Frequenze TLC, sul tavolo Agcom il rinnovo fino al 2037. Detta le regole il Codice delle Comunicazioni Elettroniche
Entra nel vivo il dibattito sull’ipotesi di rinnovo non oneroso (ma non automatico) delle frequenze mobili in scadenza nel 2029. Un tema molto sentito dagli operatori e da Asstel, che da tempo chiedono un rinnovo non oneroso delle frequenze, in cambio di impegni di investimento in nuove reti 5G standalone.
Il dossier, secondo quanto riportato da Radiocor, andrà in consiglio dell’Agcom il 7 luglio prossimo. Sarà l’occasione per aprire la terza consultazione pubblica, l’ultima, che si dovrebbe concludere, dunque, intorno a metà settembre.
In altre parole, il 7 luglio il Consiglio dell’Agcom dovrebbe approvare le regole della terza consultazione pubblica sulle frequenze in scadenza nel 2029. Consultazione che durerà una quarantina di giorni e dalla cui analisi verrà poi pubblicata una delibera con le raccomandazioni per il Governo.
Sul tavolo ipotesi di proroga senza oneri aggiuntivi
Dopo le prime due consultazioni, la proposta dell’Autorità, sulla quale si sta ancora lavorando, ruota al momento attorno a una proroga senza oneri fino al 2037.
Resta da capire quali forme di redistribuzione delle risorse spettrali saranno messe in atto dall’Autorità.
Dopo la seconda consultazione sono sul tavolo due modalità: un modello misto (proroga e procedure competitive) e un modello rinnovo dei dirittti d’uso ai titolari, a fronte di impegni di investimento in nuove reti 5G standalone (standard su cui l’Italia è in grave ritardo rispetto alla media Ue) con controlli previsti ogni due anni.
Rinnovo non significa congelamento dello status quo
Importante specificare che il rinnovo con invito a privilegiare obblighi di investimento non significa il congelamento dello status quo, visto che il Codice delle comunicazioni elettroniche impone il rispetto dei principi di concorrenza, proporzionalità ed efficacia. Le frequenze sono un bene scarso e di conseguenza vanno seguiti i principi di proporzionalità per riequilibrare la dotazione spettrale dei diversi player.
Inoltre, va detto che la definizione delle modalità di distribuzione delle frequenze sono una prerogativa in mano all’Agcom, mentre la decisione delle modalità di pagamento sono invece un compito del Governo, in capo a Mimit, Mef e Dipartimento della Trasformazione Digitale. Sono questi tre i soggetti responsabili di decidere le modalità di retribuzione dell’uso delle frequenze.
Impegni vincolanti e controllo biennale
Iliad, che chiede una riallocazione delle frequenze con il riequilibrio delle licenze, si era espressa in sede di consultazione a favore del sistema misto. Congelare e mantenere l’assetto attuale “sarebbe una situazione mai vista prima”, ha detto l’ad di Iliad Italia, Benedetto Levi, in un incontro a fine aprile. Per questo l’operatore si è espresso per un sistema misto (proroga e procedure competitive).
Cosa prevede il Codice delle Comunicazioni Elettroniche in materia di spettro?
L’ordinamento italiano contiene specifiche disposizioni in riferimento alla gestione dello spettro, in particolar modo nel Codice delle Comunicazioni Elettroniche. In dettaglio:
- l’art. 4 individua la promozione della concorrenza come uno degli obiettivi principali;
- l’articolo 58 stabilisce che “lo spettro radio è un bene pubblico” e che le concessioni debbano fondarsi su criteri obiettivi, trasparenti, pro-concorrenziali, non discriminatori e proporzionati”
- l’articolo 62 stabilisce che i diritti d’uso vengano concessi con una durata che assicuri la concorrenza e l’uso effettivo dello spettro, nonché promuovendo l’innovazione;
- il successivo articolo 63 ribadisce la necessità che l’Autorità, nel rinnovare i diritti d’uso, promuova la concorrenza ed eviti qualsiasi distorsione.
Dunque, senz’altro è lecito ritenere che l’attività istruttoria dell’Autorità porterà ad una proposta in linea con questi precisi indirizzi normativi.
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