Frequenze TLC, Antitrust stoppa Agcom: “No rinnovo automatico, meglio opzione mista”
La proposta di rinnovare le frequenze tlc conservando lo status quo “può incidere negativamente sul corretto dispiegarsi delle dinamiche concorrenziali”. L’Antitrust rivolge ad Agcom e Mimit una segnalazione mentre è ancora in corso la consultazione pubblica e nel bollettino appena pubblicato boccia di fatto l’ipotesi di rinnovo non oneroso delle frequenze in scadenza nel 2029, che di fatto è la strada intrapresa dall’Agcom. Il ricorso da parte dell’Autorità di Piazza verdi presieduta da poco da Saverio Valentino allo strumento della segnalazione evidenzia la presenza di profili urgenti. Insomma, non ha voluto attendere il classico parere che si esprime più avanti.
Segnalazione urgente
Una segnalazione alquanto urgente, mentre la consultazione è appena terminata e l’Agcom si appresta a valutare le varie risposte per giungere, fra qualche mese, ad una proposta finale da consegnare al MIMIT (con l’avallo del MEF), responsabile ultimo di definire eventuali sconti sul rinnovo dello spettro, come auspicato dagli operatori storici che detengono le risorse frequenziali (Tim, Fastweb + Vodafone e Wind Tre). Ma non iliad che non dispone di spettro nelle bande in scadenza e che da tempo chiede una redistribuzione più equilibrata delle risorse frequenziali nel nostro paese.
Le proroghe non sono mai piaciute all’Antitrust
L’intervento dell’Agcm (di solito l’Antitrust viene interpellata ma più avanti) dimostra l’urgenza di segnalare subito alcuni profili considerati fondamentali lato concorrenza. Non è un a novità, l’Antitrust è da sempre alquanto critica per non dire contraria all’ipotesi di proroga delle dotazioni frequenziali e lo ha detto a più riprese anche in passato, come dimostra questo parere inviato al Mise e all’Agcom nel 2018.
Rinnovo automatico cristallizzerebbe il mercato
“Tale scelta (il rinnovo automatico ndr), infatti, condurrebbe a una cristallizzazione nelle dotazioni frequenziali per ulteriori otto anni, che appare idonea a ostacolare la possibilità di crescita di operatori con minori dotazioni frequenziali, nonché l’eventuale ingresso di altri operatori, determinando una possibile cristallizzazione dell’attuale configurazione del mercato” si legga nel bollettino settimanale che riporta il parere.
Rischio collusione
Preoccupa anche “che gli operatori ottemperino in maniera collettiva, tramite un’offerta unica, a detti obblighi di accesso, trattandosi di un’opzione che, laddove attuata, conduce inevitabilmente ad accordi tra operatori concorrenti di natura collusiva, riducendo i loro incentivi a formulare offerte di accesso competitive”. L’Autorità segnala il rischio di accordi collusivi.
Auspicata opzione mista
L’Antitrust suggerisce “l’ipotesi dell’”opzione mista” già prospettata da AGCom, mediante un rinnovo solo parziale dei diritti d’uso delle frequenze in esame, che riguardi una dotazione spettrale congrua, definita quantitativamente e qualitativamente da AGCom, anche sulla base di analoghe scelte pregresse, e che sarebbe funzionale a garantire la continuità del servizio e i necessari investimenti nella rete, a beneficio dei consumatori presenti e futuri.
Obblighi di accesso per iliad e Mvno inefficaci
Anche i rimedi previsti dal modello di rinnovo automatico, che prevedono obblighi di accesso per iliad e per gli Mvno, non sono stati considerati sufficienti dall’Antitrust. “Gli obblighi di accesso previsti non sono giudicati efficaci. l’Autorità non ritiene che i soli obblighi di accesso attualmente prospettati dal Regolatore possano, in sé, essere considerati valide alternative a una possibile diversa redistribuzione delle dotazioni frequenziali, ai fini della risoluzione di tali criticità. Ciò soprattutto laddove tali obblighi siano previsti per operatori infrastrutturati a cui dovrebbe invece essere garantita – tramite congrue dotazioni frequenziali – la possibilità di esercitare una concorrenza effettiva, tramite investimenti in infrastrutture proprie sempre più efficienti e performanti, anche considerato che tali obblighi di accesso potrebbero non essere adeguati a garantire le medesime performance raggiungibili con frequenze assegnate in uso esclusivo, comportando dunque una possibile riduzione della qualità del servizio”, si legge.
Gara parziale (per aprire a nuovi entranti)
“La restante parte dei diritti d’uso delle frequenze dovrebbe invece essere oggetto di una procedura di gara che garantirebbe una maggiore apertura concorrenziale e che potrebbe basarsi su una gara senza rilanci competitivi, privilegiando la qualità tecnica dell’offerta piuttosto che il prezzo, nell’ottica di incentivare gli investimenti nella rete da parte di tutti gli operatori efficienti, evitando al contempo un eccessivo aggravio finanziario in capo agli operatori”. Secondo l’Authority di Piazza Verdi si dovrebbe anche “limitare la quantità dei diritti d’uso a cui potrebbero accedere le imprese che maggiormente beneficeranno del rinnovo” definendole misure “pro-competitive e anti-accaparramento di frequenze”.
Chiesta revoca frequenze per operatori inottemperanti
Infine “auspica un rafforzamento delle previsioni contenute nello schema di Delibera relative alle procedure sanzionatorie, nonché, in caso di inottemperanza, di riutilizzo efficiente delle frequenze eventualmente revocate agli operatori inadempienti, che preveda, ad esempio, un meccanismo premiale a favore degli operatori maggiormente virtuosi in termini di raggiungimento dei KPI”, l’indicatore chiave di prestazione che serve per misurare l’efficacia e il progresso di un’azienda.
A questo punto, l’analisi Agcom dell’esito della consultazione dovrà tenere conto del messaggio ricevuto da Agcm e l’ipotesi del rinnovo automatico sarà ad ogni modo più in salita. L’esito finale dipenderà molto dalla decisione del Governo, attesa entro fine anno, alle prese con esigenze di bilancio pressanti in vista della prossima legge di bilancio mentre ancora ci troviamo sotto procedura di infrazione per deficit eccessivo.
Detto questo, non è detto che Agcom alla fine faccia quello che segnala l’Antitrust, ma qualche correzione a questo punto è attesa dal mercato.
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