Il problema delle iperdiluizioni nel capitali sociali bancari. Un colloquio fra Alfonso Scarano e Giovanni Bottazzi

 

 

Abstract

Imbattendomi nelle questioni di capitale sociale ed assetto societario, che a tanti possono apparire noiosissime ed insignificanti, trovo invece che dovrebbero essere comprese meglio e più diffusamente per la loro importanza quale base democratica aziendale dei diritti degli azionisti tutti, e non solo quei pochi che, meglio informati ed organizzati, potrebbero fare carne da macello degli altri. 

Che può trovarsi al sito

http://www.vicenzapiu.com/leggi/banca-popolare-vicenza-le-nuove-azioni-vendute-dalla-finestra-sotto-i-63-euro-problemi-di-discriminazione-tra-vecchi-e-nuovi-azionisti#articlecontent

https://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/carige-e-le-altre-sugli-aumenti-iperdiluitivi-serve-una-norma-ad-hoc/

AS: Ma dunque, a tutela delle parti rimane ancora qualcosa di forte della precedente e solida costruzione giuridica?

Ma, a ben vedere, anche questo baluardo è stato già intaccato dalla riforma, anche la valenza del capitale sociale è stato menomata, visto quanto prevede l’articolo 2446 del Codice civile riformato. Dopo avere ripetuto quanto già in passato per la società che perda più di un terzo del capitale per perdite di bilancio, ossia la riduzione proporzionale e un aumento di capitale adeguato per riportarlo a norma, se viene a scendere sotto il livello minimo previsto per quel tipo di società, la formulazione riformata dell’articolo aggiunge la seguente disposizione:

Vedi http://www.diritto24.ilsole24ore.com/guidaAlDiritto/codici/codiceCivile/articolo/2956/art-2446-riduzione-del-capitale-per-perdite.html

Quindi possono essere scelte, a discrezione del CdA, diverse ricette che danno come identico risultato 700 milioni di €. Ad esempio, 700 milioni di nuove azioni a 1 € (1€ x 700 milioni azioni = 700 milioni €), oppure 7 miliardi di nuove azioni a 10 centesimi di euro (0,1€ x 7 miliardi azioni = 700 milioni €), oppure 70 miliardi di nuove azioni a 1 centesimo (0,01€ x 70 miliardi azioni = 700 milioni €).

AS. Insomma, distrutto il concetto di valore nominale unitario dell’azione, il capitale sociale resta ancora la base strutturale economica per la tutela dei diritti dei soci in una società di capitali, che la riforma non ha ancora distrutto del tutto.

GB. Proprio così. Gli aumenti di capitale iperdiluitivi sono un sintomo grave della malattia che attraversa la struttura del capitale societario e delle proporzioni e forma di rappresentanza delle società di capitale.

Non significa invece, purtroppo, la distruzione della residua fiducia negli istituti che regolano il mercato finanziario?

AS. Propendo per la seconda ipotesi. Voglio poi vedere gli (ex)azionisti (che quasi sempre sono anche correntisti) delle banche oggetto delle recenti iperdiluizioni come si rapportano ora con la banca che li ha infiocinati con la tecnica della iperdiluizione. Ora, quali semplici clienti di una banca, resa banca qualunque e non più posseduta tramite le azioni, sarà per loro certamente più facile o indifferente anche cambiare banca. 

Nel dettaglio delle introdotte variazioni sarà bello proseguire il dialogo con un notaio o un commercialista per far emergere dal loro versante qualche elemento di giudizio della situazione corrente, di critica ma anche di ipotesi di soluzioni. Che ne dici?

http://www.consumerismo.it/bankitalia-spende-750mila-euro-per-un-sito-che-dovrebbe-educare-i-consumatori-al-risparmio-19430.html


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