5G, Roma a rischio digital divide. A San Saba l’Aventino Tecnologico. Lettera a Favino

Caro Pierfrancesco Favino, sei uno dei miei attori preferiti. Apprezzato a livello internazionale. Ti ho visto recentemente in Montecristo e in Buscetta. Sei l’attore preferito di mia moglie, ma ora le dovrò dare un dispiacere con questa lettera per te, perché sul 5G sei protagonista di una battaglia anacronistica, fuori dal set cinematografico.

Caro Favino, ti sei prestato a fare da testimonial dei comitati cittadini contro un’antenna 5G a San Saba a Roma, che rischia di creare un effetto a cascata, che pure chi non è convinto lo convinci perché un tuo fan.

Una capitale europea in digital divide e tu, caro Favino, ti metti a fare il don Chisciotte senza mulini a vento?
Sei diventato testimonial dei comitati cittadini contro un’antenna 5G a San Saba, di una protesta che rischia di fare da traino a una rivolta più ampia, spingendo Roma verso un isolamento tecnologico che non ha alcun senso. Una capitale europea in digital divide per un capriccio estetico e una paura infondata è un’assurdità totale. Roma senza 5G sarebbe davvero una scelta anacronistica. Perché 5G no e invece 4G sì, se usano gli stessi campi elettromagnetici?

Si chiama Nimby (Not in my backyard) l’atteggiamento di chi vuole il progresso ma non vuole che questo progresso avvenga passando per il suo giardino di casa.
Cioè fermare l’acqua con le mani.
Caro Favino, ti informo che il PNRR prevede 3,4 miliardi di euro per la copertura ultrabroadband in Italia e un miliardo per il bando Italia 5G. E sai che la resistenza di alcuni sindaci a concedere permessi per le antenne sta impedendo l’uso di questi fondi, frenando lo sviluppo digitale del Paese? Chi combatte il 5G blocca il futuro, non solo per sé, ma per tutti.

Nel frattempo, il Comune di Roma ha lanciato il progetto Roma 5G, con un finanziamento di 100 milioni di euro per portare la connettività nelle 100 piazze più importanti della città e garantire il segnale 5G persino nella metropolitana, rendendo la capitale più moderna e competitiva in vista del Giubileo. Eppure, mentre si investe per il futuro, c’è chi preferisce voltargli le spalle.

Favino, sei pronto a rinunciare al tuo smartphone?

Caro Favino, sono certo che tu e la tua famiglia possediate smartphone e li usiate ogni giorno. Ma sai che la vera sorgente delle onde elettromagnetiche contro cui ti scagli è il tuo cellulare? Lo sai che più lontana è l’antenna che “parla” con il tuo smartphone, più forte è il campo elettromagnetico generato dal cellulare che tieni accanto all’orecchio? Se l’elettrosmog ti spaventa la coerenza vorrebbe che tu smettessi di usare il cellulare e le app di streaming che ti permettono di guardare film – compresi i tuoi.

Le vere conseguenze economiche

Rifiutare il 5G significa danneggiare non solo chi vive a San Saba, ma anche il turismo e il lavoro. Oggi i viaggiatori vogliono connessioni veloci per i pagamenti digitali, la realtà aumentata nei musei. Le reti mobili veloci possono garantire il costante monitoraggio della salute delle persone che vivono da sole. Senza 5G, San Saba diventerà meno attraente perché meno tecnologica, e gli immobili non si svaluteranno per la presenza di un’antenna, ma per la mancanza di connessione.

Come si potrebbe pensare allo smart working senza copertura?  Il piccione viaggiatore è ormai estinto, e comunque non mi sembra intelligente mettersi contro pure le associazioni a favore della tutela degli animali.

Chi lavora da remoto in questo quartiere cosa dovrebbe fare? Tornare in ufficio perché non c’è copertura mobile? E come la mettiamo con le ore perse nel traffico, lo stress e l’inquinamento atmosferico? Ecco, quello è l’inquinamento di cui bisognerebbe preoccuparsi, perché sui campi elettromagnetici la ricerca scientifica la sua valutazione l’ha fatta: non c’è prova che le onde elettromagnetiche dei cellulari provochino il cancro. Non ci sono evidenze scientifiche di malattie legate ai campi elettromagnetici (Fonte Istituto Superiore di Sanità e l’ICNIRP, che è  il principale organismo internazionale che regola l’utilizzo delle frequenze radio).

Più antenne ci sono e meglio è perché la potenza si abbassa

Tanto più che secondo gli esperti mettere più antenne è quello che bisogna fare. Più antenne ci sono e minori sono le emissioni. È un concetto alla base della telefonia cellulare.

Più antenne ci sono, più il segnale che ognuna di queste antenne deve emettere diminuisce, perché le celle sono più piccole e serve meno potenza per arrivare ai bordi di ognuna di queste celle e coprire tutto il territorio.

L’estetica della protesta: il vero degrado urbano

Un’antenna è brutta? Eppure nessuno protesta per i cartelloni pubblicitari abusivi, le auto in doppia fila, i cavi elettrici sospesi ovunque. La modernità ha un costo visivo, ma porta benefici enormi. E se proprio l’aspetto estetico è un problema, esistono soluzioni di design per mascherare le antenne senza privarsi della tecnologia.

San Saba può permettersi di restare indietro?

Se ogni quartiere adottasse la stessa posizione di San Saba, Roma diventerebbe una città con connettività a macchia di leopardo, affetta da un assurdo paradosso: segnale 5G pieno nella metropolitana, navigazione impossibile per strada…

Ma la digitalizzazione non è un optional: è il futuro. Il 5G è essenziale per lo smart working, la telemedicina, la sicurezza pubblica e persino per l’intrattenimento. Sai che senza il 5G Broadcast la trasmissione di eventi live, come concerti e partite, sarebbe limitata? Perfino il settore del cinema, di cui fai parte, si affida sempre più alla connettività veloce per produzione e distribuzione. E come ti vediamo? Come negli anni 90? Tutti attaccati al televisore?

Allora, caro Favino, forse dovresti chiederti: vuoi davvero chiuderti nell’Aventino digitale di San Saba? O vuoi che Roma resti una capitale moderna e competitiva? Quale parte vuoi avere? La speranza è che tu possa rifletterci e ripensarci.

Per condividere anche con te i potenziali benefici del 5G e delle Telecomunicazioni del futuro, sono ben lieto di invitarti come graditissimo ospite alla prossima edizione del convegno promosso dal CNIT Telecommunications of the Future by 5GItaly, che si terrà il prossimo 9 aprile a Roma.

Insomma un consiglio: facciamo fare le cose a chi le sa fare.
Altrimenti domani i medici faranno gli attori, i tecnici i registi, gli ingegneri i fonici.
Perché tra i tanti esperti del nonsense, non ci sarebbe più spazio per chi le cose sa farle e le fa bene.
Pensaci.
Con rispetto.
Saluti – Key4biz

Leggi anche: ‘5G, più antenne ci sono e minori sono le emissioni’. Intervista a Nicola Blefari Melazzi (CNIT)

5G, che cosa non si potrà fare nei comuni che bloccano le antenne

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Reti Mobili in Italia: boom di copertura 5G, ma le previsioni al 2026 deludono?

Negli scorsi giorni Infratel ha pubblicato i risultati della mappatura delle reti mobili 2024; l’analisi ha coinvolto Tim, Vodafone, WindTre, Iliad e Fastweb, con l’obiettivo di monitorare l’infrastruttura esistente e prevedere gli sviluppi futuri.

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Dai dati emerge un incremento significativo delle antenne radio mobili dal 2021 ad oggi, tuttavia le previsioni per il 2026 indicano una crescita rallentata, con un totale stimato di 76.323 antenne, di cui circa un terzo però non disporranno di backhauling in fibra ottica.

Incoraggianti invece i miglioramenti delle reti 5G, soprattutto la copertura 5G non-standalone che è cresciuta dal 7% al 72% in due anni.
Tuttavia, va sottolineato, come nessun operatore abbia dichiarato percentuali di copertura in tecnologia 5G standalone entro il 2026.
Quale sarà il vero futuro delle reti mobili in Italia?

Leggi anche: Una stazione radio base su tre non connessa in fibra. 5G standalone, nessun operatore ha un piano per farlo fino al 2026

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La Francia vuole davvero vietare le super-offerte di giga 4G e 5G?  

E’ l’ultima polemica in Francia nel mercato delle Tlc: l’ADEME, l’Agence de la transition écologique, ha proposto di realizzare un sistema di tariffazione progressiva per dissuadere i consumatori dal sottoscrivere abbonamenti con troppi giga inclusi. L’obiettivo, scrive Numerama, sarebbe quello di ridurre il consumo in 4G e 5G, che di fatto è più energivoro del WiFi.

L’ADEME si trova al centro del dibattito e propone di regolare, restringendolo, il numero minimo di giga che si possono inserire in offerte a forfait per il mobile, allo scopo di dissuadere gli utenti da consumi eccessivi.

Questa proposta non è passata inosservata

Al di là di tutto, la proposta metterebbe fine all’estrema competitività che c’è sul mercato francese del mobile, con una efficacia però discutibile visto che la media francese di consumo mensile di giga è piuttosto bassa, pari a 17 e quindi avere un tetto generoso di consumo non è per forza indice di un problema. Detto questo, il fondatore di Free Mobile Xavier Niel (gruppo Iliad) ha subito dichiarato come la pensa: è contrario.  

C’è da dire che, contrariamente a quanto dicano in molti in questi giorni, l’ADEME non ha l’autorità di proporre una legge in questo senso.

Come si legge sul suo sito web, la sua missione è quella di “accelerare la transizione verso una società più sobria e unita, creando posti di lavoro più umani e armoniosi”. Uno dei suoi ruoli è quello di “condividere la propria expertise” nei settori di competenza, in modo che lo Stato, o i suoi deputati, possano poi recepirne le proposte. Può presentare una proposta al Ministero della Transizione Energetica, ma la sua azione si ferma lì.

Sulle offerte mobili, inoltre, la sua proposta al momento si trova in fase embrionale.

Si tratta solo di un suggerimento contenuto in un articolo di Le Parisien pubblicato il 30 gennaio, che mette in discussione l’eccezione francese nel settore delle telecomunicazioni. “L’uso del 4G e del 5G genera un impatto ambientale dieci volte superiore a quello del Wi-Fi”, dice in questo articolo Mathieu Wellhoff, responsabile del dipartimento di sobrietà digitale dell’ADEME. L’agenzia sta cercando delle soluzioni, ma non ha ancora preso alcuna iniziativa. Non è questa l’idea che ha ispirato l’articolo su Le Parisien.

Consumo di giga incide sull’impronta di carbonio

“Un pacchetto da 200 GB a 19,99 € al mese”: dietro queste offerte si nasconde una realtà: il consumo eccessivo di dati mobili incide pesantemente sulla nostra impronta di carbonio. Di fronte a questa constatazione, la Francia potrebbe imporre un cambiamento radicale nel modo in cui consumiamo Internet mobile. Lo scrive Frandroid, il sito francese che ha dato il via al dibattito.

In Francia i gigabyte vengono venduti a un prezzo scontato. Nel giro di cinque anni si è passati da pacchetti con 50 GB a offerte che superano i 200 GB, a prezzi sempre più bassi.

Questa guerra di offerte ignora il fatto che secondo gli ultimi dati di Arcep, il consumo medio mensile di un utente francese non supera i 17 GB. In altre parole, i francesi utilizzano l’8,5% dei 200 GB loro offerti.

Per Ademe, invece, è un problema. Secondo uno studio congiunto di Arcep e Ademe del 2022, il settore digitale rappresenta il 4,4% dell’impronta di carbonio nazionale. Secondo questo studio, l’uso delle reti 4G e 5G genera un impatto ambientale dieci volte maggiore di quello del Wi-Fi. Questo è ciò che ora spinge le autorità a considerare misure drastiche.

La proposta di legge

Ademe sta attualmente lavorando a un disegno di legge volto a introdurre una tariffazione progressiva per i dati mobili. L’obiettivo è quello di incoraggiare i consumatori ad adattare il loro utilizzo in base alle loro reali esigenze.

Questo sistema, già sperimentato in alcuni paesi scandinavi, permetterebbe di fatturare in modo diverso i primi gigabyte e quelli successivi, invogliando così gli utenti a privilegiare, quando possibile, il WiFi.

Non sorprende che gli operatori guardino con sospetto a questo potenziale sviluppo. Per gli operatori, i pacchetti XXL rappresentano un potente argomento di marketing, anche se la maggior parte dei clienti ne utilizza solo una piccola parte.

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Vodafone si conferma al primo posto per qualità della rete 4G e 5G

Vodafone si conferma anche a gennaio 2025 come il miglior operatore della rete mobile in Italia, secondo i risultati dell’ultimo Osservatorio di Altroconsumo. I dati raccolti nel 2024 attraverso la app CheBanda, che permette all’utente di misurare in tempo reale la qualità della propria rete mobile, confermano ancora il primato in cima alla classifica (con 68.265 punti) di Vodafone. Il podio degli operatori migliori sulla rete mobile è completato da Tim (41.772 punti) e Fastweb (38.632 punti), operatore da tenere sotto controllo in questo 2025.

Il marchio Vodafone + Fastweb punta così a diventare il riferimento per la connessione di rete in Italia, sia fissa che mobile.

Chiudono la classifica, rispettivamente al quarto e quinto posto, WindTre con 30.984 punti e Iliad con 25.755 punti. Lo stesso ordine di classifica si mantiene molto simile sia prendendo in considerazione la sola rete 4G o la sola rete 5G, tranne per l’eccezione WindTre che supera abbondantemente iliad in 5G.

Cresce la velocità sia in 5G che in 4G

Per quanto riguarda la tecnologia 5G, in precedenza esclusa dal monitoraggio, circa un utilizzatore su cinque tra gli utenti della app CheBanda (23%) ha effettuato il test della rete mobile connettendosi attraverso il 5G, in aumento rispetto al 16% di un anno fa, l’8% nel 2022 e solo il 4% nel 2021.

La tecnologia 5G cresce ma la stragrande maggioranza degli utenti effettua ancora il test tramite tecnologia 4G, per questo motivo le prove del test effettuate con rete 5G hanno un peso del 20% sulla tabella, mentre le altre tecnologie, in larga prevalenza 4G, pesano per il restante 80%.

La velocità media delle connessioni 5G per il 2024 è stata di 139 Mbps in download e 20 Mbps in upload, entrambe più alte rispetto ai 119,8 Mbps in download e ai 14,1 Mbps in upload rilevati nel 2023. Anche il 4G, tecnologia ancora utilizzata in maggioranza (nel 75% dei test) fa registrare un aumento della velocità sia in download (da 48,3 a 52 Mbps) che in upload (da 9,8 a 12 Mbps).

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Vodafone, prima videochiamata spaziale su smartphone 4G e 5G con satelliti BlueBird. Non c’è solo Starlink

Videochiamare con il satellite, basta un semplice smartphone

Connettere tutti, indipendentemente da dove si trovano. È questo il messaggio che ha lanciato il Gruppo Vodafone annunciando la prima videochiamata spaziale tramite normali smartphone 4G-5G agganciati da satelliti BlueBird di AST SpaceMobile.

“La nostra rete 5G in Europa sarà ora potenziata da tecnologia satellitare avanzata, offrendo connessione mobile a chi prima non ne aveva. Ciò contribuirà anche a colmare il digital divide, soprattutto nelle aree meno servite dalla rete, supportando le persone in ogni angolo del nostro continente, che potranno così rimanere in contatto con i propri famigliari e amici, ma anche accedere ai servizi di telelavoro, oltre che offrire connettività in caso di emergenza”, ha spiegato Margherita Della Valle, amministratore delegato del gruppo Vodafone.

Si concretizza sempre più l’esperienza della banda larga mobile integrata all’internet satellitare per una connettività digitale universale. Il servizio potrebbe entrare in funzione in tutta Europa nel corso del 2026.

Non serve nessuna antenna terrestre o parabola e neanche un telefono satellitare particolare, perché il nuovo servizio “Direct-to-Device” (D2D) sfrutta le già presenti reti mobili 4G e 5G, quindi basta un normale smartphone per switchare tra reti spaziali e terrestri.

La banda larga spaziale integrata alle reti 4G e 5G

La novità è stata data dal nuovo space-to-land gateway di Vodafone, nei pressi di Newbury, contea del Berkshire in Inghilterra, alla presenza del ministro britannico delle Telecomunicazioni, Sir Chris Bryant, dell’astronauta Tim Peake e di Abel Avellan, fondatore, presidente e CEO di AST SpaceMobile.

La demo del servizio è stata effettata proprio nel gateway Vodafone, che riceve e incanala tutti i segnali inviati da smartphone tramite i satelliti BlueBird di AST SpaceMobile (con cui Vodafone ha firmato un accordo quadro fino al 2034 per lo sviluppo di applicazioni mobili della banda larga spaziale).

Durante il test sono stati messi in contatto l’AD Vodafone Della Valle con un ingegnere britannico che si trovata in una zona remota del Galles mai coperta prima da rete mobile.

Un passo in avanti significativo per la banda larga spaziale e in particolare per i nuovi servizi D2D tramite costellazioni satellitare che connettono in ogni luogo smartphone di uso comune abilitati al 4G e al 5G.

Un’alternativa ai servizi D2D di Starlink

Allo stesso tempo un esempio concreto di alternativa valida al servizio Starlink di SpaceX, di cui tanto si parla.

I satelliti Block 2 BlueBirds di nuova generazione, dotati di array di comunicazioni fino a 230 metri quadrati, sono progettati per fornire una capacità di larghezza di banda fino a 10 volte superiore a quella dei satelliti BlueBird attualmente in orbita terrestre bassa, consentendo velocità di trasmissione dati di picco fino a 120 Mbps e supportando applicazioni vocali, dati completi e video.

Oltre a Vodafone, altri investitori di AST SpaceMobile sono AT&T, Verizon e Google.

In questa nuova gara mondiale, secondo quanto riportato da Bloomberg, Apple starebbe lavorando segretamente con SpaceX e T-Mobile US per aggiungere i servizi Starlink al suo software più recente.

In precedenza, T-Mobile aveva affermato che il servizio sarebbe stato compatibile anche con diversi modelli Samsung, tra cui Z Fold e S24.

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WINDTRE, accordo con il Comune di Torino per il progetto europeo 5G4LIVES. 5G e droni antincendio per il controllo del territorio

WINDTRE, tra i principali operatori di telecomunicazioni in Italia, e il Comune di Torino annunciano la loro partecipazione al progetto europeo “5G4LIVES – 5G for a Better Tomorrow: Protecting Lives and the Environment”, un’iniziativa all’avanguardia che sfrutta la tecnologia 5G e le soluzioni innovative per migliorare la sicurezza pubblica e la tutela ambientale.

Progetto in Italia e Lettonia

Il progetto, sviluppato e attuato in Italia e Lettonia, mira a rendere le operazioni in situazioni di emergenza più efficienti grazie all’utilizzo della rete 5G e di strumenti innovativi come i droni UAV (Unmanned Aerial Vehicles), che utilizzano tecnologie di monitoraggio avanzate per prevedere e mitigare i rischi ambientali e naturali. Nel contesto torinese, WINDTRE e i partner coinvolti – tra cui il Comune e il Politecnico di Torino – svilupperanno un servizio per analizzare e valutare in tempo reale la situazione aerea e le vulnerabilità del territorio, in modo da fronteggiare al meglio le emergenze legate ai disastri naturali. Le prime applicazioni pratiche del progetto avverranno nella collina adiacente la città.

Droni antincendio e infrarossi per la sicurezza del territorio

I droni, inoltre, potranno essere dotati di sensori a infrarossi, fondamentali per individuare incendi, persone o animali in condizione di pericolo e potenziali situazioni critiche su vaste aree. Queste implementazioni sono cruciali per le operazioni di ricerca e salvataggio condotte dalla polizia municipale e dai soccorritori e possono contribuire a ridurre i tempi di intervento, oltre ad aumentare le possibilità di successo delle missioni.

“Tramite il proprio know-how, WINDTRE contribuisce al progetto 5G4LIVES, un’iniziativa di cruciale importanza per la gestione delle emergenze urbane e la tutela dell’ambiente. Questo progetto, grazie all’integrazione di tecnologie di nuova generazione, permette di rispondere efficacemente alle sfide attuali, rendendo le città più sicure e resilienti. È un’ulteriore testimonianza dell’impegno di WINDTRE nel fornire costantemente supporto allo sviluppo di Smart City, dove la tecnologia gioca un ruolo fondamentale nel migliorare servizi e qualità della vita per cittadini, pubbliche amministrazioni e imprese”, ha detto Luca Cardone, Responsabile Marketing Corporate di WINDTRE.

Oltre a WINDTRE e al Comune di Torino, il progetto coinvolge importanti partner europei, tra cui Rīgas pilsētas pašvaldība, Latvijas Mobilais Telefons SIA, Elektroniskie Sakari, VEFresh e Politecnico di Torino, con un forte focus sull’interoperabilità dei sistemi e la creazione di protocolli per voli BVLOS (Beyond Visual Line of Sight), validi su scala europea. Questo progetto ha ricevuto il sostegno finanziario da CONNECTING EUROPE FACILITY – 5G FOR SMART COMMUNITIES GRANT con l’accordo di sovvenzione n. 101133716.

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5G, progetto europeo da 5 milioni per reti private a Napoli e Matera. Vodafone Italia partner tecnologico

Al via 5GINED – 5G NAPLES & MATERA FOR INCLUSIVE AND INNOVATIVE EDUCATION, il progetto europeo che promuove l’inclusione e la formazione dei cittadini di aree svantaggiate di Napoli e Matera attraverso il ricorso alla connettività 5G e alle tecnologie emergenti.

Iniziativa finanziata dalla Commissione Ue

L’iniziativa, finanziata dalla Commissione Europea nell’ambito del programma Connecting Europe Facility (CEF) attraverso la call “5G and Edge Cloud for Smart Communities”, vede la partecipazione di dodici partner, tra cui il Comune di Napoli e il Comune di Matera, ed è coordinato dal Centro di Competenza Meditech 4.0. Completano la compagine del progetto: CeSMA – Centro Servizi Metrologici e Tecnologici Avanzati, Vodafone Italia, Fondazione Vodafone, Foqus – Fondazione Quartieri Spagnoli, Fabbrica Italiana dell’Innovazione, CNR – Consiglio nazionale delle ricerche, Hypex, Fifth Ingenium, CeRICT – Centro regionale Information and Communication Technology.

Rete priva mobile ibrida 5G

5GINED utilizza una Rete Privata Mobile Ibrida 5G (MPN) realizzata da Vodafone Italia per promuovere l’inclusione in aree socio-economicamente e geograficamente complesse. Il progetto sfrutta le caratteristiche della tecnologia 5G, come l’elevata capacità di rete, la latenza ultra-bassa per la collaborazione in tempo reale ed elevati livelli di cybersecurity, per favorire l’inclusione fornendo soluzioni educative ibride finalizzate a superare le difficoltà degli studenti e abbattendo la distanza sociale e geografica.

“Il 5G rappresenta una rivoluzione tecnologica, ha potenzialità immense e offre opportunità senza precedenti in molteplici settori, dalla sanità all’industria, ma è fondamentale che tutti i cittadini siano in grado di comprendere e utilizzare in modo consapevole questa tecnologia. – commenta Gaetano Manfredi, Sindaco di Napoli – Con il progetto 5GINED aggiungiamo un tassello importante agli investimenti finalizzati all’educazione digitale e alla rigenerazione urbana che la nostra amministrazione sta portando avanti, per offrire nuove opportunità di lavoro e di crescita personale, superando le barriere digitali,  stimolando l’innovazione  e favorendo l’inclusione soprattutto in quelle aree complesse, come ad esempio l’area di Napoli est, dove la trasformazione urbana, sia fisica che sociale, sta già creando una nuova economia a vantaggio dei giovani e del futuro di  tutta la nostra città”.

Progetto inclusivo per studenti e Neet

Parola chiave è inclusione: soluzioni ibride nell’ambito educativo e sociale, mirate a contesti caratterizzati da difficoltà sociali, economiche e geografiche, faciliteranno l’apprendimento degli studenti sia a Napoli (dove si affronteranno temi sociali ed economici) che a Matera (con focus su difficoltà logistiche e geografiche). Per superare queste sfide, il progetto propone una piattaforma digitale che fornisce soluzioni innovative e immersive, collegate a contenuti e risorse educative di alta qualità, con l’obiettivo di rendere l’apprendimento più accessibile agli studenti e di promuovere lo sviluppo sociale di queste città. Le soluzioni sono progettate per garantire che studenti, NEET (giovani non impegnati nello studio, nel lavoro o nella formazione) e lavoratori di ogni provenienza abbiano accesso a un’educazione di qualità, indipendentemente dalla loro posizione o status sociale.

“Secondo l’Unione internazionale delle telecomunicazioni, la copertura 5G raggiungerà il 51% della popolazione mondiale entro quest’anno ma con significative disparità tra Paesi ad alto e basso reddito. Un dato che replica, più in generale, lo scenario relativo alla connettività e apre alla necessità di una riflessione urgente per offrire a tutti i cittadini pari diritti. – commenta Angelo Giuliana, direttore generale del Centro di Competenza MedITech – Anche in Italia esistono territori considerati ai margini, guardando alla possibilità di accedere a una connessione. Siamo orgogliosi di essere alla guida di un progetto, come 5GINED, che si propone di favorire l’inclusione sociale e lavorativa dei cittadini di alcune aree di Napoli e Matera, puntando proprio sulla connettività 5G e su tecnologie che spaziano dalla realtà virtuale alla robotica”.

Tecnologie emergenti

La piattaforma sarà arricchita da tecnologie emergenti, come realtà virtuale, intelligenza artificiale e robotica. Diversi gli ambiti chiave individuati, come l’agritech e la navigazione robotica, per stimolare una maggiore partecipazione della popolazione e colmare il divario digitale.

L’infrastruttura tecnologica sarà realizzata da Vodafone Italia.

“Con le nostre infrastrutture 5G, contribuiamo ad un importante progetto che promuove l’inclusione sociale e l’innovazione educativa – dichiara Raffaele Gricinella, Head of Corporate Marketing Vodafone Italia  – Grazie alla connettività avanzata e sicura, vogliamo supportare l’accesso alle tecnologie digitali e offrire nuove opportunità di apprendimento per studenti, giovani e lavoratori in contesti socio-economici complessi. La tecnologia non è soltanto in grado di ridefinire i processi produttivi, ma anche un potente motore di cambiamento, e attraverso iniziative che valorizzano i territori come questa possiamo superare barriere geografiche e digitali.”

Sei casi d’uso

Sei i casi d’uso che saranno realizzati nel corso dei 36 mesi dell’iniziativa: Smart Agriculture Learning Hub, Health Training Center, Educazione Immersiva, Didattica Interattiva, Certificazione di Competenze Digitali LV8, Robotics 4 Learning. L’obiettivo è quello di attuare un modello educativo innovativo basato sul framework della Hybrid Classroom, come campo di sperimentazione per tecnologie innovative (es. 5G/6G, AR/VR/Metaverso, Robotica, Gamification) legate al mondo della formazione. I casi d’uso si propongono di sperimentare modelli formativi innovativi rivolti alle aziende per il trasferimento di competenze tecnologiche legate all’applicazione delle tecnologie emergenti; introdurre modelli formativi per il reskilling dei giovani NEET e per avvicinare le donne al mondo delle tecnologie emergenti; sperimentare un modello formativo diffuso basato su tecnologie emergenti per educare i cittadini all’uso delle tecnologie e alla cittadinanza attiva: provare modelli formativi basati su IoT e robotica per supportare l’apprendimento delle materie STEM nei bambini fin dalla giovane età, attraverso il gioco.

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5G, in arrivo bando da 20 milioni per DAS in campus, ospedali e centri di ricerca. Revisione del PNRR in un paio di mesi

Il Dipartimento per la Trasformazione Digitale sta per pubblicare un bando da 20 milioni di euro a valere dal Fondo per l’innovazione tecnologica, sganciato quindi dal PNRR, per il finanziamento di progetti di copertura Das (distributed antenna system, cioè micro-antenne distribuite in ambienti interni) in ambiti pubblici di particolare interesse, come campus universitari, strutture ospedaliere complesse, centri di ricerca. Lo scrive oggi Carmine Fotina sul Sole 24 Ore, che mette in evidenza i ritardi di diffusione del 5G standalone e la preoccupazione del Dipartimento, che chiede agli operatori di accelerare.

“Stiamo facendo la nostra parte – sintetizza il Sottosegretario Alessio Butti – è importante ora che arrivi un segnale degli operatori privati che devono al più presto mettere a punto dei business case che valorizzino le applicazioni 5G stand-alone”.

Un segnale da parte del pubblico per stimolare gli investimenti privati che stentano.

Relazione Infratel, 5.681 stazioni radio base senza fibra

A preoccupare è la fotografia emersa dall’ultima relazione Infratel sulla copertura 4G e 5G del Paese, che mette in evidenza come un terzo delle stazioni radio base in Italia sia ancora privo di rilegatura in fibra, con 5.681 stazioni radio base isolate, escluse dai piani di intervento degli operatori che resteerebbero sconnesse oltre il 2026. Il Pnrr da solo non basta. Per questo – dice Butti al Sole 24 Ore – “il governo sta lavorando nell’ottica di individuare le idonee fonti di finanziamento per un eventuale nuovo piano pubblico per compiere questo ulteriore passo per lo sviluppo capillare del 5G”.

Revisione del Pnrr in un paio di mesi

E’ qui che il Dipartimento sta studiando la possibilità di effettuare un nuovo bando con i fondi del PNRR, che potranno rientrare “in un nuovo piano pubblico, sfruttando se possibile la revisione del Pnrr che dovrebbe entrare nel vivo tra un paio di mesi”.

La situazione deficitaria del 5G standalone era stata evidenziata da Infratel senza tenere conto dei bandi PNRR di Italia 5G, che di fatto stanno procedendo secondo i piani. Ma che evidentemente non bastano per garantire una infrastrutturazione completa del paese.

Leggi anche: Una stazione radio base su tre non connessa in fibra. 5G standalone, nessun operatore ha un piano per farlo fino al 2026

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Zorzoni (AIIP): ‘Starlink solo per le aree rurali e un 5G federato. Parte del PNRR ai piccoli operatori in fibra’

Le prospettive della industry italiana delle Tlc per il 2025, alle prese con un quadro economico complesso e con le stringenti scadenze del PNRR sul fronte del piano Italia 1 Giga. L’ipotesi dello switch-off del rame e il difficile rapporto delle nostre telco con gli Over the Top. Il dibattito su Starlink, in trattativa con il nostro Governo per un ipotetico contratto per la Difesa, i ritardi di diffusione del 5G e della fibra. Le prospettive di mercato alla luce della fusione Fastweb-Vodafone Italia. Il futuro di Tim e Fibercop e il ruolo di Infratel e del 5G in ottica anti digital divide. La situazione di Open Fiber. Le priorità dei piccoli provider nazionali, la richiesta di nuovi voucher per la diffusione della fibra e una quota del PNRR da riservare ai piccoli player. Il quadro europeo, con un occhio di riguardo alla cornice geopolitica dopo le dimissioni di Biden. Ne abbiamo parlato con Giovanni Zorzoni, Presidente dell’AIIP (Associazione Italiana Internet Provider).

Key4biz. Presidente Zorzoni, il 2024 è stato un anno difficile per le telecomunicazioni italiane. Quali sono le sue previsioni per il 2025?

Giovanni Zorzoni. Rispetto al 2024, è opportuna una distinzione. Per le imprese AIIP si è trattato in realtà di un ulteriore ottimo anno, caratterizzato da una buona crescita sia sul versante cloud, sia su quello dei servizi di accesso ad Internet, con un incremento medio dei ricavi stimato al 22%. Da un lato, abbiamo assistito a un crescente interesse del mercato, verso soluzioni per le aziende di datacenter, cloud e fibra ottica effettivamente italiane, non solo a livello di localizzazione ma anche di controllo; dall’altro, aumenta la domanda presso gli utenti, non solo imprese ma anche consumatori, di soluzioni tecnologiche diversificate, personalizzate e ad alta qualità. Entrambi questi aspetti hanno concorso a premiare gli operatori AIIP.

Key4biz. E sul mercato in generale?

Giovanni Zorzoni. Sul versante invece del mercato generale, e quindi dei più grandi operatori che ancora dominano il mercato, quello trascorso è stato un anno certamente negativo, e non vedo elementi di miglioramento per il 2025. I prezzi nel settore fisso e mobile sono ancora molto bassi, il bluff del 5G è chiaro a tutti (dalle promesse reti mmWave oggi abbiamo solo un LTE rimarchiato 5G, con eventuali e futuri tiepidi miglioramenti delle reti 5G stand-alone, ma sempre su frequenze basse), ed il mercato è ormai saturo di offerte al ribasso, generiche e standardizzate, incapaci di distinguersi a livello qualitativo. Il problema è che questo meccanismo di sfrenata competizione sul prezzo, anche a costo di una insostenibile compressione, se non annullamento, dei margini, rende difficili gli investimenti e si riduce a una visione a brevissimo termine. La conseguenza è quella di paralizzare l’effettiva innovazione e progettualità dei maggiori player, oggi sempre più costretti, di anno in anno, a ‘tirare a campare’.

Key4biz. Un esempio per “tirare a campare” è il “Fair-share”?

Giovanni Zorzoni. Esattamente! Oltre ad elaborare intricate soluzioni finanziarie, la primaria via di sopravvivenza per diversi di questi operatori è quello di recuperare risorse all’esterno. Abbiamo scampato per poco l’emendamento sulla ‘tassa del rame’, dove come Associazione ci siamo impegnati molto, e già si è tornati a parlare del fair-share, o per meglio dire la tassa sul traffico, come se non fosse già stato dimostrato che gli operatori OTT a cui si chiederebbero i soldi hanno investito in modo identico agli operatori. Noi di AIIP siamo totalmente contrari. Agli operatori OTT va chiesto di pagare le tasse in Italia ed in Europa a ragione, non balzelli ingiustificabili a torto.

Key4biz. C’è stato un momento specifico in cui la crisi delle TLC ha cominciato a emergere con maggiore evidenza?

Giovanni Zorzoni. Sì, ci sono stati tre momenti chiave. Il primo, da fine anni 2000, quando TIM abbassava i prezzi del rame ai propri clienti finali e aumentava le velocità, lasciando gli operatori alternativi quasi inabili ad agire con le offerte wholesale del tempo, carissime. Poi, la creazione di Open Fiber da parte del Governo Renzi ha portato, alla fine degli anni 2010, a condizioni di vendita FTTH che hanno schiacciato ulteriormente i costi sul fisso, in particolare nelle aree cosiddette “nere”. Infine, con la fusione WindTre e l’ingresso imposto dall’EU di Iliad, i prezzi del mobile sono collassati a livelli che sono almeno la metà di quelli di tanti Stati europei. Questo ha reso insostenibile il modello di business per molti operatori mainstream e messo in difficoltà anche molti operatori più piccoli.

Key4biz. TIM e Fibercop: qual è la situazione?

Giovanni Zorzoni. Attualmente, non parliamo solo di un ‘gemellaggio siamese’ tra le due aziende, cementato dell’accordo pluridecennale riservato MSA, di cui speriamo di comprendere meglio i dettagli grazie all’Antitrust italiano. C’è molto di più: vediamo una strategia comune che verosimilmente conduce alla riduzione del personale e a misure essenzialmente dettate da necessità di cassa. Fair-share, indicizzazione ISTAT dei canoni, vendita di Sparkle e di altri rami d’azienda. Proposte queste che paiono frutto della natura iperfinanziarizzata di queste società, molto attente ai risultati delle trimestrali anche a scapito del miglioramento di lungo termine.

TIM e FiberCop hanno comunque ancora un patrimonio di grandissimo valore: una forza lavoro con un alto livello di competenza tecnica, professionalità e dedizione; paradossalmente, sono proprio i lavoratori a rischiare di pagare il prezzo di molte scelte strategiche sbagliate. Sarebbe forse stato più saggio mandare l’azienda in concordato e acquisirla a saldo come Stato. Invece, si è scelta la via, forse più facile, dei fondi d’investimento, dai quali sarebbe illogico aspettarsi che privilegino l’interesse sociale e nazionale rispetto al ritorno sull’investimento. Una nota positiva, anche se per ora non formalmente confermata, è quella di una prossima proposta ai concorrenti – finalmente, visto che se ne parla da quasi 3 anni – di un’offerta più conveniente e flessibile su alcune componenti di banda di trasporto, fatto sempre evidenziato da AIIP, molto care. Questa mossa potrebbe rivelarsi la chiave per tornare a crescere sulla rete fissa e recuperare clienti wholesale che in questi anni si sono dati ad altri lidi.

Key4biz. Altri lidi come Open Fiber? Come vede la situazione dell’operatore che gestisce una significativa parte della rete in fibra ottica italiana?

Giovanni Zorzoni. Open Fiber ha un conto economico in sofferenza e obiettivi economici e di copertura difficili da raggiungere sul PNRR, se non si riuscirà ad ottenere più tempo oltre al 2026, cosa che noi auspichiamo per il bene del Paese. Il loro focus dovrebbe concentrarsi sulle aree bianche, dove lo switch off da parte degli operatori alternativi del rame per passare alla fibra ottica BUL potrebbe rilevarsi fondamentale. Ma serve attenzione alla qualità del servizio verso gli operatori medio-piccoli, che rappresentano una fetta importante del mercato delle aree bianche, e uno sforzo importante di miglioramento su delivery e assurance. Ci siamo permessi nel recente passato di dare alcuni suggerimenti per rendere più attrattivi i loro servizi per i nostri associati, molti dei quali sono comunque già clienti, e vedremo se ci saranno sviluppi.

Key4biz. Switch-off del rame e la tassa sul rame: che cosa ne pensa AIIP?

Giovanni Zorzoni. Lo switch-off del rame deve avvenire in modo ponderato ed intelligente: la rete in rame non è usata solo per realizzare singoli collegamenti best-effort per la clientela residenziale, ha anche un uso professionale che spesso funge da backup di reti FTTH già dispiegate. Non si può pensare ad uno switch-off dirigistico senza nemmeno completare un tavolo veramente approfondito delle problematiche in campo: il percorso è iniziato da tempo in AGCOM, va portato a termine. Per AIIP l’unica soluzione è spingere al passaggio alla fibra in modo graduale, attraverso meccanismi identici ai voucher connettività realizzati da Infratel. Abbiamo visto in altri settori che decisioni dall’alto, ad es. nel settore della mobilità elettrica, magari giuste nel principio e negli intendimenti ideali, difficilmente raggiungono il risultato se non ben organizzate, ma anzi distruggono intere filiere, creando danni economici incalcolabili.

Key4biz. Parlando di Infratel e di voucher, a parte la riedizione dei Voucher Azienda che voi chiedete da tempo, non dovevano arrivare i Voucher 2.0 per i privati?

Giovanni Zorzoni. Sì, stiamo attendendo la misura dei voucher 2 per i privati da tempo, il cui avvio dipende chiaramente da una scelta politica, come del resto lo sarà anche riprendere lo strumento dei voucher per le imprese. Ciò in modo da consentire, in modo organico, come dicevo precedentemente, uno switch-off senza scossoni.

Infratel è l’unico autentico operatore wholesale-only italiano, in quanto affitta la propria rete a gestione diretta solo passivamente. Per noi è un baluardo di democrazia e un vanto italiano come lo era l’IRI, e a mio avviso, se mai si dovesse arrivare all’unione tra Fibercop e Open Fiber, dovremmo considerare attentamente l’acquisizione, da parte di Infratel, del ramo d’azienda di Open Fiber che sta gestendo in concessione il BUL, per far sì che lo Stato comunque disponga di una importante rete e di ulteriori professionisti, a prescindere dai privati, anche a tutela delle aziende di telecomunicazioni più piccole.

Key4biz. Fastweb sembra essere uno dei pochi operatori che continua a crescere. Cosa ne pensa del loro futuro?

Giovanni Zorzoni. Fastweb, da due anni non ne faccio segreto ai nostri eventi annuali, è l’unico grande operatore che vedo con prospettive realmente positive. Verticalmente integrato sulla rete fissa, con la fusione con Vodafone avrà accesso a sinergie uniche tra rete mobile e fissa, oltre a soluzioni convergenti che ci possiamo aspettare finalmente innovative, non solo verso il retail ma auspicabilmente anche verso il mercato wholesale. Questo lo posiziona come un attore chiave per i prossimi anni. Fastweb, nonostante sia un’azienda dimensionalmente grande, ha caratteristiche molto simili alle PMI della nostra Associazione: per tale ragione ha sempre avuto eccellenti rapporti con gli operatori AIIP valorizzando le loro reti territoriali e i relativi servizi di alta qualità, spesso erogati in sinergia ai clienti finali; ha inoltre un team di professionisti di alta qualità, veloce, dinamico e molto motivato. Se Fastweb saprà conservare il suo spirito anche dopo l’integrazione con Vodafone, ovvero imporre la cultura aziendale Fastweb in Vodafone, sarà inarrestabile e potremmo assistere a un suo significativo rafforzamento nella fascia alta del mercato.

Key4biz. Si è parlato molto di Starlink come soluzione per il digital divide. È davvero una tecnologia utile per l’Italia?

Giovanni Zorzoni. Starlink è una tecnologia affascinante e ha ambiti di utilità in contesti estremi, come le case sparse più isolate, la connettività in mare aperto o per scopi militari a compendio di altre tecnologie, ma a mio avviso non è una soluzione strutturale per l’ultrabroadband nazionale. Non solo manca delle caratteristiche di un’infrastruttura sovrana e sicura, sia attivamente che passivamente, ma utilizza anche una tecnologia di dubbia compatibilità con il problema ambientale. Malgrado i grandi progressi raggiunti nei lanci spaziali, che rendono Space X unica, i ripetuti lanci in orbita per installare, sviluppare e mantenere una costellazione di satelliti sono un’attività tutt’altro che green, per non parlare della proliferazione dei detriti spaziali che sono già 130 milioni (andando avanti così, tra 20 anni non riusciremo più a inviare nessun satellite attorno alla terra, senza una soluzione per la pulizia). Inoltre, non risulta ad oggi effettivamente compliant con gli standard VHCN richiesti dal PNRR, né con tutti gli obblighi di legge per gli ISP che operano in Italia (Piracy Shield, assistenza tecnica telefonica gratuita, ecc.), quest’ultimo aspetto a mio avviso molto preoccupante visto che l’azienda vende attivamente ai clienti finali nel nostro paese già da tempo. Starlink può servire come soluzione temporanea o di backup in certi scenari, ma il futuro dell’Italia e dell’Europa è nella fibra ottica, la rete che supporta ogni altra rete, incluso il backhaul di Starlink stesso. Un investimento in fibra si traduce in lavoro per maestranze italiane nella creazione della rete e nella manutenzione; tali asset rimangono proprietà dello Stato o di aziende italiane, mantenendosi sul territorio nazionale e quindi facilmente asservibili agli interessi nazionali. Al contrario, investire in reti satellitari estere non è un vero investimento, ma – seppur legittimo – l’acquisto di un servizio.

Key4biz. Come le sembra indirizzata la politica europea e quali sviluppi sulla regolamentazione?

Giovanni Zorzoni. Siamo alla prova del nove. Una parte importante della nomenclatura europea ci sta dicendo, in pratica, che la soluzione a tutti i problemi sarebbe imitare l’approccio statunitense: creare campioni (paneuropei) sostenuti dalla “nostra” finanza francese e, in parte, spagnola. Il tutto mentre, paradossalmente, il presidente Biden chiude il suo mandato denunciando proprio l’iperfinanziarizzazione e gli oligopoli economici, che negli Stati Uniti però sono cresciuti enormemente durante la sua amministrazione, come del resto negli ultimi vent’anni.

Queste proposte europee evidenziano anche la crisi del modello tedesco e del suo soft-power in Commissione, basato sull’economia familiare, molto simile a quello italiano, e ugualmente schiacciato dalle scelte del mondo finanziario. Continuando su questa strada, spingendo per deregolamentazioni che favoriscano concentrazioni e riducano la concorrenza, si rischia seriamente di compromettere non solo l’economia, ma la sopravvivenza stessa degli ideali europei e dell’Unione.

Stiamo lavorando con forza, anche attraverso la nostra importante rappresentanza europea, per difendere il modello originale dei padri costituenti europei, che consideriamo genuinamente democratico: quello delle aziende produttive, dell’industria diffusa, delle PMI e dell’imprenditorialità anche familiare, sul modello italo-tedesco.

Key4biz. AIIP ha proposte per affrontare il digital divide nelle aree meno servite?

Giovanni Zorzoni. Sì, proponiamo la creazione di una rete 5G federata, gestita dagli operatori locali. Sono loro che conoscono meglio le esigenze dei territori e possono intervenire con maggiore efficacia: ci sono tantissime frequenze punto-multipunto non utilizzate che si dovrebbero rendere disponibili a questo uso, serve solo la volontà politica.

Inoltre, chiediamo che una parte significativa dei fondi residuali del PNRR per le telecomunicazioni, almeno il 20-25%, sia accessibile anche ai piccoli operatori, per indire nuovi bandi per la creazione di reti in fibra ottica con lotti a dimensione provinciale dedicate ai civici recentemente esclusi dal piano.

Abbiamo anche in serbo un progetto specifico per il Digital Farming, che presenteremo a breve e chiediamo il rilancio dei Voucher Infratel per spingere in modo naturale le aziende e i clienti residenziali allo switch-off verso la fibra ottica.

Key4biz. AIIP festeggia 30 anni: siete la prima e più “antica” Associazione di categoria.

Giovanni Zorzoni. AIIP, l’Associazione Italiana Internet Provider, nata nel lontano 1995, celebra quest’anno il suo 30° anniversario, un traguardo che rappresenta non solo la longevità della nostra organizzazione, ma anche la storia dell’evoluzione del settore delle telecomunicazioni in Italia. Per celebrare questo importante anniversario, AIIP ha organizzato due eventi di grande rilievo a Roma: l’8 maggio 2025, presso Palazzo Brancaccio, si terrà una cena istituzionale, una serata speciale per rivivere la nostra storia, ripercorrere le battaglie che hanno segnato il nostro percorso e celebrare i risultati raggiunti, con la partecipazione di tutti i presidenti passati dell’Associazione, delle principali Autorità di settore e di figure chiave dell’industria, per riflettere sullo stato attuale del mercato e discutere strategie per migliorare il contesto italiano delle telecomunicazioni; il 29 maggio 2025, sempre a Roma, si svolgerà il consueto convegno annuale, durante il quale presenteremo una retrospettiva dei 30 anni di attività, sottolineando come il nostro passato possa fornire insegnamenti preziosi per affrontare le sfide future, in un momento di confronto costruttivo con istituzioni e attori principali del settore per delineare insieme il futuro delle telecomunicazioni italiane. Non è solo il compleanno della nostra Associazione, ma sono 30 anni di crescita dell’Internet italiana. Dal primo punto di interscambio ai grandi successi ottenuti grazie alla collaborazione con le Autorità di settore, abbiamo contribuito a costruire le fondamenta di un mercato dinamico e competitivo. Il nostro lavoro ha permesso a molti operatori di raggiungere importanti traguardi, di nascere e prosperare in un ecosistema sempre più evoluto.

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5G, Virkkunen: ‘Insoddisfacenti le misure per ridurre la dipendenza dalla Cina’. In Italia più del 50% delle apparecchiature made in China

Donald Trump non ha fatto in tempo ad insediarsi per il secondo mandato, che la Commissione Ue ha già ripreso a bacchettare gli Stati membri per la loro dipendenza dalle tecnologie cinesi per il 5G. L’Europa non sta facendo abbastanza per liberarsi dalla dipendenza tecnologica dalla Cina. Una situazione che non piace al Commissario Ue per la Sovranità Digitale, Henna Virkkunen, che tira le orecchi agli Stati membri: “La Commissione ha stabilito nel 2023 che Huawei e ZTE rappresentano in sostanza rischi maggiori rispetto ad altri fornitori”, raccomandando apertamente l’adozione di apparecchiature europee di Ericsson e Nokia.

Il ritorno di Trump potrebbe intensificare la pressione sugli Stati europei per ridurre la dipendenza dalle tecnologie cinesi. Tuttavia, il contesto politico ed economico, soprattutto in Paesi come la Germania, rende complessa l’adozione di un approccio unitario e incisivo. Anche l’Italia è indietro.

Il toolbox 5G della ue del 2020

Tra l’altro, c’è un toolbox della Commissione Ue per la sicurezza delle reti 5G che data 2020. Ed è alla mancata adozione delle misure previste nel toolbox che si riferisce Henna Virkkunen quando dice che la sua implementazione “non è soddisfacente”.

Telecomunicazioni e Internet in Europa dipendendo ancora troppo dalle tecnologie cinesi, sottolinea Bruxelles.  

La Commissione chiede di accelerare

Fatte salve le prerogative puramente nazionali in materia di sicurezza, l’Esecutivo Ue ritiene che gli stati membri debbano “accelerare i loro sforzi” nel ridurre la presenza di aziende cinesi. In risposta a un’interrogazione parlamentare, nella quale si parla di connivenze fra l’ex ministro polacco al Digitale e il governatore dell’Alsazia con Huawei, Virkunen specifica che i 27 stati membri dovrebbero “mettere in atto il prima possibile restrizioni sui fornitori ad alto rischio, se necessario”. Quindi, è necessario porre un freno a Huawei e ZTE.

È ancora più imperativo dato il desiderio e la ricerca di una competitività completamente nuova. Il responsabile della Sovranità tecnologica ricorda come il rapporto Draghi sottolinei che “sono necessarie ulteriori azioni per evitare dipendenze critiche da singoli fornitori, ridurre i rischi della catena di fornitura dell’UE da fornitori ad alto rischio e proteggere la sua infrastruttura critica”. Nel caso delle telecomunicazioni e delle aziende cinesi nel settore, questo non sta accadendo.

Dipendenza dell’Italia dalle tecnologie 5G cinesi

Secondo un rapporto di Strand Consult, oltre il 50% delle apparecchiature 5G in Italia proviene da fornitori cinesi, principalmente Huawei e ZTE. Questa significativa presenza solleva preoccupazioni riguardo alla sicurezza delle infrastrutture critiche e alla sovranità tecnologica del Paese. Per affrontare queste sfide, il governo italiano ha implementato il “golden power”, uno strumento che consente di monitorare e, se necessario, limitare l’uso di tecnologie provenienti da fornitori considerati ad alto rischio.

In Italia più del 50% delle apparecchiature di rete 5G cinese

In Italia, più del 50% delle apparecchiature di rete 5G è di produzione cinese, secondo i dati riportati da Strand Consult e da altre analisi del settore. Questa cifra si riferisce principalmente alle reti di accesso radio (RAN), che rappresentano una componente significativa dell’infrastruttura 5G e includono antenne e altre apparecchiature per la trasmissione del segnale.

Tuttavia, per quanto riguarda le core network, che sono il cuore della rete e gestiscono dati sensibili e funzioni critiche, gli operatori italiani hanno adottato un approccio più prudente, spesso escludendo i fornitori cinesi. Ad esempio, TIM ha scelto di non utilizzare tecnologie di Huawei nella costruzione della propria rete core 5G.

Situazione europea e dipendenza dal 5G cinese

A livello europeo, la dipendenza dalle tecnologie 5G cinesi varia tra i diversi Paesi:

  • Germania: Il 59% delle apparecchiature 5G RAN è fornito da aziende cinesi.
  • Polonia: Presenta una dipendenza significativa dalle tecnologie 5G cinesi.
  • Austria: Anche qui, oltre il 50% delle apparecchiature 5G proviene da fornitori cinesi.

In totale, otto Paesi europei hanno oltre il 50% delle loro infrastrutture 5G RAN fornite da aziende cinesi. Tuttavia, solo 11 dei 31 Paesi europei analizzati possono offrire ai loro utenti reti 5G prive di tecnologie cinesi. Questa situazione evidenzia una dipendenza significativa che potrebbe avere implicazioni sulla sicurezza nazionale e sulla resilienza delle infrastrutture critiche.

Paese Percentuale di apparecchiature 5G cinesi Note
Germania 59% Maggiore dipendenza dalle tecnologie cinesi
Italia Oltre 50% Significativa presenza di fornitori cinesi
Austria Oltre 50% Dipendenza elevata dalle tecnologie cinesi
Polonia Oltre 50% Forte presenza di apparecchiature cinesi
Altri 4 Paesi Oltre 50% Dipendenza significativa dalle tecnologie cinesi
Totale 8 Paesi su 31 Hanno oltre il 50% delle infrastrutture 5G fornite da aziende cinesi
Totale 11 Paesi su 31 Offrono reti 5G prive di tecnologie cin

Posizione degli operatori italiani riguardo all’uso di tecnologie 5G cinesi

In Italia, la presenza di tecnologie 5G fornite da aziende cinesi come Huawei e ZTE varia tra i diversi operatori di telecomunicazioni. Di seguito è riportata una sintesi delle posizioni adottate dai principali operatori:

Operatore Posizione riguardo all’uso di tecnologie 5G cinesi
TIM Ha escluso Huawei dalle gare per la costruzione della rete core 5G sia in Italia che in Brasile, scelta motivata da considerazioni industriali piuttosto che politiche.
Vodafone Italia Non sono emerse informazioni specifiche riguardo all’uso di tecnologie cinesi nelle sue infrastrutture 5G.
Wind Tre Ha una significativa presenza di tecnologie Huawei nelle sue infrastrutture di rete. Startmag
Iliad Non sono emerse informazioni specifiche riguardo all’uso di tecnologie cinesi nelle sue infrastrutture 5G.

È importante notare che, mentre alcuni operatori hanno preso decisioni chiare riguardo all’uso di tecnologie cinesi, per altri le informazioni disponibili sono limitate. La situazione è in continua evoluzione, con gli operatori che valutano costantemente le implicazioni tecnologiche e di sicurezza legate all’adozione di specifici fornitori per le loro infrastrutture 5G.

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