Block lays off 40% of workforce as it goes all-in on AI tools

The staff reduction at Block comes as anxiety rises about AI leading to job losses across vast parts of the economy.

Investors and economists are grappling with an influx of US economic data and corporate announcements in an effort to gauge the impact the technology could be having on the labor market. The latest non-farm payrolls figures were better than expected, suggesting the domestic jobs market was stabilizing, but several big US companies have committed to cutting staff.

Amazon, UPS, Dow, Nike, Home Depot, and others in late January announced they would be cutting a combined 52,000 jobs.

Dorsey said the cuts at Block, which owns the payment processor Square, came despite what he described as a “strong” financial performance in 2025.

Block has made a contrarian bet on bitcoin at a time when many payment companies favored stablecoins: cash-like digital tokens that became regulated in the US last year.

Block’s strategy was spearheaded by Dorsey, a “bitcoin maximalist” who has said he believes the digital currency will eventually eclipse the dollar.

The company offers payment services in bitcoin for merchants and consumers—and suffered a loss on its own bitcoin holdings as the price of the cryptocurrency dropped 23 percent this year.

In contrast, payment companies that made a bet on stablecoins experienced a boost. Stripe earlier this week said its stablecoin transaction volumes increased fourfold last year.

In its fiscal fourth quarter, Block reported revenue of almost $6.3 billion, in line with Wall Street expectations. Its earnings tumbled to 19 cents a share, owing to a $234 million hit on its bitcoin holdings.

© 2026 The Financial Times Ltd. All rights reserved. Not to be redistributed, copied, or modified in any way.

https://arstechnica.com/ai/2026/02/block-lays-off-40-of-workforce-as-it-goes-all-in-on-ai-tools/




Cinque operatori (fra cui Deutsche Telekom) investono 37,5 milioni di dollari in AI specifico per le Tlc

• Deutsche Telekom, e&, Singtel, SK Telecom e Softbank collaborano per lanciare Syntelligence AI

• La nuova iniziativa sta sviluppando strumenti di intelligenza artificiale per affrontare i problemi delle telecomunicazioni relativi alle chiamate spam e all’esperienza del servizio clienti

• L’ex dirigente di Meta e Amazon, Prateek Choudhary, è stato nominato CEO

AI contro lo spam e per il customer care

Una nuova iniziativa, sostenuta da cinque dei principali operatori di telecomunicazioni al mondo, mira a sviluppare modelli e applicazioni di intelligenza artificiale che trasformeranno l’intelligenza di rete e miglioreranno l’esperienza dei clienti.

Syntelligence AI è una joint venture sostenuta da SK Telekom, Singtel, Softbank, Deutsche Telekom ed e&, e guidata dall’ex dirigente di Meta e Amazon, Prateek Choudhary. Queste aziende di telecomunicazioni sono le fondatrici della Global Telco AI Alliance (GTAA), inizialmente costituita nel 2024 per sviluppare modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM) specifici per il settore delle telecomunicazioni, ma questo sembra essere il primo passo significativo dell’alleanza. L’azienda con sede nel Regno Unito è stata lanciata ufficialmente alla fine del 2025 e ha ricevuto un finanziamento di 37,5 milioni di dollari.

Il contributo

Singtel ha dichiarato in un documento che una sussidiaria, Singtel AI Alliance, ha sottoscritto 7,5 milioni di azioni – equivalenti a una quota del 20% – di Syntelligence AI, con un valore di capitale di 37,5 milioni di dollari, il che suggerisce che ciascun partner ha investito circa 7,5 milioni di dollari nel progetto.

Ha aggiunto: “Questa partnership unisce cinque importanti operatori di telecomunicazioni globali, accelerando potenzialmente le capacità di intelligenza artificiale di Singtel e aprendo l’accesso a innovazioni cross-market. L’intelligenza artificiale è un’area di crescita chiave e una leadership precoce nell’intelligenza artificiale specifica per le telecomunicazioni potrebbe fornire un vantaggio competitivo e una crescita degli utili a lungo termine”.

L’obiettivo di Syntelligence

Synttelligence rende noto che la sua missione è quella di creare “modelli e applicazioni all’avanguardia che elevino l’intelligenza di rete, migliorino l’esperienza dei clienti, ripristinino la fiducia e promuovano l’efficienza operativa per gli operatori di tutto il mondo”.

Choudhary è stato nominato CEO. In precedenza, è stato responsabile dei prodotti, della comprensione dei contenuti e dell’intelligenza artificiale presso Facebook dal 2020 al 2024, dopo essere arrivato da Amazon, dove ricopriva il ruolo di responsabile globale dei prodotti per la distribuzione di Prime Video.

Il vicepresidente del Centro di Competenza per l’IA di Deutsche Telekom, Jan Hofmann, è stato nominato CEO ad interim prima della nomina di Choudhary ed è iscritto nel consiglio di amministrazione di Syntelligence.

Suk-Geun Chung, CTO e responsabile dell’unità di IA di SK Telecom, Tadashi Iida, CISO (Chief Information Security Officer) di Softbank, Harrison Lung, Chief Strategy Officer di e& Group, e William Woo, CIO di Singtel Group, sono tutti iscritti come amministratori.

Nonostante il lancio avvenuto lo scorso anno, Syntelligence ha rilasciato poche informazioni sui suoi progetti o piani, sottolineando nel suo annuncio ufficiale di lancio che “i dettagli specifici del lancio iniziale del prodotto saranno forniti nel prossimo futuro”.

AI su misura per le telecomunicazioni

L’azienda afferma che “accelererà l’innovazione dell’intelligenza artificiale nel settore delle telecomunicazioni, affrontando problematiche come il calo di fiducia degli utenti nelle chiamate da numeri sconosciuti e l’efficace screening delle chiamate spam”, e che sta “sviluppando prodotti da implementare a livello di rete, addestrati su miliardi di modelli di chiamata e dati”. Questi dati serviranno da set di dati di addestramento messi a disposizione dalle sue cinque società di telecomunicazioni fondatrici.

Questo si collega alla descrizione sul suo sito web di un prodotto in fase di sviluppo chiamato Security Shield, che utilizza i dati di rete per rilevare e bloccare le chiamate fraudolente prima che raggiungano le persone. Syntelligence afferma già che questo è “il sistema di rilevamento delle truffe più potente al mondo” grazie all’utilizzo dei dati di rete.

Il suo sito web cita anche un altro prodotto chiamato Welcome Manager, un assistente vocale basato sull’intelligenza artificiale che accoglie, guida e supporta i clienti con interazioni naturali e simili a quelle umane.

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/cinque-operatori-fra-cui-deutsche-telekom-investono-375-milioni-di-dollari-in-ai-specifico-per-le-tlc/566868/




Data center e costi energetici, le Big Tech pronte a firmare l’accordo con Trump

Big Tech alla Casa Bianca con Trump: promessa di autosufficienza energetica per i data center. Ma basterà?

La prossima settimana alcune delle più grandi aziende tecnologiche americane dovrebbero affiancare il presidente Donald Trump alla Casa Bianca per firmare un impegno formale: generare o acquistare autonomamente l’energia necessaria ad alimentare i propri data center.

A riportarlo è Axios, secondo cui si tratterebbe di un “ratepayer protection pledge”, una sorta di patto a tutela dei consumatori, con l’obiettivo dichiarato di evitare che i costi dell’esplosione dell’intelligenza artificiale finiscano sulle bollette delle famiglie americane.

Secondo altre fonti di stampa, come Fox News, tra le aziende che seguiranno Trump ci sarebbero OpenAI, Amazon, Google, Meta, Microsoft, xAI e Oracle. Un parterre che rappresenta il cuore pulsante dell’economia digitale globale e non è la prima volta che accade, a settembre dello scorso anno in una cena di gala Trump invitò tutte queste grandi aziende tecnologiche per chiedere loro maggiori investimenti in data center e per sviluppare in maniera più rapida l’AI.

“Queste grandi aziende costruiranno, metteranno online o acquisteranno direttamente l’energia necessaria per alimentare i nuovi data center dedicati all’intelligenza artificiale, garantendo che l’aumento della domanda non si traduca in bollette più alte per gli americani”, ha dichiarato alla CNBC la portavoce della Casa Bianca, Taylor Rogers.

L’annuncio politico e le incognite

Nel suo discorso sullo Stato dell’Unione, Trump ha parlato di un obbligo per le aziende tecnologiche di “provvedere autonomamente al proprio fabbisogno energetico”, anche attraverso la costruzione di impianti di generazione on-site, cioè direttamente accanto ai data center.

Il messaggio politico mirava a garantire la “supremazia americana nell’AI” senza scaricare i costi sulle famiglie. Ma resta da capire quanto questo impegno sia vincolante e, soprattutto, come verrà attuato.

Non sono stati forniti dettagli tecnici: si tratterà di nuovi impianti rinnovabili? Centrali a gas dedicate? Nucleare di nuova generazione? Contratti di acquisto a lungo termine (PPA)? Senza risposte puntuali, il rischio è che l’annuncio resti più simbolico che strutturale.

Del resto, molte Big Tech avevano già dichiarato negli ultimi mesi di voler “pagare la propria parte” per evitare aumenti tariffari. Microsoft, ad esempio, aveva assicurato che i propri data center non avrebbero fatto salire i prezzi dell’elettricità per i consumatori. L’iniziativa della Casa Bianca sembra quindi formalizzare impegni già in corso più che introdurre una vera svolta regolatoria.

La corsa dell’AI e la fame di energia

Il problema di fondo, però, è molto più ampio. L’intelligenza artificiale sta cambiando radicalmente la scala dei consumi energetici dei data center. Goldman Sachs, in un’analisi aggiornata, prevede una crescita del 220% della domanda di energia dei data center entro il 2030, una revisione al rialzo rispetto al precedente +175%. Numeri che parlano da soli.

Oggi i data center rappresentano circa il 5% della domanda elettrica negli Stati Uniti, ma le proiezioni indicano un’accelerazione senza precedenti. In Virginia, uno degli hub mondiali del cloud, potrebbero arrivare a consumare tra il 39% e il 57% dell’intera elettricità statale entro il 2030.

Si tratta di percentuali che, in qualsiasi sistema energetico, comportano rischi evidenti: congestioni di rete, necessità di nuovi investimenti in trasmissione e distribuzione, pressione sui prezzi all’ingrosso dell’energia.

Reti sotto stress e rischio bollette

Il punto critico è che la costruzione di nuova capacità di generazione non sempre procede allo stesso ritmo dell’espansione dei data center. Le autorizzazioni per nuove linee di trasmissione richiedono anni. La disponibilità di tecnici specializzati — in particolare elettricisti — è già indicata dagli analisti come un potenziale collo di bottiglia (in tutti i Paesi occidentali mancano figure professionali specifiche e nessun programma di formazione fino ad ora lanciato sembra essere riuscito a colmare questo gap nel mercato del lavoro).

Anche ammesso che le Big Tech costruiscano impianti dedicati, resta il tema dell’integrazione nella rete. Un grande data center non è un’isola: è connesso al sistema elettrico nazionale. In caso di picchi di domanda o di problemi tecnici, il rischio di ricorrere alla rete pubblica resta concreto.

E qui emerge il nodo politico più sensibile: chi paga?

Se i costi di adeguamento delle reti, di nuove centrali o di potenziamento delle infrastrutture ricadessero anche solo in parte sulle tariffe regolate, le famiglie potrebbero trovarsi a finanziare indirettamente la corsa all’AI. L’impegno annunciato alla Casa Bianca mira proprio a disinnescare questa critica. Ma senza meccanismi chiari e verificabili, il timore di aumenti in bolletta non può essere escluso.

Una strategia industriale o una mossa elettorale?

L’iniziativa arriva in un anno elettorale, in un contesto in cui l’aumento del costo della vita resta un tema centrale per l’elettorato americano. L’energia è una componente sensibile della spesa domestica e l’idea che l’AI, percepita da molti come un vantaggio per pochi, oltre che una minaccia sociale in alcuni casi, possa far salire le bollette è politicamente esplosiva.

Il rischio è che il “pledge” sia più un’operazione di comunicazione che una vera strategia industriale coordinata tra governo federale, Stati e utility locali.

La crescita dei data center è destinata a proseguire. L’AI generativa richiede potenze di calcolo enormi, cluster sempre più grandi, raffreddamento intensivo. Ogni nuova ondata tecnologica porta con sé un’ombra energetica.

La vera domanda non è se le Big Tech costruiranno qualche impianto dedicato, ma se il sistema elettrico americano (ma il problema può anche essere europeo e italiano quindi) sia pronto a sostenere una domanda in aumento esponenziale, senza scaricare i costi sui cittadini.

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/data-center-e-costi-energetici-le-big-tech-pronte-a-firmare-laccordo-con-trump/566799/




Perplexity announces “Computer,” an AI agent that assigns work to other AI agents

Perplexity has introduced “Computer,” a new tool that allows users to assign tasks and see them carried out by a system that coordinates multiple agents running various models.

The company claims that Computer, currently available to Perplexity Max subscribers, is “a system that creates and executes entire workflows” and “capable of running for hours or even months.”

The idea is that the user describes a specific outcome—something like “plan and execute a local digital marketing campaign for my restaurant” or “build me an Android app that helps me do a specific kind of research for my job.” Computer then ideates subtasks and assigns them to multiple agents as needed, running the models Perplexity deems best for those tasks.

The core reasoning engine currently runs Anthropic’s Claude Opus 4.6, while Gemini is used for deep research, Nano Banana for image generation, Veo 3.1 for video production, Grok for lightweight tasks where speed is a consideration, and ChatGPT 5.2 for “long-context recall and wide search.”

This kind of best-model-for-the-task approach differs from some competing products like Claude Cowork, which only uses Anthropic’s models.

All this happens in the cloud, with prebuilt integrations. “Every task runs in an isolated compute environment with access to a real filesystem, a real browser, and real tool integrations,” Perplexity says.

The idea is partly that this workflow was what some power users were already doing, and this aims to make that possible for a wider range of people who don’t want to deal with all that setup. People were already using multiple models and tailoring them to specific tasks based on perceived capabilities, while, for example, using MCP (Model Context Protocol) to give those models access to data and applications on their local machines. Perplexity Computer takes a different approach, but the goal is the same: have AI agents running tailor-picked models to perform tasks involving your own files, services, and applications.

Then there is OpenClaw, which you could perceive as the immediate predecessor to this concept.

The story so far

If you haven’t been following the wild OpenClaw craze, here’s the quick summary: originally titled ClawdBot, then Moltbot, OpenClaw was an agentic AI tool that leveraged large language models to independently operate as a sort of background or ambient process on your local machine, performing a wide range of tasks from sorting through your email history to building websites to, well, basically whatever you could imagine.

https://arstechnica.com/ai/2026/02/perplexity-announces-computer-an-ai-agent-that-assigns-work-to-other-ai-agents/




xAI spent $7M building wall that barely muffles annoying power plant noise

“To our understanding, sound barriers can reduce certain frequencies under controlled conditions, but turbine noise involves low-frequency sounds and tonal components that often reach beyond barriers,” the coalition’s spokesperson said. “The most effective method for reducing industrial noise exposure is typically distance from residential areas, which is not a mitigation option in this scenario given the facility’s proximity to homes.”

The coalition urged xAI to be transparent and to share data backing mitigation claims if it wants the community to believe that the second sound barrier will make any difference.

“Without transparent modeling, validated field measurements, and independent verification, it is difficult to assess whether the barrier will meaningfully address the ongoing nuisance experienced by nearby residents,” the coalition’s spokesperson said. “Mitigation claims are only meaningful if they are supported by transparent data.”

Mayor labels protestors Musk haters

At least one city official, Mayor Darren Musselwhite, has suggested that community backlash is “political.” Although he acknowledged that the noise was a “legitimate concern,” he also claimed on Facebook that some people protesting xAI’s facility were simply Elon Musk haters, NBC News reported.

“Southaven is now under attack by all who choose to oppose Elon Musk because of his high-profile political stances,” Musselwhite wrote.

However, residents told NBC News that “their concerns have nothing to do with politics.” One person interviewed even praised Musk’s work with the Department of Government Efficiency.

Instead, they’re worried that local officials seeing dollar signs have potentially let xAI exploit loopholes to pollute communities without any warning. The community flyer from the Safe and Sound Coalition criticized what they viewed as shady behavior from local officials:

“This project was started behind our backs, with zero community input. Local officials have repeatedly downplayed concerns, spun the facts, and misled residents about the true impacts and the deals made with xAI. Many people only found out after the turbines were up and running.”

The coalition’s spokesperson told Ars that a health impact analysis published on behalf of the SELC provides “meaningful insight” into the biggest health risks. That concluded that using the EPA’s COBRA health impact model, emissions from running 41 permanent turbines at the Southaven plant “are estimated to result in $30–$44 million per year in health-related damages, including costs from premature deaths, hospital visits, and lost productivity. Over a typical 30-year operating life, these impacts would amount to approximately $588–$862 million in cumulative discounted public-health costs, borne largely by residents of Tennessee and Mississippi.”

https://arstechnica.com/tech-policy/2026/02/pops-whines-and-roars-xai-accused-of-torturing-neighbors-of-noisy-power-plant/




Google reveals Nano Banana 2 AI image model, coming to Gemini today

With Nano Banana 2, Google promises consistency for up to five characters at a time, along with accurate rendering of as many as 14 different objects per workflow. This, along with richer textures and “vibrant” lighting will aid in visual storytelling with Nano Banana 2. Google is also expanding the range of available aspect ratios and resolutions, from 512px square up to 4K widescreen.

So what can you do with Nano Banana 2? Google has provided some example images with associated prompts. These are, of course, handpicked images, but Nano Banana has been a popular image model for good reason. This degree of improvement seems believable based on past iterations of Nano Banana.

Google AI infographic

Prompt: High-quality flat lay photography creating a DIY infographic that simply explains how the water cycle works, arranged on a clean, light gray textured background. The visual story flows from left to right in clear steps. Simple, clean black arrows are hand-drawn onto the background to guide the viewer’s eye. The overall mood is educational, modern, and easy to understand. The image is shot from a top-down, bird’s-eye view with soft, even lighting that minimizes shadows and keeps the focus on the process.

Credit: Google

Prompt: High-quality flat lay photography creating a DIY infographic that simply explains how the water cycle works, arranged on a clean, light gray textured background. The visual story flows from left to right in clear steps. Simple, clean black arrows are hand-drawn onto the background to guide the viewer’s eye. The overall mood is educational, modern, and easy to understand. The image is shot from a top-down, bird’s-eye view with soft, even lighting that minimizes shadows and keeps the focus on the process. Credit: Google

AI museum comparison

Prompt: Create an image of Museum Clos Lucé. In the style of bright colored Synthetic Cubism. No text. Your plan is to first search for visual references, and generate after. Aspect ratio 16:9.

Credit: Google

Prompt: Create an image of Museum Clos Lucé. In the style of bright colored Synthetic Cubism. No text. Your plan is to first search for visual references, and generate after. Aspect ratio 16:9. Credit: Google

AI farm image

Create an image of these 14 characters and items having fun at the farm. The overall atmosphere is fun, silly and joyful. It is strictly important to keep identity consistent of all the 14 characters and items.

Credit: Google

Create an image of these 14 characters and items having fun at the farm. The overall atmosphere is fun, silly and joyful. It is strictly important to keep identity consistent of all the 14 characters and items. Credit: Google

Google must be pretty confident in this model’s capabilities because it will be the only one available going forward. Starting now, Nano Banana 2 will replace both the standard and Pro variants of Nano Banana across the Gemini app, search, AI Studio, Vertex AI, and Flow.

In the Gemini app and on the website, Nano Banana 2 will be the image generator for the Fast, Thinking, and Pro settings. It’s possible there will eventually be a Nano Banana 2 Pro—Google tends to release elements of new model families one at a time. For now, it’s all “Flash” Image.

https://arstechnica.com/ai/2026/02/google-releases-nano-banana-2-ai-image-generator-promises-pro-results-with-flash-speed/




Cloud, Reuters: “Rubio ai diplomatici, contrastare la sovranità digitale UE”

Washington rilancia sulla libera circolazione dei dati: Rubio scrive ai diplomatici e punta dritto alla sovranità digitale europea

I dati sono il nuovo petrolio. Quante volte l’abbiamo sentire dire e l’abbiamo letto in questi ultimi anni. Eppure, a pensarci bene, i dati sono molto più preziosi dell’oro nero, perché sono rinnovabili, riutilizzabili e a basso costo di trasporto. Consentono di alimentare società tecnologiche gigantesche e soprattutto sono la principale risorsa per sviluppare il più rapidamente possibile l’intelligenza artificiale (AI). Ne nasce, inevitabilmente, una questione di sovranità.

I dati plasmano i mercati digitali, definiscono i rapporti di forza tra imprese e tra Stati. Non sorprende, dunque, che siano diventati terreno di scontro geopolitico. È in questo contesto che si inserisce il documento del Dipartimento di Stato statunitense del 18 febbraio, firmato dal Segretario di Stato Marco Rubio, che segna un ritorno a un approccio più conflittuale nei confronti delle iniziative straniere di “sovranità dei dati” e “localizzazione dei dati”.

Nella comunicazione interna, indirizzata ai diplomatici americani nel mondo, si legge nell’articolo della Reuters scritto da Raphael Satter e Alexandra Alper, l’amministrazione Trump invita esplicitamente a contrastare quelle che definisce “normative inutilmente gravose”, come gli obblighi di localizzazione dei dati, ritenute capaci di “interrompere i flussi globali di dati, aumentare costi e rischi di cybersicurezza, limitare i servizi di intelligenza artificiale e cloud, ed espandere il controllo governativo in modi che possono minare le libertà civili e favorire la censura”.

Il messaggio è chiaro: Washington intende difendere la libera circolazione transfrontaliera dei dati come pilastro della propria strategia economica e tecnologica globale.

Nel mirino USA l’Europa e il suo GDPR

Secondo molti osservatori, il documento segnala una discontinuità rispetto ai tentativi, in passato, di trovare compromessi con gli alleati europei. Se in precedenza l’approccio era più orientato al dialogo e alla ricerca di soluzioni condivise, oggi la linea appare più assertiva. Il Dipartimento guidato da Rubio parla esplicitamente di una “politica internazionale dei dati più assertiva” e incarica le ambasciate di monitorare e contrastare le proposte che limitano i flussi di dati verso l’estero.

Nel mirino c’è soprattutto l’Europa, dove le iniziative sulla sovranità digitale hanno preso piede negli ultimi anni. Il Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR), in vigore dal 2018, ha imposto restrizioni al trasferimento dei dati personali fuori dall’Unione europea e ha portato a sanzioni significative nei confronti di grandi aziende tecnologiche statunitensi. Nel documento del Dipartimento di Stato, il GDPR viene citato come esempio di normativa che impone “restrizioni inutilmente gravose” sul trattamento dei dati e sui flussi transfrontalieri.

Per Washington, queste regole rischiano di compromettere la competitività delle imprese americane, in particolare nel settore dell’intelligenza artificiale, dove l’accesso a enormi quantità di dati è un fattore decisivo.

IA, potere e sovranità

La questione è eminentemente geopolitica. Le principali aziende di AI sono statunitensi e i loro modelli si nutrono di grandi volumi di dati, spesso raccolti su scala globale. Limitare la circolazione dei dati significa, dal punto di vista americano, limitare la capacità di innovazione e il vantaggio competitivo di queste imprese.

Dall’altra parte, l’Unione europea guarda alla sovranità dei dati come a uno strumento di tutela della privacy, di difesa dei diritti fondamentali e di riduzione della dipendenza tecnologica dagli Stati Uniti. Le preoccupazioni europee riguardano non solo la protezione dei dati personali, ma anche i rischi di sorveglianza e l’asimmetria di potere nei confronti dei grandi colossi digitali.

Il risultato è un confronto a tratti aspro e sempre più profondo tra due visioni contrapposte: da un lato, la deregolamentazione e la promozione della libera circolazione dei dati come motore di crescita e innovazione; dall’altro, la regolazione come strumento di protezione dei cittadini e di affermazione dell’autonomia strategica.

Il precedente del Digital Services Act

Non è la prima volta che il Dipartimento di Stato guidato da Rubio interviene direttamente sul fronte regolatorio europeo. Lo scorso anno, il Segretario di Stato aveva già incaricato i diplomatici americani di mobilitarsi contro il Digital Services Act (DSA), la normativa europea che obbliga le grandi piattaforme a rimuovere contenuti illegali, come materiale estremista o pedopornografico, e a rafforzare i controlli sui propri servizi.

Anche in quel caso, Washington aveva letto l’iniziativa europea come un potenziale ostacolo alla libertà di espressione e all’operatività delle imprese statunitensi. Il nuovo documento riportato dalla Reuters si inserisce dunque in una strategia più ampia, volta a contrastare l’espansione della regolazione digitale europea.

La competizione con la Cina

La comunicazione interna del Dipartimento USA richiama anche la competizione con la Cina, accusata di combinare progetti infrastrutturali tecnologici con politiche restrittive sui dati, così da estendere la propria influenza e capacità di accesso alle informazioni a fini strategici. In questo senso, la battaglia sulla governance dei dati non è solo transatlantica, ma globale.

Gli Stati Uniti promuovono forum come il Global Cross-Border Privacy Rules Forum, nato nel 2022 con diversi partner internazionali, per sostenere la libera circolazione dei dati accompagnata da standard di protezione condivisi. L’obiettivo è costruire un’architettura alternativa a modelli considerati troppo restrittivi o strumentali al controllo statale.

Verso nuove tensioni transatlantiche?

Quanto sta accadendo tra USA e Ue conferma che la diplomazia dei dati è ormai una componente centrale della politica estera americana. La posta in gioco non riguarda soltanto le regole del mercato digitale, ma il controllo delle infrastrutture informative e delle risorse che alimentano l’intelligenza artificiale.

Se i dati sono il nuovo petrolio, allora le rotte attraverso cui scorrono, cioè le infrastrutture critiche (come i data center), diventano strategiche quanto gli oleodotti. E come accade per le risorse energetiche, anche sui dati si costruiscono alleanze, si accendono contese e si negoziano compromessi.

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/cloud-reuters-rubio-ai-diplomatici-contrastare-la-sovranita-digitale-ue/566674/




L’analisi ASviS. Data center e neurotecnologie, come l’Europa può evitare l’effetto lock-in

L’Europa si trova in uno dei passaggi più turbolenti della sua storia recente e rischia di perdere terreno nei settori della tecnologia e del clima, in cui è all’avanguardia. A dichiararlo è il Centre for future generations (Cfg), think tank indipendente europeo che si occupa di analisi strategica e politiche pubbliche orientate al lungo periodo, in risposta alla consultazione pubblica dello Strategic Foresight Report 2026 della Commissione europea. Per questo nei giorni scorsi il Cfg ha lanciato anche Tech & The Planet, un nuovo progetto incentrato sull’intersezione tra tecnologie emergenti e governance climatica. Partendo dalle infrastrutture di intelligenza artificiale, saranno sviluppate linee guida e strumenti politici che possano allineare competitività e sostenibilità.

Proprio la crescita dell’AI e l’emergere di nuove tecnologie di frontiera, tra cui quelle biologiche e climatiche, stanno aprendo scenari con implicazioni sistemiche per l’economia, la sicurezza e la società, destinati a dispiegarsi nel prossimo decennio. In questo scenario, il nodo centrale non è solo la capacità di sviluppare nuove tecnologie, ma la possibilità di orientarne le traiettorie. Il rischio, evidenzia il documento, è che l’Europa resti vincolata a modelli e infrastrutture definiti altrove, perdendo progressivamente autonomia strategica.

Governare le tecnologie prima che diventino irreversibili

Il documento evidenzia come il principale vantaggio competitivo europeo risieda nella capacità di costruire sistemi di governance credibili e affidabili. Piuttosto che competere direttamente con Stati Uniti e Cina sul piano della produzione tecnologica, l’Europa può rafforzare la propria influenza definendo standard, meccanismi di verifica e infrastrutture istituzionali che rendano possibile la cooperazione internazionale. Questo approccio consente di intervenire prima che le tecnologie si consolidino in forme difficili da modificare. Le decisioni relative a infrastrutture energetiche, centri dati, sistemi di intelligenza artificiale o tecnologie climatiche tendono infatti a produrre effetti che durano decenni. Una volta costruiti, questi sistemi creano dipendenze economiche, industriali e geopolitiche difficili da invertire. In questo senso, la capacità di anticipare e governare questi processi diventa una forma di potere strategico.

Dalla disinformazione alle infrastrutture critiche, i rischi segnalati dall’AI safety report

Il Rapporto del gruppo di scienziati diretto da Yoshua Bengio prevede un’accelerazione tecnologica dell’intelligenza artificiale che nei prossimi cinque anni potrebbe essere difficile da gestire.

Le quattro leve che possono rafforzare l’influenza europea

La Call for evidence identifica quattro leve principali attraverso cui l’Europa può rafforzare il proprio ruolo globale. La prima è l’accelerazione delle tecnologie di protezione rispetto a quelle che creano rischi. Questo include, ad esempio, sistemi di sorveglianza per prevenire minacce biologiche, tecnologie per garantire la sicurezza dell’intelligenza artificiale e infrastrutture di adattamento climatico. Investire in queste soluzioni consente di ridurre le vulnerabilità future e rafforzare la resilienza. La seconda leva è rappresentata dal mercato unico europeo. Essendo uno dei più grandi mercati globali, può essere utilizzato per garantire accesso a tecnologie, risorse e infrastrutture critiche, riducendo le dipendenze esterne e rafforzando l’autonomia strategica. La terza riguarda la costruzione di infrastrutture di governance globale. Standard condivisi, sistemi di verifica e meccanismi di coordinamento possono rendere l’Europa un attore indispensabile nella gestione delle tecnologie emergenti. La quarta leva è il rafforzamento della capacità industriale e istituzionale per rispondere rapidamente alle crisi. Le recenti crisi hanno evidenziato l’importanza della capacità di produrre su larga scala e di adattarsi rapidamente a contesti in evoluzione.

La modifica della radiazione solare

Tra le tecnologie emergenti analizzate, la Solar radiation modification (Srm) rappresenta un esempio particolarmente significativo. Questa tecnologia punta a riflettere una parte della radiazione solare nello spazio, riducendo così la quantità di calore assorbita dal sistema climatico terrestre e mitigando temporaneamente l’aumento delle temperature globali. La Srm potrebbe contribuire a ridurre gli impatti del cambiamento climatico, ma comporta anche rischi geopolitici rilevanti. Al contrario, lo sviluppo di standard e meccanismi di cooperazione potrebbe trasformarla in strumento di stabilità. In questo contesto, l’Europa ha l’opportunità di rafforzare il proprio ruolo, costruendo competenze scientifiche e promuovendo modelli di governance basati su trasparenza e cooperazione.

Oltre il 2050

“Le decisioni prese ora, tra il 2025 e il 2027, sull’ubicazione dei data center, l’espansione della rete, l’infrastruttura di intelligenza artificiale, le applicazioni neurotecnologiche, i sistemi energetici e le tecnologie rilevanti per la difesa”, scrive il Cfg, “determineranno i modelli di utilizzo del suolo, le traiettorie della domanda, i profili delle emissioni e le dipendenze strategiche per decenni, estendendosi ben oltre gli attuali cicli politici e gli obiettivi climatici del 2050”. Uno degli aspetti più rilevanti evidenziati dal documento riguarda l’impatto a lungo termine delle decisioni attuali. Le scelte che saranno prese in questi anni su infrastrutture tecnologiche, energetiche e industriali influenzeranno la sicurezza, la competitività e l’autonomia europea per decenni. Il rischio principale è il cosiddetto lock-in tecnologico, ovvero la creazione di sistemi che limitano la capacità futura di adattamento. Al contrario, sviluppare infrastrutture flessibili e resilienti può rafforzare la capacità europea di affrontare trasformazioni future.

Scarica la Call for evidence

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/lanalisi-asvis-data-center-e-neurotecnologie-come-leuropa-puo-evitare-leffetto-lock-in/566646/




Musk has no proof OpenAI stole xAI trade secrets, judge rules, tossing lawsuit

But this claim hinges entirely upon xAI proving that OpenAI poached its employees to steal its trade secrets. So, for xAI’s lawsuit to proceed, xAI will need to beef up the evidence base for its other claim, that OpenAI has violated the federal Defend Trade Secrets Act, Lin said. To succeed on that, xAI must prove that OpenAI unlawfully acquired, disclosed, or used a trade secret with xAI’s consent.

That will likely be challenging because xAI, at this point, has not offered “any nonconclusory allegations that OpenAI itself acquired, disclosed, or used xAI’s trade secrets,” Lin wrote.

All xAI has claimed is that OpenAI induced former employees to share secrets, and so far, nothing backs that claim, Lin said. Tishler noted that the court also rejected an xAI theory that “OpenAI should be responsible for what its new hires did before they arrived” for “the same reason: without evidence that OpenAI directed the theft or actually put the stolen information to use, you cannot hold the company liable.”

The strongest evidence that xAI had of employee misconduct, allegedly allowing OpenAI to misappropriate xAI trade secrets, revolves around the departure of one of xAI’s earliest engineers, Xuechen Li.

That evidence wasn’t enough, Lin said. xAI alleged that Li gave a presentation to OpenAI that supposedly included confidential information. Li also uploaded “the entire xAI source code base to a personal cloud account,” which he had connected to ChatGPT, Lin noted, after a recruiter sent a message on Signal sharing a link with Li to another unrelated cloud storage location.

xAI hoped the Signal messages would shock the court, expecting it to read through the lines the way xAI did. As proof that OpenAI allegedly got access to xAI’s source code, xAI pointed to a Signal message that an OpenAI recruiter sent to Li “four hours after” Li downloaded the source code, saying “nw!” xAI has alleged this message is short-hand for “no way!”—suggesting the OpenAI recruiter was geeked to get access to xAI’s source code. But in a footnote, Lin said that “OpenAI insists that ‘nw’ means ‘no worries,’” and thus is unconnected to Li’s decision to upload the source code to a ChatGPT-linked cloud account.

https://arstechnica.com/tech-policy/2026/02/judge-xai-cant-claim-openai-stole-trade-secrets-just-by-hiring-ex-staffers/




The Galaxy S26 is faster, more expensive, and even more chock-full of AI

There used to be countless companies making flagship Android phones, but a combination of factors has narrowed the field over time. Today, Samsung is the undisputed king of the Android device ecosystem with its Galaxy S line. So we can safely assume today’s Unpacked has revealed the most popular Android phones for the next year—the Galaxy S26 Ultra, Galaxy S26+, and Galaxy S26.

Samsung didn’t swing for the fences this time around, producing phones with a few cosmetic tweaks and upgraded internals. Meanwhile, Samsung is investing even more in AI, saying the S26 series includes the first “Agentic AI phones.” Despite limited hardware upgrades, the realities of component prices in the age of AI mean the prices of the two cheaper models have gone up by $100 this year. The Ultra remains at an already eye-watering $1,300.

Faster and more private

Looking at the Galaxy S26 family, you’d be hard-pressed to tell them apart from last year’s phones. The camera surround is different, and the measurements of the smallest and largest phone are ever so slightly different. You probably won’t be able to tell just by looking, but the S26 Ultra has regressed from titanium to aluminum, a reversion Apple also made with its latest high-end phones. This phone also retains its S Pen stylus.

Specs at a glance: Samsung Galaxy S26 series
Galaxy S26 ($900) Galaxy S26+ ($1,100) Galaxy S26 Ultra ($1,300)
SoC Snapdragon 8 Elite Gen 5 (3 nm) Snapdragon 8 Elite Gen 5 (3 nm) Snapdragon 8 Elite Gen 5 (3 nm)
Memory 12GB 12GB 12GB, 16GB
Storage 256GB, 512GB 256GB, 512GB 256GB, 512GB, 1TB
Display 6.3-inch OLED, 10-bit color, 2340×1080, 1-120Hz 6.7-inch OLED, 10-bit color, 3120×1440, 1-120Hz 6.9-inch OLED, 10-bit color, 3120×1440, 1-120Hz, S Pen support
Cameras 50MP primary, f/1.8, 1.0 μm; 12MP ultrawide, f/2.2, 1.4 μm, 10MP 3x telephoto, f/2.4, 1.0 μm; 12MP selfie, f/2.2, 1.12 μm 50MP primary, f/1.8, 1.0 μm; 12MP ultrawide, f/2.2, 1.4 μm, 10MP 3x telephoto, f/2.4, 1.0 μm; 12MP selfie, f/2.2, 1.12 μm 200MP primary, f/1.4, 0.6 μm; 50MP ultrawide, f/1.9, 0.7 μm; 10MP 3x telephoto, f/2.4, 1.12 μm; 50MP 5x telephoto, f/2.9, 0.7 μm; 12MP selfie, f/2.2, 1.12 μm
Software Android 16 Android 16 Android 16
Battery 4,300 mAh 4,900 mAh 5,000 mAh
Connectivity Wi-Fi 7, Bluetooth 5.4, USB-C 3.2, Sub6 5G Wi-Fi 7, Bluetooth 5.4, USB-C 3.2, Sub6 and mmWave 5G Wi-Fi 7, Bluetooth 5.4, USB-C 3.2, Sub6 and mmWave 5G
Measurements 71.7×149.6×7.2 mm, 167g 75.8×158.4×7.3 mm, 190g 78.1×163.6×7.9 mm, 214 g

These phones will again have the latest Snapdragon flagship processor (in North America, Japan, and China) with customizations exclusive to Samsung. The Snapdragon 8 Elite Gen 5 for Galaxy is a 3 nm chip with third-gen Oryon CPU cores, an Adreno 840 GPU, and a powerful Hexagon NPU for on-device AI processing. Samsung promises double-digit performance gains across the board, which is what we hear every year.

Samsung flagship phones have extremely fast hardware, so they benchmark well. However, they also tend to heat up and throttle quickly during sustained use. Perhaps that won’t be as much of a problem with the S26 series. Samsung says it has implemented its largest vapor chamber ever to better control temperatures.

https://arstechnica.com/gadgets/2026/02/samsung-reveals-galaxy-s26-lineup-with-privacy-display-and-exclusive-gemini-smarts/