In Italia un’azienda su tre userà robot entro il 2028, il mercato vale 3,5 miliardi
Rubrica settimanale SosTech, frutto della collaborazione tra Key4biz e SosTariffe. Per consultare gli articoli precedenti, clicca qui..
Il racconto del futuro è stato monopolizzato, negli ultimi anni, dall’intelligenza artificiale, e cioè da qualcosa di molto immateriale e apparentemente poco eclatante: un cambiamento che ha sostituito l’immaginario “fisico” della vecchia fantascienza, che già ci pensava, a quest’ora, con robot antropomorfi a farci le pulizie di casa o guidare la nostra auto per andare al lavoro. Ingenuità, con gli occhi di oggi, ma questo non significa che i progressi per la robotica siano rallentati; anzi, è stata proprio l’intelligenza artificiale a dare una consistente accelerata anche da questo punto di vista.
Qualche settimana fa Figure AI, startup californiana specializzata in robot umanoidi, ha avviato a San José un livestream pensato originariamente per durare otto ore: un robot Figure 03 alle prese con lo smistamento pacchi, compito elementare quanto ripetitivo. Prendere scatole e buste, allineare il codice a barre verso il basso, posizionarle su un nastro trasportatore. Il pubblico avrebbe dovuto scrollare via e passare ad altro dopo pochi minuti. È successo il contrario: la diretta ha raccolto migliaia di spettatori, i robot in servizio hanno ricevuto persino un nome sul cartellino identificativo, e l’azienda ha deciso di prolungare l’esperimento ben oltre il piano iniziale, fino a 200 ore consecutive, con i modelli che si avvicendavano ai cambi turno per via dell’autonomia della batteria, limitata a circa cinque ore sotto carico massimo. Il bilancio finale, diffuso da Figure AI, è stato di 249.560 pacchi smistati senza interruzioni operative significative.
Nel mezzo della maratona,la sfida diretta tra un robot e uno stagista umano, dieci ore di smistamento a confronto e un’atmosfera sinistramente simile al vecchio film di Sydney Pollack Non si uccidono così anche i cavalli?: il risultato ha premiato l’uomo, ma con un margine quasi impercettibile, 12.924 pacchi contro 12.732, con un tempo medio di 2,79 secondi a pacco per l’operatore e 2,83 per la macchina.
Il mercato italiano vale 3,5 miliardi
Il legame tra la maratona di Figure AI e i dati appena pubblicati dall’Osservatorio Innovative Robotics del Politecnico di Milano è proprio nella distanza tra lo spettacolo e l’adozione reale di queste tecnologie. Secondo la ricerca, presentata il 24 giugno 2026, oggi il 28% delle aziende italiane utilizza soluzioni di robotica, una quota che dovrebbe salire al 36% entro il 2028.
Il mercato vale 2,2 miliardi di euro considerando le sole spese in conto capitale, e arriva a 3,5 miliardi se si includono anche i costi operativi. La spesa media annua per impresa si attesta sui 456 mila euro, con un divario netto tra grandi aziende (700 mila euro) e piccole imprese (160 mila euro).
Il parco installato racconta ancora una robotica prevalentemente tradizionale: l’82% è composto da manipolatori industriali, gli stessi bracci meccanici che da decenni lavorano nelle linee di assemblaggio. Le prospettive di investimento per il prossimo triennio, però, disegnano un cambio di passo netto verso i robot collaborativi (dal 25% al 34% di diffusione prevista), i robot mobili autonomi (dal 24% al 30%) e gli umanoidi, che pur restando oggi al 3% dovrebbero raggiungere l’11% entro il 2028.
L’automazione porta con sé anche un consumo energetico crescente per le imprese, che devono fare i conti con bollette sempre più pesanti quando aggiungono flotte di robot alle proprie linee produttive; anche per questo motivo tenere sotto controllo la spesa energetica diventa una voce di bilancio da monitorare con attenzione, e strumenti come il comparatore di SOSTariffe.it permettono di confrontare le offerte di energia elettrica disponibili sul mercato, individuando la tariffa più adatta alle esigenze di consumo, siano esse domestiche o aziendali.
Umanoidi, startup e il nodo delle competenze
Tra le curiosità della ricerca, il fatto che gli umanoidi restano ancora un fenomeno di nicchia nel panorama industriale italiano; appena il 3% delle aziende che hanno già investito in robotica li sta sperimentando, ma le intenzioni dichiarate sono altre: il 35% delle imprese non esclude di investirci nei prossimi anni. I motori di questo interesse, secondo l’Osservatorio, sono soprattutto la possibilità di assegnare ai robot le mansioni più rischiose, ripetitive o usuranti (per il 70% dei rispondenti), seguita dalla necessità di compensare la carenza di manodopera nei reparti produttivi. Non è un caso che sei aziende italiane su dieci considerino oggi la robotica una risposta concreta al calo demografico e alla riduzione della forza lavoro attesa nei prossimi decenni, un tema che lega direttamente lo scenario italiano a quanto mostrato dal livestream di Figure AI, pensato esplicitamente per dimostrare la tenuta di un umanoide su turni prolungati e senza pause.
Sul fronte delle startup, il quadro globale resta fortemente sbilanciato: 493 aziende fondate dal 2020 e attive in 39 paesi hanno raccolto complessivamente 7,39 miliardi di dollari di finanziamenti, ma le realtà italiane sono soltanto dieci, il 2% del totale mondiale, per una raccolta di poco superiore ai 120 milioni di dollari. Una distanza che si spiega anche con le barriere all’adozione segnalate dalle imprese italiane: per il 51% di chi non investe in robotica il freno principale è un contesto normativo ancora incerto, a partire dalla mancanza di una definizione legale univoca di “robot” e dall’assenza di standard tecnici specifici per gli umanoidi.
Il lavoro che cambia ma non sparisce
I dati sull’occupazione, raccolti sempre dall’Osservatorio, evitano la lettura più semplicistica, quella della sostituzione. La relazione tra robotica e lavoro non è infatti un rapporto di causa-effetto diretto, visto che se da un lato alcune attività sono destinate a essere automatizzate, dall’altro cresce la domanda di figure professionali dedicate alla progettazione, allo sviluppo, all’implementazione e alla manutenzione dei sistemi robotici. Il 41% delle aziende che vedono nella robotica una risposta al calo di manodopera opera oggi su processi con un potenziale di automazione nullo o basso, segno che il fenomeno riguarda ormai anche settori considerati fino a poco tempo fa fuori portata per questo tipo di tecnologia.
I benefici più monitorati dalle imprese che hanno già investito restano legati alla produttività (75% dei rispondenti) e alla qualità di processo (65%), ma crescono anche le valutazioni su capacità di analisi dei dati e flessibilità operativa, segnale di un approccio che comincia a guardare oltre il semplice risparmio sui costi di produzione.
La maratona di Figure AI, con i suoi 249.560 pacchi smistati in 200 ore e la sfida finita per un soffio a favore dello stagista umano, resta un caso isolato, pensato per generare attenzione mediatica. I numeri dell’Osservatorio descrivono un mercato ancora dominato dai manipolatori industriali tradizionali, l’82% del parco installato, con normative da scrivere sulla certificazione di sicurezza degli umanoidi e piccole imprese che, nel 51% dei casi, indicano proprio l’incertezza normativa come primo freno all’investimento.
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