Streaming illegale, un utente su cinque colpito da malware

Il prezzo nascosto della pirateria audiovisiva: malware, furto di dati e rischi per le aziende

Guardare gratuitamente una partita di calcio, un film appena uscito o una serie TV attraverso siti di streaming illegale può sembrare un modo semplice per risparmiare qualche euro. In realtà, quel contenuto apparentemente “gratuito” può avere un costo molto elevato. Non soltanto perché la pirateria audiovisiva costituisce un reato che danneggia il diritto d’autore e sottrae risorse all’intera filiera dell’industria culturale e sportiva, ma anche perché espone gli utenti a rischi informatici sempre più gravi.

A confermarlo è una nuova ricerca realizzata per BeStreamWise, iniziativa che riunisce diversi operatori del settore con l’obiettivo di sensibilizzare il pubblico sui pericoli dello streaming illegale. Lo studio rivela che quasi un utente su cinque (18%) che ha utilizzato siti o applicazioni pirata per guardare TV, film o eventi sportivi ha subito un’infezione da malware negli ultimi 12 mesi.

Il dato si aggiunge a una precedente ricerca della stessa iniziativa, secondo cui due utenti su cinque (41%) che hanno fatto ricorso allo streaming illegale hanno visto compromessi i dati del proprio conto bancario, subendo una perdita media di 1.680 sterline, pari a circa 1.950 euro.

Numeri che raccontano con chiarezza come la pirateria online non rappresenti soltanto un problema per l’industria audiovisiva, ma anche una questione di sicurezza informatica. Le piattaforme illegali operano infatti completamente al di fuori dei controlli di sicurezza cui sono sottoposti i servizi legittimi. Banner pubblicitari fraudolenti, falsi aggiornamenti dei player video, applicazioni contraffatte e pagine di phishing vengono utilizzati per installare software malevolo o sottrarre dati personali e finanziari.

James Bore: “Con il malware il dispositivo non è più sotto il controllo dell’utente

A lanciare l’allarme è James Bore, esperto indipendente di cybersecurity, che sottolinea come la natura stessa delle piattaforme pirata renda inevitabilmente più elevato il rischio di compromissione dei dispositivi.

I siti e le applicazioni di streaming illegale operano al di fuori dei controlli di sicurezza ai quali sono sottoposte le piattaforme legittime. Questo significa che il rischio di imbattersi in malware o di essere truffati e indotti a consegnare informazioni personali o denaro è molto più elevato”, ha dichiarato Bore.

Bore evidenzia inoltre che molte infezioni passano inosservate perché gli utenti spesso non utilizzano strumenti di protezione adeguati.

Il fatto che un utente su cinque che utilizza lo streaming illegale abbia contratto un’infezione da malware nell’ultimo anno dimostra che questi episodi sono tutt’altro che rari. Poiché sono ancora poche le persone che utilizzano un software antivirus e persistono evidenti lacune nella conoscenza dei rischi informatici – ha aggiunto Bore – molte infezioni passano inosservate. Una volta che il malware entra in un dispositivo, quel dispositivo non appartiene più realmente al suo proprietario: è sotto il controllo dei criminali che lo hanno infettato. Questo significa che tutto ciò che viene fatto con quel dispositivo, ogni password digitata, ogni messaggio inviato e tutte le informazioni personali, può potenzialmente essere visto dai criminali informatici”.

In Italia il danno economico legato ai furti di dati e alle truffe online supera 1,42 miliardi di euro

Una ricerca dell’Istituto per la Competitività (I‑COM) stima che nel 2024 il danno economico legato a furti di dati e truffe per chi usa servizi illegali in Italia abbia superato 1,42 miliardi di euro, con una perdita media per vittima intorno a 1.200 euro.

Ulteriori ricerche rilevano esperienze analoghe nel nostro paese: uno studio di FACT/Opinium su utenti italiani segnala che il 47% ha visto pop‑up estremi o espliciti durante lo streaming illegale e il 30% dichiara di aver subito frodi o hacking dopo aver usato servizi pirata.

Studi internazionali e report indipendenti mostrano che chi usa siti/servizi di streaming pirata corre un rischio significativo di malware, furti di dati e frodi: per esempio, un’indagine di qualche anno fa segnalava che il 20% degli utenti di streaming illegale è stato infettato da malware e quasi la metà ha subito compromissioni di dati personali.

Smartphone e laptop aziendali nel mirino: i rischi per imprese e pubbliche amministrazioni

Il rischio, tuttavia, non riguarda soltanto la sfera privata. La ricerca di BeStreamWise evidenzia infatti un aspetto che dovrebbe preoccupare in particolare aziende e pubbliche amministrazioni. Il 68% delle persone che accedono illegalmente ai contenuti audiovisivi ha dichiarato di averlo fatto utilizzando uno smartphone aziendale, mentre il 58% ha ammesso di aver guardato contenuti pirata attraverso un laptop fornito dal datore di lavoro.

Si tratta di una circostanza che può trasformare un comportamento individuale in un problema di sicurezza aziendale. Se un malware riesce a compromettere un dispositivo di lavoro, infatti, gli attaccanti possono avere accesso non soltanto ai dati personali del dipendente, ma anche a documenti riservati, credenziali aziendali, caselle di posta elettronica, sistemi cloud e informazioni strategiche dell’organizzazione. In molti casi è proprio da un dispositivo compromesso che hanno origine attacchi ransomware o furti di dati su larga scala.

La crescente diffusione dello smart working e del lavoro ibrido rende questo scenario ancora più critico, perché i dispositivi aziendali vengono spesso utilizzati anche per attività personali. Un comportamento apparentemente innocuo, come guardare una partita attraverso un’app pirata durante una pausa, può trasformarsi in un vettore di attacco verso l’intera infrastruttura informatica dell’azienda.

In Gran Bretagna 3,6 miliardi di streaming pirata nel 2025

Accanto alla dimensione informatica emerge poi quella economica e criminale. Secondo un recente rapporto del Campaign for Fairer Gambling, realizzato dalla piattaforma di marketplace intelligence Yield Sec, il numero di streaming illegali di eventi sportivi nel Regno Unito è più che raddoppiato negli ultimi tre anni, passando da 1,8 miliardi nel 2022 a 3,6 miliardi nel 2025.

Lo studio mette inoltre in luce una stretta connessione tra pirateria audiovisiva e gioco d’azzardo illegale. L’89% degli streaming illegali nel Regno Unito ospita infatti pubblicità di bookmaker non autorizzati, evidenziando come le organizzazioni criminali utilizzino le piattaforme pirata per promuovere ulteriori attività illecite.

Parallelamente è cresciuto anche il mercato del gioco illegale. Secondo il rapporto, gli operatori di scommesse non autorizzati hanno generato 379 milioni di sterline nel primo semestre del 2025, conquistando il 9% del mercato britannico del gioco online, valutato complessivamente 8,2 miliardi di sterline, rispetto a una quota di appena 2% nel 2022.

Il confronto internazionale rende ancora più evidente la dimensione del fenomeno. Un precedente rapporto di Yield Sec relativo agli Stati Uniti aveva stimato 4,2 miliardi di streaming illegali di eventi sportivi nel 2024. Pur trattandosi di un Paese con una popolazione molto più ampia rispetto al Regno Unito, la diffusione della pirateria sportiva risulta, in proporzione, circa quattro volte superiore nel mercato britannico.

La pirateria online non minaccia solo il diritto d’autore, ma anche la sicurezza digitale

La crescita dello streaming illegale dimostra come la pirateria audiovisiva non possa più essere considerata esclusivamente una questione di violazione del diritto d’autore. Certamente continua a rappresentare un danno enorme per autori, produttori, broadcaster, piattaforme legali e organizzatori di eventi sportivi, riducendo le risorse disponibili per investire in nuovi contenuti e nell’innovazione del settore. Ma oggi la pirateria costituisce anche una delle principali porte d’accesso utilizzate dalla criminalità informatica per colpire cittadini e imprese.

Ogni accesso a una piattaforma o a un’app pirata può trasformarsi in un’opportunità per i cybercriminali: rubare credenziali, sottrarre denaro, installare malware, compromettere identità digitali o utilizzare un dispositivo aziendale come punto di ingresso verso reti molto più ampie. Per questo la lotta allo streaming illegale non riguarda soltanto la tutela del diritto d’autore, ma rappresenta sempre di più una componente essenziale delle strategie di cybersecurity e della protezione del patrimonio digitale di cittadini, imprese e istituzioni.

In un contesto in cui gli attacchi informatici sfruttano sempre più spesso il fattore umano, scegliere canali legali per fruire di contenuti audiovisivi non significa soltanto rispettare la legge e sostenere l’industria culturale. Significa anche proteggere la propria identità digitale, il proprio denaro e, nel caso di dispositivi aziendali, contribuire alla sicurezza dell’organizzazione per cui si lavora. La pirateria audiovisiva, oggi più che mai, non è solo un reato: è un rischio concreto per la sicurezza di tutti.

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