L’FBI come “Minority Report”: vuole un sistema AI per prevedere le minacce terroristiche

Come in “Minority Report”, il film del 2002 con Tom Cruise in cui la polizia arresta le persone prima che commettano un reato, l’FBI vuole utilizzare l’AI per provare ad anticipare le future minacce terroristiche.

A rivelarlo è Reason, che ha ottenuto una richiesta di informazioni pubblicata a marzo dalla divisione acquisti dell’agenzia federale. Il documento è rivolto ai possibili fornitori di una piattaforma destinata al Threat Screening Center (TSC), la struttura che mantiene e condivide le watch list utilizzate dalle autorità statunitensi.

La soluzione dovrebbe analizzare grandi quantità di dati provenienti da diversi sistemi governativi, confrontare i nuovi elementi con i registri esistenti e individuare somiglianze, correlazioni e schemi ricorrenti. Tra i requisiti indicati figura lo sviluppo di “modelli predittivi” basati su dati arricchiti e accompagnati dall’indicazione delle rispettive fonti.

Secondo la lettura di Reason, l’obiettivo è utilizzare l’AI per individuare in anticipo persone o collegamenti potenzialmente riconducibili a future minacce terroristiche.

Dal terrorismo internazionale alle “minacce”

Il centro è stato istituito nel 2003 dall’amministrazione di George W. Bush con il nome di Terrorist Screening Center, con il compito di riunire in un unico archivio le diverse liste governative dei sospetti terroristi.

La maggior parte dei nominativi appartiene a cittadini stranieri ritenuti collegati a organizzazioni jihadiste. Secondo i dati riportati da Reason, all’inizio del secondo mandato di Donald Trump meno di 10mila cittadini statunitensi erano presenti nella lista, che nel complesso sarebbe arrivata a sfiorare i due milioni di nomi.

La seconda amministrazione Trump ha successivamente modificato il nome della struttura in Threat Screening Center, sostituendo il riferimento specifico al terrorismo con quello più ampio alle minacce. Reason collega questa trasformazione al nuovo orientamento dell’amministrazione verso fenomeni politici e sociali interni. La Casa Bianca ha infatti indicato tra le aree di attenzione anche l’anti-americanismo, l’anticapitalismo, l’anticristianesimo e alcune forme di estremismo legate all’immigrazione, alla razza e al genere.

La richiesta dell’FBI menziona il National Security Presidential Memorandum 7. Il riferimento potrebbe però riguardare una direttiva del 2017, dedicata allo scambio di informazioni tra le agenzie federali, e non necessariamente il più recente memorandum dell’amministrazione Trump.

Il documento afferma comunque che il TSC sostiene le attività delle forze dell’ordine federali, statali, locali e internazionali e necessita di strumenti tecnici più avanzati per automatizzare operazioni manuali ripetitive su grandi volumi di dati.

Patel: “A cosa serve raccogliere terabyte di dati?”

L’espansione delle capacità tecnologiche del centro è stata rivendicata dal direttore dell’FBI Kash Patel durante un’audizione al Congresso del marzo 2026.

Patel ha parlato di un incremento a doppia cifra delle capacità biometriche e della produzione di intelligence, oltre che dell’aumento del numero di agenti e analisti impegnati nelle attività online di contrasto al terrorismo.

In un’intervista a Fox News, il direttore ha inoltre dichiarato che le principali società tecnologiche stanno collaborando con l’FBI per ricostruire i sistemi internet e le infrastrutture classificate dell’agenzia, integrando l’AI nei programmi antiterrorismo. “A cosa serve raccogliere terabyte di dati se non si riesce ad analizzarli?”, ha detto Patel.

Una watch list da quasi due milioni di nomi

La lista gestita dal TSC non viene utilizzata soltanto per impedire l’imbarco sugli aerei. I dati vengono condivisi anche con le forze di polizia federali, statali e locali. Durante un controllo stradale, per esempio, gli agenti possono verificare un nominativo attraverso il centro.

Le dimensioni dell’archivio hanno però alimentato dubbi sulla sua efficacia. Gli attentatori della Maratona di Boston, l’autore della strage nel locale Pulse di Orlando e alcuni partecipanti all’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021 erano comparsi, in momenti diversi, in sistemi di sorveglianza o controllo. La presenza di centinaia di migliaia di nominativi può quindi rendere più difficile distinguere le minacce concrete dalle segnalazioni meno rilevanti.

Le organizzazioni per i diritti civili contestano inoltre la facilità con cui una persona può essere inserita nella lista e la difficoltà di conoscere la propria posizione o ottenere la cancellazione del nome.

Anche la Corte Suprema è intervenuta più volte. Nel caso FBI v. Fikre ha dato ragione a un cittadino statunitense inserito nella watch list, al quale gli agenti avevano proposto la rimozione in cambio della collaborazione come informatore nella propria moschea.

Il rischio di segnalazioni basate sulle opinioni politiche

Secondo Reason, l’introduzione dei modelli predittivi potrebbe amplificare problemi già emersi negli audit delle banche dati del TSC, dove sono stati rilevati errori nelle informazioni utilizzate per segnalare le persone alle forze dell’ordine e alla Transportation Security Administration. Il rischio è che l’AI produca segnalazioni sulla base di legami indiretti con associazioni straniere, donazioni, attività politiche o semplici correlazioni statistiche.

La testata cita, tra gli altri esempi, la classificazione come organizzazione terroristica dell’International Anti-Fascist Defense Fund e alcune iniziative del Dipartimento di Stato contro presunte reti straniere coinvolte nel “terrorismo di sinistra”.

L’utilizzo dell’AI potrebbe aiutare l’FBI a elaborare più rapidamente grandi quantità di informazioni. La questione centrale riguarda però le garanzie previste per evitare che errori, associazioni deboli o orientamenti politici vengano trasformati automaticamente in indicatori di pericolosità.

Il progetto si trova ancora nella fase di ricerca dei fornitori. Secondo Reason, il passaggio dai controlli tradizionali ai modelli predittivi rischia tuttavia di trasformare una watch list già controversa in uno strumento ancora più esteso di sorveglianza preventiva.

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