Spettro radio, Francia e Italia bocciano il rinnovo illimitato delle frequenze nel DNA

La gestione dello spettro radio in Europa dovrebbe rimanere una questione di competenza nazionale. No quindi ad una gestione centralizzata, da Bruxelles, dell’assegnazione delle frequenze, sì invece al mantenimento delle specificità dei 27 Stati membri in materia di frequenze.
E’ questo il messaggio di Francia e Italia, che in un comunicato congiunto di fatto demoliscono la proposta del Digital Networks Act di mettere a fattor comune la gestione dello spettro, sotto la regia unica di Bruxelles. Parigi e Roma dicono un secco no. Nessuna rinuncia alle prerogative nazionali, in questo ambito nessun mercato unico delle telecomunicazioni, in linea con la posizione espressa a suo tempo dal BEREC.
Francia e Italia, no al mercato unico delle Telecomunicazioni
In un comunicato congiunto diffuso ieri i ministri di Italia e Francia Adolfo Urso (Mimit) e Anne Le Hénenaff (Numerique e AI) hanno sonoramente bocciato il capitolo che riguarda lo spettro radio contenuto nella bozza del Digital Networks Act della Commissione Ue, in discussione a Bruxelles.
E’ quanto emerge dalla nota congiunta diramata ieri da parte del Ministère en charge de l’Intelligence Artificielle e del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che tra le altre cose, a proposito del tema telecomunicazioni nel Digital Networks Act: “Crediamo che le specificità dei mercati nazionali delle Tlc non dovrebbero essere considerati come un ostacolo per raggiungere gli obiettivi”, si legge nella nota.
La proposta della Commissione, secondo i governi di Parigi e Roma, “non risolve gli ostacoli” per la auspicabile creazione di “partnership transfrontaliere”.
Forte preoccupazione su gestione dello spettro
Più nello specifico, si legge al punto 14 del documento, “Francia e Italia esprimono forti preoccupazioni sugli impatti negativi di questa proposta in relazione alla gestione dello spettro”, si legge.
Licenze illimitate un danno alla concorrenza
“L’obbligo implicito di rilasciare licenze di spettro illimitate potrebbe incidere significativamente sulla concorrenza nel settore delle telecomunicazioni. Limitare l’autorità degli Stati membri in materia di rilascio di licenze di spettro potrebbe ostacolare la loro capacità di adattare le proprie politiche nazionali di pianificazione digitale”, si legge.
Tener conto del rischio interferenze e dei tempi tecnici per gestirle
E ancora, sempre in materia di spettro radio, al punto 15 del documento si legge che “Per quanto riguarda la proposta del Digital Networks Act, Francia e Italia sottolineano anche l’importanza di garantire un approccio equilibrato ed efficace alle disposizioni relative alle interferenze dannose (articolo 14), in particolare nel contesto della gestione transfrontaliera dello spettro. Meccanismi di coordinamento chiari e funzionali tra gli Stati membri sono essenziali per garantire certezza del diritto e continuità operativa per gli operatori. In questo contesto, potrebbe essere opportuno un ulteriore approfondimento sul termine di 12 mesi proposto per l’eliminazione delle interferenze dannose, tenendo conto della complessità tecnica delle procedure di coordinamento transfrontaliere”, si legge.
Per Francia e Italia rilascio di licenze deve restare materia nazionale anche per il satellite
Infine, per arrivare ad una gestione “centralizzata” dello spettro radio ci vorrebbe ancora molto tempo, secondo Francia e Italia. “Un’ulteriore armonizzazione dovrebbe essere presa in considerazione solo quando economicamente giustificata, come nel caso del settore satellitare, poiché tali mercati sono economicamente sostenibili solo su larga scala geografica. Francia e Italia sostengono l’istituzione di un meccanismo comune per garantire i requisiti operativi minimi per i servizi satellitari e, in caso di scarsità di spettro, un meccanismo di selezione comune. Tuttavia, il rilascio delle licenze deve rimanere di competenza nazionale”.
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