5G&Co. Nuove tecnologie e protezione dei dati personali, l’intervento di Ginevra Cerrina Feroni (Garante Privacy)

Un’estensione esponenziale dell’Internet of Things e l’interconnessione di tutti gli oggetti saranno sempre più una realtà quotidiana nei prossimi anni e l’avvento del 5G non farà altro che accelerare questo trend. Un trend che porta con sé, implicitamente, il rischio di sempre maggiori rischi per la riservatezza dei dati personali.

Alla 6° edizione del 5G Italy, la conferenza internazionale di riferimento del mondo delle telecomunicazioni organizzata dal CNIT (Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Telecomunicazioni), dal titolo “5G & Co. 2024. Everything is Connected”, che si è svolto al palazzo delle Esposizioni di Roma, è intervenuta Ginevra Cerrina Feroni, Vice presidente del Garante per la Protezione dei Dati Personali.

“Tramite la rete 5G si abilitano le nuove soluzioni IoT e IA, ma si apre anche il tema della governance dei dati. Governare questa enorme massa di dati e informazioni sarà una sfida non banale, perché dovrà avvenire nel rispetto della tutela dei dati personali. A riguardo, abbiamo bisogno di razionalizzazione, semplificazione e chiarezza. Gli assetti regolatori sono due: il Data Act e il Data Governance Act, che sono già in vigore”, ha spiegato Ginevra Cerrina Feroni.

“Normative complesse e ancora tutte da metabolizzare. Il Data Act mira ad eliminare le barriere che ostacolano l’accesso ai dati generati dalle macchine. Il Data governance act è invece uno strumento intersettoriale, che mira a regolamentare il riutilizzo dei dati pubblici e protetti, potenziando la condivisione degli stessi attraverso la regolamentazione dei nuovi intermediari e incoraggiandone la condivisione per scopi generali. Parliamo sia di dati personali sia di quelli non personali. Obiettivo generale – ha sottolineato Cerrina Feroni – è mettere a disposizione di amministrazioni pubbliche e imprese flussi di dati di qualità. Nel complesso si vuole arrivare a sviluppare nuovi servizi da offrire sul mercato. Molto difficile stabilire la differenza tra dato personale e dato generico”.

Un problema di competenze anche, ha precisato la Vice presidente del Garante Privacy: “Si ragiona da tempo se l’Autorità Garante per la protezione dei dati personali si debba occupare solo dei primi e non dei secondi. Altro rilevante pilastro è l’infrastruttura. Problemi ulteriori si riscontrano nel coordinamento tra tutte queste normative che stanno entrando in vigore, compreso il nuovo testo sull’AI, e la protezione dei dati. Sotto il profilo terminologico sarà invece un problema capire cosa significa titolarità del dato o utenti del dato, cioè se queste terminologie rispecchino gli stessi soggetti sia nelle normative europee sia in quella della protezione dei dati. Per la governance, infine, l’Unione europea ha fatto delle ‘non scelte’, sia sul Dga che l’AI Act, lasciando la libertà ai singoli di Stati di scegliere le autorità competenti. Si dovranno trovare delle modalità di lavoro e coordinamento. Le Autorità dovranno trovare delle linee guida di base”.

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5G & Co. Nuove reti e servizi smart per trasporti e mobilità

Strade, autostrade e ferrovie connesse in rete, integrate a soluzioni di guida autonoma, sono diversi gli aspetti su cui Istituzioni e imprese devono lavorare per garantire sicurezza, sostenibilità e affidabilità. Su questi temi cruciali per lo sviluppo del Sistema Paese e l’offerta di una connettività di qualità a tutti i cittadini, anche per chi vive nelle aree economicamente più svantaggiate, sono intervenuti al 5G&Co. – Everything is connected, la Conferenza internazionale promossa dal CNIT e in corso a Roma al Palazzo delle Esposizioni, Emanuele Procaccioli, Managing Director – Communications, Media & Technology for Italy, Central Europe and Greece di Accenture, Graziano Bini, Head of Innovation & Engineering di INWIT, e Giuseppe Angelisanti, Head of Connectivity, IoT & Automation, Ferrovie dello Stato Italiane.

“La mobilità è uno dei vertical dove il 5G è abilitatore primario. Parliamo a ad esempio di veicoli a guida autonoma e di maggior sicurezza e controllo del trasporto ferroviario. Per arrivare a questi nuovi servizi bisognerà investire in infrastrutture e reti dedicate. Avendo una tecnologia in comune con le telco, sarà possibile mettere a disposizione delle aziende esperienza e competenze per gestirle, mantenerle e sfruttarle, accelerandone l’adozione. Bisogna lavorare sui processi e sulla definizione di nuovi servizi che abilitino modelli di lavoro avanzati. Saranno necessarie sinergie diffuse per controllare costi e accelerare programmi di sviluppo. Il ritorno sull’investimento è centrale per le aziende – ha affermato Emanuele Procaccioli di Accenture – e una volta individuato correttamente, consentirà agli investitori di prendere in considerazione la realizzazione di nuovi servizi 5G. Con Anas lavoriamo assieme sul progetto di digitalizzazione del traforo de Frejus. Lo stesso business case applicato a tutta la rete dei trasporti nazionale è molto più difficile e rischioso. Si deve ripartire dai processi e capire come le nuove tecnologie possano abilitare una digitalizzazione degli stessi e abilitare nuovi automatismi. Nel nostro laboratorio di Roma offriamo l’opportunità di guardare da vicino l’intera catena del valore del 5G”.

“INWIT dispone di 24 mila torri distribuite su tutto il territorio nazionale, sia per operatori Fwa sia di IoT. Il prerequisito è disporre di una coperta 5G capillare e pervasiva su tutto il territorio. Noi aiutiamo gli operatori mobili nel portare questa tecnologia su tutte queste torri. Stiamo lavorando per supportare gli operatori anche stringendo collaborazioni forti con le amministrazioni pubbliche. Stiamo inoltre sviluppando l’infrastruttura, oltre 900 nuove torri nel 2023 che indirizzano le esigenze degli operatori mobili e Fwa e in parte anche nel PNRR. L’Italia è stato il primo Paese in Europa a proporre le risorse del PNRR per le torri. Più di 1300 aree a fallimento di mercato saranno così raggiunge da copertura 5G – ha spiegato Graziano Bini di INWIT – per uno sviluppo socio economico che possa garantire un futuro anche alle comunità che popolano i piccoli Comuni italiani. La costruzione di questa infrastruttura consentirà di avere una copertura 5G del territorio, della rete stradale e autostradale e di tutta la rete ferroviaria, anche per sviluppare servizi di mobilità connessa. L’Italia è il quarto Paese in Europa per rete autostradale e il primo per ponti, viadotti e gallerie. Un primo problema è quello della mobilità urbana. Costruiamo grandi infrastrutture condivise e small cells per dare copertura 5G a servizi smart city di mobilità urbana. Realizziamo coperture indoor, compresi porti e aeroporti. Poi c’è il tema delle metropolitane. Il giorno dell’inaugurazione a Milano il passeggero ha sperimentato la copertura 4-5G. per autostrade e ferrovie c’è da considerare il servizio all’utente finale. Ina grande sfida entro il 2030 è offrire 3-5Mbps per passeggero. Poi ci sono i servizi mission critical”.

“La connettività è elemento trasversale nel PNRR. Oggi ci sono in Italia 17 mila km di ferrovie e 32 km di strade a pedaggio gestite da Anas. Tali infrastrutture possono collegare i Paesi in termini di connettività. L’infrastruttura oggi deve essere intelligente e costantemente monitorata, anche per la manutenzione e la sicurezza. Poi ci sono le smart road. Abbiamo portato avanti diversi progetti con Anas per testare la connessione tra l’infrastruttura stradale e i veicoli che ci corrono sopra. Sul treno, in collaborazione con gli operatori, abbiamo migliorato la connettività sull’alta velocità. Ci sono anche i treni merci che viaggiano monitorati grazie a connettività continua, che può aprire a diversi settori economici. Una delle attività principali per ottenere la massima connettività è stato capire, con le istituzioni, quelli che sono i limiti normativi, con i vendors e gli operatori tlc invece individuare le opportunità. L’elemento fondamentale che emerge è capire la collaborazione e la necessità di individuare un obiettivo sostenibile, soprattutto nelle aree senza ritorno di investimento. Circa 11 mila km di ferrovie sono vicine alle strade. Posizionando una copertura 5G adeguata tra le due infrastrutture si potrebbe arrivare a servire entrambe. Da questa sinergia potrebbe nascere uno scenario più sostenibile da un punto di vista tecnico ed economico in cui agire efficacemente”, ha dichiarato Giuseppe Angelisanti di Ferrovie dello Stato.

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5G&CO. Nobile (Agid): “Dobbiamo dare le giuste istruzioni a 23 mila PA”

Colmare il gap tra le reti e i servizi nella pubblica amministrazione (PA) digitale è uno dei tanti compiti che si pone di eseguire l’Agid, l’Agenzia per l’Italia Digitale, di cui è direttore generale Mario Nobile.

Nel suo intervento dal titolo “Le tecnologie per i servizi territoriali avanzati. Strumenti del Piano Triennale”, Nobile ha spietato che “la PA italiana spende circa 8 miliardi di euro all’anno solo nella gestione dei siti. Il Piano Triennale, che è un vero e proprio piano industriale, ha sempre denominato le grandi architetture e le grandi strategie“.

“Ci sono più di 3.200 morti all’anno per incidenti stradali. Il 75% degli incidenti stradali avviene nelle città. Ci sono gli strumenti per ridurre e far tendere a zero questo terribile fenomeno? Si – ha spiegato Nobile – si chiamo ITS, sistemi di trasporto intelligenti. Non si tratta di capire l’utilità di queste soluzioni, ma di come implementare il Piano Triennale. Ad esempio, abbiamo inserito un progetto, si chiama Masa, Modena Automotive Smart Aaerea, un’area urbana all’interno della città di Modena, dotata delle infrastrutture necessarie alla sperimentazione dei veicoli attrezzati per la guida autonoma“.

Ma non solo, il Masa è un quartiere profondamente infrastrutturato, col fine di testare anche nuove soluzioni per la mobilità sicura, come nel caso della protezione delle piste ciclabili, o dei percorsi pedonali.

“Oggi bisogna far capire alle 23.000 PA, ai fornitori alle imprese private, che implementare un’area e i suoi progetti tecnologici consenta di salvare vite umane. Come anche negli ospedali o le ASL, dove l’intelligenza artificiale consente di ottimizzare tempi, risorse e costi“, ha proseguito il DG Agid.

“I flussi di dati che abbiamo a disposizione oggi ci consentono di ottenere informazioni chiave per risolvere problemi. Conoscere il traffico in tempo reale ci permette di ottimizzare i tempi di attesa dei pazienti che devono fare delle terapie o delle visite. Sapere che su 10 persone prenotate per la radioterapia, due non si presenteranno per motivi di traffico o si presenteranno in ritardo, cambia completamente la qualità del servizio“, ha detto Nobile.

Riguardo al 5G, ha concluso Nobile, “noi dobbiamo riuscire a dare le giuste istruzioni di montaggio a 23 mila amministrazioni pubbliche e a tutti gli ecosistemi di imprese che collaborano con loro“.

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5G&Co. Gualtieri: “Small cells aperte agli operatori per coprire il territorio di Roma”

Partiti i lavori per la realizzazione del progetto “Roma5G”, grazie all’attivazione della prima area Wi-Fi pubblica in Piazza del Campidoglio a cui non serve la password per connettersi. Del lavoro da fare in tutta la Capitale e dei suoi possibili sviluppo ha parlato al 5G&Co. – Everything is connected, la Conferenza internazionale promossa dal CNIT e in corso a Roma al Palazzo delle Esposizioni, il sindaco della città, Roberto Gualtieri.

“Abbiamo cercato il modo di aiutare gli operatori per utilizzare la rete 5G per sostenere l’utilizzo delle applicazioni più avanzate che tale tecnologia mette a disposizione di cittadini e imprese, ma anche alle amministrazioni pubbliche. Non solo sensoristica e terminali, ma anche soluzioni di intelligenza artificiale. Le ragioni derivano dalla consapevolezza che per realizzare un’effettiva copertura 5G è necessario sostenere e realizzare investimenti ingenti. È necessario affiancare alle antenne anche le small cells che concorrono a coprire un grande territorio metropolitano. Noi abbiamo promosso un modello di investimento pubblico privato che integra i piani di sviluppo degli operatori superando i limiti del mercato sulla base del principio della neutralità. Per sostenere lo sviluppo economico e l’innovazione, per concorrere agli obiettivi strategici del Paese. Siamo nella fase di attuazione ed è in corso il dispiegamento del 5G e del WiFi. Siamo tra le prime città che stanno realizzando interventi di questo tipo e siamo molto determinati a portarlo a termine, coinvolgendo tutti gli operatori per favorire in maniera competitività l’utilizzo e il dispiegamento di questa nuova rete. Si va dalle esigenze legate al Giubileo, che riguardano la possibilità di avere il segnale sullo smartphone e altri device mobili quanto ci sono milioni di persone in strada, fino all’abilitazione i nuovi servizi di monitoraggio dei dati e di videosorveglianza”, ah spiegato Gualtieri.

L’ambizione, ha spiegato il sindaco, è “realizzare una copertura capillare 5G basata su small cells aperte a tutti gli operatori mobili, per un totale di 6mila punti di propagazione del segnale, e una rete WiFi free ad accesso seamless con 850 punti di presenza in cento piazze, oltre a tutte le insegne della metro trasformate in access point”. 

Un progetto da 97,7 milioni di euro, ha precisato Gualtieri, 20 di questi forniti dalle casse comunali a valere dai fondi giubilari del Pnrr per portare il 5G nella Capitale in vista del Giubileo del 2025.

Il progetto si basa su sei elementi, ha illustrato Gualtieri: la copertura 5G della metropolitana, cioè la coperta lungo tutta la linea A, B, C, B1; 2000 punti di presenza con small cells, microantenne disposte in punti chiave, come i semafori ad esempio o altre infrastrutture chiave in strada; oltre 1000 hot post per il wifi F6 di nuova generazione; oltre 1800 sensori e moduli di IoT per soluzioni smart city; 2000 telecamere; la copertura indoor degli edifici pubblici, ma con possibilità di intervenire anche in edifici istituzionali.

“I tempi del progetto sono serrati, visto che il piano prevede la posa della fibra in 100 piazze e il completamento della rete 5G sulle fermate lungo il percorso giubilare della Metro A entro la fine del 2024; le altre fermate arriveranno entro giugno 2025.
I servizi Wi-Fi sulle 100 piazze saranno completati entro il giugno 2025, come anche l’installazione dei sensori IoT e delle telecamere ma il 75% sarà operativo già per il Giubileo. I lavori per le small cells si completeranno attraverso vari passaggi intermedi, fino al 2027”, ha proseguito il sindaco di Roma.

“Tutto questo necessità il potenziamento della dorsale fibra che è in corso. Il perimetro è Roma Capitale, ma stiamo lavorando per partire da acluni nodi strategici, tra porti e aeroporti.
Il 5G ci consente di abilitare soluzioni smart city avanzate, grazie alla bassissima latenza, tra cui la telemedicina, ma la potenzialità è grande e gli operatori potranno offrire sempre nuove soluzioni. Altro fronte è l’AI, che sarà indispensabile per abilitare le nuove tecnologie di rete, a partire dai servizi di comunicazione ai cittadini e ai turisti”, ha concluso Gualtieri.  

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5G&Co. Butti: “Dobbiamo contribuire ad accelerare il 5G standalone, ma chi si occupa di colmare il gap tra reti e servizi?“

Al 5G&Co. – Everything is connected, la Conferenza internazionale promossa dal CNIT e in corso a Roma al Palazzo delle Esposizioni”, è intervenuto Alessio Butti, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri per l’Innovazione Tecnologica e la Transizione Digitale.

“I ritardi su 5G non sono solo italiani, ma globali. Dobbiamo contribuire come Governo ad accelerare il 5G standalone. Chi si occupa di colmare il gap tra reti e servizi? Serve una Rete europea di Edge Computing”, ha affermato il sottosegretario.

“Il 5G accompagna da qualche anno le nostre riflessioni. Già prima della pandemia si avanzavano dei business case e il nostro Paese era in fase avanzata. L’emergenza sanitaria e i ritardi della trasformazione digitale hanno imposto dei limiti a quel processo. Nella 5G conference di Bruxelles si è sottolineato come il mancato sviluppo del 5G può rallentare anche l’avanzata dell’intelligenza artificiale. Si tratta di ritardi globali, oltre che europei, con un’agenda internazionale molto complessa, anche in considerazione del contesto geopolitico. Abbiamo le idee chiare sul 5G. Occorrono sicuramente le reti – ha detto Butti – fatte di sole interconnessioni 5G. Parliamo di 5G standalone, perché gli ambienti imprenditoriali e manifatturieri chiedono una vera rete di nuova generazione per abilitare le nuove tecnologie. Come decisori politici dobbiamo intervenire e dobbiamo parlare del vero 5G, senza far riferimento al 4G o addirittura il 3G”.

“Sappiamo perfettamente che gli operatori di tutto il mondo stanno tentando di implementare il 5G standalone. Ad esempio – ha ricordato Butti – c’è il caso di Vodafone, che l’ha sfruttato in occasione dell’incoronzione di Re Carlo III, che ha consentito il trasferimento delle immagini senza costringerli a dividersi la banda disponibile. Quando il 5G sarà standalone avremo un servizio di alta qualità. Abbiamo voluto inserire il tema nella strategia di revisione della banda ultralarga”.

“Questa rete però non c’è e dobbiamo ricorrere a generazioni di rete intermedie. il 5G advanced è una soluzione che va incontro alle esigenze immediate di monetizzazione, consentendo nuovi servizi come il metaverso e la realtà estesa. Stesso discorso per la transizione industriale e l’efficientamento energetico. Il problema della sostenibilità del sistema è reale. Ma c’è una considerazione da fare – ha proseguito il sottosegretario – quando avremo il 5G advanced dovremmo assicurare la messa in opera dei servizi collegandoli alle infrastrutture e gli utenti. Non è una cosa semplice”.

In conclusione, il Sottosegretario ha annunciato “l’intenzione del Governo di finalizzare il Disegno di legge sull’AI entro il 23 aprile. Serve una Rete europea di Edge Computing”

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5G&Co. Blefari Melazzi (CNIT): “Internet sempre più frammentata, ma il 5G crescerà”

Apertura di Luigi Garofalo, Direttore, Key4biz e Cybersecurity Italia

Partita la 6° edizione del 5G Italy, la Conferenza internazionale organizzata dal CNIT (Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Telecomunicazioni), che si terrà al Palazzo delle Esposizioni di Roma oggi e domani. Una conferenza internazionale di riferimento del mondo delle telecomunicazioni organizzata dal CNIT (Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Telecomunicazioni), che quest’anno si intitola “5G & Co. 2024. Everything is Connected”, a sottolineare l’ampliamento di vedute che si allargherà ai diversi ambiti di applicazione della tecnologia.

Francesco De Natale, Direttore, CNIT

Nel suo saluto di benvenuto, il direttore del CNIT, Francesco De Natale, ha illustrato la struttura e il lavoro del Consorzio, “fondato nel 1995, si compone di 42 università italiane e 1300 ricercatori. Un hub di competenze metodologiche e numerosi ambiti applicativi, tra cui trasporti, ricerca, industria, salute, energia, media, security, agricoltura”.

Ma non solo, perché “fanno parte del CNIT i laboratori nazionali a disposizione di tutte le Università consorziate, aventi il fine di svolgere attività di ricerca particolarmente impegnativa sul piano sperimentale e realizzativo a livello nazionale e internazionale”.

Durante il suo intervento dal titolo “L’evoluzione di Internet: come cambia il ruolo degli stakeholder”, il Presidente del CNIT, Nicola Blefari Melazzi, ha spiegato il ruolo degli hyperscaler, grandi imprese prima chiamate OTT, gli Over the top, chiamati così perché stavano sopra la rete e adesso anche all’interno della stessa: “Riguardo il 5G, ciò che è più importante come tema da affrontare adesso è il gap che esiste tra la rete e le esigenze degli utenti”.

Nicola Blefari Melazzi, Presidente, CNIT

“Gli hyperscaler oggi possiedono o operano una grande percentuale di collegamenti intercontinentali – ha detto Melazzi – fino al 95% del traffico, e vaste aree delle sezioni di distribuzione, il che permette loro di raggiungere oltre il 75% di Internet senza attraversare più gli ISP di Tier-1 e Tier-2, più di quasi ogni altro operatore di rete”.

“Gli operatori di telecomunicazione sono in sofferenza, basta guardare le quote di mercato, c’è un assottigliamento costante, anche per i fornitori di connettività in generale, a favore dei provider di servizi online e applicazioni. Nell’insieme, però – ha proseguito il Presidente del Consorzio – il settore è in grande crescita, quindi non si può dire sia in crisi, visto che cresce del 15% l’anno.

Oggi queste grandi aziende arrivano direttamente agli utenti, perché sono dentro la rete, con tanto di servizi e applicazioni, senza passare per gli operatori tradizionali, grazie ad infrastrutture di comunicazione sempre più ampie e capillari”.

“La stessa internet si sta trasformando, divenendo piatta, perché senza più interposizioni. Una rete non più uniforme, ma frammentata in tante “internet virtuali”. La storia della nostra televisione è simile, siamo partiti con tre canali Rai e oggi ne abbiamo un numero enorme.

Per l’avvio del 5G in Italia serve non solo un’infrastruttura diffusa per la copertura del territorio, ma anche nuove applicazioni e nuovi terminali dedicati. Senza questi non si completerà mai la transizione”, ha affermato Blefari Melazzi.

“Esiste poi un gap tra la rete e i servizi. Bisogna tenere in considerazione le esigenze degli utenti finali. Ad esempio – ha precisato Blefari Melazzi – offrire connettività agli ospedali non basta, si devono digitalizzare i processi, installare i sensori, offrire i terminali e i device ai medici e agli operatori delle strutture, altrimenti non ci si fa niente con la connettività. Stessa cosa con la metropolitana di Roma, che sarà presto coperta dalla rete 5G. Se non si installano e attivano i sensori e le videocamere, non avremo mai un livello di sicurezza accettabile”.

“Tra la connettività e gli utenti finali sembra ci sia un vuoto, che va riempito, ma certamente a costi accettabili. La situazione attuale del mercato delle telecomunicazioni non è rosea, ma i servizi e le applicazioni basati sulla rete 5G si svilupperanno grandemente”, ha concluso il Presidente del CNIT. Resta da vedere da chi saranno implementati e secondo quali modalità.

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5G&Co. Laura Aria (Agcom): “5G, manca un business model ben definito”

Dai nuovi servizi alle applicazioni, dai verticals alla regolamentazione, sono molteplici gli aspetti necessari concomitanti nella creazione e lo sviluppo di un nuovo ecosistema basato sulla rete 5G e 5G standalone. Uscito dalla sua prima fase tecnologica di avvio, il 5G sta ormai evolvendo silenziosamente ma in maniera costante verso una molteplicità di applicazioni capillari a vantaggio soprattutto del mondo aziendale.

Su questi temi si è centrato l’intervento di Laura Aria, Commissario Agcom (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) alla 6° edizione del 5G Italy, la conferenza internazionale di riferimento del mondo delle telecomunicazioni organizzata dal CNIT (Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Telecomunicazioni), dal titolo “5G & Co. 2024. Everything is Connected”, che si svolgerà oggi e domani al palazzo delle Esposizioni di Roma.

“Il 5g ha rivoluzionato il concetto di utente finale. Ha aumentato la capacità di far dialogare le macchine tra loro. Il 5G è fattore di discontinuità rispetto al tradizionale servizio radio mobile. Questo spiega la difficoltà di affermarsi di questa tecnologica, perché manca un business model ben definito. In un ambiente digitale ci sono numerosi servizi, spesso offerti da aziende non europee. Qui manca la vecchia leadership dell’Europa nei servizi mobili, in cui collaborarono tutti gli stakeholder per individuare interfacce comuni che hanno determinato il successo del Gsme”, ha spiegato Laura Aria.

“Questa del 5G è una storia che stenta a decollare, perché presuppone un cambio totale di business, di mercato e nell’individuare reti di servizi più flessibili rispetto alle precedenti. Queste sono reti che si modellano davanti ai servizi e quindi il 5G necessità di un livello alto di digitalizzazione delle imprese e del mercato, nonché grandi competenze digitali e regole di condivisione dello spettro che prima non c’erano. Dal punto di vista delle regole, nel 2016 c’è stato l’Action plan e poi nel 2017 una legge nazionale per i criteri delle aste delle frequenze. Siamo satti il primo regolatore in Europa che ha predisposto l’asta 5G. in questo regolamento – ha aggiunto il Commissario – l’autorità ha introdotto prime forme di flessibilità come il sistema “o lo usi o lo lasci”, il sistema club house che determinata l’entrata in un club degli operatori per la condivisione delle frequenze”.

“Se il panorama delle regole è chiaro, ora bisogna passare alla pratica. Il 5G deve tradursi in opportunità di mercato, in un contesto favorevole per la crescita della domanda e degli investimenti. Nel 2018 era forte l’aspettativa degli operatori di introdurre un 5G con tariffe differenziate, ma oggi non vediamo una differenza marcata tra l’uso della tecnologia 4g e 5G e quindi l’utente non è spinto al cambiamento. Ci sono stati dei saldi negativi nei ricavi degli operatori proprio quando servivano maggiori investimenti. Uno dei fattori più critici è nella frammentazione degli operatori. In Europa – ha detto Aria – sono più di 100 e hanno una media di 4,4 milioni di abbonamenti per operatore. Se non crescono questi numeri le imprese non saranno propense ad offrire servizi di nuova generazione. Un altro motivo è la mancanza dello sviluppo del 5G stand-alone, mentre altrove è presente da tempo e con ottimi risultati”.

Tutto questo, ha proseguito il Commissario, “ha determinato preoccupazione nelle Istituzioni europee, spingendole a cercare nuove soluzioni a supporto dello sviluppo di industrie e mercati. Oggi ci sono segnali di ripresa dopo la pandemia, con lo sviluppo di reti a sostegno di nuovi progetti. C’è il progetto Porsche engineering in Puglia, il progetto TIM nel porto di Livorno, le smart city e la logistica nei trasporti. La collaborazione tra Ferrovie dello Stato e Fondazione Bordoni per il monitoraggio delle infrastrutture ferroviarie”.

“Nel 5G advanced infine i margini di crescita potrebbero essere molto alti, in particolare nel settore dell’intrattenimento e dei social media. Nei prossimi anni ci attendiamo uno sviluppo concreto per i broadcaste. La Commissione ha avviato una consultazione sul Libro bianco della connettività, per attrarre nuovi investimenti, individuando il percorso per alleggerire la regolamentazione e l’introduzione di alcuni criteri chiave come la sostenibilità economica e la sicurezza delle reti. Sulla base del nuovo quadro – ha concluso Aria – speriamo si possa assistere ad un concreto sviluppo del 5G in Europa”.

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5G&Co. Catenacci (MIMIT): “Limiti elettromagnetici italiani più cauti che altrove”

Negli ultimi anni, l’Italia si è trovata in una situazione particolare rispetto al resto d’Europa quando si è trattato di gestire i limiti elettromagnetici. “I 6 voltmetro sono stati il risultato di una scelta molto cautelativa”. È quanto affermato da Patrizia Catenacci, General Director, Ministry of Enterprises and Made in Italy, durante “5G&Co. – Everything is connected”, la conferenza internazionale promossa dal CNIT e in corso a Roma al Palazzo delle Esposizioni. “La volontà di spostare più in avanti il limite è conseguenza di sperimentare le nuove tecnologie di concerto con le richieste del mercato”. Vale la pena ricordare come in altri Paesi, il limite sia ben più alto, nella media dei 60 voltmetro.

Molti ritengono che lo sviluppo del 5G debba prevedere un’intensificazione dei siti. Ma non è così. Ancora Catenacci: “I siti esistenti consentono già di implementare nuove reti. Forse un giorno dovremo ripensare alle infrastrutture ma solo quando vi sarà la necessità di sviluppare nuovi servizi e prodotti altamente richiesti”. Finora, le ARPA hanno approcciato i dossier degli impianti considerando la potenza di macchina dell’impianto stesso e non quella effettiva irradiata sul territorio. Questo ha portato il panorama nazionale ad avere un disallineamento effettivo tra gli archivi delle ARPA sulle potenze nominali con quelle dispiegate sul campo.

“A ragione di ciò, abbiamo attivato un codice che si basa su due principi: l’equa dipartizione e l’effettiva potenza. Con il primo intendiamo regolare una risorsa scarsa, con un principio di concorrenza che permette agli operatori di innalzare le potenze, per procedere con l’evoluzione delle reti”. In caso di necessità, gli operatori possono andare anche oltre la richiesta di emissione, rispettando il limite imposto. Il tutto, con uno snellimento della burocrazia richiesta per l’implementazione, così da semplificare ulteriormente il flusso operativo.

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Digital Networks Act, Butti ‘Separare reti e servizi, deregulation della fibra ed eliminare il roaming per un mercato paneuropeo’

“La Ue incentivi la separazione tra reti e servizi”, per promuovere la nascita di operatori “wholesale only” con reti nazionali “controllate dai rispettivi governi”. Lo ha detto il Sottosegretario all’Innovazione Alessio Butti in una intervista al Corriere della Sera, dove ha snocciolato le proposte che l’Italia intende portare a Bruxelles per il Digital Networks Act europeo, il pacchetto Tlc del futuro.   

Leggi anche: Digital Networks Act, la bozza del libro bianco di Thierry Breton (bye bye fair share). Scarica il paper

Consiglio Ue Tlc, Butti: ‘Separare reti e servizi per un mercato digitale davvero paneuropeo’

ComoLake2023, Alessio Butti: ‘Prefisso unico, via il roaming e spettro paneuropeo per consolidare le Tlc Ue’

Reti wholesale, competizione paneuropea sui servizi

In sintesi, si tratta di alcune proposte ben definite: in primo luogo, la separazione delle reti dai servizi, per la creazione di reti “aperte e capaci di offrire servizi wholesale armonizzati a livello europeo”, ma è a livello paneuropeo che va cercato “il confronto competitivo tra operatori di servizi, che potranno così competere con i giganti americani”.

Deregulation della fibra

Inoltre, secondo Butti l’Europa dovrebbe avviare una politica di deregolamentazione del mercato della fibra, con regole più stringenti per gli operatori verticalmente integrati.

Per quanto riguarda lo spegnimento del rame, il modo migliore per arrivare a questo obiettivo secondo Butti è realizzare reti FTTH realmente performanti, “realmente collegate alle case”.

Leggi anche: La Ue deregolamenta la fibra

La Commissione Ue vuole alleggerire i lacci ex-ante della fibra. Modello FCC per favorire gli investimenti?

Abolizione del roaming e reti Edge

Per quanto riguarda il mobile, secondo il nostro Sottosegretario per creare un mercato europeo delle telecomunicazioni bisognerebbe dimenticarsi del roaming, dando la possibilità a consumatori e imprese europee di scegliere liberamente l’operatore in tutta Europa.

Per quanto riguarda i servizi digitali, “bisogna guardare certamente ad una rete europea di Edge Cloud computing“ per migliorare le prestazioni e la qualità dei servizi per i consumatori e le imprese europee. Non basta realizzare le reti in fibra e 5G standalone, dove l’Italia è peraltro in ritardo. Per quanto riguarda lo spettro di frequenze ancora da assegnare, infine, “potrebbero essere usate almeno in parte solo per servizi paneuropei” con la ripartizione dei ricavi dei diritti d’uso tra gli Stati membri.      

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5G in città: WINDTRE BUSINESS scelta per mappare le buche e la qualità dell’aria di Roma

Usare i dati raccolti in città attraverso sensori, satelliti e reti 5G per migliorare le condizioni di vita dei cittadini, registrando i problemi del manto stradale e monitorando la qualità dell’aria con il ricorso massiccio alle nuove tecnologie. E’ questo, in estrema sintesi, il senso dell’accordo fra WINDTRE BUSINESS e il raggruppamento industriale del progetto MALIBU stanno collaborando alla realizzazione di una serie di servizi operativi volti all’efficientamento del sistema di sorveglianza e monitoraggio dei difetti stradali, in primo luogo le buche, in contesti urbani. L’iniziativa è inserita nella cornice del progetto MALIBU, co-finanziato dall’Agenzia Spaziale Europea, nell’ambito del programma ARTES 4.0 Business Applications – Space Solutions.

L’idea progettuale MALIBU nasce dall’esigenza comune delle municipalità e delle aziende responsabili del monitoraggio e della manutenzione stradale di rilevare prontamente i difetti superficiali quali buche e crepe, al fine di garantire ai fruitori della rete viaria adeguati standard di sicurezza e di confort alla guida.

Tecnologie per mappare le buche e la qualità dell’aria

L’iniziativa, partita a febbraio 2023, fonda la sua innovatività sull’utilizzo congiunto di tecnologie per la detection automatica dei difetti del manto stradale in ambito urbano come Machine Learning e Sistema Globale di Navigazione Stradale e per il monitoraggio della qualità dell’aria lungo le tratte cittadine percorse dai mezzi del trasporto pubblico di Roma ATAC, attraverso l’installazione di sensori dedicati.

WINDTRE BUSINES abiliterà il servizio dedicato al monitoraggio stradale denominato MALIBU RCM (Road Condition Monitoring), grazie alla capillarità e robustezza della sua rete mobile 5G. La soluzione fa leva su strumenti di Machine Learning e trasmissione dei dati che vengono acquisiti attraverso collegamenti ultrabroadband sicuri, a bassa latenza e opportunamente monitorati. WINDTRE BUSINESS con questo accordo conferma il suo ruolo di player di riferimento delle aziende e pubbliche amministrazioni per lo sviluppo di infrastrutture sicure e di soluzioni innovative, perfettamente integrate nella rete 5G di WINDTRE.

Monteleone (NAIS): ‘Tecnologie a supporto delle Municipalità’

“Siamo prossimi alla fase in cui dimostreremo come le tecnologie possano fornire efficace supporto alle Municipalità, contribuendo ad un’oculata gestione dei fondi a disposizione delle pubbliche amministrazioni, nonché a un efficientamento del lavoro su strada di coloro che operano per la sicurezza degli utenti – commenta Antonio Monteleone CTO della NAIS – Un ulteriore passo avanti verso l’uso di strumenti tecnologici volti ad agevolare e semplificare il lavoro delle persone”.

Coppola (WINDTRE): ‘Smart mobility grande opportunità per le città’

“La smart mobility rappresenta una grande opportunità per le città, in grado di migliorare la sicurezza, ottimizzare la circolazione dei veicoli e contribuire ad una mobilità più sostenibile” dice Crescenzo Coppola, Head of Direct Sales Sud di WINDTRE “Una trasformazione in chiave digitale e smart che WINDTRE BUSINESS abilita grazie alla propria Top Quality Network e alle competenze che mette a disposizione delle aziende e delle Pubbliche Amministrazioni del territorio”.

Il consorzio MALIBU vede NAIS S.r.l. come ideatore e capofila dell’iniziativa e M.A.C., YetItMoves S.r.l., Urby et Orbit ed Eurelettronica Icas come partner. AVR S.p.A., azienda leader di settore, rappresenta le società private responsabili della sorveglianza e del monitoraggio stradale.

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