La rete 5G in Lettonia convertita in una rete di sensori meteo

Skyfora e LMT stanno mostrando quella che descrivono come la prima griglia di osservazione meteorologica GNSS in Europa, in tempo reale, con aggiornamenti rapidi e risoluzione chilometrica.

LMT Defence è specializzata nella tecnologia del settore della difesa, mentre Skyfora si descrive come un’azienda che “spinge i confini dell’innovazione meteorologica”.

La dimostrazione: 5G meteo

La dimostrazione a cui hanno lavorato congiuntamente è stata presentata durante la Digital Backbone Experimentation (DiBaX) della NATO, scrive il sito specializzato Telecoms.com. Si basa sulla rete 5G di LMT e su altri ricevitori GNSS in Lettonia. Invece di installare nuove stazioni meteorologiche, la tecnologia di Skyfora ha l’obiettivo di trasformare i ricevitori GNSS esistenti presso i siti 5G in sensori meteorologici ad alta precisione.

Questo converte la rete di telecomunicazioni in una “densa griglia di osservazione atmosferica” ​​che fornisce aggiornamenti continui con una risoluzione su scala chilometrica.

La rete 5G ti dice come evolve il meteo

Per la dimostrazione, i siti 5G di LMT si sono collegati al Weather Engine di Skyfora e hanno trasmesso in streaming misurazioni continue dell’umidità ricavate da piccoli ritardi nei segnali GNSS durante il loro passaggio nell’atmosfera. Il risultato finale è una panoramica di come tempeste, precipitazioni estreme, rischi di alluvione e stress termico stiano emergendo ed evolvendo.

“Stiamo trasformando le attuali torri 5G nella rete di osservazione meteorologica più densa al mondo, con un aggiornamento software”, ha detto Fredrik Borgström, CEO di Skyfora. “Con osservazioni approfondite e in tempo reale dell’umidità atmosferica, i modelli meteorologici basati sull’intelligenza artificiale possono finalmente raggiungere la precisione che i settori della difesa, delle infrastrutture critiche, dell’energia e di altri settori interessati dalle condizioni meteorologiche attendevano”.

La rete come un sensore fonte di intelligence meteorologica

Armands Meirāns, Responsabile Ricerca e Sviluppo di LMT Defence, ha aggiunto: “Per LMT, questo progetto dimostra come la nostra rete agisca come un sensore, trasformando l’infrastruttura esistente in una fonte di intelligence meteorologica ad alta risoluzione e in tempo reale. Insieme a Skyfora, stiamo trasformando l’innovazione all’avanguardia in soluzioni pratiche e a duplice uso che creano nuovo valore per la difesa, l’energia, le infrastrutture critiche e altri settori sensibili alle condizioni meteorologiche”.

Il punto fondamentale della proposta è che, integrando la tecnologia meteorologica GNSS di Skyfora nelle reti 5G, gli operatori possono convertire la propria infrastruttura in un sistema di raccolta di informazioni meteorologiche e climatiche.

Benefici nella prevenzione di fenomeni climatici estremi

Questo può avere benefici in termini di migliore consapevolezza della situazione per la pianificazione e le operazioni delle missioni di difesa, allerte più tempestive e precise per tempeste, inondazioni improvvise e stress termico sulle città, e previsioni a breve termine per le reti eoliche, solari ed elettriche.

In altre parole, le stazioni radiobase vengono trasformate in una rete di scanner meteorologici 3D.

La tecnologia convalidata estrae vapore acqueo e altri dati meteorologici in un flusso continuo dai ritardi del segnale GPS atmosferico (e di altri sistemi GNSS come Galileo). Di conseguenza, Skyfora fornisce un aumento di mille volte dei dati meteorologici e una vista tomografica 3D completa delle aree coperte dalla rete di telecomunicazioni, potenziando le soluzioni di previsione meteorologica basate sull’intelligenza artificiale con una precisione e capacità predittive senza precedenti. Secondo l’azienda, questo stabilisce un nuovo standard per l’accuratezza e la fruibilità delle previsioni meteorologiche.

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5G, l’asta del 2019 in Germania irregolare va rifatta. Ma oggi le frequenze valgono meno

Clamoroso il Germania. L’asta tedesca per l’assegnazione delle frequenze 5G che si è tenuta nel 2019 va rifatta.  

La BundesNetzAgentur (BNetzA), l’Agcom tedesca, sarà costretta a riesaminare l’asta dello spettro 5G della Germania del 2019 dopo la sconfitta in tribunale, che ha imposto di rivedere le condizioni di assegnazione delle frequenze per l’eccessivo condizionamento politico subito dal regolatore all’epoca, in particolare dal Ministero dei Trasporti di Berlino. Ma oggi le frequenze valgono molto meno di 6 anni fa.

Cosa succederà?

Saranno assegnate a prezzi più contenuti?

Ancora non è chiaro.

La nota della BNetzA

“L’Agenzia Federale per le Reti prevede che le reti mobili in Germania continueranno a espandersi rapidamente. Sia la decisione di assegnazione delle frequenze 5G che le attuali assegnazioni di frequenze alle aziende rimarranno valide finché non saranno revocate o modificate dall’Agenzia Federale per le Reti”, ha aggiunto. BNetzA ha osservato che le regole per l’assegnazione delle frequenze nelle bande di spettro 2GHz e 3,6GHz “devono essere riconsiderate. Il processo sarà obiettivo, trasparente e non discriminatorio. Dopo aver valutato la motivazione scritta del Tribunale Amministrativo Federale, l’Agenzia Federale per le Reti riprenderà il procedimento”.  (Qui la nota in tedesco).

Le telco tedesche chiedono di cambiare le regole

L’associazione che rappresenta le telco tedesche Breko lo ha descritto come un “duro colpo per la BNetzA”.

Ha aggiunto che BNetzA deve adottare misure efficaci per rafforzare la concorrenza nelle comunicazioni mobili in fase di riassegnazione delle frequenze. Breko ha affermato che il mercato si è evoluto da quando si è tenuta l’asta nel 2019, con prodotti ibridi e bundle di telefonia mobile e fissa che hanno acquisito un’importanza significativa e con discussioni in corso sul consolidamento tra gli operatori di rete mobile.

L’autorità di regolamentazione deve ora ridefinire retroattivamente il quadro normativo che all’epoca sosteneva l’asta delle frequenze. “Riavvieremo tempestivamente il processo di assegnazione delle frequenze 5G per garantire alle aziende certezza del diritto e affidabilità nella pianificazione il più rapidamente possibile”, ha sottolineato il responsabile dell’agenzia Klaus Müller.

5G, le regole dell’asta vanno rifatte

L’autorità di regolamentazione tedesca delle telecomunicazioni, Bundesnetzagentur, nota come BNetzA, deve ridefinire il quadro normativo che ha sostenuto l’asta per le frequenze 5G del 2019. Questo dopo che il Tribunale Amministrativo Federale di Lipsia ha respinto il ricorso presentato da BNetzA dopo aver perso la causa intentata dagli operatori di rete Freenet ed EWE Tel presso il Tribunale Amministrativo di Colonia lo scorso anno.

Il tribunale di Colonia aveva stabilito che le condizioni per l’asta delle frequenze erano state stabilite illegittimamente. I giudici hanno riscontrato che il Ministero Federale dei Trasporti aveva influenzato i termini e le condizioni delle licenze, compromettendo così l’indipendenza dell’autorità federale di Bonn. All’epoca, il Ministero dei Trasporti era guidato da Andreas Franz Scheuer, del partito dell’Unione Cristiano Sociale (CSU).

Perché è stata intentata la causa?

La Germania ha condotto una delle aste di spettro più costose per il 5G nel 2019 e ha dovuto tenerla più tardi rispetto a molti altri paesi europei. Deutsche Telekom, Vodafone, O2 Telefónica e 1&1 si sono impegnate a pagare un totale complessivo di circa 6,6 miliardi di euro per le licenze di spettro.

Le licenze non includevano un “obbligo di fornitore di servizi“, ovvero non erano tenute a vendere contratti di telefonia mobile e affittare l’accesso alla rete a concorrenti MVNO, come EWE Tel e Freenet. Il tribunale ha ritenuto che ciò avesse indebolito la loro posizione negoziale.

Freenet ha accusato BNetzA di tattiche dilatorie presentando ricorso contro la sentenza del tribunale di Colonia. Il suo CEO, Rickmann von Platen, avrebbe affermato: “La riallocazione deve includere misure per proteggere la concorrenza”, ha dichiarato il CEO di Freenet.

E ora?

La causa non ha messo BNetzA sotto buona luce. Secondo Market Screener, esistono diverse opzioni su come l’agenzia potrebbe procedere: può sviluppare in modo indipendente e libero una nuova serie di condizioni e giungere infine alla stessa conclusione di prima dell’asta del 2019, nel qual caso adotterebbe lo stesso quadro normativo per l’assegnazione delle frequenze di allora. In tal caso, l’asta non dovrebbe essere ripetuta e non cambierebbe nulla.

Un’altra possibilità è che la BNetzA stabilisca retroattivamente regole diverse, richiedendo una nuova asta. Le implicazioni finanziarie per il governo federale – ad esempio, se riceverebbe meno fondi per le frequenze – rimangono del tutto poco chiare. Gli osservatori del settore ritengono che una ripetizione dell’asta non sia particolarmente probabile. Ma non impossibile.

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6G, la Germania mette al bando Huawei e ZTE dalle nuove reti

Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha messo al bando le tecnologie cinesi di Huawei e ZTE dalle nuove reti mobili 6G. La decisione di Berlino è in linea con la posizione della Ue che punta su una sovranità digitale sempre più centrale nelle politiche di Bruxelles. I fornitori cinesi sono classificati ad alto rischio.

Non più tardi della scorsa settimana la Commissaria Ue alla Sovranità Digitale Henna Virkkunen ha detto che l’Esecutivo sta valutando se trasformare il toolbox sul 5G del 2020, che raccomandava agli stati membri di evitare tecnologie cinesi per le reti, in una raccomandazione cogente. Un divieto tout court, molto più netto, verso le apparecchiature extra Ue.

Sovranità digitale Ue

Per questo motivo la decisione tedesca sul 6G è in linea con un sentiment sempre più diffuso a livello europeo, finalizzato a porre dei paletti sempre più rigidi nei confronti di tecnologie extra Ue quanto meno sul versante delle tecnologie di comunicazione wireless, dove le alternative europee (Ericsson e Nokia) non mancano.

Dopo molti rinvii, lo scorso anno il governo tedesco ha concordato una tempistica per la rimozione della tecnologia cinese dalle reti 5G del Paese: le reti core mobili dovranno essere libere da sistemi forniti da Huawei o ZTE entro la fine del 2026, mentre l’infrastruttura della rete di accesso radio (RAN) 5G delle società di telecomunicazioni tedesche dovrà essere libera da funzionalità di gestione di rete “critiche” entro la fine del 2029 (dando alle società di telecomunicazioni la possibilità di continuare a utilizzare hardware cinese se gestito da software di gestione non cinese).

6G, senza fornitori cinesi costi rete aumentano fino al 20%

La logica del governo tedesco è che le scadenze graduali diano alle società di telecomunicazioni e ai fornitori di servizi il tempo necessario per apportare i grandi cambiamenti che comportano la rimozione e la sostituzione delle apparecchiature cinesi dalla rete più ampia.

Il governo tedesco ammette inoltre che le esclusioni di apparecchiature ipotizzate per la rete 6G aumenteranno i costi di implementazione fino al 20%, poiché aziende come Deutsche Telekom dovranno approvvigionarsi di infrastrutture da produttori e fornitori di apparecchiature europei o da una rosa ristretta di fornitori non cinesi ufficialmente approvati.

Bando cinese in Finlandia

In un recente rapporto, la Commissione Europea (CE) ha indicato che l’iniziativa della Finlandia di eliminare i componenti cinesi dalla sua rete centrale ha comportato costi di sostituzione superiori del 15-25% rispetto a quelli che si sarebbero verificati se i prodotti Huawei fossero rimasti in loco. Bloomberg riporta che Merz, intervenendo la scorsa settimana a una conferenza a Berlino, ha chiarito la politica in modo cristallino. Ha dichiarato: “Abbiamo deciso all’interno del governo che, ovunque sia possibile, sostituiremo i componenti, ad esempio nella rete 5G, con componenti di nostra produzione. E non consentiremo l’uso di componenti provenienti dalla Cina nella rete 6G”. Ha aggiunto che la Germania sta collaborando con le autorità francesi per ridurre la dipendenza nazionale non solo dalla Cina, ma anche dagli Stati Uniti e dalle grandi aziende tecnologiche eccessivamente dominanti.

Fondi pubblici a Deutsche Telekom per sostituire Huawei?

Il passaggio al controllo totale e inequivocabile sulle tecnologie critiche a livello nazionale e regionale sta guadagnando slancio, mentre l’autosufficienza, l’indipendenza e la sovranità digitale diventano priorità nell’agenda europea. È interessante notare che, a ottobre, Bloomberg ha riferito che Berlino sta valutando l’utilizzo di denaro pubblico per pagare Deutsche Telekom e altre compagnie telefoniche tedesche affinché rimuovano le apparecchiature cinesi rimanenti il ​​più rapidamente possibile, e certamente prima delle scadenze concordate.

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Airbus, una rete privata 5G in tutti gli stabilimenti di produzione di aerei  

Airbus sta implementando il 5G privato nei suoi stabilimenti per incrementare la produzione di aerei.

Il principale produttore di aeromobili al mondo prevede di dotare di reti 5G i suoi principali siti produttivi in ​​tutto il mondo entro la fine del 2027. Già implementata in Francia e Germania, la soluzione consente di risparmiare tempo prezioso nel raggiungimento degli obiettivi di produzione di aeromobili. Lo scrive oggi la Tribune.

Con un portafoglio ordini di oltre 8.600 aeromobili in consegna, Airbus si è posta l’obiettivo di raggiungere un tasso di consegna annuo di 1.000 aeromobili entro il 2027 (rispetto ai circa 800 previsti per il 2025).

“Ogni minuto conta”

“Ogni minuto conta e la nostra strategia di digitalizzazione deve contribuire a moltiplicare la produttività dei nostri dipendenti nella produzione di aeromobili”, dice Guillaume Lugat, Responsabile Connettività di Airbus Commercial Aircraft.

Ancora agli albori in Francia, il 5G privato è una rete dedicata che consente al produttore di evitare interruzioni di connettività. “A Tolosa, 25mila dipendenti Airbus si spostano quotidianamente tra i nostri siti di produzione, che si estendono su oltre 700 ettari. Nelle postazioni di lavoro degli aeromobili sulle linee di assemblaggio, è necessario spostare gli utensili. Una connessione cablata, come un cavo, non è quindi adatta. Inoltre, all’interno di un aereo, l’effetto gabbia di Faraday causa interruzioni del segnale WiFi. Da qui l’idea di implementare una rete 5G privata”, aggiunge Guillaume Lugat.

Risparmiati 10 minuti per dipendente per turno. Dati più sicuri restano sulla rete

Il produttore ha già potuto misurare i primi vantaggi della tecnologia. “Si tratta di dati preliminari, ma stiamo risparmiando almeno 10 minuti per dipendente per turno eliminando i tempi di riconnessione alla rete”, osserva il responsabile.

Il produttore ha individuato altri vantaggi della tecnologia: “Il 5G privato raggiunge velocità simili a quelle di una rete cablata e di gran lunga superiori al WiFi. Una singola antenna 5G fornisce copertura per 50-70 punti di accesso WiFi. In termini di sicurezza, il 5G privato è una rete privata, quindi i dati rimangono sulla nostra infrastruttura con i relativi meccanismi di sicurezza informatica. Tutti questi elementi lo rendono la migliore soluzione di connettività per aiutarci nella nostra crescita”, aggiunge Guillaume Lugat.

Tolosa e Amburgo, pionieri della trasformazione

Ad oggi, 80 antenne e diverse centinaia di schede SIM 5G private sono state installate in Francia e Germania, principalmente a Tolosa e Amburgo, dove si trovano le linee di assemblaggio europee del produttore di aeromobili.

Nella nuova linea di assemblaggio finale di Tolosa, incaricata di supportare l’imponente portafoglio ordini di Airbus per la famiglia A320, il 5G privato sta consentendo una prima mondiale per il produttore: un sistema logistico automatizzato in cui tutti i componenti e le attrezzature vengono consegnati da robot alle postazioni di lavoro degli operatori.

Inoltre, quasi un migliaio di scanner di codici a barre utilizzati per raccogliere informazioni in tutta la fabbrica, così come tablet industriali, sono ora connessi tramite 5G. Altri casi d’uso potrebbero emergere con l’uso di visori per la realtà virtuale per ispezionare gli aeromobili durante l’assemblaggio o tramite strumenti intelligenti.

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INWIT, ricavi in crescita del 4,4% nel 2025. Guidance 2025 confermata, 2026-2030 rivista. Galli “Pesa il difficile contesto delle telco”

INWIT ha chiuso il terzo trimestre del 2025 con ricavi consolidatia 271,1 milioni (+4,1%), nei primi nove mesi del 2025 a € 806,4 milioni (+4,4%) grazie a nuove ospitalità, nuove coperture indoor e adeguamento dei canoni all’inflazione.

I dati

L’Ebitda del terzo trimestre è pari a 247,4 milioni, (+4,3%), a fronte di 737,5 milioni nei nove mesi (+4,5%) e margine sui ricavi al 91,5%.

L’utile netto del terzo trimestre è pari a 92,1 milioni (+5,9%), nei primi nove mesi 2025 a € 276,7 milioni (+4%).

Il recurring free cash flow del terzo trimestre è pari a 169,7 milioni (+6,7%), nei primi nove mesi a 485,7 milioni (+3,8%).

Gli investimenti in infrastrutture a supporto degli operatori sono calati a 58,9 milioni (-8,9%), nei nove mesi 2025 gli investimenti industriali su nuove torri, acquisizione terreni e ampliamento delle coperture dedicate indoor si confermano sostenuti, pari a 206,8 milioni (-4,6%), in linea con le previsioni.

Continua nel trimestre lo sviluppo delle infrastrutture con 180 nuove torri, 670 nuove ospitalità verso operatori mobili, FWA e altri clienti e 30 nuove coperture DAS dedicate in primarie location indoor.

La leva finanziaria in termini di rapporto tra indebitamento netto ed ebitda a 5,0x (+0,2x yoy), per effetto dell’avanzamento del piano di buyback, in linea con le attese.

L’indebitamento finanziario netto, pari a 4.978,6 milioni (inclusivo delle passività finanziarie IFRS16) risulta in aumento (+8,7%) rispetto al 30 settembre 2024 (pari a 4.581,1 milioni), essenzialmente per effetto della maggiore remunerazione agli azionisti in termini di dividendi e riacquisto di azioni proprie.

Guidance 2026-2030 aggiornata. Pesa la crisi delle Tlc

Guidance 2025 confermata. Guidance 2026-2030 aggiornata sulla parte bassa dei range precedentemente comunicati, per riflettere il protrarsi del difficile momento di mercato tlc in Italia. in particolare, attesi ricavi sulla parte bassa del range  1.135-1.165 milioni di euro nel 2026 e 1.325-1.375 milioni di euro nel 2030; margine Ebitda confermato stabile sopra il 91% nel periodo 2026-2030.

Il direttore generale Diego Galli: “Nel terzo trimestre 2025 i risultati sottolineano la resilienza del modello di business di INWIT anche nel difficile contesto attuale dell’industria telco, riflesso nell’aggiornamento dei nostri obiettivi 2026-2030. Si conferma il nostro impegno nella realizzazione di infrastrutture digitali e condivise per lo sviluppo delle reti mobili 5G, a supporto dell’efficienza degli operatori telco”.

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Roma Capitale delle smart city, vince lo “Smart City Award” a Barcellona

Sono stati premiati i progetti di innovazione pubblica presentati durante la kermesse di tre giorni che si è svolta in Spagna.

Roma Capitale europea delle smart city. La Città Eterna ha vinto, a Barcellona, lo Smart City Award, il premio che, ogni anno, viene riconosciuto a quelle realtà che sono riuscite a portare avanti nuovi modelli di innovazione pubblica.

Roma Capitale dell’innovazione

A vincere il premio, ritirato dall’assessora alle Attività produttive di Roma, Monica Lucarelli, è stato il progetto “Rome: the city trasforming”, presentato all’interno dello “Smart City Expo World Congress”. È stata presentata la strategia Roma5G – Smart City Roma, controllata da INWIT, che introduce connettività avanzata in oltre 100 piazze e nodi di trasporto. Sul palco del centro congressi di Barcellona, si è parlato della digitalizzazione dei processi ambientali di Ama, per servizi più trasparenti e quartieri più curati e delle nuove centrali operative di Atac per la gestione integrata delle reti di trasporto. È stata anche l’occasione per illustrare la Centrale del Traffico sviluppata con Almaviva, basata su dati in tempo reale e il polo di sicurezza urbana intelligente di Leonardo, con tecnologie integrate e rispettose della privacy.

Casa delle Tecnologie Emergenti

La partecipazione di Roma è stata coordinata dalla Casa delle Tecnologie Emergenti, che ha curato lo stand AMOR – The Human Side of Innovation, trasformato in uno spazio di confronto e cooperazione tra istituzioni, imprese e reti internazionali, insieme alla commissione Roma Capitale, Statuto e Innovazione, con il contributo della Consulta Roma Smart City. Durante i tre giorni di congresso, numerose delegazioni e attori globali hanno richiesto incontri per approfondire l’approccio romano all’innovazione centrata sulle persone.

Gualtieri: ‘Le persone al centro delle politiche pubbliche’

“Questo premio è un riconoscimento importante per Roma – ha detto il sindaco, Roberto Gualtierie per il lavoro che stiamo portando avanti per trasformarla in una città più moderna, sostenibile e vicina alle persone. Un modello di innovazione che non si limita alla dimensione tecnologica, ma che mette al centro la qualità della vita e la riduzione delle disuguaglianze. Negli ultimi anni abbiamo costruito solide basi per una Capitale digitale e inclusiva, investendo su infrastrutture, servizi pubblici e competenze in grado di generare valore per l’intera comunità. Roma oggi dialoga con le grandi metropoli europee, condividendo esperienze e soluzioni che nascono dal lavoro di squadra tra istituzioni, università, imprese e cittadini. Questo riconoscimento conferma il ruolo di Roma come protagonista a livello internazionale, con un modello di sviluppo urbano che unisce tecnologia, equità e sostenibilità, mettendo le persone al centro delle politiche pubbliche”, ha concluso il primo cittadino.

Lucarelli: ‘Roma sta cambiando davvero’

“Ho ritirato il premio in nome e per conto di una città che sta cambiando davvero – ha detto Monica Lucarelli, assessora alle Attività Produttive, Pari Opportunità e Attrazione Investimenti di Roma Capitale – sono stati tre giorni di confronto serrato, di dialogo con amministrazioni, imprese globali e reti urbane, che hanno riconosciuto la solidità della nostra strategia. La selezione del City Award non ha valutato solo i risultati già raggiunti, ma anche la coerenza e l’inclusività del percorso intrapreso, la sua capacità di essere condiviso e replicabile. La tecnologia può cambiare il futuro, ma è la politica che deve orientarla. A Barcellona abbiamo portato risultati, visione e una proposta chiara di smart city: un modello che mette al centro la vita quotidiana, non i dati per sé. Con ‘Amor’ – The Human Side of Innovation vogliamo costruire una città più giusta, sostenibile e aperta, dove l’innovazione è strumento di benessere collettivo. Questo premio riconosce proprio questo: una trasformazione reale, condivisa e guidata da una visione comune.”

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La Germania starebbe pensando di finanziare Deutsche Telekom per sostituire Huawei. E in Italia?  

La Germania sta valutando l’utilizzo di fondi pubblici per compensare Deutsche Telekom e altri operatori nella sostituzione di hardware Huawei presente nelle reti di telecomunicazioni del Paese. Per una spesa complessiva che supererebbe i 2 miliardi di euro. Lo scrive Bloomberg, aggiungendo che la mossa rientrerebbe nel più ampio sforzo per potenziare la cybersecurity nazionale e ridurre la dipendenza da tecnologie cinesi.

Huawei, cambio di linea in Germania?

L’indiscrezione, però, è indicativa di una possibile linea politica: Berlino potrebbe decidere di mettere sul piatto delle risorse finanziarie per cambiare fornitori e affidarsi a soggetti meno controversi di quelli cinesi assicurando così la sicurezza e l’integrità della rete in tutto il paese. I fornitori cinesi sono da tempo visti come una minaccia per la sicurezza e fonte di potenziale spionaggio soprattutto secondo gli Usa. C’è da dire che non ci sono mai state prove concrete a corroborare le accuse avanzate da anni da Washington.

La Ue spinge per la sovranità digitale

Il contributo del Governo sarebbe una spinta importante per Deutsche Telekom, un incentivo per adeguarsi ai desiderata europei che da tempo spingono per sostituire i grandi fornitori cinesi, Huawei e ZTE, con player europei come Nokia e Ericsson anche in ottica di sovranità digitale.

Si tratta di un cambio di marcia significativo, anche perché finora la Germania, prima con Angela Merkel e poi con il cancelliere attuale Friedrich Merz, non era mai stata ostile ai fornitori cinesi anche se il dibattito è sempre stato vivo a Berlino. Tanto che nel 2020 sono state fatte delle stime secondo cui smantellare le apparecchiature cinesi dalle reti mobili tedesche sarebbe costato 50 miliardi di extra costi in più a Deutsche Telekom e agli altri operatori del paese.    

Reti 4G e 5G asset strategici, tema attuale anche in Italia

Il tema dei fornitori extra Ue, in particolari cinesi, visti come potenziale minaccia alla sicurezza delle reti asset nazionali, è attuale anche in Italia, dove i sistemi 4G e 5G sono stati recentemente inseriti tra gli asset strategici per la cybersicurezza con un DPCM del 2 ottobre scorso.

Nessun cenno si fa nel documento all’ipotesi di smantellare le reti esistenti degli operatori, che fanno in larga misura affidamento su apparecchiature cinesi. Men che meno si fa cenno ad un eventuale contributo economico alle telco per una eventuale sostituzione delle tecnologie cinesi.

Il Governo italiano, così come Berlino, sarebbe pronto a valute un contributo ai costi per gli operatori di una eventuale sostituzione delle apparecchiature cinesi che sono presenti nelle reti mobili?

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WINDTRE BUSINESS, il FWA 5G nei punti vendita di Alice Pizza per migliorare i processi

WINDTRE BUSINESS è il partner scelto da Alice Pizza nella sfida della trasformazione digitale. Per garantire una gestione efficiente e centralizzata dei dati provenienti dai singoli punti vendita, Alice Pizza ha adottato un’infrastruttura di connettività su misura, basata su FWA 5G, fornita da WINDTRE BUSINESS. Questa soluzione ha permesso di ottimizzare i processi operativi, migliorare l’esperienza d’acquisto e rendere più efficiente la gestione delle risorse, grazie alla possibilità di analizzare in tempo quasi reale i dati di vendita, i flussi di clientela e le esigenze logistiche.

Non soltanto connettività WINDTRE BUSINESS: sicurezza e office collaboration

La collaborazione non si limita alla connettività. WINDTRE BUSINESS ha affiancato Alice Pizza anche nella protezione dell’infrastruttura IT, offrendo soluzioni di cybersecurity e di office collaboration per i punti vendita, la sede centrale e il personale itinerante. È stato avviato un programma di formazione WINDTRE BUSINESS dedicato ai dipendenti di Alice Pizza per rafforzare la cultura della sicurezza digitale all’interno dell’organizzazione e aumentare la capacità di resilienza di fronte alle crescenti minacce informatiche.

Alessia Ciociano Kam (Wind Tre): ‘Soluzione personalizzata per Alice Pizza’

Abbiamo sviluppato una soluzione personalizzata, pensata per rispondere alle esigenze specifiche di Alice Pizza e capace di evolversi insieme a loro,” sottolinea Alessia Ciociano Kam Corporate Sales di Wind Tre S.p.A. “Questa partnership rappresenta un esempio concreto di come l’innovazione tecnologica possa diventare un motore di successo per il settore retail e conferma la nostra visione della digitalizzazione: rendere i processi più efficaci ed efficienti grazie a soluzioni accessibili a tutte le realtà, indipendentemente dalla loro dimensione o settore”.

“Operiamo in un mercato molto competitivo, e per continuare ad essere leader è necessario investire in nuove tecnologie”, dichiara Angelo Gatti, IT Manager di Alice Pizza. “Per questo ci siamo appoggiati ad un partner affidabile, innovativo e strutturato. La collaborazione in corso si snoda su diversi fronti, dalla fornitura di connettività alla formazione e questo ci ha permesso di gettare delle solide fondamenta per una crescita solida e sostenibile”.

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Sistemi 4G e 5G inseriti tra gli asset strategici per la cybersicurezza

Le reti 4G e 5G (non standalone e standalone) entrano a far parte delle categorie tecnologiche soggette a regole speciali di acquisizione per finalità di sicurezza nazionale. È stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 243 del 18 ottobre 2025 il DPCM 2 ottobre 2025, che modifica e aggiorna il precedente decreto del 30 aprile 2025 sulla disciplina dei contratti di beni e servizi informatici impiegati per la tutela degli interessi nazionali strategici e della sicurezza nazionale.

Con questo provvedimento il Governo rafforza ulteriormente il Perimetro di sicurezza nazionale cibernetica (PSNC) e introduce un’estensione significativa del perimetro delle forniture ICT sottoposte a controllo e criteri di sicurezza.

Dentro il PSNC i sistemi 4G e 5G

La principale novità riguarda l’inclusione, tra le categorie tecnologiche strategiche, dei servizi e dei sistemi di telefonia mobile 4G e 5G, sia in configurazione stand-alone sia non stand-alone, insieme alle loro successive evoluzioni tecnologiche (fra cui il 6G, per quanto non venga specificato). Queste infrastrutture vengono ora riconosciute come elementi essenziali per la connettività e la protezione dei sistemi ICT di rilevanza nazionale, pubblici e privati, con un impatto diretto sui soggetti inclusi nel PSNC.

Nuovi criteri di premialità nelle procedure di gara

Il DPCM introduce inoltre nuovi criteri di premialità nelle procedure di gara pubbliche. Le amministrazioni dello Stato e i soggetti rappresentati nel Comitato Interministeriale per la Sicurezza della Repubblica (CISR) dovranno favorire soluzioni tecnologiche sviluppate in Italia, prodotti e servizi provenienti da Paesi membri dell’Unione Europea o della NATO, o da Stati che abbiano accordi di cooperazione in materia di cybersicurezza con l’UE o l’Alleanza Atlantica. L’obiettivo è rafforzare l’affidabilità delle forniture e limitare la dipendenza da operatori di Paesi non allineati con i principi democratici e di sicurezza occidentali.

Le amministrazioni pubbliche e i soggetti rappresentati nel Comitato Interministeriale per la Sicurezza della Repubblica devono applicare criteri di premialità nelle procedure di gara, favorendo:

* Soluzioni sviluppate in Italia

* Tecnologie provenienti da Paesi UE o NATO

* Fornitori di Stati con accordi di cooperazione in materia di cybersicurezza con l’UE o la NATO

Il decreto aggiorna anche Common Procurement Vocabulary (CPV)

Il decreto aggiorna anche i codici del Common Procurement Vocabulary (CPV), allineando la classificazione dei beni e servizi ICT alle nuove categorie coperte dal provvedimento. In questo modo il quadro normativo diventa più coerente con le sfide geopolitiche e tecnologiche attuali, che vedono la cybersicurezza come componente strutturale della politica industriale e della difesa nazionale.

Il DPCM 2 ottobre 2025 rappresenta dunque un passo concreto verso la costruzione di una sovranità digitale nazionale più solida e resiliente. L’estensione del perimetro strategico alle reti mobili 4G e 5G consente di rafforzare il controllo sulle infrastrutture critiche, tutelando l’integrità del sistema-Paese in un contesto internazionale sempre più complesso e interdipendente.

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PNRR, Foti: ‘Fondi per il Digitale aumentati da 47 a 49,4 miliardi. Italia 1 Giga unico intoppo’

“Alla fine del 2026 il PNNR darà il suo grande apporto all digitalizzazione del Paese. Dei 194 miliardi e oltre che il piano ha come sua struttura finanziaria, la missione 1 che si riferisce al Digitale ha un’assegnazione di 47 miliardi”. “In questa fase di ultima riprogrammazione del PNRR abbiamo ulteriormente implementato da 47 a 49,4 miliardi l’importo che è riservato alla Missione 1 del PNRR”. Lo ha detto il ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le politiche di coesione, Tommaso Foti, nel suo intervento all’edizione 2025 del Digital Innovation Forum – ComoLake2025 in corso a Cernobbio. Key4Biz è media partner.

Fondi da investire per la digitalizzazione pubblica, per migliorare servizi alle imprese e ai cittadini per il potenziamento delle infrastrutture digitale.

 PNRR, misure strategiche per modernizzazione dell’Italia

“Siamo al primo posto non solo per l’avanzamento del PNRR nella Ue, ma anche al primo posto per l’attuazione degli investimenti in campo digitale”, ha aggiunto Foti.

“E’ evidente che vi sono stati alcuni investimenti che incideranno sull’evoluzione di numerosi servizi”, dice il ministro, che coglie l’occasione per darne atto al Sottosegretario all’Innovazione, Senatore Alessio Butti che “ha avuto la delega a seguire tutta la vicenda che riguarda il PNRR per quanto riguarda la digitalizzazione e soprattutto per la attività su più piani che si è svolta per quanto riguarda, ad esempio, il miglioramento dell’esperienza di utilizzo dei siti per gli utenti”.

Foti: Servizi digitali PA non sono più una riserva indiana

“Ma effettivamente perché oggi si vuole promuovere l’adizione di alcuni servizi che non siano più una riserva indiana: parlo di come PagoPA, App IO, le piattaforme nazionali di identità digitale, penso che sono state tutte iniziative molto importanti così come la L’ANPR e la piattaforma delle notifiche digitali a livello nazionale SEND”, aggiunge.

E’ stata fatta una serie di iniziative che sicuramente sono volte a migliorare e cambiare del tutto un’immagine antica dell’Italia, che non stava al passo con i tempi.

Anche strategia banda ultralarga grande importanza

“Anche la strategia per la banda larga per colmare il divario digitale del paese a bada ultralarga su rete fissa e 5G ha rappresentato u elemento di grande importanza, così come la digitalizzazione di Inps e Inail”, dice ancora Foti: 13mila servizi pubblici digitalizzati, una piattaforma logistica digitale nazionale per trasporto merci e passeggeri, ottima per l’interoperabilità dei porti.

Italia 1 Giga unico intoppo

AI, la cyberseurity, il piano Italia 1 Giga “che non si esaurisce con il PNRR, anche se si tratta dell’unico vero progetto che ha registrato un qualche intoppo ma non per responsabilità del Governo. Il Senatore Butti ha dovuto fare una grossa fatica per portare in porto una parte di quegli impegni che erano stati assunti e che poi, viva via, non sono stati mantenuti”. Ma attraverso la realizzazione di una facility noi siamo certi che bypasseremo il termine del 30 agosto 2026 ma il termine contrattuale verrà alla fine rispettato.  

Foti ricorda infine anche altri progetti finanziati con il PNRR come Italia 5G, i collegamenti con le isole minori per colmare un digital divide per dimostrare anche una politica di coesione.  La telemedicina, il rafforzamento dell’ufficio del processo.

“Nonostante le risorse ingenti mobilitate, la Missione 1 sarà una di quelle missioni del PNRR che andranno pienamente in porto”, chiude.

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