Intesa Sanpaolo, multa da 31,8 milioni per un data breach durato oltre due anni

Un data breach protratto per più di due anni, migliaia di accessi indebiti e sistemi di controllo ritenuti inadeguati. Con queste motivazioni il Garante per la protezione dei dati personali ha sanzionato Intesa Sanpaolo con una multa da 31,8 milioni di euro, una delle più rilevanti in ambito bancario.
Accessi abusivi e controlli inefficaci
L’istruttoria dell’Autorità, avviata dopo la notifica del data breach nel luglio 2024, ha accertato che un dipendente della banca ha consultato senza alcuna giustificazione le informazioni bancarie di 3.573 clienti. Gli accessi indebiti sono stati oltre 6.600 e si sono verificati tra il 21 febbraio 2022 e il 24 aprile 2024.
Il dato più critico riguarda l’assenza di rilevazione: i sistemi interni di monitoraggio non sono stati in grado di individuare tempestivamente l’anomalia, evidenziando lacune strutturali nei meccanismi di prevenzione e controllo.
Coinvolti anche clienti ad alto rischio
Tra i soggetti interessati figurano anche clienti definiti “ad alto rischio”, inclusi individui con ruoli pubblici di rilievo. Secondo il Garante, in questi casi sarebbero stati necessari presidi di sicurezza rafforzati, che invece non risultano adeguatamente implementati.
L’episodio evidenzia un deficit nella gestione dei profili più sensibili, che richiedono livelli di protezione differenziati.
Violazioni dei principi GDPR
L’Autorità ha rilevato la violazione di principi cardine del GDPR, in particolare quelli di integrità e riservatezza dei dati, oltre al principio di accountability.
Il modello operativo adottato dalla banca, che consentiva agli operatori un accesso esteso e trasversale all’intera base clienti, non era accompagnato da controlli efficaci per prevenire o individuare utilizzi impropri. Una configurazione ritenuta non proporzionata rispetto ai rischi.
Gestione del data breach sotto accusa
Ulteriori criticità sono emerse nella gestione dell’incidente. La notifica del data breach è stata giudicata tardiva e incompleta rispetto agli obblighi normativi. Anche la comunicazione agli interessati è avvenuta in ritardo, solo dopo un intervento del Garante del 2 novembre 2024.
Secondo l’Autorità, questi ritardi hanno compromesso la possibilità di un intervento tempestivo a tutela dei diritti degli utenti coinvolti.
Sanzione e misure correttive
Nel quantificare la sanzione, il Garante ha considerato la gravità e la durata delle violazioni, il numero elevato di clienti coinvolti e la natura dei dati trattati.
È stato tuttavia valutato anche l’intervento successivo della banca, che ha introdotto misure correttive per rafforzare i sistemi di controllo interno e i presidi di sicurezza.
Nonostante ciò, la condotta complessiva è stata ritenuta illecita, portando all’applicazione della sanzione da 31,8 milioni di euro.
Il precedente Isybank: profilazione illecita su 2,4 milioni di clienti
La sanzione si inserisce in un contesto recente già critico per l’istituto. Solo due settimane fa, il Garante privacy aveva inflitto a Intesa Sanpaolo una multa da 17,6 milioni di euro per il trattamento illecito dei dati di circa 2,4 milioni di clienti coinvolti nel trasferimento verso la controllata digitale Isybank. In quel caso, l’Autorità ha accertato una profilazione effettuata senza adeguata base giuridica, utilizzata per selezionare i correntisti da migrare sulla nuova banca sulla base di criteri come età, utilizzo dei canali digitali e disponibilità finanziarie. Un provvedimento che, insieme a quello sul data breach, rafforza il quadro di attenzione del Garante sulle pratiche di gestione e utilizzo dei dati personali nel settore bancario.
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