Mentre Wall Street vende, la Cina incassa. Il caso Kimi K3 e CXMT
Rubrica settimanale SosTech, frutto della collaborazione tra Key4biz e SosTariffe. Per consultare gli articoli precedenti, clicca qui..
La startup cinese Moonshot AI ha presentato qualche giorno fa Kimi K3, un modello di intelligenza artificiale con 2,8 trilioni di parametri. I parametri sono i valori numerici che un modello regola durante l’addestramento per elaborare testo, immagini o codice, e il loro numero è uno degli indicatori generalmente usati per stimare la complessità di un sistema.
Secondo i dati diffusi dalla stessa Moonshot e ripresi da diverse testate finanziarie, nei test di programmazione front-end condotti dalla piattaforma di valutazione Arena, Kimi K3 ha ottenuto risultati superiori a quelli di Claude Fable 5 di Anthropic e di GPT-5.6 Sol di OpenAI, pur restando indietro rispetto a entrambi nella classifica generale. Il costo di utilizzo tramite le API di Moonshot risulta inferiore di circa il 40% rispetto a quello dei modelli premium statunitensi.
Il 27 luglio Moonshot ha reso pubblici i pesi completi del modello, cioè i file che permettono a chiunque di scaricare Kimi K3 e farlo funzionare sui propri server: per dimensione dichiarata, si tratta del più grande modello open-weight mai pubblicato.
Lo stesso giorno, un secondo annuncio sul settore dei semiconduttori. CXMT, nome commerciale di Changxin Technology Group, è il principale produttore cinese di chip di memoria DRAM, i componenti che computer, telefoni e server usano per immagazzinare temporaneamente i dati durante l’elaborazione. Le azioni della società hanno debuttato quel giorno sul mercato STAR della Borsa di Shanghai con un prezzo di collocamento di 8,66 yuan, per chiudere la prima seduta a circa 49 yuan, un rialzo di quasi il 500%. L’operazione ha raccolto 57,92 miliardi di yuan, circa 8,6 miliardi di dollari, la IPO più grande in Asia nel corso del 2026.
La capitalizzazione di CXMT ha superato i 3,3 trilioni di yuan, un valore più alto di quello di Industrial and Commercial Bank of China, la banca cinese con il maggior totale di attivi. Secondo il prospetto informativo depositato per la quotazione, CXMT deteneva nel 2025 una quota del 7,67% del mercato mondiale delle DRAM, un mercato dominato da tre aziende, le sudcoreane Samsung Electronics e SK Hynix e la statunitense Micron Technology.
Le due notizie riguardano settori diversi, i modelli linguistici da una parte e i componenti fisici dei computer dall’altra, e arrivano in un momento in cui, secondo diversi analisti citati dalla stampa finanziaria internazionale, la distanza tecnologica tra Cina e Stati Uniti si è ridotta più rapidamente di quanto previsto un anno fa, sia nella produzione di modelli di intelligenza artificiale avanzati sia in quella dei componenti fisici che li fanno funzionare.
Cosa vuol dire pubblicare un modello «aperto»
Un modello «closed», o proprietario, come quelli di punta di OpenAI, Anthropic e Google, si può usare soltanto tramite un abbonamento o un’interfaccia messa a disposizione dall’azienda che lo ha sviluppato, e il codice sottostante non è consultabile né scaricabile. Un modello «open weight» funziona diversamente: l’azienda pubblica i file contenenti i parametri già addestrati, e chi dispone dell’hardware necessario può scaricarli, farli girare sui propri server e adattarli a usi specifici, pagando al massimo l’energia e le macchine necessarie a eseguirli, con un canone di licenza assente o ridotto rispetto a un servizio in abbonamento.
La pubblicazione dei pesi non esclude comunque un modello di ricavi più tradizionale: Moonshot, come le altre aziende citate, continua a offrire anche una versione ospitata di Kimi K3, accessibile tramite un’interfaccia web o un’API a pagamento, pensata per chi non dispone dei server necessari a farlo funzionare in proprio.
Nel caso di Kimi K3, la mole di file distribuiti supera il terabyte e mezzo, suddivisa in decine di file separati: farlo girare in locale richiede un investimento in infrastrutture di calcolo alla portata di imprese di dimensioni medio-grandi, governi e istituti di ricerca, più che di utenti privati o piccole aziende.
Le principali società cinesi di intelligenza artificiale, da DeepSeek a Zhipu AI, che pubblica i propri modelli con il marchio GLM, fino a Moonshot, hanno scelto quasi sistematicamente questa strada. I laboratori statunitensi più avanzati, in particolare OpenAI e Anthropic, hanno invece mantenuto i modelli di punta accessibili solo tramite abbonamento a pagamento. Gli analisti citati dalla stampa specializzata indicano più di una ragione per questa differenza. I modelli open weight permettono a un’azienda meno nota sul mercato internazionale di costruirsi rapidamente una base di sviluppatori e ricercatori disposti a testare il prodotto, un pubblico che difficilmente si avvicinerebbe a un servizio in abbonamento offerto da un marchio sconosciuto.
Riducono inoltre la dipendenza dei clienti cinesi, comprese le amministrazioni pubbliche, da fornitori di cloud e infrastrutture con sede negli Stati Uniti, un tema diventato più sensibile dopo le restrizioni all’esportazione di semiconduttori avanzati imposte da Washington negli ultimi anni. Zhipu AI, in questo senso, aveva già aperto la strada qualche settimana prima di Moonshot, pubblicando in forma aperta GLM-5.2, un modello capace di reggere il confronto nei benchmark con i sistemi proprietari statunitensi e citato spesso, insieme a Kimi K3, come prova della rapidità con cui il settore cinese dell’AI sta colmando lo scarto tecnologico con gli Stati Uniti.
Il rincaro che arriva nei negozi
La carenza di chip di memoria alla base della quotazione di CXMT non riguarda soltanto i produttori cinesi o i mercati finanziari, ma si sta già trasferendo sui prezzi al dettaglio di computer e smartphone in tutto il mondo. I chip DRAM e NAND, oltre a equipaggiare gli smartphone, servono anche a costruire la memoria ad alta velocità usata nei server che addestrano ed eseguono i modelli di intelligenza artificiale, indicata con la sigla HBM. Secondo le stime di Gartner, circa il 70% della produzione mondiale di memoria viene ormai destinato ai data center dedicati all’AI, una quota che riduce la disponibilità di componenti per i produttori di elettronica di consumo. Micron, uno dei tre gruppi che insieme a Samsung e SK Hynix controllano oltre il 95% della produzione mondiale di DRAM, ha dichiarato di avere esaurito la capacità produttiva disponibile per il resto del 2026.
L’effetto sui prezzi al consumo è già misurabile. Gartner prevede un aumento dei prezzi dei personal computer di circa il 17% entro la fine del 2026 rispetto al 2025, e del 13% per gli smartphone; altre società di analisi, come IDC, indicano una forchetta compresa tra il 10% e il 20% entro fine anno. Apple ha già aumentato i prezzi di alcuni modelli di MacBook e iPad per compensare il rincaro dei componenti, mentre Dell e Lenovo hanno annunciato rialzi fino al 15% sui rispettivi listini. I dispositivi entro i 200 dollari risultano i più colpiti, con costi di produzione saliti tra il 20% e il 30% dall’inizio del 2025, secondo dati Counterpoint Research. Gartner prevede inoltre che la fascia dei laptop sotto i 500 dollari uscirà completamente dal mercato entro il 2028. Nelle settimane precedenti la quotazione, alcune testate finanziarie avevano inoltre riportato che Apple avrebbe iniziato a testare componenti DRAM di CXMT per alcuni dispositivi destinati al mercato cinese, un dettaglio che segnala quanto anche i produttori occidentali stiano guardando ai fornitori cinesi come possibile alternativa ai tre gruppi che dominano il settore.
Chi in questi mesi valuta un cambio di smartphone, magari in coincidenza con il rinnovo del piano tariffario, si trova quindi a fare i conti con listini più alti rispetto a un anno fa. In un contesto simile, confrontare le offerte di telefonia mobile disponibili sul mercato italiano tramite il comparatore di SOSTariffe.it aiuta a valutare se convenga rinnovare il contratto includendo il nuovo dispositivo a rate oppure separare l’acquisto del telefono dal piano tariffario, mantenendo più a lungo l’apparecchio già in uso.
La reazione di Wall Street
Il 17 luglio, il giorno dell’annuncio di Kimi K3, il Nasdaq Composite ha chiuso in calo dell’1,40%, lo S&P 500 dell’1,01%, e le azioni di Nvidia sono scese del 2,2% nella stessa seduta. Tra i titoli più colpiti, oltre a Nvidia, figurano anche quelli di Micron Technology, uno dei tre produttori mondiali di DRAM già citati, e di alcune società fornitrici di apparecchiature per la produzione dei chip. L’indice Philadelphia Semiconductor (SOX), che raggruppa i principali titoli del comparto, ha perso quasi il 10% nel corso della settimana, la peggiore dall’aprile 2025. Il fondo quotato SMH, che replica lo stesso paniere di titoli, ha ceduto il 6,4% nei tre giorni successivi al rilascio del modello, per poi recuperare gran parte delle perdite nei giorni seguenti. Diversi analisti citati dalla stampa finanziaria hanno descritto quanto accaduto come una ripetizione dello schema già visto nel gennaio 2025, quando il rilascio del modello R1 sviluppato dal laboratorio cinese DeepSeek aveva innescato un calo analogo dei titoli legati ai semiconduttori.
Il timore alla base di queste vendite riguarda la possibilità che modelli più economici da sviluppare ed eseguire, come Kimi K3, riducano nel tempo la domanda di potenza di calcolo, e con essa i ricavi delle aziende che vendono chip e infrastrutture per l’intelligenza artificiale. Una notizia diffusa nei giorni successivi al lancio complica però questa lettura.
Moonshot ha dovuto sospendere temporaneamente le nuove sottoscrizioni al proprio servizio a pagamento, perché la domanda degli utenti aveva già saturato la capacità dei cluster di elaborazione disponibili, composti secondo le indicazioni dell’azienda da almeno 64 chip di fascia alta per ogni installazione dedicata al modello.
Nella stessa settimana in cui i titoli dei produttori di semiconduttori perdevano valore in borsa per il timore di un calo della domanda di calcolo, il laboratorio che aveva innescato quel timore aveva già esaurito la capacità di calcolo disponibile per i propri utenti, e la stessa settimana si chiudeva con il debutto di CXMT a Shanghai, in rialzo del 500% e con una capitalizzazione superiore ai 3,3 trilioni di yuan: mentre i titoli statunitensi dei semiconduttori perdevano terreno per il timore di una domanda futura più debole, quelli di uno dei principali fornitori cinesi di chip di memoria guadagnavano valore lo stesso giorno.
Novità su Google, per aggiungere Key4Biz tra le tue fonti preferite, clicca qui
Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz
https://www.key4biz.it/mentre-wall-street-vende-la-cina-incassa-il-caso-kimi-k3-e-cxmt/583264/
