Check Point, Kaspersky, Tanium Patch Product Vulnerabilities

Check Point Security Management and Log Servers are affected by a critical vulnerability that can allow remote code execution with root privileges.

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Cyber Arena Tour, Forzieri (WINDTRE): “Così portiamo le PMI a scuola di cybersecurity”

Key takeaways

  • Il rischio: secondo il Cyber Index PMI, una PMI italiana su quattro ha subito o subisce tentativi di attacco concreti.
  • I bersagli più esposti: secondo ACN, le piccole imprese rappresentano la maggior parte delle vittime ransomware osservate nel 2025.
  • L’effetto dell’AI: l’intelligenza artificiale abbassa le barriere d’ingresso per gli attaccanti e amplia l’asimmetria tra attacco e difesa.
  • La risposta di WINDTRE: con il Cyber Arena Tour, WINDTRE BUSINESS ha portato simulazioni e formazione pratica a Verona, Bari, Genova e Roma.

Le PMI italiane sono sempre più esposte al rischio cyber. Secondo gli ultimi dati, come il Cyber Index PMI, una PMI su quattro ha subito o subisce tentativi di attacco concreti, e una percentuale elevata di aziende mostra ritardi strutturali nella capacità di prevenire o gestire gli incidenti. Manca, insomma, una cultura e una consapevolezza adeguata del rischio cyber, che aumenta di intensità con la diffusione crescente dell’AI anche fra i cybercriminali.

Il ruolo del Cyber Arena Tour di WINDTRE BUSINESS a favore delle PMI

Il Cyber Arena Tour è l’iniziativa itinerante di WINDTRE BUSINESS per aiutare le PMI a proteggersi dal cybercrime portando simulazioni di attacco informatico e formazione pratica sulla cybersecurity, con il contributo di RAD, azienda italiana di cybersecurity interamente acquisita da WINDTRE.

Il tour si è tenuto nell’estate 2026 e sarà replicato in futuro, con tappe a Verona, Bari, Genova e Roma, che hanno coinvolto manager, imprenditori e decision maker di diverse realtà produttive del territorio.

Antonio Forzieri (WINDTRE): “L’AI sta peggiorando il quadro del cybercrime, alle PMI serve una strategia”

Antonio Forzieri, Cybersecurity Strategy Director di WINDTRE, ha dichiarato: “Gli attacchi informatici sono sempre più rapidi e l’intelligenza artificiale sta esasperando l’asimmetria tra attacco e difesa. Gli attacchi automatizzati colpiscono spesso in modo trasversale e a cedere per prime sono le realtà più fragili, con minori risorse da investire nella sicurezza. Per questo le aziende, a partire dalle PMI, devono sviluppare una consapevolezza più concreta del rischio cyber. Con il Cyber Arena Tour abbiamo portato nei territori un’esperienza pratica, fatta di simulazioni e confronto diretto, per aiutare le imprese a capire come reagire, quali decisioni prendere e quali competenze rafforzare. La sicurezza digitale non è più solo un tema tecnico: è una responsabilità che riguarda l’intera organizzazione.” Con il Cyber Arena Tour, WINDTRE BUSINESS conferma il proprio impegno nel supportare la trasformazione digitale sicura delle aziende, dalle microimprese alle PMI fino ai grandi gruppi industriali e agli enti pubblici, con soluzioni scalabili, flessibili e personalizzabili per il mercato B2B e B2G.

Simulazioni e attività interattive

L’edizione di quest’anno ha ampliato il proprio raggio d’azione anche alle piccole e medie imprese, sempre più esposte a minacce cyber evolute e chiamate a rafforzare competenze, consapevolezza e capacità di risposta. Il format ha unito momenti di confronto, attività interattive e simulazioni di attacchi informatici, mettendo i partecipanti davanti a scenari realistici in cui valutare priorità, tempi di reazione e decisioni operative. Un approccio pensato per rendere la cybersecurity un tema concreto, vicino alle esigenze quotidiane delle imprese e non limitato alla sola dimensione tecnica, in continuità con le iniziative di WINDTRE per la diffusione della cultura della sicurezza informatica tra le aziende del territorio.

Il contributo di RAD

Il ciclo di eventi si è avvalso anche del contributo di RAD, azienda italiana specializzata in cybersecurity interamente acquisita da WINDTRE, che ha portato competenze avanzate e strumenti specialistici a supporto delle aziende partecipanti.

PMI considerate “bersagli facili”. Quali sono le minacce più diffuse?

Le PMI italiane affrontano minacce informatiche che colpiscono trasversalmente, sfruttando le fragilità delle difese, spiega Antonio Forzieri, Cybersecurity Strategy Director di WINDTRE. Secondo ACN, le piccole imprese rappresentano la maggior parte delle vittime ransomware osservate nel 2025. Tra le minacce più rilevanti ci sono i ransomware, con il ben noto meccanismo della doppia estorsione: alla cifratura dei dati si aggiunge la minaccia di divulgarli, per ottenere il pagamento di un riscatto. A questi si affiancano il phishing, il furto e l’abuso delle credenziali di accesso e lo sfruttamento di vulnerabilità non ancora patchate.

Quali sono le esigenze di difesa quotidiane per le aziende?

Per le PMI, difendersi da molte delle minacce più comuni significa partire da un corretto ABC della cybersicurezza, prosegue Forzieri. Serve un’igiene informatica di base applicata con continuità, dalla gestione delle identità e degli accessi all’aggiornamento dei sistemi e alla verifica dei backup. A supporto di queste attività ci sono servizi concreti, come il monitoraggio e la risposta alle minacce gestiti da specialisti, attraverso servizi MDR/xDR, e le verifiche periodiche delle vulnerabilità e della capacità di resistenza dei sistemi, attraverso servizi di assessment. È altrettanto importante avere un piano di risposta agli incidenti e di ripristino, con responsabilità chiare e procedure provate attraverso simulazioni: sapere chi decide, chi interviene e come ripartire. Come ricordava Eisenhower, “I piani non valgono nulla, ma pianificare è tutto”: il valore sta nella preparazione e nella capacità di adattarsi quando un attacco si verifica”.

L’AI peggiora il quadro del cybercrime

L’intelligenza artificiale sta democratizzando l’attacco informatico: abbassa le barriere d’ingresso rendendo più accessibili attività che prima richiedevano maggiore esperienza tecnica. Allo stesso tempo, permette ai gruppi criminali più organizzati di automatizzare le operazioni, personalizzare gli attacchi e aumentarne la scala. Questo contribuisce ad ampliare l’asimmetria tra attacco e difesa: chi attacca può moltiplicare e accelerare i tentativi, mentre chi difende deve contrastare minacce sempre più numerose e credibili, con tempi di reazione più stretti. Questa pressione pesa soprattutto sulle PMI che si ritrovano con minori risorse e competenze dedicate alla sicurezza. L’AI può però rafforzare anche la difesa, aiutando a individuare prima le anomalie e ad accelerare la risposta agli incidenti. Rendere queste capacità accessibili anche alle PMI, attraverso servizi che integrano automazione e competenze specialistiche, è un passo importante per ridurre questo divario.

 FAQ

Che cos’è il Cyber Arena Tour? È l’iniziativa itinerante di WINDTRE BUSINESS dedicata alla diffusione della cultura della sicurezza informatica tra le aziende. L’edizione 2026 ha fatto tappa a Verona, Bari, Genova e Roma con simulazioni di attacco, attività interattive e momenti di confronto.

A chi si rivolge? A manager, imprenditori e decision maker di imprese di ogni dimensione, con un’attenzione specifica alle piccole e medie imprese, sempre più esposte a minacce cyber evolute.

Quali sono le minacce più diffuse per le PMI? Ransomware con doppia estorsione, phishing, furto e abuso delle credenziali di accesso e sfruttamento di vulnerabilità non corrette. Secondo ACN, le piccole imprese rappresentano la maggior parte delle vittime ransomware osservate nel 2025.

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Auditabilità dei sistemi AI e catena di custodia digitale: tecniche, artefatti e rischio residuo nella prova

Nel contesto delle indagini digitali contemporanee, la crescente integrazione di sistemi di intelligenza artificiale nei processi di analisi e produzione di contenuti introduce nuove sfide in termini di verificabilità e affidabilità della prova.

Il contributo si inserisce in una serie di approfondimenti a cura di Cosimo de Pinto e affronta il tema dell’auditabilità dei sistemi AI e della catena di custodia digitale, due assi fondamentali per la tenuta metodologica della digital forensics. Attraverso l’analisi delle principali tecniche di attacco ai dati e ai modelli, delle relative contromisure di rilevazione e del concetto di rischio residuo, il testo evidenzia i limiti strutturali degli approcci isolati alla mitigazione.

L’obiettivo è offrire un quadro interpretativo utile a comprendere come l’uso dell’AI stia ridefinendo i criteri di validazione delle evidenze digitali e i presupposti stessi della loro affidabilità in ambito forense.

Sistemi AI e prova digitale: quadro di sintesi tra attacchi, artefatti e contromisure forensi

Una mappa che lega ogni tecnica di attacco all’artefatto colpito, alla contromisura e al rischio residuo.

La tabella seguente riassume il nucleo dell’analisi tecnica, mettendo in relazione ciascuna famiglia di attacco con l’artefatto forense colpito, le principali contromisure di rilevazione disponibili e il grado di tenuta probatoria residua. La colonna del rischio residuo esprime il principio guida dell’intero lavoro: nessuna contromisura, presa isolatamente, neutralizza l’attacco; la tenuta deriva sempre dalla convergenza multi-fonte.

Tecnica di attacco Artefatto forense colpito Contromisura di rilevazione Rischio residuo / tenuta probatoria
Data poisoning / IPI Dataset, prompt, contesto RAG, conclusioni del modello Invocation logging, conservazione del dato grezzo, versioning, separazione dato originale/trasformato Alto: l’output non è valutabile senza l’intera pipeline documentata
Log crafting Log di sistema, applicativi, di rete Triangolazione con EDR, SIEM, MFT, USN Journal, telemetria cloud, repliche remote Medio-alto: rischio emergente; vietata la single-source evidence
PRNU manipulation / fingerprint-copy Firma di sorgente del sensore Triangle test e statistica pooled, analisi CNN, verifica originale + catena di custodia Alto: nessun metodo è immune; serve convergenza con altri elementi
Inpainting / deepfake video Integrità e provenienza dell’immagine/video MVFNet, analisi spazio-temporale, C2PA/Content Credentials, ricostruzione del primo upload Alto: artefatti degradati da compressione e ricodifica
Voice cloning Identità del parlante Speaker verification, anti-spoofing, analisi del segnale + contesto Alto: affidabilità ridotta in condizioni realistiche
Evasion attacks Esito del classificatore (file, immagine, testo) Validazione della pipeline, adversarial training, trattamento come solo triage Alto: la soglia d’attacco non coincide con la percezione umana
Testo AI-generato Autenticità di documenti e comunicazioni Watermarking preventivo, analisi statistica, risalita ai sistemi di origine Alto: i detector sono aggirabili da chi li interroga
Codice malevolo AI-assistito Attribuzione dell’autore Convergenza tra infrastruttura, telemetria, log, artefatti di compilazione Alto: lo stile del codice non è più indicatore affidabile

 

Auditabilità dei sistemi AI: il nodo gordiano

Non-determinismo, opacità e assenza di firma: perché auditare un sistema AI è il nodo gordiano della prova.

Cosa significa auditare un sistema AI

L’auditabilità, la capacità di verificare a posteriori il comportamento di un sistema, è un prerequisito fondamentale dell’affidabilità probatoria. I sistemi AI moderni violano sistematicamente i criteri tradizionali di auditabilità su quattro dimensioni critiche:

  • Non-determinismo: i modelli linguistici con temperatura maggiore di zero producono output diversi per lo stesso input ad ogni esecuzione, rendendo impossibile la riproducibilità, uno dei pilastri del metodo scientifico applicato alla forensics.
  • Opacità del processo decisionale: i transformer con miliardi di parametri sono, in senso tecnico, black box; le tecniche XAI (LIME, SHAP, attention visualization) hanno fatto progressi ma rimangono insufficienti per applicazioni ad alto impatto legale.
  • Dipendenza dal contesto di addestramento: il comportamento di un LLM dipende da dati spesso proprietari, non documentati e non riproducibili; un fine-tuning successivo può modificare gli output senza garanzia di versioning retroattivo.
  • Assenza di firma digitale sull’output: i modelli generativi non firmano crittograficamente i loro output; salvo sistemi con watermarking specifico, non esiste modo di verificare che un testo sia stato generato da un determinato modello in un determinato momento.

La catena di custodia digitale nell’era AI

La chain of custody è il principio forense secondo cui ogni elemento di prova deve avere una storia documentata e verificabile dal momento del sequestro a quello della presentazione in giudizio. Nell’informatica forense classica ciò si traduce in: imaging forense con hash crittografico (SHA-256 o SHA-3), documenti di trasferimento firmati, ambienti di analisi isolati, write blocker per prevenire alterazioni.

L’AI introduce vulnerabilità in ogni anello di questa catena, secondo il quadro metodologico della ISO/IEC 27037:2012, la norma internazionale di riferimento per l’identificazione, raccolta, acquisizione e preservazione di prove digitali potenziali. In fase di acquisizione, un sistema compromesso potrebbe presentare all’operatore una vista alterata o incompleta dei dati, secondo logiche già note nel rootkitting e nell’occultamento a livello di sistema, con i rischi propri dell’analisi live su sistema potenzialmente compromesso.

In fase di analisi, i tool forensi che incorporano classificatori automatici o moduli AI devono essere trattati come componenti della pipeline da validare, non come oracoli tecnici. In fase di presentazione, un report generato con assistenza AI potrebbe contenere errori o interpretazioni distorte non rilevabili senza competenza tecnica specifica. Il punto metodologico, dunque, non è presupporre la compromissione del tool, ma documentare e verificare ogni trasformazione introdotta dalla pipeline analitica. La ISO/IEC 27042:2015 definisce i criteri di analisi e interpretazione delle prove digitali che devono applicarsi a prescindere dallo strumento utilizzato, inclusi quelli basati su AI.

Il punto metodologico non è presupporre la compromissione del tool, ma documentare e verificare ogni trasformazione introdotta dalla pipeline analitica.

Framework esistenti e lacune: un’analisi comparativa

Il Regolamento UE 2024/1689 (AI Act), entrato in vigore nel 2024, impone obblighi di logging (art. 12) e trasparenza verso gli utilizzatori (art. 13) per i sistemi ad alto rischio. Ai sensi dell’Allegato III rientrano tra i sistemi ad alto rischio, tra gli altri, quelli destinati a essere utilizzati dalle autorità competenti per valutare l’affidabilità delle prove nel corso delle indagini o del perseguimento di reati, salve le condizioni e le eccezioni previste dall’art. 6 del Regolamento. La formulazione corretta non consente quindi di affermare che ogni sistema AI genericamente impiegato in ambito investigativo sia automaticamente ad alto rischio. Tuttavia, il Regolamento non affronta specificamente l’uso forense dei sistemi AI né la questione dell’evidenza sintetica.

Il NIST AI Risk Management Framework (AI RMF 1.0) include l’auditabilità come requisito nella categoria MEASURE, ma rimane volontario e privo di specifiche tecniche sufficientemente granulari per applicazioni forensi. La ISO/IEC 42001:2023, standard per il sistema di gestione dell’AI, è orientata alla gestione organizzativa e non fornisce indicazioni operative per la forensics.

Le norme ISO specificamente dedicate alle prove digitali (ISO/IEC 27037 su identificazione, raccolta, acquisizione e conservazione; ISO/IEC 27041 sull’assurance metodologica; ISO/IEC 27042 su analisi e interpretazione; ISO/IEC 27043 su principi e processi di indagine) costituiscono il quadro metodologico di riferimento per la digital forensics. Nessuna di esse, tuttavia, include ancora disposizioni specifiche per la gestione di prove prodotte o mediate da sistemi AI. Le linee guida ENFSI e SWGDE non hanno parimenti sistematizzato la problematica, e la lacuna fondamentale rimane invariata: nessuno dei framework esistenti risponde alla domanda centrale che si pone il giudice, ossia se ci si possa fidare di un dato digitale generato o mediato da un sistema AI.

L’analisi mette in luce come l’ingresso dell’intelligenza artificiale nei processi di gestione e valutazione della prova digitale stia ridefinendo i criteri stessi di affidabilità forense. Tecniche di attacco, contromisure e rischio residuo vengono letti in chiave sistemica, evidenziando la necessità di una reale convergenza multi-fonte delle evidenze.

Al centro del quadro emergono le fragilità dell’auditabilità dei sistemi AI e della catena di custodia digitale, oggi messe in crisi da opacità, non-determinismo e assenza di firme verificabili sugli output generativi.

Il tema continua nel prossimo approfondimento su diritto alla prova, protezione dei dati e libertà della persona nell’era dell’AI, con casi reali che mostrano l’impatto concreto di queste trasformazioni.

Per uno sguardo più tecnico e operativo, il white paper di Cosimo de Pinto Quando l’AI mente bene: deepfake, prova digitale e anti-forensics nel processo penale” approfondisce le principali tecniche di manipolazione dell’evidenza digitale e le strategie anti-forensics, offrendo una lettura essenziale per comprendere i limiti attuali della prova nell’era dei sistemi AI.

 

https://www.ictsecuritymagazine.com/articoli/sistemi-ai-audit/




Waymo says Singapore will be its next international robotaxi city


Waymo Ojai fully autonomous ride-hailing vehicle travels along a city street, San Francisco, California, August 20, 2026. | Photo by Smith Collection/Gado/Getty Images

Waymo says it will launch a robotaxi service in Singapore in 2028, as the Alphabet-owned company continues to eye overseas markets for expansion.

Waymo’s vehicles will begin arriving in Singapore in “the coming months,” the company says, in preparation of mapping and autonomous testing with human safety drivers behind the wheel in 2027. Waymo says it is “working toward offering fully autonomous ride-hailing to the public” by 2028.

Waymo will need approval from Singapore’s Land Transport Authority (LTA) before it can begin accepting passengers. The city-state requires all autonomous vehicles to undergo a safety assessment conducted at the …

Read the full story at The Verge.

https://www.theverge.com/transportation/997091/waymo-singapore-robotaxi-launch-2027




Bollo auto, occhio al campo P.2 su carta circolazione: il primo elenco dei modelli esentati

(Adnkronos) –
Stop al pagamento del bollo auto nel 2027 per milioni di veicoli. Ma chi sarà esentato? A fare luce sugli effetti della misura l’analisi di Altroconsumo che Adnkronos/Labitalia ha potuto visionare. Il provvedimento, approvato dall’ultimo Consiglio dei ministri, sospende il pagamento del bollo per i versamenti con scadenza ordinaria compresa tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2027. Non si tratta, quindi, di un’abolizione definitiva: salvo proroghe o nuove norme, dal 2028 la tassa tornerà a essere dovuta secondo le regole ordinarie. L’esenzione riguarda le persone fisiche e può essere applicata a un solo veicolo assicurato per contribuente. Per le automobili il limite è fissato a una potenza non superiore a 80 kW, corrispondenti a circa 109 CV. Sono comprese le auto alimentate a benzina o gasolio, anche se dotate di un sistema ibrido. 

L’esenzione non si applica indistintamente a tutte le auto: per rientrare nel beneficio il veicolo deve essere alimentato a benzina o gasolio, anche in combinazione con un motore elettrico, avere una potenza fino a 80 kW ed essere regolarmente assicurato.  

Il dato da controllare sulla carta di circolazione è quello riportato nel campo P.2. Ogni contribuente può ottenere il beneficio per un solo mezzo. Se possiede più automobili ammesse, la bozza attribuisce l’esenzione a quella con la potenza più bassa; quando la potenza è identica, viene scelta la vettura per la quale sarebbe dovuto il bollo meno costoso. Non è dunque il proprietario a poter destinare liberamente lo sconto al veicolo più conveniente. Sono compresi anche motocicli e ciclomotori a benzina o gasolio, ma soltanto se lo stesso contribuente non beneficia già dell’esenzione per un’automobile. Anche per le due ruote il vantaggio è limitato a un unico mezzo. 

Le auto completamente elettriche non rientrano in questa specifica misura. Va però precisato che non sono tutte esenti dal bollo senza limiti di tempo: a livello nazionale l’esenzione dura generalmente cinque anni dalla prima immatricolazione e successivamente si paga una tassa ridotta, mentre alcune Regioni prevedono condizioni più favorevoli. Anche per le ibride esistono già agevolazioni regionali diverse per durata e importo. Prima di valutare il vantaggio effettivo occorre quindi controllare la disciplina applicata nella propria Regione. 

La soglia degli 80 kW comprende molte citycar e utilitarie, ma conta sempre la potenza della specifica versione riportata sul libretto. Lo stesso modello può infatti essere venduto con motori diversi, alcuni ammessi e altri esclusi. L’elenco che trovi in tabella ha solo valore esemplificativo e non basta il nome commerciale per stabilire il diritto all’esenzione. Anno di produzione, motore e allestimento possono modificare la potenza: la verifica decisiva va effettuata sulla carta di circolazione. Si tratta di stime indicative, non dell’importo garantito a tutti i proprietari. La tariffa di 2,58 euro per kW è quella base, ma il bollo è regionale e alcune amministrazioni applicano importi differenti, riduzioni o agevolazioni particolari. Anche la classe ambientale incide sul calcolo: per le auto Euro 0, Euro 1, Euro 2 ed Euro 3 la tariffa unitaria è più elevata. 

Per conoscere il risparmio effettivo bisogna verificare quanto sarebbe dovuto nella propria Regione per il 2027, eventualmente usando il servizio di calcolo del bollo ACI. L’esenzione dovrebbe essere riconosciuta automaticamente sulla base dei dati presenti negli archivi dei veicoli e delle amministrazioni regionali. Al momento non è prevista una domanda specifica da presentare, ma le procedure operative potranno essere confermate soltanto dopo la pubblicazione del decreto e delle eventuali istruzioni attuative. Prima della normale scadenza del bollo sarà prudente controllare la propria posizione attraverso il portale della Regione o i servizi ACI.  

Non bisogna limitarsi a sospendere il pagamento sulla base della potenza dichiarata dal costruttore: occorre verificare che il veicolo risulti effettivamente esente negli archivi. Secondo il provvedimento, può beneficiare della misura un solo veicolo per ciascuna persona fisica che possiede i requisiti. L’esenzione infatti è alla persona intestataria, questo significa che se ad esempio in una famiglia ci sono tre auto con 3 intestatari differenti, di fatto nessuno sarebbe tenuto a pagare il bollo nel 2027. 

Ma quali sono i modelli per cui vale lo stop del pagamento del bollo? A stilare un primo elenco è Motor1.com ricordando che il limite si applica alla singola motorizzazione, non all’intero modello, quindi per ogni auto multi-potenza indichiamo la versione base che rientra. Utilitarie e city car (versioni base quasi sempre sotto gli 80 kW): Fiat Panda/Pandina – mild hybrid 1.0 da ~70 CV (51-52 kW); Fiat Grande Panda – benzina 1.2 da 100-101 CV (~74 kW); la mild hybrid da 110 CV (~81 kW) è al limite; Fiat 500 – versioni termiche e mild hybrid, quasi tutte sotto gli 80 kW; Fiat 500e (elettrica) – versione da 70 kW, ma le elettriche pure seguono comunque regole diverse (non alimentate a benzina/gasolio, quindi fuori da questa specifica esenzione); Lancia Ypsilon – ibrida 1.2 intorno ai 51 kW; versione Ibrida 110 CV con motore da 74 kW; Dacia Sandero / Stepway – versioni SCe 65 (~48 kW), TCe 67 (67 kW nel dato citato), TCe 90 (~66 kW), TCe 100/ECO-G 100 (~74 kW); Renault Clio – SCe 65 (49 kW); Citroën C3 – PureTech 83 (83 CV), PureTech 100 (~74 kW), Hybrid 110 (potenza termica base ~74 kW, sistema combinato al limite); Peugeot 208 – PureTech 75 (~55 kW) e PureTech 100 (~74 kW); Opel Corsa – versione entry-level, tipicamente sotto gli 80 kW; Volkswagen Polo – 1.0 base sotto gli 80 kW. 

E ancora: Skoda Fabia – versioni da 80 CV e 95 CV, entrambe sotto la soglia; Seat Ibiza – versione d’ingresso sotto gli 80 kW; Hyundai i20 – versione d’ingresso sotto gli 80 kW; Hyundai i10 – tipicamente sotto gli 80 kW; Kia Picanto – tipicamente sotto gli 80 kW; Toyota Aygo X – 1.0 da 72 CV (53 kW); Toyota Yaris – le full hybrid da 116 CV (~85 kW sistema) sono al limite o leggermente sopra; alcune versioni precedenti però rientrano nei limiti; Suzuki Swift – Hybrid nelle motorizzazioni sotto gli 80 kW; Crossover/SUV compatti (solo versioni d’ingresso); Jeep Avenger – 1.2 Turbo benzina, esattamente 74 kW; Honda HR-V – e:HEV nelle versioni con potenza omologata entro gli 80 kW; Nissan Juke – Full Hybrid nelle versioni che rientrano nella soglia; Lexus LBX – Hybrid nelle versioni con potenza omologata entro gli 80 kW.  

Per le moto, invece, il provvedimento prevede l’esenzione per i motocicli indipendentemente dalla cilindrata. Le suto 100% elettriche sono escluse a prescindere dalla potenza, perché non alimentate a benzina/gasolio (regime bollo separato).  

 

Sono 24.608.867 le persone in Italia che risultano possedere almeno un veicolo con potenza entro gli 80 kW e che rientrano quindi nella platea potenzialmente interessata dall’esenzione dal pagamento del bollo auto e moto prevista dalla misura approvata ieri dal Consiglio dei ministri. Il dato è stato elaborato dal ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, attraverso le Motorizzazioni e il dipartimento Trasporti, sulla base del parco veicolare nazionale e del numero di persone fisiche che possiedono almeno un veicolo, consentendo di quantificare per la prima volta la portata potenziale del provvedimento. 

Complessivamente, in Italia circolano oltre 59 milioni tra autoveicoli e motoveicoli, di cui oltre 34 milioni con potenza entro gli 80 kW. Per il 2027 il provvedimento prevede l’esenzione dal bollo sul primo veicolo, senza limiti legati all’Isee. L’obiettivo del Governo è rendere strutturale la misura con la prossima legge di Bilancio, ricorda la nota del Mit, che sottolinea “grande soddisfazione da parte del vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini, che ha fortemente sostenuto il provvedimento. L’obiettivo indicato dal ministro è proseguire nel percorso avviato, lavorando per ampliare ulteriormente in futuro la platea interessata”. 

 

 

 

economia

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Addio bollo e tripletta flat tax, il ‘cantiere’ Manovra tra voto e risorse

(Adnkronos) – Dall’addio al bollo auto alla flat tax. La campagna elettorale alle porte e la coperta sempre troppo corta delle risorse, plasmano la manovra, tra misure annunciate e ipotesi allo studio. Il tutto però nel pieno equilibrio dei conti. Ogni intervento sarà infatti condizionato a coperture chiare e certe che non pesino sul calo del disavanzo, tanto più adesso che l’Italia, grazie alla prudenza sui conti del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, è considerata fiore all’occhiello dei mercati obbligazionari.  

La linea è puntare su scelte mirate ma efficaci per sostenere consumi, salari e assicurare l’equilibrio dei conti in una fase di crescente incertezza globale per la guerra in Iran e la perdurante spada di Damocle dei rialzi energetici, tra ribassi della crescita e incrementi dell’inflazione. Il tutto mentre il trend di stretta monetaria della Bce impone ancora più rigore su un debito pubblico da oltre 3.200 miliardi (luglio, Bankitalia), in un momento in cui il governo, seppur ampiamente promosso dai mercati, si trova a dover pagare maggiori oneri per il rifinanziamento, circa 400 miliardi nel 2027.  

BOLLO AUTO ADDIO – Il governo cancella in bollo auto per il 2027 (costo 2,3 miliardi da recuperare dai fondi non spesi del Pnrr). La misura interessa auto e moto con potenza inferiore a 80 kw, praticamente 13,2 milioni di vetture e 1,1 milione di motocicli. Finanziata al momento solo per un anno, in manovra si renderebbe strutturale la misura. Il governo esclude che si tratti di una misura in chiave elettorale, sottolineando la volontà – ribadita a più riprese – di abbandonare le misure dal respiro corto e costi ingenti come i tagli delle accise, a ogni modo si sopprime un balzello altamente impopolare nell’anno del voto. 

Ieri è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il decreto, che prevede un nuovo sconto sulle accise del gasolio e lo stop per il 2027 al bollo auto per le autovetture fino a 80 Kw e per i motocicli. Il provvedimento entrerà in vigore da oggi. 

FLAT TAX GIOVANI – Due ipotesi allo studio per l’occupazione degli under 35: il ministro dell’Economia Giorgetti ha ipotizzato una tassa piatta sugli aumenti contrattuali dei giovani, con il coinvolgimento delle imprese. Un’altra proposta avanzata dal sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon prevede invece una flat tax al 5% per 5 anni sulle assunzioni degli under 35.  

LAVORO, DA PREMI A COMPETENZE – La manovra dovrebbe riconfermare il Pacchetto Lavoro proposto dal ministro Marina Calderone, magari rendendo più selettive alcune misure: tra queste, le decontribuzioni per le assunzioni stabili di giovani e donne, nella Zes e per stabilizzare i precari; la detassazione al 5% sui rinnovi contrattuali, notturno e straordinari; l’imposta ridotta all’1% per i contratti di produttività. Ma anche un rifinanziamento del Fondo nuove competenze, che farebbe salire la dote oltre i 2 miliardi.  

SALVADANAIO NEONATI E BONUS MAMME – Tra gli altri progetti in cantiere, risorse permettendo, il salvadanaio previdenziale per i neonati; un rafforzamento dell’attuale bonus da 60 euro al mese per le mamme lavoratrici con due figli e un reddito entro i 40mila euro annui.  

DETASSAZIONE 13ESIMA – Sul tavolo anche il progetto, gradito ai sindacati, del deputato FdI Marco Osnato (FdI) di un taglio al 15% o al 10% della tassazione sulle tredicesime per i redditi fino a 15mila euro, con un risparmio netto in busta paga tra 200 e 500 euro, a seconda del reddito. 

FLAT TAX PARTITE IVA – La Lega propone di estendere la flat tax al 15% per le partite Iva dal tetto massimo di ricavi attuale di 85mila euro a 100mila euro. Serve però il via libera Ue. 

IMPRESE, IPER AMMORTAMENTO E ZES – Tra le misure per le imprese, l’iperammortamento per gli investimenti tecnologici delle imprese, con particolare focus sull’integrazione dell’Intelligenza Artificiale. Si ragiona a un pacchetto di incentivi dedicato alla robotica avanzata. Sul fronte Zes si punta ad estenderne per lo meno il regime di semplificazione (più difficile quello di incentivi) a tutto il territorio nazionale.  

STOP FURBETTI, REVISIONE BONUS – In chiave anti-furbetti, il vice premier Matteo Salvini sollecita una revisione delle regole dell’Isee per evitare che i bonus statali vadano sempre agli stessi beneficiari. 

ECOBONUS & CO. – Con l’uso della flessibilità Ue per l’efficienza energetica, il governo valuta l’ipotesi di un conto termico per l’edilizia popolare; la conferma del bonus edilizio al 50% per la prima casa e al 36% per la seconda; se la ristrutturazione prevede anche una rigenerazione energetica la parte in detrazione potrebbe salire fino al 65%.  

CEDOLARE SECCA NEGOZI – Il governo progetta una cedolare secca selettiva per certe categorie di negozi, risorse permettendo.  

CETO MEDIO – Misura chiave, che il governo non è riuscito a portare a casa lo scorso anno e ci riprova per il 2027, è l’estensione dell’aliquota Irpef al 33% ai redditi fino a 60 mila euro, dall’attuale soglia di 50 mila euro. La sforbiciata di dieci punti (l’attuale aliquota per quella fascia di reddito è al 43%) riguarderebbe circa un milione di contribuenti. Costo circa 3 miliardi. (di Luana Cimino) 

economia

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Fashion & Talent, Siviero (eCampus): “Diamo modo a giovani talenti di emergere”

(Adnkronos) – “Il concetto del talent secondo me va declinato cercando e scovando i talenti, facendo in modo che questi ragazzi si rendano conto che li hanno. In questo modo diamo loro la possibilità di mostrare quello che sanno fare. L’evento di questa sera non è altro che un momento di sintesi per tutta l’attività svolta in un anno e che si ripete ogni anno ed è ogni anno sempre più interessante”. Così il rettore dell’università eCampus, Enzo Siviero, a margine dell’evento-sfilata ‘Fashion & Talent’ tenutosi a Roma e organizzato dal’Accademia del Lusso e dall’Università eCampus. 

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Fashion & Talent, i ragazzi di Chronos Corps: “Siamo tornati come stilisti in piazza di Spagna”

(Adnkronos) – “Oggi ritorniamo a piazza di Spagna come stilisti per esporre finalmente il nostro brand, uscito appunto dopo il percorso di studi fatti in Accademia”. Lo hanno detto gli ex studenti dell’Accademia del Lusso, Matteo Cesarotti e Nicola Minotti – oggi stilisti del loro brand Chronos Corps-, a margine dell’evento-sfilata ‘Fashion & Talent’ tenutosi a Roma e organizzato dall’Accademia del Lusso e dall’Università eCampus. 

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Fashion & Talent, Gramigna (Accademia del Lusso): “Diamo visibilità a giovani talenti”

(Adnkronos) – L’evento Fashion & Talent “nasce con lo scopo di creare un format che potesse dare visibilità ai giovani talenti, non soltanto della nostra Accademia ma anche oltreoceano”, ha detto la direttrice dell’Accademia del Lusso di Roma, Laura Gramigna, a margine dell’evento-sfilata ‘Fashion & Talent’ tenutosi a Roma e organizzato dal’Accademia del Lusso e dall’Università eCampus. 

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Fashion & Talent, Di Monte (Accademia del Lusso): “Nostro evento in piazza di Spagna dove si sono tenute sfilate di grandi stilisti”

(Adnkronos) – “Oggi siamo in un setting veramente speciale, in una cornice importante dal punto di vista anche storico culturale. Siamo in piazza di Spagna, quindi siamo veramente in un luogo che da sempre fa cultura e ha segnato tappe importanti nella storia della città. Un luogo legato alla moda perché qui ci sono state le sfilate più importanti degli stilisti eminenti italiani ma anche stranieri”. Lo ha detto la direttrice Accademica dell’Accademia del Lusso di Roma e Milano, Giuseppina Di Monte, a margine dell’evento-sfilata ‘Fashion & Talent” tenutosi a Roma e organizzato dal’Accademia del Lusso e dall’Università eCampus. 

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