminali se la banca online britannica non pagherà un riscatto di 3 milioni di dollari entro 24 ore. Il gruppo, che si fa chiamare iamnotavillain, ha pubblicato l’ultimatum online nel pomeriggio, accompagnandolo con un conto alla rovescia digitale. Il messaggio intimava a Revolut di pagare “6.000 xmr / 3.000.000 $… altrimenti tutti i dati saranno venduti e la responsabilità ricadrà su di voi”.  

Xmr è la criptovaluta Monero, popolare tra gli hacker poiché le sue transazioni sono difficili da tracciare. Poco dopo aver pubblicato la richiesta di riscatto, gli hacker hanno inviato al Financial Times un video di 60 secondi, una registrazione dello schermo, che mostra un utente non identificato mentre scorre la cache di presunti documenti di Revolut. I documenti mostrati nel video sembravano includere patenti di guida, passaporti, foto identificative utilizzate durante il processo di verifica ‘Know your customer’” e cronologie delle transazioni dei clienti di Revolut. Si ritiene che la violazione dei dati abbia interessato almeno 680 account di clienti. Il gruppo ha dichiarato di aver selezionato gli obiettivi utilizzando l’analisi blockchain per identificare i conti Revolut con significative disponibilità di criptovalute. Revolut ha rifiutato di commentare la presunta richiesta di riscatto da parte degli hacker.  

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Fed rialza i tassi dello 0,25%. Warsh: “L’economia cresce ma l’inflazione è troppo alta”

(Adnkronos) – Decisione unanime della Fed di rialzo dei tassi di interesse. Il comitato ha approvato il rialzo dei tassi con 12 voti a favore e nessuno contrario, nel dettaglio ha deciso di aumentare l’intervallo obiettivo per il tasso sui fondi federali dello 0,25%, portandolo al 3,75%-4%, a sostegno del doppio mandato della Federal Reserve. “Il Comitato prosegue la propria politica volta a mantenere riserve abbondanti nel sistema bancario”, si legge nello statement, pubblicato al termine della riunione. 

“L’attività economica sta crescendo a un ritmo sostenuto. Sebbene l’incertezza rimanga elevata, in parte a causa degli sviluppi geopolitici, la spesa interna ha dato prova di resilienza. La crescita della produttività è forte e gli investimenti di capitale sono robusti. La creazione di posti di lavoro ha tenuto il passo con la crescita della forza lavoro e il tasso di disoccupazione è rimasto pressoché invariato”, si aggiunge. “L’inflazione rimane elevata. La misura di politica monetaria odierna favorirà un ritorno più tempestivo all’obiettivo del 2 per cento fissato dal Comitato. Il Comitato garantirà la stabilità dei prezzi”, si legge nella nota. 

“Il nostro obiettivo principale è la stabilità dei prezzi, che rientra nel nostro mandato. La realtà dei fatti è che l’inflazione è troppo alta e lo è da troppo tempo” ha spiegato il presidente della Fed Kevin Warsh in conferenza stampa al termine della riunione del Fomc che ha alzato i tassi di interesse. Nel nostro mandato c’è la “piena occupazione e la stabilità dei prezzi” insiste, sottolineando la volontà di assicurare che i rialzi dell’inflazione “non abbiano effetti secondari”. La Fed conferma “l’impegno inequivocabile per stabilità dei prezzi”. “L’inflazione resta elevata”, conclude, specificando che la decisione di oggi permette di ritornare verso il target. 

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Webuild accelera in Borsa (+5,49%): partita per Trevi entra nel vivo

(Adnkronos) – Webuild accelera in Borsa e la partita per Trevi entra nel vivo. Il via libera della Consob al documento dell’Opa volontaria totalitaria lanciata dal gruppo guidato da Pietro Salini – secondo quanto ricostruito da AdnKronos – fa scattare gli acquisti a Piazza Affari, con il titolo Webuild in rialzo oltre il 5%. Un movimento che arriva mentre sul tavolo è già aperta l’offerta concorrente di Icop e il mercato continua a guardare con attenzione a una contesa che potrebbe non essere ancora arrivata al suo punto più alto. 

L’ok dell’Autorità, relativo all’operazione annunciata il 29 luglio, consente ora a Webuild di avviare formalmente l’offerta, il cui calendario sarà comunicato dalla società nelle prossime settimane. Sul piatto ci sono 4,50 euro in contanti per ogni azione Trevi, per un controvalore complessivo di circa 295 milioni di euro. La posta in gioco è il controllo di una società considerata strategica nel settore delle fondazioni speciali e dell’ingegneria del sottosuolo. Per Webuild, l’acquisizione consentirebbe di integrare nel gruppo competenze specialistiche da utilizzare nella realizzazione delle grandi infrastrutture, con sinergie stimate dalla società tra 80 e 90 milioni di euro di Ebitda annuo a regime. Considerando l’intero impatto dell’integrazione, Webuild indica benefici complessivi sull’Ebitda compresi tra 150 e 170 milioni di euro. 

Ma a rendere particolarmente calda la partita è la presenza di Icop, che ha già dato il via alla propria Ops: il periodo di adesione è iniziato il 14 settembre e terminerà il 16 ottobre. Trevi si trova così al centro di una sfida tra due proposte e, per gli investitori, il valore della partita potrebbe dipendere anche dalle prossime mosse dei contendenti. Secondo gli analisti di Kepler Cheuvreux, entrambe le società avrebbero infatti margini finanziari per migliorare le rispettive offerte qualora la competizione dovesse intensificarsi. Un elemento che contribuisce a spiegare perché il titolo Trevi continui a trattare sopra i valori delle proposte attualmente sul mercato. 

Sul fronte Icop pesa inoltre il giudizio espresso dal Consiglio di amministrazione di Trevi. Nel comunicato del 10 settembre, il board ha respinto all’unanimità l’Ops, ritenendola non conveniente e giudicando il corrispettivo non finanziariamente congruo per gli azionisti. Tra le principali perplessità sollevate dagli amministratori ci sono le sinergie industriali indicate da Icop, considerate in larga parte incerte e difficili da quantificare. Secondo il CdA, una parte significativa dei benefici prospettati deriverebbe infatti da competenze, relazioni commerciali e posizionamento internazionale che Trevi possiede già, rendendo meno evidente il valore aggiuntivo prodotto dall’integrazione. 

Il Consiglio ha inoltre evidenziato le numerose condizioni di efficacia dell’operazione e i possibili rischi legati al suo perfezionamento. Tra questi figura anche l’eventuale effetto di un cambio di controllo sui finanziamenti del gruppo: le banche finanziatrici potrebbero chiedere il rimborso anticipato di linee di credito per circa 180 milioni di euro. C’è poi il tema della governance. In caso di successo dell’operazione Icop, la famiglia Petrucco manterrebbe il controllo della società anche dopo l’eventuale integrazione. Secondo il CdA di Trevi, questo determinerebbe un cambiamento significativo dell’attuale profilo di governance per gli azionisti di minoranza. 

Con l’autorizzazione Consob all’Opa di Webuild e l’Ops di Icop già in corso, la partita per il controllo di Trevi entra dunque nella fase centrale. Il mercato guarda ora alle prossime settimane, quando potrebbero emergere ulteriori elementi sulle adesioni alle offerte e sulle eventuali mosse dei due contendenti. Il forte rialzo del titolo Webuild – stando alla ricostruzione di AdnKronos – riflette la convinzione del mercato che l’operazione abbia compiuto un passo fondamentale e che la sfida per il controllo di Trevi possa ancora riservare nuovi sviluppi nelle prossime settimane. 

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Il bacio tra Leonardo Maria Del Vecchio e Sara Soldati, finisce la contesa sulla figlia

(Adnkronos) – L’imprenditore mano nella mano con la compagna sono entrati nell’aula del Tribunale di Milano sezione Famiglia, per uscirne due ore dopo, sempre sorridenti e affettuosi a dimostrare la fine delle ostilità nella battaglia sull’affidamento della figlia. 

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L’orto di Noli in fondo al mare sfida la crisi climatica e riscrive l’agricoltura del futuro

(Adnkronos) – Le ondate di calore e la carenza idrica dell’estate 2026 hanno messo a dura prova le colture con cali drastici di resa. Segnali di un cambiamento climatico che rende sempre più urgente ripensare l’agricoltura con nuove tecniche per ridurre l’impatto. E mentre la sfida degli esperti è in corso, una realtà tutta italiana che sfrutta la risorsa mare è già nata anni fa a largo di Noli, piccolo borgo sulla riviera ligure di Ponente. Nemo’s Garden (L’Orto di Nemo) è il primo sistema al mondo di coltivazione subacquea di piante terrestri. Il progetto è sorto nell’estate del 2012 da un’idea di Sergio Gamberini, fondatore dell’azienda produttrice di attrezzatura subacquea Ocean Reef Group. Unendo la sua passione per la subacquea a quella per il giardinaggio, Gamberini ha intuito che l’ambiente sottomarino, con le sue caratteristiche specifiche, potesse essere l’habitat perfetto per la crescita delle piante. Insieme al figlio Luca e al team di Ocean Reef Group, ha così iniziato a sperimentare immergendo le prime biosfere a 6 metri di profondità e piantando con successo i primi semi di basilico, l’erba più diffusa in Liguria. Dentro a queste capsule trasparenti dal microclima stabile e ancorate al fondale, negli anni sono arrivate altre coltivazioni tra piante aromatiche e ortaggi. Un modello innovativo di agricoltura sostenibile che sfida la crisi climatica. 

“L’aumento delle temperature registrato quest’anno ha persino giovato al nostro raccolto, rendendolo molto più abbondante e di superiore qualità rispetto al passato”, sottolinea all’Adnkronos Francesca Picci, marketing specialist di Ocean Reef Group. “Questo avviene perché gli orti sottomarini godono di un netto vantaggio strutturale rispetto alla superficie: la massa d’acqua al di sopra delle nostre biosfere agisce da filtro naturale per i raggi solari, evitando l’irraggiamento diretto ed estremo che colpisce le coltivazioni terrestri. Inoltre, il mare garantisce una temperatura stabile e significativamente inferiore a quella registrata in superficie, creando il microclima ideale per una crescita sana e costante delle piante”. 

“Nato quasi come un gioco e sviluppandosi come un esperimento da garage – racconta Picci – nessuno immaginava il potenziale di quell’idea così bizzarra. Oggi invece è ben delineato il concetto di Natural Engineering con il quale vogliamo dimostrare che l’ingegneria umana può lavorare con la natura: Nemo’s Garden sfrutta le condizioni spontanee del mare – temperatura costante, pressione, condensazione dell’acqua marina e luce solare filtrata – per coltivare piante edibili senza l’uso di suolo, pesticidi o energia esterna”. 

Come va il ‘raccolto’? “All’interno delle biosfere è stata testata la coltivazione di più di un centinaio di varietà di piante incluse piante aromatiche, ortaggi e microgreens. Il basilico genovese – spiega Picci – è da sempre la coltura simbolo del progetto, ma la sperimentazione ha portato a eccellenti risultati con menta, melissa, timo e microgreens su cui stiamo concentrando la nostra produzione annuale. Con il nostro raccolto abbiamo recentemente dato vita a prodotti commerciali d’alta gamma come il nostro 1.5 Bar Gin, distillato con le nostre aromatiche coltivate da sei agli 11 metri di profondità. La qualità e la sicurezza dei nostri prodotti sono state ufficialmente riconosciute anche attraverso il raggiungimento della certificazione GlobalGap, l’importante standard internazionale per le buone pratiche agricole”. 

Possiamo quindi parlare di cibo del futuro? “Sì, ci auguriamo che Nemo’s Garden possa essere considerato un tassello importante all’interno dello scenario del cibo del futuro, ma con una precisazione: Nemo’s Garden non nasce per sostituire l’agricoltura tradizionale sulla terraferma, bensì per integrarla e offrire una soluzione concreta dove la coltivazione terrestre è ormai diventata impossibile o insostenibile, come nelle zone costiere aride, nelle piccole isole o nelle regioni colpite da forte stress idrico. Utilizzando il mare, che ricopre oltre il 70% della superficie del pianeta, si produce cibo a chilometro zero senza impattare negativamente sull’ambiente. Anzi, abbiamo osservato che le biosfere sottomarine agiscono come vere e proprie barriere artificiali che attraggono la fauna marina e favoriscono la biodiversità locale”. 

Tra l’altro, i prodotti dell’Orto di Nemo si distinguono per l’aroma intenso. “Le analisi scientifiche e sensoriali condotte sul nostro basilico hanno evidenziato differenze sostanziali rispetto alle coltivazioni terrestri: presenta infatti una concentrazione più elevata di proprietà antiossidanti, polifenoli e oli essenziali, regalando un profilo aromatico e un sapore nettamente più intensi”, evidenzia la marketing specialist di Ocean Reef. “Queste caratteristiche uniche sono dovute alla combinazione tra la maggiore pressione atmosferica all’interno della serra (pari a circa 1,5 bar) e la particolare qualità della luce sottomarina. L’acqua di mare agisce infatti come un filtro naturale che assorbe le lunghezze d’onda del rosso, lasciando passare una componente luminosa prevalentemente blu. Questo specifico spettro luminoso, unito all’ambiente iperbarico, attiva i fotorecettori delle piante e ne stimola la risposta metabolica, portandole a produrre maggiori quantità di composti aromatici e sostanze antiossidanti per adattarsi al microclima. Il tutto avviene all’interno di un habitat isolato, del tutto privo di parassiti terrestri e senza alcun impiego di prodotti chimici”. 

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Contratti, Prudenzano (Confintesa): “Online la comparazione di 215 Ccnl. Si misurino sui contenuti”

(Adnkronos) – “Il contratto si misura nel suo contenuto e non per chi lo firma”. È il principio sottolineato da Francesco Prudenzano, segretario generale di Confintesa, illustrando il lavoro realizzato dall’organizzazione sul portale Contratti Pirata, dove sono messi a confronto 215 contratti collettivi nazionali con i relativi contratti di riferimento. L’obiettivo, spiega Prudenzano, è favorire una lettura dei contratti “senza nessun pregiudizio” e contribuire a superare quello che definisce un sistema contrattuale italiano “bloccato”, caratterizzato da scarsa alternanza e dinamismo. 

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