Asstel e Fondazione RESTART, siglato il memorandum per spingere la ricerca nelle Tlc

Formare una nuova generazione di ingegneri delle telecomunicazioni preparati alla quarta rivoluzione industriale, inserire nei programmi accademici corsi attinenti alle telecomunicazioni, condividere idee e dati per comprendere la dinamica in evoluzione dell’industria delle telecomunicazioni e i ruoli dei diversi attori. Questi sono solo alcuni degli obiettivi individuati dal Memorandum of Understanding firmato recentemente dal Presidente di Asstel Massimo Sarmi e dal Prof. Ing. Nicola Blefari Melazzi, Presidente della Fondazione che gestisce il progetto RESTART.

Sarmi (Asstel): ‘Filiera delle Tlc sempre più strategica per la competitività del Paese’

“La filiera delle Telecomunicazioni sarà sempre più strategica per la competitività e lo sviluppo del Paese, in quanto le nostre imprese sono abilitatrici della trasformazione digitale grazie alla offerta di connettività, alla creazione e allo sviluppo di nuovi servizi digitali ad essa direttamente collegati. In questo scenario si rende quindi necessario integrare nelle aziende nuove figure professionali capaci di guidare l’innovazione attivando il circolo virtuoso competenze, innovazione, nuovi servizi e generazione del valore. Big data, Cloud, IoT, Cybersecurity, Intelligenza Artificiale e servizi industriali 5G sono settori chiave che necessitano di professionalità innovative. La velocità con cui evolvono processi e tecnologie impone un’analisi sempre più attenta per orientare al meglio la formazione e ridurre il divario tra domanda e offerta. La firma del MoU con Fondazione RESTART va in questo senso: la collaborazione tra Istituzioni, Associazioni di rappresentanza, imprese è vitale per la diffusione delle competenze digitali. Solo così saremo in grado di favorire l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro con un bagaglio di competenze in linea con le esigenze del mondo produttivo“, ha detto il presidente di Asstel Massimo Sarmi.

Analisi e mappatura delle competenze

Nell’ambito dell’iniziativa verranno realizzate l’analisi e la mappatura delle competenze attuali nel settore delle telecomunicazioni, nonché una previsione delle sue future evoluzioni. 

Blefari Melazzi (RESTART): ‘Innovazione e sviluppo delle imprese non possono avvenire senza risorse umane qualificate’

“Il programma di ricerca e sviluppo RESTART “RESearch and innovation on future Telecommunications systems and networks, to make Italy more smart”, è il più importante progetto pubblico mai finanziato in Italia nel settore Telecomunicazioni, con 116M€.

RESTART ha l’ambizioso obiettivo di contribuire a delineare l’evoluzione delle Telecomunicazioni in Italia, aiutando a far ripartire un settore che dispone ancora di professionalità ed esperienze a livello di eccellenza mondiale, dedicandosi alle principali tematiche di scienza e tecnologie delle Telecomunicazioni, compresi tutti i tipi di sistemi e reti, per utenti umani e non umani. Ad esempio, reti fisse ad alta capacità; reti cellulari 5G/6G; reti in area locale; reti satellitari; Internet; applicazioni e servizi nei settori più diversi: agricoltura, commercio, energia, finanza, industria, media, salute, sicurezza, trasporti.

Le attività di RESTART sono strutturate in sette “missioni”: 1) Ricerca; 2) Laboratori, Proof of Concept e Dimostratori; 3) Innovazione e Trasferimento Tecnologico; 4) Supporto a Start-up e Spin-off; 5) Istruzione e Formazione; 6) Dottorati di Ricerca; 7) Comunicazione, Standardizzazione e Soluzioni Open-Source. Quindi, esso dà importanza non solo alla ricerca, che è il suo elemento centrale, ma anche ad attività trasversali e in particolare alla fondamentale questione dell’Istruzione e Formazione. Infatti, uno dei problemi oggi più sentito nel settore è la mancanza di competenze: il numero di persone che studiano discipline STEM, e in particolare TLC, è lontano dal soddisfare le attuali esigenze; per di più un gran numero di laureati e tecnici lascia il Paese ogni anno e il saldo dei flussi tra ricercatori in entrata e in uscita è ampiamente negativo. Questa emigrazione, se non invertita, continuerà a trasferire all’estero ricchezza intellettuale e poi sostanziale, causando a tutto il Paese quello che ha causato in passato al Sud Italia. L’innovazione e poi lo sviluppo delle imprese non possono avvenire senza risorse umane qualificate e senza un substrato di R&S. La collaborazione tra la Fondazione RESTART e ASSTEL si pone quindi come obiettivo iniziale quello di contribuire a ridurre l’attuale skill gap del settore.» – così il Professor Nicola Blefari Melazzi.

Anche si questo si parlerà in occasione della Conferenza internazionale 5G & Co. che si terrà a Roma, al Palazzo delle Espozioni il 16 e 17 aprile.

https://www.key4biz.it/asstel-e-fondazione-restart-siglato-il-memorandum-per-spingere-la-ricerca-nelle-tlc/485847/




China Telecom sposta gli investimenti sull’AI

Dopo anni di pesanti investimenti in 5G, nel 2024 China Telecom ha deciso di spostare di più l’attenzione sulla ricerca e lo sviluppo dell’intelligenza Artificiale. La strategia dell’operatore cinese si sposta altresì maggiormente sul Cloud, sui Big Data e sugli sviluppi del digitale in ambito industriale.  

Nel suo rapporto annuale 2023, la telco cinese ha reso noto il suo piano di concentrarsi sui business strategici emergenti, che comprendono cloud, AI, big data, servizi di sicurezza, quantum computing, IoT, comunicazione satellitare e piattaforme digitali.

Business emergenti

Si prevede che le sue spese in conto capitale (capex) su queste aree di interesse aumenteranno del 2,5% nel 2024 e rappresenteranno la fetta maggiore delle sue spese in conto capitale complessive. La società prevede di spendere 5,1 miliardi di dollari in queste aree, pari al 38,5% del suo capex totale, che dovrebbe essere di 13,3 miliardi di dollari.

Diminuisce il peso degli investimenti in 5G

Nel frattempo, l’investimento assegnato alla sua rete mobile è destinato a diminuire al 30,7% del capex totale nel 2024, attestandosi a 4 miliardi di dollari. La spesa per la sua rete a banda larga non vedrà alcun cambiamento drastico, con la sua quota della torta di capex fissata al 16,7% nel 2024, o 2 miliardi di dollari. Infine, China Telecom prevede di aumentare i propri investimenti in sistemi operativi e infrastrutture, che costituiranno il 14,1% del mix totale di investimenti, a circa 1,8 miliardi di dollari.

I piani dell’operatore cinese per quest’anno non dovrebbero sorprendere: come il resto dei suoi concorrenti nazionali, la società ha attraversato una fase di significativi investimenti nella rete 5G e ora vanta una copertura nazionale molto ampia alimentata da 1,21 milioni di stazioni base. attualmente in uso e conta oltre 318 milioni di abbonati 5G (compresi quelli abbonati ai pacchetti 5G, ma non necessariamente che utilizzano i servizi 5G poiché potrebbero non avere ancora un dispositivo abilitato al 5G).

https://www.key4biz.it/china-telecom-sposta-gli-investimenti-sullai/485350/




Starlink attacca Tim sulle frequenze. Ma lo spettro è un tasto dolente. Urso annuncia un tavolo  

Lo spettro radio è un tasto dolente per le telco in Italia. L’asta 5G del 2018, costata 6,55 miliardi di euro alle casse degli operatori (Tim, WindTre, Vodafone Italia, Iliad e Fastweb) pesa ancora sulle finanze degli operatori che soltanto nel 2023 hanno finito di pagare l’ultima rata.

Starlink, la flotta satellitare di Elon Musk che gestisce la rete di SpaceX, attacca Tim sull’uso delle frequenze. Un attacco in piena regola, tramite l’agenzia Bloomberg, per rendere noto di aver depositato all’Agcom una segnalazione, sostenendo che “il lancio di Internet ad alta velocità in Italia è ostacolato dal più grande operatore telefonico del Paese (Tim, ndr), con possibili ripercussioni sui suoi servizi in tutta l’Europa meridionale e nel Nord Africa”.

“In una denuncia presentata alla fine della scorsa settimana all’Autorità garante delle comunicazioni italiana e al Ministero dell’Industria, Starlink sostiene che Tim – riporta Bloomberg – per mesi non ha rispettato le norme che le impongono di condividere i dati dello spettro per evitare interferenze di frequenza con le sue apparecchiature”.

Leggi anche: Elon Musk pronto a rimescolare il business delle telco. Ma in Italia spazi ristretti

Starlink abbassa ancora i prezzi. Collaborazione con Palazzo Chigi in arrivo?

Urso, su questione Starlink subito tavolo di confronto

“Il ministero si fa subito partecipe di un tavolo di confronto e di coordinamento tra Tim e Starlink per trovare una soluzione che possa consentire la convivenza al meglio delle due tecnologie, come prescrive peraltro la legge. Saremo noi a farci attori in questo tavolo di confronto nell’assunzione che peraltro abbiamo già da qualche settimana attribuito un lavoro preparatorio fatto dalla fondazione Bordoni in house al ministero”. Lo ha detto il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, a margine della presentazione della Giornata nazionale del Made in Italy.

Tim ribadisce di “aver già fornito i riscontri dovuti a Starlink e, a fronte delle ulteriori richieste di dati anche sensibili e rilevanti per la sicurezza delle comunicazioni, conferma la sua disponibilità a dialogare con Starlink tramite la mediazione prevista del Mimit”.

Il problema tecnico è interessante, perché evidenzia che per utilizzare bene lo spettro bisogna curare la coesistenza fra tecnologie diverse, trasmissione cellulare e satellitare, cosa assolutamente fattibile.
Il problema Starlink-Tim è tecnicamente banale, ma mostra che nel nostro paese manca forse una cultura dello spettro e la collaborazione per un uso avanzato dello stesso e tutto diventa rischia di diventare schermaglia.

Cosa vuole Starlink da Tim?

Di fatto, Starlink, che negli ultimi mesi ha lanciato una vera offensiva commerciale nel mercato italiano della connettività, abbassando l’abbonamento a 29 euro al mese (concorrenziale con la fibra), ha bisogno delle frequenze di terra di Tim per evitare interferenze con la sua rete di gateway che viaggia su frequenze satellitari diverse e non sempre compatibili.  

La posizione ufficiale di Tim rispetto all’uscita di Bloomberg è che si tratta di una ricostruzione parziale dei fatti, che non tiene conto delle interlocuzioni in atto.

Da tempo, almeno da metà ottobre, Starlink sta parlando con Tim per questioni che in primo luogo hanno carattere tecnico, che al momento non sono assolutamente interlocuzioni commerciali o che possano far presagire qualche tipo di collaborazione. Il nodo è l’uso delle frequenze satellitari di terra.  In altre parole, al momento pare che il rapporto fra Tim e Starlink sia più di carattere concorrenziale che prodromico ad una pacifica collaborazione.

Tim non molla le frequenze

Non pare che Tim sia disposta e rendere le cose facili a Elon Musk, che da qualche mese si è proposto al nostro governo, ma non si sa a che titolo – è stato ospite di Giorgia Meloni ad Atreju, la kermesse di Fratelli d’Italia e suoi emissari hanno incontrato il ministro Urso e il sottosegretario Butti – come potenziale facilitatore per la copertura delle aree bianche e non solo.

Ma in soldoni Starlink ha bisogno per la sua infrastruttura tecnica di utilizzare determinate frequenze e ha bisogno altresì di coordinarsi con gli operatori in modo che le frequenze (satellitari) che utilizza a terra non siano disturbate dalla trasmissione degli operatori.

Il tema però non è semplice

Le regole e la burocrazia non possono essere bypassate in un mercato iper regolamentato come le telecomunicazioni italiane.

Quel che è certo è che Tim opera nel quadro regolamentare di riferimento ed è sottoposta al controllo dell’autorità di controllo del settore, vale a dire l’Agcom. Starlink è un operatore di telecomunicazioni registrato al ROC? Nel registro dell’Agcom c’è una società Starlink, con sede a Dublino. E’ lei? In questo caso dovrebbe essere assoggettata a tutti gli obblighi di settore, fra cui la protezione minori, le intercettazioni ecc.

Il costo delle frequenze

Può Starlink pensare di operare nel mercato italiano senza sottoporsi ai vincoli del mercato? La risposta è evidentemente negativa anche perché in questo caso si potrebbe configurare un caso di concorrenza sleale nei confronti di chi invece opera con tutti i crismi autorizzativi.

Inoltre, c’è un tema ancor più sensibile per Tim e per le telco in generale, che riguarda le frequenze. Fatto non trascurabile, nel 2018 Tim ha speso 2,4 miliardi di euro per l’asta frequenze 5G.

Frequenze che in sede di asta 5G sono costate la somma record di 6,55 miliardi di euro agli operatori, che legittimamente non intendono condividerne informazioni, se non utilizzo, a cuor leggere. Men che meno ad un player minaccioso come Starlink.

https://www.key4biz.it/starlink-attacca-tim-sulle-frequenze-ma-lo-spettro-e-un-tasto-dolente-urso-annuncia-un-tavolo/485304/




5G, il caso del Comune di Diamante sul tavolo della Corte dei Conti per danno erariale

Nonostante le numerose semplificazioni messe in atto a livello nazionale per accelerare la posa di impianti 5G, resta uno zoccolo duro di comuni a livello locale dove il diniego a realizzare nuove infrastrutture resta forte. Uno zoccolo duro calcolato nel 13% dei comuni, secondo stime di INWIT, da mesi alle prese con il diniego di alcuni comuni che persistono in un atteggiamento di contrasto alla modernizzazione. Emblematico in questo senso il caso del comune di Diamante (CS), finito all’attenzione della Procura della Repubblica e della Corte dei Conti per il reiterato rifiuto di autorizzare l’installazione sul suo territorio di due infrastrutture per le telecomunicazioni mobili.

Il TAR Calabria ha ritenuto che i numerosi provvedimenti assunti dal Comune abbiano violato l’obbligo in capo a un’amministrazione pubblica di conformarsi ai provvedimenti dell’autorità giudiziaria e ha trasmesso alla Procura della Repubblica di Paola il fascicolo relativo all’ennesimo rifiuto. Nel frattempo, la vicenda è anche all’attenzione della Corte dei Conti per l’accertamento di eventuali danni erariali.

Procura della Repubblica e Corte dei Conti decideranno sul rifiuto reiterato del comune di Diamante (Cs) di autorizzare infrastrutture di telecomunicazioni mobili sul suo territorio.

Comune condannato già 8 volte da Tar e Consiglio di Stato.

Tar Calabria trasmette alla Procura della Repubblica di Paola gli atti per inosservanza dei provvedimenti giudiziari da parte del comune.

Esposto-denuncia anche alla corte dei conti.

La palla alla Corte dei Conti

Sarà quindi la magistratura penale e contabile ad approfondire i contorni di una vicenda che, dopo ben 8 condanne in sede amministrativa al Comune di Diamante (6 sentenze/ordinanze del TAR e 2 del Consiglio di Stato) con 5 condanne alle spese (per un totale di oltre 10mila euro), è divenuta emblematica della difficoltà di portare su alcuni territori infrastrutture digitali e condivise, in grado di abilitare servizi 4G e 5G degli operatori di telecomunicazione. 

La trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica di Paola per l’inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità (ex art. 650 del Codice penale) è stato deciso dal TAR Calabria lo scorso 15 febbraio dopo che, a partire dal maggio 2020, il comune di Diamante ha rifiutato per ben otto volte di autorizzare l’inizio dei lavori a INWIT per la realizzazione di impianti di telecomunicazioni, sulla base di regolamenti comunali poi ritenuti illegittimi dal TAR stesso. Il comune di Diamante ha continuato a non conformarsi alle sei pronunce a suo sfavore da parte del Tar stesso (a cui INWIT aveva fatto ricorso) e alle due pronunce del Consiglio di Stato (a cui il Comune si è appellato per 3 volte dopo la bocciatura del suo operato da parte del TAR). I giudici amministrativi hanno infatti sempre ritenuto illegittimo il rifiuto del Comune e al contempo affermato la fondatezza delle ragioni di INWIT che, in quanto gestore di un pubblico servizio, ha di fatto l’obbligo di realizzare la copertura del territorio italiano con servizi di telecomunicazione elettronica. Pur conoscendo o dovendo conoscere il quadro giuridico che configura l’installazione di infrastrutture per le telecomunicazioni mobili come opere di urbanizzazione primaria, prioritarie in quanto aventi caratteri di pubblica utilità, il Comune di Diamante ha invece reiterato un ingiustificato comportamento ostruzionistico.

Mentre a livello nazionale sono state già adottate numerose semplificazioni, a livello locale ancora troppi regolamenti comunali non consentono un passo adeguato nella realizzazione delle infrastrutture, limitandone la localizzazione in aree non utili al fine della copertura, come cimiteri o discariche. Nel caso del Comune di Diamante, si è addirittura arrivati al paradosso di impedirne la costruzione, con un evidente ritardo nella realizzazione di infrastrutture fondamentali per la digitalizzazione del Paese e per la riduzione del digital divide.

In generale, negli ultimi due anni circa il 13% delle autorizzazioni richieste da INWIT è diventato oggetto di contenzioso con le amministrazioni locali.

https://www.key4biz.it/5g-il-caso-del-comune-di-diamante-sul-tavolo-della-corte-dei-conti-per-danno-erariale/484787/




Il TourFOR5G arriva ad Ancona il 25 marzo

Si svolgerà ad Ancona la nona tappa del TourFOR5G, il ciclo di incontri che promuove il confronto sul valore delle infrastrutture digitali, sul 5G e sulla rilevanza del territorio.

L’evento, dal titolo “Le infrastrutture digitali per lo sviluppo dei territori”, si terrà lunedì 25 marzo alle ore 11:30 nella Sala del Consiglio del Comune di Ancona.

All’incontro parteciperanno:

Antonella Andreoli, Assessore Affari informatici Comune di Ancona

Guido Castelli, Commissario Straordinario Ricostruzione Sisma 2016 e Senatore

Oscar Cicchetti, Presidente INWIT

Paolo Clini, Professore Ordinario Università Politecnica delle Marche

L’iniziativa sarà moderata da Claudio Velardi, Presidente di Fondazione Ottimisti e Razionali (FOR).

L’evento, promosso da Fondazione Ottimisti e Razionali (FOR) e INWIT, principale tower operator italiano, potrà essere seguito in live streaming sul sito www.inwit.it e sulle pagine Facebook e Youtube di FOR.

Per partecipare in presenza è richiesto accredito stampa all’email: arianna.fioravanti@inwit.it

https://www.key4biz.it/il-tourfor5g-arriva-ad-ancona-il-25-marzo/484458/




Frequenze, nuovi limiti? Evitare il rischio di una corsa all’accaparramento

Una corsa all’oro delle frequenze, un assalto alla diligenza dello spettro radio è un rischio concreto fra qualche settimana. E’ scattato il conto alla rovescia per l’aumento dei limiti elettromagnetici dagli attuali 6 V/m a un minimo di 15 V/m, secondo quanto previsto dalla Legge annuale per il mercato e la concorrenza 2022. Un innalzamento atteso da anni da parte delle telco alle prese con lo sviluppo del 5G, che però rischia di creare un ingorgo per le domande agli enti locali. Lo scrive Andrea Biondi sul Sole 24 ore, mettendo in evidenza un pericolo concreto, vale a dire il fatto che gli operatori si precipitino nei vari comuni per chiedere l’adeguamento degli impianti esistenti oppure il permesso per nuovi impianti.

Il tema è caldo, e il rischio che gli enti preposti si ritrovino un flusso di domande ingestibile è concreto.

Il rischio di una corsa alla diligenza delle frequenze?

Ma al di là del problema più che concreto di gestire un mare di domande, che manda in agitazione enti e Arpa, un altro grosso problema da evitare è quello dell’accaparramento frequenziale. Il rischio di una corsa all’oro delle frequenze c’è.

Un fenomeno già evidenziato su Key4biz e già denunciato dall’Antitrust per cui gli operatori si “accaparrano” gli impianti di trasmissione soltanto per toglierli ai concorrenti, dichiarando valori nominali superiori a quelli effettivi, per estromettere i competitor dall’uso condiviso degli impianti stessi.

Quali sono le garanzie di monitoraggio delle emissioni e le azioni di controllo per evitare un revival dell’accaparramento dello spettro radio?

Il timore che questo innalzamento dei limiti venga vissuto come una nuova occasione di accaparramento senza regole c’è, con la possibilità che tutti quanti gli operatori si facciano avanti per accaparrarsi queste nuove potenze frequenziali.

A quanto pare si sta cercando di porre rimedio.

Il problema c’è

Già si sa che esiste una differenza fra la situazione reale di occupazione delle frequenze e quella autorizzata. La soluzione è quella di andare verso una situazione nella quale ci sia qualcuno che garantisce che le potenze autorizzate sono quelle reali e che non c’è uno scostamento tra le potenze che vengono autorizzate e quelle che vengono adoperate. Cosa che succede oggi.

La legge della Concorrenza affida questo compito di monitoraggio al Mimit e che quindi in questa fase bisognerebbe in primo luogo evitare che ci sia una corsa all’accaparramento subito.

E questo lo dice chiaramente Andrea Biondi sul Sole 24 Ore, quando scrive che si vuole mettere mano al Codice delle Comunicazioni Elettroniche entro il 24 marzo, introducendo il principio di “equità e di correttezza nella ripartizione dello spazio elettromagnetico”.

Però poi, dopo questa fase di evitare l’accaparramento, bisogna che ci sia la capacità di monitorare la reale occupazione e che ci sia qualcuno che garantisca che quello che viene autorizzato è uguale a quello che viene adoperato. L’obiettivo deve essere una situazione di trasparenza, visto che lo spettro è un bene prezioso e scarso, con qualcuno che garantisca – le Arpa, il Mimit – che non ci sono differenze tra le potenze autorizzate e quelle adoperate.

Istituzioni all’erta

Le istituzioni non devono più consentire la corsa all’accaparramento e che quello che viene autorizzato sia poi quello che effettivamente viene usato perché altrimenti diventa una sorta di mercato secondario.  

Una volta per tutte l’obiettivo è quello di conoscere la situazione reale e che si arrivi ad un quadro di trasparenza. Anche perché ad oggi il fenomeno dell’accaparramento è diventato a tutti gli effetti una leva competitiva.

Fino ad ora vige uno schema secondo cui chi prima arriva, prima si aggiudica le risorse spettrali. Non c’è alcuna verifica sull’effettivo bisogno di nuove risorse frequenziali.  

In conclusione, servono dei criteri che non autorizzino tutta la potenza che si libera e che poi garantiscano che tutte le potenze che vengono autorizzate siano quelle che realmente vengono adoperate.

Leggi anche: 5G, l’innalzamento dei limiti entra nel vivo. Ma serve base scientifica e misure anti-accaparramento 

Limiti elettromagnetici, Governo pronto ad alzarli. Ma non è chiara la base scientifica

5G, salta ancora l’innalzamento dei limiti elettromagnetici. Interrogazione al Mimit

5G e limiti elettromagnetici. Tutto quello che non si dice sulla misurazione dell’elettrosmog

5G e reti mobili: cosa c’è nel nuovo piano? Revisione limiti, misure anti-accaparramento, Edge Cloud Computing, DAS

https://www.key4biz.it/frequenze-nuovi-limiti-evitare-il-rischio-di-una-corsa-allaccaparramento/483251/




5G & Co. 2024, appuntamento a Roma al Palazzo delle Esposizioni il 16 e 17 aprile

Si terrà il 16 e 17 aprile al Palazzo delle Esposizioni di Roma, via Milano 9/A, la 6° edizione del 5G Italy, la conferenza internazionale di riferimento del mondo delle telecomunicazioni organizzata dal CNIT (Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Telecomunicazioni), che quest’anno si intitola “5G & Co. 2024. Everything is Connected”.

Il convegno, che si terrà il 16 e 17 aprile 2024 a Roma – nella splendida cornice del Palazzo delle Esposizioni, in via Milano 9/a – darà ampio spazio ai nuovi servizi, alle applicazioni, ai Verticals necessari per creare il nuovo ecosistema basato sulla nuova infrastruttura stand alone . Uscito dalla sua prima fase tecnologica di avvio, il 5G sta evolvendo silenziosamente verso una molteplicità di applicazioni capillari a vantaggio soprattutto del mondo aziendale.

Il convegno di quest’anno darà ampio spazio ai nuovi servizi, alle applicazioni, ai Verticals necessari per creare il nuovo ecosistema basato sulla nuova infrastruttura 5G stand alone. Uscito dalla sua prima fase tecnologica di avvio, il 5G sta evolvendo silenziosamente verso una molteplicità di applicazioni capillari a vantaggio soprattutto del mondo aziendale, in un contesto cruciale dal punto di vista politica, in vista delle elezioni per il rinnovo della Commissione Ue.

L’esplosione dell’Intelligenza Artificiale e le conseguenze regolatorie ed etiche collegate alla nuova tecnologia sono oggi al centro del dibattito globale, in un contesto geopolitico complicato dai conflitti in atto in Ucraina e a Gaza.

 E’ in questo contesto storico che si inserisce la Conferenza, che sarà caratterizzata da numerosi panel tematici, tra cui:

  • I principali vantaggi del 5G per il mondo del Business
  • I principali ostacoli al pieno dispiegamento del nuovo standard mobile
  • Le nuove tecnologie in arrivo con il 5G (Cloud, Edge, AI, Metaverso, Open Ran e DAS)
  • I limiti elettromagnetici, le Reti private e Verticals
  • La strategia europea per lo sviluppo efficiente e armonizzato dello spettro radio

Partecipanti

5G & Co. 2024 si avvarrà del contributo prezioso di rappresentanti istituzionali (Governo, Parlamento e Enti) e di personalità C-level delle aziende più rilevanti del panorama industriale italiano e enti internazionali.

Blefari Melazzi (CNIT e Fondazione RESTART): ‘Applicazioni 5G si svilupperanno molto in futuro’

“Ci troviamo in un momento di grande cambiamento tecnologico, nell’era della frammentazione di Internet e del consolidamento dei suoi attori – dice Nicola Blefari Melazzi, Presidente del CNIT e della Fondazione RESTART e promotore del 5G & Co. – La situazione del mercato delle Tlc non è rosea, ma i servizi e le applicazioni basati sulla rete 5G si svilupperanno molto nel prossimo futuro. Resta da capire da chi saranno sviluppati e implementati e secondo quali modalità”.

Un tema, quello dello sviluppo futuro del mercato digitale, al centro della due giorni del 5G & Co., che fra i suoi partecipanti in presenza e online vedrà i principali stakeholder istituzionale e aziendali del mercato.

La conferenza si svolgerà in presenza, con un pubblico top level e sarà trasmessa anche in live streaming.

Business Networking

“5G & Co. 2024” sarà anche una grande occasione di networking per intercettare nuove opportunità di incontro tra istituzioni, industria, sistema universitario e decisori.

PARTECIPA   Clicca per partecipare all’evento nelle diverse modalità
PARTNERSHIP Scopri tutte le opportunità per le aziende partner

5G & Co. 2024 è promosso ed organizzato dal CNIT (il Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Telecomunicazioni, ente non-profit riconosciuto dal MIUR). Il CNIT svolge attività di ricerca, innovazione e formazione avanzata nell’ampio settore dell’ICT: consorzia 42 università pubbliche, dispone di 7 Laboratori Nazionali con oltre 100 ricercatori e a esso afferiscono oltre 1.300 professori e ricercatori.

Per informazioni scrivere a

organizzazione@5gitaly.info

https://www.key4biz.it/5g-co-2024-appuntamento-a-roma-al-palazzo-delle-esposizioni-il-16-e-17-aprile/482861/




Breton, cosa ha detto al MWC: spettro meno caro per satellite e 6G. Switch off del rame entro il 2030

Lo spettro dovrebbe essere più conveniente e assegnato in modo più rapido in Europa. La pensa così il commissario Ue al Mercato Interno Thierry Breton, che continua a promuovere una maggiore unità del mercato Tlc nella Ue e fissa al 2030 la data dello switch off del rame e della sua sostituzione con la fibra.

Il discorso programmatico del commissario Breton al Mobile World Congress è stato per la maggior parte una sintesi dei punti chiave del Libro bianco sulle infrastrutture digitali della scorsa settimana, che in generale è una serie di proposte volte a creare – e finanziare – l’infrastruttura di rete con capacità Gigabit entro il 2030. Ma ha aggiunto alcune note in merito alla politica sullo spettro.

Breton: ‘Spettro radio, servono aste più convenienti’

“Dovremmo dare alla politica dello spettro una vera dimensione europea e spingere per aste più tempestive e convenienti”, ha detto Breton. “Perché, nella corsa tecnologica verso il 6G, non possiamo permetterci ulteriori ritardi nel processo di concessione delle licenze dello spettro, con enormi disparità nella tempistica delle aste e nella realizzazione delle infrastrutture tra gli Stati membri: non possiamo permetterci lo stesso risultato delle aste 5G, dove, dopo otto anni, il processo non è ancora terminato”.

Non sembrano esserci dubbi sul fatto che gli operatori dovranno ancora spendere molto per lo spettro, in un modo o nell’altro. Ma se l’Ue riuscisse a ottenere ciò che vuole, i parametri potrebbero cambiare. Lo spettro satellitare è il primo a subire un potenziale cambiamento, ma il mobile potrebbe seguire.

“È giunto il momento di europeizzare l’assegnazione delle licenze per l’uso dello spettro, almeno per i satelliti”, ha detto Breton.

“Non si tratta di raccogliere fondi a livello europeo dalle aste dello spettro, che in ogni caso non dovrebbero essere usate come mucche da mungere per ricostituire le finanze pubbliche”, ha aggiunto, rassicurando senza dubbio i governi nazionali che non hanno intenzione di separarsi dalla loro prerogativa di assegnare lo spettro a livello nazionale, con i diritti e i proventi connessi.

Breton: ‘Sullo spettro premiare l’operatore che si impegna a investire di più’

“Si tratta di garantire che tutti gli europei possano beneficiare tempestivamente delle tecnologie più avanzate”, ha aggiunto Breton. “Ecco perché come meccanismo alternativo proponiamo che le aste dello spettro, mantenute a livello nazionale, siano progettate non per premiare il miglior offerente, ma l’operatore che si impegna a investire di più e più rapidamente nello sviluppo della rete”.

Si parte dai satelliti ma si pensa al 6G

Il discorso del commissario potrebbe riguardare inizialmente i satelliti (citati direttamente i questo senso), ma sembra chiaro che Breton – o meglio i suoi successori – potrebbe toccare anche le frequenze per gli operatori di telefonia mobile, in particolare in vista della prossima generazione di telefonia mobile vale a dire il 6G.

I cambiamenti proposti nel modo in cui viene assegnato lo spettro mobile rientrano nell’obiettivo della Commissione di creare un mercato unico delle telecomunicazioni in tutta Europa.

Parte di ciò è, ovviamente, la questione del consolidamento.

Breton: ‘Sugli operatori non c’è un numero magico’

“Non esiste un numero magico in questo campo”, ha detto Breton. “Data la convergenza di diverse tecnologie e servizi verso il continuum informatico, non possiamo dare uno sguardo ristretto ai mercati e ai loro attori”.

Non è la prima volta che la Commissione europea insiste sul fatto che non c’è alcun dogma del quarto operatore. Ma dobbiamo ancora vedere prove reali di ciò, dal momento che la recente decisione sulla fusione Orange/MasMovil è arrivata con rimedi competitivi volti a facilitare la creazione di un nuovo quarto attore.

Il commissario europeo ha sottolineato che le reti europee non possono continuare ad avere 200 millisecondi di latenza se vogliono andare verso le nuove generazioni tecnologiche che coinvolgono Intelligenza Artificiale, automazione, calcolo ad alte prestazioni e sensori multipli.

La latenza mostra quanto tempo impiega un’azione a produrre un effetto dopo essere stata inviata dal mittente al destinatario. Nei videogiochi, è un fattore particolarmente apprezzato. E negli interventi chirurgici a distanza o nelle auto autonome, sarà fondamentale per prevenire le tragedie. Ma solo se sarà davvero garantita una bassa latenza nell’interazione con gli operatori di telecomunicazioni, Breton potrà riuscire con i piani delineati al MWC.

Leggi anche: Reti Tlc, ok della Commissione Ue al nuovo pacchetto. Gestione centralizzata dello spettro, stretta su switch-off e cavi sottomarini

‘Framework’ Tlc, parte la consultazione per la revisione del quadro sugli obblighi di accesso

https://www.key4biz.it/breton-cosa-ha-detto-al-mwc-spettro-meno-caro-per-satellite-e-6g-switch-off-del-rame-entro-il-2030/481885/




5G, GSMA: 1,6 miliardi di connessioni globali. AI e alleanze Telco-satellite per rilanciare la industry

Al terzo giorno del Mobile World Congress di Barcellona la GSMA ha reso noto gli ultimi dati sulla diffusione globale del 5G pubblicando il report The Mobile Economy 2024, secondo cui ci sono 1,6 miliardi di connessioni 5G a livello globale, il che rappresenta la generazione mobile che ha registrato il ritmo di adozione più rapido di tutte. Detto questo, la mancanza di una vera killer application non consente per ora di garantire la monetizzazione sufficiente per il rilancio della industry delle Tlc.

Scarica il il report The Mobile Economy 2024 in PDF

I numeri del 5G

A gennaio 2024, ben 261 società di telecomunicazioni in 101 paesi avevano lanciato servizi commerciali 5G, di cui 47 forniti da reti autonome (SA). Altri 90 operatori in 64 mercati si sono impegnati a implementare il 5G e all’inizio di quest’anno c’erano piani per altre 89 implementazioni di reti SA.

La divisione dati e analisi dell’associazione, GSMA Intelligence (GSMAi), prevede che le connessioni 5G globali raggiungeranno i 5,5 miliardi entro il 2030, rendendo il 5G la tecnologia di connettività dominante, e si prevede che rappresenterà il 56% di tutte le connessioni mobili in tutto il mondo entro la fine del 2019.

Secondo la GSMA, i fattori chiave per le opportunità nel settore includeranno gli sviluppi nel 5G SA, 5G-Advanced, Internet of Things (IoT) aziendale e AI, l’iniziativa Open Gateway della GSMA e nuovi potenziali ricavi attraverso l’evoluzione della fatturazione e della ricarica.

AI generativa testata da più della metà degli operatori

Non sorprende che i risultati della GSMA puntino l’attenzione anche sull’intelligenza artificiale generativa (GenAI), sostenendo che il 56% degli operatori mobili sta attualmente testando applicazioni, il che si traduce in una probabile crescita del traffico dati mobile globale. “Ciò sarà guidato dalle applicazioni, compreso l’uso di chatbot abilitati GenAI per il servizio clienti o dalla continua crescita di contenuti video e musicali generati dall’intelligenza artificiale”, ha osservato l’associazione. “Stanno ora emergendo opportunità in aree quali la monetizzazione delle API [interfaccia di programmazione delle applicazioni] e 5G RedCap [capacità ridotta] per l’IoT aziendale, il tutto supportato dalle reti 5G-Advanced e 5G SA. 5G SA porta a casa le promesse iniziali del 5G, in particolare laddove è possibile soddisfare funzionalità IoT di slicing, bassa latenza e massicce legate alle esigenze dei servizi aziendali. Il 5G-Advanced non farà altro che estenderlo ulteriormente”, ha detto Peter Jarich, capo di GSMAi.

https://www.key4biz.it/5g-gsma-16-miliardi-di-connessioni-globali-ai-e-alleanze-telco-satellite-per-rilanciare-la-industry/481691/




Antonino Ruggiero nuovo CEO di Boldyn Networks Italia

Boldyn Networks (Boldyn), uno dei maggiori neutral host provider al mondo, annuncia la nomina di Antonino Ruggiero come nuovo Chief Executive Officer per l’Italia. Prima della sua nomina a CEO, Ruggiero ha ricoperto il ruolo di Chief Technology Officer dal momento dell’ingresso di Boldyn Networks nel mercato italiano, apportando un contributo fondamentale nello sviluppo del business nel Paese, compresa la definizione di #Roma5G, progetto che vedrà l’installazione della prima infrastruttura 5G avanzata della capitale italiana.ù

Antonino Ruggiero

In precedenza, Ruggiero ha ricoperto posizioni apicali in TIM Brasile, TIM Italia e Omnitel (Vodafone Italia). Il manager vanta una vasta esperienza nella realizzazione e gestione di reti complesse interconnesse sia in Europa che in Sud America.

Antonino Ruggiero, Chief Executive Officer di Boldyn Networks Italia, ha commentato: “Sono entusiasta di mettermi a disposizione di Boldyn Networks in questo nuovo ruolo, che include lo svolgimento di una parte di lavoro fondamentale per la realizzazione di un Paese interconnesso. Sono convinto che riusciremo a facilitare lo sviluppo tecnologico dell’intero territorio italiano con la realizzazione di infrastrutture 5G avanzate. Partiremo proprio da Roma Capitale, trasformandola in una smart city connessa, digitale e sostenibile, all’avanguardia tra le città europee”.

Andrew McGrath, Group Chief Commercial Officer di Boldyn Networks, ha aggiunto: “Antonino ha una comprovata esperienza nello sviluppo del business di Boldyn e ha già dato un contributo importante al mercato italiano. Come CTO dell’Italia è stato, infatti, determinante nello sviluppo dei requisiti per #Roma5G e, ora che ha il compito di guidare l’azienda. Sono certo che riuscirà a completare con successo questo straordinario progetto, guidando – al contempo – il nostro team in altri importanti progetti di sviluppo della connettività”.

L’obiettivo del progetto #Roma5G è quello di realizzare una rete ad alta capacità e bassa latenza in vista delle celebrazioni del Giubileo 2025, che dovrebbero attirare circa 32 milioni di visitatori.

https://www.key4biz.it/antonino-ruggiero-nuovo-ceo-di-boldyn-networks-italia/481143/