Presentato a Napoli il rapporto ‘Sussidiarietà e governo delle infrastrutture’. Suigo (INWIT): ’20 milioni di investimenti in Campania entro il 2026’

Di quali infrastrutture hanno bisogno la Campania e il nostro Paese? Sicuramente di infrastrutture capaci di dare risposte alle esigenze di cittadini, imprese e Pubblica Amministrazione. Di questo si è parlato in occasione della presentazione a Napoli del rapporto “Sussidiarietà e governo delle infrastrutture”, che ha visto, tra gli altri, la partecipazione del Sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, del Sottosegretario all’Economia, Lucia Albano, del Direttore scientifico ASVIS, Enrico Giovannini, del Professore Lanfranco Senn della Fondazione sussidiarietà e del Direttore Relazioni esterne, Comunicazione e sostenibilità di INWIT, Michelangelo Suigo.

“L’ascolto e il coinvolgimento di tutti gli stakeholders è essenziale per promuovere la realizzazione delle infrastrutture digitali e condivise – ha dichiarato Michelangelo Suigo, Direttore Relazioni Esterne, Comunicazione e Sostenibilità di INWIT, prima tower company italiana. – È necessario supportare l’evoluzione della nostra società per renderla sempre più moderna, competitiva ed inclusiva. L’impegno di INWIT, con l’ascolto e la collaborazione dei e con i territori, va in questa direzione ed è volto a promuovere una cultura digitale diffusa, per uno sviluppo infrastrutturale e sostenibile. Con le nostre infrastrutture copriamo gran parte del territorio campano, siamo presenti in cinque grandi strutture sanitarie della regione, oltre che, ad esempio, nel campus di San Giovanni dell’Università Federico II e nel Museo ferroviario di Pietrarsa. INWIT ha un piano di sviluppo importante in Campania: investimenti per oltre 20 milioni di euro per realizzare circa 185 nuove torri di telecomunicazione e coperture dedicate DAS in primarie location indoor, entro il 2026. Persistono, però, molte difficoltà nella realizzazione delle infrastrutture digitali in questo territorio. Ci sono ancora troppi regolamenti comunali sulle cosiddette antenne contrari alla normativa nazionale di settore (il Codice delle Comunicazioni elettroniche) che non consentono l’adeguata realizzazione delle reti 5G”.

 “Queste criticità vanno contro il principio di sussidiarietà e restringono purtroppo l’impatto positivo degli interventi di semplificazione adottati a livello nazionale – ha aggiunto Suigo –. Per superare questi ostacoli è importante che gli enti locali per primi comprendano il valore delle infrastrutture digitali e condivise, spesso ancora pensate come un problema. Le torri di telecomunicazione, al contrario, oltre ad abilitare servizi ormai di pubblica utilità ovunque, garantiscono anche maggiore sostenibilità sociale, specie nelle aree interne ancora in digital divide. Basti pensare che, del nostro piano di investimenti in Campania sono oltre 100 le torri da realizzare in aree bianche, cioè a fallimento di mercato, nell’ambito del Piano Italia 5G del PNRR e che consentiranno di abbattere il divario digitale di questi territori. È quindi fondamentale superare la cultura del “NIMBY – Not in my backyard” per abbracciare quella del “PIMBY – Please in my backyard”, accogliendo le infrastrutture digitali come fonte di sviluppo tecnologico, economico e sociale”.

https://www.key4biz.it/presentato-a-napoli-il-rapporto-sussidiarieta-e-governo-delle-infrastrutture-suigo-inwit-20-milioni-di-investimenti-in-campania-entro-il-2026/488682/




Comuni non impediscano il 5G. Bussone (Uncem) ‘Abbiamo digital divide talmente forte da dover favorire nuovi ripetitori’

Contro la nuova ondata di sindaci anti 5G si schiera apertamente Marco Bussone, Presidente nazionale Uncem. “Sono perplesso quando leggo che un Comune dice no al 5G. Tanto più se è un Comune montano. Oltre a non poterlo fare, per legge, occorre capire tutti insieme, anche i Comuni, che a fronte del digital divide così forte, in crescita, che registriamo nelle zone rurali e montane del Paese, dire no a infrastrutture di rete è veramente assurdo. Dannoso per tutti. Anche per i Comuni e per tutta la PA”.

“Non vogliamo restare nel piccolo mondo antico, come Comuni e territori montani, scriveva efficacemente alcuni anni fa un giornalista in prima pagina sulla Stampa – prosegue Bussone – E dire no al 5G o al prossimo 6G è un danno. Entrare nelle dinamiche dei ricorsi al TAR fa pure perder soldi. E ci fa restare indietro, mentre il mondo, delle aree urbane in particolare, va avanti. Quando peraltro abbiamo 4.230 segnalazioni, alla indagine Uncem, di luoghi italiani dove il telefono cellulare non prende. Mi pare assurdo e inutile opporsi come Enti locali ai ripetitori per il 5G o ad altre reti”.

“Noi siamo per la tecnologia, per le reti, per le infrastrutture, per abbattere il digital divide che oggi ci rende più deboli e più fragili, meno attrattivi nelle zone rurali e montane del Paese. Uncem lo dice da sempre e chiede ai Sindaci di lavorare per favorire investimenti degli Operatori e dello Stato con il Piano BUL, che deve marciare più veloce e fare meno danni alle strade, con il Piano Italia 5G e con il Piano Italia 1Giga che con grande fatica abbiamo ottenuto, con diversi miliardi di euro di investimenti, sul PNRR. Lavoriamo su intelligenza artificiale e blockchain, per usare bene i voucher che tutti i Comuni hanno ricevuto per la digitalizzazione. Ma per tutto questo c’è bisogno di reti. Diciamo dunque si al 5G, al 6G di domani e a tutte le tecnologie che portino reti migliori per servizi migliori per imprese e cittadini”.

https://www.key4biz.it/comuni-non-impediscano-il-5g-bussone-uncem-abbiamo-digital-divide-talmente-forte-da-dover-favorire-nuovi-ripetitori/488674/




5G, Comuni del Tigullio contro i nuovi limiti. Ma si rischia il danno erariale della Corte dei Conti

Inarrestabile la crociata dei sindaci contro l’innalzamento dei limiti 5G. Peccato che la crociata contro l’innalzamento dei limiti si esponga a una pioggia di ricorsi e sia fuori legge, visto che l’art. 8, c. 6 legge 36/2001(comma così sostituito dall’art. 38, comma 6, legge n. 120 del 2020) stabilisce che “I comuni possono adottare un regolamento per assicurare il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti e minimizzare l’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici con riferimento a siti sensibili individuati in modo specifico, con esclusione della possibilità di introdurre limitazioni alla localizzazione in aree generalizzate del territorio di stazioni radio base per reti di comunicazioni elettroniche di qualsiasi tipologia e, in ogni caso, di incidere, anche in via indiretta o mediante provvedimenti contingibili e urgenti, sui limiti di esposizione a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici, sui valori di attenzione e sugli obiettivi di qualità, riservati allo Stato ai sensi dell’articolo 4”.

Leggi anche: Innalzamento dei limiti elettromagnetici, online sul sito del Mimit le FAQ con le nuove regole

5G, Pasquino (Università Federico II): ‘Ordinanze a rischio ricorso al Tar’  

“I Comuni che impediscono l’aumento dei limiti da 6 a 15 V/m sono fuori legge – dice Nicola Pasquino, Professore all’Università di Napoli Federico II. – Questo perché i Comuni non possono incidere in via diretta o indiretta sui limiti di campo elettromagnetico, su cui solo lo Stato può intervenire secondo quanto fissato negli articoli 4 e 8 comma 6 della legge 36/2001. A mio avviso queste azioni espongono i Comuni anche ad un danno economico, considerato che ordinanze di questo tipo aprono la via a ricorsi al Tar il cui esito penso sia abbastanza scontato”. Per ora il rischio sono i ricorsi al Tar, ma un domani potrebbe intervenire anche la Corte dei Conti per danno erariale, come peraltro già successo nel Comune di Diamante, in provincia di Cosenza.  

Leggi anche: Comuni non impediscano il 5G. Bussone (Uncem) ‘Abbiamo digital divide talmente forte da dover favorire nuovi ripetitori’

La legge parla chiaro

La legge parla chiaro, ma la reazione a catena innescata dall’ordinanza del sindaco di Lavagna, Gian Alberto Mangiante, non accenna a fermarsi. Anzi. Anche il primo cittadino di Rapallo, Carlo Bagnasco, senza aspettare la riunione di Anci, che si terrà lunedì 6 maggio e in cui si discuterà del tema, ha emesso un’ordinanza che: “vieta qualsivoglia aumento dei limiti dei campi elettromagnetici ad oggi vigenti, pari a 6 V/m”, anche perché “la ricerca sugli effetti biologici delle frequenze 5G non è ancora stata ultimata”. Mozione passata anche a Sestri Levante, dove ieri il Consiglio comunale ha votato favorevolmente alla pratica presentata dal sindaco Solinas. Ordinanze gemelle con carattere “contingibile e urgente” sono state firmate dai sindaci di Santa Margherita, Paolo Donadoni e Cogorno, Gino Garibaldi.

Protesta a macchia d’olio

Insomma, all’indomani del via libera dato all’aumento delle emissioni dal Governo Meloni attraverso l’approvazione della legge nazionale, con i nuovi limiti a 15 v/m entrati in vigore il 30 arile, la protesta di sta diffondendo a macchia d’olio. Nel Tigullio e non solo i sindaci, uno dopo l’altro, “stanno levando gli scudi contro l’aumento del limite dei campi elettromagnetici oltre ai vigenti 6 V/m in attesa di ulteriori approfondimenti scientifici che possano escludere ogni danno alla salute pubblica”.

L’ultimo stop in ordine di tempo arriva anche da Pieve Ligure, con tanto di ordinanza della sindaca Paola Negro, che ha preso a modello l’ordinanza di Lavagna ricalcandone le motivazioni: “L’art. 10 della Legge n. 214 del 2023 (Legge annuale per il mercato e la concorrenza 2022) ha stabilito che dal 1 maggio 2024 i limiti di esposizione alle emissioni elettromagnetiche sono in via provvisoria e cautelativa fissati a un valore pari a 15 V/m. Considerato che i limiti dei campi elettromagnetici (valori di attenzione e obiettivi di qualità) attuali sono pari a 6 V/m; e che il valore stabilito dalla Legge 214 consente valori elevati più del doppio rispetto a quelli attuali; considerato anche che un innalzamento dell’attuale limite dei 6 V/m, in ottica di ragionevolezza, prudenzialità e sostenibilità dovrebbe essere necessariamente determinato sempre e soltanto in base a robuste scelte ed evidenze di tipo medico-scientifiche, e non già mai in base a scelte politico-economiche, tecnologiche (p. es. 5G) o comunque altrimenti «opportunistiche”, in funzione cioè di interessi diversi da quello primario della tutela della salute dei cittadini””.

Tutti d’accordo quindi che “in assenza di riscontri certi di natura medico-scientifica che escludano ogni effetto negativo che potrebbe derivare dall’innalzamento delle emissioni elettromagnetiche da 6 V/m a 15 V/m, con possibile rischio per la salute delle persone fisiche nel medio e nel lungo periodo”” meglio fermare tutto. Ma c’è anche chi sceglie una linea più attendista, come Chiavari, che rimette ogni decisione a dopo l’assemblea di Anci di lunedì.

Leggi anche: I nuovi limiti del 5G alla verifica del territorio

Spettro radio, verso l’innalzamento dei limiti. Nuove norme contro spreco e rischio accaparramento

5G & Co., Patrizia Catenacci (Mimit): ‘Nuove regole anti-spreco per un uso equo dello spettro’

https://www.key4biz.it/5g-comuni-del-tigullio-contro-i-nuovi-limiti-ma-si-rischia-il-danno-erariale-della-corte-dei-conti/488570/




Il Parlamento Ue approva il GIA (Gigabit Infrastructure Act): facilitazioni per fibra e 5G

I legislatori dell’UE hanno approvato il GIA (Gigabit Infrastructure Act) durante la sessione plenaria del Parlamento europeo di Strasburgo dello scorso 23 aprile, con 594 voti a favore e 7 voti contrari.

La nuova legge è il più grande dossier sulle telecomunicazioni per il mandato 2019-2024, dopo che l’idea di una legge sulle telecomunicazioni (Digital Networks Act), coniata dal commissario al mercato interno Thierry Breton è stata di fatto rimandata al prossimi mandato almeno nel 2025 se non più tardi.

“Il GIA è un punto di svolta […] rende l’implementazione di reti Internet ultraveloci molto più economica, facile e veloce”, ha dichiarato a Euractiv il deputato rumeno al Parlamento europeo (MEP) di Renew, Alin Mituța, e relatore del testo.

Leggi anche: Gigabit Infrastructure Act, intesa fra Consiglio e Parlamento Ue per accelerare reti ultraveloci

Maggiore armonizzazione

Il GIA rivede la direttiva del 2014 sulla riduzione dei costi della banda larga e mira a sostenere il raggiungimento degli obiettivi dell’Ue per la Digital Decade al 2030. Questi obiettivi ambiziosi includono la connessione del 100% dei cittadini dell’UE a reti ad altissima capacità, il che significa Internet in fibra ottica ad alta velocità e 5G entro il 2030.

A tal fine, le norme GIA mirano a spingere le autorità nazionali ad accelerare la concessione di permessi e diritti di passaggio, quando gli operatori di telecomunicazioni desiderano installare nuove infrastrutture.

Parte della novità e del potere del GIA risiede nel cambiamento del tipo di legislazione: da una direttiva a un regolamento, armonizzando le procedure amministrative e autorizzative nazionali.

Tuttavia, il testo unifica al minimo queste procedure in tutto il blocco, in modo simile al testo di compromesso.

Armonizzazione minima

La maggioranza dei paesi dell’UE, all’interno del Consiglio dell’UE, ha fatto pressione sul Parlamento europeo per questa regola di “armonizzazione minima”, sostenendo che alcune procedure erano contrarie alle loro leggi nazionali sulla proprietà privata.

Di conseguenza, è stato istituito un meccanismo complesso per l’armonizzazione del rilascio delle autorizzazioni e dei diritti di passaggio, dando agli Stati membri la possibilità di adattare le nuove norme a livello dell’UE al loro contesto nazionale.

Che cosa prevede il Gigabit infrastructure act

Questi gli aspetti della legge che il Parlamento Ue aveva già modificato a febbraio e che sono stati ora ribaditi:

  • un meccanismo di conciliazione obbligatorio tra gli enti pubblici e gli operatori di telecomunicazioni è stato introdotto come passo intermedio per facilitare la procedura di concessione dei permessi;
  • è stata inclusa un’eccezione per un periodo transitorio per i comuni più piccoli, nonché disposizioni specifiche per promuovere la connettività nelle aree rurali e remote;
  • sono stati chiariti i fattori nel calcolo delle condizioni di accesso eque e ragionevoli;
  • è stata introdotta una disposizione specifica per affrontare la presenza di intermediari tra proprietari terrieri e operatori infrastrutturali;
  • sono state concordate disposizioni specifiche su un’etichetta volontaria “fiber-ready” per gli edifici;
  • nel testo sono stati inclusi diversi carve-out per le infrastrutture nazionali critiche.

Riduzione dei prezzi per i consumatori

Il Gigabit act fissa anche una roadmap che porterà alla riduzione dei prezzi per i servizi telecom pagati dai consumatori dell’Ue di qui al 2029.

Per esempio, anche se il regolamento sul roaming ha abolito le commissioni su sms, telefonate e navigazione internet per chi si sposta all’interno dell’Ue, ancora si paga un sovrapprezzo se dal proprio Paese si inviano messaggi (0,06 euro/sms) o si effettuano telefonate (0,19 euro/minuto) verso un altro Paese membro. Il Gigabit act intende abolire queste tariffe extra entro il 2029. Inoltre, gli operatori telecom potranno ridurre i loro prezzi retail entro il 2025.

https://www.key4biz.it/il-parlamento-ue-approva-il-gia-gigabit-infrastructure-act-facilitazioni-per-fibra-e-5g/488190/




Innalzamento dei limiti elettromagnetici, online sul sito del Mimit le FAQ con le nuove regole

Pubblicato sul sito del Mimit il primo slot di FAQ relativi alle nuove regole dopo l’adeguamento dei limiti elettromagnetici. Nei prossimi giorni la sezione verrà costantemente aggiornata. Lo rende noto il Ministero, che in una nota ricorda come l’Italia abbia fatto da poco un importante passo in avanti per lo sviluppo del 5G che, grazie all’adeguamento dei limiti dei campi elettromagnetici a 15 V/m disposto dalla legge 214/2023.

Leggi anche: 5G & Co., Patrizia Catenacci (Mimit): ‘Nuove regole anti-spreco per un uso equo dello spettro’

I nuovi limiti del 5G alla verifica del territorio

In una logica di garanzia del più efficiente impiego dello spettro frequenziale, attraverso disposizioni correttive al Codice delle comunicazioni elettroniche, ed in conformità ai criteri previsti dalla Norma Tecnica CEI 211-10, sono state introdotte disposizioni che perseguono due principi fondamentali: il principio di equa ripartizione dello spazio elettromagnetico e il principio di effettività.

L’innalzamento dei limiti di emissione, che entrerà in vigore dal 29 aprile 2024, permetterà quindi di amplificare l’adozione del 5G, e ciò comporterà che gli operatori di telefonia mobile infrastrutturati possano modificare la propria rete.

Al fine di rispondere alle domande e osservazioni ricevute dagli operatori sulle novità introdotte, il Ministero ha predisposto una sezione del sito dove vengono pubblicate le risposte alle domande più frequenti.

Leggi le FAQ – Risposte alle domande frequenti

Per approfondire: 5G&Co. Catenacci (MIMIT): “Limiti elettromagnetici italiani più cauti che altrove”

https://www.key4biz.it/innalzamento-dei-limiti-elettromagnetici-online-sul-sito-del-mimit-le-faq-con-le-nuove-regole/487629/




5G & Co., Bilel Jamoussi (ITU): ‘Il ruolo dell’AI e del machine learning per le reti 5G’ (video)

Il ruolo crescente dell’Intelligenza Artificiale e del Machine Learning per l’ottimizzazione delle reti 5G. Questo il tema dell’intervento di Bilel Jamoussi, Deputy to the Director of the Telecommunication Standardization Bureau dell’ITU in occasione del 5G & Co., la conferenza internazionale organizzata dal CNIT che si è tenuto a Roma il 16 e 17 aprile.

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L’ITU è l’organismo in seno all’ONU che si occupa di fissare le politiche internazionali sull’utilizzo dello spettro radio e attualmente è molto attiva nella fase di standardizzazione e sviluppo dell’interconnessione fra diverse tecnologie in particolare delle reti 5G con le enormi potenzialità dell’AI. Fra gli obiettivi principali dell’ITU c’è anche la chiusura del gap tecnologici fra paesi sviluppati e non a livello globale.

L’ITU in questo senso sta organizzando diversi focus group per lo sviluppo del ML5G e il 30 e 31 maggio ha organizzato a Ginevra un evento ad hoc, battezzato AI for good Global Summit. “L’obiettivo è condividere progetti e contributi in modalità open source – ha detto Bilel Jamoussi – per arrivare a standard comuni per sfruttare le potenzialità dell’AI nelle reti 5G e 6G”.    

https://www.key4biz.it/5g-co-bilel-jamoussi-itu-il-ruolo-dellai-e-del-machine-learning-per-le-reti-5g-video/487520/




5G nella Ue, Ilsa Godlovitch (WIK Consult): ‘5G stand alone ancora indietro, ma dal 2025 sarà più diffuso’

A che punto siamo in Europa con lo sviluppo del 5G e quale può essere la lezione del 5G, in particilare gli errori da non ripetere in vista del 6G. Ne abbiamo parlato in occasione del 5g & Co., la Conferenza promossa dal CNIT che si è tenuta il 16 e 17 aprile a Roma, con Ilsa Godlovitch, Direttore dell’Ufficio di Bruxelles di WIK Consult.

Key4biz. A che punto siamo con il 5G?

Ilsa Godlovitch. Nel 2022 secondo il DESI la copertura del 5G era superiore all’80%. In Europa e all’epoca quattro paesi, inclusa l’Italia, avevano una copertura quasi del 100%. Entro il 2025, secondo le tendenze attuali, la copertura 5G sarà vicina al 100% in tutta Europa.

Key4biz. Il 5G stand alone (SA) resta indietro.  

Ilsa Godlovitch. C’è stata una diffusione limitata del cosiddetto “full 5G”, ovvero il 5G autonomo con l’uso di bande dello spettro di frequenza più elevate per aumentare la capacità. Ci sono soltanto una decina di reti SA 5G operative in Europa. In un sondaggio condotto da WIK nel 2022, gli intervistati hanno affermato di aspettarsi che il 5G SA, partito nel 2023, diventi più diffuso a metà decennio.

Key4biz. Cosa è cambiato con il 5G per gli utenti finali?

Ilsa Godlovitch. In pratica l’esperienza reale degli utenti finali non è cambiata molto. Tra il 2022 e il 2023 gli utenti hanno registrato in media un aumento della velocità limitato. Ciò potrebbe essere dovuto in parte al fatto che la disponibilità delle connessioni 5G sembra essere sorprendentemente limitata. Anche nel paese più alto in classifica, la Bulgaria, una connessione 5G era disponibile solo per gli utenti abilitati al 5G nel 24% dei casi. In Belgio era inferiore al 5%. In Italia gli utenti abilitati al 5G hanno avuto una connessione 5G il 15% delle volte. Anche le velocità di download del 5G variano ampiamente in tutta Europa: da soli 75 Mbit/s in Polonia a 300 Mbit/s in Danimarca. In Italia la velocità è di poco superiore ai 132Mbit/s. Ciò riflette la natura ampiamente variabile delle implementazioni del “5G”.

Key4biz. E per quanto riguarda i casi d’uso aziendali?

Ilsa Godlovitch. Si è parlato molto di casi d’uso aziendali specifici per il 5G, ma in due studi condotti per il BEREC negli ultimi due anni abbiamo riscontrato che esiste una domanda limitata di dispositivi mobili di qualità garantita per casi d’uso aziendali specifici.

Key4biz. Perché non c’è ancora il ‘5G completo’ (full 5G)?

Ilsa Godlovitch. Lo spettro assegnato tardivamente è soltanto una parte della risposta. In un sondaggio condotto per il BEREC nel 2022, quasi tutti i paesi hanno riferito di aver assegnato la banda 700 MHz e la maggior parte dei paesi ha riferito di aver assegnato gran parte della banda 3,5 GHz. Quindi, in teoria, gli operatori di telefonia mobile avrebbero potuto implementare reti e impegnarsi nella densificazione della rete utilizzando lo spettro della banda media.

Key4biz. Colpa della regolazione?

Ilsa Godlovitch. Per quanto riguarda i servizi di qualità garantita, non penso che non siano diffusi a causa della regolamentazione, ad es. Regolamenti di Open Internet. In uno studio del 2023 condotto da WIK per la Commissione Europea abbiamo concluso che lo slicing della rete 5G era compatibile con il diritto dell’UE. Se un servizio richiede una qualità che non può essere offerta sulla rete accessibile al pubblico, si qualificherebbe come servizi “specializzati” in modo simile alla fornitura di IPTV.

Key4biz. Nessuna offerta perché nessuna domanda?

Ilsa Godlovitch. Ma forse c’è una ragione per cui la domanda è limitata.

Da un lato, lo slicing di rete/mobile di qualità garantita potrebbe non essere l’unico modo per fornire servizi. Le alternative ci sono. Ad esempio, Fisso + WiFi in alcuni casi, reti private, reti geografiche a basso consumo che utilizzano spettro senza licenza (Sigfox e LoRaWAN), connessioni mobili a banda stretta basate su NB-IoT e LTE-M dovrebbero rappresentare il 40% delle connessioni IoT nel 2027. E ancora, la percezione da parte degli utenti finali aziendali che i benefici non possano superare i costi. Quindi, la paura di fare affidamento sugli MNO.

Key4biz. I consumatori vogliono davvero guardare video HD su un cellulare?

Ilsa Godlovitch. Per i consumatori, non c’è modo di sapere se una rete mobile sia effettivamente 5G o sia stata densificata. Nessuna trasparenza specifica del servizio riguardo alla QoS (qualità del servizio). E poi, oltre alla domanda limitata, gli MNO hanno altre priorità oltre al 5G, come l’implementazione della fibra. E ancora, non c’è nessun obiettivo per il completamento del 5G negli obiettivi del decennio digitale: il 5G non è definito. Nessun obbligo di densificazione/copertura: offri servizi di qualità garantita nelle licenze dello spettro.

Key4biz. Cosa è stato ottenuto finora sul fronte delle reti private?

Ilsa Godlovitch. Le reti private (campus) sono proliferate nei paesi in cui alle imprese è stato concesso lo spettro. La Germania ha un numero particolarmente elevato di reti private, anche se è probabile che sia inferiore alle stime del Ministero che parla all’incirca di 5mila-10mila reti di questo tipo entro il 2025.

Key4biz. Quali vantaggi ci sono nell’assegnazione diretta di spettro alle imprese?

Ilsa Godlovitch. Un vantaggio della concessione dello spettro direttamente alle imprese è che si dà il controllo direttamente alle parti interessate – possibilità di innovare – formare partenariati diversi, anche con produttori di apparecchiature/MVNO. Questo è qualcosa che abbiamo osservato in uno studio WIK per il BEREC sulla connettività mobile all’ingrosso. L’uso limitato dello spettro di banda più alto/i ritardi nella densificazione potrebbero aver ridotto le emissioni di CO2 rispetto a quanto sarebbe potuto accadere altrimenti. È interessante notare che, sebbene il 5G abbia lo scopo di ridurre il consumo energetico per una determinata larghezza di banda rispetto al 4G, gli studi hanno scoperto che la densificazione può comportare aumenti significativi del fabbisogno energetico.

Key4biz. Cosa possono fare gli Stati membri o la Commissione per migliorare le prospettive del 5G?

Ilsa Godlovitch. Il problema principale è che spesso non vi sono requisiti, oppure sono limitati e manca un business case sia per gli MNO che per le imprese. E’ quindi necessario considerare dove sono realmente necessarie connessioni 5G di qualità garantita rispetto ad altre soluzioni (ad esempio la fibra utilizzata in vari esempi a Stoccolma). Non è necessario che gli Stati membri o la Commissione intervengano laddove non vi sia un fallimento del mercato.

Per le situazioni in cui può esserci una giustificazione:

  • Prendere in considerazione le richieste di aiuti di Stato per la densificazione del 5G
    • Possibilità di voucher per le imprese?
    • Finanziamenti UE/nazionali per casi d’uso innovativi
    • Laddove non sia già assegnato e laddove vi sia domanda, valutare la possibilità di concedere lo spettro direttamente alle imprese o di includere obblighi di locazione
    • includere obblighi di servizio nelle licenze sullo spettro – ad esempio:
    • La Norvegia ha l’obbligo nella banda 3,5 GHz di fornire ai verticali l’accesso ai servizi 5G o allo spettro se non è in grado di fornire servizi 5G
    • I titolari di licenze francesi da 3,5 GHz devono soddisfare le richieste ragionevoli dei settori verticali fornendo un’offerta standard o su misura o uno spettro di locazione. La disposizione avrebbe dovuto entrare in vigore entro la fine del 2023.
    • Trasparenza sulla QoS mobile sul pacchetto di servizi

Key4biz. Quali Lezioni per il 6G. Il documento di Breton va nella giusta direzione?

Ilsa Godlovitch. Per il 6G il Libro bianco sul Digital Networks Act propone una maggiore armonizzazione per la gestione dello spettro, compresi i tempi coordinati delle aste e un’autorizzazione dello spettro più uniforme. Suggerisce che la legislazione europea dovrebbe includere una roadmap dello spettro verso il 6G. Propone un processo di notifica e una revisione vincolante mediante decisione invece della revisione tra pari volontaria. Revisione per includere in particolare la durata, le condizioni di utilizzo dello spettro, gli obiettivi/obblighi di QoS nel contesto degli obiettivi 2030. Modificare i processi di gara per indirizzare gli investimenti nelle infrastrutture anziché massimizzare le entrate. Il Libro bianco propone inoltre un ruolo più significativo per l’UE a livello internazionale nel settore dello spettro

Key4biz. Non sembra esserci molto su quali azioni concrete intraprendere.

Ilsa Godlovitch. Intanto, si potrebbe cominciare col definire il 6G: cos’è? Poi, fissare gli obiettivi della standardizzazione. Dovrebbero essere concepiti gli standard per soddisfare le esigenze sociali e ambientali e le esigenze degli utenti finali, tenendo conto di ciò che gli utenti finali effettivamente desiderano e di ciò che possono già ottenere da altre fonti. Esigenze europee vs globali. Troppe versioni del 5G? Dovrebbero essere fissati standard più elevati per chiamare qualcosa 6G? Serve poi avere una tabella di marcia per il 6G, ma la disponibilità dello spettro è soltanto una piccola parte del quadro.

Per quanto riguarda le condizioni di licenza per lo spettro, ciò che il 5G ci ha insegnato è che l’importante è incorporare determinati principi, ad es. Standard QoS: cosa che ci aspettiamo dal 6G, per soddisfare richieste ragionevoli per servizi specifici, il potenziale per altri attori non MNO di impegnarsi attraverso il proprio spettro o il leasing. È importante anche la trasparenza per i clienti (sulla larghezza di banda e sui fattori ambientali). I clienti dovrebbero essere informati sulla qualità della loro connessione mobile proprio come fanno con quella fissa, anche se ci sono più fattori in gioco.

https://www.key4biz.it/5g-nella-ue-ilsa-godlovitch-wik-consult-5g-stand-alone-ancora-indietro-ma-dal-2025-sara-piu-diffuso/487349/




Le telco Ue plaudono al Rapporto Letta

ETNO e GSMA, le associazioni di settore che rappresentano i principali operatori di telecomunicazioni europei, accolgono con favore il rapporto di alto livello di Enrico Letta “Much more tha a market”, pubblicato questa settimana dal Consiglio europeo. In tale contesto, le telco Ue incoraggiano gli Stati membri a sostenere un’azione legislativa rapida nel nuovo ciclo istituzionale, con la massima priorità, a seguito del Libro bianco “Come gestire le esigenze dell’infrastruttura digitale in Europa?”.

Leggi anche: Report Letta: ‘Ritardi 5G preoccupanti. Serve una nuova politica Ue dello spettro’. La roadmap al 2027 

Gli operatori condivisdono l’opinione espressa nella relazione di Enrico Letta secondo cui le tendenze geopolitiche, sociali e ambientali indicano la necessità di “un nuovo mercato unico per un mondo più ampio” in quanto, oggi, “le imprese europee soffrono di un deficit dimensionale sbalorditivo rispetto ai loro concorrenti globali, in primis gli Stati Uniti e la Cina”. Ciò si ripercuote sull’intera economia europea e sulla competitività di una vasta gamma di settori industriali.

Accolto con favore il riconoscimento di Letta che “un settore delle comunicazioni elettroniche sano e sicuro è fondamentale per la transizione verde, l’innovazione e la resilienza dell’Unione” e che l’attuale carenza di investimenti nella connettività gigabit non è più accettabile. Garantire che tutti i nostri cittadini e le nostre imprese siano inclusi nell’era digitale dipende dalla disponibilità diffusa di connettività avanzata e sicura.

Accolto con favore l’invito a completare il mercato unico delle telecomunicazioni dell’UE e a rinnovare il nostro corpus di norme in materia di telecomunicazioni alla luce delle mutevoli esigenze odierne nei settori del benessere dei consumatori, della sicurezza e della competitività industriale. Inoltre, sosteniamo l’opinione di Letta secondo cui la creazione di un vero mercato unico implica che “si dovrebbe tenere in debita considerazione la necessità di un certo livello di consolidamento all’interno dei mercati nazionali”.

Poiché l’azione urgente è ormai essenziale, la relazione di Enrico Letta indica il Libro bianco della Commissione europea “Come gestire le esigenze dell’infrastruttura digitale dell’Europa?” come primo passo per affrontare le carenze delle politiche europee in materia di connettività.

L’ETNO e la GSMA incoraggiano pertanto gli Stati membri a esprimere il loro forte sostegno all’invito all’azione contenuto nel Libro bianco. In qualità di rappresentanti del settore europeo delle telecomunicazioni, riteniamo che la riforma non sia più rinviabile.

È giunto il momento, aggiungono gli operatori, di garantire la leadership nella catena del valore della connettività in rapida evoluzione. Gli Stati Uniti, la Cina e altri paesi del mondo sono già più avanti dell’UE sia in termini di investimenti pro capite che di diffusione di reti 5G avanzate. L’UE si trova attualmente ad affrontare un deficit di 200 miliardi di euro negli investimenti nelle reti che, se non affrontato, minerà le ambizioni socioeconomiche e la sicurezza del continente. Le reti di telecomunicazione sono essenziali per trasformare le industrie, promuovere l’innovazione, migliorare la sostenibilità e garantire l’inclusione di tutti i cittadini dell’UE nel nostro sistema socioeconomico.

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Report Letta: ‘Ritardi 5G preoccupanti. Serve una nuova politica Ue dello spettro’. La roadmap al 2027  

“La residua frammentazione delle norme e dei settori a livello nazionale ostacola in modo cruciale il passo finale verso un mercato unico delle comunicazioni elettroniche”. E’ quanto si legge nel rapporto sul Mercato unico preparato dall’ex premier Enrico Letta, secondo cui nonostante l’attuazione del “Regolamento sul mercato unico delle telecomunicazioni”, che ha introdotto il “paradigma Internet aperto”, l’UE comprende ancora, attualmente, 27 distinti mercati nazionali delle comunicazioni elettroniche. “Questa persistente frammentazione ostacola la portata e la crescita degli operatori paneuropei, limitando la loro capacità di investire, innovare e competere con le loro controparti globali”. La scala della disparità è netta: in media in Europa un operatore serve soltanto 5 milioni di abbonati, rispetto ai 107 milioni negli Stati Uniti e a l’incredibile cifra di 467 milioni in Cina. Inoltre, in Europa gli investimenti nelle telecomunicazioni mostrano livelli pro capite in base al PIL pari a 104 euro, rispetto a 260 euro in Giappone, 150 euro negli Stati Uniti e 110 euro in Cina.

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Un report che è stato rilanciato su Linkedin anche dall’ad di Tim Pietro Labriola:

Ritardi del 5G, manca una politica armonica dello spettro

“L’attuale ritardo nella diffusione del 5G nell’Unione Europea solleva notevoli preoccupazioni, con conseguenze che vanno ben oltre il settore delle telecomunicazioni in sé, perché un ritardo nell’introduzione avrà un impatto negativo diffuso su tutti i settori dell’economia: le politiche in materia di banda radio deve essere molto più unificata per avere un mercato unico efficace”. Lo si legge nella relazione sul Mercato unico, che l’ex premier italiano Enrico Letta presenta oggi ai leader durante il Consiglio europeo.

“Sebbene si tratti di una questione critica per gli Stati membri, legata anche ad aree di interesse nazionale come, ad esempio, la difesa nazionale, è di fondamentale importanza per il settore industriale europeo mantenere la leadership tecnologica e l’eccellenza dello stato dell’arte che ancora conserva, nonostante la difficile sostenibilità economica sostenuta dagli operatori di telecomunicazioni in Europa”, continua il testo che l’attuale direttore dell’istituto Jaques Delors ha redatto sotto incarico della presidenza belga di turno del Consiglio Ue.

Report Letta: entro il 2027 unificare politica spettro radio

“Entro il 2027, unificare la politica dello spettro radio per sostenere l’effettivo sviluppo di un mercato unico delle comunicazioni elettroniche, concentrandosi sulla diffusione del 5G e sulle tecnologie future”. Lo si legge nel rapporto sul Mercato unico preparato dall’ex premier Enrico Letta.

Report Letta: entro il 2024 consolidare legge infrastrutture gigabit

Entro il 2024, “consolidare la legge sulle infrastrutture Gigabit per eliminare gli oneri amministrativi che ostacolano la diffusione delle reti. Fornire ulteriori indicazioni sulle regole di neutralità della rete per tenere conto di casi d’uso innovativi come la suddivisione della rete 5G”. Lo si legge nel rapporto sul Mercato unico preparato dall’ex premier Enrico Letta.

La roadmap dello spettro al 2027. L’analisi del report

Lo schema della roadmap di sviluppo del 5G e delle nuove politiche sullo spettro nel Rapporto Letta

L’Europa ha ceduto la propria leadership nel settore delle telecomunicazioni all’inizio degli anni 2000, periodo in cui vantava alcune delle più grandi e robuste società di telecomunicazioni, si legge nel rapporto, che ricorda i fasti europei del 3G. Ora è tutto cambiato e per riprendere slancio sarà necessario implementare la “connettività mobile 5G/6G potenziata dall’intelligenza artificiale (AI) e da soluzioni cloud”.

I vantaggi della piena implementazione del 5G in Europa

sono stimati in oltre 250 miliardi di euro aggregati in una serie di settori verticali e servizi pubblici. Le generazioni successive di reti mobili, come il 6G, rappresenteranno un’evoluzione senza soluzione di continuità dalla quinta generazione, senza interruzioni significative previste per il futuro della telefonia mobile comunicazioni.

“Tuttavia, l’attuale ritardo nella diffusione del 5G nell’Unione Europea è significativo e preoccupante, con conseguenze che vanno ben oltre il settore delle telecomunicazioni stesso perché un’implementazione ritardata avrà un impatto negativo diffuso su tutti i settori dell’economia.

L’Europa deve sfruttare i punti di forza di un mercato unificato delle telecomunicazioni e dare priorità all’incentivazione degli investimenti necessari per colmare la sua crescente connettività divario di investimenti. Decisioni politiche coerenti devono essere prese soprattutto a livello europeo riguardante il quadro normativo più ampio essenziale per sostenere lo sviluppo del 5G”, si legge.

Rapporto Letta, banda 6Ghz alle comunicazioni mobili (leggi WiFi)

Ciò è particolarmente rilevante in quanto le discussioni si svolgono al Conferenza radiofonica mondiale sull’assegnazione della banda superiore dei 6 GHz (6425-7125 MHz) ai servizi IMT. “L’assegnazione di questa banda per l’uso dell’IMT è fondamentale per facilitare le alte prestazioni e lo sviluppo della qualità dei servizi 5G, che, a sua volta, getterà le basi per il 6G tecnologie”.

Superare sistema delle aste al massimo rialzo

Infine, è necessaria la progettazione e la realizzazione di aste per l’assegnazione dello spettro attenta valutazione. Le aste devono essere strutturate con prezzi di riserva bassi (o commissioni annuali) e sulla base di formati e regole d’asta comprovati. Un aspetto critico di questo approccio implica garantire la non discriminazione nei confronti dei nuovi operatori del mercato e istituire licenze a lungo termine.

Anche se gli Stati membri dovrebbero mantenere la loro autorità sulle risorse nazionali,

è evidente la necessità di criteri armonizzati nella gestione dell’assegnazione dello spettro radio. L’obiettivo dovrebbe essere quello di migliorare la fornitura di servizi all’avanguardia ai consumatori europei, imprese e industrie, piuttosto che dare priorità alla generazione di entrate attraverso le aste.

L’evidenza storica suggerisce che gli elevati costi d’asta possono impedire investimenti tempestivi nella rete.

“L’ottimizzazione degli attuali diritti d’uso nazionali, ad esempio all’interno delle bande 3,4-3,6 GHz, è un obiettivo complesso che richiede un’attenta considerazione. L’Unione Europea potrebbe invece far adottare una strategia di razionalizzazione molto più lungimirante e favorevole al mercato unico sulla gestione dello spettro riguardanti le imminenti decisioni politiche sui 6 GHz. Questo approccio si concentrerebbe sulla designazione internazionale della banda per Servizi di Telecomunicazioni Mobili (IMT) – leggi WiFi di nuova generazione – nonché i criteri per l’assegnazione dei diritti d’uso.

La fattibilità di questo approccio è rafforzata dallo stato attuale della banda superiore dei 6 GHz, relativamente libera da allocazioni precedenti, offrendo così una tabula rasa per la politica sviluppo”, si legge.

Parità di condizioni

L’unificazione del mercato delle telecomunicazioni incentiverebbe “gli investimenti necessari” per aggiornare le infrastrutture dell’UE, afferma il rapporto. La Commissione Europea ha calcolato un gap di investimenti di 174 miliardi di euro per raggiungere i suoi obiettivi digitali per il 2030.
Letta ha anche scritto che è necessario bilanciare il rapporto tra operatori di telecomunicazioni e big tech.
Per lui, la regolamentazione antitrust del Digital Market Act (DMA) e la regolamentazione di moderazione dell’UE del Digital Services Act (DSA) hanno solo “iniziato ad affrontare in modo efficace” lo squilibrio normativo.

Neutralità della rete e raccomandazione sul network slicing

L’esecutivo dell’UE dovrebbe “fornire agli operatori […] una raccomandazione” entro il 2024 sul network slicing sul 5G, sostiene il rapporto. Questa pratica comporta il frazionamento di una rete di telecomunicazioni in modo che a diverse applicazioni possa essere offerta una diversa qualità di servizi.
Tuttavia, ciò è visto come una minaccia al principio di neutralità della rete sancito dal regolamento sul mercato unico delle telecomunicazioni, che non consente discriminazioni contro diversi tipi di traffico Internet.
Letta sostiene nel rapporto che il network slicing è importante per la robotica e l’intelligenza artificiale, compresa la guida autonoma, e spiega che una raccomandazione della Commissione “darebbe agli operatori maggiore flessibilità e chiarezza nella distribuzione dei servizi”.

https://www.key4biz.it/report-letta-ritardi-5g-preoccupanti-serve-una-nuova-politica-ue-dello-spettro-la-roadmap-al-2027/487256/




5G&Co. Sfide infrastrutturali ed opportunità dalle reti terrestri e satellitari

In gran parte dei principali mercati mondiali si sta progressivamente adottando la rete 5G. Una connettività di nuova generazione tramite rete terrestre che soffre tuttavia della necessità dell’installazione di antenne, la cui assenza può lasciare intere aree geografiche prive di connettività. Associando la tecnologia 5G ai satelliti di telecomunicazioni, questo problema può essere risolto: la connettività mobile sarà ampiamente diffusa e permetterà di avere accesso alla rete 5G ovunque sulla Terra, completando così la copertura delle reti terrestri esistenti. Le cosiddette aree bianche, non coperte dalle reti cellulari terrestri, disporranno di una rete cellulare efficace, senza limitazioni. Le aree geografiche impervie, le foreste, i mari e le montagne potranno beneficiare di questa connessione 5G. In queste zone i satelliti non offriranno lo stesso livello di performance delle reti di antenne ma garantiranno un servizio di comunicazione mobile soddisfacente.

Su questi temi sono intervenuti al “5G & Co. 2024. Everything is Connected”, la conferenza internazionale di riferimento del mondo delle telecomunicazioni organizzata dal CNIT (Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Telecomunicazioni) al Palazzo delle Esposizioni di Roma, Marco Brancati, Chief Technology & Innovation Officer di Telespazio, Domenico Dichiarante, Head of Operational Marketing di Open Fiber, e Leonardo Mazzini, CTO di Thales Alenia Spaces.

La fibra ottica è l’elemento centrale per le telecomunicazioni wireless e per tutte quelle infrastrutture operative che hanno bisogno di connettività. “La costruzione dell’autostrada digitale in fibra ottica ha un grande valore socio-economico: non mira solo ad abbattere il digital divide nel Paese, ma contribuisce anche alla decarbonizzazione digitale, con un risparmio di energia di circa il 60% rispetto alle reti in rame”, ha spiegato nel suo intervento Domenico Dichiarante, Head of Operational Marketing di Open Fiber.

Tra le sfide che ci aspettano c’è il WIFi7: “L’infrastruttura è il fattore abilitante per far dialogare oggetti e persone. Sul mercato vince la tecnologia che può dare il miglior valore aggiunto al cliente finale, comprese aziende e PA. In questo mondo c’è una fibra che consente di portare connettività ad antenne case e industrie. La connettività indoor si traduce con tecnologia WIFi – ha spiegato Dichiarante – e l’avvento della settima generazione migliora la velocità e migliora le applicazioni in ambito aziendale e industriale. Una delle applicazioni 5G come le private network, troveranno nel WIFi7 una tecnologia a basso costo che garantisce velocità notevole, minor latenza e gestione di più device. Caratteristiche che vanno incontro a molte esigenze industriali. Una tecnologia che potrebbe diventare un vero competitor per il 5G, almeno per quel che riguarda la connettività interna agli edifici. Non c’è una tecnologia che vincerà su tutto. La fibra è l’infrastruttura centrale, ma a seconda delle applicazioni ci sarà spazio per diverse soluzioni di connettività”.

Negli ultimi anni lo spazio ha acquisito molta rilevanza, ha detto Leonardo Mazzini, CTO di Thales Alenia Spaces. “Abbiamo un approccio cooperativo con gli operatori terrestri per il 5G. Nell’approccio scelto da Starlink si utilizzano le frequenze degli operatori terrestri, come in Canada, USA e Giappone, con accordi di collaborazione su frequenze allocate nelle reti terrestri. Nel caso cooperativo parliamo di Non Terrestrial Network, o NTN, nell’altro caso, invece, di approccio business oriented, tipo quello di Space X per intenderci”, ha precisato Mazzini.

“Le NTN rispondono ad uno standard 3GPP e abbiamo collaborato per l’allocazione delle bande e standardizzare a livello internazionale tutto l’ecosistema per la parte spaziale. Sono stati fatti degli studi e sulla base di questo è nata la proposta Iris 2. Il satellite nel 5G e nelle telecomunicazioni in generale può dare molto. Sicuramente il supporto agli utenti mobili, tra cui aerei navi e droni. Senza dimenticare che in termini generali, in caso di perdita del network terrestre – ha aggiunto il CTO di Thales Alenia Spaces – il satellite è un valido alleato per la fornitura di connettività. Senza dimenticare la copertura globale che il satellite può assicurare, anche e soprattutto per le zone remote, più difficilmente raggiungibili dagli operatori terrestri”.

Il satellite negli ultimi 10 anni si è integrato con i servizi di connettività globale, ha ricordato Marco Brancati, Chief Technology & Innovation Officer di Telespazio: “Ha perso la sua specificità a favore di un nuovo ruolo di fornitura servizi, già con il 4G. Oggi, invece, con il 5G, grazie alle costellazioni in orbita bassa, si può dar seguito ad uno slicing, con il satellite che diventa un nodo specifico di una rete globale, con i punti di aggancio tra rete satellitare e terrestre che di fatto diventano i punti dove fare l’edge”.

“L’ESA ha finanziato la prima parte del progetto, che prevede la realizzazione di una costellazione di satelliti lunari, con l’obiettivo di fornire connettività agli utenti che un giorno lavoreranno sul nostro satellite naturale, come lander e robot che saranno impiegati in varie attività estrattive, esplorative e produttive. Un giorno probabilmente – ha concluso Brancati – serviranno anche agli esseri umani che saranno inviati nuovamente sulla Luna. Ogni attività prevede una connessione per attivare le macchine che autonomamente provvederanno a portare avanti diverse attività. Telespazio coordinerà il progetto, per fare in modo che questi investimenti arrivino a risultato”.

https://www.key4biz.it/5gco-sfide-infrastrutturali-ed-opportunita-dalle-reti-terrestri-e-satellitari/487149/