5G, in Germania nulla di fatto sul bando cinese dalle reti. Il Cancelliere Scholz traccheggia

L’incontro al vertice con il cancelliere tedesco Olaf Scholz (SPD) che si è tenuto ieri mattina non ha sortito alcuna decisione definitiva. Lo scrive l’Handelsblatt, citando fonti vicine al Governo secondo cui diversi ministri spingevano per un compromesso che alla fine però non è arrivato. L’obiettivo è arrivare ad una decisone finale prima della pausa estiva.

Sul tavolo c’è il cronoprogramma per lo smantellamento di componenti tecnologiche di Huawei e ZTE dalle reti. Ma all’interno del Governo tedesco non c’è una visione comune. Serve una legge che imponga nero su bianco dei criteri standard per lo smantellamento? E’ questo il pomo della discordia al momento.

La linea della FDP è di fissare nero su bianco uno smantellamento delle tecnologie cinesi dalle reti core in Germania entro il 2029. In questo modo si andrebbe incontro alle esigenze degli operatori cinvolti.

Il ministero dell’Interno spinge per tempi più stretti, entro il 2026, per motivi di sicurezza e timori di infiltrazioni che possano in qualche modo inquinare le elezioni politiche.

L’obiettivo è rendere la Germania indipendente dalle tecnologie dei fornitori cinesi. Sulla stessa linea sono anche gli esperti di digitale della SDP, in particolare per lo smantellamento in tempi stretti delle reti in città chiave come Bonn e Berlino, regioni considerate sensibili dal punto di vista della sicurezza nazionale così come la regione industriale del Reno – Ruhr.

In un primo tempo, si era pensato di limitare le componenti IT cinesi al 25% delle reti entro il 2026. Adesso dopo un compromesso fra diversi ministeri si è arrivati ad un piano in due fasi. Entro il 2026 è previsto lo smantellamento delle componenti cinesi dalle reti core, per arrivare nel 2029 all’indipendenza tecnologica delle componenti esterne della rete come antenne e stazioni radio base nel 2029.

Più tempo quindi concesso agli operatori per procedere all’attività di sostituzione delle componenti sensibili delle loro reti.    

Eliminazione dei componenti critici in due fasi

Secondo la proposta di compromesso, discussa da Scholz con il ministro degli Interni Nancy Faeser (SPD), il ministro dei Trasporti Volker Wissing (FDP), il ministro degli Esteri Annalena Baerbock e il ministro dell’Economia Robert Habeck (entrambi verdi), la rinuncia alle componenti critiche avverrà in due fasi.

La prima prevede che gli operatori di rete liberino le loro reti principali dai componenti critici provenienti dalla Cina entro l’inizio del 2026. Si tratta di piccoli data center in cui vengono elaborati i dati degli utenti. Gli operatori hanno ormai ampiamente soddisfatto questa esigenza.

Nella seconda fase, la dipendenza dalle componenti cinesi dovrebbe essere ridotta anche nella cosiddetta rete di accesso entro il 2029 e non entro il 2026, come suggerito dal Ministero dell’Interno a settembre.

Il cambio di cronoprogramma sarebbe adatto alle società di telecomunicazioni. Una scadenza prorogata fino al 2029 dipenderebbe dal ciclo di vita dei componenti hardware, che è in media di dieci anni. Poiché nel 2020 è iniziata l’espansione del 5G, i componenti dovranno comunque essere sostituiti nel 2029/2030. Ciò manterrebbe basso lo sforzo per gli operatori.

Il deputato della SPD Zimmermann ha affermato di ritenere “giustificata e responsabile la scadenza se i gestori di rete prenderanno finalmente sul serio i segnali politici finora ignorati e renderanno le loro reti più sicure – se possibile prima della scadenza del termine – e prenderanno finalmente le distanze da dipendenze problematiche”.

Con questo approccio anche il ministro del digitale Wissing potrebbe raggiungere i suoi obiettivi politici. Wissing ha promesso ai tedeschi reti più veloci e la fine della situazione di stallo della Germania. Dal punto di vista del suo ministero, un rapido smantellamento delle componenti cinesi metterebbe in pericolo questi progetti – e quindi minerebbe una promessa elettorale centrale del FDP.

Dibattito Huawei: finora nessuna prova di accuse di sabotaggio

Il Ministero dell’Interno ha enormi preoccupazioni in termini di sicurezza riguardo all’uso di componenti cinesi e teme, tra le altre cose, sabotaggi e furti di dati motivati ​​politicamente – una valutazione condivisa dalla NATO e dall’UE. Huawei, ZTE e gli operatori di rete hanno sempre negato con forza i rischi per la sicurezza e la possibilità che i loro prodotti vengano utilizzati in modo improprio a scopo di spionaggio. E finora non ci sono prove a sostegno delle accuse.

https://www.key4biz.it/5g-in-germania-nulla-di-fatto-sul-bando-cinese-dalle-reti-il-cancelliere-scholz-traccheggia/491677/




Connessioni 5G FWA competono con l’FTTH in termini di qualità

Le nuove reti FWA (accesso wireless fisso) 5G a onde millimetriche stanno rivaleggiando con le connessioni in fibra ottica in termini di qualità costante.

E’ quanto emerge da uno studio sul mercato FWA italiano condotto da Opensignal. Le letture del mondo reale effettuate dagli utenti in tutta Italia hanno rivelato che 5G FWA e FTTH forniscono livelli statisticamente equivalenti di qualità del servizio, entrambi sostanzialmente superiori rispetto ad altre tecnologie a banda larga, aggiunge il rapporto.

Nello specifico, gli utenti del 5G FWA hanno raggiunto una qualità costante statisticamente equivalente con FTTH nell’intervallo del 79,9-80,3%, superando di gran lunga il 73,7% misurato su FTTC/xDSL. Inoltre, gli utenti 5G FWA hanno riscontrato velocità più elevate rispetto a quelle delle connessioni FTTC/xDSL.
I dati raccolti in 90 giorni da dicembre 2023 a marzo 2024 hanno mostrato che le velocità di download su 5G FWA erano in media di 56,3 Mbps, dietro FTTH su 110,4 Mbps ma davanti ai 54,4 Mbps raggiunti su connessioni FTTC/xDSL, mentre le velocità di upload erano più veloci del 20%, raggiungendo 24,3 Mbps contro 20,2 Mbps.

Sebbene le forme di accesso a banda larga wireless basate su LTE rappresentino ancora un’ampia quota del mercato FWA nell’Italia rurale, l’emergere del 5G FWA offre un livello di esperienza completamente diverso rispetto al servizio tradizionale, conclude il rapporto, che ha analizzato tutti i fornitori di banda larga che offrono 5G FWA, ovvero Eolo, Linkem (inclusa Tiscali), Vodafone, Fastweb e WindTre.
Il mese scorso Fastweb ha raggiunto un accordo con Eolo per creare la più grande rete 5G FWA del Paese con velocità di download fino a 1 Gbps, mentre a febbraio WindTre ha siglato un accordo per acquisire le attività dello specialista FWA all’ingrosso OpNet (Linkem).

https://www.key4biz.it/connessioni-5g-fwa-competono-con-lftth-in-termini-di-qualita/491053/




Nuovi limiti elettromagnetici: rischio cortocircuito operatori, Regioni e Arpa. C’è chi rema contro?

Rischio cortocircuito fra operatori, Regioni e Arpa sulle nuove norme per i campi elettromagnetici, dopo il recente innalzamento da 6 v/m a 15 v/m entrato in vigore a fine aprile.

Come era prevedibile, le richieste di adeguamento degli impianti da parte degli operatori stanno arrivando in maniera copiosa alle Regioni. Ma le procedure amministrative, applicate in maniera disomogenea nelle diverse Regioni, rischiano di creare un caos di richieste inevase.  

Una questione, sia ben chiaro, che non ha nulla a che vedere con la posizione politica assunta da alcuni sindaci, contrari a priori all’innalzamento dei limiti per altre ragioni, del tutto infondate, di carattere sanitario.

Leggi anche: I nuovi limiti del 5G alla verifica del territorio

Spettro radio, verso l’innalzamento dei limiti. Nuove norme contro spreco e rischio accaparramento

5G & Co., Patrizia Catenacci (Mimit): ‘Nuove regole anti-spreco per un uso equo dello spettro’

Mimit determinato a procedere

Il tema è di stretta attualità, anche perché il Mimit è ben determinato a procedere con l’adeguamento degli impianti e lo stesso ministro Adolfo Urso rivendica la bontà della nuova normativa, rispondendo oggi ad un evento ad una giornalista di Report alla domanda “perché avete aumentato i limiti elettromagnetici? Il 5G si poteva fare anche con 6v/m” (vedi il video qui sotto).

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La riposta del ministro Adolfo Urso alla domanda sull’innalzamento da 6 v/m a 15 v/m

L’interpretazione del correttivo fonte della discordia

A creare problemi nel rapporto fra operatori e Arpa, a quanto pare, sarebbe l’interpretazione del correttivo (dlgs. 48 del 24 marzo 2024) previsto dalla nuova normativa sui limiti elettromagnetici. Il tutto mentre i limiti sono stati innalzati da 6 v/m a 15 v/m il 30 aprile 2024, con la modifica inserita nella Legge sulla Concorrenza (articolo 10 della legge 214/2023).

In soldoni, i gestori e le Arpa non sono d’accordo sulla modalità per procedere all’innalzamento dei limiti dei diversi impianti. Per questo, le Arpa fanno delle resistenze, è bene notare di carattere tecnico, a quanto ci risulta, e non politico. Nel senso che non c’è alcuna resistenza ad innalzare i limiti di potenza degli impianti previa richiesta, ma non è chiaro quali documenti siano necessari per procedere.

Ping pong sulle procedure

Gli operatori, dal canto loro, sono convinti che sia sufficiente fare la richiesta di innalzamento, mentre le Arpa (con il sostegno in alcuni casi degli uffici legali delle Regioni), vorrebbero procedere sul campo con controlli diretti e richiedono altre informazioni aggiuntive ai gestori, fra cui ad esempio le modalità di misurazione delle emissioni e come è stato effettuato il calcolo, per conoscere il grado di saturazione dell’impianto.

Documentazioni aggiuntive che gli operatori non vogliono dare, mentre le Arpa dal canto loro vogliono essere messe in condizione di svolgere il loro lavoro di controllo sul territorio.

Le FAQ del Mimit non bastano?

Inoltre, le FAQ pubblicate sul sito del Mimit non sarebbero sufficienti, visto che non hanno valore giuridico e resterebbero quindi soggette ad interpretazioni, che gettano quindi dubbi sulle modalità con cui procedere all’intero iter di richiesta di innalzamento dei limiti.

Le FAQ restano uno strumento con una funzione prettamente operativa, alla stregua di una circolare.

Leggi anche: Innalzamento limiti elettromagnetici, online sul sito del Mimit le FAQ

La domanda che arriva da gestori e Arpa, alla quale potrebbe forse rispondere l’Ispra, è come gestire le richieste di innalzamento?

Quale documentazione devono presentare gli operatori alle Arpa, responsabili di valutare l’impatto elettromagnetico, per richiedere l’innalzamento?

Al momento traspare un contraddittorio che rischia di rallentare un iter di innalzamento a 15 v/m ormai in vigore e molto più cautelativo della media europea di 60 v/m.

Per discutere e risolvere della questione, gli operatori sono stati convocati al Mimit la prossima settimana.

https://www.key4biz.it/nuovi-limiti-elettromagnetici-rischio-cortocircuito-operatori-regioni-e-arpa-ce-chi-rema-contro/490513/




Amazon Web Services, investimenti in Cloud per 7,8 miliardi di euro in Germania

La Germania sempre più hub di AWS in Europa. Dopo l’accordo della scorsa settimana con Telefonica Germany per la migrazione di un milione di clienti 5G sul suo cloud, Amazon Web Services (AWS) ha reso noto che intende investire 7,8 miliardi di euro in Germania al 2040 per realizzare la sua infrastruttura Cloud dedicata all’Europa.  

Leggi anche: Amazon, accordo sul Cloud con Telefonica ed entra (per la prima volta) nelle reti 5G europee

L’anno scorso AWS ha fatto sapere che intende immagazzinare i dati su server che si trovano nella Ue per proteggere la privacy dei dati per governi e clienti in mercati altamente regolati come quelli europei.

Il piano è quindi di lanciare diversi data center in Germania, nella regione del Brandeburgo entro la fine del 2025 che saranno disponibili per tutti i clienti.

Il nuovo investimento porterà alla creazione di 2.800 posti di lavoro in Germania.

La scorsa settimana, non sembra un caso, AWS ha reso noto un accordo con Telefonica Germany per la migrazione di un milione di clienti 5G sulla sua piattaforma cloud a partire da questo mese.

https://www.key4biz.it/amazon-web-services-investimenti-in-cloud-per-78-miliardi-di-euro-in-germania/490474/




Se io fossi un operatore non investirei in una rete 5G SA

Ho avuto il privilegio di esser uno dei relatori nella sessione plenaria di apertura della conferenza IEEE 6G Summit 2024 che si tiene a Dresda in questi giorni, 13 e 14 maggio. Il tema è quello delle reti wireless per applicazioni industriali. Ho concluso il mio intervento con una frase: il titolo di questo articolo.

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Secondo la GSMA, oggi 47 su 110 operatori nel mondo hanno già installato sistemi 5G SA (Stand Alone). Gli altri ancora offrono servizi basati su NSA (Non Stand Alone), ovvero con il piano di controllo preso a prestito dalla rete 4G. Lo svantaggio in questo caso è che la latenza di primo accesso supera normalmente i 20 ms, mentre è solo con l’avvento di SA che si potrà raggiungere il limite prefissato dallo standard di 1 ms, per servizi URLLC (Ultra Reliable Low Latency Communications).

L’URLLC, al di là di qualche altra applicazione di nicchia, è una versione del 5G utile per molti casi d’uso in ambito industriale. Ma è sotto gli occhi di tutti che il ritardo accumulato dallo sviluppo del 5G in tale contesto sia provocato da un insieme di fattori, tra i quali la percezione di insicurezza dei dati, la maggiore inerzia del mondo degli standard industriali rispetto al settore ICT ed il fatto che 5G non sia, alla fine dei conti, una rete facilmente integrabile con tali standard. Sono temi che ricorrono, qui a Dresda, nelle parole di rappresentanti di aziende leader del settore dell’automazione industriale, quali ABB e Siemens. Peraltro, URLLC impone alti costi, complessità; non vi sono ancora dispositivi disponibili.

Certo, una rete 5G SA offre diversi vantaggi rispetto a NSA. Ma se gli investimenti in reti SA sono prima di tutto orientati a servizi URLLC, allora non è il tempo per procedere.

Il processo di standardizzazione del 6G sarà avviato entro breve

E’ indiscusso che le reti 6G dovranno offrire servizi che prevedono un essenziale contributo da parte dell’Intelligenza Artificiale (IA). E’ probabile che la loro architettura si ispirerà all’approccio ORAN (Open Radio Access Network), con diversi livelli di intervento dell’IA. Si tratta di un cambio radicale. Il che imporrà certamente importanti investimenti.

Da ciò discendono due conseguenze. Innanzi tutto, se agli operatori si chiederà di investire significativamente nella parte di rete alle spalle dei nodi radio, non si può chiedergli allo stesso tempo di rivoluzionare anche questi ultimi; in altre parole, occorrerà che il 6G sia sviluppato come standard in piena evoluzione rispetto al 5G, in qualche modo integrandolo. La seconda conseguenza è: perché investire in SA se tra cinque anni bisognerà cambiare di nuovo l’architettura di rete, mentre i business model del 5G non promettono un immediato ritorno di investimento da servizi di tipo URLLC (a dir poco)?

Se io fossi un operatore, non investirei nello sviluppo di reti SA.

https://www.key4biz.it/se-io-fossi-un-operatore-non-investirei-in-una-rete-5g-sa/490240/




Piano Italia 1 Giga e ‘civici adiacenti’: civici distanti un’occasione per Starlink?

L’emendamento “salva Piano Italia 1 Giga”, che permette a Tim e Open Fiber di sostituire civici inizialmente previsti nei bandi con civici adiacenti, ovvero civici ‘fantasma’ non censiti precedentemente, ma situati nei pressi di quelli esistenti, è stato approvato, di fatto, come correttivo della lacunosa mappatura di Infratel. Una soluzione basata sul principio dell’adiacenza, che consentirà di coprire i civici più vicini (e meno costosi) che non risultavano nel database di Infratel.   

La vicenda ha sollevato non poche polemiche, in primo luogo per il vizio italico di modificare ex post i bandi di gara. Non è certo la prima volta che succede, basti pensare che già in parte si è visto lo stesso con il Bando Scuole e difficoltà si sono registrate anche negli altri bandi Pnrr riservati alla banda ultralarga, fra gare deserte e scarsa adesione.

L’emendamento, tuttavia, è giunto come un fulmine a ciel sereno senza alcuna consultazione con gli altri operatori di mercato che se avessero saputo che le condizioni erano quelle dell’adiacenza magari avrebbero partecipato. La localizzazione iniziale dei civici era errata e per questo le distanze valutate inizialmente si sono rivelate più ampie.

Leggi anche: Pnrr, cosa non ha funzionato nel bando Italia 5G?

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Banda ultralarga e PNRR, Giacomelli (Agcom) ‘Bando isole minori deserto campanello d’allarme’

Banda ultralarga, il flop della prima mini-gara PNRR un’occasione per rivedere i mega-bandi ‘Italia 1 Giga’ e ‘5G Italia’

Clicca sull’immagine dell’emendamento per ingrandirla

Bando Italia 1 Giga, consultazioni pre-gara

La premessa è che nel caso del Piano Italia 1 Giga è stata fatta una serie di consultazioni con Infratel, che ha determinato quello che un operatore si impegnava a realizzare e ciò che gli operatori, per motivi economici, non sarebbero andati a realizzare.

Poi però, sul campo in fase di walk in, si verifica che ci sono dei civici che sono distanti e quindi costano tanto, e si chiede, visto che ce ne sono altri (civici adiacenti o meglio ‘civici fantasma’) che non risultavano nel database fatto a suo tempo e si dice: invece di quelli lontani facciamo questi qua, più vicini, lasciando perdere quelli lontani.

Starlink si offre contro il digital divide

C’è da notare, poi, che da qualche tempo i ritardi del piano Italia 1 Giga si erano focalizzati proprio sugli edifici lontani che chiedono la fibra da più tempo e sono messi male.

E quindi si diceva che si sarebbe potuto usare Starlink, la flotta satellitare di Elon Musk, che già si era offerto con il Governo di contribuire ad abbattere il digital divide nel nostro paese.

Ma di fatto il coinvolgimento di Starlink era difficile, visto che i bandi erano già stati assegnati e il nostro mercato è peraltro alquanto saturo.

Tra l’altro, a che titolo coinvolgere Starlink? Non si possono certo fare delle assegnazioni dirette. Di mezzo ci sono i fondi del Pnrr del bando “Italia 1 Giga” e “5G Italia”, concessioni già assegnate a Tim e Open Fiber (Italia 1 Giga) e Tim, Vodafone e INWIT (5G Italia) con regolare bando di gara e stringenti milestone da raggiungere al 2026.

Le gare andrebbero annullate? Ma i fondi sono già stati assegnati.

Poi arriva l’emendamento salva Italia 1 Giga

Poi, è giunto l’emendamento ‘salva piano Italia 1 Giga’ per certificare che questi civici distanti che erano oggetto del bando non verranno mai collegati, ma che ora non fanno più parte del piano Italia 1 Giga e potrebbero quindi entrare nel bacino potenziale dei clienti di Starlink.

Una soluzione che però impone a priori a questi civici distanti l’uso del satellite.

Si pensa di fare qualcosa con queste case distanti escluse dal piano Italia 1 Giga? Saranno oggetto di un nuovo bando pubblico? In questo caso sarebbe certamente indicata una nuova consultazione.

Leggi anche: Starlink abbassa ancora i prezzi. Collaborazione con Palazzo Chigi in arrivo?

https://www.key4biz.it/piano-italia-1-giga-e-civici-adiacenti-civici-distanti-un-occasione-per-starlink/489647/




Amazon, accordo sul Cloud con Telefonica ed entra (per la prima volta) nelle reti 5G europee

La filiale tedesca di Telefonica trasferirà un milione di clienti 5G sul cloud di Amazon Web Services (AWS) alla fine di questo mese. Clienti selezionati di O2 Telefónica beneficeranno dei vantaggi del cloud, che includono, tra le altre cose, maggiore disponibilità e affidabilità, nonché aggiornamenti software più rapidi. Lo scrive la Reuters, rivelando così l’ingresso della società di Jeff Bezos nel mercato globale delle telecomunicazioni.

Mentre alcune reti di telecomunicazioni in passato hanno già spostato l’IT e altre operazioni non core sul cloud pubblico, il passaggio da parte della filiale del gruppo spagnolo Telefonica è una prima mondiale in cui un operatore mobile esistente sta convertendo la sua rete principale su un cloud pubblico.

5G, Cloud provider entrano nelle core network europee

Le grandi aziende di servizi di cloud computing come Amazon e Microsoft hanno cercato di espandersi maggiormente nel settore delle telecomunicazioni, attirate da miliardi di dollari di entrate potenziali, ma gli operatori sono stati diffidenti nei confronti della capacità dei cloud pubblici di gestire una rete mobile.

“Voglio vederlo funzionare per almeno uno o due trimestri e avere una tabella di marcia per spostare almeno il 30-40% della mia base clienti entro il 2025-2026”, ha detto anche Mallik Rao, Chief Technology & Information Officer di O2 Telefonica. conosciuta come Telefonica Germania.

L’azienda ha 45 milioni di clienti in Germania. AWS e O2 Telefonica non hanno rivelato i dettagli finanziari dell’accordo.

La core network, costituita da server ad alte prestazioni nei data center, è il cuore pulsante di una rete mobile che instrada in modo sicuro dati e chiamate ad alta velocità. Il cloud pubblico nelle intenzioni ridurrà i costi, aumenterà la portata e consentirà di effettuare riparazioni senza interruzione del servizio.

Il precedente Usa di Dish

La statunitense Dish, che ha costruito la sua rete mobile da zero, è diventata nel 2021 l’unica società di telecomunicazioni a utilizzare il cloud AWS per la sua rete principale.

“Dish è stato molto più semplice perché non avevano sistemi esistenti che dovevano essere modificati per funzionare con il cloud”, ha detto il vicepresidente di AWS Jan Hofmeyr in un’intervista.

Nokia, che ha collaborato anche con Dish, fornirà il software e AWS fornirà la propria infrastruttura per Telefonica Germany.

“Gli operatori del cloud continuano a migliorare… e ad acquisire maggiore credibilità presso gli operatori per poter spostare le funzioni di rete nel cloud”, ha detto Raghav Sahgal, presidente dei servizi cloud e di rete di Nokia.

Si prevede che il mercato globale del cloud per le telecomunicazioni raggiungerà i 108,7 miliardi di dollari entro il 2030 rispetto ai 19,7 miliardi di dollari del 2021, rendendolo un motore di crescita per aziende come Amazon.

https://www.key4biz.it/amazon-accordo-sul-cloud-con-telefonica-ed-entra-per-la-prima-volta-nelle-reti-5g-europee/489580/




Approvata la soluzione dei civici adiacenti: cosa cambia per il Piano Italia 1 Giga

Negli scorsi giorni è stato approvato l’emendamento “Salva Piano Italia 1 Giga”, che permette a Tim e Open Fiber di sostituire civici inizialmente previsti nei bandi con civici adiacenti, ovvero civici non censiti precedentemente ma situati nei pressi di quelli esistenti.

L’obiettivo è riuscire a cablare 3.4 milioni di civici entro giugno 2026, senza costi o ritardi aggiuntivi.

Tuttavia, rimane il dubbio sull’effettiva natura di questi civici adiacenti e la possibilità che fosse già prevista la copertura di operatori privati, sollevando la questione di potenziali sovrapposizioni e concorrenza sleale. 
Sono quindi attesi ulteriori dettagli e sviluppi nei prossimi mesi, quando l’elenco definitivo dei civici adiacenti sarà definito.

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https://www.key4biz.it/approvata-la-soluzione-dei-civici-adiacenti-cosa-cambia-per-il-piano-italia-1-giga/489470/




Intelligenza artificiale e reti di telecomunicazioni

L’articolo di oggi è stato redatto dall’Ing. Giampaolo Cuozzo, responsabile di ricerca per il tema “Small Scale Wireless Networks” del WiLab del Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Telecomunicazioni.

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Nel dinamico mondo delle reti di telecomunicazioni, una cosa rimane costante: la ricerca dell’innovazione. Oggi, mentre il mondo diventa sempre più interconnesso, il ruolo dell’intelligenza artificiale (IA) nel plasmare il futuro delle reti di telecomunicazioni non può essere sottovalutato.

L’IA, una volta un concetto futuristico, è ora diventato uno strumento di uso comune grazie Chat GPT e molti altri, ma è altresì indispensabile per ottimizzare l’infrastruttura delle telecomunicazioni, migliorare le prestazioni della rete ed offrire esperienze utente senza precedenti.

Rivoluzionare la Gestione delle Reti con l’IA

Sfruttando algoritmi avanzati e tecniche di apprendimento automatico, le reti di telecomunicazioni possono utilizzare il potere dell’IA per:

la manutenzione predittiva: le analisi alimentate dall’IA consentono una manutenzione proattiva identificando e affrontando i potenziali guasti di rete prima che influenzino la qualità del servizio; analizzando i dati storici e rilevando i modelli, gli algoritmi di IA possono prevedere malfunzionamenti dell’attrezzatura o congestioni di rete, consentendo agli operatori di adottare tempestivamente azioni preventive;

la configurazione dinamica: con l’ottimizzazione della rete basata sull’IA, le risorse di rete possono essere allocate autonomamente e dinamicamente in risposta ai cambiamenti nei modelli di traffico e nelle esigenze degli utenti; gli algoritmi di apprendimento automatico analizzano il traffico di rete in tempo reale, regolando le varie configurazioni, come l’allocazione della larghezza di banda o i percorsi di routing, per garantire prestazioni ottimali;

la sicurezza: L’IA può svolgere un ruolo vitale nel migliorare la sicurezza di rete identificando e mitigando le minacce alla sicurezza informatica in tempo reale; attraverso il monitoraggio continuo e la rilevazione delle anomalie, i sistemi di sicurezza alimentati dall’IA possono rilevare tentativi di accesso non autorizzati, malware e altre attività dannose, proteggendo i dati sensibili e preservando l’integrità della rete;

l’interfaccia uomo-rete: strumenti di IA come ChatGPT, che afferiscono alla branca dell’IA generativa, possono essere impiegati per l’interpretazione del linguaggio umano e l’esecuzione delle corrispettive azioni da compiere sulla rete di telecomunicazione riducendo drasticamente i tempi d’esercizio;

la minimizzazione delle campagne di raccolta dati: l’IA generativa può anche essere utilizzata per produrre dati sintetici a partire da dati reali; questo permette di ridurre drasticamente il tempo necessario ed il costo nel raccogliere le informazioni sul funzionamento corrente della rete.

Cosa manca per l’integrazione dell’IA?

Nonostante i suoi potenziali benefici, l’integrazione dell’intelligenza artificiale nelle reti di telecomunicazioni non è priva di sfide significative. Vengono quindi elencati di seguito i problemi principali che il WiLab, il Laboratorio Nazionale di comunicazioni wireless del CNIT, sta affrontando:

la limitata comprensione del funzionamento dell’IA: nonostante i progressi, la comunità scientifica ha ancora una comprensione limitata di perché certi modelli di intelligenza artificiale funzionino in determinate situazioni, il che può rendere difficile la loro ottimizzazione e interpretazione;

alta capacità computazionale: molti algoritmi di intelligenza artificiale richiedono una grande capacità computazionale, il che può essere al di là delle risorse disponibili nelle reti di telecomunicazioni, specialmente considerando la necessità di elaborare grandi quantità di dati in tempo reale;

il consumo energetico e sostenibilità: l’implementazione e l’esecuzione di algoritmi di intelligenza artificiale richiedono notevoli risorse computazionali e, di conseguenza, possono avere un impatto significativo sul consumo energetico;

la sensibilità ai dati di addestramento e agli aggiornamenti del modello: gli algoritmi di intelligenza artificiale possono essere estremamente sensibili al dataset utilizzato per addestrarli, e anche piccoli cambiamenti nei dati o negli aggiornamenti del modello possono influenzarne significativamente le prestazioni.

Il futuro delle telecomunicazioni è intelligente

In questo contesto di pieno fermento, ricercatori, ingegneri, operatori e fornitori di servizi di telecomunicazioni stanno abbracciando il potenziale trasformativo dell’intelligenza artificiale per le reti di telecomunicazioni. Si prevede che l’utilizzo pervasivo dell’IA costituirà la vera evoluzione verso le reti 6G. Difatti, integrando l’IA in ogni aspetto della gestione della rete e della distribuzione dei servizi, il futuro delle telecomunicazioni non sarà solo intelligente, ma cambierà completamente l’interazione dell’uomo con le reti di telecomunicazioni.

https://www.key4biz.it/intelligenza-artificiale-e-reti-di-telecomunicazioni/489210/




Vodafone e Nokia, chiusa con successo la prima sperimentazione Open RAN 5G in Italia per reti multi-vendor. I vantaggi

Nokia e Vodafone hanno completato con successo la sperimentazione Open RAN sulla Rete di Accesso Radio 5G in Italia come parte della strategia di Vodafone di diffondere l’Open RAN in Europa. Durata tre mesi, la sperimentazione si è svolta sui siti radio 5G di Arcisate e Sernio, alle pendici delle Alpi nel Nord Italia, collegate alla rete Core 5G dei testing center di Vodafone a Milano.

Leggi anche: Vodafone, accordo con Nokia per l’Open RAN su 5G in Italia

Open RAN, appello delle telco alla Ue: ‘Serve una visione comune sulle reti 5G aperte’

Open RAN, grande occasione per le telecomunicazioni in Italia. Cosa si è detto all’evento di JMA

Vodafone, obiettivo ecosistema di fornitori Open RAN

Vodafone ha una strategia molto ambiziosa sulla tecnologia Open RAN, con l’obiettivo di promuovere un ecosistema di fornitori più ampio per lo sviluppo più agile e veloce delle reti 5G, facendo leva sulla disaggregazione di hardware e software e sull’impiego di server commerciali.  

Open RAN, cos’è e perché è importante per lo sviluppo del 5G

Rete live

Nokia e Vodafone annunciano di aver completato con successo la prima sperimentazione in Italia della tecnologia Open RAN di Nokia sulla Rete di Accesso Radio 5G, con l’estensione ad alcuni siti della rete live. Tale sperimentazione è un ulteriore passo nello sviluppo dell’Open RAN che aprirà la strada a nuove funzionalità basate su software che faciliteranno l’impiego della connettività 5G in vari settori, dalla telemedicina alle case, dai trasporti alle industrie.

Funzionalità e prestazioni

Nokia e Vodafone collaborano da tempo per dare impulso alla diffusione dell’Open RAN, in ottica di maggiore flessibilità nello sviluppo delle reti mobili. Durante la sperimentazione Open RAN sulla rete live di Vodafone Italia sono state confermate le potenzialità della soluzione Open RAN che garantisce funzionalità e prestazioni in linea con reti radio tradizionali attualmente in uso, come velocità di download fino a 1,1 Gbit/s e di upload fino a 160 Mbps. Risultati incoraggianti sono stati raggiunti anche in termini di latenza.

La tecnologia

Per la sperimentazione sono stati usati gli apparati radio ad alta capacità AirScale Massive MIMO di Nokia e la prima implementazione del software Open RAN di Nokia in esecuzione su server hardware general Purpose (Commercial-off-the-shelf- COTS) di Dell ed utilizzando l’infrastruttura cloud di Red Hat. La sperimentazione comprende anche il nuovo sistema di gestione della rete radio MantaRay di Nokia, per una visione consolidata della rete ed un miglior monitoraggio e gestione del traffico.

La sperimentazione ha inoltre evidenziato la maturità dell’approccio Open RAN, progettato per offrire agli operatori di telefonia mobile e alle imprese una maggiore flessibilità nella costruzione di reti multi-vendor. La possibilità di combinare software e hardware di fornitori diversi è alla base della Open RAN ed è fondamentale per promuovere l’innovazione e la resilienza della supply chain.

L’Open RAN per Vodafone

Una piattaforma così concepita consentirà a un maggior numero di fornitori di software e hardware indipendenti, start-up e aziende locali di partecipare alla sfida utilizzando API (Application Programming Interface) aperte, stimolando l’innovazione e la competitività dell’Europa, incrementando al contempo l’autonomia digitale e la resilienza della catena di approvvigionamento.

Vodafone ha l’ambizione di avere il 30% delle sue stazioni Radio base basate su tecnologia Open RAN in Europa entro il 2030, sulla base dell’implementazione di siti Open RAN di Vodafone nel Regno Unito e in Romania. L’auspicio è che questo approccio possa favorire l’adozione su larga scala di soluzioni di disaggregazione tra hardware e software e l’automazione, e promuovere uno sviluppo più agile e veloce delle reti grazie ad un più ampio e ricco ecosistema.  

Obiettivo di Vodafone, il 30% ripetitori Open RAN entro il 2030

L’obiettivo di Vodafone è far sì che il 30% dei suoi ripetitori siano basati sulla tecnologia Open RAN entro il 2030 e sta già implementando la tecnologia a livello commerciale. Si tratta di 2.500 siti Open RAN nel Regno Unito, la prima implementazione su larga scala in Europa e in Romania. Grazie alla collaborazione con fornitori strategici come Nokia, Vodafone sta aprendo la strada all’adozione più ampia di reti aperte, disaggregate e automatizzate, fornendo maggiore agilità per adottare e lanciare rapidamente nuovi servizi innovativi incentrati sul cliente.

Santiago Tenorio, Direttore dell’Architettura di Rete di Vodafone, ha dichiarato: “Vodafone si impegna a supportare lo sviluppo e l’adozione di Open RAN in tutto il mondo promuovendo un ecosistema diversificato di partner e soluzioni. Questo approccio offre numerosi vantaggi, tra cui una maggiore scelta, una maggiore efficienza energetica, una maggiore capacità di rete e migliori prestazioni per i clienti”.

Mark Atkinson, responsabile RAN di Nokia, ha dichiarato: “L’approccio collaborativo anyRAN di Nokia significa che i fornitori di servizi di comunicazione possono implementare Open RAN con l’hardware server e il livello CaaS di loro scelta. Insieme ai nostri partner dell’ecosistema, ci impegniamo a fornire ai nostri clienti una scelta più ampia e prestazioni più elevate nelle soluzioni Open RAN rispetto a quelle che vedranno da altri fornitori”.

https://www.key4biz.it/vodafone-e-nokia-chiusa-con-successo-la-prima-sperimentazione-open-ran-5g-in-italia-per-reti-multi-vendor/488867/