Patrick Zaki non deve essere un altro Regeni: la mobilitazione

Era il 10 febbraio 2020, le nostre vite non erano ancora state sconvolte dalla pandemia, quando appariva vicino all’Ambasciata d’Egitto a Roma il murales, opera della street artist Laika, raffigurante Giulio Regeni che abbraccia Patrick Zaki insieme alla scritta in arabo “libertà”.
La notizia dell’arresto di Patrick Zaki, studente e attivista egiziano, in Italia dal 2019 per frequentare un master in studi di genere e delle donne presso l’Università di Bologna, era stata divulgata da meno di 24 ore.
A distanza di quasi un anno, la vicenda di Patrick non è ancora cambiata e diventa ogni giorno più insostenibile e angosciante.

Il suo incubo ha inizio il 7 febbraio, quando, tornato in Egitto per far visita alla famiglia, viene fermato all’aeroporto del Cairo dagli agenti dei servizi segreti egiziani, e, come si saprà in seguito, sequestrato, bendato e torturato con scariche elettriche per ore.
Accusato di terrorismo e propaganda sovversiva per 10 post a lui attribuiti, risalenti al suo periodo di permanenza in Italia, secondo quanto riportato dai suoi legali, Patrick è stato interrogato anche sui suoi rapporti con Giulio Regeni e la sua famiglia.
Al di là delle accuse infondate, l’unica colpa del giovane ricercatore e attivista è quella di essersi interessato ai diritti delle minoranze oppresse del suo paese e della comunità LGBT.

“Le recenti decisioni sono deludenti come al solito, senza una ragione comprensibile. Ho ancora problemi alla schiena e ho bisogno di forti antidolorifici e di qualcosa per dormire meglio”.

“Il mio stato mentale non è granché dall’ultima udienza”.

“Continuo a pensare all’università, all’anno che ho perso senza che nessuno ne abbia capito la ragione”.

“Voglio mandare il mio amore ai miei compagni di corso e agli amici a Bologna”.

“Mi mancano molto la mia casa lì, le strade e l’università. Speravo di trascorrere le feste con la mia famiglia ma questo non accadrà per la seconda volta”.

Da alcune di queste frasi, da lui scritte nella recente lettera mandata alla famiglia, è possibile cogliere il suo silenzioso, ma legittimo grido d’aiuto. La sua storia, come quella di Giulio Regeni, è purtroppo simile a quelle di tanti altri ricercatori e attivisti arrestati, torturati e in molti casi uccisi per il semplice fatto di non condividere il pensiero del governo di Al-Sisi.
È lecito ricordare anche Sarah Hijazi, attivista LGBT che si è suicidata lo scorso giugno, dopo essere stata torturata e stuprata nel 2017 in un carcere egiziano, dove era detenuta per aver sventolato una bandiera arcobaleno ad un concerto, atto intollerabile in Egitto.

Dopo l’appello dell’attrice statunitense Scarlett Johansson a favore della scarcerazione di Zaki e il clamoroso gesto di protesta del giornalista Corrado Augias, che ha deciso di restituire la Legion D’Onore francese, dopo che la stessa è stata assegnata al presidente egiziano Al-Sisi, è arrivato il momento che l’Italia metta da parte le ragioni economiche di Stato, che continuano a prevalere sui diritti umani, per far sì che la vicenda di Zaki non finisca come quella di Giulio Regeni.

Poiché l’Italia, così come l’Egitto, è tra i paesi firmatari della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948 a Parigi, a distanza di ben 72 anni dalla sua adozione, dovrebbe impegnarsi a rispettare i suoi articoli e a non intrattenere rapporti con paesi che violano ininterrottamente tali diritti fondamentali, tra cui:

Articolo 2
Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del paese o del territorio cui una persona appartiene, sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi limitazione di sovranità.

Articolo 5
Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamento o a punizioni crudeli, inumani o degradanti.

Articolo 6
Ogni individuo ha diritto, in ogni luogo, al riconoscimento della sua personalità giuridica.

Articolo 7
Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione, ad una eguale tutela da parte della legge. Tutti hanno diritto ad una eguale tutela contro ogni discriminazione che violi la presente Dichiarazione come contro qualsiasi incitamento a tale discriminazione.

Articolo 8
Ogni individuo ha diritto ad un’effettiva possibilità di ricorso a competenti tribunali contro atti che violino i diritti fondamentali a lui riconosciuti dalla costituzione o dalla legge.

Articolo 9
Nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato.

Articolo 10
Ogni individuo ha diritto, in posizione di piena uguaglianza, ad una equa e pubblica udienza davanti ad un tribunale indipendente e imparziale, al fine della determinazione dei suoi diritti e dei suoi doveri, nonché della fondatezza di ogni accusa penale che gli venga rivolta.

Articolo 11
1. Ogni individuo accusato di un reato è presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata legalmente in un pubblico processo nel quale egli abbia avuto tutte le garanzie necessarie per la sua difesa.
2. Nessun individuo sarà condannato per un comportamento commissivo od omissivo che, al momento in cui sia stato perpetuato, non costituisse reato secondo il diritto interno o secondo il diritto internazionale. Non potrà del pari essere inflitta alcuna pena superiore a quella applicabile al momento in cui il reato sia stato commesso.

Il 7 dicembre è stata prolungata di altri 45 giorni la detenzione cautelare di Zaki, presso il carcere di Tora, tristemente noto per le torture che avvengono al suo interno. La storia di questo studente non deve finire come quella di Giulio Regeni e di Sarah Hijazi: nessuno di loro meritava ciò che ha subito. Nonostante le violenze fisiche e psicologiche, Patrick può ancora essere salvato.

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