La classifica delle accise sui carburanti in Europa
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Con 67,29 centesimi al litro l’Italia è prima per il diesel e sesta per la benzina
Da martedì 6 ottobre 2026 il pieno di diesel in Italia costa qualche centesimo in più. Motivo: il governo non ha rinnovato lo sconto sulle accise e il carburante più venduto nel Paese è tornato a pagare l’imposta piena. Le accise sui carburanti, diesel in particolare, pesa in Italia 67,29 centesimi al litro, cioè 672,90 euro ogni mille litri. La notizia è che questa imposta è la più alta d’Europa come mostra il grafico interattivo in apertura che mostra il livello delle accise sul diesel nei 27 Paesi. L’accisa è l’imposta fissa che lo Stato incassa su ogni litro venduto, sempre uguale qualunque sia il prezzo del carburante, e si applica prima dell’Iva, che poi si calcola anche su di essa.
Accise sui carburanti: primi per il diesel
Dietro l’Italia, nella classifica europea delle accise sul diesel, ci sono la Francia con 60,75 centesimi al litro e il Belgio con 60,02. La Danimarca è quarta a 57,01 centesimi. Sotto il podio le distanze si allargano in fretta, e dal quinto posto in giù nessuno Stato dell’Unione europea supera i cinquantacinque centesimi al litro. La classifica è costruita sulle aliquote che la Commissione europea raccoglie ogni settimana dai ventisette ministeri delle Finanze.
La media dei Ventisette è di 40,28 centesimi al litro, e il minimo che l’Unione europea impone a tutti i suoi Stati è 33 centesimi, fissato dalla direttiva sulla tassazione dell’energia del 2003. Le accise italiane sul diesel vale due volte quel minimo e due terzi in più della media europea.
Che cosa sono le accise sui carburanti
In quasi tutta Europa il diesel paga meno tasse della benzina, ed è la ragione per cui generazioni di automobilisti italiani hanno comprato auto diesel per decenni. L’Italia ha però abolito questa differenza il 1° gennaio 2026, quando è entrato in vigore l’articolo 30 della legge di bilancio 2026: le due aliquote si sono incontrate a metà strada, a 672,90 euro per mille litri, chiudendo un riallineamento cominciato nel maggio 2025. La benzina è scesa, il diesel è salito, e oggi i due carburanti pagano allo Stato esattamente la stessa imposta.
Nell’Unione europea un solo altro Paese fa lo stesso ed è il Belgio dove viene applicata ai due carburanti, benzina e diesel, la medesima aliquota di 60,02 centesimi al litro, comunque inferiore di sette centesimi rispetto all’Italia. La Lituania è l’unico Stato dell’Unione europea che tassa il diesel più della benzina, con uno scarto di 3,4 centesimi al litro, e per il resto il vecchio schema regge ovunque.
Il divario più largo fra i due carburanti resta nei Paesi Bassi e in Grecia: in tutti e due la benzina paga 29 centesimi al litro in più del diesel. In Germania lo stesso vantaggio del diesel vale 18 centesimi al litro, in Spagna sale a ventiquattro. In Italia quello scarto, dal 1° gennaio 2026, è pari a zero, e chi compra un’auto diesel non ha più alcun risparmio fiscale sul carburante rispetto a chi compra una benzina.
Carburanti, in Germania e Spagna le accise sul diesel sono la metà
La Germania ha un’accisa sul diesel di 33 centesimi al litro, il minimo richiesto dall’Europa e meno della metà dell’aliquota italiana. La Spagna si ferma a 17,90 centesimi al litro: su ogni litro di diesel lo Stato italiano incassa quasi quattro volte quello che incassa lo Stato spagnolo. Però bisogna ammettere che alcuni Paesi affiancano alle accise sui carburanti anche altre imposte indirette che in Italia non esistono: la Germania, per esempio, ne aggiunge 16,18 centesimi al litro, il Portogallo 16,68, l’Austria 14,55. Sommando anche quelle, però, la classifica non cambia perché comunque l’Italia resta prima in Europa.
Lo sconto scaduto il 5 ottobre 2026 valeva cinque centesimi
L’aumento del prezzo dei carburanti dovuto alla guerra in Ucraina, alla sostanziale chiusura dello stretto di Hormuz e alla penuria di raffinerie distrutte sia in Russia che in Ucraina stessa, ha reso insostenibile il prezzo del diesel ed è per questo che il governo ha deciso di rinunciare a 12,2 centesimi al litro dal 18 settembre 2026 e poi a 6,1 centesimi dal 26 settembre 2026 fino alla scadenza del 5 ottobre 2026. Tutte e due le cifre sono al lordo dell’Iva, cioè misurano quello che il conducente vedeva davvero scalato dal prezzo esposto al distributore.
Al netto dell’Iva, quindi sulla sola accisa, lo sconto dell’ultimo periodo valeva 5 centesimi al litro. Su cinquanta litri di diesel il ritorno all’imposta piena pesa circa tre euro, e per chi percorre quindicimila chilometri l’anno con un’auto diesel il conto è di una cinquantina di euro in più.
Sulla benzina la classifica europea è un’altra. I Paesi Bassi applicano un’accisa di 84 centesimi al litro, la Finlandia 72,24, la Danimarca 71,75: l’Italia, con la stessa aliquota che applica al diesel, arriva sesta, dietro anche a Grecia e Francia. Sulla benzina, quindi, l’Italia è un Paese caro ma non il più caro d’Europa: la differenza con i Paesi Bassi è di quasi diciassette centesimi al litro.
Prima della manovra, nel 2025, l’accisa italiana sulla benzina valeva 71,34 centesimi al litro e quella sul diesel 63,24: la benzina pagava otto centesimi al litro più del diesel. Il maggior gettito prodotto dal riallineamento del primo gennaio del 2026 non torna agli automobilisti sotto forma di sconto ma va a finanziare il Fondo nazionale per la mobilità sostenibile, istituito nel maggio 2025, che finanzia i mezzi pubblici, piste ciclabili e colonnine di ricarica elettrica.
Perché il taglio delle accise dura sempre poche settimane
Lo sconto appena scaduto è durato in tutto diciotto giorni, dal 18 settembre 2026 al 5 ottobre 2026, e, come detto, si è dimezzato a metà percorso. È lo schema di tutti gli interventi del 2026: riduzioni brevi, rinnovate di volta in volta con un decreto, mai un taglio permanente dell’aliquota e questo perché un taglio permanente aprirebbe un buco nel bilancio che va coperto con altre entrate, e nessuna manovra lo ha finora previsto.
Fuori dall’aumento restano due categorie di consumatori. Il diesel per uso commerciale degli autotrasportatori e quello per uso agricolo rientrano che, dal 1995, pagano un’aliquota ridotta ma non in modo automatico: l’impresa anticipa l’imposta piena alla pompa e ne chiede il rimborso ogni trimestre all’Agenzia delle Accise, Dogane e Monopoli.
Che cosa cambia con la prossima manovra
La legge di bilancio 2027, attesa in Parlamento nell’autunno di quest’anno, è il prossimo appuntamento in cui il prezzo del diesel può cambiare: lo spazio per far scendere le accise c’è, perché fra i 67,29 centesimi al litro delle accise italiane sul diesel e i 33 centesimi del minimo europeo ci sono trentaquattro centesimi di distanza.
I dati si riferiscono al 2026
Fonte: Commissione europea, Banca centrale europea
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