Chi è Jay Clayton, a capo della task force voluta da Trump sulla Super Intelligenza
A guidare la “Super Intelligence Force”, la nuova task force per l’intelligenza artificiale voluta da Donald Trump per coordinare l’azione delle amministrazioni federali statunitensi e assicurare il primato degli Usa nel settore, non sarà un nome forte della Silicon Valley, ma un “uomo del presidente”, Jay Clayton, direttore dell’intelligence nazionale e ribattezzato da Trump il nuovo “zar” dell’intelligenza artificiale.
Chi è Jay Clayton
Avvocato specializzato in diritto societario, Clayton ha lavorato nella sua carriera su alcune importanti operazioni finanziarie – durante la crisi del 2008 si è occupato dei dossier legati a Bear Stearns e Lehman Brothers, mentre nel 2014 ha traghettato la quotazione di Alibaba a Wall Street – per passare poi all’amministrazione pubblica sotto la prima presidenza Trump come capo della Securities and Exchange Commission, l’autorità vigilante dei mercati finanziari americani. Dopo quest’esperienza (e il suo ritorno al settore privato) Trump lo ha richiamato nel 2025 per affidargli prima il ruolo di procuratore federale di Manhattan e poi, nel 2026, l’importante incarico della direzione dell’intelligence nazionale, consegnandogli infine le chiavi della Super Intelligence Force.
Prima di prendere le redini della task force – composta, tra gli altri, dal vicepresidente JD Vance, il segretario alla Difesa Pete Hegseth e il segretario al Tesoro Scott Bessent – Clayton aveva espresso molto chiaramente le sue posizioni sul tema AI: gli Stati Uniti non devono rallentare, pena la perdita della corsa con la Cina. In un’intervista rilasciata qualche giorno prima della nomina a Squawk Box, il famoso programma televisivo di economia e finanza della Cnbc, Clayton si era espresso contro la sospensione dello sviluppo dell’intelligenza artificiale. “Non credo che nessun americano dovrebbe pensare che questa sia una buona strategia”, aveva commentato. Una linea che rispecchia in pieno quella del presidente Trump. E non solo.
La posizione divergenti delle società AI
Mentre Sam Altman e Dario Amodei chiedono di rallentare e valutare i pericoli generati dall’AI (una posizione non forzatamente nobile, ma che potrebbe essere frutto di una mossa di marketing o della paura che una bolla speculativa scoppi tra le mani di OpenAI e Anthropic), c’è chi, come Jensen Huang, Ceo di Nvidia, considera gli allarmismi eccessivi e qualsiasi ingerenza governativa (o almeno le ingerenze contrarie allo sviluppo) un’invasione di campo. “La sicurezza è un problema di ingegneria, non di diritto”, ha dichiarato Huang alla conferenza Dreamforce di Salesforce (15-17 settembre). “Dopotutto, stiamo sviluppando software. Stiamo sviluppando sistemi informatici. È un sistema informatico complesso, ma in definitiva è pur sempre un sistema informatico”. Huang sostiene che non ci sia bisogno di nuove leggi o regolamenti, ma che il libero mercato bilancerà automaticamente i poteri ed eviterà l’immissione di prodotti pericolosi.
I prossimi passi della task force
La Super Intelligence Force dovrà presentare il suo primo rapporto entro 120 giorni. La squadra lavorerà con le aziende del settore per individuare i principali rischi e minacce (dalla cybersecurity all’utilizzo dell’AI per scopi militari o attacchi biologici), cercando di tenere al contempo sotto controllo eventuali misure regolatorie del Congresso che potrebbero frenare l’innovazione. E per come stanno andando le cose, immaginiamo che quest’ultima funzione sarà particolarmente cara al presidente Trump.
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