Tim prosegue il rialzo, Vivendi apre alla cessione della quota

Tim continua il trend rialzista sulle voci di una possibile uscita di Vivendi pronta a cedere il suo pacchetto del 23,75% ad una cordata di investitori. In mattinata, il titolo ha messo a segno +1,1% a 0,24 euro, toccando i massimi dal 22 luglio dopo il progresso di ieri in scia ai rumor del Corriere della Sera su una cordata organizzata da Claudio Costamagna, ex presidente della Cassa Depositi e Prestiti, e Andrea Pezzi, già consulente di Vivendi in Italia, per rilevare la quota del 23,75% in mano a Vivendi, partendo da un iniziale 6-7%, investendo circa 500 milioni di euro forniti dai fondi Tikehau e Blakackstone (equivalenti a circa 0,50 euro per azione).

Vivendi vuole cedere l’intero pacchetto

In base alle indiscrezioni del Messaggero i francesi sarebbero favorevoli alla vendita ma dell’intero pacchetto a non meno di 2 miliardi di euro (0,55 per azione), che consentirebbe di ridurre sensibilmente la perdita rispetto all’investimento originale di 4 miliardi.

L’obiettivo della nuova cordata potrebbe essere un ulteriore spezzatino di Tim, nella convinzione che le sue parti – la telefonia mobile, i servizi alle imprese e la gallina dalle uova d’oro Tim Brasil – valgano più del tutto (5,3 miliardi alla chiusura di Borsa di ieri).

Golden power del Governo che sarebbe contrario al break-up

Un’eventuale operazione avrebbe bisogno del via libera del Governo che, con il golden power, ha la facoltà di indagare e dire l’ultima parola sulle acquisizioni di tutte le aziende che operano in settori che hanno un ruolo strategico, come le telecomunicazioni. Secondo altre indiscrezioni di Fineco, il Governo sarebbe contrario alle ipotesi di break-up in questa fase.

Tim, servono investimenti per il 5G. Cessione Sparkle in stand by

Tim, pur sgravata di una parte del debito dopo la cessione della rete, continua a navigare in acque difficili in un quadro complesso con costi di manodopera elevati e necessità di ingenti investimenti per l’upgrade delle reti e la realizzazione dei target di copertura 5G legati anche al PNRR.

Tim, ricorda il Corriere della Sera, resta la prima azienda di telecomunicazioni in Italia con 17mila dipendenti. Sotto il suo controllo ci sono poi ancora i cavi sottomarini di Sparkle, società di interesse nazionale che il Tesoro si era offerto di rilevare a gennaio per 750 milioni. La proposta è stata giudicata insufficiente dal cda guidato da Pietro Labriola e, da allora, il negoziato pare sospeso anche se i negoziati con il Mef e il fondo spagnolo Asterion, che in Italia controlla Retelit, proseguono.

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/tim-prosegue-il-rialzo-vivendi-apre-alla-cessione-della-quota/502140/




5G, in Cina oltre 1,5 miliardi di sottoscrittori

I “tre grandi” operatori di telefonia mobile cinesi segnalano 20 milioni di aggiunte nette 5G a luglio.

La crescita della banda larga fissa non è così impressionante.

I servizi basati su cloud aumentano i risultati degli operatori nel primo semestre del 2024

Il numero di abbonati 5G in Cina continua a fare balzi mensili, equivalenti alla popolazione di un paese di piccole o medie dimensioni. Secondo le ultime statistiche sugli abbonati mensili, i “tre grandi” operatori di telecomunicazioni cinesi, China Mobile, China Telecom e China Unicom, hanno totalizzato oltre 20 milioni di aggiunte nette 5G solo a luglio.

Sebbene si tratti di un numero enorme, le enormi dimensioni del mercato 5G del paese implicano che la crescita complessiva mese su mese sia stata un 1,8% dal suono più pacato, passando da 1,13 miliardi di abbonati (giugno) a quasi 1,15 miliardi.

China Mobile è il motore di crescita 5G del paese, con 13,7 milioni di abbonati aggiuntivi a luglio. Ha portato la base clienti 5G dell’operatore a poco meno di 528 milioni, che rappresenta più della metà dei suoi abbonamenti mobili totali di poco più di 1 miliardo: China Mobile ha catturato il suo miliardesimo abbonato mobile a giugno.


La clausola 5G della Cina

China Telecom e China Unicom segnalano il numero di “pacchetti 5G” piuttosto che di abbonati 5G attivi (che è la statistica che China Mobile segnala ora). Ciò distorce verso l’alto il numero 5G della Cina poiché coloro che hanno sottoscritto un pacchetto 5G (pacchetto dati) non possono necessariamente accedere ai servizi 5G, sia a causa di una copertura di rete insufficiente o della mancanza di uno smartphone adatto.
Mettendo da parte questo cavillo, China Telecom e China Unicom hanno segnalato guadagni di pacchetti 5G rispettivamente di 3,1 milioni e 2,9 milioni di abbonati durante luglio. Alla fine del mese, China Telecom aveva quasi 340 milioni di abbonati ai pacchetti 5G, rappresentando l’81% della sua base totale di abbonati mobili. China Unicom aveva 279 milioni di abbonati al pacchetto 5G in quel momento, che, come China Telecom, rappresenta circa l’81% di tutti i suoi abbonamenti mobili.

GSMA, in Cina entro l’anno la metà delle connessioni sarà 5G

In un recente rapporto, la GSMA ha previsto che il numero di “connessioni 5G” rappresenterà la metà di tutte le connessioni mobili in Cina entro la fine dell’anno. Entro il 2030, calcola la GSMA, si prevede che il 5G raggiungerà 1,6 miliardi di connessioni in Cina, rappresentando un terzo del totale mondiale.
La crescita nel settore della banda larga fissa in Cina è più contenuta ed è un mercato molto più piccolo del 5G. China Mobile ha segnalato aggiunte nette di 33.000 a luglio, portando il suo totale a 309,2 milioni. Dall’inizio del 2024, China Mobile ha aggiunto quasi 11 milioni di abbonati alla banda larga via cavo, ovvero quasi 2 milioni in meno rispetto al numero di guadagni netti 5G ottenuti solo a luglio. China Telecom ha aggiunto quasi 1 milione di abbonati alla banda larga fissa a luglio, portando il totale a oltre 194 milioni. China Unicom non è trasparente come i suoi rivali nelle statistiche mensili sulla banda larga fissa, sebbene abbia menzionato fugacemente nei suoi dati finanziari del primo semestre del 2024 che “il numero di abbonati alla banda larga ha continuato a crescere e ha raggiunto i 117 milioni” al 30 giugno.

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/5g-in-cina-oltre-15-miliardi-di-sottoscrittori/502135/




4G e 5G, fibra, Adsl e satellite: la mappa del disagio digitale. Bussone (Uncem): ‘Più di 4mila segnalazioni dai piccoli comuni’

Il digital divide nel nostro paese è un problema ancora troppo diffuso, un limite tecnologico che danneggia migliaia di piccoli comuni che rischiano in tutti i sensi l’isolamento e l’abbandono. Oggi come oggi, essere senza copertura vuol dire essere fuori dal mondo. Un problema annoso denunciato da anni dall’Uncem, l’Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani, che da anni aggiorna la mappatura nazionale del digital divide. Quella aggiornata sarà presentata a settembre in un evento pubblico a Roma. Sarà l’occasione per fare il punto e ribadire il secco no ai dinieghi di troppi comuni, che ultimamente continuano a mettersi di traverso di fronte ai nuovi impianti, impedendone la posa.  

Bussone (Uncem): ‘Noi le antenne 4G e 5G le vogliamo, basta dinieghi ingiustificati’

“Le antenne per 4G e 5G sui territori, nelle zone rurali e montane, le aree bianche ‘a fallimento di mercato’, noi le vogliamo. Uncem le vuole e non ci sorprende l’emendamento al DL Coesione che supera dinieghi ingiustificati di diversi Comuni. Dire no con regolamenti non fa l’interesse della comunità. Le reti ci servono. Le infrastrutture sono necessarie. Noi vogliamo le coperture, il superamento del digital divide, non vogliamo stare nel piccolo mondo antico senza connettività fissa e mobile. Non ho mai capito le Amministrazioni che hanno detto no. O i parchi e le soprintendenze che si sono opposti alle antenne, così come si oppongono alle rinnovabili. Dobbiamo insieme vincere sperequazioni e disuguaglianze. Evitare che solo le città siano attrattive. E che le zone montane, i piccoli Comuni restino indietro. Siamo pronti a lavorare con Inwit, con i Ministeri, con il Ministro Urso e il Sottosegretario Butti, con gli Operatori di telefonia mobile, con Anfov e Asstel per vincere il divario digitale, installare opportune antenne, dare risposta alle oltre 4.400 segnalazioni che Uncem ha già ricevuto nella mappatura sull’assenza di segnale telefonico”. Lo ha detto Marco Bussone, Presidente nazionale Uncem.

Le segnalazioni, alcuni esempi

In molti casi, sono anni che vengono scritti articoli di denuncia per problemi di digital divide, ma senza ottenere alcun miglioramento. Impossibile in queste condizioni immaginare servizi mission critical, come ad esempio la guida senza conducente o la telemedicina, ma più semplicemente anche lo smart working in diverse località del paese.

E la casistica delle segnalazioni è molto variegata. Dall’impossibilità di fare smart working da casa, alla mancata copertura mobile, al rischio sicurezza per cittadini e villeggianti in zone remote e scoperte, seppur molto battute soprattutto nei periodi delle vacanze. Di seguito alcuni esempi di segnalazioni arrivate all’Uncem.

Sicurezza turisti

“Oltre a residenti, villeggianti e imprese è fondamentale per la sicurezza dei numerosi turisti,  escursionisti e fruitori occasionali”.

Il satellite non funzione

“Funziona molto male l’Adsl (sempre guasta, linea vecchia). I satellitari non funzionano per via degli alberi”.

Fibra scollegata

“Di collegare la fibra ottica che passa sopra al paese ma che non ha alcun collegamento con la rete di telefonia locale”.

Persone isolate (case sparse)

“Nella zona la densità di popolazione è bassa, ma le persone sono molto isolate e necessitano di una copertura telefonica che possa garantire una maggiore sicurezza”.

Cellulare e Adsl off limits

“La zona è montana, molte persone per turismo e seconde case non hanno la possibilità di utilizzare il telefono cellulare. Per la sicurezza di chi frequenta le montagne, per qualsiasi necessità di intervento”.

“Ripristinare il segnale 4G che è diventato debolissimo e ADSL in Digital Divide”.

Ripetitore schermato da colline

“RIPETITORE locale, i ripetitori esistenti sono schermati da colline”.

“La linea telefonica e internet va e viene e i paloni di legno sono da sostituire perché cadono dall’usura”.

Problema seconde case, spegnimento del 3G

“Problema di copertura per le seconde case. Fino a dicembre 2019 c’era copertura Vodafone in 3G”.

“Siamo fuori dal mondo”.

Indoor scoperti

“Dentro le case quasi ovunque assenza di segnale e d’inverno principalmente andare fuori a telefonare non è il massimo”.

“Per permettere alla gente di lavorare in smart working e rilanciare il turismo internazionale a livello sciistico e alpino, in crescita negli ultimi anni”.

Anziani soli

“Mi spiace per gli anziani che sono soli in casa”.

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/4g-e-5g-adsl-e-satellite-la-mappa-del-disagio-digitale-bussone-uncem-piu-di-4mila-segnalazioni-dai-piccoli-comuni/501681/




Antifurto auto e smart meter a rischio cyber attacchi perché connessi con il 2G

In un’epoca dominata dalla velocità e dall’innovazione tecnologica, il 2G, la prima generazione di reti cellulari digitali, potrebbe sembrare un lontano ricordo. Eppure, questa tecnologia, nonostante la sua età, rappresenta ancora oggi una minaccia significativa per la nostra sicurezza online.

Il 2G è una tecnologia obsoleta e intrinsecamente vulnerabile. I cybercriminali sfruttano il protocollo utilizzando dispositivi relativamente economici e facili da reperire, noti come “False Base Station” o “Stingray”, che simulano una torre cellulare, inducendo smartphone e altri device a connettersi ad essi. Una volta stabilita la connessione, i malintenzionati possono intercettare le comunicazioni, compresi SMS e dati sensibili, e perpetrare una vasta gamma di attacchi, dal phishing alle frodi finanziarie.

I rischi del 2G senza crittografia

Lo ricorda anche Google, che ha pubblicato un post in cui spiega perché sarebbe meglio disattivare la connettività 2G. Gli esperti hanno evidenziato come sia ormai facile e poco costoso procurarsi sul mercato delle false stazioni base 4G o 5G, comunemente chiamate FBS o Stingray. Queste sono in grado di simulare una rete cellulare legittima, ingannando così i dispositivi mobili a connettersi ad essi.

Una volta stabilita la connessione, l’obiettivo primario delle FBS è quello di limitare la comunicazione alla sola rete 2G, sfruttando la vulnerabilità di questo protocollo, privo di crittografia. Grazie alle loro dimensioni ridotte, i dispositivi sono facilmente trasportabili e spesso nascosti in zaini dai cybercriminali. Questi i rischi concreti:

  • SMS Blaster: la tecnica permette di inviare messaggi ingannevoli, bypassando i filtri anti-spam degli operatori.
  • Intercettazione di dati: i cybercriminali possono intercettare le comunicazioni e rubare informazioni personali e finanziarie.
  • Frodi: le informazioni rubate possono essere utilizzate per effettuare acquisti non autorizzati o per sottrarre denaro dai conti bancari.

La soluzione più efficace per mitigare le problematiche è disattivare completamente la connettività 2G, a partire da quella sugli smartphone. Android 12 e versioni successive offrono questa possibilità. Sebbene le indicazioni precise possano variare a seconda del modello di smartphone, è generalmente possibile trovare l’opzione nelle impostazioni della rete mobile.

Come mai il 2G persiste

Nonostante i rischi, il 2G continua a essere utilizzato in molti settori, come l’automazione industriale, la logistica e l’IoT. Ma non solo: il protocollo viene usato anche come rete di backup del traffico voce, nel caso in cui le reti più recenti non funzionassero, per i contatori elettrici o del gas e gli antifurto delle auto. Anche le SIM Machine to Machine (M2M) fanno uso del 2G.

Tuttavia, la maggior parte dei dispositivi IoT sta gradualmente migrando verso tecnologie più moderne e sicure come il 4G e il 5G. In Italia, il 2G sarà definitivamente dismesso solo nel 2029. Un rapporto di Ericsson ha sottolineato che a oggi “il 2G e il 3G abilitano ancora la maggior parte delle applicazioni IoT”, circa il 60%. Entro il 2025 le connessioni IoT aumenteranno velocemente grazie al 4G, al 5G e al Narrowband-IoT (NB-IoT); ma il 13% resterà ancorato al 2G e al 3G.

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/antifurto-auto-e-smart-meter-a-rischio-cyber-attacchi-perche-connessi-con-il-2g/501212/




Nathan Howe: “ecco come Zscaler protegge i dispositivi IoT/OT”


Nell’era della connettività globale, la sicurezza dei dispositivi IoT e OT è diventata una priorità per le aziende di ogni settore. Con l’aumento esponenziale dei dispositivi connessi, dalle fabbriche intelligenti agli uffici moderni, le vulnerabilità si moltiplicano, mettendo a rischio dati sensibili e operazioni cruciali.

Di questo e altro abbiamo parlato con Nathan Howe, GVP Innovation di Zscaler, per scoprire un panorama in rapida evoluzione, dove le soluzioni tradizionali mostrano il fianco di fronte alle nuove sfide.

La maggior parte dei dispositivi IoT e OT infatti non è stata progettata con la sicurezza come priorità, lasciando coloro che li utilizzano esposti a rischi significativi. E la visione di Zscaler è di creare un ambiente di lavoro sicuro e produttivo, estendendo i principi di zero trust ai dispositivi IoT e OT. Tutto ciò, riducendo la complessità operativa e i costi associati alle tecnologie di sicurezza legacy.

Prima di scoprire come ciò sia possibile, però, abbiamo voluto partire dai risvolti psicologici di chi lavora per un’azienda il cui operato, come dimostra quanto accaduto con CrowdStrike, può avere ripercussioni su scala globale.

Il mondo della cybersecurity è affascinante e al contempo inquietante. Nel vostro ruolo di ‘poliziotti digitali’, come vivete la quotidianità sapendo che un vostro errore può avere ripercussioni disastrose?

Nathan Howe: Diciamo che la nostra vita sarebbe perfetta per un noir ambientato nel mondo della cybersecurity. Sarebbe davvero intrigante da leggere.

Nathan Howe è GVP Innovation di Zscaler

Nathan Howe è GVP Innovation di Zscaler.

Come hai iniziato?

Nathan Howe: Ho iniziato come penetration tester, quindi ero pagato dalle aziende per cercare vulnerabilità nei loro sistemi e migliorare la loro sicurezza. Nel corso degli anni ho lavorato in diversi settori e posso confermare che lo stress è una costante delle nostre vite. Tuttavia, c’è un’adrenalina unica che si avverte quando si affrontano queste sfide.

Oggi, comunque, il mio ruolo è cambiato: mi occupo principalmente di sviluppare nuove tecnologie di sicurezza, il che porta emozioni di un altro tipo.

Cosa succede durante una crisi? Come reagiscono le persone?

Nathan Howe: Quando un nostro cliente ha un problema – e abbiamo avuto molti clienti che hanno subito violazioni, non a causa nostra, ma per altri motivi – noi interveniamo. Ci riuniamo in call, collaboriamo con loro per sviluppare soluzioni e risolvere il problema.

Una delle sfide cruciali che affrontiamo è che i nostri clienti, nonostante le migliori intenzioni, spesso perdono di vista il quadro generale della sicurezza informatica. Per la maggior parte delle aziende, l’IT non rappresenta il core business. Utilizzano certamente la tecnologia ma non sono esperti del settore. L’informatica, di per sé, per loro non genera profitti diretti.

Di conseguenza, quando emerge una criticità, l’IT si trova a fronteggiare l’emergenza mentre cerca di mantenere operative le funzioni aziendali di routine. In queste condizioni non sempre riesce a implementare le soluzioni più efficaci o a effettuare deployment ottimali.

Di fronte a problemi seri, sono costretti a stravolgere completamente le loro priorità. E questo è ciò che definiamo il “momento Titanic”: tutti s’illudono di navigare su una nave inaffondabile, finché non si scontrano con l’iceberg rappresentato dagli hacker.

Il lato positivo dei momenti critici invece è che emerge il meglio di molti professionisti. Spesso c’è chi si fa avanti, desideroso di contribuire attivamente alla soluzione del problema. È in queste situazioni che si vede veramente la passione e la dedizione di chi lavora nella cybersecurity.

Kevin Mitnick (1963-2023), oltre che teorizzatore dell’ingegneria sociale, era amico di Nathan Howe, che ha voluto ricordarlo con belle parole nel corso dell’intervista.

Kevin Mitnick, ne L’Arte dell’Inganno, scrisse che il più grande alleato dell’ingegneria sociale è la naturale propensione umana ad aiutare, che le rende facilmente manipolabili. Quella che hai appena descritto pare la situazione ottimale per gli attaccanti…

Nathan Howe: Sono d’accordo, gli hacker sfruttano proprio l’innata predisposizione delle persone ad aiutare. Quanto a Kevin, purtroppo è venuto a mancare e lo conoscevo da anni (mi mostra una loro foto risalente al 2003, ndR). All’epoca c’era una tecnologia che molti non comprendevano appieno: le persone stavano iniziando a collegare i computer alla rete telefonica, senza capirne le implicazioni.

Kevin sapeva come sfruttare questa situazione. Era abilissimo nel manipolare sia le persone che i sistemi informatici. Conosceva i punti deboli dei vecchi sistemi PBX, i centralini telefonici usati ad esempio negli hotel. Sapeva che digitando determinati numeri poteva trovare vie d’accesso inimmaginabili.

Era talmente bravo che si diceva potesse far scoppiare una guerra con una semplice telefonata. Ma nonostante questa reputazione, era una persona davvero gentile. Credo che l’industria a volte lo abbia giudicato male e la sua scomparsa mi ha rattristato molto.

Nel corso dello Zenith Live 24 è emerso il concetto che il nuovo perimetro di sicurezza è l’individuo stesso. Tuttavia, il costante aumento dell’IoT sta espandendo il perimetro agli oggetti. Qual è allora il vero perimetro oggi? Ne esiste ancora uno?

Nathan Howe: Credo che pensare in termini di perimetro sia ormai un approccio superato. Se guardiamo alla cybersecurity, storicamente è stata concepita come una battaglia militare: tu hai il tuo lato, io ho il mio. Questo era il modello delle vecchie battaglie, della Prima e della Seconda Guerra Mondiale.

I perimetri però sono generalmente statici, possono spostarsi ma in lunghi periodi di tempo, per cui preferisco parlare di “bolle”. La mia bolla sono io; e i miei dispositivi sono bolle diverse, a sé stanti, collegate alla mia bolla personale.

La dimensione della propria bolla dipende dai ruoli e dalle responsabilità. Per esempio, il mio laptop e il mio telefono hanno requisiti di accesso e controlli completamente diversi.

Hai presente come a volte le bolle di sapone si attaccano tra loro formando gruppi di tre o quattro? Ecco, è così che dobbiamo pensare al mondo della sicurezza. Una bolla può interconnettersi alle altre quando necessario e poi staccarsi quando non serve più.

Per Nathan Howe il concetto di perimetro di sicurezza è ormai superato. E propone invece quello delle bolle.

E ora anche i dispositivi IoT e OT sono ‘diventati bolle’…

Nathan Howe: Assolutamente sì. Non sono più elementi passivi ma partecipano a pieno titolo a un ecosistema di sicurezza interconnesso. Ora sono nodi attivi in una rete di connessioni.

Ciò ci porta a ripensare completamente l’approccio alla sicurezza. Non si tratta più di proteggere un singolo perimetro ma di gestire e mettere in sicurezza una moltitudine di connessioni dinamiche tra dispositivi, persone e dati. È una sfida complessa ma anche un’opportunità per creare sistemi di sicurezza più flessibili e resilienti.

Le Zscaler Zero Trust SIM non potevano arrivare in un momento migliore. Com’è nata l’idea?

Nathan Howe: Circa tre anni fa abbiamo deciso di connettere al nostro exchange i dispositivi IoT e OT. Volevamo inserire il nostro software direttamente sulle SIM ma quelle tradizionali non erano abbastanza potenti; quindi, abbiamo deciso di salire di un livello, passando alla rete mobile.

Abbiamo così sviluppato una SIM che sembra normale ma che in realtà ha una caratteristica: quando la vendiamo a un cliente, possiamo identificarla e collegarla al suo account. Ciò significa che il traffico dati del dispositivo passa attraverso il nostro gateway, che agisce come un filtro di sicurezza.

In questo modo siete certi che ogni segnale in uscita dal dispositivo passi attraverso di voi e non vada dove non dovrebbe andare…

Nathan Howe: Esattamente.

Come funziona la configurazione?

Nathan Howe: Dipende dal dispositivo. Per quelli moderni, non serve fare nulla. Per i dispositivi più vecchi, invece, è diverso. Possiamo inviare informazioni per cambiare la configurazione ma alcuni potrebbero non supportare questa possibilità.

Possiamo inserire fino a otto IMSI su una SIM, permettendole di funzionare su otto reti diverse. E facciamo tutto da remoto. Non serve programmare la SIM direttamente; basta inserirla in un dispositivo, configurarla e controllarla. Possiamo inviare aggiornamenti e modificarla attraverso l’infrastruttura mobile, offrendo grande flessibilità e potenzialità.

La Zero Trust SIM connette i dispositivi IoT e OT al Zero Trust Exchange di Zscaler.

Tutto ciò, a quale prezzo?

Nathan Howe: Non abbiamo un prezzo fisso e il motivo è che abbiamo clienti con esigenze molto diverse. Alcuni acquistano le Zero Trust SIM a fronte di dieci megabyte al mese di traffico, e quindi pagano tariffe dati molto basse, tipo un dollaro al mese.

D’altra parte, abbiamo clienti che generano terabyte di traffico da una singola SIM, come una telecamera di sicurezza che trasmette costantemente immagini da una certa location, e pagano centinaia di dollari al mese per l’utilizzo della rete. Il prezzo si colloca tra questi estremi, variando in base all’utilizzo specifico.

Facciamo alcuni esempi di coloro che avrebbero bisogno della Zscaler Zero Trust SIM?

Nathan Howe: Certamente. Iniziamo con un esempio comune, che riguarda molti di noi, ossia quello delle società energetiche. Nelle nostre case c’è un contatore che calcola il consumo d’energia, che ha al suo interno una SIM che comunica con la società energetica, permettendole di monitorare i consumi da remoto. Si tratta di un dispositivo sensibile, che può essere vulnerabile a modifiche o a usi impropri.

Con la nostra tecnologia, però, possiamo offrire un livello di sicurezza superiore. La Zscaler Zero Trust SIM garantisce che tutti i dati passino attraverso canali sicuri, prevenendo manomissioni o accessi non autorizzati.

Un altro esempio potrebbe essere il settore dei trasporti. Immagina un sistema di monitoraggio per le flotte di veicoli commerciali, dove ogni veicolo sia equipaggiato con una nostra SIM che trasmette dati sulla posizione, il consumo di carburante e il suo stato. La sicurezza qui è essenziale per prevenire il furto di dati sensibili o la manomissione delle informazioni.

Un terzo esempio potrebbe essere nel campo medico, come nel caso di dispositivi di monitoraggio remoto dei pazienti, che trasmettono dati vitali agli ospedali e necessitano di un livello di sicurezza estremamente elevato. Le Zscaler Zero Trust SIM possono garantire che questi dati sensibili siano protetti da accessi non autorizzati, mantenendo la privacy del paziente e l’integrità delle informazioni mediche.

Sarete sorpresi di scoprire cosa si possa fare coi ceppi bloccaruota negli USA…

Interessante. Altri esempi?

Nathan Howe: Il mio preferito sono i ceppi che mettono sulle ruote quando parcheggi in divieto di sosta. Da noi questi blocchi hanno delle SIM al loro interno per monitorare la situazione: dicono alla centrale che la ruota è bloccata, da quanto tempo lo è, insieme ad altre informazioni telemetriche.

Alcuni hanno scoperto che rompendo i ceppi e rimuovendo le SIM, si può avere una connessione a internet illimitata. Così, hanno iniziato a usarle nei loro dispositivi personali per guardare ad esempio video su YouTube. Ciò ha fatto esplodere i costi di connessione internet per le aziende che gestiscono questi dispositivi. Con la nostra soluzione ciò non succederebbe, perché abbiamo pieno controllo sulle applicazioni utilizzate, il traffico e gli accessi.

Un altro esempio interessante simile riguarda le infrastrutture distribuite. Penso alle reti ferroviarie, che sono dotate di sensori lungo le linee per sapere dove si trovano i treni. Questi non possono essere connessi tramite i normali cavi, perché sarebbe troppo costoso. Così, anni fa, li hanno agganciati a reti 2G, che esistono ancora oggi.

Chiunque però può avvicinarsi ai sensori, estrarre le SIM e usarle. E siccome spesso queste comunicano attraverso reti private, si tratta di vere e proprie porte che si aprono sulle aziende ferroviarie. Il che è un bel rischio…

Altrei esempi interessanti sono i distributori automatici, che comunicano all’azienda tramite SIM la necessità di rifornimenti, o le cavigliere per i detenuti ai domiciliari. Ogni giorno, comunque, i clienti mi raccontano nuovi casi d’uso…

Immagino applicazioni molto utili nell’automotive. Siete già in discussione con alcune case?

Nathan Howe: Purtroppo non posso menzionare le aziende con cui siamo in trattativa, posso comunque dire che stiamo collaborando con diversi clienti in questo momento e che ogni auto moderna crea almeno cinque gigabyte di dati telemetrici al mese.

Parliamo di temperatura del motore, sensori della pressione dell’olio, pressione delle gomme… tutto viene raccolto e inviato ai costruttori, che così sanno tutto sulle loro macchine, ovunque si trovino nel mondo.

Le auto di oggi generano almeno cinque gigabyte di dati telemetrici al mese. In futuro, con la guida autonoma, saranno molto di più. Un mercato molto appetibile per Zscaler…

Molti privati sarebbero felici di mettere in sicurezza i loro dispositivi personali con una Zscaler Zero Trust SIM…

Nathan Howe: È qualcosa che abbiamo esplorato diverse volte con vari partner delle telecomunicazioni. Ma l’ostacolo non è la tecnologia, totalmente alla nostra portata, quanto la gestione delle policy per milioni di utenti finali.

Ad esempio, come posso configurare la mia policy in modo che sappia quando qualcosa va storto? Le aziende hanno un team di sicurezza che prende i log di sistema e capisce cosa sta succedendo. Mia mamma, invece, non saprebbe come fare.

Sono assolutamente favorevole alla protezione degli utenti finali, penso sia una grande opportunità ma è molto difficile da realizzare.

Anche perché, oltre alle policy, c’è anche un altro problema: cosa succederebbe quando, sempre mia madre, dovesse chiamare il nostro call center per chiedere supporto? Come risolveremmo il problema? Come faremmo a condividere le informazioni?

Sono però d’accordo con te che molte persone pagherebbero volentieri una somma ogni mese per disporre di questi servizi. Chissà…

Condividi l’articolo



Articoli correlati

Altro in questa categoria


https://www.securityinfo.it/2024/08/06/nathan-howe-ecco-come-zscaler-protegge-i-dispositivi-iot-ot/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=nathan-howe-ecco-come-zscaler-protegge-i-dispositivi-iot-ot




5G, prezzi sempre più bassi. Ma non era lo standard per le aziende?

Il costo medio del 5G in Italia è diminuito del 36% dal suo lancio nel 2021, con una flessione drastica registrata negli ultimi mesi a partire da febbraio 2024 a causa dell’ingresso sul mercato di diversi operatori virtuali. E’ quanto emerge da un’analisi condotta da Sostariffe.it, il sito di comparazione prezzi che ha svolto un’indagine su 11 operatori attivi sul mercato italiano. Un trend che non stupisce più di tanto vedendo il prezzo medio per gigabit in flessione costante, passato secondo stime Agcom da 0,47 centesimi nel 2022 a 0,38 centesimi nel 2023.

5G standard per le aziende?

Resta il fatto che questa diffusione di massa del 5G, con conseguente abbattimento delle tariffe a vantaggio dei consumatori, sembra fare un po’ a pugni con le premesse del nuovo standard mobile, che nelle intenzioni del mercato avrebbe dovuto sfondare soprattutto nel mondo aziendale e delle applicazioni industriali. Con la nascita di una serie di applicazioni verticali, basate sullo slicing – dalla sanità alla mobilità, passando per le applicazioni industriali e turistiche – e sulla diffusione capillare di nuove antenne per la rapida copertura del territorio e particolare attenzione alle reti private e a nuove applicazioni IoT.

Leggi anche: 5G&Co. Butti: “Dobbiamo contribuire ad accelerare il 5G standalone, ma chi si occupa di colmare il gap tra reti e servizi?“

5G&Co. Laura Aria (Agcom): “5G, manca un business model ben definito”

Al momento, le cose sono andare diversamente, tanto che il vero 5G standalone è ancora latitante nel nostro paese a vantaggio di una versione più soft dalla performance meno brillante in termini di velocità e latenza, che vede le nuove frequenze 5G viaggiare sulle antenne esistenti del 4G.

5G, tariffe particolarmente giù da aprile 2024 con ingresso operatori virtuali

Ma questo sembra che sia più che sufficiente per il segmento consumer, visto che a partire da febbraio 2024, si legge nella nota di Sostariffe.it, “il numero di operatori con offerte 5G è cresciuto drasticamente. Dalla fine del 2020, il 5G è stata un’esclusiva di TIM, Vodafone, WINDTRE, Fastweb e Iliad. Negli ultimi mesi, però, il mercato è cambiato completamente con diversi provider virtuali che ora propongono l’accesso alla rete mobile di nuova generazione (Sky Mobile, Spusu, UnoMobile, ho. Mobile, LycaMobile, Tiscali Mobile e PosteMobile)”.

L’indagine ha confermato la possibilità di accedere a offerte sempre più ricche di Giga e, soprattutto, sempre più economiche, con tante possibilità per attivare un’offerta 5G a meno di 10 euro al mese.

Il 5G costa sempre meno

Il numero di tariffe con 5G incluso è aumentato drasticamente ed oggi il mercato propone decine di offerte 5G, con un costo medio nettamente inferiore rispetto al passato. Le rilevazioni di luglio 2024, confermano che, in media, una tariffa 5G oggi include 211 GB al mese a fronte di un costo di 11,77 euro al mese. Limitando l’analisi alle sole offerte da meno di 10 euro al mese, una “soglia psicologica” ancora di grande rilevanza per il mercato di telefonia mobile, la tariffa media ha ora un costo di 9,09 euro al mese andando a includere ben 192 GB al mese.

È interessante notare anche la differenza con le rilevazioni dell’Osservatorio dello scorso marzo 2024, subito dopo il lancio del 5G da parte dei primi operatori virtuali. La diffusione del 5G ha portato a un calo dei prezzi (a marzo 2024, infatti, il canone medio delle offerte era di 14,21 euro al mese) ma anche dei Giga inclusi (pari, in precedenza, a ben 249 GB). Anche i Giga delle offerte da meno di 10 euro hanno registrato un netto calo rispetto ai 224 GB registrati nel corso del mese di marzo.

Le differenze con i tre anni precedenti

Il cambiamento registrato quest’anno rispetto ai dati degli anni passati è evidente. L’aumento del numero di operatori (e, quindi, del numero di offerte) ha ridotto il costo medio del 5G che, nel 2021, era pari a circa 18,31 euro al mese. Nel giro di 3 anni, quindi, il canone medio delle offerte che includono il 5G si è ridotto del 36%, rendendo molto più accessibile l’utilizzo della rete mobile di nuova generazione. L’evoluzione delle tariffe 5G nel corso degli ultimi anni è riepilogata nella tabella seguente.

Resta da capire in che modo questo trend nel segmento Consumer si riverbererà nel segmento aziendale, vale a dire se si tratterà di un traino per la diffusione del 5G anche fra le nostre aziende e la nascita di nuove applicazioni verticali in diversi ambiti industriali. Certo, perché ciò avvenga però servono le vere reti 5G, quelle standalone per le applicazioni mission critical a bassissima latenza (come l’auto senza conducente), su cui però gli investimenti restano ancora con il freno a mano tirato.

Leggi anche: 5G, accoglienza ancora fredda nelle aziende. Basta il WiFi?

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/5g-prezzi-sempre-piu-bassi-ma-non-era-lo-standard-per-le-aziende/499126/




Comitato Levante Stop 5G scrive ai Comuni liguri: ‘Sospendere le autorizzazioni a nuovi impianti’ e chiede piano antenne e censimento (che già c’è)

Incredibile ma vero, i comitati cittadini no 5G continuano imperterriti la loro azione di boicottaggio nei confronti di nuovi impianti e degli aumenti di potenza, ormai approvati per legge, ed entrano a gamba testa sui sindaci. Il caso più eclatante arriva dalla Liguria, dove il Comitato Levante Stop5G (qui il link al gruppo su Facebook)  a tutti i Comuni liguri una pec per sollecitare l’emissione di “provvedimenti urgenti finalizzati a sospendere temporaneamente le autorizzazioni per l’installazione e/o il potenziamento di impianti di telecomunicazioni”. 

Azione di disturbo senza base giuridica

Un’azione di disturbo infondata e assolutamente illegittima, dopo l’entrata in vigore delle nuove norme a fine aprile che hanno sancito l’aumento dei limiti di emissione da 6 v/m a 15 v/m sul territorio nazionale. Un’azione di disturbo fuori tempo massimo, che si scontra peraltro con i reiterati appelli dei piccoli comuni in digital divide, che tutto vogliono fuorché restare tagliati fuori dalle nuove reti.

Leggi anche: Antenne 4G e 5G, Bussone (Uncem): ‘Le reti ci servono, dire no autogol dei Comuni’

Tra l’altro, il DL Coesione appena varato prevede la possibilità di bypassare i dinieghi dei sindaci, per raggiungere gli obiettivi di copertura fissati dal bando Italia 5G e non perdere così i fondi del PNRR.

Leggi anche: 5G, stop ai dinieghi dei sindaci in arrivo nel DL Coesione

La rivolta di alcuni comuni del Tigullio

C’è da dire che nei mesi scorsi, soprattutto nella zona del Tigullio ligure, diversi sindaci su pressing del comi-tato no 5G, si sono schierati contro nuovi impianti e aumenti di potenza di quelli esistenti.

Leggi anche: 5G, Comuni del Tigullio contro i nuovi limiti. Ma si rischia il danno erariale della Corte dei Conti

A nulla sembra siano valsi gli ammonimenti giunti tra gli altri dal Governo e dall’Anci a dimostrazione di un certo storico scollamento fra Roma ed enti locali, con i sindaci sul territorio troppo spesso in difficoltà.

In più di un caso l’autorizzazione a nuovi impianti avviene anche grazie al principio del silenzio assenso, ma appena partono i lavori per l’installazione della nuova antenna arriva qualche comitato che blocca tutto chiamando in causa il sindaco locale.

Il caso ligure

Il comitato torna alla carica e nella sua missiva scrive che “In attesa di redigere la mappatura ed il regolamento delle antenne comunale, indispensabile a realizzare una gestione consapevole e responsabile dello spazio elettromagnetico comunale secondo i criteri di minimizzazione del rischio, riteniamo improrogabile da parte del sindaco e del consiglio comunale valutare tutti i provvedimenti utili a sospendere qualsiasi autorizzazione depositata a partire dal 29 aprile in merito alla costruzione e al potenziamento di impianti di TLC di qualsiasi genere”. Suggerendo gli attivisti, quale via percorribile, “anche un provvedimento del funzionario preposto, determina o altro, idoneo a sospendere tutte le autorizzazioni in attesa che il Comune provveda a completare la mappatura degli impianti nel territorio attraverso appositi strumenti: regolamentazione e piano antenne”, sottolineando gli attivisti, rivolti ai Comuni, che “qualora doveste decidere di optare per tale soluzione, ai fini della validità di un provvedimento comunale di sospensione temporanea delle autorizzazioni, vi è ampia giurisprudenza che viene a supporto: l’iter di approvazione del piano antenne e del regolamento abilita il provvedimento in termini giuridici”.

Ma il piano antenne dei Comuni c’è già

In altre parole, il comitato dice ai comuni di fare un censimento e un piano antenne prima di qualunque nuova installazione, facendo finta di non sapere che il censimento il Comune già lo ha, perché è l’Ufficio Tecnico che rilascia le autorizzazioni.

Per quanto riguarda il Piano Antenne, non si tiene conto del fatto che nessun Comune potrà mai imporre una pianificazione dall’alto, perché i gestori hanno esigenze tecniche che i Comuni non conoscono, e che ancora meno conoscono le società che fanno i piani antenne (e che si fanno pagare una barca di soldi).

È vero che alcune Regioni impongono ai Comuni di dotarsi di regolamento o piano antenne, ma non ha senso fare né l’uno né l’altro se non si aprono tavoli con i gestori.

E questo i comitati sembrano volutamente ignorarlo.

Il caso di Genova Albaro

Sempre in tema di no 5G, spicca l’intervento contrario ad una nuova antenna a Genova, nel quartiere di Albaro, da parte di Franco De Benedictis capogruppo di FdI in Consiglio comunale.  

Vedi anche: “Lo stato di attuazione del PNRR”. Il video integrale dell’evento

Leggi anche: 5G & Co., Patrizia Catenacci (Mimit): ‘Nuove regole anti-spreco per un uso equo dello spettro’

I nuovi limiti del 5G alla verifica del territorio

Leggi le FAQ – Risposte alle domande frequenti

5G&Co. Catenacci (MIMIT): “Limiti elettromagnetici italiani più cauti che altrove”

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/comitato-levante-stop-5g-scrive-ai-comuni-liguri-sospendere-le-autorizzazioni-a-nuovi-impianti-e-chiede-piano-antenne-e-censimento-che-gia-ce/497400/




Costi dell’energia in crescita, le telco Ue puntano sulla sostenibilità

Crescono i costi e i consumi energetici nella industry delle Tlc, e per questo le telco Ue stanno facendo grossi sforzi per un futuro sostenibile. Forte in questo senso è il pressing economico, regolatorio e dettato anche dalle aspettative di tutti gli stakeholder, compresi i clienti.

E’ quanto emerge da un report di IDC, battezzato European Telcos’ Journey to a Sustainable Future, secondo cui il settore sta adottando in maniera crescente nuove iniziative green e sta investendo in tecnologie più efficienti e in fonti rinnovabili.

Costi energetici crescono di pari passo con l’aumento del traffico

Il rapporto evidenzia che le società di telecomunicazioni europee sono motivate dai costi energetici, che hanno registrato aumenti significativi negli ultimi anni. Ad esempio, la spesa energetica di Orange è passata da 579 milioni di euro nel 2021 a 1 miliardo di euro nel 2023. Con l’aumento del consumo di dati e della necessità di una solida infrastruttura di rete, queste aziende si stanno concentrando sulla riduzione delle spese operative attraverso pratiche sostenibili. Le società di telecomunicazioni offrono servizi e soluzioni per aiutare i clienti a ridurre le emissioni di carbonio e ridurre al minimo l’uso di materie prime.

Sustainability Technology Value Framework

Un aspetto degno di nota del rapporto di IDC è l’introduzione del Sustainability Technology Value Framework. Questo quadro delinea le migliori pratiche e strategie che possono aiutare le aziende a migliorare i propri sforzi di sostenibilità e ottenere risultati misurabili. Il framework valuta l’efficacia di un’azienda nella creazione di valore aziendale attraverso tre pilastri:

1. Prestazioni aziendali – Impronta: questo pilastro esamina l’infrastruttura, le operazioni e i processi di un’organizzazione volti a ridurre al minimo l’impatto ambientale. Esempi inclusi:

• Minimizzazione delle emissioni di gas serra: le società di telecomunicazioni mirano a ridurre le emissioni di gas serra (GHG) in tre ambiti: Ambito 1 (emissioni dirette), Ambito 2 (emissioni indirette dalla produzione di energia) e Ambito 3 (tutte le altre emissioni indirette nella catena di fornitura).

• Aggiornamento delle infrastrutture legacy: le società di telecomunicazioni stanno investendo nell’aggiornamento delle infrastrutture di rete obsolete con tecnologie ad alta efficienza energetica come il 5G e la fibra ottica.

2. La tecnologia come fattore abilitante – Handprint: si concentra sulla sostenibilità dei prodotti e delle soluzioni dell’organizzazione, valutando in che modo queste offerte aiutano i clienti a ridurre le emissioni di carbonio e a minimizzare l’uso di materie prime.

Esempi inclusi

• Soluzioni di sostenibilità IoT: l’uso della tecnologia IoT per il monitoraggio ambientale, la conservazione delle risorse, le reti intelligenti e il monitoraggio dell’inquinamento per migliorare la sostenibilità e l’efficienza. Nel maggio 2024, Vodafone Germania utilizza l’IoT e i sensori intelligenti per creare gemelli digitali (digital twin) di siti naturali per monitorare la temperatura, l’umidità del suolo, la pressione dell’aria e i cicli di irrigazione degli alberi.

• Programmi di riparazione, restituzione e ricondizionamento: questi programmi consentono ai clienti di prolungare la durata di vita dei dispositivi e ridurre i rifiuti elettronici tramite servizi di riparazione, restituzione e ricondizionamento. Nel marzo 2024, Orange Belgium ha lanciato un negozio online per smartphone ricondizionati, ampliando la sua gamma di telefoni ricondizionati a oltre 8.500 unità, rafforzando l’impegno dell’operatore per un’economia verde e circolare.

3. Tech4Good — Heartprint: considera l’impatto più ampio dell’azienda sulla comunità, compresa la sensibilizzazione alle aree rurali e alle comunità svantaggiate. Esempi inclusi:

• Ampliare la copertura della rete alle aree rurali: questi programmi mirano ad aumentare l’accesso digitale per colmare i divari socioeconomici.

• Promozione dell’inclusione digitale: sviluppo di servizi e piattaforme accessibili per dare potere alle comunità svantaggiate.

Altri risultati chiave del rapporto includono

• Risparmio sui costi energetici: le società di telecomunicazioni europee stanno investendo massicciamente in tecnologie efficienti dal punto di vista energetico e in fonti di energia rinnovabile per gestire le crescenti spese operative. TIM, ad esempio, si è posta obiettivi ambiziosi per arrivare al 100% di energia elettrica rinnovabile entro il 2025.

• Coinvolgimento degli investitori: un migliore accesso al capitale è un fattore primario per le iniziative ESG e di sostenibilità delle società di telecomunicazioni. Secondo il Global Sustainability Readiness Index Survey di IDC, il motore principale (36%) delle iniziative ESG e legate alla sostenibilità tra le società di telecomunicazioni è migliorare l’accesso al capitale.

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/costi-dellenergia-in-crescita-le-telco-ue-puntano-sulla-sostenibilita/497358/




5G, WINDTRE chiude con successo il progetto europeo Smart5Grid

WINDTRE, insieme ad un consorzio di 24 partner su 7 paesi europei e coordinato da Enel Grids, ha concluso con successo il progetto Smart5Grid finanziato dal programma UE Horizon 2020 che prevedeva l’utilizzo di soluzioni 5G per le reti energetiche “smart” del futuro.  

Smart energy

Sfruttando i progressi nelle reti di comunicazione wireless e la tecnologia 5G, il progetto ha aperto la strada a promettenti vie di sviluppo in un settore strategico come quello energetico. L’evoluzione tecnologica delle reti di distribuzione elettrica è uno snodo fondamentale per l’incremento di utilizzo dell’energia da fonti rinnovabili.

Quattro progetti pilota in Italia, Spagna, Grecia e Bulgaria

In questo ambito, uno dei principali risultati del progetto è stato l’aver introdotto il concetto di Network Application per facilitare l’accesso a sviluppatori di terze parti, riducendo la complessità del 5G ed ampliando la platea dei possibili utilizzatori di questa tecnologia. Per validare questo approccio, sono stati sviluppati quattro progetti pilota in Italia, Spagna, Grecia e Bulgaria, coprendo vari casi d’uso tipici del settore energetico, nei quali è richiesta una bassissima latenza.

Network application più edge computing

L’uso congiunto delle Network Application e di speciali piattaforme di edge computing installati all’interno della infrastruttura di Telecomunicazioni ha consentito l’implementazione del cosiddetto 5G-based edge-cloud computing, che rappresenta una delle più valide implementazioni per coniugare le funzionalità avanzate della rete 5G con le necessità degli utenti, avvicinando la potenza di calcolo dove questa è più necessaria.

L’obiettivo dei nove progetti paralleli del 5G-PPP (5G-Public Private Partnership) che hanno proposto un approccio alle Network Application è quello di favorire la trasformazione digitale in differenti contesti verticali, come quello delle Smart Energy Grids per il potenziamento di soluzioni sostenibili nel settore energetico, la mobilità e la sicurezza delle future Smart City.

WINDTRE ha contribuito al progetto Smart5Grid rendendo disponibile una infrastruttura 5G dedicata, in linea con requisiti mission critical che caratterizzano smart grid sempre più intelligenti e automatiche.

Luca Monti (WINDTRE): ‘la partecipazione al progetto è coerente con la strategia di WINDTRE per la valorizzazione dei grandi investimenti tecnologici’

Per Luca Monti Innovation Hub Manager di WINDTRE “la partecipazione al progetto è coerente con la strategia di WINDTRE per la valorizzazione dei grandi investimenti tecnologici richiesti da un mercato sempre più esigente in termini di servizi di connettività evoluta: l’obiettivo è quello di generare nuove opportunità di business grazie alla crescente collaborazione con service provider e sviluppatori di servizi innovativi che vogliano avvalersi della progressiva esposizione delle funzionalità di rete”.

Attraverso SMART5GRID, inserito nel programma Horizon 2020, promosso dalla Commissione Europea, il si è voluto valutare come il 5G sia in grado di operare a basse latenze e ad elevate velocità, gestendo numerosi oggetti e, grazie al Network Slicing e all’approccio cloud, sia capace di abilitare servizi diversi in una singola rete fisica. La rete di quinta generazione di WINDTRE supporta lo sviluppo di nuove network application (NetApps) che favoriscono la trasformazione digitale in differenti contesti verticali, come quello della Smart Energy per il potenziamento di innovative soluzioni nel settore energetico, l’industry 4.0, la mobilità e la public safety delle future Smart City.

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/5g-windtre-chiude-con-successo-il-progetto-europeo-smart5grid/497028/




Antenne 4G e 5G, Bussone (Uncem): ‘Le reti ci servono, dire no autogol dei Comuni’

“Le antenne per 4G e 5G sui territori, nelle zone rurali e montane, le aree bianche ‘a fallimento di mercato’, noi le vogliamo. Uncem le vuole e non ci sorprende l’emendamento al DL Coesione che supera dinieghi ingiustificati di diversi Comuni. Dire no con regolamenti non fa l’interesse della comunità. Le reti ci servono. Le infrastrutture sono necessarie. Noi vogliamo le coperture, il superamento del digital divide, non vogliamo stare nel piccolo mondo antico senza connettività fissa e mobile. Non ho mai capito le Amministrazioni che hanno detto no. O i parchi e le soprintendenze che si sono opposti alle antenne, così come si oppongono alle rinnovabili. Dobbiamo insieme vincere sperequazioni e disuguaglianze. Evitare che solo le città siano attrattive. E che le zone montane, i piccoli Comuni restino indietro. Siamo pronti a lavorare con Inwit, con i Ministeri, con il Ministro Urso e il Sottosegretario Butti, con gli Operatori di telefonia mobile, con Anfov e Asstel per vincere il divario digitale, installare opportune antenne, dare risposta alle oltre 4.400 segnalazioni che Uncem ha già ricevuto nella mappatura sull’assenza di segnale telefonico”. Lo ha detto Marco Bussone, Presidente nazionale Uncem.

Vedi anche: “Lo stato di attuazione del PNRR”. Il video integrale dell’evento

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/antenne-4g-e-5g-bussone-uncem-le-reti-ci-servono-dire-no-autogol-dei-comuni/496916/