AI e reti 5G per il muro Ue anti-droni. Kubilius: “Serve scudo multistrato”. Virkkunen: “Soluzioni locali per sicurezza collettiva”

Il Piano d’azione europeo anti-droni

Abbiamo visto che tutto può essere usato come arma contro di noi. Le capacità di droni e anti-droni sono componenti centrali per difendere l’Europa e proteggere le infrastrutture critiche”, ha dichiarato Henna Virkkunen, Vicepresidente esecutiva per la Sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia.

La Commissione sta sviluppando una serie di strumenti destinati all’industria e agli Stati membri per sviluppare e acquisire capacità di difesa anti-droni e in particolare contro gli attacchi di droni in Europa. Per raggiungere una reale prontezza alla difesa, l’Europa deve essere in grado di proteggere i propri confini e siti critici con uno scudo sofisticato e multistrato in grado di rilevare e neutralizzare qualsiasi minaccia in tempo reale”, ha affermato Andrius Kubilius, Commissario per la Difesa e lo spazio.

Presentato a Bruxelles il Piano d’azione per contrastare le crescenti minacce poste dai droni alla sicurezza dell’Unione europea (Ue). Una misura definita ambiziosa, che si concentra sulla dimensione della sicurezza interna civile, integrando e sostenendo nel contempo il lavoro svolto dalla Commissione nel settore della difesa e rafforzando le sinergie civili-militari, e che vuole contribuire allo sviluppo di un mercato europeo competitivo dei droni, liberando il potenziale di innovazione, crescita e creazione di posti di lavoro in questo importante settore.

Come si difenderà l’Europa dagli attacchi con droni?

Come sottolineato dalla commissaria Virkkunen, si parte intanto dalla necessità di rafforzare le capacità nazionali, le risorse locali diciamo, e allo stesso tempo di spingere di più sull’integrazione dei sistemi di Difesa condivisi. Le risposte possono essere anche locali, ma la minaccia è collettiva e in questa dimensione bisogna trovare una strada comune su cui investire, innovare e rafforzare il meccanismo di prontezza dell’Ue in materia di difesa.

Nell’attuale contesto geopolitico, l‘Europa deve coltivare soluzioni locali per migliorare la sua sicurezza collettiva. Abbiamo i talenti, le tecnologie e la forza industriale per proteggere i nostri beni”, ha chiarito Virkkunen.

Con l’adozione del piano, l’esecutivo comunitario valuterà comunque la possibilità di istituire un meccanismo di cooperazione rafforzata con i Paesi Ue, ai quali è stato chiesto di nominare coordinatori nazionali per la sicurezza dei droni, che promuoveranno e supervisioneranno l’attuazione di queste azioni a livello nazionale.

Il ruolo delle reti 5G e dell’AI

Prima di tutto, rilevare, tracciare e identificare droni dannosi è fondamentale per contrastare efficacemente e puntualmente le minacce. Per far fronte al crescente numero di attacchi con droni, in particolare al crescente uso di sciami di droni, le reti 5G devono essere urgentemente sfruttate per il rilevamento di droni, connessi o meno.

Per sostenere la diffusione rapida e il rilevamento basato sul test dal vivo del 5G, la Commissione lancerà un invito a manifestare interesse per gli Stati membri e l’industria. Queste reti 5G offrono un tracciamento preciso e in tempo reale degli oggetti volanti, essenziale per mantenere i nostri cieli al sicuro e proteggere la sicurezza interna.

Il rilevamento di droni maligni si basa su un approccio multisensore, che mescola diverse tecnologie basate su software di intelligenza artificiale (AI).

La Commissione in aggiunta sosterrà lo sviluppo di sistemi sovrani europei di “comando e controllo” basati sull’AI e valuterà la possibilità di creare squadre di pronto intervento anti-droni per una maggiore solidarietà tra gli Stati membri.

Nelle intenzioni di Bruxelles, queste tecnologie e le misure indicate dal Piano d’azione nel suo insieme andranno a costituire la base dell’iniziativa europea per la difesa dai droni e dell’iniziativa Eastern Flank Watch, o muro di droni, che è il progetto faro proposto nella tabella di marcia per la prontezza all’uso di Defence 2030.

Con il lancio di questo piano d’azione, stiamo trasformando il concetto di “muro dei droni” da una visione politica in una realtà industriale. Colmando il divario tra la tecnologia civile innovativa e le esigenze militari, stiamo garantendo che la nostra industria della difesa possa produrre questi sistemi essenziali alla portata e alla velocità necessarie per mantenere l’Europa sicura e tecnologicamente sovrana”, ha sottolineato Kubilius.

Dal centro europeo anti-droni all’etichetta “Eu Trusted Drone”

Il Piano prevede comunque ulteriori soluzioni, come il lancio di un’etichetta “EU Trusted Drone” per identificare le apparecchiature sicure sul mercato, una mappatura industriale civile-militare coordinata per attrarre investimenti e promuovere l’innovazione e l’interoperabilità, il rafforzamento della capacità di test anti-droni grazie a un nuovo centro di eccellenza anti-droni dell’UE e allo sviluppo di un sistema di certificazione per i sistemi anti-droni.

Previsto anche il lancio di un forum dell’industria dei droni e dei contro-droni per promuovere il dialogo con gli attori industriali, al fine di aumentare la produzione e la proposta di un pacchetto sulla sicurezza dei droni per rinnovare le norme esistenti sui droni aerei civili e adattarle alle nuove realtà in materia di sicurezza.

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Milano-Cortina 2026: dal Mimit ok a 8.000 frequenze. Tutti i servizi digitali, satellitari e 5G alle Olimpiadi

In vista dell’apertura delle Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha autorizzato l’utilizzo di circa 8mila frequenze radio, un intervento di eccezionale complessità tecnica e dimensione, senza precedenti per un evento sportivo di questa portata. L’attività è stata svolta dalla Direzione Generale per il Digitale e le Telecomunicazioni (DGTEL) del MIMIT, in collaborazione con la Fondazione Milano Cortina 2026 e con la Fondazione Ugo Bordoni, ed è finalizzata alla pianificazione e all’autorizzazione delle risorse frequenziali necessarie allo svolgimento dei Giochi.

“A Milano e Cortina l’Italia scenderà in pista non solo con i suoi atleti, ma anche con un sistema di competenze, innovazione e tecnologia d’eccellenza”, ha detto il ministro Adolfo Urso“Le Olimpiadi invernali rappresentano infatti anche una grande sfida tecnologica – ha aggiunto -. Le 8.000 frequenze autorizzate dal Mimit costituiranno un’infrastruttura essenziale per garantire un’organizzazione impeccabile dei Giochi e permettere a milioni di spettatori nel mondo di viverli in tempo reale”.

A cosa servono queste frequenze

La gestione dello spettro radio è un’attività di carattere tecnico-specialistico poco conosciuta dal grande pubblico, ma essenziale per il corretto funzionamento delle infrastrutture tecnologiche a supporto di un grande evento sportivo internazionale.

  • Le tecnologie wireless consentono l’erogazione di servizi fondamentali quali
  • il cronometraggio delle competizioni,
  • le comunicazioni operative tra atleti, staff e organizzatori,
  • le riprese e la trasmissione audio e video,
  • nonché i sistemi di sicurezza e di videosorveglianza.

A tali tecnologie si aggiungono quelle volte a migliorare la fruizione dell’evento, tra cui

  • i droni FPV, per riprese in grado di creare un’esperienza di volo immersiva “in prima persona”,
  • e le body-cam indossate dagli atleti, utili a mostrare l’evento dalla prospettiva dell’atleta stesso.

Alle attività svolte dalla DGTEL si integrano quelle di monitoraggio e vigilanza sul territorio, affidate alle Case del Made in Italy, impegnate a garantire il corretto utilizzo delle frequenze radio durante l’intero periodo dei Giochi.

Il lavoro avviato dal Mimit, già a partire dal 2024, consentirà a oltre 200 soggetti, tra organizzatori, emittenti e comitati olimpici e paralimpici, di operare in modo coordinato attraverso l’impiego delle risorse frequenziali autorizzate, garantendo il regolare svolgimento delle competizioni e un’esperienza tecnologica avanzata per il pubblico di tutto il mondo.

Altri utilizzi

Queste frequenze servono a supportare un’ampia gamma di attività tecnologiche e logistiche essenziali per l’evento, tra cui:

  • Trasmissioni Televisive e Media: Permettono il funzionamento di telecamere wireless, microfoni e sistemi di comunicazione per le emittenti (broadcaster) che trasmettono le gare in tutto il mondo.
  • Gestione dell’Evento: Supportano i sistemi radio di servizio utilizzati dagli organizzatori per il coordinamento del personale, dei volontari e della sicurezza.
  • Cronometraggio e Dati: Garantiscono la trasmissione rapida e sicura dei dati ufficiali sulle prestazioni degli atleti e dei risultati in tempo reale.
  • Connettività 5G e Infrastrutture: Parte di un piano più ampio di potenziamento digitale che include la copertura 5G nelle strutture sanitarie e nelle gallerie stradali lungo i percorsi olimpici per garantire comunicazioni d’emergenza stabili. 

Tutti i dispositivi radio utilizzati dai media, dai partner e dalle autorità devono essere preventivamente autorizzati dal MIMIT attraverso il portale ufficiale di richiesta spettro e successivamente testati presso apposite stazioni di etichettatura (Test & Labeling) per evitare interferenze che potrebbero compromettere lo svolgimento dei Giochi.

Piano sanità e piano gallerie

  • Il Piano Sanità, con un investimento di oltre 11 milioni di euro, garantirà connettività 5G ad alta velocità a ospedali, medical station e foresterie, attraverso soluzioni multi-operatore capaci di assicurare copertura continua anche in ambienti chiusi e durante i trasferimenti.
  • Il Piano Gallerie riguarda invece undici gallerie tra Lombardia e Veneto, dove saranno realizzate nuove infrastrutture radiomobili 4G e 5G. L’obiettivo è garantire connessioni stabili, maggiore sicurezza e comunicazioni d’emergenza affidabili, rafforzando la logistica.

Le 8.000 frequenze distribuite su diverse bande

Le 8.000 frequenze autorizzate dal MIMIT per i Giochi di Milano Cortina 2026 non sono confinate a una singola banda, ma sono distribuite su diverse porzioni dello spettro radioelettrico per coprire le svariate esigenze tecnologiche dell’evento. 

In particolare, le bande principali coinvolte includono:

  • Banda 2.3 GHz: Recentemente oggetto di una procedura di assegnazione temporanea da parte del MIMIT per supportare la connettività durante i Giochi.
  • Bande UHF e VHF: Tradizionalmente utilizzate per i contributi radio e TV, i microfoni wireless e i sistemi di comunicazione interna (walkie-talkie).
  • Bande Satellitari e Microonde: Per i ponti radio ad alta capacità e le trasmissioni internazionali a lunghissima distanza.
  • Bande 5G: Fondamentali per la rete ultra-veloce dedicata ai siti olimpici, inclusi i sistemi di emergenza e i sensori IoT per la gestione degli impianti. 

Tutte queste frequenze sono coordinate per evitare interferenze tra i vari attori (media, sicurezza, logistica) e la loro gestione è definita nello Spectrum Availability Plan pubblicato dalla Fondazione Milano Cortina 2026

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5G, le reti mobili europee perdono terreno nella corsa globale

Con l’affievolirsi della spinta agli investimenti nelle reti in fibra, le reti mobili sono destinate a riconquistare la scena nel 2026. Sebbene la copertura sia ora soddisfacente per la maggior parte delle persone, sono essenziali ulteriori progressi. L’Europa rischia di rimanere indietro rispetto ad Asia, Stati Uniti e Medio Oriente nella leadership del 5G.

La maggior parte degli europei beneficia della connettività 5G, ma le velocità massime si trovano altrove

Secondo un report appena pubblicato da ING, i paesi europei saranno in ritardo sul fronte delle tecnologie.

Con gli operatori di telecomunicazioni che fanno fatica a far crescere la profittabilità, a soffrirne sono gli investimenti necessari per raggiungere la leadership tecnologica, che saranno per forza ritardati.

Tuttavia, reti allo stato dell’arte sono importanti perché guidano la crescita della produttività dell’economia in genere.

Ma visto che l’Europa non dispone ancora delle migliori reti 5G. rischia di rimanere indietro rispetto a Asia, USA e Medio Oriente nella corsa alla leadership tecnologica.

Gli europei non possono utilizzare il loro dispositivo 5G su una rete 5G in ogni momento

Disponibilità delle reti 5G, 1H25

La connettività 5G in Europa è buona

La maggior parte degli europei utilizza regolarmente la connettività mobile 5G. Come illustrato nella figura sopra, la disponibilità della rete 5G sta rapidamente diventando uno standard. Secondo la società di test di rete Ookla, nella maggior parte dei paesi europei gli utenti di telefonia mobile hanno spesso un accesso maggiore alle reti 5G rispetto a quelli basati su tecnologie più datate. Sebbene la copertura 5G sia in ritardo in Belgio, Ungheria e Regno Unito, la connettività 5G è la norma in Svizzera e Danimarca.

Questo miglioramento è stato ottenuto grazie a una migliore disponibilità di spettro. La maggior parte degli Stati membri dell’UE ha ora assegnato spettro al 5G, mentre in alcuni casi misure politiche hanno promosso la copertura. Un altro fattore determinante è stata la condivisione della rete. In Danimarca, l’implementazione del 5G ha beneficiato di rigorosi obblighi di copertura rurale, nonché di una joint venture mobile tra Telia e Telenor che ha migliorato efficacemente la copertura 5G.

Tuttavia, Hong Kong e la Corea del Sud dispongono già di un’elevata disponibilità di reti 5G e sono quindi ben posizionate per beneficiare di nuovi servizi innovativi. Non siamo riusciti a trovare dati sulla Cina, ma le reti 5G autonome sono già operative su larga scala, a dimostrazione della leadership tecnologica della Cina.

Il 5G standalone diventa la norma per i principali operatori quest’anno

Ookla riporta che paesi come Emirati Arabi Uniti, Corea del Sud, Singapore, Stati Uniti e Cina superano l’Europa in termini di velocità 5G, con la Cina che sta già implementando reti 5G per migliorare la produttività, secondo il presidente della European Round Table for Industry e presidente di Vodafone, Van Boxmeer.

Tuttavia, ING prevede un aumento dei casi d’uso commerciale di specifiche funzionalità 5G standalone (5G SA) in Europa, poiché i principali operatori continuano a investire nel 5G SA, un’architettura di rete cloud-native.

Anche la predisposizione dell’ecosistema dei dispositivi sta migliorando. Gli iPhone con iOS 17 e i telefoni con Android 12 e versioni successive supportano la selezione dinamica della porzione di rete ottimale. La disponibilità di dispositivi supporta lo sviluppo del 5G SA. Questo è fondamentale affinché l’Europa torni a essere all’avanguardia.

Le velocità delle reti mobili europee sono in ritardo

La velocità media di download mobile è più elevata in paesi come Stati Uniti e Corea del Sud

Quali servizi comporta la corsa alla tecnologia?

L’ente di definizione degli standard 3GPP ha definito tre categorie di servizi principali per il 5G SA:

  • Enhanced Mobile Broadband (eMBB),
  • Ultra-Reliable Low-Latency Communications (URLLC)
  • e Massive Machine-Type Communications (mMTC / IoT).

In primo luogo, un vantaggio tangibile delle funzionalità Enhanced Mobile Broadband è la capacità disponibile per l’accesso wireless fisso (FWA). Sono in corso sperimentazioni anche nel settore dei media, dove i progetti pilota 5G valutano casi aziendali che coinvolgono video ad alta risoluzione e applicazioni AR/VR. Un altro vantaggio degli standard 5G è la copertura mobile migliorata in aree affollate, come i trasporti pubblici o gli stadi.

Si sta già assistendo alla crescente importanza degli abbonamenti a basso costo per i servizi basati sull’IoT. Poiché il costo inferiore dei dispositivi consente un maggior numero di casi d’uso, ING prevede una crescita di questo segmento.

In combinazione con pacchetti di servizi più ampi incentrati su logistica (di fabbrica), trasporto e servizi di localizzazione, questo apre nuove fonti di reddito.

Non si vedono ancora molti esempi di pacchetti di servizi che forniscono servizi di rete privata. Tuttavia, il 5G spesso funziona meglio del Wi-Fi, mentre gli operatori di reti di telecomunicazioni hanno spesso una scala più ampia.

ING prevede comunque uno sviluppo dei casi d’uso delle reti private nel 2026.

Crescente attenzione all’affidabilità della rete

Nel 2025, diversi paesi hanno dovuto affrontare interruzioni della rete mobile, tra cui Spagna, Paesi Bassi, Regno Unito e Francia. Si prevede che le autorità di regolamentazione presteranno maggiore attenzione all’affidabilità, dato il ruolo delle telecomunicazioni come infrastruttura critica. Tuttavia, migliorare la velocità e l’affidabilità rimarrà una sfida, mentre la concorrenza rende difficile aumentare i prezzi.

Punti chiave per il 2026

Nel 2026, le reti mobili in Europa rimarranno solide, spesso eccellenti, ma altre regioni continueranno a essere all’avanguardia. Questo rappresenta un problema, perché l’Europa ha bisogno di servizi di telecomunicazione avanzati per migliorare la produttività europea. Tuttavia, l’Europa è destinata a compiere progressi: ci si aspetta una maggiore attenzione al 5G standalone, l’espansione dei servizi IoT e una più ampia adozione dell’accesso wireless fisso.

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Digital Networks Act: “Sì al fair share volontario e frequenze indeterminate, passaporto unico per Telco paneuropee e regole per il satellite”

Digital Networks Act: l’Europa riscrive le regole delle telecomunicazioni

È arrivata la tanto attesa presentazione del Digital Networks Act. Con il DNA la Commissione europea punta a unire il mercato unico alla connettività e alle telecomunicazioni, sostituendo il Codice europeo delle comunicazioni elettroniche del 2018.

Non si tratta di un semplice aggiornamento normativo: il passaggio da Direttiva a Regolamento segna una svolta strutturale, perché rende le nuove regole direttamente applicabili in tutti gli Stati membri, riducendo la frammentazione nazionale che da anni frena investimenti, consolidamento e innovazione nel settore.

L’obiettivo dichiarato è ambizioso: creare un vero mercato unico della connettività, in grado di sostenere la diffusione di reti ad altissima capacità – fibra, 5G e in prospettiva 6G – e di fornire la base infrastrutturale necessaria allo sviluppo di tecnologie chiave come cloud, intelligenza artificiale, edge computing e servizi digitali avanzati. In gioco c’è la competitività europea, ma anche la sicurezza e la resilienza delle reti.

Si introduce di fatto un passaporto unico” per gli operatori che forniscono reti e servizi nei vari Stati Ue e sarà sufficiente notificare questa volontà e questo status in un solo Stato membro

La proposta sarà ora presentata al Parlamento europeo e al Consiglio per l’approvazione.

L’innovazione europea inizia con un’Europa realmente connessa. Un’infrastruttura digitale resiliente e ad alte prestazioni è essenziale per rafforzare la leadership europea in termini di innovazione, competitività e sovranità digitale”, ha dichiarato Henna Virkkunen, Vicepresidente esecutivo per la sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia.

Una connettività avanzata e accessibile consentirà alle startup di sfruttare il potenziale dell’intelligenza artificiale e ai medici di assistere i pazienti da remoto, in modo rapido e sicuro. Il nostro obiettivo – ha precisato Virkkunen – è un ambiente digitale in cui le nuove tecnologie siano prontamente disponibili, accessibili e basate su regole eque e affidabili che vadano a vantaggio delle persone”.

Spettro radio verso un utilizzo indeterminato e non illimitato da parte degli operatori (la maggiore stabilità attira investimenti)

Uno dei punti più rilevanti del Digital Networks Act riguarda lo spettro radio, risorsa strategica per le reti mobili. La Commissione propone di aumentare drasticamente la prevedibilità regolatoria, consentendo licenze indeterminate per l’utilizzo dello spettro radio (indeterminate non significa illimitate, ma dietro il rispetto di impegni concreti), ma allo stesso tempo si prevede anche un maggior numero di rinnovi delle licenze.

Il messaggio politico è chiaro: le Telecomunicazioni sono un settore in cui vale la pena investire nel lungo periodo. Oggi le licenze hanno una durata minima di 20 anni, ma restano soggette a incertezze legate a rinnovi, condizioni economiche e approcci nazionali molto diversi.
Con il DNA, Bruxelles punta a una maggiore armonizzazione dei criteri di assegnazione, durata e pricing, offrendo agli operatori un orizzonte temporale compatibile con investimenti miliardari in reti mobili di nuova generazione.

A questo si affianca il principio del “use it or share it”: lo spettro non utilizzato dovrà essere condiviso, per evitare inefficienze e massimizzare l’uso di una risorsa scarsa.

Mercato unico della connettività: meno barriere, più scalabilità, anche per i satelliti

Il Digital Networks Act mira a superare uno dei limiti storici del settore europeo: la frammentazione normativa. Oggi un operatore che voglia offrire servizi in più Paesi deve confrontarsi con 27 regimi autorizzativi, procedure e interpretazioni regolatorie diverse. Il DNA introduce meccanismi che permettono alle imprese di operare su scala europea registrandosi in un solo Stato membro, semplificando l’accesso ai mercati e incentivando modelli paneuropei.

Particolarmente significativa è la proposta di un quadro di autorizzazione a livello UE per i servizi satellitari di comunicazione, che sottrae queste attività alla sola competenza nazionale. È un segnale della volontà di Bruxelles di rafforzare l’autonomia strategica europea anche nello spazio e nelle infrastrutture critiche.

Le comunicazioni satellitari sono vitali per l’autonomia strategica.
Si introduce un’unica autorizzazione a livello europeo. Si supera così la regolamentazione nazionale: lo stesso Elon Musk, se vuole utilizzare i suoi satelliti in Italia deve attenersi al DNA quando sarà un Regolamento effettivo.

Un Regolamento che consentirà agli operatori del settore satellitare di crescere e scalare. I nuovi servizi satellitari potranno essere offerti in modalità Direct-to-Device (D2D).

Addio al rame tra il 2030 e il 2035

Un altro pilastro del DNA è la transizione dalle reti legacy in rame alle reti in fibra ottica. La Commissione introduce piani nazionali obbligatori per accompagnare il phase-out del rame tra il 2030 e il 2035, con la presentazione dei piani già nel 2029. L’obiettivo è chiaro: il rame non è più adeguato a sostenere le esigenze di una economia digitale avanzata.

Il processo sarà accompagnato da garanzie per i consumatori, come obblighi di informazione trasparente, continuità del servizio e protezione delle fasce più vulnerabili. È prevista anche una certa flessibilità: i governi potranno estendere le scadenze se necessario, per evitare shock sociali o territoriali.

Investimenti sì, ma senza il contributo “obbligatorio” delle Big Tech (ma sarà volontario)

Uno dei nodi politici più delicati era la richiesta degli operatori di telecomunicazioni – sostenuta da grandi gruppi come Deutsche Telekom, Orange, Telefónica e TIM – di introdurre un contributo obbligatorio delle Big Tech ai costi di sviluppo delle reti, il cosiddetto “fair share”. La Commissione ha scelto accogliere questa istanza, ma a metà. Il Fair Share è un po’ annacquato e azzoppato.

Il fair share sarà volontario e consentirà, nelle intenzioni della Commissione, la risoluzione più rapida e semplice delle dispute, introducendo un meccanismo di “conciliazione volontaria” gestita a livello nazionale dalle Autorità e dal BEREC.

Così, nel Digital Networks Act non c’è alcun obbligo di pagamento per i grandi fornitori di contenuti e servizi digitali (le Big Tech). Al suo posto, Bruxelles propone un meccanismo volontario di cooperazione tra operatori di rete e player come Google, Netflix o Meta, focalizzato su temi come interconnessione IP, efficienza del traffico e sviluppo infrastrutturale.

È una soluzione di compromesso che evita uno scontro frontale con il mondo del cloud e delle piattaforme, ma che lascia insoddisfatti molti operatori, convinti che senza nuove fonti di finanziamento il gap infrastrutturale europeo rispetto a Stati Uniti e Asia resterà difficile da colmare.

In caso di Network fee, le big tech penseranno in autonomia all’ultimo miglio della rete? Con il satellite oppure “mangiando” alcune Telco?

E se, invece, attraverso il meccanismo volontario di cooperazione le Autorità regolatorie nazionali e il BEREC dovessero decidere di far pagare una Network fee agli OTT e agli altri operatori coinvolti nella fornitura di servizi di comunicazioni elettroniche? La reazione delle Big Tech potrebbe essere quella di pensare in autonomia anche all’ultimo miglio della rete? E quindi sostituire le Telco con i servizi satellitari? Oppure, nel peggiore degli scenari gli OTT potrebbe, in alcuni casi, “mangiarsi” e quindi acquisire alcune Telco?

L’analisi: operatori TLC paneuropei, ma solo sui servizi

È molto interessante il meccanismo del single passport per consentire agli operatori di di TLC nazionali di essere attivi anche in altri Stati membri, ma dal nostro punto di vista si potranno creare degli operatori paneuropee solo sui servizi, perché difficilmente nessuno Stato membro cederà la rete a un operatore “straniero”, anche se europeo. Questo perché la rete di telecomunicazioni è un asset di ogni singolo Stato membro e riguarda la sicurezza nazionale.

Infine, sul fronte della neutralità della rete, la Commissione ribadisce il pieno rispetto dei principi dell’Open Internet. Allo stesso tempo, introduce strumenti per chiarire l’applicazione delle regole a servizi innovativi, con l’obiettivo di aumentare la certezza giuridica senza indebolire le tutele per utenti e imprese.

Una riforma strutturale per la competitività europea

Il Digital Networks Act rappresenta dunque una riforma di sistema: meno burocrazia, più armonizzazione (semplificazione burocratica per il settore pubblico e privato) maggiore certezza regolatoria e un chiaro orientamento agli investimenti di lungo periodo. Non risolve tutte le tensioni del settore – a partire dal tema del finanziamento delle reti – ma segna un cambio di passo rispetto al passato.

Ora la palla passa al Parlamento europeo e al Consiglio. Se approvato, il DNA potrebbe diventare uno dei pilastri della strategia europea per la sovranità digitale, trasformando la connettività da collo di bottiglia strutturale a vero motore della crescita digitale del continente.

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Digital Networks Act: satellite tecnologia del momento nella Ue, indietro l’FTTH (ma anche il 5G e il 6G)

Per capire quali sono le priorità digitali della Commissione Ue può essere utile scorrere la bozza del Digital Networks Act (DNA), e vedere quante volte sono nominate le diverse tecnologie abilitanti che dovranno garantire le reti del futuro. In questa competizione non scientifica, ma qualitativa, vince di gran lunga il satellite, nominato più di 200 volte (esattamente 213 volte) nella bozza del documento che racchiude la nuova cornice normativa dell’ecosistema digitale e che sarà presentata, salvo imprevisti, il 20 gennaio. In confronto, l’FTTH è molto meno appealing e compare appena 13 volte, al pari del 5G e del 6G (citate rispettivamente 24 e 14 volte). Ancor più lontano il Fixed Wireless Access (FWA), che viene nominato soltanto una volta. La parola fibra mantiene il suo appeal e compare 94 volte.

Il rame resta popolare nel Digital Networks Act

Interessante notare poi che la parola “copper” (rame) compare 90 volte, segnalando così un interesse che pur legato allo switch off dimostra, almeno a parole, quanto peso abbiano ancora le vecchie reti legacy nella mente del regolatore europeo.   

Il fervore europeo intorno al satellite è un fenomeno crescente e la bozza del DNA non fa nient’altro che rispecchiare questo sentiment diffuso, sulle ali di Starlink e della rinnovata corsa alla Space Economy che trova sempre maggiori proseliti anche in Europa.

Approccio pragmatico della Ue

Un approccio pragmatico, che non punta più su una visione dogmatica dell’FTTH e che guarda al satellite come soluzione alternativa concreta per raggiungere gli obiettivi di copertura ultrabroadband fissati dal Digital Compass al 2030.

Nel DNA si delinea la volontà di creare un quadro regolatorio più chiaro per la diffusione delle comunicazioni satellitari (anche quelle D2D, cui si potrebbero dedicare delle frequenze ad hoc, si legge nella bozza) e garantire a priori la loro convivenza con il mondo delle comunicazioni elettroniche tradizionali.

Autorizzazione generale e autorizzazione per i servizi satellitari

Nella bozza del DNA si legge che “L’opzione preferita include un “passaporto” unico per reti e servizi diversi dal satellite e un’autorizzazione UE per lo spettro satellitare, inclusa la selezione dei licenziatari in caso di scarsità e l’applicazione delle condizioni di autorizzazione. Questa opzione ridurrebbe i costi amministrativi e di conformità, nonché i costi di rendicontazione…. L’autorizzazione satellitare dell’UE garantirebbe agli operatori un accesso garantito allo spettro in tutti gli Stati membri alle stesse condizioni di autorizzazione, fornendo loro i mezzi per espandersi e fornire servizi paneuropei, affrontando al contempo gli aspetti di sovranità”.

E ancora, “Un operatore satellitare che desiderasse fornire servizi in tutta l’UE non avrebbe bisogno di seguire 27 procedure di autorizzazione, di rispettare 27 serie di condizioni di autorizzazione, che includono obblighi di rendicontazione diversi e costosi e misure di applicazione inefficaci, e di ottenere diritti di spettro in tutti gli Stati membri”.

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TLC, Blefari Melazzi (RESTART): “La sostenibilità della industry non dipende solo dalle regole, ma dalla capacità di rinnovarsi”

“La sostenibilità futura del settore TLC non dipende solo da riforme normative e regolatorie, pur necessarie, ma dalla capacità di innovare e riposizionarsi lungo la catena del valore digitale. RESTART ha indicato una direzione: ricerca, industria e istituzioni devono agire come un sistema integrato. Solo così le telecomunicazioni potranno tornare a essere non una commodity, ma un’infrastruttura strategica al servizio dello sviluppo economico, tecnologico e sociale del Paese”. Questo in sintesi il messaggio del Professor Nicola Blefari Melazzi,  Presidente di RESTART, alla vigilia dell’evento “Shaping Horizons in Future Telecommunications”, che si terrà a Roma dal 19 al 21 gennaio 2026. L’evento è organizzato dal programma RESTART, il Partenariato esteso sulle telecomunicazioni del futuro finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca nell’ambito del PNRR con 116 milioni di euro e che ha coinvolto 135 partner (https://fondazione-restart.it/).

Clicca qui per l’agenda dell’evento finale di RESTART

Key4biz. Da che cosa dipende, in sintesi, la sostenibilità del settore TLC?

Nicola Blefari Melazzi. La sostenibilità del settore TLC dipende dalla capacità di riallineare crescita tecnologica e sostenibilità economico-industriale. Oggi il traffico dati cresce in modo strutturale, spinto da video, cloud, intelligenza artificiale, edge computing e requisiti di sicurezza sempre più stringenti. Tuttavia, questa crescita non si traduce automaticamente in valore: i ricavi unitari restano compressi mentre complessità operativa e costi aumentano.

Siamo di fronte a una trasformazione strutturale, non a una fase ciclica. Per invertire questa dinamica servono almeno tre condizioni convergenti:

  • un quadro regolatorio stabile e prevedibile che riconosca le reti come infrastrutture strategiche;
  • modelli industriali più efficienti, basati su automazione, condivisione infrastrutturale e razionalizzazione degli investimenti;
  • e soprattutto un riposizionamento degli operatori oltre la semplice fornitura di connettività, verso servizi, piattaforme e soluzioni integrate capaci di catturare valore nell’ecosistema digitale.

Key4biz. Quali sono gli scenari futuri alternativi per il settore TLC?

Nicola Blefari Melazzi. Il futuro del settore dipende dalla velocità e dalla profondità con cui saprà reagire a questa trasformazione. Uno studio approfondito in merito è stato realizzato dal programma RESTART, nel whitepaper “Techno-Economic Vision of the Future of Telecommunications”.

  • Uno scenario critico è quello della stagnazione strutturale: mercati frammentati, competizione basata quasi esclusivamente sul prezzo, ritorni sugli investimenti inferiori al costo del capitale e un progressivo indebolimento della capacità di innovare.
  • Uno scenario intermedio prevede un processo di industrializzazione e consolidamento selettivo, con maggiore scala, meno duplicazioni infrastrutturali e una gestione più efficiente delle reti, che consente di mantenere livelli adeguati di investimento.
  • Lo scenario più evoluto è quello in cui gli operatori TLC diventano piattaforme abilitanti del digitale: la rete non è più solo connettività, ma integra edge computing, automazione intelligente, sicurezza e servizi verticali. In questo modello, la rete torna a essere un asset strategico, abilitando nuovi modelli di business e nuove catene del valore.

Key4biz. A proposito del Digital Networks Act, quali sono gli aspetti più innovativi e attesi?

Nicola Blefari Melazzi. L’elemento più atteso del Digital Networks Act è il possibile cambio di paradigma: riconoscere che le reti di telecomunicazione non sono una semplice commodity, ma infrastrutture critiche per competitività, sicurezza e autonomia digitale europea.

Sono particolarmente attesi interventi che portino a ridurre la frammentazione del mercato e l’eterogeneità regolatoria tra Paesi, aumentino la prevedibilità delle regole e favoriscano modelli industriali più efficienti, come la condivisione infrastrutturale e l’adozione di architetture cloud-native, automatizzate e sicure. Il DNA potrebbe creare le condizioni per investimenti più sostenibili e per una reale evoluzione delle reti verso piattaforme intelligenti e resilienti.

Key4biz. Per il mercato italiano delle TLC quali sono le priorità?

Nicola Blefari Melazzi. In Italia le priorità sono chiare e urgenti. È necessario uscire da una competizione strutturalmente basata sul prezzo, incompatibile con investimenti di lungo periodo. Occorre completare la transizione alla fibra, accelerare la piena valorizzazione del 5G e superare vincoli autorizzativi non allineati agli standard europei.

Ma soprattutto è fondamentale stimolare la domanda digitale. Senza un utilizzo avanzato delle reti da parte di imprese e Pubblica Amministrazione – in termini di cloud, AI, cybersecurity, IoT – il rischio è costruire infrastrutture di eccellenza che restano sottoutilizzate, con un impatto limitato sulla produttività e sulla competitività del Paese.

Key4biz. Le misure normative attuali sono sufficienti per rilanciare il settore?

Nicola Blefari Melazzi. Le misure vanno nella direzione giusta, ma non sono sufficienti se non accompagnate da un’implementazione rapida, coerente e semplificata. Consolidamento, network sharing, modelli NetCo o Neutral Host e una gestione più razionale delle risorse sono strumenti fondamentali.

Il vero discrimine è la capacità di tradurre questi strumenti in decisioni tempestive, processi amministrativi semplici e una chiara coerenza pro-investimenti. Senza queste condizioni, anche riforme ben concepite rischiano di produrre effetti limitati.

Key4biz. Il mercato delle TLC è in salute?

Nicola Blefari Melazzi. Il mercato delle TLC è essenziale per il funzionamento della società digitale e cresce nei volumi, ma dal punto di vista economico e industriale non è in piena salute. Gli operatori devono sostenere investimenti continui in infrastrutture, energia, sicurezza e aggiornamento tecnologico, mentre i margini restano compressi.

Si tratta di una crisi strutturale, non congiunturale, che richiede un ripensamento profondo dei modelli di business, delle priorità di investimento e del ruolo stesso delle telecomunicazioni nell’economia digitale.

Key4biz. Può fare un breve bilancio finale del Programma RESTART e le sue prospettive post-PNRR?

Nicola Blefari Melazzi. RESTART ha dimostrato che un grande programma di ricerca coordinato può generare un impatto reale e duraturo, andando oltre la sola produzione scientifica. Ha messo a sistema eccellenza accademica, innovazione tecnologica, formazione di capitale umano e dialogo con industria, istituzioni e società.

Il valore del programma sta nell’aver riconosciuto che il settore TLC è nel mezzo di una trasformazione strutturale profonda, che richiede anche un nuovo modo di fare ricerca: più attento ai vincoli economici, energetici e operativi, e più orientato a soluzioni concretamente implementabili.

Key4biz. Qual è oggi il ruolo della ricerca per il futuro delle telecomunicazioni?

Nicola Blefari Melazzi. La ricerca ha un ruolo decisivo, ma deve evolvere. Non può concentrarsi solo sul massimizzare le prestazioni teoriche, di punta, o sul progettare architetture ideali. Deve contribuire anche a progettare reti sostenibili, automatizzate, resilienti ed energeticamente efficienti, capaci di integrare l’intelligenza artificiale in modo distribuito, dall’edge ai dispositivi.

L’integrazione tra AI e rete è una leva fondamentale per superare la logica della connettività come commodity e riportare gli operatori al centro dell’ecosistema digitale, abilitando esperienze digitali basate sull’AI. Questo richiede una ricerca co-progettata tra accademia e industria, capace di ridurre il divario tra innovazione e deployment.

Clicca qui per l’agenda dell’evento finale di RESTART

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6 Ghz, procede in Uk il piano di condivisione fra 5G e WiFi  

Il Regno Unito sta portando avanti i piani per consentire ai servizi mobili e WiFi di condividere la banda superiore dei 6 GHz. L’autorità di regolamentazione Ofcom ha pubblicato una proposta dettagliata su come funzionerebbe la condivisione dello spettro tra servizi WiFi e mobili e prevede di consentire applicazioni WiFi a basso consumo nella gamma di frequenze entro la fine di quest’anno. La proposta è aperta ai commenti del pubblico fino al 20 marzo.

L’accesso della banda al mobile in un secondo momento

L’apertura dello spettro alle reti mobili dovrebbe aiutare gli operatori a servire meglio le aree densamente popolate dove la domanda è più elevata, sostiene Ofcom. Tuttavia, l’accesso mobile alla banda dovrebbe arrivare in un secondo momento, dopo che saranno installati sistemi per monitorare le potenziali interferenze con le apparecchiature WiFi nella banda dei 6 GHz. I dettagli sul funzionamento di questi database di Coordinamento Automatico delle Frequenze (AFC), già in uso negli Stati Uniti, fanno parte della consultazione.

6 Ghz, la Commissione deve ancora decidere fra 5G e WiFi

Ofcom vuole attendere una maggiore armonizzazione europea sulla banda superiore dei 6 GHz prima di aprirla alle reti mobili. Un parere consultivo dell’Ue ha raccomandato l’anno scorso una posizione simile sulla condivisione della banda, ma la Commissione Europea deve ancora prendere una decisione definitiva.

La proposta del Regno Unito darebbe priorità al WiFi nella banda 6.425-6.585 MHz, la stessa della banda inferiore dei 6 GHz. Questo include il WiFi indoor e a bassissima potenza, e anche il WiFi outdoor e ad alta potenza, a condizione che sia sotto il controllo di un sistema AFC. Nella banda superiore dei 540 MHz, da 6.585 MHz a 7.125 MHz, le reti mobili avrebbero la priorità, ma anche le apparecchiature WiFi potrebbero funzionare, a condizione che utilizzino un sistema AFC per limitare le interferenze. Per l’Ofcom dare il via libera al WiFi in questa banda prioritaria mobile per la prima volta, entro la fine dell’anno, darà il tempo necessario per garantire che i sistemi funzionino correttamente, senza interferenze.

Maggiore copertura WiFi in stadi, fabbriche, ospedali, stazioni e università

Inoltre, Ofcom sta pianificando modifiche alla banda inferiore dei 6 GHz. Queste frequenze, attualmente utilizzate per il WiFi a bassa potenza e per interni, saranno presto disponibili anche per il WiFi ad alta potenza e per esterni. Si prevede che questa modifica supporterà una migliore copertura WiFi in aree estese, come stadi, fabbriche, ospedali, stazioni ferroviarie e università. Secondo la consultazione, l’utilizzo di questa banda da parte di sistemi ad alta potenza richiederebbe anche l’adozione di sistemi AFC per evitare interferenze.

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TLC, tariffe in aumento, perché aumenta tutto: era ora. Fibra e mobile in Italia a prezzi discount

Il 2026 si apre all’insegna dell’aumento generalizzato dei prezzi. Aumenta tutto, dalle autostrade alle assicurazioni, e in linea con questo andamento generalizzato non deve quindi stupire l’aumento delle tariffe telefoniche fisse e mobili. Aumenti dovuti all’inflazione che per quanto riguarda il settore telecomunicazioni hanno un valore importante, perché contribuiranno a sostenere i necessari investimenti per le nuove reti in fibra e 5G. C’è da dire inoltre che le tariffe mobili, su cui pesa la guerra dei prezzi, in Italia sono le più basse d’Europa. Lo stesso vale per gli abbonamenti in fibra.

Aumenti tariffe fra 12 e 60 euro all’anno nel 2026

Aumenti tariffari da parte dei principali operatori Tlc compresi fra 12 e 60 euro al mese a utenza su base annua, secondo stime del Codacons, secondo cui “le principali compagnie telefoniche hanno comunicato aumenti tariffari che vanno da un minimo di 1 euro al mese a un massimo di 5 euro al mese, a seconda dell’offerta sottoscritta”.

“Dopo pedaggi autostradali, accise sul gasolio, polizze Rc auto, pacchi postali e sigarette, è il turno delle tariffe telefoniche, con i principali operatori che a partire da gennaio hanno modificato unilateralmente le condizioni contrattuali praticate ai clienti, applicando aumenti delle tariffe al pubblico sia per le linee fisse che per quelle mobili”, sostiene l’associazione consumatori.

Diritto di recesso gratuito e garantito in caso di aumenti unilaterali tariffe

“I rincari delle tariffe telefoniche scattati a gennaio, e che proseguiranno nel corso del 2026, avranno un impatto enorme sulle tasche degli utenti, considerato che la spesa delle famiglie italiane per i servizi telefonici di linea fissa e mobile si attesta a 22,6 miliardi di euro annui”. Lo sostiene Assium, l’associazione italiana degli Utility Manager, commentando gli ultimi ritocchi alle tariffe decisi dagli operatori telefonici a partire dall’1 gennaio 2026.

“Considerato l’enorme mercato della telefonia qualsiasi aumento tariffario, anche di piccolo importo, ha un impatto enorme sulla spesa collettiva. Assium ricorda tuttavia come in caso di modifiche unilaterali delle condizioni tariffarie, i consumatori possano sempre recedere gratuitamente dai contratti sottoscritti, senza alcuna penale né costi di disattivazione dei servizi, e passare ad altro operatore”.

Valore strategico del settore Tlc anche per la Difesa

In questo contesto, non si può tuttavia tralasciare il valore strategico del settore delle telecomunicazioni, sempre più centrale anche nell’ottica della Difesa nazionale e della tutela della sovranità digitale europea e nazionale. Un settore, le Tlc, che danni deve fare i conti con un calo costante dei ricavi, a fronte di un altrettanto costante aumento del traffico dati.

Secondo stime dell’Osservatorio Digital Innovation del Politecnico di Milano il traffico dati da fisso nel 2024 è cresciuto del 12%, così come il consumo di dati da mobile, in aumento del 14% a quota 16mila Petabyte. I consumi in altre parole sono decuplicati in 15 anni.

Oggi un abbonamento costa un terzo in meno di 15 anni fa

Secondo stime, un abbonamento oggi costa un terzo in meno rispetto a 15 anni fa. La spesa per la rete mobile è nel contempo calata di 6 miliardi nel decennio 2014-2024, e questo nel momento in cui invece sarebbe necessario investire di più per la realizzazione delle nuove reti in fibra e 5G standalone, la cui copertura nel nostro paese è fermo al 7%.

Nel 2024 l’ammontare di investimenti in nuove reti è stato pari a 6,5 miliardi di euro, in calo del 4% sul 2023.

In Italia la vera fibra FTTH è la più economica d’Europa

Eppure, la fibra in Italia viene commercializzata a prezzi discount, ma l’adozione dimezzata rispetto alla UE. Perché L’FTTH costa come l’FTTC?

In Italia la vera fibra FTTH è la più economica d’Europa, con un costo medio di 26,57 euro al mese, inferiore ai 33 euro di Francia e Spagna e ai 46 euro di UK.

Tuttavia l’adozione resta bassa: appena il 26% degli italiani connessi usa la fibra, contro il 54% della media UE. Nonostante l’aumento della copertura, che è passata dal 12% al 26% delle linee fisse dal 2021 al 2024, il paese fatica a tenere il passo, anche a causa della prolungata guerra dei prezzi che ha ridotto i ricavi delle telco di 14,7 miliardi tra il 2010 e il 2023.

Resta il problema del take up della fibra

Resta poi il problema del take up, vale a dire il decollo in piena regola degli abbonamenti che ancora non si registra. Un tema questo alquanto spinoso soprattutto sul fronte aziendale.

Servirebbero forse dei nuovi incentivi sotto forma di voucher?

Il tema dello sblocco della domanda resta latente a livello di aziende e famiglie.

Secondo molti esperti, sarebbe auspicabile un aumento dei prezzi per l’FTTH rispetto alla tecnologia FTTC (fibra misto rame) in modo da sottolineare e valorizzare la differenza di performance e di resa della vera fibra. In Germania i consumatori sono disposti a spendere quasi 50 euro al mese per una connessione di qualità superiore.

Fine della guerra dei prezzi nel mobile?

Resta da capire, a questo punto, se anche nel mobile si vedrà una progressiva diminuzione della guerra dei prezzi su cui pesano in primo luogo le offerte riservate. Una piaga tutta italiana, che ha penalizzato gli investimenti in nuove reti visto che abbiamo le offerte mobili più economiche in Europa.

In Italia il traffico mobile ha le tariffe meno care d’Europa

In Italia, sembra incredibile, siamo di fronte alla tariffa più bassa d’Europa ed alla seconda tariffa più bassa del mondo. La spesa finale degli utenti è passata da 14 miliardi circa del 2016 a meno di 10 miliardi nel 2023. Di conseguenza gli investimenti in rete mobile “registrano una marcata flessione” (-16,4%) con TIM in calo del 18,9% e del 15,5% osservabile per gli altri operatori.

Ci si interroga su come fermare la guerra dei prezzi. Solo che la soluzione non è semplice stavolta e forse proprio per questo non viene presa in considerazione.

La domanda giusta da porsi è: Perché una SIM con traffico illimitato in Germania costa 85 euro al mese e da noi 4,99? Chi sta sbagliando? 

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Industry TLC, consolidamento, satellite, 5G e frequenze. I trend in Italia ed Europa per i 2026

Che anno ci aspetta per l’industria delle telecomunicazioni nel 2026?

Tanta carne al fuoco in Italia ed Europa per la industry Tlc, fra venti di consolidamento e nuove politiche europee in ottica di sovranità digitale del vecchio Continente. Un obiettivo alquanto difficile da raggiungere, vista l’innegabile dipendenza tecnologica della Ue dagli Usa – l’80% della tecnologia usata in Europa arriva dagli Stati Uniti – ma non per questo l’obiettivo è meno strategico per Bruxelles.

Cosa attendersi nel 2026 in Italia per la industry Tlc

Nel nostro paese le aspettative di un ulteriore consolidamento dopo la fusione fra Fastweb e Vodafone ci sono tutte. Ma per il momento non siamo al di là dei rumors su potenziali interlocuzioni fra iliad e WindTre. Voci che si sollevano a intermittenza da tempo ma che al momento non trovano riscontri.  

Detto questo, il passaggio da quattro a tre operatori non sembra più un tabù anche se la Commissione Ue andrebbe poi testata alla prova dei fatti e non c’è mai nulla di scontato.

Sul fronte infrastrutturale c’è da aspettarsi qualche nuovo accordo di condivisione delle infrastrutture, sulla scia dell’accordo appena siglato fra Fastweb+Vodafone e Tim per il RAN sharing 5G nei Comuni con meno di 35mila abitanti. Una mossa realizzata in ottica di contenimento dei costi e di ottimizzazione degli impianti.

Resta da capire che tipo di accordi saranno previsti per gli altri operatori della industry.

Copertura 5G standalone priorità della industry

La copertura 5G standalone di tutto il paese, comprese le aree meno densamente popolate, è fra gli obiettivi del Digital decade europeo in scadenza al 2030. Accordi come quello potenziale appena siglato fra Fastweb+Vodafone e Tim vanno nella giusta direzione per garantire copertura anche alle zone rurali e meno popolate.

Open Fiber-Fibercop, fronte fibra spaccato

Sul fronte della fibra, a giugno 2026 scade il PNRR e il Piano Italia 1 Giga dovrà quindi accelerare, tenuto conto che la scadenza di fatto è stata spostata al 2030. Il rapporto fra Open Fiber e Fibercop è sempre più teso, con l’operatore controllato da KKR che prima di Natale ha fatto ricorso contro Infratel al Tar del Lazio per aiuti di Stato a favore di Open Fiber. Il clima fra i due player italiani della banda ultralarga resta conflittuale.

Vedremo se nel 2026 si arriverà ad una svolta.

Un altro tema attuale è il rinnovo delle frequenze in scadenza nel 2029. Anche qui vedremo se prevarrà una soluzione di allungamento delle licenze al 2037 in cambio di impegni di copertura 5G da parte degli operatori.

Conflitti della industry Rlc con i satellitari anche in Italia?

Infine, un altro tema da monitorare sarà il rapporto delle telco con Starlink e con altri player satellitari, in primis Kuiper (Amazon Leo) che si stanno affacciando con sempre maggior interesse al nostro mercato. In Francia è già in atto una guerra delle frequenze fra sindacati degli operatori da un lato e Kuiper e Starlink dall’altro.  Da noi è il Mimit che si occupa di gestire le frequenze ed eventuali contrasti fra telco e operatori satellitari.   

Passando al quadro europeo, in attesa di capire come evolverà il dibattito sul Digital Networks Act che partirà il 20 gennaio a Bruxelles, alcuni trend sono segnati.

L’ascesa della sovranità digitale in Europa

In primo luogo, la volontà politica della Ue di puntare ad una sovranità digitale per garantire un Cloud continentale e la conservazione dei dati dei cittadini Ue in Europa.  

Il controllo delle infrastrutture digitali è diventato sempre più una preoccupazione fondamentale per molte società di telecomunicazioni europee, inclusi operatori di primo livello come Telefonica, Orange e Deutsche Telekom. In una recente dichiarazione congiunta, questi ultimi due hanno invocato “quattro pilastri fondamentali” per la sovranità digitale, costituiti da maggiore controllo, scelta, competenza e dimensioni critiche, al fine di proteggere strategicamente gli interessi europei.

La sovranità digitale ha un impatto non solo sulla progettazione e sugli investimenti delle reti, ma anche su ciò che gli operatori sono in grado di offrire al mercato B2B, come i grandi settori verticali e i settori finanziati dalla pubblica amministrazione. Pertanto, la sovranità cercherà di garantire la resilienza e la sicurezza delle infrastrutture di rete ed è particolarmente vitale quando si tratta di accedere ai dati per l’intelligenza artificiale.

Ruolo del 6G in ottica di sovranità digitale. Ma quali frequenze?

Con l’aumento delle chiamate degli operatori e lo slancio di iniziative e strategie già in pieno svolgimento in tutta Europa, il 2026 vedrà senza dubbio una continua richiesta di una revisione normativa, guidata da investimenti, sicurezza e preoccupazioni economiche. Inoltre, gli analisti suggeriscono che il 6G potrebbe svolgere un ruolo importante nelle iniziative di sovranità e quindi accelerare gli investimenti nel 6G. Sarà quindi importante stabilire con un certo anticipo quali frequenze destinare al prossimo standard di comunicazione mobile, che sarà attuale dal 2030. Resta aperto il dibattito sull’uso della banda 6Ghz: in Europa andrà tutta al mobile oppure in parte sarà riservata al WiFi di nuova generazione?

La crescita dell’Arpu

Un tema centrale per gli operatori resta sempre la crescita del fatturato. Un argomento centrale anche nel nostro paese, dove gli operatori stanno cercando sempre nuove fonti di ricavi in altri settori non-telco: dall’energia alle assicurazioni, le offerte in bundle sono sempre più diffuse. Ma saranno anche i servizi a valore aggiunto e B2B, come la cybersecurity, a fare la differenza.

Consolidamento della fibra in Europa

Il mercato europeo della fibra continuerà probabilmente a subire un significativo consolidamento, poiché gli operatori cercano di razionalizzare gli elevati investimenti infrastrutturali e di affrontare il nodo delle duplicazioni. Il Regno Unito è un esempio di come la struttura del mercato rimanga frammentata a seguito dell’ascesa delle reti alternative (altnet) e dove la fibra ottica (FTTP) rappresenti ora quattro sedi su cinque, ma dove gli investimenti si stanno esaurendo e le perdite di EBITDA si stanno accumulando. Operatori come CityFibre e Virgin Media O2 stanno valutando fusioni e altri accordi per mitigare i rischi di duplicazione e ottimizzare i rendimenti e la copertura di rete.

Analogamente, altre parti d’Europa stanno emergendo esigenze di consolidamento. In Germania, ad esempio, dove sono presenti due dozzine di importanti operatori della fibra, inclusi gli operatori storici delle telecomunicazioni, e oltre 250 operatori regionali più piccoli, anche gli operatori si stanno consolidando ed esplorando joint venture per semplificare le operazioni e infondere scalabilità.

Si prevede che il consolidamento del mercato accelererà nel 2026, spinto dalla necessità di migliorare i rendimenti di quello che è comunemente uno sviluppo infrastrutturale ad alta intensità di capitale e dalla crescente pressione competitiva.

Resta sullo sfondo il tema alquanto divisivo dello switch off del rame.

AI, quantum e scontro Usa-Cina

Altri temi caldi che toccano da vicino la industry delle Tlc sono la diffusione dell’AI, che molti analisti vedono prossima ad una bolla pronta ad esplodere. Se ciò dovesse accadere, ci sarebbero conseguenze anche per le telco. Infine, il tema del quantum computing, sempre più attuale e sullo sfondo lo scontro sempre più grande fra Usa e Cina per il predominio tecnologico globale.

Una polarizzazione che di certo incide sulle componenti di rete da adottare nel nostro paese, alla luce del difficile e sempre più complesso quadro geopolitico.

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RAN Sharing 5G, che cos’è e dove si fa in Europa

Il RAN sharing (Radio Access Network sharing) è un accordo tra due o più operatori di telefonia mobile per condividere le medesime infrastrutture di rete radio (come torri, antenne e ponti radio). L’obiettivo è abbattere i costi di realizzazione delle infrastrutture, in particolare 5G e soprattutto nelle aree bianche e rurali.

Caratteristiche principali

  • Funzionamento: Un’unica antenna emette segnali per più operatori simultaneamente. A differenza del roaming, i dispositivi degli utenti riconoscono la cella come se appartenesse direttamente al proprio operatore.
  • Obiettivi: Serve a ridurre i costi di investimento (Capex) e di gestione (Opex), accelerare la copertura del segnale (soprattutto in zone a bassa densità di popolazione) e limitare l’impatto ambientale.
  • Condivisione: A seconda degli accordi, gli operatori possono condividere soltanto l’hardware o anche le frequenze e i blocchi di spettro. 

Esempi e accordi in Italia (aggiornati al 2026)

  • TIM, Vodafone+Fastweb: Il 7 gennaio 2026, le società hanno stretto un nuovo accordo strategico di RAN sharing per accelerare lo sviluppo della rete 5G su tutto il territorio nazionale.
  • Iliad e WindTre: Utilizzano storicamente il RAN sharing per permettere a Iliad di appoggiarsi alla rete WindTre (tramite la società Zefiro Net) dove non ha ancora antenne proprietarie.
  • INWIT: Gestisce le infrastrutture fisiche (torri) condivise da Vodafone e TIM. 

Germania

  • Vodafone e Samsung: È in corso un massiccio dispiegamento di Open RAN che coprirà migliaia di siti. La città di Wismar è programmata per essere la prima completamente equipaggiata con questa tecnologia all’inizio del 2026, seguendo i primi test a Hannover.
  • 1&1: È diventato uno dei maggiori operatori al mondo basati interamente su architettura Open RAN. 
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Altri Paesi Europei

Il modello RAN sharing (spesso in modalità MORAN, senza condivisione di frequenze) è consolidato in diversi mercati: 

  • Regno Unito: Storica collaborazione tra O2 e Vodafone.
  • Spagna: Accordo tra Orange e Vodafone.
  • Francia: Condivisione tra SFR e Bouygues Telecom (progetto Crozon) e obblighi di mutualizzazione nelle “zone bianche”.
  • Irlanda, Portogallo, Romania e Paesi Bassi: Vodafone ha selezionato Ericsson come fornitore unico o principale per il RAN in questi mercati fino al 2030.

Tipi di Condivisione

  • Passive Sharing: Condivisione solo di siti fisici, torri e alimentazione.
  • Active Sharing: MORAN (Multi-Operator Radio Access Network) e MOCN (Multi-Operator Core Network): Condivisione di apparecchiature elettroniche (antenne, radio) con o senza condivisione dello spettro di frequenze.

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