Parmitano (Esa): “Indispensabile creare un accesso autonomo europeo allo Spazio”
Nello spazio si gioca il futuro, e l’Europa è chiamata a decidere quale ruolo vuole assumere. È stato questo il tema al centro dell’incontro moderato da Emilio Cozzi, space journalist e divulgatore scientifico, con Luca Parmitano, astronauta dell’Agenzia spaziale europea (ESA) e membro dell’equipaggio di Artemis III (la missione della NASA che servirà da trampolino di lancio per l’allunaggio di Artemis IV nel 2028) e con Marco Ferrazzani, Director of Resources and Services dell’ESA, durante la 4^ edizione di Digital Innovation Forum – la Cernobbio del Digitale – in corso a Villa Erba, sul lago di Como, dal 14 al 16 ottobre su iniziativa della Fondazione Innovazione Digitale ETS edorganizzata da NOW Italia e da Triumph Group.
Al centro del panel le prospettive dell’esplorazione lunare, il ruolo dell’industria europea, le competenze necessarie per innovare e le scelte politiche che determineranno il futuro dello spazio.
Artemis, la Luna e il contributo europeo
Per Luca Parmitano, in collegamento da Houston, la preparazione alla missione Artemis III è già entrata nel vivo. L’astronauta ha raccontato di aver iniziato a familiarizzare con i sistemi di avvicinamento e attracco ai lander lunari insieme al comandante della missione, Randy Bresnik. La missione presenta sfide inedite: i sistemi con cui gli astronauti dovranno lavorare sono ancora in fase di sviluppo e l’equipaggio dovrà operare in uno spazio estremamente ridotto. Per questo serviranno, oltre alle competenze tecniche, capacità relazionali e di condivisione di responsabilità.
L’Europa, ha specificato Parmitano, “non è un semplice partner di supporto del programma Artemis”. L’UE ha infatti elaborato per Orion (la navicella della missione Artemis III) il modulo di servizio che fornisce sistemi indispensabili per la propulsione, la produzione di energia e il funzionamento della capsula durante il viaggio. Senza questo contributo, l’architettura della missione non sarebbe completa.
Anche l’Italia punta a rafforzare la propria presenza nelle future infrastrutture lunari, ha spiegato Parmitano, attraverso lo sviluppo di habitat e tecnologie destinate alla permanenza umana sulla superficie del satellite.

“Non basta essere clienti”: l’Europa e l’accesso autonomo allo spazio
Parmitano ha poi richiamato l’attenzione sui rischi di una dipendenza eccessiva, nelle missioni spaziali, dagli operatori privati. Se l’accesso allo spazio è affidato a soggetti le cui priorità commerciali non coincidono necessariamente con quelle pubbliche, anche la capacità di perseguire obiettivi scientifici, strategici e di sicurezza è messa a rischio.
“Se l’Europa vuole essere presente come potenza mondiale”, ha sostenuto, “deve poter partecipare all’esplorazione spaziale da protagonista”.
La questione riguarda anche le risorse da investire. Parmitano ha sottolineato come i programmi spaziali richiedano una visione di lungo periodo, mentre la società e la politica tendono spesso a privilegiare risultati immediati.
L’astronauta ha infine richiamato l’attenzione del pubblico in sala sulla necessità, nel suo lavoro come anche in quello imprenditoriale, di sviluppare la capacità di immaginazione per prevedere sviluppi e rischi futuri. “Siamo molto bravi a risolvere problemi e a fare in modo che ciò che è già successo si ripresenti più. Ma non siamo molto bravi a prevedere quello che non è mai successo, a immaginare quello che non si è mai presentato”. Questa abilità, ha dichiarato l’astronauta, è essenziale perché “ci permette di restare sempre allerta e di non adagiarci sugli allori”.
Alessio Butti: lo spazio come motore di innovazione
Nel corso dell’incontro è intervenuto anche Alessio Butti, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio per l’Innovazione, che ha rivolto un saluto istituzionale a Luca Parmitano, sottolineando l’orgoglio per il contributo italiano al programma che prepara il ritorno dell’essere umano sulla Luna.
“L’innovazione non è solo una questione di tecnologie, ma di visione, di competenze, della capacità di immaginare, come diceva Luca Parmitano, ciò che ancora non esiste”, ha affermato Butti, richiamando il valore dell’esplorazione spaziale come dimostrazione concreta delle capacità tecnologiche e industriali di un Paese.
Il Sottosegretario ha quindi chiesto a Parmitano quale innovazione, tra quelle incontrate nel corso della sua carriera, lo avesse maggiormente sorpreso e quali ambiti meritassero ulteriori investimenti. L’astronauta ha indicato il recupero dei lanciatori spaziali, una tecnologia che fino a pochi anni fa sembrava fantascienza e che oggi è diventata realtà, sottolineando la necessità per l’Europa di sviluppare capacità autonome in questo campo.

Da partner a pari: il ruolo dell’Europa nei programmi lunari
Il cambiamento è già in corso, ha spiegato Marco Ferrazzani, Director of Resources and Services dell’ESA. Per esempio, con la European Launcher Challenge – un’iniziativa dell’Agenzia Spaziale Europea creata per rafforzare l’autonomia e la competitività del trasporto spaziale del continente – l’ESA sta sperimentando un modello che punta a favorire lo sviluppo di nuovi lanciatori europei e a costruire un diverso rapporto più cooperativo con le imprese continentali.
Per il Director of Resources and Services dell’ESA, infatti, la capacità di innovare nello spazio dipende anche dalla possibilità di “costruire un ecosistema industriale in grado di sostenere nel tempo le proprie ambizioni”.
Il programma Artemis rappresenta, secondo Ferrazzani, un passaggio significativo nella crescita delle capacità europee. Il contributo dell’ESA al modulo di servizio di Orion mostra che l’Europa può fornire elementi indispensabili anche a un programma guidato dagli Stati Uniti. “Ora siamo già in grado di lavorare da partner quasi alla pari con la NASA”, ha dichiarato Ferrazzani. “Lo dimostra la missione Artemis: il modulo di servizio è essenziale per il programma NASA di tornare sulla Luna. E questo modulo, come ricordava Luca Parmitano, è stato prodotto dall’ESA”.
Il passo successivo sarà sviluppare una capacità europea di esplorazione più completa: disporre di lanciatori, veicoli, capsule e tecnologie necessarie per raggiungere la Luna, operare sulla sua superficie e tornare indietro. È questa, ha spiegato Ferrazzani, la condizione per essere “non solo passeggeri”, ma protagonisti.
Nelle battute finali, Ferrazzani ha indicato una priorità per rafforzare la capacità innovativa europea: utilizzare gli investimenti pubblici per sviluppare competenze e tecnologie sul territorio. Infine, ha lanciato un appello ai giovani interessati a lavorare nel settore: “Siate curiosi e critici, non accontentatevi mai dello status quo, anche nei progetti più esigenti”, ha detto. “Mettete in dubbio quello che il vostro capo vi sta dicendo, perché attraverso la vostra curiosità, la vostra intelligenza e il vostro spirito critico miglioreremo anche noi”.
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