Industry TLC, consolidamento, satellite, 5G e frequenze. I trend in Italia ed Europa per i 2026

Che anno ci aspetta per l’industria delle telecomunicazioni nel 2026?

Tanta carne al fuoco in Italia ed Europa per la industry Tlc, fra venti di consolidamento e nuove politiche europee in ottica di sovranità digitale del vecchio Continente. Un obiettivo alquanto difficile da raggiungere, vista l’innegabile dipendenza tecnologica della Ue dagli Usa – l’80% della tecnologia usata in Europa arriva dagli Stati Uniti – ma non per questo l’obiettivo è meno strategico per Bruxelles.

Cosa attendersi nel 2026 in Italia per la industry Tlc

Nel nostro paese le aspettative di un ulteriore consolidamento dopo la fusione fra Fastweb e Vodafone ci sono tutte. Ma per il momento non siamo al di là dei rumors su potenziali interlocuzioni fra iliad e WindTre. Voci che si sollevano a intermittenza da tempo ma che al momento non trovano riscontri.  

Detto questo, il passaggio da quattro a tre operatori non sembra più un tabù anche se la Commissione Ue andrebbe poi testata alla prova dei fatti e non c’è mai nulla di scontato.

Sul fronte infrastrutturale c’è da aspettarsi qualche nuovo accordo di condivisione delle infrastrutture, sulla scia dell’accordo appena siglato fra Fastweb+Vodafone e Tim per il RAN sharing 5G nei Comuni con meno di 35mila abitanti. Una mossa realizzata in ottica di contenimento dei costi e di ottimizzazione degli impianti.

Resta da capire che tipo di accordi saranno previsti per gli altri operatori della industry.

Copertura 5G standalone priorità della industry

La copertura 5G standalone di tutto il paese, comprese le aree meno densamente popolate, è fra gli obiettivi del Digital decade europeo in scadenza al 2030. Accordi come quello potenziale appena siglato fra Fastweb+Vodafone e Tim vanno nella giusta direzione per garantire copertura anche alle zone rurali e meno popolate.

Open Fiber-Fibercop, fronte fibra spaccato

Sul fronte della fibra, a giugno 2026 scade il PNRR e il Piano Italia 1 Giga dovrà quindi accelerare, tenuto conto che la scadenza di fatto è stata spostata al 2030. Il rapporto fra Open Fiber e Fibercop è sempre più teso, con l’operatore controllato da KKR che prima di Natale ha fatto ricorso contro Infratel al Tar del Lazio per aiuti di Stato a favore di Open Fiber. Il clima fra i due player italiani della banda ultralarga resta conflittuale.

Vedremo se nel 2026 si arriverà ad una svolta.

Un altro tema attuale è il rinnovo delle frequenze in scadenza nel 2029. Anche qui vedremo se prevarrà una soluzione di allungamento delle licenze al 2037 in cambio di impegni di copertura 5G da parte degli operatori.

Conflitti della industry Rlc con i satellitari anche in Italia?

Infine, un altro tema da monitorare sarà il rapporto delle telco con Starlink e con altri player satellitari, in primis Kuiper (Amazon Leo) che si stanno affacciando con sempre maggior interesse al nostro mercato. In Francia è già in atto una guerra delle frequenze fra sindacati degli operatori da un lato e Kuiper e Starlink dall’altro.  Da noi è il Mimit che si occupa di gestire le frequenze ed eventuali contrasti fra telco e operatori satellitari.   

Passando al quadro europeo, in attesa di capire come evolverà il dibattito sul Digital Networks Act che partirà il 20 gennaio a Bruxelles, alcuni trend sono segnati.

L’ascesa della sovranità digitale in Europa

In primo luogo, la volontà politica della Ue di puntare ad una sovranità digitale per garantire un Cloud continentale e la conservazione dei dati dei cittadini Ue in Europa.  

Il controllo delle infrastrutture digitali è diventato sempre più una preoccupazione fondamentale per molte società di telecomunicazioni europee, inclusi operatori di primo livello come Telefonica, Orange e Deutsche Telekom. In una recente dichiarazione congiunta, questi ultimi due hanno invocato “quattro pilastri fondamentali” per la sovranità digitale, costituiti da maggiore controllo, scelta, competenza e dimensioni critiche, al fine di proteggere strategicamente gli interessi europei.

La sovranità digitale ha un impatto non solo sulla progettazione e sugli investimenti delle reti, ma anche su ciò che gli operatori sono in grado di offrire al mercato B2B, come i grandi settori verticali e i settori finanziati dalla pubblica amministrazione. Pertanto, la sovranità cercherà di garantire la resilienza e la sicurezza delle infrastrutture di rete ed è particolarmente vitale quando si tratta di accedere ai dati per l’intelligenza artificiale.

Ruolo del 6G in ottica di sovranità digitale. Ma quali frequenze?

Con l’aumento delle chiamate degli operatori e lo slancio di iniziative e strategie già in pieno svolgimento in tutta Europa, il 2026 vedrà senza dubbio una continua richiesta di una revisione normativa, guidata da investimenti, sicurezza e preoccupazioni economiche. Inoltre, gli analisti suggeriscono che il 6G potrebbe svolgere un ruolo importante nelle iniziative di sovranità e quindi accelerare gli investimenti nel 6G. Sarà quindi importante stabilire con un certo anticipo quali frequenze destinare al prossimo standard di comunicazione mobile, che sarà attuale dal 2030. Resta aperto il dibattito sull’uso della banda 6Ghz: in Europa andrà tutta al mobile oppure in parte sarà riservata al WiFi di nuova generazione?

La crescita dell’Arpu

Un tema centrale per gli operatori resta sempre la crescita del fatturato. Un argomento centrale anche nel nostro paese, dove gli operatori stanno cercando sempre nuove fonti di ricavi in altri settori non-telco: dall’energia alle assicurazioni, le offerte in bundle sono sempre più diffuse. Ma saranno anche i servizi a valore aggiunto e B2B, come la cybersecurity, a fare la differenza.

Consolidamento della fibra in Europa

Il mercato europeo della fibra continuerà probabilmente a subire un significativo consolidamento, poiché gli operatori cercano di razionalizzare gli elevati investimenti infrastrutturali e di affrontare il nodo delle duplicazioni. Il Regno Unito è un esempio di come la struttura del mercato rimanga frammentata a seguito dell’ascesa delle reti alternative (altnet) e dove la fibra ottica (FTTP) rappresenti ora quattro sedi su cinque, ma dove gli investimenti si stanno esaurendo e le perdite di EBITDA si stanno accumulando. Operatori come CityFibre e Virgin Media O2 stanno valutando fusioni e altri accordi per mitigare i rischi di duplicazione e ottimizzare i rendimenti e la copertura di rete.

Analogamente, altre parti d’Europa stanno emergendo esigenze di consolidamento. In Germania, ad esempio, dove sono presenti due dozzine di importanti operatori della fibra, inclusi gli operatori storici delle telecomunicazioni, e oltre 250 operatori regionali più piccoli, anche gli operatori si stanno consolidando ed esplorando joint venture per semplificare le operazioni e infondere scalabilità.

Si prevede che il consolidamento del mercato accelererà nel 2026, spinto dalla necessità di migliorare i rendimenti di quello che è comunemente uno sviluppo infrastrutturale ad alta intensità di capitale e dalla crescente pressione competitiva.

Resta sullo sfondo il tema alquanto divisivo dello switch off del rame.

AI, quantum e scontro Usa-Cina

Altri temi caldi che toccano da vicino la industry delle Tlc sono la diffusione dell’AI, che molti analisti vedono prossima ad una bolla pronta ad esplodere. Se ciò dovesse accadere, ci sarebbero conseguenze anche per le telco. Infine, il tema del quantum computing, sempre più attuale e sullo sfondo lo scontro sempre più grande fra Usa e Cina per il predominio tecnologico globale.

Una polarizzazione che di certo incide sulle componenti di rete da adottare nel nostro paese, alla luce del difficile e sempre più complesso quadro geopolitico.

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RAN Sharing 5G, che cos’è e dove si fa in Europa

Il RAN sharing (Radio Access Network sharing) è un accordo tra due o più operatori di telefonia mobile per condividere le medesime infrastrutture di rete radio (come torri, antenne e ponti radio). L’obiettivo è abbattere i costi di realizzazione delle infrastrutture, in particolare 5G e soprattutto nelle aree bianche e rurali.

Caratteristiche principali

  • Funzionamento: Un’unica antenna emette segnali per più operatori simultaneamente. A differenza del roaming, i dispositivi degli utenti riconoscono la cella come se appartenesse direttamente al proprio operatore.
  • Obiettivi: Serve a ridurre i costi di investimento (Capex) e di gestione (Opex), accelerare la copertura del segnale (soprattutto in zone a bassa densità di popolazione) e limitare l’impatto ambientale.
  • Condivisione: A seconda degli accordi, gli operatori possono condividere soltanto l’hardware o anche le frequenze e i blocchi di spettro. 

Esempi e accordi in Italia (aggiornati al 2026)

  • TIM, Vodafone+Fastweb: Il 7 gennaio 2026, le società hanno stretto un nuovo accordo strategico di RAN sharing per accelerare lo sviluppo della rete 5G su tutto il territorio nazionale.
  • Iliad e WindTre: Utilizzano storicamente il RAN sharing per permettere a Iliad di appoggiarsi alla rete WindTre (tramite la società Zefiro Net) dove non ha ancora antenne proprietarie.
  • INWIT: Gestisce le infrastrutture fisiche (torri) condivise da Vodafone e TIM. 

Germania

  • Vodafone e Samsung: È in corso un massiccio dispiegamento di Open RAN che coprirà migliaia di siti. La città di Wismar è programmata per essere la prima completamente equipaggiata con questa tecnologia all’inizio del 2026, seguendo i primi test a Hannover.
  • 1&1: È diventato uno dei maggiori operatori al mondo basati interamente su architettura Open RAN. 
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Altri Paesi Europei

Il modello RAN sharing (spesso in modalità MORAN, senza condivisione di frequenze) è consolidato in diversi mercati: 

  • Regno Unito: Storica collaborazione tra O2 e Vodafone.
  • Spagna: Accordo tra Orange e Vodafone.
  • Francia: Condivisione tra SFR e Bouygues Telecom (progetto Crozon) e obblighi di mutualizzazione nelle “zone bianche”.
  • Irlanda, Portogallo, Romania e Paesi Bassi: Vodafone ha selezionato Ericsson come fornitore unico o principale per il RAN in questi mercati fino al 2030.

Tipi di Condivisione

  • Passive Sharing: Condivisione solo di siti fisici, torri e alimentazione.
  • Active Sharing: MORAN (Multi-Operator Radio Access Network) e MOCN (Multi-Operator Core Network): Condivisione di apparecchiature elettroniche (antenne, radio) con o senza condivisione dello spettro di frequenze.

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Fastweb+Vodafone, accordo di RAN sharing con Tim: reti 5G condivise nei Comuni con meno di 35mila abitanti

Fastweb + Vodafone comunica di aver definito un accordo preliminare con TIM per avviare una cooperazione finalizzata allo sviluppo delle reti di accesso mobile attraverso un modello di Radio Access Network (RAN) sharing.

L’accordo – propedeutico alla finalizzazione di un contratto definitivo, previsto entro il secondo trimestre 2026 – mira ad accelerare l’espansione del 5G in Italia, dove il vero 5G standalone è fermo al 7%.

Tim e Fastweb potrebbero risparmiare ciascuna dai 250 ai 300 milioni di euro in 10 anni, ha detto in precedenza a Reuters una persona informata della questione.

Accordo riguarda Comuni con meno di 35mila persone

Il progetto, che è soggetto alle autorizzazioni del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) e dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCom), rappresenta un importante passo avanti nell’uso efficiente delle infrastrutture esistenti e consentirà di realizzare una copertura 5G più veloce, ampia e sostenibile. L’accordo riguarda la copertura 5G nei Comuni con meno di 35.000 abitanti. Ciascun operatore sarà responsabile dello sviluppo della rete in 10 regioni realizzando circa 15.500 siti entro la fine del 2028.

In pratica, i due operatori si dividono il lavoro per condividere poi l’utilizzo delle rispettive reti senza duplicazione di infrastrutture e dispersione di investimenti.

Copertura estesa a zone a bassa densità

L’accordo di RAN sharing prevede che ciascun operatore possa utilizzare – nelle aree interessate – l’infrastruttura di accesso radio-mobile dell’altro, evitando duplicazioni infrastrutturali. Le efficienze consentiranno di estendere la copertura delle reti 5G ad alte prestazioni (5G SA) ad aree a bassa densità poco servite, migliorando l’inclusione digitale e la qualità del servizio per famiglie e imprese.

Il modello di collaborazione, già ampiamente adottato in altri paesi dell’Unione Europea – garantisce a entrambe le aziende il mantenimento di una piena autonomia commerciale e indipendenza tecnologica, un ridotto impatto ambientale e, riducendo i costi di implementazione, libera risorse per nuovi investimenti nella tecnologia mobile di nuova generazione.

Contribuendo a una diffusione più efficace delle reti 5G, questa iniziativa sostiene la trasformazione digitale dell’Italia rafforzandone la competitività in linea con gli obiettivi del Decennio digitale europeo, apportando benefici diretti ai consumatori, alle imprese e alle comunità di tutto il Paese.

Leggi anche: RAN Sharing 5G, che cos’è e dove si fa in Europa

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Reti private 4G e 5G viste in crescita del 22% all’anno fino al 2028

Il settore delle reti wireless private 4G/5G è in piena espansione. Secondo un nuovo rapporto della società di ricerca SNS Telecom & IT, si prevede un CAGR del 22% nei prossimi tre anni. Ma il mercato è molto frammentato: qualcuno sta guadagnando?

Investimenti visti in crescita nei prossimi tre anni

Gli investimenti globali in nuove reti private 4G/Lte e 5G per il segmento aziendale sono visti in crescita del 22% annuo nei prossimi tre anni, con un incremento da 4 miliardi di dollari nel 2025 a 7,2 miliardi nel 2028, secondo stime della società di ricerca SNS Telecom & IT

Le reti private, considerate una nicchia in passato, stanno guadagnando terreno nel tempo soprattutto per i vantaggi di sicurezza, riservatezza e affidabilità che possono portare con sé: la liberalizzazione dello spettro (soprattutto negli Usa) ha contribuito al loro sviluppo.

Diverse percezioni

Detto questo, il mercato ha diverse percezioni rispetto a questo segmento di mercato a seconda che si parli con fornitori di attrezzature, System integrator e operatori mobili.

Sebbene sia generalmente riconosciuto che “LTE e 5G privati” comprendono “sistemi di comunicazione cellulare appositamente progettati per l’uso esclusivo di settori verticali e imprese”, il rapporto sottolinea che tutti differiscono per alcuni aspetti, “tra cui reti NPN [non pubbliche] end-to-end isolate in contesti industriali e aziendali, apparecchiature RAN locali per copertura cellulare mirata, funzioni di rete core dedicate in sede, reti private virtuali suddivise, piattaforme MVNO (operatore di rete mobile virtuale) sicure per comunicazioni critiche e reti geografiche per scenari applicativi come la banda larga PPDR (protezione pubblica e soccorso in caso di calamità), reti di servizi intelligenti, comunicazioni ferroviarie e connettività A2G (aria-terra)”.

Settori verticali

Oggigiorno, le reti cellulari private vengono implementate in una vasta gamma di settori verticali, fornendo connettività dedicata in fabbriche, magazzini, miniere, centrali elettriche, sottostazioni, parchi eolici offshore, impianti petroliferi e del gas, cantieri edili, porti marittimi, aeroporti, ospedali, stadi, edifici per uffici e campus universitari. Inoltre, sono state realizzate reti private a banda larga wireless sub-1 GHz a livello regionale e nazionale per i servizi di pubblica utilità, reti pronte per il FRMCS (Future Railway Mobile Communication System) per le comunicazioni treno-terra e reti ibride a banda larga per la sicurezza pubblica governative e commerciali. Reti cellulari personalizzate sono state implementate anche in luoghi remoti come l’Antartide, e si è persino tentato di implementarle sulla Luna e nello spazio.

5G in prevalenza

Sebbene il rapporto esamini sia le implementazioni 4G che 5G, è chiaro che quest’ultimo sta iniziando a prevalere. Entro il 2028, si prevede che oltre il 70% degli investimenti in reti cellulari private sarà destinato a infrastrutture 5G standalone (5G SA), che sono sulla buona strada per diventare l’opzione predominante per le applicazioni Industria 4.0 nei settori manifatturiero e di processo, nonché per le comunicazioni critiche su reti a banda larga mission-critical per settori come la sicurezza pubblica, la difesa, i servizi di pubblica utilità e i trasporti. Entro la fine del decennio, è probabile che la rapida crescita del settore abbia trasformato i segmenti RAN privati, core e tecnologie di trasporto in qualcosa di simile a un ecosistema di apparecchiature parallelo che coesiste con il settore delle infrastrutture di rete wireless pubbliche. Inoltre, entro il 2030, le reti private potrebbero rappresentare fino al 25% di tutta la spesa per le infrastrutture di rete mobile.

Mercato frammentato

Tuttavia, dal rapporto emerge chiaramente anche che il mercato è molto frammentato, il che suggerisce la probabilità di un consolidamento: è controverso stabilire quali fornitori, se ce ne sono, stiano generando profitti dalle vendite di tecnologie di rete cellulare privata.

In effetti, alcune aziende stanno riconsiderando il proprio ruolo nel settore: Nokia, uno dei leader di mercato, ne è l’esempio recente più evidente, scrive il sito specializzato Telecom Tv.

La ​​realtà è che molte aziende forniscono soltanto una piccola parte dell’implementazione di una rete privata e sono alla mercé dell’appaltatore principale (un grande fornitore o un integratore di sistemi), rendendo ancora più difficile ottenere un ritorno significativo: sono semplicemente troppi soggetti a rosicchiare la torta, come dimostra il lungo elenco di fornitori incluso nel rapporto.

Liberalizzazione dello spettro fattore di spinta

L’aumento della disponibilità di spettro contribuisce anche all’implementazione del 5G privato.

Ciò che è chiaro, tuttavia, è che attualmente il settore è in piena attività e con investimenti notevoli.

Negli ultimi 12 mesi, il team di SNS ha aggiunto quasi 1.300 nuovi progetti al suo database di impegni per reti cellulari private, rispetto ai 900 del 2024.

I tradizionali operatori di infrastrutture wireless, come le aziende europee Ericsson e Nokia, Huawei e ZTE in Cina, Samsung in Corea del Sud e la giapponese NEC, dominano ancora il mercato della telefonia cellulare privata nelle vendite di infrastrutture, mentre alcuni operatori di telefonia mobile e integratori di sistemi hanno sviluppato soluzioni infrastrutturali proprie per le reti private.

Mentre i maggiori colossi europei e asiatici delle apparecchiature per le telecomunicazioni hanno segnalato tra le 50 e le 170 implementazioni ciascuno, i fornitori più piccoli ne hanno realizzate tra le 10 e le 30 ciascuno.

E il 2025 è stato un anno eccezionale per il 5G privato, con l’implementazione di reti wireless private basate su questo insieme di standard che ha superato il 4G/LTE in molti settori verticali.

Paesi con regole più morbide sullo spettro

Il settore ha beneficiato di una maggiore disponibilità di spettro e di una regolamentazione liberalizzata: ad esempio, i quadri normativi per le licenze di spettro condivise e locali per le frequenze di media banda stanno accelerando l’adozione di reti private. Le autorità di regolamentazione di diversi mercati nazionali, tra cui Argentina, Australia, Bahrein, Belgio, Brasile, Canada, Francia, Finlandia, Germania, Hong Kong, Irlanda, Giappone, Lituania, Moldavia, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Slovenia, Corea del Sud, Spagna, Svezia, Svizzera, Taiwan, Thailandia, Regno Unito e Stati Uniti, hanno già rilasciato o stanno per concedere l’accesso allo spettro condiviso e concesso in licenza a livello locale. Inoltre, molte autorità di regolamentazione nazionali stanno rendendo disponibili anche altre opzioni di spettro adatte a specifici settori.

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Galli (INWIT): “Dialogo sulle torri, ma soltanto su nuovi investimenti”

La disponibilità al dialogo c’è, ma non si traduce in una riapertura dei patti che hanno sostenuto la nascita del modello italiano delle torri. I Master Service Agreement (MSA) possono essere riconsiderati soltanto sulle condizioni dei nuovi investimenti”, queste le dichiarazioni di Diego Galli Direttore Generale di INWIT nell’intervista pubblicata oggi su Il Sole 24 Ore dove fa un bilancio dell’anno che sta per finire, confermando che la sfida principale per il 2026 risiede nel rilancio del ciclo di investimenti.

Contratti MSA validi fino al 2038

E prosegue “I nostri MSA presentano condizioni in linea o migliori dei benchmark di mercato, anche grazie al modello di business e a un’efficienza che garantisce benefici strutturali ai nostri clienti. Gli MSA sono parte di un’operazione complessiva fatta nel 2020, INWIT ha investito circa 10 miliardi per l’acquisizione delle torri da Tim e Vodafone, un investimento che prevede ritorni di lungo termine. Inoltre, a seguito del cambio di controllo del 2022, la scadenza dei contratti MSA si è automaticamente estesa al 2038. Creare incertezza intorno a questo modello di business significa limitare anche l’attrattività degli investimenti infrastrutturali sul mercato”. E aggiunge “Restiamo aperti al dialogo con gli operatori e siamo molto sensibili alla loro esigenza di continuare a creare efficienza e questa è la nostra missione”.

Rinnovo delle frequenze

Snodo importante per il settore telco è il rinnovo delle frequenzeIn termini sviluppo del 5G l’Italia è rimasta indietro, c’è un gran bisogno di densificazione e sviluppo, sia outdoor sia indoor, necessaria la ripartenza del ciclo degli investimenti. Siamo pertanto favorevoli a soluzioni che supportino la sostenibilità dell’industria e quindi a una riallocazione delle frequenzeche sia guidata nonsolo da un approccio di cassa, ma orientata allo sviluppo infrastrutturale. E conclude “Per le tante partite aperte il 2026 sarà un anno decisivo per il settore Telco”.

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5G, la Francia apre la banda 3.8-4.2 Ghz ad uso industriale. E in Italia?

Chiusa la consultazione ad hoc, l’Arcep, regolatore francese, ha aperto la banda 3.8-4.2 Ghz all’uso industriale da parte delle aziende. Laure de La Raudière, Presidente dell’Arcep, ha detto che “Gli operatori industriali hanno esigenze specifiche in termini di connettività; questa rappresenta una leva di competitività e innovazione per le aziende francesi. Con l’implementazione di questo quadro permanente per l’assegnazione delle frequenze che abilita il 5G privato, Arcep intende rispondere alle esigenze dell’industria, adattando nuovamente la propria offerta all’evoluzione del mercato”.

Come funziona

Le aziende interessate potranno chiedere fino a 100 Mhz di banda sotto forma di autorizzazione locale, per usi professionali e per un massimo di 10 anni.

E in Italia?

Si tratta di una bella scossa al segmento delle reti locali che potrebbe in qualche modo fungere da volano anche per il nostro paese, dove la banda 3.8-4.2 Ghz potrebbero finire sotto la lente dell’Agcom per i Vertical 5G che finora non sono ancora del tutto decollati.

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5G, avviata procedura per assegnazione frequenze 2.3 GHz, c’è tempo fino al 31 gennaio

Rete mobile, si assegnano le frequenze in alcune province italiane. Ecco la procedura

Il ministero delle Imprese e del made in Italy ha lanciato un avviso per raccogliere manifestazioni di interesse sull’assegnazione temporanea di diritti d’uso di frequenze nella banda 2.3 GHz (2300-2400 MHz), rivolta a operatori di rete mobile (MNO) in specifiche province italiane. Ù

La scadenza per le istanze è fissata al 31 gennaio 2026, con l’obiettivo di ottimizzare l’uso dello spettro radio in un contesto competitivo e trasparente.
Le province coinvolte sono Milano (fino a 25 MHz disponibili, es. 2335-2360), Monza-Brianza (30 MHz, es. 2300-2330), Bologna (30 MHz, es. 2330-2360), Roma (15 MHz, es. 2315-2330), Napoli (50 MHz, es. 2300-2350) e Palermo (25 MHz, es. 2315-2340).​

L’invito a manifestare interesse

L’avviso, emanato dalla Direzione Generale per il Digitale e le Telecomunicazioni in collaborazione con l’Istituto Superiore delle Comunicazioni, prevede l’assegnazione di diritti d’uso delle frequenze fino a 20 MHz per provincia, in blocchi da 5 MHz accorpabili secondo la decisione CEPT ECCDEC(14)02.

Le frequenze saranno usate esclusivamente per servizi MFCN (Mobile/Fixed Communications Network), con durata fino al 31 dicembre 2029 e possibilità di revoca anticipata in caso di modifiche al Piano Nazionale di Ripartizione delle Frequenze (PNRF).

Il contributo è fissato a 122.674,907 euro per MHz/anno, parametrato alla popolazione interessata, senza impatto sui limiti nazionali di spettro per operatore.​

Il 5G e la banda 2.3 GHz

Le frequenze in questione riguardano la rete 5G: la banda 2.3 GHz rientra negli spettri mid-band ideali per 5G NR, offrendo un equilibrio tra copertura e capacità, simile alla n40 (2300 MHz) usata globalmente per alta velocità e bassa latenza.

In Italia, questa banda supporta l’espansione delle reti mobili oltre le bande già assegnate come 3.5 GHz (n78) e 700 MHz (n28), rispondendo a esigenze di densificazione urbana in aree ad alta domanda.​​

Le istanze vanno inviate via PEC a dgtelpec.mimit.gov.it con oggetto “Assegnazione temporanea banda 2.3 GHz“, dando priorità ai principi di concorrenza, non discriminazione e beneficio per i consumatori. Il Ministero potrà non procedere se non compatibile con tali criteri.​​

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Celeste Technologies, la via italiana al 5G/6G NTN via satellite: complementare con Starlink

Realizzare software che generano un segnale cellulare 5G NTN a bordo dei satelliti il tutto per dual use, commerciale e governativo. E’ questo il core business di Celeste Technologies, la start up di Castel San Pietro (Bo) co-fondata da Remo Ricci, nel 2024 e parte del portafoglio di Galaxia Venture Capital, specializzata in investimenti spaziali nella galassia di CDP: “Attualmente – racconta Remo Ricci – ci sono due grandi soluzioni sul mercato, una broadband con un router a terra che però difficilmente si può definire mobility, perché andare in giro con il router sulla spalla non è possibile. L’altra è quella comunemente chiamata Direct-to-Cell con una bassissima capacità prestazionale, perché ad oggi può mandare solo Sms”.

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La startup di Castel San Pietro

Poi c’è Celeste Technologies, la startup di Castel San Pietro che ha sviluppato un software per abilitare un satellite a generare un segnale 5G NTN, per una costellazione Device-to-Device, in grado di generare e gestire dati, voce e Sms. Con Celeste, le reti degli Operatori satellitari si integrano con quelle terrestri, a differenza di quelle di altri operatori “Le due reti sono alleate, non sono nemiche. Non c’è uno che vuole sostituire un altro”, dice Remo Ricci, sfatando un mito che vede le reti satellitari unicamente come minacce ed alternative rispetto a quelle terrestri. La sinergia tra reti massimizza invece le prestazioni per l’utente, sviluppa gli  asset tecnologici  ed economici degli operatori e ne valorizza le risorse umane.

Celeste Technologies e Cybersecurity

Il tutto con un vantaggio molto chiaro in termini di sovranità dei dati e cybersecurity: soltanto una realtà europea è libera da ogni normativa straniera che può imporre  la condivisione dei dati se richiesti dai governi, come il Cloud Act.

Come dimostra la demo, una soluzione veloce ed europea esiste, è reale ed è rapida perché non è necessario spedire in orbita migliaia di satelliti per avere un eccellente servizio. Detto questo, il servizio di Celeste è del tutto complementare con Starlink.

Stazione radio base a bordo dei satelliti

La stazione radio base di Celeste è direttamente a bordo dei satelliti. Oggi chi vuole hackerare un satellite non colpisce direttamente il satellite, ma hackera la stazione radio base: e per farlo bastano circa mille euro, come ha mostrato Diego Fasano, Ceo di Ermetix, alla Conferenza Space & Underwater che si è tenuta il 3 dicembre scorso. Il sistema di Celeste è autonomo e il segnale è generato e elaborato nello Spazio.

Software interoperabile 3GPP

Parlando di sovranità, Celeste Technologies consente di far girare il suo software non soltanto su piattaforme hardware americane, giapponesi ma anche open source. “Siamo nativamente multi operatore, abbiamo la possibilità di permettere al satellite di agganciare gli operatori con il satellite a seconda dell’orbita in cui sono”, aggiunge Ricci, ricordando come certificato da Keysight, la tecnologia di Celeste Technologies è interoperabile con lo standard 3GPP tanto da essere presenta all’interno dei laboratori di diversi partner di rilievo.

Si tratta di partner con cui Celeste Technologies avvierà a Castel San Pietro da gennaio l’NTN Digital Information Hub, in collaborazione con il mondo della ricerca. L’obiettivo è accelerare la ricerca e lo sviluppo congiunto di nuovi prodotti. “L’obiettivo è arrivare a 300 persone di altissimo profilo professionale in due o tre anni”, chiude Ricci.

La demo del funzionamento della base station NTN 5G di Celeste Technologies

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NTN 5G, Vanelli Coralli (Università di Bologna): “Direct-to-Device cambio di paradigma, il 5G dal satellite direttamente sullo smartphone

Per saperne di più abbiamo chiesto al Prof Alessandro Vanelli Coralli: Co-Founder & Scentific and Technical Advisor Celeste Technologies.

Key4biz. La convergenza tra reti terrestri e satellitari: cosa cambia davvero con il 5G/6G NTN?

Alessandro Vanelli Coralli. Il Direct-to-Device rappresenta un cambio di paradigma rispetto al satellite tradizionale: parliamo di connettività cellulare direttamente dallo spazio agli smartphone di tutti i giorni, senza terminali dedicati. Gli standard 3GPP stanno rendendo possibile questa integrazione in modo efficiente senza la necessità di lanciare decine di migliaia di satelliti e l’interoperabilità diventa fondamentale per creare un ecosistema competitivo. Celeste nasce proprio per questo: sviluppiamo software per payload satellitari 5G/6G NTN, posizionandoci in un segmento strategico della catena del valore.

Key4biz. L’Europa deve agire ora: perché la finestra temporale è critica?

Alessandro Vanelli Coralli. USA e Cina stanno accelerando massicciamente, le costellazioni LEO si moltiplicano, gli standard 3GPP NTN sono in fase di consolidamento. Chi non entra adesso rischia di diventare cliente invece che protagonista. L’Europa, e l’Italia in particolare, hanno le competenze per essere leader sviluppate in decenni di ricerca e sviluppo: serve decisione politica e industriale immediata. Celeste può contribuire concretamente a questo speedup: costruiamo su oltre venticinque anni di esperienza di ricerca all’Università di Bologna sulle comunicazioni satellitari e wireless e oggi trasformiamo quel know-how in soluzioni industriali pronte per il mercato.

Key4biz. Il valore delle partnership tecnologiche: come si costruisce un ecosistema competitivo?

Alessandro Vanelli Coralli. Celeste sta costruendo un ecosistema di partner tecnologici perché crediamo che nell’NTN nessuno vinca da solo. A Castel San Pietro Terme stiamo creando l’NTN Digital Information Hub: una condivisione fisica di spazi, laboratori e aree di lavoro comuni con i nostri partner. Questo modello accelera l’innovazione, facilita il trasferimento di know-how, crea massa critica e eccellenza tecnologica sul territorio che attirerà nuovi talenti. 

Key4biz Sinergie e competenze complementari: qual è il modello vincente per una startup deep-tech?

Alessandro Vanelli Coralli. In Celeste abbiamo integrato competenze diverse: ricerca accademica, sviluppo software, system integration, visione industriale. Questa complementarità è il nostro vantaggio competitivo. Lavoriamo con una filosofia di collaborazione aperta con i partner, convinti che servano alleanze che coprano l’intera catena del valore, dalla ricerca al prodotto finale.

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5G, Marelli presenta tecnologia per la connettività a bordo veicolo

Marelli ha presentato l’innovativa tecnologia 5G per la connettività a bordo veicolo denominata “Affordable 5G RedCap (Reduced Capability)”. Si tratta di una soluzione accessibile per la telematica dei veicoli che garantisce una velocità di trasmissione dei dati superiore del 50% e una latenza di 2,5 volte inferiore rispetto al 4G, mantenendo al contempo un costo analogo.

Tecnologia 5G adattata all’Automotive

Affordable 5G RedCap rappresenta una versione semplificata della tecnologia 5G, già adottata in dispositivi connessi e ‘wearable’ (indossabili). Marelli ha adattato questa tecnologia al settore automotive, offrendo così maggiore velocità nella trasmissione dei dati, latenza ridotta, minore complessità hardware e consumi energetici minimi – vantaggi fondamentali per i veicoli elettrici e connessi. La nuova soluzione rappresenta anche un’alternativa vantaggiosa dal punto di vista economico rispetto al tradizionale 5G in vista del futuro ‘phase-out’ delle reti 4G, previsto in alcune aree nel mondo già a partire dal 2030. Marelli sta inoltre lavorando in stretta collaborazione con un fornitore leader nell’ambito dei moduli telematici per garantire che questa soluzione telematica di nuova generazione sia conforme per il Nord America all’Hardware and Software Ban USA e ai requisiti dell’USMCA (Accordo Stati Uniti-Messico-Canada) relativi ai componenti prodotti all’interno della regione.

Connettività senza interruzioni

La tecnologia assicura passaggi di connessione fluidi tra reti 4G e 5G, garantendo una connettività senza interruzioni anche in aree con copertura 5G limitata o assente. Integra inoltre un sistema GNSS (Global Navigation Satellite System – sistema satellitare globale di navigazione) a doppia frequenza, oltre a connessioni Wi-Fi e Bluetooth di nuova generazione, per migliorare ulteriormente l’esperienza di connettività di conducenti e passeggeri per quanto riguarda streaming multimediale, navigazione in tempo reale e aggiornamenti da remoto ‘over-the-air’.

“Affordable 5G RedCap rappresenta un punto di svolta per la telematica automotive in quanto risolve tutte le criticità segnalate oggi dai produttori di veicoli: phase-out del 4G, obsolescenza, costi, conformità all’Hardware and Software Ban USA e ai requisiti USMCA, ha detto Nate Sladek, Vice President Strategy and Product Management del business Electronics di Marelli. “Offrendo capacità di connettività avanzate a un livello di costo pressoché analogo a quello del 4G, definiamo un nuovo benchmark per la connettività accessibile, in particolare per i veicoli che non richiedono le prestazioni complete del 5G tradizionale”.

La soluzione Affordable 5G RedCap di Marelli è disponibile in fase dimostrativa, con esemplari di produzione da inizio 2026 e con primo avvio della produzione globale previsto per il 2028.

INFORMAZIONI TECNICHE

Caratteristiche della soluzione telematica Affordable 5G RedCap rispetto a 4G e 5G tradizionale

Caratteristica 5G tradizionale Affordable 5G RedCap 4G Cat. 4
Larghezza di banda Fino a 100 MHz Fino a 20 MHz Fino a 20 MHz*
Latenza Fino a un minimo di 1 ms ~20 ms ~50 ms
Velocità di trasmissione dei dati Fino a 2 Gbps Fino a 220 Mbps Fino a 150 Mbps
Costo del dispositivo Elevato, a causa dell’hardware complesso e delle capacità avanzate Inferiore rispetto al 5G tradizionale, grazie all’hardware semplificato e alle capacità ridotte rispetto alla versione tradizionale Moderato, grazie a hardware e capacità bilanciati
Consumo energetico Elevato, a causa delle funzionalità avanzate e delle prestazioni elevate Moderato, ottimizzato per durata ed efficienza della batteria Moderato, adatto a un’ampia gamma di dispositivi

*Oggi fino a 20 MHz – si ridurrà sensibilmente con l’avvio del phase-out delle reti 4G

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DNA: Italia, Francia, Germania & Co alla Ue “Non tocchi le regole Tlc su frequenze, wholesale only e switch-off del rame”

C’è anche l’Italia, in prima fila con Germania e Francia, nel drappello di Paesi Ue contrari ad uno stravolgimento della regolazione europea delle Tlc, come configurata dal Digital Networks Act. E’ quanto emerge da un documento riservato, non ufficiale e quindi senza valore legale (ma dal profondo significato sostanziale) in cui il Segretariato generale del Consiglio Ue ha inviato una missiva alla Commissione Europea chiedendo esplicitamente di mettere il freno a mano al DNA, che è slittato a gennaio. E’ quanto emerge da un documento trapelato visionato da Key4biz.   

Direttiva e non regolamento

In primo luogo, Austria, Francia, Germania, Ungheria, Italia e Slovenia hanno unito le forze per sollecitare l’esecutivo dell’UE a presentare l’imminente Digital Networks Act (DNA) come direttiva, per timore che un approccio univoco rischi di calpestare le prerogative nazionali e ignorare le differenze locali. Si ricorda che la direttiva è uno strumento legislativo meno cogente del regolamento.

Il disegno di legge mira a riformare il regime delle telecomunicazioni dell’UE, facilitando l’implementazione del 5G e della fibra ottica da parte degli operatori e sbloccando maggiori investimenti nelle infrastrutture digitali dell’Unione.

Tuttavia, le capitali dell’UE respingono da anni le riforme delle telecomunicazioni, scontrandosi su una proposta di “equa ripartizione”, sulla necessità di aggiornare la gestione dello spettro e sulla spinta ad allentare la pressione normativa sui maggiori operatori di telecomunicazioni europei.

Tra i primi nel nostro paese a denunciare il DNA è stata l’AIIP, che ha anche aperto il sito dedicato stopdna.eu.

La protesta contro il DNA: cosa chiedono Italia, Germania, Francia & Co

DNA, Direttiva e non Regolamento

In vista della revisione al quadro normativo per le comunicazioni elettroniche che sarà adottato entro il 2026 con il Digital Networks Act, i paesi suddetti chiedono di presentare il DNA come direttiva e non come regolamento. “I mercati nazionali delle telecomunicazioni sono caratterizzati da notevoli differenze, per questo gli stati membri hanno bisogno di sufficienti margini di manovra per tenere conto delle specifiche caratteristiche nazionali e assicurare un quadro coerente con altre regolazioni nazionali”, si legge nel documento.

Soltanto la forma legale della direttiva fornisce la flessibilità richiesta, mentre il Regolamento valido per tutti gli stati membri non permetterebbe di adattare le regole alle particolari necessità dei singoli stati.

In particolare, circa le norme che rientrano sotto le prerogative la sovranità nazionale, in materie particolari come le intercettazioni, il quadro normativo del paese di origine non può rientrare nel quadro delle comunicazioni elettroniche.  

DNA, Spettro radio resti competenza sovrana nazionale: no a gestione centralizzata dello spettro

“Soltanto l’allocazione delle frequenze da parte dei singoli stati membri assicura che le caratteristiche spettrali dei singoli stati e le particolari esigenze di mercato possano essere considerate nel modo adeguato anche nel quadro di un contesto armonizzato dello spettro. Inoltre, ciò garantisce che gli Stati più ambiziosi (in termini di allocazioni più innovative ndr) non vengano in qualche modo bloccati”, si legge nel documento.

No, quindi, ad una gestione centralizzata dello spettro indipendente da un’analisi preventiva a livello nazionale.

Regolazione dell’accesso: ogni modifica deve essere fatta con grande attenzione e non deve indebolire la concorrenza e i benefici per i consumatori. No all’abolizione de modello wholesale only

Premesso che la regolazione va tenuta al minimo, per ridurre il carico burocratico delle aziende, il Codice Europeo delle Comunicazioni Elettroniche fornisce già, comunque, “una serie flessibile di strumenti regolatori (compreso l’articolo 80 che riguarda il modello wholesale only), che serve a questo scopo”, si legge.

La regolazione ex ante è spesso richiesta “per evitare la ri-monopolizzazione, mantenere la concorrenza e promuovere gli investimenti in servizi di connettività fissa, in particolare durante la migrazione dal rame alla fibra”, si legge.  

L’impatto dello switch off del rame è tutto da verificare

“L’impatto dello switch-off del rame a livello Ue va ancora valutato attentamente. La sua implementazione potrebbe produrre un aumento dei costi, distorsioni di mercato, squilibri fra diversi stati membri con livelli differenti di copertura FTTH e adozione dei servizi, rapidità di diffusione più lenta, così come la chiusura di infrastrutture funzionali a fronte di maggiori esborsi per i clienti”, si legge.  

“I mercati di rete mantengono in genere una dimensione locale e dovrebbero essere trattati da questa prospettiva”, prosegue il documento sottoscritto da Italia, Germania, Francia e altri Stati membri.

La Governance del quadro europeo delle comunicazioni elettroniche funziona bene e non ha bisogno di modifiche sostanziali: BEREC e RSPG restino come sono

Infine, anche dal punto di vista della governance, secondo la missiva maggior poteri a livello Ue sarebbero in contraddizione con l’obiettivo di semplificare il quadro normativo. Il quadro regolatorio, si legge ancora, non ha bisogno di ulteriori consultazioni e processi decisionali.

“Il Body of European Regulators for Electronic Communications (BEREC) e l’RSPG non hanno bisogno di una fusione o di particolari modifiche nella distribuzione dei rispettivi compiti. Entrambi i gruppi hanno diverse funzioni e compiti e sono di  norma formati da rappresentanti di diverso titolo degli Stati membri”, chiude il documento.    

Leggi anche: Il Digital Networks Act (DNA) slitta a gennaio. Switch off obbligatorio del rame, spettro radio e BEREC i nodi da sciogliere

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