Caro carburanti, Salvini: “Italia aiuta Ucraina che bombarda raffinerie in Russia”

(Adnkronos) –
L’Italia sostiene l’Ucraina che colpisce le raffinerie della Russia.”Risultato: aumenta il costo del carburante in tutto il mondo”. Matteo Salvini, leader della Lega e ministro delle Infrastrutture, rispetto al conflitto tra Russia e Ucraina fa riferimento ad una “stortura che ci deve portare a fare un ragionamento da uomini e donne liberi: noi finanziamo un paese aggredito, ma con parte di questi aiuti il paese aggredito bombarda le raffinerie del paese aggressore. Risultato: aumenta il costo del carburante in tutto il mondo”, duce parlando all’evento del partito ‘A tua Difesa’. “Lavorare tutti insieme per la fine della guerra in Ucraina e in Medio Oriente è un dovere di ogni amministratore pubblico italiano, altrimenti non torniamo più a casa”, aggiunge il ministro. 

Il governo cerca di arginare il caro carburanti con il taglio delle accise. E’ ipotizzabile una proroga della misura fino alla fine del mese? “Ne discuteremo nei prossimi giorni perché c’è la scadenza dello sconto sul gasolio domani. Io penso che sarà prorogato fino a fine mese o quasi, con le accise mobili. Poi bisognerà decidere visto che temo non ci saranno novità positive sul fronte iraniano né su quello russo-ucraino”, aggiunge. 

“Sul rinnovo dello sconto ai carburanti la richiesta della Lega è stata che siano compresi anche tutti i lavoratori autonomi, le partite Iva, i commercianti, i tassisti. Sono sicuro che sarà accolta”, afferma ancora. “Comprendere solo i lavoratori dipendenti escluderebbe una galassia” di persone. “Il lavoratore autonomo non è un lavoratore di serie b”, chiosa. 

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Ex Ilva, licenziamenti congelati per 2500 lavoratori dell’indotto

(Adnkronos) – Il governo ha chiesto di congelare i 2500 licenziamenti previsti per i lavoratori dell’indotto dell’Ex Ilva. Dopo l’incontro di ieri a Palazzo Chigi, le imprese sono state invitate alla responsabilità. Resta però alta la tensione sul futuro dello stabilimento di Taranto. 

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I trucchi per rimettere in sesto le piante al rientro dalle vacanze, ecco i consigli dell’esperto

(Adnkronos) – Le temperature estreme di questa estate hanno messo a dura prova anche le piante che arredano i nostri balconi, terrazze o appartamenti, spesso con spiacevoli sorprese al rientro dalle vacanze. Foglie ingiallite, marciumi, parassiti che hanno agito indisturbati per giorni sono segnali che fanno presagire la morte della pianta. Ma basta una attenta osservazione dello stato del terreno e alcuni semplici accorgimenti per farle tornare rigogliose. Siccità o eccesso d’acqua? “Se la pianta soffre di eccesso d’acqua con foglie mosce, vuol dire che le radici non riescono più ad assorbire liquidi perché sono totalmente o in parte marcite. Quindi è necessario svuotare il sottovaso, levarlo e far asciugare la pianta per almeno una giornata”. Un primo passo decisivo secondo Gaetano Zoccali, giornalista ed esperto di giardinaggio, valutare i danni delle radici rompendo la zolla con le mani. “Le radici marce, riconoscibili perché nere, vanno eliminate con forbici pulite, mentre quelle sane, bianche, vanno lasciate”, spiega all’Adnkronos il direttore artistico del festival del verde ‘Horti Aperti’.  

Poi si procede con il rinvaso con del terriccio nuovo. Attenzione alla concimazione, avverte l’esperto, “si fa solo dopo una settimana dal rientro dalle vacanze, quando le piante sono ben idratate, utilizzando metà dose”. Il consiglio vale soprattutto per le piante di appartamento con danni da aria secca. “In questo caso è bene fare una doccetta per levare la polvere dalle foglie che impedisce alla pianta di respirare, rigorosamente con acqua appena tiepida per evitare ulteriori choc”, aggiunge Zoccali. Nei vasetti, con il caldo “le radici si surriscaldano in meno di un’ora. Quindi durante l’estate le piante in piccoli vasi andrebbero sempre travasate in quelli più grandi così da avere più autonomia di umidità. Per rallentare l’evaporazione dell’acqua si può predisporre una pacciamatura, coprendo il terreno con gusci di nocciola”. 

Passando alla concimazione, “l’humus di lombrico è in assoluto il concime migliore perché non brucia le piante e migliora anche la struttura del terreno incoraggiando il microbioma naturale. Suggerisco di mettere due cucchiai per un vaso medio di 20 cm sparsi sulla superficie. Benefiche – continua Zoccali – anche le alghe brune, un ricostituente naturale che funge anche da biostimolante: oltre a mineralizzare, stimola la pianta a crescere”. Se è necessario rinvasare perché la pianta è cresciuta, “c’è un trucco che possiamo adottare: mescolare alla terra dei pellet di lana di pecora, un materiale naturale che mescolato al terreno ne migliora la struttura creando l’umidità giusta quando innaffiamo”. 

Contro funghi e parassiti, quali rimedi casalinghi e bio sono davvero efficaci? “Nel caso di malattia fungina, come per esempio il mal bianco o oidio che ricopre le foglie e i boccioli delle piante di una patina bianca simile a farina – succede sui balconi dove non circola l’aria o negli appartamenti chiusi – si può usare una miscela con 30% di latte ed acqua che va spruzzata una volta a settimana sulle parti aggredite. Quando asciuga, si forma una pellicola sulle foglie che impedisce al fungo di attecchire”, specifica il giornalista.  

Contro le malattie causate dai parassiti, come gli afidi o cocciniglie, “il sapone molle o di potassio – non quello dei piatti! – è un ottimo rimedio perché spruzzandolo sopra e sotto le foglie annienta gli insetti e non inquina”. Il bicarbonato? “In piccole diluizioni funziona per le malattie da funghi, ma ha degli effetti collaterali perché poi la terra rimane ‘salata’, tant’è che viene più consigliato come diserbante sulle erbacce del giardino”. L’acqua demineralizzata o quella piovana o dei condizionatori “è efficace quando le piante acidofile non riescono più ad assorbire il ferro presentando foglie gialle. Succede a causa del calcare dell’acqua del rubinetto e ce ne accorgiamo perché sulla superficie della terra in vaso si crea una patina bianca simile a una muffetta. Un bel lavaggio con una innaffiatura ogni sei mesi con acqua demineralizzata è tra le soluzioni”. Anche l’aceto aiuta ad acidificare i terreni troppo alcalini “ma va usato quello di mele e in piccolissime dosi, due cucchiaini in un litro d’acqua. Comunque poi è opportuna un’innaffiatura sempre con acqua demineralizzata”. Un altro acidificante è il caffè: “ma va utilizzato ogni tanto mettendo un fondo in mezzo litro d’acqua per poi innaffiare. Pratica da evitare per piante non acidofile”. I gusci delle uova “ricchi di calcio, una volta triturati e mescolati al terriccio, vanno bene per le piante succulente”.  

“La crisi climatica sta cambiando il nostro calendario in orti e giardini, oggi è importantissimo piantare non più in primavera ma in autunno, nel momento in cui i vegetali sono meno stressati dal caldo e possono concentrarsi a far crescere le radici”, conclude l’esperto.  

 

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Nautica, Anastassov traccia la nuova rotta di Ferretti Group

(Adnkronos) – I suoi pilastri strategici posano sulle solide basi dei sette brand del Gruppo: il Global Chief Executive Officer, Stassi Anastassov, traccia la rotta della nuova leadership di Ferretti Group nella giornata di apertura del Cannes Yachting Festival 2026, la manifestazione inaugura la stagione dei saloni del Mediterraneo. Per Anastassov sono le persone a muovere gli ingranaggi di una macchina produttiva collaudata che non offre solo yacht, ma esperienze di lusso che racchiudono innovazione e saper fare Made in Italy. 

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Carburanti, l’allarme del presidente di FederPetroli Italia: “Tra un mese il pieno potrebbe costare 30 euro in più”

(Adnkronos) – “Con la situazione di incremento giornaliero dei prezzi alla pompa per benzina e gasolio, tra un mese, se la situazione non dovesse avere freno, saremo costretti a fare un pieno con un costo dal 28 al 32%, circa 30 euro di maggiorazione su un rifornimento base di automobile”. A dirlo all’Adnkronos è Michele Marsiglia, presidente di FederPetroli Italia, commentando i nuovi rincari.  

“Abbiamo da circa due mesi un -36% sull’erogato diesel sui mezzi pesanti”, continua Marsiglia, che sottolinea: “Le aziende di trasporto hanno cambiato le proprie politiche logistiche a causa del caro gasolio: con la situazione paradossale che già la filiera inizia a essere intaccata e si iniziano a vedere meno prodotti sugli scaffali”. 

“Una situazione insostenibile se si pensa che da novembre 2025 un camion oggi ha un surplus mensile di circa euro 1.100”, conclude. 

 

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Ex Ilva, licenziamenti sospesi fino a sentenza: governo apre a partecipazione pubblica

(Adnkronos) –
Tregua sui 2.500 licenziamenti dell’indotto dell’ex Ilva di Taranto: Aigi e Aepi, che raccolgono le imprese che gravitano attorno al polo siderurgico, hanno acconsentito alla richiesta del governo di sospenderli. Ma è una tregua breve, durerà finché non si capirà il destino dell’area a caldo, cioè fino alla sentenza della Corte d’Appello di Milano che deciderà sull’istanza di sospensiva presentata da Acciaierie d’Italia e Ilva in As per il decreto di fermata. Intanto, il governo apre alla possibilità di una partecipazione pubblica a patto, però, che ci sia un piano industriale solido.  

È quanto è emerso dall’incontro di ieri a Palazzo Chigi che, presieduto dal sottosegretario Alfredo Mantovano, ha impegnato l’esecutivo in tre round per un totale di quasi sei ore: prima gli enti locali, poi le associazioni datoriali, infine i sindacati. Insieme a Mantovano, una fitta pattuglia di ministri: delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, degli Affari europei, le Politiche di coesione e il Pnrr Tommaso Foti, la ministra del Lavoro Marina Calderone, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alle Politiche per il Sud Luigi Sbarra e il consigliere per i rapporti con le parti sociali Stefano Caldoro.  

Il passaggio è delicatissimo, la situazione spinosa. Oggi è prevista l’udienza di fronte al tribunale meneghino (la decisione finale non dovrebbe tardare di molto ad arrivare). “Nel caso la Corte confermasse il decreto di sospensione dell’area caldo – assicura Mantovano – l’intenzione del governo è provare a trasformare una situazione complicata e difficile in un’occasione per il rilancio dell’area”.  

Il primo passo è lo stop temporaneo ai licenziamenti, con un richiamo alla responsabilità “a cui non ci siamo potuti sottrarre, di fronte anche alle garanzie sulla continuità produttiva e di un nuovo tipo di acciaio green e forni Dri”, ha detto Nicola Convertino, presidente di Aigi; cui fanno eco le parole del presidente di Aepi, Mino Dinoi: “Avere l’unità verso un appello del governo di sospendere i licenziamenti è anche un atto di apertura da parte nostra, perché il nostro obiettivo non era licenziare ma far arrivare il grido di allarme che c’è a Taranto”.  

L’incertezza tuttavia rimane, e i metalmeccanici sono inquieti. Il confronto tra esecutivo e tute blu sconta quelle che fonti sindacali hanno definito “forti tensioni”, dovute allo stallo sulle differenti posizioni in merito alla vicenda dell’acciaieria, che portano ad una pausa di circa un’ora. Alla fine non si trova la quadra, ma si mette il tavolo in standby: entro un paio di giorni – quindi dopo l’udienza della Corte d’Appello – ci sarà un aggiornamento. Più tempo, quindi, per fare degli “approfondimenti”, spiega il segretario Uilm, Davide Sperti. “Siamo stati a un passo dalla rottura, i due giorni presi dal governo sono necessari a trovare gli strumenti nel caso in cui la magistratura confermasse di chiudere l’area a caldo”, dice il leader Fiom, Michele De Palma. E gli strumenti, i sindacati lo dicono con chiarezza, devono tutelare i lavoratori: “Per ora i licenziamenti sono solo sospesi, per noi il blocco dei licenziamenti è fondamentale”, dichiara Ferdinando Uliano, segretario generale Fim. 

Il governo “non è rassegnato” anche se la situazione è difficile, e Mantovano indica tre direttrici su cui lavorare anche nell’eventualità in cui il tribunale meneghino dovesse confermare la sospensione: le prospettive della gara per individuare il nuovo acquirente e la valutazione del piano industriale che sarà presentato; l’individuazione di misure di carattere sociale, dalla Cigs a percorsi di esodo incentivati; lo sviluppo dei progetti di reindustrializzazione, e quindi di assorbimento degli eventuali esuberi, non solo per i dipendenti Ex Ilva ma anche delle aziende dell’indotto.  

Sul fronte del bando internazionale non ci sono novità: la proposta di Jindal è sul tavolo, mentre gli italiani della cordata di Federacciai sono ancora nella fase di due diligence. Occorreranno, nei calcoli del governo, un paio di mesi perché scada il termine per la presentazione, seguirà poi la trattativa, per tutta la durata della quale resterà in piedi l’amministrazione straordinaria dell’ex Ilva.  

Nel mentre si apre lo spiraglio della partecipazione pubblica dello Stato. L’esecutivo infatti non la esclude, a patto però che ci sia un piano industriale solido e credibile, avrebbe affermato il sottosegretario. In ogni caso, l’unico futuro dell’acciaio in Italia è un futuro green. Quindi forni elettrici alimentati a Dri: le risorse ci sono, il governo le userà, avrebbe affermato Mantovano (il miliardo stanziato dal governo Draghi per il Dri, successivamente ridotto a circa 700 milioni, era stato dirottato dal decreto infrastrutture, diventato legge lo scorso 7 agosto, nei capitoli del Mimit con obiettivi, più generali, di decarbonizzazione siderurgica, rendendo possibile per questi fondi ‘rientrare dalla finestra’). 

Per un rilancio vero, però, il raggio d’azione però deve essere più ampio della sola Ilva. Per questo da Palazzo Chigi arriva la proposta di un tavolo permanente sull’area di Taranto, sul modello di quanto fatto per la realizzazione delle opere del Giubileo 2025 o, ancora, per gli interventi nella cosiddetta Terra dei Fuochi in Campania. La convocazione potrebbe arrivare già dai prossimi giorni, e l’obiettivo, spiega il sottosegretario, dovrà essere quello di “favorire l’assunzione di una responsabilità condivisa, evitando la frammentazione degli interventi e affrontando il futuro dell’area attraverso un disegno d’insieme”.  

L’idea piace alle imprese e agli enti territoriali, che insistono sulla necessità di mettere a terra una legge speciale per Taranto: “Abbiamo condiviso l’idea di costituire un tavolo interistituzionale di monitoraggio con ministeri ed enti locali, associazioni datoriali e sindacali, per individuare le soluzioni che possono poi diventare un provvedimento”, dice il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro. Gelida, invece, la reazione delle tute blu: “Non siamo una falegnameria, vogliamo risposte”, è la chiosa di Sperti. (di Martina Regis) 

 

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Pensioni, Fornero: “Giorgetti si contraddice, anche la proposta della Lega crea disparità di trattamento”

(Adnkronos) – “Giorgetti conferma il profilo sempre molto pacato delle sue dichiarazioni, ma mi sembra di poter dire che questa ultima è un po’ in contraddizione rispetto ad altre sue affermazioni sulla riforma del nostro governo: in particolare, di fronte ai cambiamenti demografici mi pare avesse detto che una controriforma della Fornero, diciamo così, non sarebbe stata possibile, visto per l’appunto l’invecchiamento della popolazione, il deterioramento molto rapido e molto forte che avremo nei prossimi decenni tra il numero delle persone anziane e il numero delle persone in età di lavoro. Quindi qualche volta ci si contraddice, anche questo è possibile in politica”. La professoressa Elsa Fornero, ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali del governo Monti, commenta con l’Adnkronos le dichiarazioni del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che – parlando dal palco dell’iniziativa della Lega ‘A tua difesa – Verso la Finanziaria 2027’ – ha definito di “buon senso” la proposta del Carroccio di un’uscita anticipata a 64 anni anche per chi ha cominciato a lavorare prima del 1996”, ravvisando “una distorsione” nella legge Fornero.  

Professoressa Fornero, la sua riforma, ha detto Giorgetti, tratta peggio chi ha iniziato a lavorare prima del ’96, rispetto a chi ha iniziato dopo, sostenendo che “anche costituzionalmente c’è qualche difetto”. Serve una “sorta di equità tra tutti i lavoratori”, ha affermato.
 

“Ahimè, qualche volta bisogna correggere delle distorsioni implicite in leggi passate e di fronte a una crisi chiedere sacrifici a quelli che arrivano dopo e che devono pagare scelte poco assennate precedenti. E’ vero che si trattano magari diversamente generazioni diverse, ma purtroppo questo può dipendere proprio dal fatto che il legislatore precedente non ha fatto i conti con le misure approvate, e quindi ha imposto costi a quelli che vengono dopo”.  

E quindi che bisogna fare?  

“Quando i costi sono eccessivi bisogna cercare di ridurli, non si possono abolire le pensioni del passato, ma si può chiedere alle persone di lavorare di più e si può anche correggere le formule pensionistiche”. 

La flessibilità è un obiettivo perseguibile in un sistema già sotto pressione?  

“La flessibilità è sempre una buona cosa. Ma l’ultima proposta della Lega dice che la flessibilità i lavoratori se la devono pagare, e quindi permette loro di andare in pensione ma sostanzialmente con l’applicazione della formula contributiva che è molto meno generosa di quella applicata ai lavoratori che sono andati in pensione con una fetta importante di formula retributiva. E anche questa è una diversità di trattamento, quindi l’osservazione che Giorgetti fa alla nostra legge vale anche per questa, perché comunque le persone vanno in pensione ma non con il beneficio che avevano coloro che ci sono andate finora, con una fetta più o meno rilevante di pensione calcolata con una formula più generosa. Quindi, purtroppo, quando ci sono costi da pagare qualcuno deve farlo”. 

Che impatto avrebbe sui conti pubblici la proposta della Lega?  

“Aumenterà la spesa previdenziale, perché se le persone escono aumenta la spesa per le pensioni, e diminuiscono le persone che lavorano, il che non mi sembra la ricetta migliore per la crescita della quale abbiamo bisogno. Inoltre, saranno pensioni più povere che costringeranno magari domani futuri governi a intervenire per alzarle. Non mi sembra francamente una proposta saggia e quindi rimango dell’opinione che il governo farebbe bene a rifletterci e che debba farlo anche il ministro del Tesoro”.  

Quale sarebbe la ricetta più adeguata?  

“C’è una transizione difficile e complicata proprio dagli errori del passato, se noi avessimo già fatto tutta questa transizione non avremmo dovuto affrontare le difficoltà che da tempo abbiamo, ripeto per la generosità del passato. Anch’io sarei d’accordissimo nel dire che si può andare in pensione in maniera flessibile, purché ci sia un minimo di importo altrimenti poi la pensione è troppo bassa e i cittadini non ce la fanno, ma in questo momento credo che sia ancora prematuro”. 

Quali sono le condizioni per poter introdurre maggiore flessibilità?  

“Quando le pensioni saranno calcolate interamente col contributivo la flessibilità ci sarà senza distorsioni, che anche questa ipotesi della Lega mantiene”.  

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Giorgetti: “Ipotesi flat tax per gli stipendi dei giovani. Pensione a 64 anni? Bisogna garantire equilibrio conti”

(Adnkronos) – Ipotesi di “accordo con gli imprenditori per una flat tax” sugli “aumenti degli stipendi dei giovani”. E’ l’idea lanciata dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti all’evento ‘A tua difesa’ organizzato dalla Lega.  

“C’è l’opportunità di elevare ancora il limite per quanto riguarda la flat tax, che passa attraverso un limite piuttosto astruso e a mio giudizio ingiustificato, dell’Europa con cui bisogna negoziare”, ha continuato sull’impegno della Lega per rialzare a 100mila euro il tetto dei ricavi per la flat tax delle partite Iva oggi a 85mila euro. 

Per quanto riguarda il sistema pensionistico “deve garantire un equilibrio dei conti e una equità di trattamento” mentre “la proposta della Lega dei 64 anni deve essere letta nel modo corretto”, afferma, osservando che “nella riforma Fornero c’è, non dico un’ingiustizia, ma una distorsione tra chi ha iniziato a lavorare prima del 1996, che sostanzialmente viene trattato peggio, e chi viene dopo che viene trattato in modo diverso”, spiega. 

Pensioni, Fornero: “Giorgetti si contraddice, anche la proposta della Lega crea disparità di trattamento”
 

Sul fronte deficit, “non faccio una malattia del 3%, stare sopra o sotto, il problema è che la storia corre molto più veloce delle istituzioni europee che sono ferme a dei trattati siglati 20-30 anni fa”. In Europa “o c’è la capacità di cambiare, di aggiornare, oppure inevitabilmente come una pentola a pressione prima o poi da qualche parte sfiata ed è quello che accade ogni volta che si va a votare in giro per l’Europa lo dimostra. Quindi è l’ennesimo campanello d’allarme, campanone, per svegliarsi, però non è che mi faccia molte illusioni”. 

Se ci fosse più “concorrenza” gli extra profitti delle banche “automaticamente” si abbasserebbero, continua quindi il ministro. “Ma c’è concorrenza nelle banche? C’è competizione? C’è competizione nell’andare a offrire ad un povero imprenditore che non trova niente” di prestiti, è la domanda retorica posta da Giorgetti dal palco dell’evento. “O se ci mettiamo invece nei panni di un pensionato che volesse trasferire il suo conto, quanto impiega a trasferirlo da una banca all’altra?”, insiste il ministro. “Se tu introduci questi elementi concorrenza vedi che alcuni extra-profitti automaticamente si abbassano a beneficio della collettività”, afferma. 

Il governo in quattro anni ha attuato “una politica di galleggiamento, cioè tenere la barca in acque sicure con gli interventi che ci hanno reso coerenti con la nostra impostazione e il nostro modo di vedere le cose”. Ora, continua Giorgetti, “faremo di più ma quello che deve essere chiaro è il principio di realismo, fare tutto il possibile in un principio di realtà, altrimenti i rischi sono dietro l’angolo”. 

“In questi quattro anni – spiega – credo che il governo abbia messo in sicurezza, non soltanto salvando, ma anche dando una prospettiva a situazioni che da tanto tempo si erano incancrenite. Alcune sono diciamo così di maggiore ribalta, altre sono come la vicenda di Tim che con l’operazione che è stata lanciata, a mio giudizio, dà una visione in un settore tecnologicamente fondamentale per lo sviluppo dell’economia”. 

 

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Pensione anticipata a 64 anni, cosa dice la Cgil: la simulazione

(Adnkronos) – L’eventuale possibilità di accedere alla pensione anticipata a 64 anni sarebbe accompagnata dal ricalcolo dell’intera pensione con il sistema contributivo, afferma la Cgil. Le simulazioni del sindacato mostrano che, con 40 anni di contributi e una retribuzione annua di 35mila euro, l’assegno calcolato con il sistema misto sarebbe di circa 1.726 euro mensili. 

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Affitti brevi: è scontro aperto tra Ue, proprietari di case e piattaforme turistiche

(Adnkronos) – La Commissione europea si accinge a dare battaglia
agli affitti brevi per affrontare la crisi delle locazioni e del caro-prezzi delle abitazioni. Il veicolo scelto è un regolamento denominato ‘Affordable Housing Act’ (Legge sugli alloggi a prezzi accessibili). Ma c’è stata già una levata di scudi in Italia da parte di chi opera nel settore extralberghiero e dei proprietari di case contro l’intervento legislativo che sarà presentato proprio domani, 9 settembre, a Bruxelles, del quale è circolata una bozza nei giorni scorsi. Bruxelles intanto ha avviato una consultazione pubblica. C’è l’intenzione di lasciare alle autorità locali, in particolare ai sindaci, il compito di stabilire come intervenire nelle cosiddette “aree soggette a stress abitativo”, dove il prezzo medio di acquisto di una casa, rapportato al reddito disponibile medio della popolazione ivi residente, dovrà essere pari o superiore a otto volte il reddito. L’Adnkronos ha raccolto le voci di chi si oppone al provvedimento ancor prima della sua nascita ufficiale, a cominciare dalle principali piattaforme online di alloggi e servizi turistici.  

“Booking.com sostiene un mercato unico europeo forte, come motore di crescita e prosperità. La proposta rischia di andare contro questa ambizione e di creare, invece, un precedente preoccupante per il suo indebolimento. Insieme alla maggioranza degli stakeholder che hanno partecipato alla consultazione pubblica, compresi gli Stati membri dell’Ue, riteniamo che non vi sia necessità di un intervento legislativo a livello europeo e avremmo preferito linee guida aggiornate nell’ambito della Direttiva Servizi – fanno sapere da Booking.com – Siamo pronti a collaborare con i colegislatori per garantire che la proposta preservi i pilastri fondamentali del mercato unico: sussidiarietà, non discriminazione e proporzionalità”.  

Più cauta la presa di posizione di Airbnb anche se puntuale. “La crisi abitativa in Europa richiede soluzioni strutturali e l’attuazione di questo regolamento dovrebbe puntare ad aumentare l’offerta di case. Lavoreremo con gli Stati membri per garantire che le misure adottate siano proporzionate e basate sui dati reali, a tutela di host, ospiti e comunità che dagli affitti brevi dipendono”. 

La stretta sugli affitti brevi è all’attenzione anche di Aigo – Associazione Italiana Gestori Ospitalità diffusa di Confesercenti. “Siamo preoccupati, anche se è vero che si tratta di una proposta e che non appena inizierà l’iter parlamentare europeo ci sarà la possibilità di interloquire con gli eurodeputati anche mediante il nostro ministero del Turismo” afferma Claudio Cuomo, presidente di Aigo. Inoltre, rimarca “sulla piattaforma europea della proposta normativa viene data la possibilità ai singoli gestori di intervenire per dare il proprio parere, noi inviteremo i nostri associati a farlo”. Perplessità tuttavia rimangono. “La domanda che ci poniamo come associazione è questa: limitare gli affitti brevi produrrà davvero più abitazioni disponibili per le famiglie? Perché – puntualizza – non dimentichiamo che, secondo gli ultimi dati Istat del 2024, ci sono ancora 9 milioni di abitazioni non affittate in Italia, né come affitti brevi né sotto forma di altro affitto”.  

Secondo Aigo infatti, il problema della scarsità di locazioni, specialmente in alcuni grandi centri urbani, nelle città d’arte e universitarie, da Firenze a Roma, da Venezia a Napoli e Bologna, risiede in un altro aspetto. “Il costo delle operazioni straordinarie per i condomini e quindi per i proprietari di immobili è salito tantissimo e spesso – spiega Cuomo – non c’è sicurezza del pagamento di un affitto o che l’immobile sia liberato a breve termine. L’unica sicurezza è che le tasse su quel contratto di affitto vanno comunque pagate”.  

Anche i proprietari di case si sono fatti sentire e la Confedilizia, che li rappresenta, ha lanciato un appello alla politica. La bozza del regolamento europeo prevede “l’attribuzione alla ‘autorità competente’ di ogni Paese Ue del potere di adottare misure per limitare le locazioni brevi nonché l’acquisto o l’utilizzo di immobili non destinati ad abitazione principale. Occorre che tutte le forze politiche responsabili si adoperino, sia in sede nazionale, sia in sede europea per scongiurare l’approvazione di un regolamento che rappresenterebbe un’inaccettabile invasione di campo dell’Unione europea” commenta il presidente di Confedilizia Giorgio Spaziani Testa. 

Dura anche la posizione di Fimaa, Federazione Italiana Mediatori Agenti d’Affari di Confcommercio, che ritiene la bozza della normativa “irricevibile, lesiva del diritto di proprietà e della libertà contrattuale”. “Il testo è studiato per limitare gli affitti brevi e consente di introdurre limitazioni anche all’acquisto e all’utilizzo di unità immobiliari non destinate ad abitazione principale”. Oltretutto le locazioni di breve periodo, in Italia, riguardano meno del 2% degli oltre 35 milioni di unità residenziali. “Il regolamento – prosegue Fimaa Italia – colpirebbe i piccoli proprietari che si ritroverebbero nell’impossibilità di mettere a reddito le proprie unità immobiliari. Il rischio è ancora più concreto se si considera che il testo è un regolamento e non una direttiva: una norma cioè direttamente applicabile in Italia senza alcun passaggio parlamentare”. 

Critiche, infine, anche dall’Unione Piccoli Proprietari Immobiliari (Uppi). “Se una casa rimane vuota dovremmo domandarci perché il proprietario preferisca non affittarla a residenti. Aggiungere obblighi e divieti rischia di ottenere l’effetto contrario: meno proprietari disposti a mettere il proprio immobile sul mercato” taglia corto il presidente nazionale Fabio Pucci. L’Uppi propone da tempo di cambiare approccio e di incentivare il ritorno delle abitazioni alla locazione residenziale, attraverso quattro interventi: introdurre una detassazione parziale per chi rimette in locazione un immobile oggi sfitto; ridurre le lungaggini nelle procedure di rilascio degli immobili, garantendo tempi certi per il recupero dell’abitazione; stabilizzare le detrazioni fiscali per le ristrutturazioni, offrendo un quadro fiscale certo e duraturo; facilitare la regolarizzazione delle irregolarità edilizie e impiantistiche sanabili che impediscono di destinare gli immobili alla locazione, anche a fronte dell’impegno ad applicare canoni calmierati. 

 

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