FiberCop, ancora rilievi dall’Agcom: nuovi listini da rivedere
Doccia gelata dall’Agcom per FiberCop, che dopo la segnalazione al primo azionista KKR ricevuta lunedì da Bruxelles deve incassare oggi un altro cartellino giallo in casa. I nuovi listini proposti dall’operatore wholesale only non vanno bene e vanno rivisti. L’Autorità ha accolto, quanto meno parzialmente, le rimostranze dei concorrenti che avevano fortemente criticato lo schema dei listini presentati a giungo da FiberCop, con aumenti ritenuti eccessivi soprattutto a fronte di una qualità del servizio criticata apertamente dall’ad di Tim Pietro Labriola, in un conflitto ormai aperto con il suo “gemello siamese” ormai separato e diventato bersaglio della società controllata da Poste. Insomma, non è un periodo facile per FiberCop.
La replica di FiberCop
A stretto giro, la preplica di FiberCop: “FiberCop prende atto della comunicazione di AGCOM e prosegue il costruttivo confronto con l’Autorità per lavorare sui pochi punti ancora aperti. Il riconoscimento dei progressi compiuti conferma il percorso svolto finora. Siamo fiduciosi di poter giungere positivamente alla conclusione dell iter in breve tempo, i cui effetti, come previsto dalla regolamentazione, decorreranno dal 16 settembre 2026”.
Agcom, sui listini restano ancora criticità
Agcom, comunque, perentoria nel suo comunicato odierno: “I nuovi listini FiberCop (che invece li difende ndr), permangono criticità. Necessaria nuova proposta”. L’Autorità di via Isonzo ha aggiunto che.“Esaminata la nuova proposta avanzata dalla società, ha rilevato i progressi fatti ma anche il permanere di criticità e dunque l’impossibilità di giungere all’approvazione dei nuovi listini. La commissione, in sede di indirizzo, ha dato mandato alla direzione di comunicare tale esito a Fibercop. Secondo la procedura, AGCOM non può formulare direttamente l’indicazione dei prezzi, ma deve limitarsi alla verifica che i listini proposti contengano indicazioni di prezzo eque e ragionevoli. Pertanto, la conclusione del procedimento sarà determinata dalla iniziativa della società, vale a dire dalla formulazione di una nuova proposta che a giudizio dell’Autorità abbia le caratteristiche sopra citate”.
Chiesta nuova proposta
FiberCop sarà quindi costretta a formulare una nuova proposta, presumibilmente meno onerosa e più in linea con le richieste dei concorrenti, e dal momento in cui verrà approvata, i nuovi prezzi di accesso alla rete entreranno in vigore in maniera retroattiva a partire dal 15 settembre.
Nel frattempo, un tavolo tecnico sulla qualità del servizio e il provisioning di FiberCop con tutti gli stakeholder interessati è stato convocato dall’Agcom per il prossimo 9 novembre.
C’è da dire che piove sul bagnato per FiberCop. Il primo azionista deve affrontare anche un fronte aperto (forse più grave) in Europa. Non più tardi di lunedì scorso, la Commissione europea ha contestato a KKR di aver fornito “in maniera quanto meno negligente” informazioni errate o fuorvianti in merito all’acquisizione da 22 miliardi di euro della rete fissa di TIM di due anni fa, confluita in FiberCop. La Commissione aveva approvato l’operazione nel 2024 senza condizioni, ma nel 2025 ha avviato un’indagine a seguito dei reclami presentati da altri operatori concorrenti, che sostenevano che i prezzi per l’accesso alla rete fissa a banda larga di Tim fossero stati aumentati unilateralmente dopo l’operazione, nonostante KKR avesse convinto la Commissione di non avere il potere di peggiorare le condizioni di accesso all’ingrosso.
Non è chiaro quali siano esattamente le informazioni fuorvianti sull’acquisizione da parte di KKR citate dalla Commissione Ue.
Alcune contestazioni dei concorrenti
Fra le contestazioni dei concorrenti avanzate a suo tempo alla Commissione Ue prima del via libera allo scorporo di NetCo da Tim, approvata senza condizioni da Bruxelles, il rischio di coordinamento tra i fornitori di servizi di accesso a banda larga all’ingrosso – in merito a prezzi, quote di mercato, investimenti e/o altri elementi del relativo mercato – decisamente più agevole rispetto alla situazione antecedente alla creazione di NetCo.
Tale operazione, secondo alcuni concorrenti, avrebbe avuto inoltre “un impatto fortemente negativo sulle attività degli operatori alternativi, determinando le seguenti conseguenze pregiudizievoli: un aumento dei prezzi dei servizi all’ingrosso; una discriminazione a danno degli operatori alternativi rispetto a TIM in termini di prezzi, derivante da possibili sconti escludenti, obblighi di esclusione reciproci e clausole del tipo “cliente più favorito” (Most Favored Customers); un ritardo negli investimenti, in particolare nei mercati FTTH e segnatamente nelle “aree grigie” previste dal “Piano Italia a 1 Giga”; la possibilità, per NetCo e TIM, di beneficiare di aiuti di Stato illegittimi, non autorizzati e distorsivi della concorrenza”.
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