Marcantonio (Consulenti): “Siisl centrale per politiche attive, cambio di passo su mercato”
(Adnkronos) – In questi ultimi anni a livello legislativo è stato “realizzato un percorso che ha determinato un cambio di passo notevole sul mercato del lavoro che non riguarda solo il numero di posti di lavoro, mai stati così elevati, ma, analizzando i diversi strumenti messi a terra, le azioni di inclusione e di politiche attive, di incentivi e di qualità della retribuzione.
In questo percorso si sono inserite diverse riforme, tra cui il Siisl, centrale per promuovere le politiche attive, per ‘matchare’ domanda e offerta di lavoro. E’ l’infrastruttura che renderà misurabile a livello qualitativo e quantitativo l’incrocio tra domanda e offerta di lavoro”. Lo ha detto Giovanni Marcantonio, vice presidente del Consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro, intervenendo alla Convention nazionale dei professionisti a Reggio Calabria.
E per Marcantonio è fondamentale il percorso del “decreto sul salario giusto che incrementa la qualità del mercato del lavoro. E il ruolo del consulente del lavoro è indispensabile per intervenire nei passaggi più difficili dell’incrocio tra domanda e offerta di lavoro”.
Voto anticipato ad aprile o maggio, taglio tasse sul ceto medio, stranieri in classe. Cosa succede in Parlamento
La Giornata Parlamentare è curata da Nomos, il Centro studi parlamentari, e traccia i temi principali del giorno. Ogni mattina per i lettori di Key4biz. Per leggere tutti gli articoli della rubrica clicca qui.
La legge elettorale sarà uno spartiacque. Rimane l’ombra del voto anticipato
Quello delle elezioni in primavera è uno scenario sempre più concreto, e vari parlamentari già ipotizzano due date, il 4 aprile o la seconda metà di maggio. Al netto delle resistenze di Fi e Lega che puntano ad arrivare fino all’autunno 2027, pochi ormai all’interno del centrodestra credono che possa andare diversamente, a maggior ragione dopo la mancata uscita dalla procedura di infrazione Ue. Intanto c’è lo spartiacque della legge elettorale: l’intenzione di Giorgia Meloni di porre la questione di fiducia alla Camera conferma che si temono sgambetti dai franchi tiratori nello scrutinio segreto, e se la riforma dovesse fallire, l’intenzione della presidente del Consiglio sarebbe quella di recarsi senza indugi al Quirinale. Mancano ancora un paio di settimane, ma i più esperti già delineano possibili scenari nel caso in cui si aprisse la crisi. L’esercizio provvisorio è una eventualità che nessuno, dal Colle in giù, vuole affrontare, e anche il voto a gennaio viene considerato altamente improbabile.
Maggioranze alternative all’attuale sono sulla carta inesistenti, quindi tra le ipotesi ci sarebbe anche quella che il governo Meloni resti in carica per l’ordinaria amministrazione e per l’approvazione della manovra, con lo scioglimento delle Camere nei primi due mesi dell’anno. Sulle riflessioni che si fanno in questi giorni all’interno del governo pesa il rischio di una ulteriore escalation della crisi in Iran. E sul fronte interno si sta verificando quella situazione di “tensioni elettorali intempestive” già stigmatizzata a fine luglio dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Resta alta l’attenzione della maggioranza sul fattore Roberto Vannacci che continua a crescere nei sondaggi. Un assaggio della sfida centrodestra-vannacciani si avrà quando lunedì si saprà il risultato delle suppletive a Reggio Calabria. Se la legge elettorale arriverà in porto, cosa probabile, i fedelissimi di Meloni, forse anche per mascherare la sua tentazione del voto a primavera, assicurano che l’orizzonte sarà la fine della legislatura.
Giorgetti da priorità al taglio delle tasse sul ceto medio
Il calo delle tasse per il ceto medio resta la priorità. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, tira dritto sui punti di partenza della manovra: riduzione dell’Irpef anche per il ceto medio, con un riferimento indiretto allo scaglione tra i 50 e i 60mila euro, taglio del bollo auto strutturale e flat tax per gli aumenti di stipendio dei giovani. E si prepara al confronto con la Commissione Ue sulla clausola di salvaguardia per le spese in difesa ed energia, dopo che i dati definitivi dell’Istat hanno confermato un rapporto deficit/Pil 2025 al 3,1%, troppo alto per un’uscita anticipata dalla procedura d’infrazione.
“Da aprile stiamo valutando cosa si poteva fare in questa situazione”, ha affermato. La decisione sull’attivazione della clausola sarà di tutto il governo. E i partiti sono già in fermento. Ad aprire il tema Matteo Salvini che, dopo aver chiesto lo sforamento di miliardi, sembra frenare: “non mi interessa la forma, ma la sostanza: se non è scostamento, una legge di bilancio importante e coraggiosa che punta sugli investimenti”. FdI ha richiamato alla prudenza. “Credo che sia giusto cercare investimenti e sostegni, però sempre in un quadro di compatibilità della finanza pubblica”, ha affermato il responsabile economico di Fdi, Marco Osnato, secondo cui lo scostamento non s’ha da fare. Gli altri partiti della maggioranza iniziano marcare il terreno, indicando priorità e scelte di bandiera. “Fi non voterà una legge di bilancio che contenga la sugar tax”, ha scandito il portavoce Raffaele Nevi. Mentre la segretaria di Noi Moderati, Mara Carfagna, ha chiesto di “investire sui giovani con più energia”, presentando la proposta di zero tasse per tre anni per i ragazzi al loro primo contratto di lavoro.
Giorgetti ha rassicurato: teniamo insieme i conti e la crescita. La sintesi sulla manovra avverrà “a breve”, perché prima di tutto andrà aggiornato il quadro di finanza pubblica. “All’inizio del prossimo mese si saranno chiarite quali saranno le indicazioni strategiche e politiche da parte del governo”, ha anticipato. Nei prossimi giorni si discuterà anche dell’utilizzo della clausola di deroga alle regole Ue per l’energia, di cui sono stati chiesti fino a 14 miliardi per il 2026, 2027 e 2028, e che è stata concessa. Se saranno in deficit, l’uscita dalla procedura di infrazione, prevista per il prossimo anno, potrebbe slittare. Ma finora siamo “assolutamente in linea con il preventivato”, ha sottolineato Giorgetti che ha rivendicato di non aver fallito sui conti pubblici per non essere riuscito ad uscire con un anno di anticipo. Anche sulla crescita “non siamo in coda in Europa. Altri Paesi stanno in condizioni assai peggiori in un contesto internazionale assolutamente sfavorevole”, ha ribadito citando gli ultimi dati dell’Ocse.
Oggi in Cdm il decreto sul tetto per gli stranieri nelle classi
Giuseppe Valditara conferma la linea del Governo sulla norma, attesa oggi in Cdm, che prevederà un tetto del 30% di alunni stranieri per classe. “Occorre intervenire subito”, spiega il ministro dell’Istruzione, collegato da New York con la sala Salvadori della Camera, dove Matteo Salvini e lo stato maggiore della Lega sono schierati a rivendicare la primogenitura della norma e del divieto di indossare il burqa e il niqab. Il provvedimento sarà un decreto-legge ed “entrerà immediatamente in vigore, riguarderà da quest’anno i nuovi arrivi: non disarticoliamo le classi esistenti ma i nuovi arrivi considereranno la percentuale del 30%”. Valditara punta il dito contro “le strumentalizzazioni” e “le sciocchezze di vario genere”.
Nessuno scontro con il Quirinale, assicura: “Le parole del presidente Mattarella sono state strumentalizzate. Io che ero presente ad Amatrice l’ho sentito parlare di integrazione” e “anche noi vogliamo l’integrazione dei ragazzi stranieri, ma soprattutto ho sentito parlare di no alle classi ghetto”, insiste. Al Quirinale, intanto, si attende il testo del decreto dopo giorni di interlocuzioni. Il “faro” con il quale gli uffici guarderanno il provvedimento è l’art. 34 della Costituzione, quel “La scuola è aperta a tutti” ribadito in diverse occasioni da Mattarella. In ogni caso, i contatti con il Quirinale hanno fatto emergere alcuni problemi (di difficile attuazione, senza prevedere permessi di lavoro ad hoc, ad esempio, i corsi di lingua per i genitori degli alunni), ma al vaglio del Colle ci sarà, come sempre, solo ed esclusivamente la costituzionalità delle norme. Il lavoro tecnico sul provvedimento è in corso.
Pd si divide sul ddl antisemitismo, i riformisti contestano
L’appello di Elly Schlein al centrodestra sull’antisemitismo cade nel vuoto, se la leader Pd aveva dato disponibilità a votare il testo a condizione che venga cambiata la definizione di antisemitismo, il centrodestra fa sapere che non toccherà una virgola del ddl e il no dei democratici a questo punto è un dato acquisito. Un esito scontato, che però mette agli atti anche lo smarcamento dei riformisti che ancora non hanno ufficializzato come voteranno, ma che sicuramente non diranno no come il resto del partito. Una rottura che la minoranza incassa con rammarico, Piero Fassino parla di “errore”, ma i commenti di altri esponenti riformisti, a microfoni spenti, vanno ben oltre: “è l’ennesimo scivolamento verso M5S. A questo punto rimane solo la posizione sull’Ucraina a distinguerci da loro. E su questo non accetteremo sorprese”. Il sostegno, anche militare, a Kiev sarà uno dei punti centrali della convention dei riformisti in programma nel fine settimana a Prato, anche perché la linea rossa tracciata da Conte sul no alle armi a Kiev preoccupa molto, proprio alla luce di ciò che è successo sull’antisemitismo.
Il Pd al Senato si era astenuto sul ddl, mentre alla Camera la segretaria Schlein e praticamente tutto il resto del partito hanno optato per il no. Solo l’ala che fa riferimento a Stefano Bonaccini e gli ex lettiani, raccontano, sono rimasti prudenti durante il dibattito di martedì sera al gruppo Pd. Per i riformisti la spiegazione è una sola: “Elly teme di essere scavalcata da Conte su questo, ha ascoltato le sue parole a Nova e non ha voluto lasciargli lo spazio su un terreno molto sentito dalla nostra base”. In assemblea sono stati Piero Fassino e poi Lorenzo Guerini a proporre la mediazione: asteniamoci tutti, così il partito resta unito. Tesi che non è passata. E comunque il centrodestra ha detto ad ogni modifica e ora la spaccatura al momento del voto pare inevitabile. Resta solo da capire se i 5 deputati riformisti (Fassino, Guerini, Quartapelle, Merola e Carè) voteranno sì o si asterranno.
Alla Camera
L’Assemblea della Camera tornerà a riunirsi alle 18.00 per del decreto-legge per la funzionalità della pubblica amministrazione e degli enti territoriali, nonché in materia di protezione civile, il cosiddetto decreto Pa.
Per quanto riguarda le Commissioni, la Affari Costituzionali proseguirà l’esame in terza lettura della pdl sulla legge elettorale. La Affari Esteri proseguirà l’indagine conoscitiva sulle dinamiche geopolitiche nella regione dell’Artico e ascolterà Valeria Talbot, responsabile del Centro Medio Oriente e Nord Africa, e Filippo Fasulo, responsabile dell’Osservatorio Geoeconomia, dell’Istituto Affari Internazionali (ISPI), sugli aspetti geopolitici del progetto IMEC (India Middle East Europe Economic Corridor). La Finanze inizierà la discussione del DL sui carburanti e il bollo auto. Tutte le altre Commissioni riprenderanno i propri lavori la prossima settimana.
Al Senato
Dopo che ieri ha approvato definitivamente il DL sui prezzi dei carburanti e l’ILVA e la legge delega sul nucleare sostenibile, nella giornata di oggi l’Assemblea del Senato non si riunirà. L’aula di palazzo Madama riprednerà i propri lavori martedì prossimo alle 16.30 con l’esame sul ddl sulla riorganizzazione del Consiglio universitario nazionale.
Per quanto riguarda le Commissioni, la Affari Costituzionali svolgerà audizioni sul ddl sul trasferimento di immobili fra pubbliche amministrazioni. La Giustizia si confronterà sul ddl sulle professioni pedagogiche ed educative, sul ddl sull’allontanamento del minore e sui ddl sulla legittima difesa. Sgolerà delle audizioni sul ddl in materia di legittima difesa ed esaminerà il ddl sul rilascio di immobili. La Politiche dell’Ue esaminerà la relazione programmatica sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea per l’anno 2026 e per il 2025, inizierà l’esame del ddl delegazione europea 2026 e dibatterà sull’affare assegnato relativo agli aspetti istituzionali della strategia commerciale dell’Unione europea.
La Cultura svolgerà audizioni sui ddl sul sistema calcio. La Industria proseguirà l’esame del DL sugli impianti di interesse strategico nazionale. Dibatterà sull’affare assegnato sulle aree di crisi industriale complessa in Italia, sul ddl sulle grotte d’Italia e proseguirà l’esame del ddl sulle reti delle città madri del made in Italy, dei ddl sull’attività di acconciatore ed estetista, dei ddl sui prodotti agroalimentari di qualità, dei ddl sul registro nazionale dei pizzaioli e dei ddl sullo spreco alimentare. Infine, discuterà sul ddl sull’agricoltura.
La Lettera di intenti di ESA e Mistral per l’AI sovrana nello Spazio
L’autonomia strategica europea passa sempre più dall’incrocio tra due tecnologie considerate ormai essenziali: Spazio e intelligenza artificiale (AI). È in questa prospettiva che va letta la nuova intesa tra l’Agenzia spaziale europea (ESA) e Mistral AI, uno dei principali attori europei impegnati nello sviluppo di modelli avanzati di intelligenza artificiale.
La Letter of Intent, annunciata dall’ESA e firmata a Parigi (il 16 settembre) dal direttore generale dell’Agenzia, Josef Aschbacher, e dal cofondatore e ceo di Mistral, Arthur Mensch, definisce un quadro di cooperazione destinato ad ampliare l’utilizzo dell’AI nelle attività ingegneristiche, scientifiche e operative.
Non si tratta semplicemente di portare nuovi chatbot all’interno dell’Agenzia. Il punto strategico è un altro: verificare come modelli avanzati, infrastrutture cloud e competenze AI europee possano essere integrati in uno dei settori più sensibili per la sicurezza e la competitività del continente, mantenendo sotto controllo dati, infrastrutture e know-how.
Il direttore generale dell’ESA, Josef Aschbacher
L’AI entra nelle attività spaziali europee
L’accordo consentirà alle due organizzazioni di esplorare applicazioni che combinano le capacità di Mistral nei modelli e nelle infrastrutture AI con il patrimonio scientifico, ingegneristico e operativo dell’Agenzia. Gli ambiti individuati comprendono osservazione della Terra, ingegneria, capacità avanzate di AI applicate allo Spazio e sviluppo di nuove competenze.
Le applicazioni previste sono molto concrete: facilitare l’accesso alla conoscenza tecnica, automatizzare attività ripetitive, migliorare i processi ingegneristici e assistere il personale nelle decisioni tecniche. A queste si aggiunge la possibilità di utilizzare l’intelligenza artificiale per elaborare quantità crescenti di informazioni provenienti dai sistemi spaziali.
“L’intelligenza artificiale sta rapidamente diventando una capacità fondamentale per il futuro dello spazio”, ha spiegato Aschbacher, sottolineando che la cooperazione con Mistral rappresenta un nuovo passo per rafforzare la leadership tecnologica e la resilienza dell’Europa.
L’obiettivo, secondo il direttore generale dell’ESA, è sviluppare insieme “soluzioni AI innovative, sicure e affidabili” a beneficio non soltanto del settore spaziale, ma più in generale della società europea.
Non si parte da zero: i progetti Orbit ed EVE
La Letter of Intent non inaugura da zero il rapporto tra ESA e Mistral. Lo amplia e lo porta su un livello maggiormente strategico. Tra le iniziative già esistenti c’è Orbit, assistente AI sicuro destinato a supportare le attività ingegneristiche dell’Agenzia, facilitando l’accesso alla conoscenza e riducendo il peso delle operazioni ripetitive.
C’è poiEVE, Earth Virtual Expert, sviluppato attraverso il Φ-lab dell’ESA insieme a partner europei e dedicato all’osservazione della Terra e alle scienze del sistema terrestre.
Il salto previsto dall’intesa è quindi quello dalle singole sperimentazioni verso un quadro più ampio nel quale l’AI possa diventare una tecnologia trasversale alle attività dell’Agenzia.
Il CEO di Mistral AI, Arthur Mensch
Dallo Spazio arrivano i dati, l’AI deve trasformarli in conoscenza
È soprattutto nell’osservazione della Terra che l’integrazione tra spazio e intelligenza artificiale può assumere un peso economico e strategico crescente. L’Europa dispone di un patrimonio enorme di dati satellitari e di programmi come Copernicus.
Possedere il dato non è sufficiente e il vantaggio competitivo dipende sempre più dalla capacità di elaborarlo rapidamente, incrociarlo con altre informazioni e trasformarlo in conoscenza utilizzabile da imprese, amministrazioni e cittadini.
Sistemi AI specializzati possono contribuire ad analizzare immagini satellitari, informazioni meteorologiche, dati ambientali e altre fonti per accelerare l’individuazione di incendi, alluvioni, stress idrico, cambiamenti nell’utilizzo del territorio o criticità che interessano infrastrutture e attività economiche.
La posta in gioco diventa quindi la capacità europea di controllare non soltanto la raccolta del dato, ma anche gli strumenti attraverso cui quel dato viene trasformato in servizi e informazioni utilizzabili.
AI sovrana, perché l’accordo è strategico per l’Europa
È qui che la partnership assume un significato che supera i confini del settore spaziale. L’Europa continua infatti a dipendere in misura significativa da tecnologie e operatori extraeuropei lungo diversi segmenti della filiera digitale, dai semiconduttori al cloud fino ai modelli di intelligenza artificiale.
Nello Spazio questa dipendenza assume un peso particolare. Dati satellitari, immagini ad alta risoluzione, telemetria, procedure operative e conoscenza ingegneristica possono avere contemporaneamente valore economico, industriale e strategico.
ESA e Mistral intendono per questo valutare anche la possibilità di distribuire le capacità AI interessate dall’accordo su infrastrutture europee, introducendo garanzie specifiche in materia di sicurezza, resilienza, tracciabilità, audit e protezione delle informazioni sensibili.
Il concetto di sovranità tecnologica diventa così molto concreto: sapere dove vengono elaborati i dati, quali sistemi vi hanno accesso, poter verificare il comportamento dei modelli e mantenere il controllo sulle infrastrutture che sostengono applicazioni critiche, come già scritto nel pacchetto europeo per la sovranità tecnologica.
Luna, base, data center, spazio
Spazio e AI diventano infrastrutture critiche
Il tema riguarda direttamente anche la resilienza europea. Sistemi satellitari e intelligenza artificiale stanno assumendo un ruolo crescente nella gestione delle emergenze, nel monitoraggio climatico, nelle telecomunicazioni, nella sicurezza, nella logistica e nella protezione delle infrastrutture energetiche e digitali.
Ridurre le dipendenze tecnologiche in questi settori significa quindi limitare anche l’esposizione dell’Europa a possibili interruzioni dei servizi, perdita di controllo sui dati o dipendenze da piattaforme tecnologiche sottoposte a ordinamenti e interessi esterni all’Unione.
Mistral porta nell’accordo proprio uno degli elementi che Bruxelles considera strategici: la disponibilità di una filiera europea dell’intelligenza artificiale, con modelli personalizzabili e possibilità di implementazione adattabili a requisiti di sicurezza e controllo.
“Combinando lo stack AI personalizzabile e all’avanguardia di Mistral con le nostre competenze di ingegneria industriale, trasformeremo gli straordinari dati dell’ESA in servizi ad alto impatto per l’industria spaziale”, ha dichiarato Mensch, indicando sicurezza, controllo e sovranità come elementi centrali della collaborazione.
Dalla Space economy europea nuovi servizi ad alto valore
La partnership ha infine una dimensione industriale. Una parte crescente del valore della Space economy viene generata attraverso applicazioni e servizi che utilizzano infrastrutture e dati spaziali: agricoltura di precisione, energia, assicurazioni, logistica, monitoraggio ambientale, gestione delle emergenze e sicurezza.
L’integrazione di modelli AI specializzati può accelerare la trasformazione dei dati satellitari in prodotti utilizzabili da imprese e pubbliche amministrazioni, aprendo opportunità per startup, PMI e grandi operatori europei.
Per Mistral, la collaborazione con l’ESA offre contemporaneamente un banco di prova particolarmente avanzato: applicazioni scientifiche e industriali nelle quali affidabilità, sicurezza e controllo delle informazioni sono requisiti essenziali.
La sovranità digitale europea si gioca anche nello Spazio
La Lettera non rappresenta ancora un programma industriale con investimenti, scadenze e risultati tecnologici predeterminati. È un quadro attraverso il quale ESA e Mistral potranno individuare progetti e applicazioni concrete, ma la direzione politica e industriale è significativa.
La competizione sull’intelligenza artificiale non riguarda più soltanto chi costruisce i modelli più potenti, riguarda anche chi controlla il cloud sul quale funzionano, i dati che elaborano, le infrastrutture nelle quali vengono integrati e i servizi strategici che da essi dipendono.
Per l’Europa, quindi, collegare una capacità AI sviluppata sul continente a uno dei suoi maggiori patrimoni tecnologici, quello spaziale, significa provare a costruire una catena del valore più autonoma.
Dai satelliti ai dati, dai modelli AI alle infrastrutture di calcolo, fino alle applicazioni utilizzate da industria e istituzioni: è lungo questa filiera che la collaborazione ESA-Mistral può diventare qualcosa di più di un accordo tecnologico. Un nuovo tassello della strategia europea per trasformare l’autonomia digitale da principio politico a capacità industriale concreta.
AI, contrordine della Silicon Valley. Le Big Tech (in conflitto) scaricano Trump? Il ruolo dell’Europa (2^ parte)
3 – Liquidità di una tecnologia general purpose e regole per agenti che agiscono ma non pensano nel vuoto di coscienza o percezione della realtà e gli impatti sulla democrazia.
Ripartendo dal conflitto sulla (presunta) “coscienza morale” dell’AI (addestrata a simularla senza consapevolezza delle conseguenze), quali regole propone Amodei di Antrophic ? La prima, riguarda il libero accesso a valutatori esterni permanenti, come quelli in parte già noti per gli impianti nucleari e con diritto di monitoraggio e di pubblicazione dei risultati. La seconda, attiene al necessario coordinamento tra le aziende del settore nelle democrazie per definire deroghe antitrust e standard comuni su quanto, e come sia possibile, accelerare o frenare e perché. La terza riguarda l’intero pianeta, e in particolare i rapporti con la Cina, con l’obiettivo di stringere accordi di sicurezza per evitare l’uso di tecnologie dagli effetti catastrofici, stabilendo limiti invalicabili. Si tratterebbe di un trattato per limitare le nuove minacce strategiche, simile agli storici Accordi SALT usati per bloccare la proliferazione delle armi nucleari militari. Regole desiderabili la cui fattibilità è tutta da verificare. Inoltre, c’è da domandarsi quanto queste regole rappresentino una “barriera all’entrata” per nuovi potenziali entranti e per le scelte di direzione dell’innovazione, essendo espressione di una “ibridazione robusta” tra pubblico e privato senza una precisa distinzione tra interesse pubblico e interesse proprietario. Che rappresenta il problema essenziale per la democrazia e le sue fondamenta costitutive, ossia queste potranno “rallentare” alla sola condizione geostrategica che ciò non avvenga a scapito del vantaggio sulla Cina e cioè finché il primato tecnologico è mantenuto. Ma siamo certi che tale primato risieda solo nella velocità e potenza di calcolo, e non anche nella diffusione e accessibilità (quasi) “aperta” di queste tecnologie seppure con i modelli open weights?
Dobbiamo allora decidere chi potrà scrivere le regole che pongano argini reali ed effettivi a queste deviazioni potenziali peraltro esplose proprio nel 2026, che la stessa Anthropic ha suddiviso in sette aree (dalle armi biologiche alle interferenze politiche e alle campagne di influenza, alla sorveglianza di massa, ai furti di identità, fino agli attacchi russi ai servizi segreti dell’Ucraina, ecc.) e non potrà che essere una authority pubblica indipendente e globale, perché non avrebbe alcun senso a livello nazionale, e forse nemmeno a livello continentale. La soluzione di Amodei dovrebbe essere una entità terza che sovrintende al funzionamento della macchina nei laboratori – e in questo caso di Antrophic-Claude – e che ne renda trasparenti le funzionalità e direzioni: né regolatore, né mercato, né controllore, né controllato. Ma può funzionare questa sorta di “controllo ibrido” in-house di ogni big tech i cui risultati dovrebbero poi essere pubblicati e resi accessibili e con quali limiti?
Qui si gioca il futuro della democrazia oppure rischiamo la rottura delle sue fondamenta costitutive, e una pericolosa deriva verso l’autocrazia, se non verranno raggiunti accordi globali certo esplicitando la natura non antropomorficama umana dell’AI, capace di agire secondo un calcolo ma non consapevole di alcuna conseguenza. Il 24 settembre è previsto l’incontro tra Donald Trump e Xi Jinping e lo vedremo presto! Forse è proprio in vista di questo appuntamento – e per compensare la nota inaffidabilità del capo della Casa Bianca – che Dario Amodei di Anthropic ha voluto proporre una sorta di “agenda negoziale”. Resta da capire se questo contributo si rivelerà utile, sufficiente o appropriato.
4 – L’urgenza di un Fondo Sovrano Europeo e di ripoliticizzazionedel diritto sovranazionale nella governance dell’AI e per l’auto-determinazione dei popoli. Per quale “sovranità digitale”?
Nel frattempo, l’Europa dovrebbe accelerare e mettere in campo tutti i suoi principali players per non perdere tutti i treni dell’AI, creando un Fondo Sovrano Europeo come prima gamba del tavolo che “sostituisca” i capitali americani ai quali per ora dobbiamo sempre ricorrere per finanziare le buone idee che abbiamo anche in Europa, ma che qui non trovano i capitali necessari, come è già stato spiegato a più riprese da Draghi e Letta già quasi 2 anni fa. Finanziando in questo modo le start up innovative europee, mantenendone la proprietà europea e distribuendo tra i cittadini europei il capitale di rischio necessario, che se fosse 100€ per 450 mil.ni di europei, avremmo un fondo da 45 miliardi di euro che in 3-5 anni salire a 200 miliardi di euro e triplicando con l’apporto di capitali privati fino a 6-800 miliardi di euro. Poco ma non pochissimo per cominciare, ma utile e vantaggioso se sarà realizzato presto.
Una seconda gamba del tavolo è connessa alla scienza e servirebbe a superare il cortocircuito tra produttore (privato) e regolatore (pubblico) non potendo affidare la regolazione alla “buona volontà” del primo, con l’apporto di un quadro normativo che si allarghi all’intero perimetro della conoscenza scientifica e tecnologica di base utile a valutare la sicurezza di un farmaco o di un derivato finanziario come per ogni modello di AI. Valutazione che non possiamo lasciare ai soli soggetti privati cointeressati alla sicurezza di quei “manufatti cognitivi” e che incassano dalla loro diffusione direttamente correlata ai diversi stati di quella sicurezza.
Una terza gamba riguarda poi la politica dotandola di capacità di valutare (connessa alla seconda) la dimensione pubblica di un bene e valutare gli eventuali vantaggi e danni prodotti dalla sua produzione-diffusione sull’ecosistema globale. La direzione intrapresa da Trump l’11 dicembre 2025, attribuendo ai laboratori privati la sola responsabilità della direzione di marcia e la traiettoria, non è sostenibile perché in contrasto con l’interesse pubblico quando si attribuisce ai “manufatti digitali dell’AI” un esclusivo status privatistico.
All’opposto, l’UE il 2 agosto 2027 con l’AI Act, impone invece che i contenuti prodotti dall’AI siano dichiarati e riconoscibili con obblighi e apparati di certificazione e di reclamo come il wistleblowing e l’impianto di specifiche sanzioni pecuniarie commisurate a utile/fatturato. Con limiti temporali già slittati sempre più in avanti, da luglio 2027 a dicembre 2027, per gli obblighi documentali e di conformità per i sistemi ad alto rischio, e con questo suddiviso tra molto alto, alto, medio o irrilevante, e lo spostamento al 2028 i vincoli per l’AI incorporata nei prodotti regolati, si offrono tempi di adattamento per l’adozione delle nuove regole. Vedremo quanto saremo capaci di “superare” il conflitto potenziale tra rischiosità individuale (consumatore e/o user finale), rischiosità sistemica, tra gli impatti dell’autoregolazione (dei produttori high tech) e tutele del consumatore/cittadino alla fine della catena.
Dobbiamo allora riconoscere almeno con l‘UE che la sola “morale endogena” delle big corporation non è sufficiente. Le prime sette aziende del settore valgono insieme 24 mila miliardi, una cifra superiore al PIL dell’intera Europa (23 mila miliardi di euro). Se poniamo l’attenzione sulla protezione dei diritti fondamentali, come la privacy e la dignità umana, che rappresenta un dovere da parte dei produttori che devono agire in regime di autotutela, vediamo che le regole attuali si basano ancora su una visione liberale e dunque sostanzialmente “individualistica, che mette al centro il libero mercato e dà per scontato che i player abbiano lo stesso peso, ma questo non è vero, visti gli enormi squilibri economici che abbiamo appena visto. Squilibri che vedono il 75% degli investimenti nell’AI globali in USA, il 20% in Cina e meno del 5% in Europa.
Per questo non possiamo limitarci a valutare le conseguenze sui singoli interessi di cittadini e consumatori, perché il bene di cui trattiamo ha una valenza collettiva, sistemica e sociale con tutti i suoi impatti di esternalità positive ma anche negative. Siamo infatti in un’“area grigia” di saperi e informazioni dove il singolo cittadino/consumatore ha debolissime capacità/opportunità di valutazione del danno ed è spesso costretto e inconsapevolmente a dare il proprio consenso a pratiche scorrette e dannose, per esempio per cessione dei propri dati di profilazione come concambio con “servizi gratuiti”.
Una “palude digitale” popolata da trappole e pratiche oblique di “hostages” inconsapevoli che può essere superata uscendo da logiche individualistiche di cessione del bene per accedere a contesti di “beni comuni e pubblici” ed equiparabile a beni come quelli ambientali, dell’acqua o dell’aria, oppure dello spazio. Per questa tipologia di beni, necessitiamo allora di apparati di controllo e regolazione condivisa con un perimetro collettivo trattando le infrastrutture di laboratorio dell’AI come infrastrutture essenziali e primarie e per questo soggette ad obblighi di governance, di gestione, di speciali poteri di azione e d’intervento pubblici, innervati sulla categoria di “rischio sistemico” (Croce, 2026).
Qui deve potere agire la seconda gamba, citata sopra, delle istituzioni scientifiche (università e centri di ricerca) indipendenti capaci di controllo e monitoraggio su quei laboratori privati senza “intaccarne” le valenze di proprietà intellettuale e/o di copyright, in grado di vigilare sui saperi prodotti da sottoporre a costante scrutinio scientifico-tecnologico con test e sperimentazioni permanenti, soprattutto in campi strategici come quello in ambito militare e della sicurezza e che forse l’Europa ha fin qui tardato a considerare, per miopia e debolezza, ma questo “ritardo” può e deve essere presto recuperato.
È allora del tutto evidente che una tale traiettoria di regolazione ci riporta ad una sostanziale “ripoliticizzazione del diritto sovranazionale” (e la necessaria alea di multilateralismo e diritti umani), che negli ultimi anni è stato trascurato se non “silenziato” per una “diplomazia del dialogo”, che deve essere invece recuperato urgentemente proprio in relazione alla complessità dell’iper-oggetto l’AI e suoi impatti (economici e sociali oltre che geostrategici e algoretici), ricostruendo una agenda globale condivisa (non soltanto tra i 27) di stampo pan-europeo (con il Canada per esempio) soprattutto dopo il disimpegno dichiarato (o abbandono) dell’alleato strategico storico degli ultimi 80 anni, nonostante i milioni di morti per la Liberazione dal Nazifascismo.
Una traiettoria utile a rinvigorire la politica infragilita dai conflitti globali e dalle spinte nazionaliste emergenti, e costretta alla riduzione di un “puro negoziato tra interessi di potere e/o privatistici” come semplice “mediazione”, per ritornare a mobilitare la capacità di autogoverno/autodeterminazione dei popoli e dei loro apparati democratici prima che sistemi di macchine e intelligenze eterodirette prendano il sopravvento. Inoltre, prima che la marginalizzazione dell’umano e dei i suoi diritti universalistici avanzi verso il buio macchinistico e il controllo nelle mani di pochi, anzi pochissimi, per scopi non proprio insondabili (anche lungo sentieri “trans-umanistici” o post umani) di potere, business e dominio sull’umanità all’insegna della pura forza e di una “democrazia dell’affidamento” (legame plebiscitario tra capo e popolo di scambio tra potere e protezione) (Galli, 2026).
Un dominio mascherato spesso da neutralità tecnologica o di “logiche superiori” rispetto a “logiche inferiori” (ossia “non logiche”) nell’epoca di un mercato politico della disintermediazione e di “clientelismi di massa” (dai 5000$ di Trump all’abolizione del Bollo di Meloni) per “regimi dell’elargizione occasionale”, alimentati da retorica e propaganda social di pura conservazione del potere, distribuendo briciole di panem et circenses invece che dare risposte adeguate o risolutive ai problemi reali e strutturali (istruzione, sanità, infrastrutture, povertà crescente, diseguaglianze, denatalità, giustizia sociale, crescita e sviluppo economico, equità fiscale e redistribuzione dei redditi…) di un paese sfibrato e sfiduciato mentre i prezzi salgono a cominciare dall’energia e salari e pensioni vengono sempre di più erosi dall’inflazione nonostante la capacità di adattamento delle imprese con una resilienza che tuttavia non è infinita tra costi energetici esplosi e costi di accesso al credito con tassi di interesse risaliti su entrambe le sponde dell’Atlantico.
Un necessario primoatto di sovranità risiede nell’uso di queste tecnologie AI dentro i processi produttivi e nell’organizzazione perché un modello nazionale o continentale non è sufficiente. Un secondo atto è esserne consapevoli e sapere che ogni prompt o documento caricato con l’AI aziendale è una cessione gratuita di conoscenza aziendale che migra oltreoceano senza nessuna deliberazione aziendale.
Il terzo atto è allora riconoscere che per raggiungere l’indipendenza non potremo per ora sostituire i fornitori americani ma avere una capacità negoziale per condizionare le portaerei dell’AI sviluppando capacità di calcolo e infrastrutture con robuste competenze industriali distintive anche installando in house modelli open weights, avanzando nella cultura manageriali e delle politiche aziendali come ecosistemi integrati. Il quarto atto , allora, significa che non basta comprare licenze AI e avviare pilots, senza cambiare l’organizzazione e la sua orchestrazione, i suoi processi e per questo servono architetti del lavoro per piani ragionevoli di adoption connettendo uffici tecnici, flussi di produzione e magazzini, finanza e marketing. Figure per accompagnare la trasformazione e guidare una transizione compatibile dall’AI da costo ad investimento nella manifattura come nella sanità o nella PA dove necessita una riorganizzazione del lavoro e nuovi modelli partecipativi.
Con questa traiettoria che potremmo definire “ibrida” o sistemico-applicativa allora l’Europa può contribuire a “moderare” (o modellare?) il conflitto-convergenza dei due macrosistemi (USA e Cina) dell’AI che né il mercato (troppo concentrato e ristretto) né lo Stato (troppo burocratico) possono realizzare senza “correttivi” creativi e di intelligenza umana collettiva guadagnati sul campo nella resilienza e nelle applicazioni pratiche dalla manifattura alla sanità alla PA.
STEP FuturAbility District, studi inediti e nuove tecnologie per descrivere la trasformazione digitale
STEP FuturAbility District, lo spazio tecnologico di divulgazione scientifica in Piazza Adriano Olivetti 1 a Milano, rinnova “Future Trends”, l’installazione che presenta le principali tendenze del futuro guidate dalla trasformazione digitale. Studi inediti e nuove ricerche hanno oggi una nuova veste digitale grazie a sofisticati ledwall bifacciali, che permettono una visualizzazione dei dati dinamica e immersiva. La nuova installazione sarà presentata al pubblico durante un weekend a ingresso gratuito su prenotazione sabato 26 e domenica 27 settembre tramite il sito www.steptothefuture.it
Future trends è sviluppata in collaborazione con Boston Consulting Group (BCG), Knowledge Partner di STEP FuturAbility District, e rappresenta la quarta tappa del percorso di visita. La nuova installazione si propone di esplorare le macro-tendenze del futuro guidate dalla trasformazione digitale individuate da BCG, mostrandone i tassi di crescita previsti a livello globale nei prossimi dieci anni. Il visitatore ha inoltre la possibilità di esplorare attraverso la realtà aumentata un futuro in cui robot, droni e autostrade del futuro intelligenti e tecnologiche saranno davvero a supporto quotidiano dell’uomo.
La tecnologia dei ledwall
L’introduzione dei ledwall digitali permette di consultare i dati di Boston Consulting Group sempre aggiornati, consegnando ai visitatori di STEP un’esperienza molto più coinvolgente e caratterizzata da una forte immersività e da contenuti visivi dinamici: uno spazio vibrante di luce e di dati in movimento in linea con l’estetica digitale degli altri step del percorso. Un’esperienza così assicura una maggiore capacità di coinvolgimento e di comprensione dei messaggi e dei contenuti presentati, aumentando l’efficacia di un racconto visivo dinamico e affascinante.
I ledwall supportano differenti risoluzioni di pixel, presentano vari livelli di luminosità e possono ospitare contenuti indipendenti su ogni lato. La progettazione e la realizzazione del contenuto multimediale sono state affidate a Dotdotdot, studio di design specializzato nella creazione di percorsi esperienziali tra spazi fisici e digitali.
“Nel percorso di STEP FuturAbility District la tappa “Future trends” è davvero una finestra sul futuro: un’installazione che oggi si arricchisce di tecnologia e di contenuti, a testimonianza del continuo impegno di STEP nella diffusione della cultura digitale. Dalla sua inaugurazione nel 2022, abbiamo investito più di 6,5 milioni di euro in tecnologie, produzione e aggiornamenti di contenuti e allestimenti perché STEP FuturAbility District fosse uno spazio sempre vivo, aggiornato e in continua evoluzione; un luogo di divulgazione scientifica aperto a tutti e a disposizione di tutti, dai giovani studenti agli anziani curiosi, dagli scettici ai professionisti e agli appassionati del tech. Il nostro obiettivo rimane rendere il futuro più accessibile e comprensibile, così che tutti possano vivere consapevolmente la trasformazione che è già in atto intorno a noi”, dichiara Cristina Paciello, Head of STEP FuturAbility District.
“Siamo lieti di dare continuità alla partnership con STEP FuturAbility District, uno spazio di accesso all’innovazione che abbiamo affiancato fin dal primo giorno. Attraverso i Future Trends portiamo tra le installazioni anche l’orientamento al futuro e all’innovazione di BCG, offrendo una fotografia aggiornata delle macro-tendenze che caratterizzano alcuni tra i principali settori a livello internazionale. Una collaborazione che ci permette di essere, insieme a STEP, protagonisti del futuro che contribuiamo a creare.” conclude Silvia Boschetti, EMC Marketing Senior Director di BCG.
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I nuovi trend del futuro
La nuova installazione è stata anche arricchita con tre nuove aree di ricerca che avranno ricadute dirette sulla vita quotidiana delle persone nel breve-medio termine:
Space Economy e satelliti intelligenti: un ambito che tocca sostenibilità e connettività, dalla gestione dei dati satellitari per il monitoraggio climatico e la protezione della biodiversità, fino alle nuove infrastrutture per le telecomunicazioni globali.
Digital Health: la tecnologia come abilitatrice di una medicina di precisione, sempre più personalizzata e preventiva. Con l’integrazione dell’Intelligenza Artificiale e dell’analisi dei dati, la diagnostica avanzata e la telemedicina potenziano le diagnosi attraverso l’elaborazione di dati complessi. I sistemi sanitari diventano più efficienti e accessibili sul territorio.
Digital Payments: nel settore dei pagamenti digitali le tecnologie stanno rendendo le transazioni invisibili, fluide e protette – dalla biometria alla blockchain – trasformando il modo in cui si scambia valore nella quotidianità.
Questi tre inediti future trends si affiancano a quelli già presenti e aggiornati del percorso STEP e che riguardano l’IntelligenzaArtificialegenerativae i Big Data, il motore invisibile della trasformazione che sta rivoluzionando ogni settore economico; la RoboticaAvanzata, i Droni e sistemi Autonomi, che dall’uso prettamente militare stanno diventando protagonisti di una vasta gamma di applicazioni civili; l’IoT e la Smart Home, le cosiddette case intelligenti e connesse, e le Smart Highways e Smart Cities, per cui la tecnologia sta trasformando le infrastrutture autostradali e le città in ecosistemi senzienti, capaci di interagire con i propri abitanti per migliorarne la qualità della vita.
La metodologia dietro i dati
Per ogni trend presentato nell’installazione, BCG costruisce una previsione di crescita pluriennale su un orizzonte di oltre 10 anni, distinguendo tra dati storici già osservati e proiezioni future. Il lavoro elabora, attraverso l’analisi BCG, i dati di diversi istituti di ricerca di mercato riconosciuti a livello internazionale, utilizzando le stime di crescita annua composta per costruire una traiettoria coerente nel tempo.
I dati sono presentati a livello globale o europeo in base alla tematica e la loro selezione è pensata per rendere i trend concreti e vicini all’esperienza dei visitatori, con un’attenzione alla scala reale e alla diffusione delle tecnologie piuttosto che al solo valore finanziario dei mercati.
Cos’è STEP FuturAbility District
STEP FuturAbility District è uno spazio tecnologico di divulgazione scientifica in cui fare esperienza della trasformazione digitale in corso. STEP FuturAbility District si trova a Milano in Piazza Adriano Olivetti 1. Inaugurato a fine maggio del 2022, sono più di 120 mila finora le persone che hanno visitato STEP e preso parte alle sue attività scientifiche, come workshop, attività didattiche per le scuole e laboratori domenicali gratuiti dedicati ai ragazzi e alle loro famiglie.
STEP FuturAbility District si avvale di un Comitato Scientifico composto da autorevoli esponenti del mondo accademico, istituzionale e imprenditoriale, che contribuiscono alla definizione dell’approccio educativo e divulgativo di STEP sostenendo in modo significativo il percorso di crescita del progetto.
L’iniziativa gode inoltre del patrocinio del Comune di Milano e della collaborazione scientifica con l’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) e gli Osservatori del Politecnico di Milano, partner istituzionali di STEP.
Il percorso di STEP è reso possibile anche grazie al supporto di numerose aziende partner che ne condividono valori e obiettivi, contribuendo alla diffusione della cultura dell’innovazione nei diversi settori industriali, nel mondo del lavoro e della scuola. Partecipano all’arricchimento continuo dei contenuti Boston Consulting Group (BCG) in qualità di Knowledge Partner, Autostrade per l’Italia come Innovation Infrastructure Partner, Bracco come Scientific Partner, CairoRCS Media come Media Partner, IMCD come Technology Innovation Lab Partner, Trenord come Mobility Partner, Oppo e NTT DATA come Technological Partner e Wallife come Insurance Partner.
STEP FuturAbility District rappresenta l’impegno di Fastweb + Vodafone nel promuovere la digitalizzazione del Paese, rendendo accessibili le competenze digitali fondamentali per affrontare le sfide future e offrendo a tutti i cittadini l’opportunità di conoscere e comprendere le tecnologie emergenti.
AI, la vera sfida delle telco è ripensare il modo di lavorare. A rischio il 75% dei dipendenti nei prossimi 5 anni
L’intelligenza artificiale promette di cambiare radicalmente il settore delle telecomunicazioni. Ma per le telco la sfida non sarà semplicemente adottare nuove tecnologie: sarà ripensare organizzazione, competenze e modelli di business per riuscire a trasformare l’AI in valore. È quanto emerge dall’ultima edizione del Telco of Tomorrow di EY-Parthenon, realizzata intervistando una novantina di executive di aziende di telecomunicazioni.
Quasi tutti si aspettano un forte impatto dell’AI
Le aspettative sono particolarmente elevate. Il 97% dei dirigenti intervistati ritiene che l’intelligenza artificiale produrrà importanti aumenti di produttività entro i prossimi cinque anni. Il 78% si spinge oltre, prevedendo un possibile raddoppio dei livelli di efficienza.
Le telco stanno concentrando gli sforzi soprattutto sull’assistenza clienti e la risoluzione dei problemi, area indicata dal 92% degli intervistati. Seguono l’ottimizzazione delle reti (67%) e il potenziamento e la personalizzazione dei servizi (38% ciascuno).
Il potenziale, dunque, è considerato enorme. Ma altrettanto significativi sono gli ostacoli.
Budget e competenze sono i principali freni
Per il 54% degli executive, uno dei problemi principali è rappresentato dai vincoli di budget. Il 43% segnala invece una carenza di competenze adeguate.
A complicare ulteriormente il percorso di trasformazione c’è la difficoltà di allineare tecnologia e strategia aziendale. Il 34% dei managerconsidera infatti la mancanza di una direzione strategica sufficientemente chiara un ostacolo importante.
“Le telco non sono a corto di opportunità di crescita”, osserva Cédric Foray, EY Global Telecommunications Sector Leader. La vera difficoltà, secondo il manager, consiste nel disporre dei modelli operativi, delle competenze e della chiarezza strategica necessari per coglierle.
In altre parole, acquistare e implementare tecnologie AI non sarà sufficiente. Il valore arriverà dalla capacità di far evolvere contemporaneamente strategia, persone e organizzazione.
La nuova frontiera è oltre la connettività
C’è poi un altro elemento che emerge dalla ricerca: la necessità per le telco di trovare nuove fonti di crescita al di fuori dei tradizionali servizi di connettività.
Il 50% degli intervistati considera i servizi non-core un importante motore di crescita, una percentuale in aumento rispetto al 34% rilevato da EY nel 2024.
E il cambiamento potrebbe accelerare: il 47% dei dirigenti indica infatti il ripensamento dei modelli di business per favorire la crescita nei servizi non-core tra le principali priorità strategiche dei prossimi cinque anni.
Le aree indicate da EY comprendono cybersecurity, sovereign cloud, infrastrutture per l’AI e GPU-as-a-Service.
In questi mercati le telco possono contare su alcuni asset difficili da replicare: infrastrutture, marchi conosciuti e relazioni consolidate con i clienti.
L’AI cambia anche il lavoro
La trasformazione più profonda, però, potrebbe riguardare proprio le persone.
Secondo EY, il 69% dei dirigenti prevede che circa tre quarti della forza lavoro dovrà essere riqualificata o sostituita nei prossimi cinque anni, mentre le aziende passeranno a modelli operativi sempre più basati sull’AI.
Per diventare operatori realmente AI-native, quindi, il reskilling non sarà un elemento accessorio, ma una componente centrale della strategia.
Philippe Ensarguet, VP Cloud and Software Engineering di Orange, ha recentemente sottolineato l’importanza di upskilling e reskilling, evidenziando come la gestione dei progetti di AI e la supervisione dei sistemi di AI agentica richiedano nuove competenze.
Allo stesso tempo, queste competenze devono essere integrate con una conoscenza profonda delle reti e dei processi aziendali: automatizzare significa infatti sapere prima di tutto cosa automatizzare e come farlo.
Non basta aggiungere l’AI ai processi esistenti
La difficoltà, però, non riguarda soltanto la formazione. Le telco dovranno anche diventare più capaci di attrarre nuovi talenti.
Secondo EY, appena il 31% degli executive ritiene che il settore delle telecomunicazioni sarà tra quelli più attrattivi per i lavoratori nei prossimi cinque anni.
Per questo, sostiene Foray, la trasformazione dovrà coinvolgere anche strutture organizzative, ruoli, processi e leadership.
Il rischio è limitarsi ad aggiungere l’AI ai modelli di lavoro esistenti, senza ripensarli realmente. Ma proprio qui potrebbe trovarsi la parte più importante della trasformazione.
Per le telco, la vera sfida dell’AI non sarà quindi soltanto automatizzare ciò che già fanno. Sarà capire come lavorare, organizzarsi e generare valore in modo diverso.
Rottamazione-quinquies, seconda rata entro il 30 settembre: cosa c’è da sapere
(Adnkronos) – Si avvicina la scadenza della seconda rata della Rottamazione-quinquies. Il termine di pagamento è fissato al prossimo 30 settembre e riguarda i contribuenti che hanno aderito alla definizione agevolata delle cartelle introdotta dalla legge di Bilancio 2026. Lo indica l’Agenzia delle Entrate-Riscossione
Il versamento deve essere effettuato utilizzando il modulo allegato alla comunicazione delle somme dovute. I contribuenti che ne hanno necessità possono recuperare la comunicazione, con il dettaglio degli importi da versare e i moduli di pagamento, direttamente nell’area riservata del sito www.agenziaentrateriscossione.gov.it oppure riceverli via e-mail inviando una richiesta dall’area pubblica, senza necessità quindi di credenziali di accesso, allegando un documento di riconoscimento.
Le regole della decadenza. In vista del termine di pagamento, è importante ricordare che la Rottamazione-quinquies perde efficacia se, alla data di scadenza di una rata del piano, risultano due rate non saldate o versate solo parzialmente. Quindi, se al prossimo 30 settembre risultassero omessi o insufficienti i pagamenti relativi alle prime due rate (la precedente scadeva il 31 luglio), verrebbero meno i benefici della definizione agevolata.
La decadenza dalla Rottamazione-quinquies si verifica anche a seguito dell’omesso o insufficiente versamento dell’ultima rata del piano (se si è scelto il pagamento in due sole rate, la seconda da versare il 30 settembre è anche l’ultima), ma in questo caso saranno considerati tempestivi i versamenti effettuati entro i 5 giorni successivi alla data di scadenza, quindi entro il 5 ottobre. La legge prevede, infatti, che tale maggior termine di 5 giorni sia considerato nelle sole ipotesi di versamento in un’unica rata (che era previsto il 31 luglio 2026) o dell’ultima rata di quelle nelle quali il debitore ha scelto di dilazionare il pagamento.
È possibile pagare in banca, agli uffici postali, nelle tabaccherie e ricevitorie, agli sportelli bancomat (ATM) abilitati, utilizzando i canali telematici delle banche, di Poste Italiane e di tutti gli altri Prestatori di Servizi di Pagamento (PSP) aderenti al nodo pagoPa, sul sito di Agenzia delle entrate-Riscossione e con l’App Equiclick. Si può pagare anche direttamente agli sportelli di Agenzia delle entrate-Riscossione prenotando un appuntamento.
Per agevolare i contribuenti nella gestione dei pagamenti, sul sito di Agenzia delle entrate-Riscossione è disponibile un calendario completo con tutte le scadenze previste per la Rottamazione-quinquies e per le altre definizioni agevolate in corso, uno strumento utile che consente di tenere sotto controllo le date di interesse, salvarle come promemoria e, se si vuole, procedere direttamente al pagamento delle rate.
La definizione agevolata introdotta dalla Legge n.199/2025 (Legge di Bilancio 2026), alla quale si poteva aderire presentando domanda entro lo scorso 30 aprile 2026, presenta un ambito applicativo riferito esclusivamente a determinati carichi affidati in riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2023 (imposte dichiarate ma non versate, omesso versamento dei contributi Inps diversi da quelli richiesti a seguito di accertamento, sanzioni amministrative per violazioni del codice della strada affidate dalle Prefetture). La definizione agevolata consente di pagare il solo importo del debito residuo dovuto a titolo di capitale e quello dovuto a titolo di rimborso spese per le eventuali procedure esecutive e per i diritti di notifica. Non saranno invece da corrispondere gli interessi e le sanzioni inclusi negli stessi carichi, gli interessi di mora, le cosiddette “sanzioni civili”, accessorie ai crediti di natura previdenziale, e l’aggio. Per quanto riguarda le sanzioni amministrative irrogate per violazioni al codice della strada dalle competenti amministrazioni dello Stato (Prefetture) non sono, invece, da corrispondere le somme dovute a titolo di interessi (comunque denominati, comprese le cosiddette “maggiorazioni”), nonché quelle dovute a titolo di aggio.
Nucleare, dalle bollette ai rifiuti radioattivi: la guida con i 15 messaggi chiave da sapere
(Adnkronos) – Dalle bollette ai rifiuti radioattivi, dalla sicurezza all’occupazione degli spazi. Dopo l’approvazione della legge delega sul nucleare, dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica arrivano 15 ‘messaggi chiave’ in risposta ad altrettanti ‘luoghi comuni’ sul nucleare.
SENZA NUCLEARE PAGHIAMO GIÀ IL NUCLEARE – Il luogo comune: “In Italia il nucleare non c’è e non lo vogliamo. Non ci riguarda”. Messaggio chiave: “Non vogliamo le centrali? Intanto le bollette degli italiani pagano già il nucleare. Nel corso degli ultimi anni, su una domanda di energia elettrica di 320-330 TWh, le importazioni nette dall’estero sono state pari a circa 50 TWh. La maggior parte di questi flussi arriva da Francia e Svizzera che la producono anche da fonte nucleare (la Francia produce con il nucleare circa i due terzi della propria elettricità)”.
I RIFIUTI RADIOATTIVI CE LI ABBIAMO GIÀ SOTTO CASA – Il luogo comune: “E i rifiuti radioattivi? Dove li mettiamo? Mai il nucleare in Italia, perché i rifiuti sono per sempre”. Messaggio chiave: “I rifiuti radioattivi di bassa e media intensità, soprattutto di natura ospedaliera, sono già presenti in circa 100 piccoli depositi temporanei posizionati su tutto il territorio nazionale. La necessità di un deposito unico nazionale esiste, per stoccare in condizioni di massima sicurezza i rifiuti di tutte le attività nucleari civili (materiale sanitario, scarti industriali e delle attività produttive)”.
LO SMALTIMENTO DELLE SCORIE NUCLEARI – Il luogo comune: “E le scorie? Dove le mettiamo? Mai il nucleare in Italia, perché le scorie sono per sempre”. Messaggio chiave: “Le scorie nucleari, residuo delle vecchie centrali, sono oggi parcheggiate all’estero, in Francia e in Inghilterra. Vanno comunque adeguatamente trattate e custodite in luogo sicuro di limitate dimensioni e in linea con gli standard internazionali di massima sicurezza, come accade in tutti i paesi industrializzati”.
LE RINNOVABILI GRATIS NON ESISTONO – Il luogo comune: “Le rinnovabili costano poco, anzi non costano nulla: è il sole, è il vento, è gratis”. Messaggio chiave: “Le rinnovabili sono utili, ma non sono gratis: gli italiani dal 2008 al 2025 le hanno già pagate 170 miliardi. E continueranno a pagarle in bolletta”.
SPAZI OCCUPATI – Il luogo comune: “Le rinnovabili occupano poco spazio, il nucleare invece prende terreni enormi”. Messaggio chiave: “Un impianto con un piccolo reattore modulare da 300 megawatt può occupare lo spazio di circa tre piccoli campi di calcio. Per produrre la stessa energia con il fotovoltaico possono servire fino a 3mila ettari, cioè l’equivalente di 3mila campi di calcio. La proporzione è evidente”.
SICUREZZA – Il luogo comune: “Il nucleare è la fonte di energia più pericolosa. Pensa a Chernobyl, a Fukushima”. Messaggio chiave: “Chernobyl era come un’auto degli anni Cinquanta senza freni. A Fukushima l’incidente fu innescato da uno tsunami di enormi proporzioni e non da un difetto strutturale dell’impianto. I nuovi reattori moderni, invece, sono progettati per spegnersi automaticamente se qualcosa va storto. È un altro mondo, letteralmente: come paragonare una macchina di media cilindrata a una Ferrari”.
IN FRANCIA LA BOLLETTA COSTA LA METÀ – Il luogo comune: “Va bene tutto, ma in pratica cosa cambierebbe per la mia bolletta?”. Messaggio chiave: “La Francia, con 57 reattori nucleari, paga la bolletta circa la metà di noi. Non è una questione ideologica: è una questione di prezzo. Le imprese italiane pagano l’elettricità sul mercato elettrico più del doppio di quelle francesi. È così che si perdono i posti di lavoro”.
PICCOLI REATTORI MODULARI – Il luogo comune: “Il nucleare comporta centrali enormi come quelle dei film, con torri di raffreddamento alte come grattacieli”. Messaggio chiave: “I nuovi reattori modulari sono piccoli, standardizzati e progettati per essere prodotti in serie. Stati Uniti, Francia, Canada e Regno Unito stanno investendo miliardi in questo settore. L’Italia è già attiva per lo sviluppo del nucleare nel mondo, perché non trarne beneficio diretto nel nostro Paese?”.
I REFERENDUM – Il luogo comune: “Il popolo italiano ha già detto NO al nucleare. Due volte. Punto. Fine della storia”. Messaggio chiave: “I referendum del 1987 e del 2011 furono pienamente legittimi, ma riguardavano tecnologie diverse da quelle oggi in sviluppo. Gli italiani possono valutare di nuovo l’opzione nucleare alla luce delle tecnologie di nuova generazione, che sono, rispetto al passato, più avanzate e progettate in modo modulare”.
L’ITALIA È L’UNICO PAESE DEL G7 DOVE IL NUCLEARE È BLOCCATO – Il luogo comune: “Va bene il dibattito, ma in fondo è una scelta nazionale. L’Italia ha deciso di non avere il nucleare, come tanti altri Paesi”. Messaggio chiave: “Cinque Paesi del G7 hanno il nucleare e continuano a svilupparlo. La Germania, dopo aver chiuso le sue centrali, sta riconsiderando la scelta. Solo l’Italia continua a dire no in modo categorico. Vogliamo davvero essere gli unici a guardare il treno passare?”.
SENZA NUCLEARE NESSUNO ARRIVA AL NET ZERO – Il luogo comune: “Bastano sole, vento e batterie per arrivare alla neutralità climatica; il nucleare è inutile e lo sostengono solo interessi nazionali, non autorità davvero neutrali”. Messaggio chiave: “Una delle massime autorità mondiali sull’energia, l’Aie, sostiene che la neutralità climatica richiede un mix di tecnologie pulite: rinnovabili, accumuli e anche nucleare, perché senza una forte crescita di questa fonte gli obiettivi di decarbonizzazione diventano molto più difficili e più costosi da raggiungere. Non è ideologia. È matematica climatica”.
IL SOLE NON ILLUMINA LA NOTTE, IL VENTO NON SOFFIA SEMPRE – Il luogo comune: “Tanto le rinnovabili producono già metà della nostra elettricità. Ci basta installarne di più e siamo a posto”. Messaggio chiave: “Il sole non illumina la notte e il vento non soffia sempre. Il nucleare può produrre energia fino al 90% delle ore dell’anno. Senza una fonte che garantisca produzione continua e programmabile, la rete elettrica non è sicura. Oggi questa funzione è svolta dal gas; domani può esserlo il nucleare sostenibile”.
IL NUCLEARE ITALIANO C’È GIÀ. SOLO CHE LO FACCIAMO PER GLI ALTRI – Il luogo comune: “L’Italia ha perso le competenze nucleari da decenni. Anche se volessimo, non sapremmo più farlo”. Messaggio chiave: “Negli ultimi quarant’anni, l’industria italiana ha continuato a realizzare componenti e impianti nucleari per Francia, Regno Unito, Stati Uniti e persino Cina. In Italia, però, non ha potuto farlo. Vogliamo continuare a regalare il lavoro agli altri? O lasciamo che gli ingegneri e i tecnici italiani lavorino a casa propria?”.
IL NUCLEARE PER SOSTENERE ELETTRIFICAZIONE E DATA CENTER – Il luogo comune: “Con il mix energetico attuale siamo già a posto: non serve aggiungere altre fonti, basta quello che abbiamo”. Messaggio chiave: “Il mix attuale potrebbe non garantire automaticamente sicurezza, decarbonizzazione e resilienza, soprattutto in vista della crescita attesa della domanda dovuta all’elettrificazione dei consumi e al rapido sviluppo dell’Intelligenza Artificiale e dei data center. Per raggiungere gli obiettivi climatici e coprire la domanda con continuità servono anche tecnologie low-carbon come il nucleare. Escluderlo a priori indebolisce la transizione energetica e la competitività”.
I PRIMI REATTORI MODULARI DI DIMENSIONE RIDOTTA DEL MONDO OCCIDENTALE SONO IN COSTRUZIONE – Il luogo comune: “Meglio aspettare la fusione, perché le nuove tecnologie a fissione non sono ancora pronte”. Messaggio chiave: “Ad oggi la fusione è ancora lontana anche se ci sono molti investimenti, ricerca e sviluppo in corso. Nel frattempo, i primi Smr (reattori modulari) ad acqua basati sulla tecnologia nucleare di terza generazione avanzata, già consolidata, sono in costruzione in Canada”.
Ai, Masciovecchio (Cni): “Seguire codice etico rigoroso che metta sempre l’uomo prima della macchina”
(Adnkronos) – “Il rapporto tra etica e innovazione deve essere sempre maggiore di uno, cioè deve essere sempre l’etica che sta sopra all’innovazione. L’innovazione deve essere alla portata di tutti e per questo tutti quanti devono seguire un codice etico rigoroso che metta sempre l’uomo prima della macchina. L’uomo è colui che in qualche modo gestisce la macchina utilizzando l’Intelligenza Artificiale per fargli fare quello di cui ha bisogno”. A dirlo oggi Elio Masciovecchio, vicepresidente del Consiglio nazionale degli ingegneri, intervenendo al Congresso nazionale degli ingegneri
Villadei, “Made in Italy può portare bellezza, funzionalità e cultura’
(Adnkronos) – “Quello che il Made in Italy, quella che la capacità, la creatività italiana può aggiungere è quel concetto di bellezza, di funzionalità, di ergonomicità”. Così Walter Villadei, pilota e colonnello dell’Aeronautica Militare e ambassador di Bex, parla delle prospettive di applicazione delle competenze e delle produzioni italiane nelle future attività spaziali. “Portare anche il cibo italiano nello spazio, portare quella che è la cultura italiana nello spazio è sicuramente un valore aggiunto”, sottolinea Villadei, secondo il quale questo contributo “renderà anche più sostenibile, più piacevole la vita degli astronauti in futuro nello spazio”.
Per Villadei, infatti, le attività spaziali rappresentano sempre più un terreno di innovazione con ricadute anche sulla Terra. “Lo spazio come ambiente di innovazione e di ricerca”, spiega, con risultati che “servono a migliorare la vita anche qui sulla Terra”. Un collegamento che Bex punta a rafforzare mettendo in contatto mondi che finora “hanno parlato poco”, dal comparto agroalimentare al tessile, fino all’automotive.
“La nostra vita è già fortemente dipendente dai sistemi spaziali”, sottolinea Villadei. “Quando accende il suo cellulare vede le applicazioni che sono basate su sistemi di navigazione e quelle dipendono da sistemi che sono già sistemi spaziali”, osserva Villadei, ricordando che anche “le previsioni meteorologiche che tutti i giorni noi ascoltiamo al mattino in televisione dipendono dai sistemi spaziali”.
Una dipendenza destinata, secondo Villadei, a crescere: “Oggi si parla di Orbital Data Center, si parla di portare parte delle nostre attività anche produttive nello spazio”. Un’evoluzione che apre anche questioni legate alla sicurezza e alla difesa, perché, sottolinea, “non c’è economia, non c’è sviluppo seppure non c’è anche difesa e sicurezza”.
Guardando al futuro, Villadei sottolinea il ritorno alla Luna: “Stiamo pianificando di ritornare sulla superficie lunare, questa volta non per rimanerci per poco ma per costruire un insediamento permanente”. In questo scenario, aggiunge, “l’Italia è protagonista” e potrà contribuire alla realizzazione delle infrastrutture necessarie alla permanenza degli astronauti, “potenzialmente con il Made in Italy che li accompagnerà in questa nuova avventura”.