L’AI entra nei licei italiani. Mim: “L’obiettivo è formare una coscienza digitale”

L’intelligenza artificiale nelle nuove Indicazioni per i licei italiani volute dal ministro Valditara
L’intelligenza artificiale (AI) entra ufficialmente e di fatto nei licei italiani, non come oggetto di fascinazione tecnologica, ma “come territorio critico da governare”. È quanto si legge sul sito del ministero dell’Istruzione e del merito (Mim) in attuazione delle nuove “Indicazioni Nazionali per i Licei”, fortemente volute dal ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara.
Indicazioni che il ministero invierà anche ai rappresentanti delle Consulte studentesche e altri stakeholders e che saranno adottate “solo al termine del percorso di ascolto della comunità scolastica”. Il testo è alla base di un progetto di riforma del secondo ciclo di istruzione che ripensa a livello strutturale l’intera funzione formativa della scuola superiore, in particolare il rapporto tra le discipline scolastiche e i cambiamenti profondi che stanno interessando la nostra società.
AI e coscienza digitale al tempo dell’epistemia
Tornando all’AI, in attuazione della Legge 132/2025 e dell’AI Act europeo, il suo inserimento a livello disciplinare segue una logica ben precisa e un obiettivo chiave: “formare una coscienza digitale capace di distinguere tra la simulazione algoritmica — la doxa — e il sapere validato — l’epistéme”, è chiarito nel comunicato ministeriale.
In greco antico epistémē indicava “la conoscenza vera, certa e giustificata”, diversa dalla semplice “opinione” (doxa).
Oggi, soprattutto in Italia, il termine epistémē è stato ripreso per descrivere un fenomeno psicologico e culturale su cui molto di dibatte: l’epistemia. Ci si sente “più istruiti” o “più competenti” solo perché un chatbot AI produce testi ben formulati, anche se non si sono verificati i dati o i ragionamenti che li hanno prodotti. Di fatto, sempre più spesso, la plausibilità del discorso, la buona estetica (come di dice, qualcosa che ‘suona bene’) sostituisce la verifica della conoscenza, creando l’illusione di possedere sapere reale.
“Viviamo in un’epoca in cui la fluidità del linguaggio viene scambiata per profondità. In cui la plausibilità sintattica di una frase basta a conferirle autorevolezza. È qui che prende forma una nuova condizione cognitiva, che possiamo chiamare epistemia: l’incapacità di distinguere ciò che suona come conoscenza da ciò che è conoscenza“, scrive uno dei massimi esperti di questo argomento, Walter Quattrociocchi, professore ordinario di Informatica all’Università di Roma “La Sapienza” e alla guida del Center of data science and complexity for society (da leggere lo studio “The simulation of judgment in LLMs“, pubblicato su PNAS).
Un problema enorme, che intacca i processi conoscitivi, cognitivi e decisionali. Fidarsi di un testo ‘che suona bene’ genera approssimazione, ignoranza, disinformazione e cattiva coscienza di sé e dell’ambiente in cui si vive.
Governare la tecnologia con consapevolezza
Probabilmente Valditara e il suo ministero non si preoccupano (ancora) di questo aspetto, invece così presente nella nostra esperienza quotidiana con l’AI e con le sue simulazioni di realtà (che ormai stanno sempre più caratterizzando il nostro mondo e il nostro modo di stare al mondo). L’intento del Mim è fare in modo che gli studenti imparino ad usare l’AI consapevolmente, ma anche a interrogarla, “a riconoscerne i limiti, a tutelarne i confini rispetto alla propria libertà intellettuale”.
Insomma, “l’obiettivo non è addestrare studenti all’uso degli strumenti digitali: è formarli a governarli con consapevolezza”.
Una missione di grande importanza, anche perchè oggi un giovane su due in Italia proprio in età scolastica usa ormai chatbot AI.
Capire l’AI, con la matematica
Altra novità importante è proporre la matematica come “esperienza intellettuale”, cioè fare in modo che le tecniche alla base di questa disciplina scolastica così importante diventino “strumenti per comprendere concetti, modelli e decisioni — ovvero per esercitare quella cittadinanza attiva e critica che è l’obiettivo ultimo del percorso liceale”.
Alla matematica, poi, è affidato “il compito di fornire i concetti e il linguaggio che stanno alla base dei sistemi di AI”.
Via la Geostoria, un posto al sole per italiano e filosofia
Tra le altre Indicazioni per i licei annunciate del ministero, c’è il rilancio della lettura come pratica identitaria, la fine della geostoria e il ritorno come discipline autonome di storia e geografia. La filosofia, invece, troverà un nuovo posto a scuola come “pratica concreta (esercizio di riflessione, interrogazione, giudizio, argomentazione)” e come “sapere storico e teorico, tradizione di autori e testi da conoscere e approfondire”.
Non ultimo un ritrovato ruolo dei licei nel migliorare le relazioni umane e quindi la società nel suo insieme. Una specie di missione etica in cui “i licei dedicano ampio spazio all’educazione emotiva e relazionale così come al contrasto di ogni forma di violenza e di discriminazione”, dove “il rispetto è riconosciuto come presupposto etico che precede e fonda l’agire civile: non una norma da rispettare, ma una disposizione da coltivare”. Strumenti utili a costruire i fondamenti della convivenza pluralistica, “dove l’inclusione non è concessione ma architrave della cultura occidentale moderna”.
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