Cavi sottomarini, l’UE vuole far fuori Huawei

Una nuova frontiera della sicurezza digitale

La Commissione europea sta progressivamente cercando di escludere il colosso cinese Huawei dalla partecipazione allo sviluppo e alla manutenzione dei cavi sottomarini che collegano l’Unione europea ai paesi terzi.

Questa iniziativa, secondo quanto riportato da Théophane Hartmann in un articolo pubblicato su euractiv.com, si inserisce in un contesto più ampio di crescente attenzione alla sicurezza delle infrastrutture digitali critiche e rappresenta un’evoluzione della Strategia europea in materia di cybersicurezza e sovranità tecnologica delineata oggi a Bruxelles.

Già bandita de facto dalle reti mobili 4G e 5G, in diversi Stati membri, Huawei si trova ora nel mirino anche per quanto riguarda le dorsali fisiche delle telecomunicazioni: i cavi sottomarini, che trasportano oltre il 98% del traffico internet globale.

Un settore strategico, che poco tempo fa ha visto un gruppo di importanti operatori del settore delle telecomunicazioni e delle infrastrutture digitali lanciare un appello all’Unione europea (Ue), al Regno Unito e alla NATO: proteggere i cavi sottomarini, la spina dorsale invisibile della nostra economia e comunicazione digitale.

Un’infrastruttura critica di estrema rilevanza geopolitica, che conta ormai 552 distinti cavi per 1,4 milioni di km di lunghezza complessiva, tale da registrare un incremento del 12% di data center sottomarini.

Il ruolo strategico dei cavi sottomarini

Spesso trascurati dall’opinione pubblica, i cavi sottomarini sono l’ossatura invisibile dell’economia digitale globale. Collegano continenti e alimentano le comunicazioni intercontinentali, la finanza, il cloud computing, e persino la trasmissione dei dati militari e diplomatici.

La loro sicurezza è diventata una priorità assoluta dopo diversi episodi di sabotaggio nel Mar Baltico, che hanno riacceso i timori di attacchi ibridi contro le infrastrutture critiche europee.

Il tema è stato anche ripreso all’interno della Strategia presentata oggi a Bruxelles in cui si chiede una più stretta collaborazione con i partner internazionali, storici e nuovi, per plasmare l’ecosistema digitale “occidentale” e rendere più forti, protette e resilienti le infrastrutture digitali strategiche, essenziali per consentire sviluppi in settori critici quali l’energia, i trasporti, la finanza e la sanità.

Tra queste, ovviamente le tecnologie emergenti, come l’IA, il 5G/6G, ma anche i semiconduttori e le tecnologie quantistiche.

Lo ha sottolineato in una nota Kaja Kallas, Alta rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e vicepresidente della Commissione: “Le tecnologie digitali sono fondamentali anche per la difesa. Lo vediamo ovunque, dall’intelligenza artificiale sul campo di battaglia in Ucraina agli attacchi informatici sponsorizzati dallo Stato contro gli Stati membri dell’UE. La nostra nuova strategia chiede di rafforzare la capacità dell’Europa di difendersi dalle minacce digitali”.

Lo ha ribadito Henna Virkkunen, Vicepresidente esecutiva per la Sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia: “I paesi che padroneggiano l’IA e le tecnologie avanzate non solo ottengono un vantaggio economico decisivo, ma rafforzano anche la difesa e la sicurezza nazionali. Sebbene l’UE non risparmierà sforzi per rafforzare la sua competitività in questi settori, collaboreremo anche con i partner per sostenere le loro transizioni digitali. In effetti, nessun paese o regione può guidare la rivoluzione tecnologica da solo. E l’IA è troppo fondamentale perché il futuro dell’umanità possa essere ridotto a una ricerca di supremazia tra le potenze avanzate dell’IA. Nell’UE abbiamo molte competenze e soluzioni da offrire e una forte volontà politica di promuovere l’innovazione tecnologica e la sicurezza nell’UE e per i nostri alleati e partner. Oggi stiamo compiendo un passo decisivo nel rafforzare le nostre attuali collaborazioni e nella ricerca di nuovi partner”.

Nei documenti pubblicati oggi si fa riferimento direttamente alle partnership geostrategiche che l’Europa potrebbe portare avanti (2025-2030) con gli alleati USA, Giappone, Canada e Groenlandia nel quadrante artico: “La connettività artica riveste un’importanza strategica per l’Unione Europea.
Essa contribuirà a ridurre la latenza dei dati e a facilitare flussi informativi affidabili tra l’UE, la Groenlandia, il Canada, gli Stati Uniti e il Giappone, offrendo una rotta alternativa per i cavi sottomarini e rafforzando la sicurezza e la resilienza delle infrastrutture di comunicazione tra l’UE e i suoi partner.
L’Unione Europea collaborerà con i propri partner per sostenere progetti che promuovano lo sviluppo di nuove rotte di cavi sottomarini nella regione artica, sfruttando il meccanismo per collegare l’Europa (Connecting Europe Facility) al fine di catalizzare investimenti pubblici e privati
”.

È in questo contesto che, secondo Euractiv, la Commissaria ha rilanciato e rafforzato una proposta originariamente avanzata dal suo predecessore Thierry Breton: ridurre drasticamente la dipendenza dell’Europa da fornitori “ad alto rischio” — espressione che nella retorica UE è ormai sinonimo di Huawei e ZTE.

Huawei (sempre) nel mirino di Bruxelles

Stando all’articolo, la nuova “Strategia Digitale Internazionale” adottata dalla Commissione prevede l’estensione del bando attualmente in vigore per le reti mobili anche all’infrastruttura sottomarina. A differenza di ZTE, che non è attiva in questo segmento, Huawei è un player globale tramite la sua controllata Huawei Marine Networks, oggi ribrandizzata come HMN Tech dopo la cessione parziale a Hengtong Group. Ciò rende l’azienda cinese il principale bersaglio del provvedimento europeo.

Per rendere operativa questa esclusione, Bruxelles propone la creazione di una conferenza annuale europea per il coordinamento dei percorsi dei cavi, la valutazione dei partner industriali e l’analisi dei modelli di finanziamento, con l’obiettivo di garantire “autonomia strategica e diversificazione dei fornitori”.

Una mossa geopolitica

La proposta arriva in un clima di forti tensioni geopolitiche. Le relazioni tra l’Ue e Huawei sono già compromesse da un recente scandalo di corruzione che coinvolge alcuni europarlamentari, mentre la Cina continua a rafforzare la propria presenza nelle infrastrutture digitali a livello globale come parte del progetto geopolitico della “Digital Silk Road”.

Nel mercato mondiale dei cavi sottomarini, quattro grandi operatori dominano la scena (che vede ormai altri Big cercare un posto al sole): la francese ASN (Alcatel Submarine Networks), la statunitense SubCom, la giapponese NEC e, appunto, la cinese HMN Tech. Una eventuale esclusione di Huawei dall’Europa aprirebbe nuove opportunità per gli operatori occidentali e asiatici non cinesi, ma potrebbe anche inasprire le tensioni con Pechino.

La svolta di Bruxelles segna un chiaro allineamento con le preoccupazioni espresse da Stati Uniti e alleati del G7 sul controllo delle infrastrutture critiche da parte di attori non affidabili.
Tuttavia, resta da vedere quale sarà la reazione della Cina e se l’Unione riuscirà a bilanciare l’imperativo della sicurezza con le esigenze industriali e diplomatiche.
Una cosa è certa: la geopolitica delle reti non è più solo una questione tecnica, ma una partita strategica in cui si decide l’autonomia, la resilienza e il futuro digitale dell’Europa.

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L’Architettura a Fiducia Zero nella cybersecurity contemporanea

Nel caleidoscopico universo della sicurezza informatica contemporanea, assistiamo all’emergere di un paradigma che sta ridefinendo i confini concettuali della protezione digitale: l’architettura a fiducia zero. Lungi dall’essere una mera innovazione tecnologica, questa filosofia rappresenta una profonda metamorfosi epistemologica nel modo in cui concepiamo la sicurezza nell’era digitale.

Il viaggio intellettuale che ha portato alla nascita di questo approccio merita una riflessione approfondita. Era il 2010 quando John Kindervag, analista visionario di Forrester Research, propose di abbandonare il rassicurante ma ormai anacronistico modello del “castello e fossato” – quell’idea secondo cui esistesse un “dentro” sicuro e un “fuori” ostile. La sua intuizione si condensava in un mantra tanto semplice quanto rivoluzionario: “non fidarsi mai, verificare sempre”.

La dissoluzione del perimetro tradizionale

Questa visione, che allora poteva sembrare eccessivamente cauta, si è rivelata profondamente profetica nel contesto attuale, dove i confini delle organizzazioni si sono dissolti nell’etere del cloud, nel tessuto del lavoro remoto e nella proliferazione di dispositivi personali che si intrecciano con quelli aziendali. La pandemia globale ha poi accelerato vertiginosamente questa trasformazione, rendendo l’adozione del paradigma Zero Trust non più un’opzione avanguardistica, ma una necessità imprescindibile.

La fiducia come variabile fluida

Ma cosa significa, in termini concreti, abbracciare questa filosofia? Significa innanzitutto accettare che la fiducia non è più uno stato binario – presente o assente – bensì una variabile fluida, contestuale, in costante ridefinizione. Ogni interazione digitale viene sottoposta a un processo continuo di verifica, in un flusso perpetuo di autenticazione e autorizzazione che rispecchia la natura mutevole del rischio nell’ecosistema digitale.

Principi cardinali di un nuovo paradigma

L’architettura concettuale di questo approccio si articola attorno ad alcuni principi cardine che si intrecciano in una trama complessa. L’autenticazione diventa un processo continuo, non più un evento discreto che avviene una volta sola all’inizio di una sessione. Il privilegio minimo si evolve da regola statica a dinamica contestuale, dove l’accesso viene costantemente ricalibrato in base al comportamento osservato. La rete, un tempo monolitica, si frammenta in microsegmenti definiti da confini logici più che fisici, contenendo potenziali violazioni in spazi limitati.

L’Incarnazione tecnologica di una filosofia

Questa metamorfosi concettuale trova espressione concreta in architetture che integrano tecnologie avanzate in un ecosistema coerente. I sistemi di gestione delle identità trascendono la mera verifica delle credenziali per abbracciare un approccio olistico basato su attributi contestuali, pattern comportamentali e analisi delle anomalie. Al cuore di questa architettura pulsa il “Policy Engine”, un nodo decisionale che non si limita ad applicare regole rigide, ma che evolve continuamente, apprendendo e adattandosi all’ambiente circostante attraverso algoritmi di machine learning.

La trasmutazione dell’infrastruttura

L’infrastruttura di rete stessa subisce una trasmutazione ontologica, dove le funzioni di sicurezza si disaccoppiano dall’hardware dedicato per esistere come servizi virtuali orchestrati dinamicamente. I perimetri, un tempo definiti da router e firewall fisici, si trasformano in costrutti software che avvolgono ogni singola risorsa in un bozzolo protettivo invisibile fino al momento dell’autenticazione completa.

Convergenze sinergiche con paradigmi emergenti

Questa rivoluzione architettonica non avviene in isolamento, ma si intreccia con altre correnti trasformative del panorama tecnologico contemporaneo. La convergenza con il movimento DevSecOps porta la sicurezza nel cuore stesso del processo creativo digitale, non più come verifica finale ma come elemento costitutivo del codice stesso. L’intelligenza artificiale e il machine learning amplificano le capacità di rilevamento e risposta, identificando pattern anomali invisibili all’occhio umano e orchestrando risposte adattive in tempo reale. L’avvento dell’era quantistica all’orizzonte stimola l’evoluzione verso algoritmi crittografici capaci di resistere alle potenzialità computazionali future.

Il contesto normativo come catalizzatore

Il contesto socio-economico attuale fornisce ulteriore impulso a questa trasformazione. Il panorama normativo globale – dal GDPR europeo alla Direttiva NIS2, dall’Executive Order 14028 negli Stati Uniti alla miriade di regolamentazioni settoriali – converge verso principi che risuonano naturalmente con l’approccio Zero Trust: minimizzazione dei dati, protezione by design, responsabilità continuativa.

Implicazioni filosofiche ed etiche dell’architettura a fiducia zero

Le implicazioni di questa metamorfosi trascendono l’ambito puramente tecnologico per toccare dimensioni filosofiche ed etiche profonde. Stiamo assistendo a una ridefinizione fondamentale della natura stessa della fiducia nell’era digitale. La fiducia non è più un attributo statico conferito a priori, ma una qualità dinamica che deve essere continuamente dimostrata e guadagnata. Questo solleva interrogativi profondi sul delicato equilibrio tra sicurezza e usabilità, tra sorveglianza necessaria e rispetto della privacy, tra cultura del sospetto e collaborazione efficace.

Orizzonti futuri di evoluzione

Guardando verso l’orizzonte futuro, possiamo intravedere l’evoluzione di questo paradigma verso nuove frontiere. L’integrazione con l’edge computing e le reti 5G estenderà i principi Zero Trust fino ai margini più remoti dell’ecosistema digitale. L’emergere di “digital twin” permetterà di simulare e prevedere l’impatto di potenziali violazioni in ambienti protetti. La biometria cognitiva e comportamentale aprirà nuove dimensioni nell’autenticazione continua, basata non solo su ciò che sappiamo o possediamo, ma su chi siamo profondamente.

Verso una società della fiducia verificata?

Ci si potrebbe persino chiedere se i principi del Zero Trust potrebbero un giorno trascendere il dominio puramente tecnologico per influenzare altri aspetti della società – dando vita a nuove economie della reputazione digitale dove la fiducia diventa una risorsa misurabile e scambiabile, o ridefinendo sottilmente il confine tra verifica necessaria e libertà personale.

La Sicurezza come Processo Evolutivo In questa trasformazione radicale, l’architettura a fiducia zero incarna non tanto un punto d’arrivo quanto un processo evolutivo continuo, un modus operandi che riflette la natura intrinsecamente dinamica della sicurezza nell’ecosistema digitale. Come nel fiume di Eraclito, non è possibile discendere due volte nello stesso flusso di dati – ogni interazione è unica, ogni contesto è specifico, ogni autorizzazione deve essere rinnovata in un perpetuo divenire.

La trasformazione culturale necessaria

Le organizzazioni che abbracceranno questa filosofia non staranno semplicemente aggiornando i propri sistemi di sicurezza, ma compiendo una profonda trasformazione culturale e operativa. Il viaggio verso la fiducia zero è arduo e complesso, costellato di sfide tecniche e culturali. Richiede un ripensamento fondamentale di architetture consolidate, processi radicati e, forse più difficile, mentalità cristallizzate.

Un Imperativo Categorico nell’Era Digitale Eppure, in un’epoca in cui le minacce evolvono con velocità esponenziale, in cui gli attacchi diventano sempre più sofisticati e le conseguenze delle violazioni sempre più devastanti, questo viaggio non rappresenta più un’opzione, ma una necessità imprescindibile. Come sostenuto dal NIST nel suo Special Publication 800-207, “l’architettura Zero Trust rappresenta un cambiamento fondamentale nella filosofia di come si progetta e si implementa la sicurezza informatica”.

Verso una nuova saggezza digitale

In ultima analisi, l’architettura a fiducia zero ci invita a una profonda riflessione sulla natura della sicurezza nell’era digitale. Ci ricorda che la sicurezza non è uno stato da raggiungere una volta per tutte, ma un processo continuo di adattamento; non è un prodotto da acquistare, ma una postura da coltivare; non è una destinazione, ma un viaggio perpetuo attraverso un paesaggio in costante evoluzione.

La fiducia come privilegio guadagnato

In questo contesto di metamorfosi continua, il mantra “non fidarsi mai, verificare sempre” si rivela non come espressione di paranoia digitale, ma come saggezza adattiva in un ecosistema caratterizzato da minacce persistenti, confini sfumati e rischi emergenti. È l’accettazione profonda che, nell’universo digitale contemporaneo, la fiducia è troppo preziosa per essere concessa a priori – deve essere guadagnata continuamente, verificata costantemente, calibrata contestualmente.

Una filosofia di resilienza per l’era digitale

E così, mentre navighiamo le acque turbolente della trasformazione digitale, l’architettura a fiducia zero emerge non solo come strategia di protezione, ma come filosofia di resilienza – un approccio che riconosce la natura fondamentalmente incerta del dominio digitale e vi risponde non con paura o rigidità, ma con vigilanza intelligente e adattabilità perpetua. In questo senso, rappresenta non solo un paradigma tecnologico, ma una saggezza evolutiva per l’era digitale – un riconoscimento che, in un mondo di connessioni infinite, la sicurezza risiede non nei muri che costruiamo, ma nella consapevolezza continua che coltiviamo.

Le organizzazioni che comprenderanno questa verità profonda e abbracceranno pienamente la filosofia Zero Trust non staranno semplicemente implementando una strategia di cybersecurity – staranno abbracciando un nuovo modo di esistere nel mondo digitale, caratterizzato da consapevolezza perpetua, adattabilità continua e resilienza intrinseca. In un’epoca di trasformazione radicale, questa potrebbe rivelarsi la più preziosa delle capacità evolutive.

Bibliografia

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Nel Baianese tre Comuni senza 5G e Internet: ‘Per colpa dei sindaci si perdono anche i fondi del PNRR’. La denuncia di un cittadino

Una tipica storia ordinaria di digital divide indotto arriva dal Baianese, dove tre comuni (Baiano, Avella, Sperone) restano scoperti e senza segnale 4G e 5G e Internet per colpa dell’ostruzionismo dei sindaci, fomentati da parte della cittadinanza. Stiamo parlando di una comunità di 16mila abitanti, dove passa l’autostrada A16 e dove si trova un rinomato sito turistico, sede del famoso anfiteatro romano di Avella, privi di copertura cellulare per l’ostruzionismo di pochi.

La denuncia arriva sulla mail di Key4biz da parte di un cittadino, che non ce la fa più a vivere senza cellulare e senza Rete. “Siamo nel 2025 e siamo ancora alle prese con problemi di digital divide, è inaccettabile. Il nostro caso è emblematico e – purtroppo – attualissimo: Baiano, Avella e Sperone, tre Comuni irpini del Mandamento Baianese, restano esclusi da una copertura mobile stabile, nonostante l’installazione (incompleta) di infrastrutture, l’esistenza di fondi pubblici PNRR e ricorsi amministrativi già definiti”, ci scrive il cittadino che chiede l’anonimato. I Comuni recalcitranti fanno troppo spesso in modo di rallentare, ostacolare e nel peggiore dei casi allontanare le tower company e gli operatori. Il paradosso è che i cittadini vogliono lo smartphone ma non le stazioni radio base.

“Il problema sono i sindaci che si lasciano influenzare da comitati cittadini che fanno leva su problemi di salute senza alcuna base scientifica legati alle emissioni – dice il cittadino – questa è cattiva informazione, sono fake news che danneggiano tutta la cittadinanza perché i sindaci si lasciano convincere”.

Pasquino (Federico II): Scollamento fra populismo e sete di connettività

Una storia che purtroppo rispecchia quella di molti altri piccoli comuni italiani, dove si vede “lo scollamento fra l’approccio populista di alcuni sindaci, indotto dalle richieste pressanti ma senza nessuna base scientifica di una minoranza e le esigenze della maggioranza della popolazione, purtroppo silenziosa e troppo spesso inascoltata, che ha sete di connettività”, dice Nicola Pasquino, Professore di Misure Elettriche ed Elettroniche, Università di Napoli Federico II.

Lo sa bene anche l’UNCEM (Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani) e il Dipartimento della Trasformazione Digitale, impegnati sul territorio per sensibilizzare i piccoli Comuni sul 5G con attività di divulgazione che appaiono ancora necessarie. Bisogna sbloccare una serie di procedure e di impianti già avviate, evitando che ci siano diktat di comuni o di enti o altri soggetti pubblici e parapubblici che si frappongono con l’interesse collettivo di risolvere i problemi del digital divide e dare segnali a tutti se non basteranno i fondi del PNRR che permettono di fare circa 1300 nuovi impianti di trasmissione 5G. Occorre peraltro che le regioni ne aggiungano ad esempio utilizzando bene il fondo per la montagna o come ha fatto la Toscana il Fesr.

La denuncia

La situazione denunciata riguarda i comuni di Baiano (AV), dove c’è un traliccio INWIT installato ma mai attivato anche se a febbraio 2024 il Comune di Baiano perde il ricorso al TAR Campania – Salerno, che riconosce valido il silenzio-assenso maturato sull’istanza presentata da INWIT. Ma da allora tutto fermo.

Ancora più grave la situazione di Avella (AV). Nel 2023 INWIT ha proposto un’antenna in località Castello, poi bloccata da un’ordinanza comunale e da un nuovo regolamento comunale (dicembre 2023).

Il TAR Campania – Salerno, con sentenza n. 1023/2024, aveva dato ragione al Comune.

Ma il Consiglio di Stato, con sentenza n. 2785/2025 del 12 aprile 2025, ha annullato quella decisione e ha rimandato il caso al TAR per un riesame nel merito, sottolineando vizi procedurali e l’omessa valutazione del titolo formato per silenzio-assenso (14 luglio 2023). Oggi non si è ancora mossa una sola antenna.

Il centro urbano resta servito da celle marginali, con assenze totali di segnale in diverse strade provinciali e abitazioni del centro storico.

 Infine, Sperone (AV): zona dimenticata, nessun impianto nuovo.

  • Ultimo aggiornamento rete mobile: 2019.
  • Oggi il 5G è presente solo in modalità “outdoor debole”, e le prestazioni sono drammatiche:
    < 1 Mbps in download su SIM TIM e WindTre in orari serali (test personali nPerf, febbraio–aprile 2025).
  • Nessun operatore ha pianificato installazioni, né sono in corso lavori.
    Il paese è fuori dalla rete mobile per gran parte della giornata.

Eppure ci sono torri, fondi, scadenze

  • Torri esistono: a Baiano c’è un traliccio pronto, ma senza apparati.
  • Fondi pubblici disponibili: PNRR Italia 5G – Backhaul e Densificazione fissa la scadenza giugno 2026 per l’attivazione dei siti.
  • Nessuna comunicazione ufficiale dai Comuni (nessun verbale, nessun cronoprogramma, nessun aggiornamento su stato lavori o operatori coinvolti).
  • Cittadini esclusi da connettività, lavoro agile, emergenza sanitaria, pagamenti digitali e ogni diritto legato alla mobilità connessa.

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Uk, operatori chiedono di tagliare il costo dello spettro per spingere il 5G

Appello degli operatori mobili britannici al primo ministro Keir Starmer di tagliare le tasse per contribuire a migliorare la scarsa copertura del paese. I quattro operatori nazionali – EE, Virgin Media O2, Vodafone e Three – da tempo si lamentano che il peso delle tariffe e delle tasse incidono sulla loro capacità di investire per migliorare il segnale mobile del paese.

Pesa soprattutto il costo di 320 milioni di sterline annue per le licenze d’uso dello spettro.

Tagliare il costo dello spettro

Sebbene l’autorità di regolamentazione Ofcom abbia proposto di ridurre queste tariffe di 40 milioni di sterline nell’ambito di una revisione in corso, le aziende di telefonia mobile hanno chiesto che il denaro venga reinvestito negli investimenti di rete anziché essere convogliato al Tesoro. Hanno anche chiesto una sospensione delle tariffe commerciali per le nuove antenne di telefonia mobile, simile alle agevolazioni fiscali offerte alle aziende di banda larga in fibra ottica nel 2017.

La scarsa copertura mobile è diventata un importante problema politico negli ultimi anni, con i parlamentari che avvertono che i segnali discontinui stanno danneggiando i consumatori e la produttività.

Ofcom sta attualmente rivedendo il modo in cui misura la copertura mobile dopo che Chris Bryant, ministro delle telecomunicazioni, ha sollevato preoccupazioni circa la rendicontazione “eccessivamente ottimistica” dei segnali da parte dell’autorità di regolamentazione.

Un nuovo rapporto di Assembly Research, commissionato dall’associazione di categoria Mobile UK, ha accusato i ministri di aver trascurato il settore della telefonia mobile nel recente disegno di legge sulla pianificazione e le infrastrutture e ha chiesto riforme nella prossima strategia infrastrutturale a 0 anni. Sebbene negli ultimi anni gran parte dell’attenzione si sia concentrata sulle infrastrutture a banda larga, il rapporto afferma che i ministri hanno fatto “relativamente poco per incidere” sugli operatori di telefonia mobile.

Il rapporto afferma: “Investire in reti mobili veloci e affidabili è fondamentale per i piani del Regno Unito di sfruttare la potenza dell’intelligenza artificiale e trasformare i servizi pubblici, incluso il Servizio Sanitario Nazionale. È quindi tempo che il governo traduca il suo messaggio in azione”.

Altre proposte

Tra le altre raccomandazioni figurano una riforma delle leggi urbanistiche per facilitare l’espansione e l’aggiornamento delle infrastrutture mobili e un maggiore sostegno ai piani degli operatori di dismettere le loro obsolete reti 2G.

Gli operatori hanno anche chiesto garanzie che i fondi già impegnati in un progetto da 1 miliardo di sterline per affrontare il problema del segnale “non spot” nelle aree rurali saranno destinati ad altri settori, come la copertura ferroviaria, a fronte delle preoccupazioni che i ministri stiano pianificando di ridimensionare il programma.

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5G gratis, che senso ha regalarlo? La campagna di WindTre una picconata al mercato

Regalare il 5G? Come alzare bandiera bianca di fronte alle difficoltà del mercato. Come dire: “Scusate ci eravamo sbagliati, il 5G non è il futuro del wireless ma una generazione inutile che non dà nulla di nuovo e di più ai clienti”.

Ma è davvero così?

O non sarebbe meglio combattere per riempire questo 5G di significato e di valore?

Certo, monetizzare non è facile. Lo sanno le telco. Ma davvero il 5G non vale nulla?   

La campagna di WindTre accende il dibattito

WindTre regala gratis il 5G per tutti i clienti prepagati. L’offerta, scattata il 4 maggio, dura fino al 4 giugno. Una promozione shock, che di fatto svilisce e svuota totalmente il 5G di ogni genere di valore aggiunto rispetto alle precedenti generazioni.  

Buona notizia? Forse per i clienti prepagati di WindTre.

Ma non certo per il mercato, alla ricerca di nuove fonti di ricavi per sostenere gli investimenti.

Tra l’altro è la prima volta che un’offerta di questo tipo viene fatta alla customer base esistente di un operatore e non nell’ambito di un’offerta riservata ai clienti di altri player per strapparli alla concorrenza.  

Le lamentele della industry

Da anni gli operatori si lamentano per i costi altissimi dell’asta 5G da 6,55 miliardi del 2018.

Già nel marzo del 2023 l’ad di Tim Pietro Labriola, in occasione di un evento pubblico, dichiarava di essere “tentato di restituire le frequenze al Governo” perché già allora il 5G era insostenibile. Poco più di un mese fa il numero uno di Tim aveva poi sparato contro i prezzi troppo bassi delle tariffe 5G in Italia: “siamo saliti come primi in classifica a livello mondiale per le tariffe più basse. Israele era il primo paese, ci ha superato, sono diventati secondi, siamo il primo paese”. Segno dunque secondo Labriola che su consolidamento c’è ancora da fare. Segno anche che i prezzi non vanno più abbassati, in teoria.

Ma se le telco si sono svenate per le frequenze significa che davano allo spettro radio per la nuova generazione del wireless un valore prospettico molto elevato.

Il 5G è un tale flop che si può regalare gratis senza colpo ferire?

Il 5G costa di più del 4G

Di solito, tutti gli operatori fanno pagare il 5G un po’ più del 4G, anche se non è raro trovare offerte riservate di alcuni operatori che svendono il 5G a 5 o 6 euro al mese per sempre.

Si tratta di strategie a breve periodo che non hanno impatto sul fatturato e fidelizzano il cliente. Però nel lungo periodo è un danno, visto che abituano i clienti ad aspettarsi il 5G gratis e drogano il mercato. A furia di regalare il servizio e i contenuti, i clienti non sono più incentivati a pagare.

Che senso strategico c’è nell’azzerare il valore aggiunto del 5G, che dovrebbe essere l’arma in più per rilanciare i fatturati esangui delle telco?

Regalare o svendere il 5G, svuotandolo totalmente di appeal, è una scelta difficile da capire.

 Ha tutta l’aria di una resa.

Da anni gli operatori investono somme miliardarie (7 miliardi all’anno in Italia) per lo sviluppo delle nuove reti e per sostenere campagne promozionali per il 5G.

Il costo per diffondere la nuova generazione di telefonia sul territorio è alto, soprattutto a fronte della mancanza di una vera killer application che garantisca un ROI adeguato.

5G una commodity?

Ma da qui al regalare il 5G come fosse una commodity ce ne passa.

Non sarebbe più lungimirante lavorare ad una killer application che spinga i clienti stessi a voler pagare di più per il 5G?

Il flop dell’attuale 5G, che peraltro è un finto 5G in attesa del vero 5G standalone per il quale si sta ancora investendo, è innegabile. Ma da qui a buttare via il bambino con l’acqua sporca ce ne corre.

WindTre è già avanti nella realizzazione del 5G standalone, con il 77,6% della popolazione coperto in 5G TDD. “Il vero 5G promette maggiore efficienza e applicazioni avanzate per automazione industriale e servizi innovativi”, dice WindTre.

Ma non sarebbe appunto per questo motivo il caso di fare pagare di più il servizio invece di dare l’accesso gratuito?

Non è forse questo il tipo di promozioni contro cui gli operatori si scagliano da anni?

In che modo questa strategia contribuirà ad aumentare la retention e l’adozione del 5G?

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Industry Tlc, oggi confronto al Mimit: sul tavolo aiuti per 630 milioni per voucher PMI e take up fibra. Stop ai contratti pirata

Tavolo nazionale, oggi, per il settore delle telecomunicazioni. Un incontro richiesto da tempo da parte dei sindacati per il rinnovo del CCNL scaduto da due anni e per fare il punto sul grave stato di crisi della industry. L’incontro è stato convocato dal Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, d’intesa con il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Calderone, alla presenza delle organizzazioni sindacali del mondo delle telecomunicazioni (Slc-Cgil, Fistel-Cisl, Uilcm-Uil e Ugl telecomunicazioni) e delle associazioni di categoria Asstel.

Poste non è la panacea di tutti i mali

Quel che è certo è che il rinnovato fermento intorno al settore, suscitato dall’ingresso di Poste in Tim come primo azionista al posto di Vivendi, è soltanto un primo passo per la ripresa di un settore in crisi profonda.

Il Governo comincia a muoversi

Dopo lunga attesa, quindi, il governo inizia a muovere i primi passi per affrontare la crisi del settore delle telecomunicazioni. L’attivismo del Governo in materia di Tlc con il via libera allo scorporo della rete Tim è soltanto un primo passo per accompagnare un processo di consolidamento che sembra sempre più inevitabile. Il tutto, al netto di un muro contro muro fra Fibercop e Open Fiber che rende il clima molto teso sul fronte della rimodulazione degli obiettivi del PNRR per un Piano Italia 1 Giga ancora in alto mare.

A questo proposito, resta da capire se il Piano Italia 1 Giga verrà o meno modificato.

Tlc: Urso, ‘risolti problemi annosi, ora piano di sviluppo’

“Le nuove tecnologie impongono un settore delle telecomunicazioni solido, competitivo e inclusivo. In questa prima parte della legislatura abbiamo risolto problemi annosi: ora è necessario intervenire con un piano di sviluppo per rilanciare un comparto strategico per il Paese”. Ad affermarlo, secondo quanto si apprende, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, aprendo i lavori del tavolo sulle Tlc in corso al Mimit.

“Pensiamo alla questione Tim – ha aggiunto Urso – e alla nascita di Fibercop, allo sblocco di Open Fiber, ai passi in avanti sul tema dei call center, con il progetto innovativo di Abramo sulla digitalizzazione, che stiamo per replicare anche per la vertenza Callmat. Pensiamo poi all’innalzamento dei limiti elettromagnetici, per il quale mi sono battuto in prima persona: un provvedimento che, dopo vent’anni, avvicina l’Italia agli standard europei, con l’obiettivo di favorire lo sviluppo sul territorio della tecnologia 5G”.

“Ora avvieremo la seconda fase con interventi concreti per accompagnare il settore delle Tlc verso la piena competitività”, ha concluso il ministro.

Tlc, Calderone: Firmato primo decreto attuativo per sostegno lavoratori e imprese

“L’attenzione da parte del Governo nei confronti del settore Tlc è sempre stata massima. Lo dimostrano gli interventi di formazione e sostegno al reddito specifici per le imprese Tlc. Nella giornata di ieri ho firmato il primo dei decreti attuativi necessari per avere risorse dedicate, attraverso il trasferimento delle risorse Fis (Fondo di integrazione salariale dell’Inps) al nuovo Fondo di solidarietà per le imprese del settore, così da rispondere più velocemente alle esigenze di lavoratori e imprese”.

Così la ministra del Lavoro e delle Politiche sociali, Marina Calderone, che ha preso parte con il titolare del Mimit Adolfo Urso al tavolo sulle Tlc che si è tenuto a Palazzo Piacentini con i rappresentanti delle associazioni di categoria e delle organizzazioni sindacali.

Pacchetto di 630 milioni di euro di aiuti

Oggi ci sarà un confronto con il ministero del Made in Italy e quello del lavoro, con le rappresentanze delle imprese e i sindacati. Sul tavolo il governo secondo diverse voci dovrebbe mettere un pacchetto di aiuti da 630 milioni, oltre al ritorno di alcune misure, come i piani di espansione, per gestire eventuali esuberi. I 630 milioni sono risorse che arriveranno dai fondi di coesione e, secondo quanto emerge, dovrebbero essere utilizzati in primo luogo per finanziare dei voucher fino a 200 euro per portare la fibra nelle case delle famiglie.

Voucher per le aziende e per i cittadini per il take up della fibra

Lo strumento dei voucher per finanziare il take up della fibra è stato richiesto da tempo da parte delle aziende. Il bonus, a quanto pare, servirà a coprire almeno in parte i costi dei lavori per la risalita verticale dei cavi negli edifici. Per le piccole e medie imprese, invece, arriveranno fondi per acquistare servizi di cloud e di cybersecurity. Mentre per le grandi imprese gli incentivi riguarderanno i contratti di programma.

Misure per il Ministero del Lavoro

Dal lato del Ministero del Lavoro, invece, sono in discussione altre misure. A partire dall’applicazione ai lavoratori del settore dei call center del contratto delle tlc. Ma la parte più rilevante riguarderà i fondi per gestire eventuali esuberi nel settore. Si sta studiando un travaso delle risorse del fondo di integrazione salariale, al fondo di solidarietà di settore. Si sta valutando anche di rimettere in campo lo strumento del contratto di espansione, che permette il prepensionamento fino a cinque anni prima dei lavoratori, bilanciato da nuove assunzioni. Basterà tutto questo?

Rinnovo frequenze gratis?

In realtà il settore è in profonda crisi. Le imprese chiedono di più. A partire, sul modello tedesco, da uno sconto se non un azzeramento sul rinnovo delle frequenze in scadenza nel 2029. L’ultima asta ha comportato un esborso di 6,5 miliardi, ritenuti da più parti l’origine di gran parte dei problemi finanziari delle telco, visto che il Roi del 5G si fa attendere.

L’Agcom ha appena concluso una consultazione sul rinnovo delle licenze d’uso delle frequenze e si attendono i risultati.

C’è poi l’annosa questione della designazione delle telco come energivore, con tutti i vantaggi connessi. La richiesta è sul tavolo. Il ruolo del satellite (leggi Starlink) dal punto di vista della Difesa, ma anche dello spettro radio, in questo panorama già di per sé complesso non è certo secondario.

Intanto nel governo sono iniziate le prime interlocuzioni con il Mef.

Tavolo Tlc, Uilcom-Uil: ‘Finalmente chiarezza sul contratto di riferimento per il settore telecomunicazioni’

“Si è finalmente fatta chiarezza sul contratto di riferimento per il settore delle telecomunicazioni”. È quanto dichiarato dalla Segretaria Confederale UIL, Vera Buonomo, e dal Segretario Generale della UILCOM, Salvo Ugliarolo, al termine dell’incontro odierno presso il tavolo delle telecomunicazioni al MIMIT.

“Il Ministero del Lavoro ha riconosciuto il Ccnl Telecomunicazioni quale contratto di riferimento per il settore delle attività di Customer Care”, rendono noto le Segreterie nazionali SLC CGIL, FISTEL CISL. UILCOM UIL. Una importantissima notizia in considerazione delle vertenze in campo nell’ambito Crm/Bpo.

Piano da 629 milioni illustrato da Urso

Nel corso dell’incontro, il Ministro Urso ha illustrato un piano da 629 milioni di euro destinato a sostenere cittadini e imprese e a rilanciare un settore in forte difficoltà. “Come UIL accogliamo con attenzione l’annuncio, ma le risorse da sole non bastano. Servono trasparenza, visione industriale e concretezza. Questi fondi devono andare solo alle aziende che rispettano la condizionalità sociale, che non delocalizzano, che non licenziano e che applicano il contratto collettivo nazionale sottoscritto dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative”, si legge in una nota.

Stop ai contratti pirata

“Importante che il contratto collettivo nazionale di riferimento per il settore TLC sua quello sottoscritto da CGIL, CISL, UIL e UGL, come dichiarato dalla ministra Calderone. Una presa di posizione netta che segna un punto fermo in un contesto in cui, troppo spesso, si tenta di aggirare la contrattazione nazionale attraverso contratti pirata”, prosegue la nota.

“Non solo si ristabilisce chiarezza e trasparenza nel settore, ma si pongono anche le basi per affrontare una priorità non più rinviabile: il rinnovo del contratto nazionale, fermo da oltre due anni e mezzo”, si legge ancora.

Tlc, Ugl: ‘Bene misure per aiutare settore, ora chiudere negoziazione rinnovo contrattuale’

“Terminato l’incontro al ministero delle Imprese e del Made in Italy con i ministri Urso e Calderone, il riscontro sulle misure previste per aiutare il settore delle Tlc è sicuramente positivo”.

Così Stefano Conti, segretario nazionale Ugl Telecomunicazioni secondo cui “riconoscere come Ccnl di riferimento quello delle Tlc, unitamente a un incremento delle risorse per il Fondo bilaterale di settore derivanti dalle giacenze precedentemente versate dalle aziende e lavoratori nel Fondo integrazione salariale, la possibilità di ripristinare il contratto di espansione e il pacchetto di 629 mln di euro presentato, sono iniezioni di fiducia per provare a risolvere alcuni degli annosi problemi del comparto”.

“Auspichiamo – conclude Conti -, che ora la strada sia tracciata anche per provare a chiudere con le aziende la negoziazione del rinnovo contrattuale che tiene in apprensione centinaia di migliaia di lavoratori e lavoratrici delle Tlc”.

Sarmi (Asstel): “Bene prime misure del Governo e il riconoscimento del CCNL Tlc riferimento del CRM/BPO. Urgente una nuova politica industriale per la sostenibilità delle Tlc”

“L’ecosistema delle TLC sta vivendo una trasformazione importante: attori tradizionali e nuovi collaborano e competono per offrire connettività e servizi di valore al Paese. Le imprese svolgono un ruolo strategico per la transizione digitale in atto e per raggiungere importanti traguardi in termini di innovazione, copertura, velocità e diffusione dei servizi nonché nel conseguire pienamente gli obiettivi di digitalizzazione previsti dal PNRR”, così il Presidente di Asstel – Assotelecomunicazioni, Massimo Sarmi, al “Tavolo di Settore delle Telecomunicazioni” che si è svolto oggi alla presenza del Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, e del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Elvira Calderone.

Nel corso dell’incontro, il Presidente Sarmi ha evidenziato come l’ecosistema delle TLC  rappresenti il pilastro del progresso tecnologico e della competitività del Paese: “Il processo di trasformazione delle telecomunicazioni italiane ed europee induce ad una articolata riflessione sul futuro dell’ecosistema, sugli interventi urgenti a garantirne la sostenibilità economica e l’occupabilità delle persone e la necessità di dotare il Paese di reti digitali adatte a supportarne la competitività, la sicurezza e l’autonomia”.

Il Presidente ha sottolineato le criticità che concorrono a determinare lo stato di difficoltà della filiera Tlc: nonostante il saldo di cassa abbia visto una diminuzione pari a -10 miliardi di euro e i ricavi siano scesi di oltre 7 miliardi di euro tra il 2013 e il 2023, gli Operatori hanno garantito elevati investimenti, pari a 85 miliardi di euro nel medesimo periodo, relativi in particolare alla realizzazione dell’infrastruttura broadband con reti VHCN e 5G e agli investimenti per l’acquisto e il rinnovo delle licenze. Tale complessa dinamica economica, particolarmente avvertita nel mercato del CRM/BPO, riverbera i suoi effetti anche sul lavoro di oltre 200.000 persone, con le imprese impegnate a sostenere la stabilità occupazionale e ad investire sulla formazione permanente e certificata, attraverso percorsi di ampliamento e consolidamento delle competenze delle proprie persone per dotarle degli strumenti necessari ad affrontare le sfide della trasformazione digitale. 

L’Associazione ha accolto con favore l’individuazione, da parte del Governo, del CCNL TLC quale contratto di riferimento per il CRM/BPO, al fine di contrastare il dumping contrattuale, e le prime misure economiche presentate, circa 629 milioni di euro, per l’incentivazione della domanda di alcuni servizi digitali per famiglie e imprese, e circa 18 milioni di euro al Fondo di Solidarietà Bilaterale per la filiera Tlc derivanti dal trasferimento di una quota delle risorse del FIS – prosegue Sarmi – Tali interventi sono propedeutici alla definizione urgente di una nuova politica industriale dedicata alle Telecomunicazioni che determini la sostenibilità economica e lo sviluppo dell’ecosistema nell’interesse delle imprese e delle persone che vi lavorano. In tale contesto di complessità, l’avvio di un percorso con il Governo che individui interventi significativi a supporto dell’Industry, come la mitigazione strutturale del costo dell’energia e la allocazione non onerosa delle frequenze, è funzionale a favorire anche una positiva conclusione del negoziato in corso per il rinnovo del contratto di lavoro”, ha concluso il Presidente di Asstel. 

Leggi anche: Industry Tlc, Urso al tavolo Mimit: ‘Troppa frammentazione, serve consolidare’. Primo pacchetto da 630 milioni: gli interventi

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Reti private 5G, mercato europeo a 3 miliardi nel 2024 visto a +54% annuo fino al 2031

Il mercato europeo delle private networks 5G ha raggiunto un valore di 3,08 miliardi di dollari nel 2024 ed è visto in crescita a 4,75 miliardi di euro nel 2025 per raggiungere un valore di 151 miliardi di dollari nel 2033, con un tasso di crescita annuo del 54% nel periodo 2025 – 2033. Secondo stime di Market Data Forecast, il mercato europeo delle private networks 5G sta vivendo una fase di grande trasformazione di pari passo con la rapida adozione di tecnologie Industry 4.0.

Mercati che tirano di più

Manufacturing, healthcare e logistica sono i settori a maggior tasso di crescita, con la crescente adozione di reti private 5G per l’automazione sempre più spinta degli impianti di produzione.

Secondo stime della GSMA, la Germania guida la classifica delle installazioni, con più di 500 licenze di spettro radio dedicato per uso locale da parte di imprese di vario tipo. Regno Unito e Francia seguono da vicino.

Secondo stime di Analysys Mason, il 60% delle aziende europee stanno già realizzando o quanto meno mettendo in cantiere l’adozione di reti private 5G nei prossimi 5 anni.

Banda 3,5 Ghz ad uso privato in diversi paesi

La banda a 3,5 GHz è assegnata all’uso privato in diversi paesi, tra cui Stati Uniti, Paesi Bassi e Svizzera. Negli Stati Uniti, la banda a 3,5 GHz è nota principalmente come Citizens Broadband Radio Service (CBRS) ed è utilizzata per le reti mobili private. I Paesi Bassi assegnano reti 5G private nella banda a 3,5 GHz da dicembre 2023. Anche la Svizzera sta rilasciando la banda 3,4-3,5 GHz per le reti 5G private.

Ecco una ripartizione più dettagliata:

Stati Uniti:

La FCC ha assegnato la banda a 3,5 GHz al CBRS, un sistema di spettro condiviso con livelli diversi per diversi utenti, tra cui licenze di accesso prioritario (PAL) per le reti private e accesso generale per gli altri.

Paesi Bassi:

I Paesi Bassi hanno assegnato porzioni specifiche della banda a 3,5 GHz alle reti 5G private in base all’ordine di arrivo.

Svizzera:

La Svizzera ha rilasciato la banda 3,4-3,5 GHz per le reti 5G private, consentendone l’implementazione.

Altri Paesi:

Diversi altri Paesi, tra cui Canada, Cile, Brasile e Colombia, hanno assegnato o stanno valutando l’assegnazione della banda 3,5 GHz per reti industriali private o 5G.

Driver principali delle reti private 5G

La crescente domanda di automazione industriale è un fattore primario di sviluppo di nuove reti private.

In Germania, ad esempio, BMW ha implementato una rete privata con un incremento del 20% dell’efficienza. Secondo stime il 70% dei produttori di auto sta esplorando le modalità migliori di applicazione delle private networks, con particolare attenzione a soluzioni IoT e alla bassa latenza garantita.

Il Digital Compass della Ue infine richiede che almeno il 75% delle imprese europee adotto tecnologie digitali avanzate entro il 2030.

Un altro grosso driver è il settore della salute, inteso soprattutto come telemedicina. I consulti da remoto sono cresciuti del 150% durante il Covid. Servono reti resistenti.

Le reti private 5G offrono la banda e l’affidabilità necessaria per teleconsulti con video ad alta risoluzione, chirurgia a distanza, strumenti diagnostici basati sull’AI.

Elementi frenanti

Uno degli elementi che maggiormente frenano la diffusione maggiore delle reti private 5G è il prezzo molto elevato di implementazione.

Secondo un report di Arthur D. Little, il prezzo per una rete privata 5G può oscillare fra un minimo di 1 milione ad un massimo di 5 milioni di euro, a seconda della scala e della complessità di installazione.

Un prezzo salato soprattutto per le PMI che rappresentano il 99% del tessuto industriale europeo.

C’è poi il costo di affitto dello spettro. In Germania ad esempio il prezzo è alto, circa mille euro per Mhz, che può crescere di pari passo con l’aumento dell’area da coprire.

  C’è poi il problema della frammentazione regolatoria sul fronte dello spettro radio europeo. Secondo stime dell’ETSI, mentre Germania e regno Unito hanno già un quadro ben definito sull’uso aziendale della banda 3,5 Ghz, altri paesi come Spagna e Italia sono ancora all’inizio nello sviluppo di politiche analoghe.

La mancanza di armonizzazione crea problemi soprattutto alle grandi multinazionali.

Possono volerci da sei mesi a due anni per ottenere l’uso dello spettro a seconda del paese.

Questo laddove la concorrenza degli operatori mobili, contrari da sempre a cedere porzioni di spettro, non impedisca del tutto l’uso privato delle frequenze.

Opportunità nelle zone rurali e negli ospedali sperduti

Le reti private 5G stanno trovando una grossa popolarità nelle aree rurali, dove la copertura è scarsa o assente. Ad esempio, in agricoltura vengono usate per l’agricoltura di precisione in zone periferiche dell’Olanda, oppure in ospedali di paesini sperduti in Svezia, dove permettono teleconsulti e monitoraggi a distanza che riducono del 40% il bisogno di visite in ospedale.  

Un’altra grossa opportunità di crescita è l’integrazione di reti private 5G all’edge computing. Un grosso rischio è al contrario l’esposizione delle private networks 5G ai rischi della cybersecurity.

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5G e fibra, investimenti visti in calo del 2% annuo nel prossimo triennio

Gli investimenti globali delle telco sono calati dell’8% nel 2024 e diminuiranno in media di un ulteriore 2% all’anno anche nel prossimo triennio. Lo prevede la società di analisi Dell’Oro Group, secondo cui nello stesso periodo i ricavi cresceranno leggermente migliorando leggermente l’intensità del capex al 2027.

Visto l’attuale contesto fatto di turbolenze sui dazi e guerre commerciali minacciate da Trump, una flessione del 2% annuo degli investimenti in Tlc potrebbe sembrare una cosa piccola. Ma in realtà non è così soprattutto per l’industria delle apparecchiature di rete, che sta già affrontando una flessione cominciata nel 2024 con le telco che stanno cominciando a terminare i loro piani di investimento in 5G e fibra.

Quel che è certo è che le telco stanno tirando la cinghia degli investimenti e che la spesa nei prossimi tre anni sarà quanto mai oculata.

“Con alcune delle più grandi realizzazioni di fibra e 5G ormai superate, i diversi profili di rischio all’interno dello spettro degli operatori diventano più marcati”, ha detto Stefan Pongratz, Vicepresidente della ricerca RAN e Telecom Capex di Dell’Oro Group. “Mentre alcuni operatori preferiscono un approccio più orientato alla crescita e considerano livelli elevati di intensità di capitale essenziali per ottenere un vantaggio competitivo ed essere meglio preparati alla prossima transizione tecnologica, la maggior parte degli operatori ritiene che la torta sia pressoché fissa e che concentrarsi sui miglioramenti dell’efficienza sia considerato meno rischioso per questo gruppo”.

Ulteriori punti salienti del rapporto Telecom Capex di aprile 2025:

Si prevede che le condizioni di investimento si stabilizzeranno nel 2025, sebbene sarà comunque un anno difficile dal punto di vista degli investimenti e dei ricavi derivanti dalle apparecchiature per telecomunicazioni.

Le prospettive di investimento a breve termine sono meno favorevoli: si prevede che gli investimenti degli operatori diminuiranno a un CAGR del 2% nei prossimi 3 anni. Con i ricavi degli operatori in leggera crescita (+1% di CAGR), si prevede che il rapporto capex/ricavi si avvicinerà al 14% nel 2027, in calo rispetto al 16% del 2024.

Si prevede che l’intensità di capitale nel settore wireless si avvicinerà al 12-13% nel 2027, in calo di cinque-sei punti percentuali rispetto al picco del 5G.

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Gualtieri: “Entro giugno 2026 tutta la metro di Roma sarà ad altissima connettività con il 5G”

La città di Roma ha inaugurato la copertura 5G delle prime nove stazioni della metropolitana Linea A. Il sindaco della città, Roberto Gualtieri, ha illustrato la novità alla settima edizione della Conferenza internazionale “Telecommunications of the Future” promossa dal CNIT e organizzata dal nostro editore Supercom, di cui Key4biz è tra i media partner.

Siamo partiti dalla metropolitana di Roma, perché il trasporto pubblico è il settore che offre le maggiori potenzialità per abilitare nuove tecnologie. Oltre le piazze, si deve arrivare ad una copertura outdoor più ampia, con un alto livello di connettività ed infrastrutturazione su tutto il territorio.
Questa è la prima tratta di un progetto più ampio che prevede di portare, il 5G con tecnologia DAS in tutte le 75 stazioni della metro A, B, B1 e C, per un totale di 1.170 remote unit tra 4G e 5G, oltre 3.000 antenne e più di 250 km di nuova fibra ottica, coprendo un percorso complessivo di 61 km.
Entro giugno 2026 tutta la metro di Roma sarà ad altissima connettività.
Entro il 2027 sarà completato tutto il dispiegamento”,
 ha spiegato Gualtieri, ricordando che secondo il cronoprogramma “la metro A sarà completata prima, poi la B e dopo la C”. Inoltre, già entro quest’anno il 5G arriverà “in cento piazze. Poi intorno alle piazze, gradualmente le vie, fino a coprire tutta la città. Anche le periferie”, ha aggiunto il sindaco.”, ha detto il sindaco.

Con un contributo pubblico limitato, abbiamo abilitato degli investimenti privati significativi che fanno fare un salto di qualità alla città.
L’utente potrà sfruttare una velocità che consente di accedere a nuovi servizi, sia underground, sia outdoor, mentre si possono avere reti dedicate alla sicurezza, oltre che la comunicazione, per scambiarsi immagini e informazioni in 5G, soprattutto per le Forze dell’ordine, per il controllo del territorio più capillare
”, ha affermato Gualtieri.

Gli algoritmi di oggi ci consentono di gestire le immagini delle videocamere in tempo reale, con il supporto di una rete di sensori efficace. Una rete di cui potranno avvalersi anche le imprese, per sviluppare nuove soluzioni e servizi innovativi.
La città diventa un campo di sperimentazione avanzata. Connettività 5G e AI è un combinato disposto che apre a nuovi orizzonti tecnologici necessari per accelerare la trasformazione digitale e tecnologica della città.
Un’infrastruttura centrale anche per il miglioramento delle attività della Pubblica Amministrazione
– ha continuato Gualtieri – più vicina a cittadini e imprese”.

La mobilità è uno degli ambiti centrali della vita quotidiana di una città. La connessione dati è un pilastro per la modernizzazione della mobilità urbana.
Per far parlare i dati serve una connettività efficace.
Implementare il 5G significa aprire nuove opportunità di sviluppo tecnologico, miglioramento della capacità di intervento, trasmissione dei dati in tempo reale e dei video in alta definizione. Il 5G svolgerà un ruolo chiave nell’espansione delle funzionalità esistenti, abilitando l’installazione di telecamere nelle aree più periferiche ad esempio
”, ha spiegato Luca Avarello, Direttore Generale, Roma Servizi per la Mobilità.

Decarbonizzare e passare all’elettrico non bastano come azioni per raggiungere gli obiettivi del green deal, serve la digitalizzazione delle infrastrutture anche per far nascere nuovi servizi di mobilità.
Serve disponibilità dei dati e essere capaci di trasformali in elementi di valore per la trasformazione digitale. Questa tecnologia ci permette di raggiungere tutti questi oggetti in maniera rapida, sfruttando la capacità delle nuove reti, superando anche le barriere amministrative. La nascita dei nuovi servizi sarà più rapida.
Con il 5G si potranno digitalizzare gli impianti semaforici e da qui partire per generare nuovi servizi di mobilità, connettendo le infrastrutture di campo con i veicoli stessi, mettendoli in comunicazione. Veicoli di emergenza ad un incrocio saranno favoriti nel passaggio rispetto ad altri veicoli, ma è solo uno dei possibili use case
”, ha dichiarato Dario Ferrillo, Direttore Business Unit Transport Infrastructure & Logistics, Almaviva.

Anas sperimenta servizi comuni legati al settore della mobilità. Nel progetto smart road lavoriamo all’infrastrutturazione digitale delle strade. Anch’essa una piattaforma abilitante. Nel momento in cui abbiamo queste tecnologie sul campo, potremmo offrire sempre nuovi servizi. Il mercato da già delle indicazioni. I veicoli devono poter comunicare tra loro per aumentare la sicurezza della mobilità. Con Roma Mobilità e Almaviva, abbiamo provato a collegare la Roma-Fiumicino, abilitata a tecnologie smart road, con l’Aeroporto di Fiumicino per condividere i dati, fino alla penetrazione nel quartiere Eur. La grandezza dei progetti è nel dialogo, riuscire a far parlare imprese e istituzioni nel raggiunger gli obiettivi.
Nel futuro ci deve essere maggiore attenzione alla strada. L’ottimizzazione digitale di questa infrastruttura consentirà l’introduzione della guida autonoma e altre soluzioni intelligenti
”, ha raccontato Luigi Carrarini, Head of Centre of Excellence Smartroad & SHM, Direzione Technology, Innovation & Digital Spoke, ANAS.

Roma 5G è un grande progetto, che abilita un maggior numero di servizi digitali e accompagnerà la crescita della città. Si articola in diversi stream, non c’è solo la metropolitana, ma anche nuove soluzioni di connettività nei punti nevralgici della città e negli edifici pubblici, in oltre 100 piazze e con l’arricchimento della videosorveglianza urbana, con più 1600 sensori ambientali. L’approccio è neutral host, che rende disponibili queste reti e tecnologie, con un accesso indipendente a tutti gli operatori. L’impianto della metro di Roma a regime sarà basato su oltre 3.000 antenne e 2.400 km di fibra ottica”, ha detto Michele Gamberini, Chief Executive Officer, Smart City Roma.

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Benedetto Levi (iliad): “Investiti 3 miliardi di euro per potenziare l’infrastruttura AI europea”

In iliad abbiamo un punto di vista particolare sull’equilibrio tra Stato e mercato, che nasce da una prospettiva di mercato da ultimo arrivato e challenger. Crediamo che un modello efficace preveda che l’intervento statale non sostituisca le dinamiche concorrenziali, ma le sostenga con delle politiche pubbliche che risolvono le criticità di sistema, accelerando i processi e rendendo più efficienti gli investimenti degli operatori”, ha dichiarato Benedetto Levi, Amministratore Delegato di iliad Italia nell’Intervista “The Future of Telecommunications: Striking the Right Balance Between the State and a Competitive Free Market in the Age of AI” del direttore di Key4biz, Luigi Garofalo, in occasione della settima edizione della Conferenza “Telecommunications of the Future” promossa dal CNIT e organizzata dal nostro editore Supercom, di cui Key4biz è tra i media partner.

Se pensiamo alle frequenze, in iliad siamo favorevoli a modalità di assegnazione meno onerose, che privilegino gli impegni di investimento, come già avvenuto in Germania, dove il regolatore ha deciso di estendere la durata di alcune frequenze mobili agli operatori storici per 5 anni, in cambio di stringenti obblighi di copertura e apertura alla concorrenza. Allo stesso tempo, l’intervento pubblico non deve impattare le dinamiche concorrenziali. Per questo, eventuali proroghe del pacchetto 4G in scadenza nel 2029 devono necessariamente prevedere misure per eliminare l’attuale asimmetria in termini di dotazioni frequenziali tra i vari operatori mobili sul mercato”.

Sul fronte dei prezzi nel mercato delle tlc, lo Stato potrebbe intervenire con un approccio di “manutenzione del perimetro di mercato”, ossia con meccanismi fatti di incentivi e disincentivi con l’obiettivo di stimolare i comportamenti considerati virtuosi per il mercato e per il Sistema Paese e prevenire distorsioni sistemiche. In questo modo si supporterebbe la crescita sostenibile del settore senza comprimere la libertà di fissare i prezzi”.

liad è l’unico operatore nella storia delle telco italiane che non ha mai venduto il 5G a meno di 9.99€”, ha ricordato Levi.

Sul consolidamento, Levi non ha commentato “operazioni specifiche che riguardano altre aziende”, precisando che “in generale, sul consolidamento, ribadisco che riteniamo che il consolidamento porterebbe grandi benefici a tutto il settore, a tutto il sistema Paese, e siamo pronti a giocare la nostra parte”.

Sull’intelligenza artificiale, l’Amministratore Delegato di iliad Italia, ha affermato che è “fondamentale lavorare in una logica di ecosistema per favorire la crescita di piattaforme e servizi evoluti. L’unione degli sforzi, se ben strutturata, può rendere l’Italia, ma soprattutto l’Europa intera, più protagonista sulla scena internazionale, contribuendo a promuovere la competitività e la qualità dei servizi. Il Gruppo iliad vuole essere motore della trasformazione digitale europea, per accelerare il progresso tecnologico con connettività-AI-cloud. Abbiamo investito 3 miliardi di euro per potenziare l’infrastruttura AI europea, somma a cui si aggiungono i progetti di sviluppo di nuove tecnologie, per esempio in ambito cloud e data center, con un approccio aperto per rendere l’innovazione accessibile a tutti”.

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