Euro digitale. Bankitalia pubblica lo stato di avanzamento, i vantaggi per cittadini e imprese

Euro digitale, a che punto siamo: come funzionerà, perché conta per cittadini e imprese e quali saranno i prossimi passaggi
L’euro digitale è oggi un cantiere istituzionale, tecnologico e regolamentare avanzato, nel quale l’Eurosistema, cioè la Banca centrale europea (Bce) e le banche centrali nazionali, assieme ai co-legislatori europei, stanno definendo regole, infrastrutture, limiti operativi e modelli distributivi. Il punto centrale, per il cittadino e per l’impresa, è che non si discute di una moneta “alternativa” all’euro: si discute di una nuova forma dell’euro, emessa dalla banca centrale, concepita per essere usata nei pagamenti quotidiani in formato digitale, online e anche offline.
Sul tema si è tenuto un workshop presso la Banca d’Italia, con gli istituti di pagamento (IP) e gli istituti di moneta elettronica (IMEL) dedicato all’euro digitale. È stato inoltre illustrato lo stato di avanzamento dei lavori dell’Eurosistema e dei co-legislatori europei, con l’analisi tecnica dell’Eurosistema per la calibrazione dei limiti di detenzione, le attività di prova (pilot) e i modelli di distribuzione e di compensazione.
La portata del cambiamento è storica perché tocca tre piani insieme. Il primo è quello della vita pratica dei consumatori: pagare, incassare, trasferire denaro, farlo anche in assenza di rete, con strumenti semplici e con una maggiore protezione rispetto a molte soluzioni private. Il secondo è quello della sovranità europea nei pagamenti: oggi il mercato è frammentato e, soprattutto, largamente presidiato da operatori non europei. Il terzo è quello della stabilità del sistema finanziario, perché l’euro digitale viene progettato in modo da essere un mezzo di pagamento efficace senza diventare un fattore di squilibrio per la raccolta bancaria e per la trasmissione della politica monetaria.
Perché l’Europa sta lavorando all’euro digitale, una questione di autonomia strategica
Tra il 2019 e il 2024 gli acquisti online sono triplicati, passando dal 7% al 21% del totale delle transazioni. Anche in Italia il processo è evidente, pur con ritmi più lenti rispetto alla media dell’area euro: nel 2022 solo il 35% della spesa al punto vendita era effettuata con strumenti diversi dal contante; nel 2024 la quota è salita al 51%.
Questo passaggio dal contante al digitale, però, non si è tradotto in una vera autonomia europea dell’infrastruttura dei pagamenti. Il documento è molto netto: il mercato europeo dei servizi di pagamento è frammentato e dominato da operatori non europei. Circa il 70% dei pagamenti con carta passa infatti da schemi internazionali, con quote di mercato e commissioni crescenti. Inoltre, a differenza di Germania, Francia e Spagna, l’Italia non dispone di un sistema domestico forte o di una soluzione europea completa per i pagamenti digitali nelle diverse modalità d’uso, dai trasferimenti tra privati al punto vendita, fino all’e-commerce.
In questa prospettiva, l’euro digitale non nasce solo per “seguire l’innovazione”, ma per correggere una vulnerabilità strutturale del sistema europeo. L’idea di fondo è che, se una parte crescente dei pagamenti si sposta su canali digitali, allora anche la moneta pubblica, cioè la moneta della banca centrale, deve poter esistere in forma digitale e restare disponibile ai cittadini come opzione concreta, accessibile e accettata in tutta l’area euro. È qui che il progetto assume il suo valore politico ed economico: l’euro digitale punta a rafforzare l’autonomia strategica europea senza eliminare il ruolo del mercato, ma anzi offrendo standard aperti sui quali il mercato possa costruire servizi e innovazione.
Che cos’è l’euro digitale e che cosa non è
Il primo equivoco da sciogliere: l’euro digitale non è una criptovaluta e non è neppure un “deposito speciale” presso la BCE. È invece moneta sovrana in forma elettronica emessa dalla banca centrale, utilizzabile come strumento di pagamento aggiuntivo, gratuito per i servizi base e accettato in tutta l’area euro, una volta approvata la legislazione e completata la fase di emissione.
Il documento individua tre capisaldi dell’intero progetto. Il primo è proprio la disponibilità di un’opzione di pagamento unica per centinaia di milioni di cittadini dell’area euro. Il secondo è la creazione di un’infrastruttura di pagamento completamente europea, aperta anche ai sistemi e agli operatori privati, così da estendere la portata delle soluzioni domestiche e favorire l’interoperabilità. Il terzo è la definizione di uno schema di pagamento capace di garantire un’esperienza armonizzata e, allo stesso tempo, di consentire al mercato di sviluppare soluzioni innovative sopra un quadro comune.
È importante sottolineare che il progetto è costruito per essere aggiuntivo, non sostitutivo. L’euro digitale non elimina il contante e non è concepito per sostituire i depositi bancari. Il documento insiste su questo punto anche nella parte dedicata ai limiti di detenzione: i portafogli in euro digitale non sarebbero remunerati, gli utenti avrebbero un tetto massimo detenibile e sarebbero previste funzioni automatiche di collegamento con i conti bancari proprio per impedire che l’euro digitale si trasformi in un prodotto di risparmio o in un rifugio sistemico alternativo ai depositi bancari.
Il vantaggio per i consumatori: più scelta, più continuità, più protezione
Che cosa cambierà davvero per noi consumatori? Il documento della Banca d’Italia mette in evidenza quattro benefici principali per i cittadini: inclusività, privacy, libertà di scelta e gratuità dei servizi base.
L’inclusività significa che l’euro digitale viene progettato come uno strumento semplice e intuitivo, utilizzabile da tutti e non solo da chi è già abituato a servizi finanziari avanzati. La semplicità d’uso non è un dettaglio accessorio: rientra nelle caratteristiche strutturali del progetto. Il documento prevede infatti che i PSP (Payment Service Providers, o prestatori di servizi di pagamento) debbano mettere a disposizione gratuitamente almeno un’interfaccia utente per l’euro digitale e che tale interfaccia debba consentire un utilizzo semplice e rapido anche per le categorie vulnerabili, comprese le persone con disabilità, limitazioni funzionali o competenze digitali limitate, nel rispetto dello European Accessibility Act.
La libertà di scelta riguarda il fatto che il cittadino non sarebbe costretto a usare l’euro digitale, ma avrebbe a disposizione una soluzione aggiuntiva accanto a contante, bonifici, carte e altri strumenti. La gratuità dei servizi base, poi, punta a evitare che l’accesso alla moneta digitale della banca centrale diventi un servizio premium riservato a determinate fasce di clientela. Infine c’è il tema della privacy: il documento sostiene che la privacy nell’uso online sarebbe superiore a quella delle soluzioni digitali esistenti, mentre nell’uso offline il livello di riservatezza sarebbe assimilabile a quello del contante.
Per un consumatore questo significa due cose molto concrete. La prima è che l’euro digitale verrebbe pensato come bene pubblico digitale: uno strumento di uso comune, non dipendente da logiche commerciali proprietarie.
Euro digitale vuol dire anche servizi innovativi a valore aggiunto
L’euro digitale, in aggiunta, fornirà un’infrastruttura di pagamento comune e standard condivisi, a partire dai quali il mercato potrà sviluppare servizi innovativi a valore aggiunto. “La copertura paneuropea unica dell’euro digitale consentirà al settore privato di estendere le proprie soluzioni a tutta l’area dell’euro, offrendo alle imprese e ai prestatori di servizi di pagamento (payment service providers, PSP) l’opportunità di sperimentare nuovi modelli di business e ampliare la propria clientela oltre i confini nazionali. Dato il forte interesse del mercato nei confronti della piattaforma, proseguiremo la collaborazione con il settore privato, lungo due filoni: sperimentazione ed esplorazione”, ha dichiarato Piero Cipollone, Membro del Comitato esecutivo della BCE, dinanzi alla Commissione per i problemi economici e monetari del Parlamento europeo.
“Il filone della sperimentazione – ha precisato Cipollone – ha lo scopo di sostenere il mercato nello sviluppo di caratteristiche innovative e servizi a valore aggiunto sfruttando le capacità tecnologiche dell’euro digitale, ad esempio pagamenti condizionati, disponibilità 24 ore su 24, 7 giorni su 7 e 365 giorni all’anno e copertura paneuropea”.
“Intendiamo inoltre esaminare il potenziale innovativo della funzionalità offline dell’euro digitale. Organizzeremo ad esempio un hackathon per i pagamenti offline, collaborando con gli operatori di mercato al fine di individuare funzionalità e casi d’uso innovativi nonché soluzioni per migliorare l’esperienza degli utenti. Il filone esplorativo – ha aggiunto l’economista – ha un’impostazione più prospettica: esaminerà gli sviluppi tecnologici e le funzionalità che potrebbero essere integrati nelle versioni successive dell’euro digitale. Collaboreremo attivamente con le imprese per esplorare un’ampia gamma di strumenti di pagamento a supporto sia dei casi d’uso tra imprese sia dei micropagamenti”.
Il vantaggio per le imprese: incasso immediato e costi più sotto controllo
Anche sul lato imprese il documento usa formulazioni precise: i vantaggi attesi sono la ricezione istantanea dei pagamenti, costi di accettazione bassi e maggiore potere contrattuale rispetto agli operatori di altri schemi di pagamento, oltre alla possibilità di sviluppare servizi a valore aggiunto per l’attività economica.
Qui il beneficio non è solo tecnico ma anche competitivo. Oggi molti esercenti operano in un contesto in cui le commissioni legate ai pagamenti digitali sono spesso determinate da un ecosistema poco contendibile, con pesi rilevanti in capo a circuiti, processori e grandi operatori internazionali. Nel modello dell’euro digitale, invece, l’Eurosistema si farebbe carico dei costi della propria infrastruttura, mentre le commissioni pagate dai commercianti ai PSP sarebbero soggette a un tetto massimo. Inoltre, i PSP del consumatore e del commerciante non pagherebbero commissioni di schema né commissioni di elaborazione all’Eurosistema, riducendo un pezzo importante del costo industriale complessivo del sistema.
Chi potrà distribuire l’euro digitale e a chi
Uno dei nodi più importanti, anche per rassicurare il pubblico, è il modello di distribuzione. Il progetto non prevede che BCE o banche centrali nazionali aprano conti direttamente ai cittadini. Il documento lo dice espressamente: l’Eurosistema non avrà alcun rapporto con gli utenti. Saranno solo i PSP vigilati a poter distribuire l’euro digitale e a mantenere il rapporto con la clientela.
Secondo la proposta richiamata dal documento, potranno distribuire euro digitale i PSP definiti dalla normativa europea sui servizi di pagamento: in primo luogo istituti di credito, istituti di pagamento e istituti di moneta elettronica. L’impianto prevede una distinzione tra servizi obbligatori e servizi aggiuntivi. I servizi obbligatori sono quelli che un PSP, una volta deciso di entrare nella distribuzione dell’euro digitale, deve offrire integralmente: vale il principio del “no pick and choose”, cioè non si può scegliere soltanto la parte più redditizia del servizio lasciando scoperte le funzioni di base.
Per i consumatori, gli enti creditizi dovranno fornire, su richiesta dei clienti per i quali già prestano servizi di pagamento, tutti i servizi obbligatori in euro digitale. Per gli esercenti, i PSP dovranno offrire i servizi di acquiring obbligatori ai clienti soggetti all’obbligo di accettazione, a condizione che già forniscano loro servizi di acquiring per mezzi di pagamento comparabili, sia in presenza sia in e-commerce.
Il cuore dell’innovazione: come funziona l’euro digitale offline
Per il grande pubblico, probabilmente, la caratteristica più innovativa e al tempo stesso più facile da percepire sarà l’uso offline. Il documento dedica un focus specifico a questa modalità, che viene presentata come ispirata al contante ma arricchita dai vantaggi del digitale.
Le caratteristiche indicate sono molto chiare. L’euro digitale offline consentirebbe regolamento immediato offline, pagamenti in prossimità sia tra privati sia presso i punti vendita, e operazioni senza terze parti coinvolte al momento della transazione. Il sistema richiederebbe però un pre-funding, cioè la disponibilità preventiva di fondi caricati sul dispositivo o sul supporto utilizzato, con fondi custoditi localmente. Accanto a questi elementi, il progetto punta a garantire accettazione paneuropea, disponibilità su più formati (carta e app) e opzioni convenienti per funding e defunding.
Per poter pagare offline, l’utente dovrebbe avere già reso disponibile sul suo dispositivo una certa quantità di euro digitale. Una volta effettuata la transazione, il regolamento sarebbe immediato tra le parti senza necessità di interrogare in tempo reale l’infrastruttura centrale. Proprio qui sta la somiglianza con il contante: il trasferimento del valore avviene in modo diretto, immediato e senza dipendere da una connessione attiva.
Per il consumatore questa funzione è rilevante almeno sotto tre profili. Primo: resilienza, perché permette di pagare anche in caso di assenza di rete, problemi tecnici o interruzioni temporanee. Secondo: continuità del servizio, particolarmente importante in contesti di emergenza o di connettività debole. Terzo: privacy, perché il documento segnala che offline il livello di riservatezza sarebbe assimilabile a quello del contante.
Naturalmente l’offline non è privo di regole. Il fatto che i fondi siano custoditi localmente e che sia necessario precaricarli implica una disciplina operativa accurata sui dispositivi, sulla loro gestione da parte dei PSP, sulla sicurezza del supporto fisico o digitale e sulle procedure di ricarica e scarico dei fondi. Non a caso, tra i servizi obbligatori previsti per i PSP rientra anche la gestione dei dispositivi di archiviazione locali degli utenti di euro digitale.
I limiti di detenzione: perché servono e come verranno definiti
Una delle questioni più delicate del progetto riguarda i limiti di detenzione, cioè il massimale individuale di euro digitale che ciascun utente potrà mantenere nel proprio wallet. È un passaggio tecnico decisivo, perché da esso dipende l’equilibrio tra usabilità della nuova moneta e tutela della stabilità finanziaria.
Il documento chiarisce la logica di fondo. L’euro digitale deve essere abbastanza capiente da funzionare bene come mezzo di pagamento, ma non così capiente da trasformarsi in un’alternativa ai depositi bancari. Per questo il design include tre misure: limite di detenzione individuale, assenza di remunerazione dei wallet e collegamento con i conti bancari tramite waterfall e reverse waterfall. Il messaggio è esplicito: l’euro digitale non sarebbe un’alternativa ai depositi.
La metodologia che l’Eurosistema sta usando per calibrare i limiti ruota attorno a tre obiettivi: utilizzabilità come mezzo di pagamento, efficacia della politica monetaria e stabilità finanziaria. Il documento richiama anche il principio di proporzionalità: le restrizioni devono limitarsi a quelle necessarie, appropriate e meno intrusive possibili per preservare la stabilità finanziaria e l’efficacia della politica monetaria, tenendo conto della natura di bene pubblico dell’euro digitale.
Dove siamo oggi con l’euro digitale, il nodo del regolamento sull’introduzione da adottare entro il 2026 e l’esercizio pilota di metà 2027
Dal punto di vista cronologico, il progetto ha già attraversato una prima fase istruttoria, tra ottobre 2021 e ottobre 2023, dedicata alla definizione del concetto, alle valutazioni tecniche e alla proposta progettuale. A questa è seguita la fase preparatoria, tra novembre 2023 e ottobre 2025, centrata su test e sperimentazioni, selezione dei fornitori per l’infrastruttura e definizione dello schema. Dal novembre 2025 è partita la fase attuale, che il documento descrive come un approccio flessibile e modulare fondato su tre assi: avanzamento della preparazione tecnica, intensificazione del coinvolgimento del mercato e sostegno al processo legislativo.
L’impostazione è significativa. L’Eurosistema non si sta limitando a sviluppare la tecnologia in attesa che la politica decida. Sta invece lavorando su basi tecniche, regole di mercato e supporto ai co-legislatori in modo parallelo, così da arrivare pronto, se e quando il regolamento verrà adottato. Il documento dice che l’esercizio pilota potrebbe essere avviato a metà 2027, mentre una eventuale prima emissione dell’euro digitale nel 2029 viene collegata all’ipotesi che i co-legislatori dell’UE adottino il regolamento sull’introduzione dell’euro digitale entro quest’anno, cioè entro il 2026 nel quadro temporale della presentazione.
Al momento, la Commissione Affari Economici e Monetari dell’Europarlamento dovrebbe adottare la sua posizione sull’euro digitale il prossimo 5 maggio, ma non sono pochi i suoi componenti che non vedono di buon occhio questo cambiamento epocale. Crescono nel frattempo le pressioni della Bce. Staremo a vedere.
Le attività pilota: cosa sono, come funzionano, perché contano
La parola “pilot” può sembrare tecnica, ma in realtà identifica la vera prova generale del sistema. Il documento parla di progetto pilota della durata di 12 mesi, a partire dalla seconda metà del 2027, con transazioni reali in un ambiente controllato dall’Eurosistema. Non sarà quindi un semplice test di laboratorio: si tratterà di sperimentazioni operative con pagamenti veri, anche se all’interno di un perimetro selezionato e sotto controllo.
Per ragioni tecniche, la partecipazione sarà limitata a un numero circoscritto di PSP, commercianti ed esponenti dell’Eurosistema. La selezione dei PSP, secondo il documento, sarebbe iniziata nel primo trimestre del 2026. Saranno testati quattro casi d’uso, mentre l’Eurosistema continuerà a raccogliere riscontri e ad applicarli per tutta la durata del progetto, in vista di una ulteriore ottimizzazione del sistema.
Gli obiettivi delle attività pilota sono quattro: verificare la preparazione prima del passaggio al livello successivo, migliorare l’offerta di servizi a valore aggiunto, affinare la strategia di lancio sul mercato e preparare la successiva distribuzione su scala più ampia.
Per chi legge, il senso è questo: prima di mettere in circolazione l’euro digitale per tutti, l’Eurosistema vuole testare non solo la robustezza tecnica, ma anche i comportamenti reali degli utenti, l’interazione con i PSP, il funzionamento delle dispute, i servizi agli esercenti, i rimborsi, le operazioni offline e la fluidità dell’esperienza. È il passaggio che più di ogni altro dirà se l’euro digitale sarà davvero semplice da usare nella vita quotidiana.
L’iter legislativo: dove siamo e quali tempi aspettarsi
Quando arriverà davvero l’euro digitale? Maggio 2026 è indicato come obiettivo l’adozione della posizione del Parlamento. A quel punto dovrebbe aprirsi o concludersi il trilogo e, sempre nel 2026 come obiettivo, arrivare l’adozione del regolamento sull’euro digitale. Solo dopo ci sarebbe la decisione concernente l’emissione e, da lì, servirebbe un minimo di due anni prima dell’emissione effettiva.
per questo che la data del 2029 compare nel documento come ipotesi di prima emissione: non come promessa, ma come scenario coerente con l’avanzamento legislativo e tecnico previsto
Sempre il documento ricorda i temi principali del regolamento: istituzione ed emissione, corso legale, distribuzione, uso come riserva di valore e mezzo di pagamento, distribuzione fuori dall’area dell’euro, caratteristiche tecniche, privacy e protezione dei dati, antiriciclaggio, resilienza e disposizioni finali. Questo elenco aiuta a capire quanto il progetto sia ampio e quanto la sua approvazione richieda un equilibrio delicato tra tutela dei consumatori, concorrenza, sicurezza, privacy e stabilità finanziaria.
Perché è un passaggio storico per i consumatori europei
Se si mette insieme tutto il quadro, si capisce perché il progetto dell’euro digitale abbia una portata storica. Per la prima volta l’Europa si prepara a mettere a disposizione dei cittadini una forma di moneta pubblica digitale pensata per l’uso quotidiano, accettata su base paneuropea, integrata con il mercato ma non dipendente da esso, disponibile online e offline, gratuita nei servizi essenziali e progettata con un’attenzione esplicita alla stabilità del sistema finanziario.
Per i consumatori questo può tradursi in una maggiore autonomia nel compiere pagamenti digitali senza essere interamente consegnati alle logiche di piattaforme private o a circuiti internazionali. Per le imprese, può significare un’alternativa con costi più leggibili e incassi più immediati. Per il sistema europeo nel suo complesso, significa costruire un’infrastruttura capace di sostenere l’innovazione senza rinunciare a un presidio pubblico sulla forma digitale della moneta.
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