Uk, operatori chiedono di tagliare il costo dello spettro per spingere il 5G

Appello degli operatori mobili britannici al primo ministro Keir Starmer di tagliare le tasse per contribuire a migliorare la scarsa copertura del paese. I quattro operatori nazionali – EE, Virgin Media O2, Vodafone e Three – da tempo si lamentano che il peso delle tariffe e delle tasse incidono sulla loro capacità di investire per migliorare il segnale mobile del paese.

Pesa soprattutto il costo di 320 milioni di sterline annue per le licenze d’uso dello spettro.

Tagliare il costo dello spettro

Sebbene l’autorità di regolamentazione Ofcom abbia proposto di ridurre queste tariffe di 40 milioni di sterline nell’ambito di una revisione in corso, le aziende di telefonia mobile hanno chiesto che il denaro venga reinvestito negli investimenti di rete anziché essere convogliato al Tesoro. Hanno anche chiesto una sospensione delle tariffe commerciali per le nuove antenne di telefonia mobile, simile alle agevolazioni fiscali offerte alle aziende di banda larga in fibra ottica nel 2017.

La scarsa copertura mobile è diventata un importante problema politico negli ultimi anni, con i parlamentari che avvertono che i segnali discontinui stanno danneggiando i consumatori e la produttività.

Ofcom sta attualmente rivedendo il modo in cui misura la copertura mobile dopo che Chris Bryant, ministro delle telecomunicazioni, ha sollevato preoccupazioni circa la rendicontazione “eccessivamente ottimistica” dei segnali da parte dell’autorità di regolamentazione.

Un nuovo rapporto di Assembly Research, commissionato dall’associazione di categoria Mobile UK, ha accusato i ministri di aver trascurato il settore della telefonia mobile nel recente disegno di legge sulla pianificazione e le infrastrutture e ha chiesto riforme nella prossima strategia infrastrutturale a 0 anni. Sebbene negli ultimi anni gran parte dell’attenzione si sia concentrata sulle infrastrutture a banda larga, il rapporto afferma che i ministri hanno fatto “relativamente poco per incidere” sugli operatori di telefonia mobile.

Il rapporto afferma: “Investire in reti mobili veloci e affidabili è fondamentale per i piani del Regno Unito di sfruttare la potenza dell’intelligenza artificiale e trasformare i servizi pubblici, incluso il Servizio Sanitario Nazionale. È quindi tempo che il governo traduca il suo messaggio in azione”.

Altre proposte

Tra le altre raccomandazioni figurano una riforma delle leggi urbanistiche per facilitare l’espansione e l’aggiornamento delle infrastrutture mobili e un maggiore sostegno ai piani degli operatori di dismettere le loro obsolete reti 2G.

Gli operatori hanno anche chiesto garanzie che i fondi già impegnati in un progetto da 1 miliardo di sterline per affrontare il problema del segnale “non spot” nelle aree rurali saranno destinati ad altri settori, come la copertura ferroviaria, a fronte delle preoccupazioni che i ministri stiano pianificando di ridimensionare il programma.

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5G gratis, che senso ha regalarlo? La campagna di WindTre una picconata al mercato

Regalare il 5G? Come alzare bandiera bianca di fronte alle difficoltà del mercato. Come dire: “Scusate ci eravamo sbagliati, il 5G non è il futuro del wireless ma una generazione inutile che non dà nulla di nuovo e di più ai clienti”.

Ma è davvero così?

O non sarebbe meglio combattere per riempire questo 5G di significato e di valore?

Certo, monetizzare non è facile. Lo sanno le telco. Ma davvero il 5G non vale nulla?   

La campagna di WindTre accende il dibattito

WindTre regala gratis il 5G per tutti i clienti prepagati. L’offerta, scattata il 4 maggio, dura fino al 4 giugno. Una promozione shock, che di fatto svilisce e svuota totalmente il 5G di ogni genere di valore aggiunto rispetto alle precedenti generazioni.  

Buona notizia? Forse per i clienti prepagati di WindTre.

Ma non certo per il mercato, alla ricerca di nuove fonti di ricavi per sostenere gli investimenti.

Tra l’altro è la prima volta che un’offerta di questo tipo viene fatta alla customer base esistente di un operatore e non nell’ambito di un’offerta riservata ai clienti di altri player per strapparli alla concorrenza.  

Le lamentele della industry

Da anni gli operatori si lamentano per i costi altissimi dell’asta 5G da 6,55 miliardi del 2018.

Già nel marzo del 2023 l’ad di Tim Pietro Labriola, in occasione di un evento pubblico, dichiarava di essere “tentato di restituire le frequenze al Governo” perché già allora il 5G era insostenibile. Poco più di un mese fa il numero uno di Tim aveva poi sparato contro i prezzi troppo bassi delle tariffe 5G in Italia: “siamo saliti come primi in classifica a livello mondiale per le tariffe più basse. Israele era il primo paese, ci ha superato, sono diventati secondi, siamo il primo paese”. Segno dunque secondo Labriola che su consolidamento c’è ancora da fare. Segno anche che i prezzi non vanno più abbassati, in teoria.

Ma se le telco si sono svenate per le frequenze significa che davano allo spettro radio per la nuova generazione del wireless un valore prospettico molto elevato.

Il 5G è un tale flop che si può regalare gratis senza colpo ferire?

Il 5G costa di più del 4G

Di solito, tutti gli operatori fanno pagare il 5G un po’ più del 4G, anche se non è raro trovare offerte riservate di alcuni operatori che svendono il 5G a 5 o 6 euro al mese per sempre.

Si tratta di strategie a breve periodo che non hanno impatto sul fatturato e fidelizzano il cliente. Però nel lungo periodo è un danno, visto che abituano i clienti ad aspettarsi il 5G gratis e drogano il mercato. A furia di regalare il servizio e i contenuti, i clienti non sono più incentivati a pagare.

Che senso strategico c’è nell’azzerare il valore aggiunto del 5G, che dovrebbe essere l’arma in più per rilanciare i fatturati esangui delle telco?

Regalare o svendere il 5G, svuotandolo totalmente di appeal, è una scelta difficile da capire.

 Ha tutta l’aria di una resa.

Da anni gli operatori investono somme miliardarie (7 miliardi all’anno in Italia) per lo sviluppo delle nuove reti e per sostenere campagne promozionali per il 5G.

Il costo per diffondere la nuova generazione di telefonia sul territorio è alto, soprattutto a fronte della mancanza di una vera killer application che garantisca un ROI adeguato.

5G una commodity?

Ma da qui al regalare il 5G come fosse una commodity ce ne passa.

Non sarebbe più lungimirante lavorare ad una killer application che spinga i clienti stessi a voler pagare di più per il 5G?

Il flop dell’attuale 5G, che peraltro è un finto 5G in attesa del vero 5G standalone per il quale si sta ancora investendo, è innegabile. Ma da qui a buttare via il bambino con l’acqua sporca ce ne corre.

WindTre è già avanti nella realizzazione del 5G standalone, con il 77,6% della popolazione coperto in 5G TDD. “Il vero 5G promette maggiore efficienza e applicazioni avanzate per automazione industriale e servizi innovativi”, dice WindTre.

Ma non sarebbe appunto per questo motivo il caso di fare pagare di più il servizio invece di dare l’accesso gratuito?

Non è forse questo il tipo di promozioni contro cui gli operatori si scagliano da anni?

In che modo questa strategia contribuirà ad aumentare la retention e l’adozione del 5G?

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Industry Tlc, oggi confronto al Mimit: sul tavolo aiuti per 630 milioni per voucher PMI e take up fibra. Stop ai contratti pirata

Tavolo nazionale, oggi, per il settore delle telecomunicazioni. Un incontro richiesto da tempo da parte dei sindacati per il rinnovo del CCNL scaduto da due anni e per fare il punto sul grave stato di crisi della industry. L’incontro è stato convocato dal Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, d’intesa con il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Calderone, alla presenza delle organizzazioni sindacali del mondo delle telecomunicazioni (Slc-Cgil, Fistel-Cisl, Uilcm-Uil e Ugl telecomunicazioni) e delle associazioni di categoria Asstel.

Poste non è la panacea di tutti i mali

Quel che è certo è che il rinnovato fermento intorno al settore, suscitato dall’ingresso di Poste in Tim come primo azionista al posto di Vivendi, è soltanto un primo passo per la ripresa di un settore in crisi profonda.

Il Governo comincia a muoversi

Dopo lunga attesa, quindi, il governo inizia a muovere i primi passi per affrontare la crisi del settore delle telecomunicazioni. L’attivismo del Governo in materia di Tlc con il via libera allo scorporo della rete Tim è soltanto un primo passo per accompagnare un processo di consolidamento che sembra sempre più inevitabile. Il tutto, al netto di un muro contro muro fra Fibercop e Open Fiber che rende il clima molto teso sul fronte della rimodulazione degli obiettivi del PNRR per un Piano Italia 1 Giga ancora in alto mare.

A questo proposito, resta da capire se il Piano Italia 1 Giga verrà o meno modificato.

Tlc: Urso, ‘risolti problemi annosi, ora piano di sviluppo’

“Le nuove tecnologie impongono un settore delle telecomunicazioni solido, competitivo e inclusivo. In questa prima parte della legislatura abbiamo risolto problemi annosi: ora è necessario intervenire con un piano di sviluppo per rilanciare un comparto strategico per il Paese”. Ad affermarlo, secondo quanto si apprende, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, aprendo i lavori del tavolo sulle Tlc in corso al Mimit.

“Pensiamo alla questione Tim – ha aggiunto Urso – e alla nascita di Fibercop, allo sblocco di Open Fiber, ai passi in avanti sul tema dei call center, con il progetto innovativo di Abramo sulla digitalizzazione, che stiamo per replicare anche per la vertenza Callmat. Pensiamo poi all’innalzamento dei limiti elettromagnetici, per il quale mi sono battuto in prima persona: un provvedimento che, dopo vent’anni, avvicina l’Italia agli standard europei, con l’obiettivo di favorire lo sviluppo sul territorio della tecnologia 5G”.

“Ora avvieremo la seconda fase con interventi concreti per accompagnare il settore delle Tlc verso la piena competitività”, ha concluso il ministro.

Tlc, Calderone: Firmato primo decreto attuativo per sostegno lavoratori e imprese

“L’attenzione da parte del Governo nei confronti del settore Tlc è sempre stata massima. Lo dimostrano gli interventi di formazione e sostegno al reddito specifici per le imprese Tlc. Nella giornata di ieri ho firmato il primo dei decreti attuativi necessari per avere risorse dedicate, attraverso il trasferimento delle risorse Fis (Fondo di integrazione salariale dell’Inps) al nuovo Fondo di solidarietà per le imprese del settore, così da rispondere più velocemente alle esigenze di lavoratori e imprese”.

Così la ministra del Lavoro e delle Politiche sociali, Marina Calderone, che ha preso parte con il titolare del Mimit Adolfo Urso al tavolo sulle Tlc che si è tenuto a Palazzo Piacentini con i rappresentanti delle associazioni di categoria e delle organizzazioni sindacali.

Pacchetto di 630 milioni di euro di aiuti

Oggi ci sarà un confronto con il ministero del Made in Italy e quello del lavoro, con le rappresentanze delle imprese e i sindacati. Sul tavolo il governo secondo diverse voci dovrebbe mettere un pacchetto di aiuti da 630 milioni, oltre al ritorno di alcune misure, come i piani di espansione, per gestire eventuali esuberi. I 630 milioni sono risorse che arriveranno dai fondi di coesione e, secondo quanto emerge, dovrebbero essere utilizzati in primo luogo per finanziare dei voucher fino a 200 euro per portare la fibra nelle case delle famiglie.

Voucher per le aziende e per i cittadini per il take up della fibra

Lo strumento dei voucher per finanziare il take up della fibra è stato richiesto da tempo da parte delle aziende. Il bonus, a quanto pare, servirà a coprire almeno in parte i costi dei lavori per la risalita verticale dei cavi negli edifici. Per le piccole e medie imprese, invece, arriveranno fondi per acquistare servizi di cloud e di cybersecurity. Mentre per le grandi imprese gli incentivi riguarderanno i contratti di programma.

Misure per il Ministero del Lavoro

Dal lato del Ministero del Lavoro, invece, sono in discussione altre misure. A partire dall’applicazione ai lavoratori del settore dei call center del contratto delle tlc. Ma la parte più rilevante riguarderà i fondi per gestire eventuali esuberi nel settore. Si sta studiando un travaso delle risorse del fondo di integrazione salariale, al fondo di solidarietà di settore. Si sta valutando anche di rimettere in campo lo strumento del contratto di espansione, che permette il prepensionamento fino a cinque anni prima dei lavoratori, bilanciato da nuove assunzioni. Basterà tutto questo?

Rinnovo frequenze gratis?

In realtà il settore è in profonda crisi. Le imprese chiedono di più. A partire, sul modello tedesco, da uno sconto se non un azzeramento sul rinnovo delle frequenze in scadenza nel 2029. L’ultima asta ha comportato un esborso di 6,5 miliardi, ritenuti da più parti l’origine di gran parte dei problemi finanziari delle telco, visto che il Roi del 5G si fa attendere.

L’Agcom ha appena concluso una consultazione sul rinnovo delle licenze d’uso delle frequenze e si attendono i risultati.

C’è poi l’annosa questione della designazione delle telco come energivore, con tutti i vantaggi connessi. La richiesta è sul tavolo. Il ruolo del satellite (leggi Starlink) dal punto di vista della Difesa, ma anche dello spettro radio, in questo panorama già di per sé complesso non è certo secondario.

Intanto nel governo sono iniziate le prime interlocuzioni con il Mef.

Tavolo Tlc, Uilcom-Uil: ‘Finalmente chiarezza sul contratto di riferimento per il settore telecomunicazioni’

“Si è finalmente fatta chiarezza sul contratto di riferimento per il settore delle telecomunicazioni”. È quanto dichiarato dalla Segretaria Confederale UIL, Vera Buonomo, e dal Segretario Generale della UILCOM, Salvo Ugliarolo, al termine dell’incontro odierno presso il tavolo delle telecomunicazioni al MIMIT.

“Il Ministero del Lavoro ha riconosciuto il Ccnl Telecomunicazioni quale contratto di riferimento per il settore delle attività di Customer Care”, rendono noto le Segreterie nazionali SLC CGIL, FISTEL CISL. UILCOM UIL. Una importantissima notizia in considerazione delle vertenze in campo nell’ambito Crm/Bpo.

Piano da 629 milioni illustrato da Urso

Nel corso dell’incontro, il Ministro Urso ha illustrato un piano da 629 milioni di euro destinato a sostenere cittadini e imprese e a rilanciare un settore in forte difficoltà. “Come UIL accogliamo con attenzione l’annuncio, ma le risorse da sole non bastano. Servono trasparenza, visione industriale e concretezza. Questi fondi devono andare solo alle aziende che rispettano la condizionalità sociale, che non delocalizzano, che non licenziano e che applicano il contratto collettivo nazionale sottoscritto dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative”, si legge in una nota.

Stop ai contratti pirata

“Importante che il contratto collettivo nazionale di riferimento per il settore TLC sua quello sottoscritto da CGIL, CISL, UIL e UGL, come dichiarato dalla ministra Calderone. Una presa di posizione netta che segna un punto fermo in un contesto in cui, troppo spesso, si tenta di aggirare la contrattazione nazionale attraverso contratti pirata”, prosegue la nota.

“Non solo si ristabilisce chiarezza e trasparenza nel settore, ma si pongono anche le basi per affrontare una priorità non più rinviabile: il rinnovo del contratto nazionale, fermo da oltre due anni e mezzo”, si legge ancora.

Tlc, Ugl: ‘Bene misure per aiutare settore, ora chiudere negoziazione rinnovo contrattuale’

“Terminato l’incontro al ministero delle Imprese e del Made in Italy con i ministri Urso e Calderone, il riscontro sulle misure previste per aiutare il settore delle Tlc è sicuramente positivo”.

Così Stefano Conti, segretario nazionale Ugl Telecomunicazioni secondo cui “riconoscere come Ccnl di riferimento quello delle Tlc, unitamente a un incremento delle risorse per il Fondo bilaterale di settore derivanti dalle giacenze precedentemente versate dalle aziende e lavoratori nel Fondo integrazione salariale, la possibilità di ripristinare il contratto di espansione e il pacchetto di 629 mln di euro presentato, sono iniezioni di fiducia per provare a risolvere alcuni degli annosi problemi del comparto”.

“Auspichiamo – conclude Conti -, che ora la strada sia tracciata anche per provare a chiudere con le aziende la negoziazione del rinnovo contrattuale che tiene in apprensione centinaia di migliaia di lavoratori e lavoratrici delle Tlc”.

Sarmi (Asstel): “Bene prime misure del Governo e il riconoscimento del CCNL Tlc riferimento del CRM/BPO. Urgente una nuova politica industriale per la sostenibilità delle Tlc”

“L’ecosistema delle TLC sta vivendo una trasformazione importante: attori tradizionali e nuovi collaborano e competono per offrire connettività e servizi di valore al Paese. Le imprese svolgono un ruolo strategico per la transizione digitale in atto e per raggiungere importanti traguardi in termini di innovazione, copertura, velocità e diffusione dei servizi nonché nel conseguire pienamente gli obiettivi di digitalizzazione previsti dal PNRR”, così il Presidente di Asstel – Assotelecomunicazioni, Massimo Sarmi, al “Tavolo di Settore delle Telecomunicazioni” che si è svolto oggi alla presenza del Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, e del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Elvira Calderone.

Nel corso dell’incontro, il Presidente Sarmi ha evidenziato come l’ecosistema delle TLC  rappresenti il pilastro del progresso tecnologico e della competitività del Paese: “Il processo di trasformazione delle telecomunicazioni italiane ed europee induce ad una articolata riflessione sul futuro dell’ecosistema, sugli interventi urgenti a garantirne la sostenibilità economica e l’occupabilità delle persone e la necessità di dotare il Paese di reti digitali adatte a supportarne la competitività, la sicurezza e l’autonomia”.

Il Presidente ha sottolineato le criticità che concorrono a determinare lo stato di difficoltà della filiera Tlc: nonostante il saldo di cassa abbia visto una diminuzione pari a -10 miliardi di euro e i ricavi siano scesi di oltre 7 miliardi di euro tra il 2013 e il 2023, gli Operatori hanno garantito elevati investimenti, pari a 85 miliardi di euro nel medesimo periodo, relativi in particolare alla realizzazione dell’infrastruttura broadband con reti VHCN e 5G e agli investimenti per l’acquisto e il rinnovo delle licenze. Tale complessa dinamica economica, particolarmente avvertita nel mercato del CRM/BPO, riverbera i suoi effetti anche sul lavoro di oltre 200.000 persone, con le imprese impegnate a sostenere la stabilità occupazionale e ad investire sulla formazione permanente e certificata, attraverso percorsi di ampliamento e consolidamento delle competenze delle proprie persone per dotarle degli strumenti necessari ad affrontare le sfide della trasformazione digitale. 

“L’Associazione ha accolto con favore l’individuazione, da parte del Governo, del CCNL TLC quale contratto di riferimento per il CRM/BPO, al fine di contrastare il dumping contrattuale, e le prime misure economiche presentate, circa 629 milioni di euro, per l’incentivazione della domanda di alcuni servizi digitali per famiglie e imprese, e circa 18 milioni di euro al Fondo di Solidarietà Bilaterale per la filiera Tlc derivanti dal trasferimento di una quota delle risorse del FIS – prosegue Sarmi – Tali interventi sono propedeutici alla definizione urgente di una nuova politica industriale dedicata alle Telecomunicazioni che determini la sostenibilità economica e lo sviluppo dell’ecosistema nell’interesse delle imprese e delle persone che vi lavorano. In tale contesto di complessità, l’avvio di un percorso con il Governo che individui interventi significativi a supporto dell’Industry, come la mitigazione strutturale del costo dell’energia e la allocazione non onerosa delle frequenze, è funzionale a favorire anche una positiva conclusione del negoziato in corso per il rinnovo del contratto di lavoro”, ha concluso il Presidente di Asstel. 

Leggi anche: Industry Tlc, Urso al tavolo Mimit: ‘Troppa frammentazione, serve consolidare’. Primo pacchetto da 630 milioni: gli interventi

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Reti private 5G, mercato europeo a 3 miliardi nel 2024 visto a +54% annuo fino al 2031

Il mercato europeo delle private networks 5G ha raggiunto un valore di 3,08 miliardi di dollari nel 2024 ed è visto in crescita a 4,75 miliardi di euro nel 2025 per raggiungere un valore di 151 miliardi di dollari nel 2033, con un tasso di crescita annuo del 54% nel periodo 2025 – 2033. Secondo stime di Market Data Forecast, il mercato europeo delle private networks 5G sta vivendo una fase di grande trasformazione di pari passo con la rapida adozione di tecnologie Industry 4.0.

Mercati che tirano di più

Manufacturing, healthcare e logistica sono i settori a maggior tasso di crescita, con la crescente adozione di reti private 5G per l’automazione sempre più spinta degli impianti di produzione.

Secondo stime della GSMA, la Germania guida la classifica delle installazioni, con più di 500 licenze di spettro radio dedicato per uso locale da parte di imprese di vario tipo. Regno Unito e Francia seguono da vicino.

Secondo stime di Analysys Mason, il 60% delle aziende europee stanno già realizzando o quanto meno mettendo in cantiere l’adozione di reti private 5G nei prossimi 5 anni.

Banda 3,5 Ghz ad uso privato in diversi paesi

La banda a 3,5 GHz è assegnata all’uso privato in diversi paesi, tra cui Stati Uniti, Paesi Bassi e Svizzera. Negli Stati Uniti, la banda a 3,5 GHz è nota principalmente come Citizens Broadband Radio Service (CBRS) ed è utilizzata per le reti mobili private. I Paesi Bassi assegnano reti 5G private nella banda a 3,5 GHz da dicembre 2023. Anche la Svizzera sta rilasciando la banda 3,4-3,5 GHz per le reti 5G private.

Ecco una ripartizione più dettagliata:

Stati Uniti:

La FCC ha assegnato la banda a 3,5 GHz al CBRS, un sistema di spettro condiviso con livelli diversi per diversi utenti, tra cui licenze di accesso prioritario (PAL) per le reti private e accesso generale per gli altri.

Paesi Bassi:

I Paesi Bassi hanno assegnato porzioni specifiche della banda a 3,5 GHz alle reti 5G private in base all’ordine di arrivo.

Svizzera:

La Svizzera ha rilasciato la banda 3,4-3,5 GHz per le reti 5G private, consentendone l’implementazione.

Altri Paesi:

Diversi altri Paesi, tra cui Canada, Cile, Brasile e Colombia, hanno assegnato o stanno valutando l’assegnazione della banda 3,5 GHz per reti industriali private o 5G.

Driver principali delle reti private 5G

La crescente domanda di automazione industriale è un fattore primario di sviluppo di nuove reti private.

In Germania, ad esempio, BMW ha implementato una rete privata con un incremento del 20% dell’efficienza. Secondo stime il 70% dei produttori di auto sta esplorando le modalità migliori di applicazione delle private networks, con particolare attenzione a soluzioni IoT e alla bassa latenza garantita.

Il Digital Compass della Ue infine richiede che almeno il 75% delle imprese europee adotto tecnologie digitali avanzate entro il 2030.

Un altro grosso driver è il settore della salute, inteso soprattutto come telemedicina. I consulti da remoto sono cresciuti del 150% durante il Covid. Servono reti resistenti.

Le reti private 5G offrono la banda e l’affidabilità necessaria per teleconsulti con video ad alta risoluzione, chirurgia a distanza, strumenti diagnostici basati sull’AI.

Elementi frenanti

Uno degli elementi che maggiormente frenano la diffusione maggiore delle reti private 5G è il prezzo molto elevato di implementazione.

Secondo un report di Arthur D. Little, il prezzo per una rete privata 5G può oscillare fra un minimo di 1 milione ad un massimo di 5 milioni di euro, a seconda della scala e della complessità di installazione.

Un prezzo salato soprattutto per le PMI che rappresentano il 99% del tessuto industriale europeo.

C’è poi il costo di affitto dello spettro. In Germania ad esempio il prezzo è alto, circa mille euro per Mhz, che può crescere di pari passo con l’aumento dell’area da coprire.

  C’è poi il problema della frammentazione regolatoria sul fronte dello spettro radio europeo. Secondo stime dell’ETSI, mentre Germania e regno Unito hanno già un quadro ben definito sull’uso aziendale della banda 3,5 Ghz, altri paesi come Spagna e Italia sono ancora all’inizio nello sviluppo di politiche analoghe.

La mancanza di armonizzazione crea problemi soprattutto alle grandi multinazionali.

Possono volerci da sei mesi a due anni per ottenere l’uso dello spettro a seconda del paese.

Questo laddove la concorrenza degli operatori mobili, contrari da sempre a cedere porzioni di spettro, non impedisca del tutto l’uso privato delle frequenze.

Opportunità nelle zone rurali e negli ospedali sperduti

Le reti private 5G stanno trovando una grossa popolarità nelle aree rurali, dove la copertura è scarsa o assente. Ad esempio, in agricoltura vengono usate per l’agricoltura di precisione in zone periferiche dell’Olanda, oppure in ospedali di paesini sperduti in Svezia, dove permettono teleconsulti e monitoraggi a distanza che riducono del 40% il bisogno di visite in ospedale.  

Un’altra grossa opportunità di crescita è l’integrazione di reti private 5G all’edge computing. Un grosso rischio è al contrario l’esposizione delle private networks 5G ai rischi della cybersecurity.

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5G e fibra, investimenti visti in calo del 2% annuo nel prossimo triennio

Gli investimenti globali delle telco sono calati dell’8% nel 2024 e diminuiranno in media di un ulteriore 2% all’anno anche nel prossimo triennio. Lo prevede la società di analisi Dell’Oro Group, secondo cui nello stesso periodo i ricavi cresceranno leggermente migliorando leggermente l’intensità del capex al 2027.

Visto l’attuale contesto fatto di turbolenze sui dazi e guerre commerciali minacciate da Trump, una flessione del 2% annuo degli investimenti in Tlc potrebbe sembrare una cosa piccola. Ma in realtà non è così soprattutto per l’industria delle apparecchiature di rete, che sta già affrontando una flessione cominciata nel 2024 con le telco che stanno cominciando a terminare i loro piani di investimento in 5G e fibra.

Quel che è certo è che le telco stanno tirando la cinghia degli investimenti e che la spesa nei prossimi tre anni sarà quanto mai oculata.

“Con alcune delle più grandi realizzazioni di fibra e 5G ormai superate, i diversi profili di rischio all’interno dello spettro degli operatori diventano più marcati”, ha detto Stefan Pongratz, Vicepresidente della ricerca RAN e Telecom Capex di Dell’Oro Group. “Mentre alcuni operatori preferiscono un approccio più orientato alla crescita e considerano livelli elevati di intensità di capitale essenziali per ottenere un vantaggio competitivo ed essere meglio preparati alla prossima transizione tecnologica, la maggior parte degli operatori ritiene che la torta sia pressoché fissa e che concentrarsi sui miglioramenti dell’efficienza sia considerato meno rischioso per questo gruppo”.

Ulteriori punti salienti del rapporto Telecom Capex di aprile 2025:

Si prevede che le condizioni di investimento si stabilizzeranno nel 2025, sebbene sarà comunque un anno difficile dal punto di vista degli investimenti e dei ricavi derivanti dalle apparecchiature per telecomunicazioni.

Le prospettive di investimento a breve termine sono meno favorevoli: si prevede che gli investimenti degli operatori diminuiranno a un CAGR del 2% nei prossimi 3 anni. Con i ricavi degli operatori in leggera crescita (+1% di CAGR), si prevede che il rapporto capex/ricavi si avvicinerà al 14% nel 2027, in calo rispetto al 16% del 2024.

Si prevede che l’intensità di capitale nel settore wireless si avvicinerà al 12-13% nel 2027, in calo di cinque-sei punti percentuali rispetto al picco del 5G.

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Gualtieri: “Entro giugno 2026 tutta la metro di Roma sarà ad altissima connettività con il 5G”

La città di Roma ha inaugurato la copertura 5G delle prime nove stazioni della metropolitana Linea A. Il sindaco della città, Roberto Gualtieri, ha illustrato la novità alla settima edizione della Conferenza internazionale “Telecommunications of the Future” promossa dal CNIT e organizzata dal nostro editore Supercom, di cui Key4biz è tra i media partner.

“Siamo partiti dalla metropolitana di Roma, perché il trasporto pubblico è il settore che offre le maggiori potenzialità per abilitare nuove tecnologie. Oltre le piazze, si deve arrivare ad una copertura outdoor più ampia, con un alto livello di connettività ed infrastrutturazione su tutto il territorio.
Questa è la prima tratta di un progetto più ampio che prevede di portare, il 5G con tecnologia DAS in tutte le 75 stazioni della metro A, B, B1 e C, per un totale di 1.170 remote unit tra 4G e 5G, oltre 3.000 antenne e più di 250 km di nuova fibra ottica, coprendo un percorso complessivo di 61 km.
Entro giugno 2026 tutta la metro di Roma sarà ad altissima connettività.
Entro il 2027 sarà completato tutto il dispiegamento”,
 ha spiegato Gualtieri, ricordando che secondo il cronoprogramma “la metro A sarà completata prima, poi la B e dopo la C”. Inoltre, già entro quest’anno il 5G arriverà “in cento piazze. Poi intorno alle piazze, gradualmente le vie, fino a coprire tutta la città. Anche le periferie”, ha aggiunto il sindaco.”, ha detto il sindaco.

“Con un contributo pubblico limitato, abbiamo abilitato degli investimenti privati significativi che fanno fare un salto di qualità alla città.
L’utente potrà sfruttare una velocità che consente di accedere a nuovi servizi, sia underground, sia outdoor, mentre si possono avere reti dedicate alla sicurezza, oltre che la comunicazione, per scambiarsi immagini e informazioni in 5G, soprattutto per le Forze dell’ordine, per il controllo del territorio più capillare
”, ha affermato Gualtieri.

“Gli algoritmi di oggi ci consentono di gestire le immagini delle videocamere in tempo reale, con il supporto di una rete di sensori efficace. Una rete di cui potranno avvalersi anche le imprese, per sviluppare nuove soluzioni e servizi innovativi.
La città diventa un campo di sperimentazione avanzata. Connettività 5G e AI è un combinato disposto che apre a nuovi orizzonti tecnologici necessari per accelerare la trasformazione digitale e tecnologica della città.
Un’infrastruttura centrale anche per il miglioramento delle attività della Pubblica Amministrazione
– ha continuato Gualtieri – più vicina a cittadini e imprese”.

“La mobilità è uno degli ambiti centrali della vita quotidiana di una città. La connessione dati è un pilastro per la modernizzazione della mobilità urbana.
Per far parlare i dati serve una connettività efficace.
Implementare il 5G significa aprire nuove opportunità di sviluppo tecnologico, miglioramento della capacità di intervento, trasmissione dei dati in tempo reale e dei video in alta definizione. Il 5G svolgerà un ruolo chiave nell’espansione delle funzionalità esistenti, abilitando l’installazione di telecamere nelle aree più periferiche ad esempio
”, ha spiegato Luca Avarello, Direttore Generale, Roma Servizi per la Mobilità.

“Decarbonizzare e passare all’elettrico non bastano come azioni per raggiungere gli obiettivi del green deal, serve la digitalizzazione delle infrastrutture anche per far nascere nuovi servizi di mobilità.
Serve disponibilità dei dati e essere capaci di trasformali in elementi di valore per la trasformazione digitale. Questa tecnologia ci permette di raggiungere tutti questi oggetti in maniera rapida, sfruttando la capacità delle nuove reti, superando anche le barriere amministrative. La nascita dei nuovi servizi sarà più rapida.
Con il 5G si potranno digitalizzare gli impianti semaforici e da qui partire per generare nuovi servizi di mobilità, connettendo le infrastrutture di campo con i veicoli stessi, mettendoli in comunicazione. Veicoli di emergenza ad un incrocio saranno favoriti nel passaggio rispetto ad altri veicoli, ma è solo uno dei possibili use case
”, ha dichiarato Dario Ferrillo, Direttore Business Unit Transport Infrastructure & Logistics, Almaviva.

“Anas sperimenta servizi comuni legati al settore della mobilità. Nel progetto smart road lavoriamo all’infrastrutturazione digitale delle strade. Anch’essa una piattaforma abilitante. Nel momento in cui abbiamo queste tecnologie sul campo, potremmo offrire sempre nuovi servizi. Il mercato da già delle indicazioni. I veicoli devono poter comunicare tra loro per aumentare la sicurezza della mobilità. Con Roma Mobilità e Almaviva, abbiamo provato a collegare la Roma-Fiumicino, abilitata a tecnologie smart road, con l’Aeroporto di Fiumicino per condividere i dati, fino alla penetrazione nel quartiere Eur. La grandezza dei progetti è nel dialogo, riuscire a far parlare imprese e istituzioni nel raggiunger gli obiettivi.
Nel futuro ci deve essere maggiore attenzione alla strada. L’ottimizzazione digitale di questa infrastruttura consentirà l’introduzione della guida autonoma e altre soluzioni intelligenti
”, ha raccontato Luigi Carrarini, Head of Centre of Excellence Smartroad & SHM, Direzione Technology, Innovation & Digital Spoke, ANAS.

“Roma 5G è un grande progetto, che abilita un maggior numero di servizi digitali e accompagnerà la crescita della città. Si articola in diversi stream, non c’è solo la metropolitana, ma anche nuove soluzioni di connettività nei punti nevralgici della città e negli edifici pubblici, in oltre 100 piazze e con l’arricchimento della videosorveglianza urbana, con più 1600 sensori ambientali. L’approccio è neutral host, che rende disponibili queste reti e tecnologie, con un accesso indipendente a tutti gli operatori. L’impianto della metro di Roma a regime sarà basato su oltre 3.000 antenne e 2.400 km di fibra ottica”, ha detto Michele Gamberini, Chief Executive Officer, Smart City Roma.

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Benedetto Levi (iliad): “Investiti 3 miliardi di euro per potenziare l’infrastruttura AI europea”

“In iliad abbiamo un punto di vista particolare sull’equilibrio tra Stato e mercato, che nasce da una prospettiva di mercato da ultimo arrivato e challenger. Crediamo che un modello efficace preveda che l’intervento statale non sostituisca le dinamiche concorrenziali, ma le sostenga con delle politiche pubbliche che risolvono le criticità di sistema, accelerando i processi e rendendo più efficienti gli investimenti degli operatori”, ha dichiarato Benedetto Levi, Amministratore Delegato di iliad Italia nell’Intervista “The Future of Telecommunications: Striking the Right Balance Between the State and a Competitive Free Market in the Age of AI” del direttore di Key4biz, Luigi Garofalo, in occasione della settima edizione della Conferenza “Telecommunications of the Future” promossa dal CNIT e organizzata dal nostro editore Supercom, di cui Key4biz è tra i media partner.

“Se pensiamo alle frequenze, in iliad siamo favorevoli a modalità di assegnazione meno onerose, che privilegino gli impegni di investimento, come già avvenuto in Germania, dove il regolatore ha deciso di estendere la durata di alcune frequenze mobili agli operatori storici per 5 anni, in cambio di stringenti obblighi di copertura e apertura alla concorrenza. Allo stesso tempo, l’intervento pubblico non deve impattare le dinamiche concorrenziali. Per questo, eventuali proroghe del pacchetto 4G in scadenza nel 2029 devono necessariamente prevedere misure per eliminare l’attuale asimmetria in termini di dotazioni frequenziali tra i vari operatori mobili sul mercato”.

“Sul fronte dei prezzi nel mercato delle tlc, lo Stato potrebbe intervenire con un approccio di “manutenzione del perimetro di mercato”, ossia con meccanismi fatti di incentivi e disincentivi con l’obiettivo di stimolare i comportamenti considerati virtuosi per il mercato e per il Sistema Paese e prevenire distorsioni sistemiche. In questo modo si supporterebbe la crescita sostenibile del settore senza comprimere la libertà di fissare i prezzi”.

“liad è l’unico operatore nella storia delle telco italiane che non ha mai venduto il 5G a meno di 9.99€”, ha ricordato Levi.

Sul consolidamento, Levi non ha commentato “operazioni specifiche che riguardano altre aziende”, precisando che “in generale, sul consolidamento, ribadisco che riteniamo che il consolidamento porterebbe grandi benefici a tutto il settore, a tutto il sistema Paese, e siamo pronti a giocare la nostra parte”.

Sull’intelligenza artificiale, l’Amministratore Delegato di iliad Italia, ha affermato che è “fondamentale lavorare in una logica di ecosistema per favorire la crescita di piattaforme e servizi evoluti. L’unione degli sforzi, se ben strutturata, può rendere l’Italia, ma soprattutto l’Europa intera, più protagonista sulla scena internazionale, contribuendo a promuovere la competitività e la qualità dei servizi. Il Gruppo iliad vuole essere motore della trasformazione digitale europea, per accelerare il progresso tecnologico con connettività-AI-cloud. Abbiamo investito 3 miliardi di euro per potenziare l’infrastruttura AI europea, somma a cui si aggiungono i progetti di sviluppo di nuove tecnologie, per esempio in ambito cloud e data center, con un approccio aperto per rendere l’innovazione accessibile a tutti”.

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Lasorella (Agcom): “C’è una fame di connessione che non accenna a placarsi”

Leggi l’intervento completo a “Telecommunications of the Future” del Presidente dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom), Giacomo Lasorella

“Siamo tutti consapevoli degli epocali cambiamenti tecnologici e di mercato che si stanno consolidando nei mercati di riferimento e della necessità di adeguamento degli obiettivi e degli strumenti regolamentari settoriali.
La riflessione sugli “aggiustamenti” da apportare al vigente quadro legislativo europeo delle comunicazioni elettroniche, com’ è noto, è partita già da qualche anno fa; con il dibattito relativo ai rapporti tra Content and Application Provider e Internet Service Provider ed i riflessi sulle consolidate dinamiche dell’interconnessione IP.
È prevedibile che il futuro quadro legislativo settoriale europeo introdurrà alcuni nuovi obiettivi, quali quelli della promozione della competitività del Continente e della sicurezza delle reti, alla luce del complesso quadro geo-politico nel quale ci troviamo a vivere
”, ha detto il Presidente dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom), Giacomo Lasorella, intervenendo alla settima edizione della Conferenza “Telecommunications of the Future”, promossa dal CNIT e organizzata dal nostro editore Supercom, di cui Key4biz è tra i media partner.

“Quanto alla promozione della competitività europea, si tratta certamente di un nuovo obiettivo di settore cruciale, che tuttavia a mio avviso dovrà essere contemperato rispetto ai tradizionali obiettivi settoriali: quelli della promozione di un quadro concorrenziale di lungo periodo, del raggiungimento dell’obiettivo del mercato interno e della tutela degli utenti finali.
Guardando agli obiettivi fissati nel Digital Decade Policy Programme, il quadro europeo degli investimenti in Very High-Capacity Network non è peraltro così negativo, come sembra emergere almeno in parte dalla narrazione proposta dal Libro Bianco della Commissione europea “How to master Europe’s digital infrastructure needs”, ha precisato Lasorella.

“Il primo obiettivo, quello più generale, è certamente quello di ottenere la massima copertura di connettività.
dati dell’Osservatorio sulle Comunicazioni aggiornati al dicembre 2024 evidenziano una continua ed inarrestabile crescita del consumo di dati: in termini di volume complessivo, il traffico giornaliero nel 2024 su rete fissa mostra una crescita del 16,8% su base annua (9.3 Gbyte per linea), e quello su rete mobile del 15.4% (0.86 Gbyte per SIM Human).
Una “fame di connessione” che non accenna a placarsi e che richiede e ha richiesto una costante attenzione ed una coerente e decisa risposta infrastrutturale nel quadro delle politiche di sviluppo approvate dal Decisore pubblico.
D’altro canto
– ha continuato Lasorella – la leva maggiormente efficace per favorire investimenti infrastrutturali – fermo restando che gli operatori debbono disporre di adeguate risorse per investire – continua, a mio avviso, ad essere quella della concorrenza: appare quindi oggi opportuno mantenere comunque una grande attenzione alle dinamiche della domanda, anche attraverso incentivi al take-up e una regolamentazione favorevole alla migrazione ai servizi in fibra”.

“Credo quindi che, se si può certamente ragionare degli spazi e dei modi per possibili semplificazioni procedurali che facilitino la vita alle imprese che intendano effettuare investimenti transfrontalieri in Europa, non mi sembra che sussista l’esigenza di una trasformazione radicale dello strumentario regolamentare.
Ad una copertura sempre più capillare del territorio quale risultante delle iniziative di parte pubblica (e privata) sin qui descritte deve necessariamente accompagnarsi, per quanto attiene nello specifico i servizi radiomobili di quinta generazione, un utilizzo quanto più efficiente possibile della risorsa spettrale.
La convergenza tra TLC, servizi IT ed Intelligenza Artificiale è ormai un dato di fatto, ed è proprio quest’ultima, nella sua componente generativa, con i suoi modelli sempre più sofisticati, a guidare la crescita delle architetture di comunicazione ed elaborazione
”, ha detto il Presidente Agcom.

“La profonda intersezione tra reti e piattaforme di servizio impone pertanto un radicale cambio di prospettiva anche per i regolatori, chiamati a ripensare, a partire dall’esperienza fin qui acquisita, i razionali della loro azione in chiave modulare e multidisciplinare.
In tale ottica, sulla scorta delle più recenti esperienze in materia (cfr. caso DAZN), l’Autorità ha avviato, nel mese di marzo scorso., uno specifico procedimento volto alla ricognizione delle condizioni di applicabilità del regime di autorizzazione generale previsto dal Codice delle comunicazioni elettroniche alle Content Delivery Network (Network (CDN) per la distribuzione dei contenuti in streaming via Internet
”, ha sottolineato Lasorella.

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Sicurezza 5G: Sfide e Soluzioni per il 2025

Questo articolo conclude la serie di approfondimenti sulla Sicurezza 5G. Il testo analizza l’evoluzione delle reti 5G, evidenziando le sfide tecnologiche e geopolitiche in materia. Viene illustrato come entro il 2025 si preveda 1,2 miliardi di connessioni globali, sottolineando la necessità di robuste misure di Sicurezza 5G.

L’articolo esplora le strategie di aziende come Ericsson e Nokia, che utilizzano approcci innovativi come il “Security Reliability Model” e l’intelligenza artificiale per mitigare le minacce nella Sicurezza 5G. Inoltre, si approfondiscono temi come la crittografia quantistica, la protezione della privacy e le implicazioni geopolitiche delle reti 5G, con uno sguardo rivolto alle future sfide in materia di 5G nel contesto dell’edge computing e dell’Internet of Things.

L’evoluzione delle reti 5G porta con sé non solo innovazioni tecnologiche senza precedenti, ma anche nuove sfide per la sicurezza e la privacy. Mentre ci addentriamo in questa nuova era di connettività, è fondamentale adottare un approccio olistico e proattivo per affrontare le vulnerabilità emergenti.

Sicurezza 5G come priorità nazionale e internazionale

Secondo un rapporto del World Economic Forum, entro il 2025 si prevede che il 5G supporterà 1,2 miliardi di connessioni a livello globale. Questa crescita esponenziale amplifica l’importanza di implementare robuste misure di sicurezza. Come evidenziato dall’Agenzia dell’Unione Europea per la Cybersecurity (ENISA), la sicurezza del 5G deve essere considerata una priorità nazionale e internazionale.

Alcuni esempi di strategie per il contrasto delle minacce nel 5G

Le aziende leader nel settore stanno sviluppando soluzioni innovative per contrastare le minacce. Ericsson, ad esempio, ha introdotto il concetto di “Security Reliability Model” per il 5G, che integra la sicurezza in ogni fase dello sviluppo e dell’implementazione della rete.

Questo modello enfatizza l’importanza di una “security by design” nell’architettura 5G. Nokia, d’altra parte, sta puntando sull’intelligenza artificiale e il machine learning per potenziare la sicurezza delle reti 5G. Il loro sistema di “Network Operations Master” utilizza algoritmi avanzati per rilevare e mitigare le minacce in tempo reale, dimostrando come l’AI possa essere un alleato cruciale nella difesa cibernetica. Un aspetto particolarmente promettente è l’applicazione della crittografia quantistica nelle reti 5G. Ricercatori dell’Università di Bristol, in collaborazione con Toshiba, hanno recentemente dimostrato la fattibilità di integrare la distribuzione quantistica di chiavi (QKD) nelle reti 5G, promettendo un livello di sicurezza senza precedenti per le comunicazioni future.

Sicurezza 5G e Geopolitica, non è solo una questione tecnologica

Tuttavia, la sicurezza del 5G non è solo una questione tecnologica, ma anche geopolitica. Il National Cyber Security Centre del Regno Unito sottolinea l’importanza di una supply chain diversificata e affidabile per l’infrastruttura 5G, evidenziando come la sicurezza nazionale sia intrinsecamente legata alla resilienza delle reti di telecomunicazione. Per quanto riguarda la privacy degli utenti, l’introduzione del SUCI (Subscription Concealed Identifier) rappresenta un significativo passo avanti, ma è necessario continuare a sviluppare e implementare protocolli di autenticazione ancora più robusti per proteggere l’identità degli utenti da attacchi sofisticati.

Sicurezza nelle Reti 5G, uno sguardo al futuro

Guardando al futuro, la convergenza tra 5G e tecnologie emergenti come l’edge computing e l’Internet of Things (IoT) aprirà nuove frontiere per l’innovazione, ma anche nuove sfide per la sicurezza. Secondo Gartner, entro il 2025, il 75% dei dati aziendali sarà creato ed elaborato al di fuori dei data center tradizionali.

Questa decentralizzazione richiederà un ripensamento fondamentale delle strategie di sicurezza. In conclusione, mentre ci muoviamo verso un mondo iperconnesso, la sicurezza delle reti 5G deve evolversi da una considerazione secondaria a un pilastro fondamentale dell’architettura di rete.

La collaborazione tra governi, industria e ricerca accademica sarà cruciale per sviluppare standard e best practices che possano tenere il passo con la rapida evoluzione della tecnologia e delle minacce. Solo attraverso un impegno collettivo e una visione lungimirante potremo garantire che il potenziale rivoluzionario del 5G si realizzi pienamente, creando un ecosistema digitale sicuro, resiliente e affidabile per le generazioni future.

I punti chiave emersi dall’analisi evidenziano come la Sicurezza 5G rappresenti un ecosistema complesso che abbraccia molteplici dimensioni tecnologiche e strategiche. La Sicurezza 5G non è solo una questione tecnica, ma un elemento cruciale per la sovranità digitale nazionale e internazionale.

Le sfide nel campo del 5G richiedono un approccio multidisciplinare che coinvolga governi, aziende e ricerca accademica. Per comprendere approfonditamente questi temi strategici, scarica il white paper “Rete 5G: Sicurezza, Innovazione e Sfide Future” di Stefano Savo e Stefano Cangiano, una guida essenziale per professionisti, decisori e appassionati del settore delle telecomunicazioni.

Profilo Autore

Dottore in Scienze e Tecnologie Informatiche presso l’Università di Roma “Tor Vergata”, ha esperienza decennale nel settore dell’Intelligence Militare e Privato. Ha svolto diverse operazioni come ausiliario di polizia giudiziaria. Ricopre ruolo di Security Specialist Consultant proponendo servizi mirati per la Security, Intelligence, Cyber Security & Digital Forensics. Esperto in attività di TSCM (Technical Surveillance Countermeasures) a supporto del controspionaggio industriale. Nel 2019 è CO-Founder della società ISK (isksecurity.it) partner strategico ed esterno per attività di TSCM, Cyber Security & Digital Forensics.

Profilo Autore

Titolare delle licenze EJPT e ECPPT (Professional Penetration Tester) della società eLearnSecurity. Svolge attività di Network Security in particolare Penetration Test & VA – Vulnerability Assessment.
Nel 2019 fonda la società ISK (www.isksecurity.it), partner strategico ed esterno per attività di Security specializzata. Svolge attività di bonifiche ambientali da microspie, attività di Security Assessment e Mobile Security.

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6G, cosa vogliono davvero gli operatori? La lezione del 5G

Il 5G ha promesso troppo e mantenuto poco

Quali errori non ripeter con il 6G che erano stati commessi con il 5G? E’ questo uno dei temi centrali del report “Defining 6G Networks – What do operators want?” pubblicato da TelecomTV nell’aprile 2025. Quando il 5G è stato lanciato, le aspettative erano altissime: smart cities, auto a guida autonoma, chirurgia a distanza, realtà aumentata ovunque. Ma molti di questi casi d’uso non si sono mai concretizzati su scala commerciale, anche per mancanza di reti 5G stand alone, il cosiddetto vero 5G che ancora stenta a prendere piede anche per gli ingenti investimenti che richiede. Così, anche per questo, gli operatori si sono ritrovati con reti più complesse e costose, ma senza un chiaro ritorno economico. Questo ha generato frustrazione, ma anche consapevolezza: il 6G non dovrà ripetere questi errori.

Lezioni dal 5G: cosa evitare con il 6G

Errore del 5G Cosa vogliono fare diversamente con il 6G
Troppa enfasi su casi d’uso futuristici Focus su applicazioni concrete, sostenibili e monetizzabili
Architetture rigide e poco flessibili Puntare su modularità, automazione, virtualizzazione
Ritorno economico poco chiaro Integrare l’efficienza e ridurre i costi come obiettivo primario
Mancanza di coinvolgimento nelle scelte standard Gli operatori vogliono guidare lo sviluppo, non solo subirlo

Una visione più matura per il 6G

Nel report TelecomTV di aprile 2025, emerge chiaramente una nuova mentalità: niente più “hype”, ma concretezza. Il 6G non deve essere una vetrina tecnologica, ma uno strumento per migliorare l’efficienza operativa, semplificare la gestione delle reti e abilitare casi d’uso realistici.

Gli operatori chiedono che la nuova generazione:

  • Sia automatizzata end-to-end (soprattutto nella gestione della RAN e del core)
  • Riduca i consumi energetici
  • Offra maggiore flessibilità architetturale
  • Integri l’intelligenza artificiale in modo trasparente e affidabile

Quali sono i veri obiettivi per il 6G?

Gli operatori non cercano il “prossimo 5G” ma una rete realmente utile, con ritorni tangibili. Le priorità sono:

  • Efficienza operativa, anche tramite AI e automazione
  • Flessibilità nella gestione delle risorse (reti cloud-native, slicing intelligente)
  • Casi d’uso concreti, come digital twin industriali, copertura con satelliti (NTN), e comunicazioni ultra-affidabili per trasporti e sanità
  • Riduzione del TCO (Total Cost of Ownership)

Tempistiche realistiche

Gli operatori prevedono:

  • Standardizzazione tecnica entro il 2026-2027
  • Primi lanci commerciali tra il 2030 e il 2032

Ma tutto dipenderà da quanto i nuovi sviluppi saranno allineati con i bisogni reali, e non soltanto con le ambizioni dei vendor o delle istituzioni.

Tabella finale – Confronto tra 5G e 6G

Aspetto 5G 6G (secondo gli operatori)
Visione Disruptive, futuristica Pratica, risolutiva, orientata al valore reale
Tecnologie chiave Slicing, low latency, mmWave AI/ML, automazione, efficienza energetica
Casi d’uso VR/AR, guida autonoma, smart cities Digital twin, NTN, logistica e sanità critica
Problemi vissuti Monetizzazione incerta, costi elevati Da evitare: serve un ritorno chiaro
Aspettative Trasformazione radicale Evoluzione sostenibile, meno hype più risultati
Timeline Avvio 2019, ma adozione lenta Commercializzazione prevista 2030-2032

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