Svolta da 30 miliardi in Africa: nasce il maxi-gasdotto atlantico, ma non arriva in Europa
L’Africa occidentale ha appena impresso una svolta drammatica e decisiva al proprio futuro energetico. Durante il vertice di Freetown, i leader della comunità ECOWAS hanno firmato l’accordo per il gasdotto atlantico AAGP da 30 miliardi di dollari. L’infrastruttura promette di riscrivere le regole dell’economia continentale.
Si tratta di un’opera mastodontica lunga circa 6.900 chilometri. Il tubo correrà lungo le coste dell’oceano per collegare la Nigeria a ben 13 nazioni, arrivando fino al Marocco e toccando i paesi interni del Sahel con ramificazioni dedicate.
Le cifre sono imponenti: la capacità prevista è di 30 miliardi di metri cubi di gas all’anno. I media occidentali continuano a guardare al progetto sperando che metà di questo flusso arrivi in Europa per salvare i bilanci energetici del nostro continente.
La realtà economica, però, racconta un’altra storia. Il vero valore di questa opera non sta nell’esportazione verso i mercati europei, ma nel servizio che renderà alle fabbriche e alle città africane.

AAGP, il percorso in area ECOWAS
I dati chiave dell’opera
| Parametro | Dettaglio |
| Investimento previsto | 30 miliardi di dollari |
| Lunghezza tracciato | Circa 6.900 km |
| Capacità annua | 30 miliardi di metri cubi di gas |
| Paesi coinvolti | 13 Stati costieri + Paesi del Sahel |
| Entità promotrici | NNPC Ltd (Nigeria), ONHYM (Marocco) |
Nazioni in rapida crescita come Benin, Costa d’Avorio, Ghana, Senegal e Togo soffrono da anni per la mancanza di elettricità costante e a basso costo. Senza energia sicura, creare un tessuto industriale moderno è una missione impossibile.
Grazie al gas nigeriano a basso prezzo, questi paesi potranno finalmente accendere industrie di base ad alto consumo energetico. Parliamo di impianti per la lavorazione dei metalli, chimica di base e manifattura, che permetteranno di trasformare le risorse minerarie sul posto invece di esportarle grezze.
Paesi beneficiari dell’infrastruttura
- Nazioni costiere: Benin, Capo Verde, Costa d’Avorio, Gambia, Ghana, Guinea, Guinea-Bissau, Liberia, Nigeria, Senegal, Sierra Leone, Togo.
- Nazioni dell’interno: Paesi della regione del Sahel connessi tramite condotte secondarie.
Non è affatto necessario che il gasdotto arrivi fino in Europa per dimostrare la sua utilità. Se il gas venisse utilizzato del tutto all’interno della regione ECOWAS, per lo sviluppo reale dell’Africa sarebbe persino meglio.
Mentre le diplomazie occidentali cercano affannosamente nuove fonti di approvvigionamento, gli Stati africani stanno ponendo le basi per la propria indipendenza industriale. Una scelta pragmatica che rischia di lasciare l’Europa ancora una volta a corto di energia a buon mercato.
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