Pete Hegseth tells Anthropic to fall in line with DoD desires, or else

The act gives the administration the ability to “allocate materials, services and facilities” for national defense. The Trump and Biden administrations used the act to address a shortage of medical supplies during the coronavirus pandemic, and Trump has also used the DPA to order an increase in the US’s production of critical minerals.

The Pentagon has pushed for open-ended use of AI technology, aiming to expand the set of tools at its disposal to counter threats and to undertake military operations.

The department released its AI strategy last month, with Hegseth saying in a memo that “AI-enabled warfare and AI-enabled capability development will redefine the character of military affairs over the next decade.”

He added the US military “must build on its lead” over foreign adversaries to make soldiers “more lethal and efficient,” and that the AI race was “fueled by the accelerating pace” of innovation coming from the private sector.

Anthropic has expressed particular concern about its models being used for lethal missions that do not have a human in the loop, arguing that state of the art AI models are not reliable enough to be trusted in those contexts, said people familiar with the negotiations.

It had also pushed for new rules to govern the use of AI models for mass domestic surveillance, even where that was legal under current regulations, they added.

A decision to cut Anthropic from the defense department’s supply chain would have significant ramifications for national security work and the company, which has a $200 million contract with the department.

It would also have an impact on partners, including Palantir, that make use of Anthropic’s models.

Claude was used in the US capture of Venezuelan leader Nicolás Maduro in January. That mission prompted queries from Anthropic about the exact manner in which its model was used, said people familiar with the matter.

A person with knowledge of Tuesday’s meeting said Amodei had stressed to Hegseth that his company had never objected to legitimate military operations.

The Defense Department declined to comment.

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https://arstechnica.com/ai/2026/02/pete-hegseth-wants-unfettered-access-to-anthropics-models-for-the-military/




Data Center, dalla Camera ok a delega al Governo. Ma la Lombardia si fa la sua legge

Dalla Camera c’è l’ok alla “Delega al Governo per la disciplina, la realizzazione e lo sviluppo” dei data center in Italia

L’Aula della Camera ha approvato, con 243 voti a favore e 6 astenuti, il testo unificato per i data center sul territorio nazionale attraverso la “Delega al Governo per la disciplina, la realizzazione e lo sviluppo dei centri di elaborazione dati”.
Il testo passa ora all’esame del Senato.

In questo modo, si delega il Governo ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge, i decreti legislativi per la disciplina dei centri di elaborazione dati, per il coordinamento delle procedure per la loro realizzazione e organizzazione.

Il provvedimento punta a rafforzare la rete elettrica nazionale per garantire la concreta attuazione dei programmi di sviluppo infrastrutturale e a introdurre criteri di priorità che favoriscano l’accesso alla rete da parte dei progetti relativi ai centri di elaborazione dati (Ced).

La legge mira inoltre a facilitare la trasformazione digitale delle pubbliche amministrazioni e delle imprese, migliorando l’offerta di servizi ai cittadini. Il testo unificato punta a fornire un inquadramento normativo di questo settore strategico per lo sviluppo economico e tecnologico del Paese.

Nella nuova disciplina viene posta attenzione, in un’ottica di crescita del settore dei data center e di attrattività degli investimenti, alle semplificazioni amministrativa, al consumo del suolo e al consumo energetico.

Pastorella (Azione): “Normare questo settore vuol dire ascoltare i comuni sul territorio”

“Normare questo settore non vuol dire ascoltare le big tech, ma soprattutto i comuni sul territorio. Nel vuoto normativo si sono mossi in ordine sparso alcune Regioni, il MIMIT e il MASE, mentre l’incertezza ha portato altrove molti operatori. Ora invece abbiamo una legge completa: tiene conto dei grandi data center e degli edge, delle specificità del Paese come siti dismessi da riqualificare e cavi sottomarini, introduce iter autorizzativi unici, aiuta gli enti locali, chiede di rinforzare la rete elettrica e le competenze per il settore”, ha dichiarato Giulia Pastorella, deputata e vice presidente di Azione, prima firmataria della legge delega al governo in materia dei centri di elaborazione dati, approvata oggi alla Camera all’unanimità.

“Sappiamo che i data center – ha proseguito Pastorella – sono determinanti per innovazione e Intelligenza artificiale. In Italia tra il 2023 e il 2025 sono stati investiti 7 miliardi di euro, ma è solo il 68% di quanto previsto. Abbiamo perso il 32% degli investimenti anche per il ritardo della normativa che stiamo approvando oggi”.

Casu (PD): “L’Italia deve trovare la sua autonomia tecnologica”

“Seppure con molto ritardo, la Camera definisce un importante punto di partenza condiviso per lo sviluppo dei centri di elaborazione dati”, ha affermato il deputato e vicepresidente in Commissione Trasporti, Andrea Casu (PD).

“È giusto che la regolamentazione parta dal Parlamento con una legge delega e non per decreto, perché è in gioco una questione politica, globale e nazionale: i data center non devono diventare cattedrali nel deserto gestite da remoto, ma fucine di innovazione per favorire lo sviluppo economico, sociale, ambientale e democratico”, ha proseguito Casu.

“Ci batteremo affinché l’Italia difenda sempre l’interesse nazionale e i data center non diventino i porti franchi delle nuove compagnie delle indie. L’Italia deve trovare la sua autonomia tecnologica per proteggere nell’interesse nazionale, da un lato, la sicurezza dei dati e dall’altro l’attrattività degli investimenti. Grazie ai data center nel 2025 la Francia ha saputo attrarre 69 miliardi di dollari di investimenti a fronte dei 5 del nostro paese”, ha precisato Casu.

Data Center, Regione Lombardia procede in autonomia con una proposta di legge regionale

Resta da capire, a questo punto, perché la Regione Lombardia si stia muovendo in autonomia per una legge regionale. Tanto più che da oggi c’è il via libera della Camera alla legge delega, che impegna il Governo a legiferare in materia di Data Center a livello nazionale.

Questa via di fuga in Lombardia ha un significato politico?

E’ una sorta di smacco politico della politica locale nei confronti delle lungaggini di Roma?

La Lombardia non si fida dei tempi lunghi della politica nazionale e sceglie così una scorciatoia locale, inevitabilmente a macchia di leopardo, a scapito di una norma nazionale?  

Certo, in caso di conflitti fra normativa nazionale e regionale c’è il Tar che decide.

“Abbiamo deciso di intervenire per colmare un vuoto normativo, sia nazionale che regionale, per un settore di crescente importanza. Una realtà che per svilupparsi, necessita di regole del gioco certe. Nonostante l’elevata rilevanza economica, tecnologica e strategica del settore, i centri di elaborazione dati, i cosiddetti Data Center, non risultano ancora oggetto di una disciplina normativa unitaria né a livello nazionale né regionale. Per questo come Commissione regionale siamo impegnati in queste settimane in un confronto con tutti gli operatori e i soggetti interessati, al fine di approfondire e definire un provvedimento legislativo che risponda nel miglior modo possibile alle esigenze che sono emerse”. Lo ha sottolineato il Presidente della Commissione regionale Territorio, Infrastrutture e Mobilità Jonathan Lobati (Forza Italia).

Gli obiettivi della Regione Lombardia: il 60% delle richieste di nuovi insediamenti sono in Lombardia

Il progetto di legge in discussione in Commissione, intende perseguire precisi obiettivi, tra cui

  • garantire il governo regionale delle procedure autorizzatorie, mediante il coordinamento tra i diversi attori istituzionali e l’individuazione di tempi certi;
  • assicurare certezza e omogeneità sul territorio regionale con riferimento alla destinazione d’uso urbanistica; governare l’elevato consumo energetico, limitando operazioni speculative e favorendo l’utilizzo di fonti rinnovabili;
  • individuare come prioritarie l’utilizzo di aree dismesse, il riutilizzo del calore prodotto, favorendo tecnologie alternative all’utilizzo dell’acqua e disincentivare il consumo di suolo agricolo nello stato di fatto, prevedendo un maggior contributo di costruzione da destinare a misure compensative di riqualificazione urbana e territoriale.

“Con questo provvedimento vogliamo dare coordinate certe al settore in Lombardia -ha aggiunto il Presidente Lobati-. Cerchiamo quindi di creare le condizioni per evitare i contrasti sulle realizzazioni dei Data Center. Quelli che potrebbero crearsi qualora i progetti per la loro realizzazione vadano a incidere sullo sviluppo urbanistico, su quello delle aree verdi, sulla disponibilità di terreno utile per l’agricoltura e rispondano alle esigenze del mondo economico”. Jonathan Lobati ha, infine, ricordato che oltre il 60% delle richieste nazionali per il loro insediamento sono in Regione Lombardia.

Il mercato italiano dei data center

I data center sono riconosciuti come essenziali per l’erogazione di risorse e servizi digitali, perché abilitano un ampio spettro di funzioni di interesse generale e quotidiano, tra cui lo sviluppo di sistemi di intelligenza artificiale, l’accesso ai servizi comunali online e al fascicolo sanitario elettronico, l’utilizzo di social network, piattaforme di commercio elettronico e siti internet.

L’area europea, pur registrando un progressivo rallentamento nei tradizionali poli infrastrutturali (FLAPD –Francoforte, Londra, Amsterdam, Parigi, Dublino), vede emergere nuovi hub di sviluppo, fra i quali si distingue l’Italia per crescita di investimenti e attrattività strategica, anche grazie alla propria collocazione geoeconomica nel bacino del Mediterraneo.

In questo contesto, il mercato italiano prosegue nel proprio percorso di crescita: nel triennio 2023–2025 risultano investiti 7,1 miliardi di euro per la costruzione, l’approntamento e il riempimento di apparecchiature IT dei nuovi Data Center.

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Meta could end up owning 10% of AMD in new chip deal

Su said the warrant structure would help “make sure that we are always a clear seat at the table when [Meta] are thinking about what they need next.”

Meta’s chief executive Mark Zuckerberg said he expected AMD to be “an important partner for many years to come.”

Meta has said that it will almost double its AI infrastructure spending this year to as much as $135 billion, as US tech giants rush to build the data centers to train and run AI software. It is already one of AMD’s biggest AI chip customers.

“We don’t believe that a single silicon solution will work for all of our workloads,” said Santosh Janardhan, Meta’s head of infrastructure. “There’s a place for Nvidia, there’s a place for AMD and… there’s a place for our own custom silicon as well. We need all three.”

Under the deal, AMD will build a custom version of its MI450 AI chips for Meta. They will be used primarily for “inference” workloads, the process of running models after they have been trained.

The chips need 6 gigawatts of power—equivalent to the amount required by 5 million US households for a year.

Increasingly creative funding arrangements to support massive AI infrastructure build-outs have emerged in recent years, leading to warnings about circular financing.

AMD has, for example, helped data center builder Crusoe secure a $300 million loan from Goldman Sachs by offering a backstop guaranteeing the use of its chips if Crusoe is unable to find customers after installing them in an Ohio facility.

Tech giants such as Meta, historically flush with cash, are meanwhile facing the prospect of tapping bond and equity markets or stemming capital returns to shareholders to help fund their unprecedented infrastructure plans. The Facebook and Instagram parent raised $30 billion in October, marking its biggest bond sale to date.

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https://arstechnica.com/ai/2026/02/meta-could-end-up-owning-of-10-amd-in-new-chip-deal/




AI, la retromarcia dei Democratici per le presidenziali USA 2028

AI, energia e consenso: perché i democratici frenano sui data center in vista delle presidenziali 2028

Per anni, negli Stati Uniti, sostenere lo sviluppo dell’intelligenza artificiale (AI) è stato politicamente conveniente. I data center promettevano investimenti miliardari, nuovi posti di lavoro, consenso dei sindacati dell’edilizia e un chiaro messaggio geopolitico: battere la Cina nella corsa tecnologica. Oggi, però, qualcosa sta cambiando. E il cambiamento è visibile soprattutto nel Partito Democratico.

In vista delle presidenziali del 2028, si legge su Axios, diversi potenziali candidati democratici stanno rivedendo le proprie posizioni sui data center e sugli incentivi pubblici all’AI. Il motivo è semplice: l’impatto economico, energetico e ambientale di questa infrastruttura sta diventando un problema politico, almeno gestita in questo modo. E gli elettori iniziano a far sentire la propria voce.

Dall’entusiasmo democratico ai primi stop all’AI

Solo pochi mesi fa, governatori come JB Pritzker (Illinois), Josh Shapiro (Pennsylvania) e Wes Moore (Maryland) erano tra i più attivi nel corteggiare gli operatori dei data center, offrendo generosi incentivi fiscali e semplificazioni normative.

In Illinois, Pritzker aveva già firmato nel 2019 una legge che concedeva importanti agevolazioni fiscali ai data center. Con l’esplosione dell’AI dopo l’arrivo di ChatGPT, Chicago è diventata uno dei principali hub statunitensi del settore. Nel frattempo, però, le bollette elettriche delle famiglie sono aumentate e una parte dell’opinione pubblica ha iniziato ad attribuire la responsabilità proprio ai centri dati, grandi consumatori di energia.

Nel suo recente discorso sullo Stato dello Stato, Pritzker ha annunciato una pausa: una moratoria di due anni sugli incentivi fiscali. Un segnale politico chiaro.

In Pennsylvania, Shapiro era arrivato a dichiarare che lo Stato era “all in on AI”, celebrando anche un investimento da 20 miliardi di dollari da parte di Amazon. Ma dopo le proteste di residenti contrari alla costruzione di data center nelle proprie comunità, il governatore ha cambiato tono.

Durante il suo discorso di bilancio ha riconosciuto: “So che i cittadini della Pennsylvania hanno reali preoccupazioni su questi data center… e anch’io le condivido.”

Ai giornalisti ha poi precisato che non si tratta di una “vera inversione di rotta”, ma di una formalizzazione di condizioni più stringenti per le aziende. Anche Wes Moore, in Maryland, dopo aver facilitato l’arrivo dei data center e aver rimosso ostacoli normativi nel 2024, ha annunciato nuove linee guida per ottenere il suo sostegno politico.

L’ansia collettiva verso l’AI negli USA e il nodo energia, acqua e lavoro

Alla base della frenata democratica c’è una crescente ansia collettiva verso l’AI. Come ha osservato Rob Flaherty, già vice campaign manager di Kamala Harris nel 2024: “Siamo solo all’inizio dell’ansia che le persone provano verso l’intelligenza artificiale. I data center sono solo una delle manifestazioni di questa paura, ma una manifestazione seria”.

Il punto è che l’AI non è solo un software invisibile: è un’infrastruttura fisica, energivora e idrovora. I data center consumano enormi quantità di elettricità per l’elaborazione e per il raffreddamento dei server. In alcune aree, questo ha contribuito a un aumento della domanda energetica e, indirettamente, delle bollette. A ciò si aggiunge l’impatto sulle risorse idriche e sull’ambiente.

Per molti cittadini, il saldo è negativo: costi pubblici e ambientali immediati, benefici economici percepiti come concentrati nelle grandi aziende tecnologiche.

C’è poi il tema occupazionale. L’AI promette efficienza e automazione, ma alimenta il timore di una “sostituzione di massa” dei lavoratori. Il deputato californiano Ro Khanna ha parlato della necessità di: “vere tutele contro una sostituzione di massa dei lavoratori”.

Anche Pete Buttigieg, ex segretario ai Trasporti, ha evocato in New Hampshire la necessità di “un nuovo contratto sociale” per governare l’ascesa dell’AI.

Il nuovo playbook democratico

Il modello che sembra emergere nel campo democratico è quello delineato dal governatore del Kentucky Andy Beshear, anch’egli potenziale candidato nel 2028. In un’intervista ha sintetizzato così le sue condizioni per gli sviluppatori di data center: “Pagate il 100% dell’energia che consumate, pagate la vostra giusta quota di tasse e siate accettati dalla comunità locale”.

Il senatore del Vermont e leader carismatico della sinistra democratica, Bernie Sanders, ha scritto su X della necessità di una “moratoria sulla costruzione di data center che alimentano la corsa non regolamentata allo sviluppo e all’implementazione dell’intelligenza artificiale“.

L’altra grande rappresentante dell’ala sinistra del Partito Democratico, la deputata di New York Alexandria Ocasio-Cortez, durante un’udienza al Congresso, ha sostenuto che “ci sono reali conseguenze per la salute pubblica a causa del continuo fallimento della regolamentazione o dell’azione del Congresso nel settore dell’intelligenza artificiale“.

Una questione bipartisan

Interessante notare che lo scetticismo non è più solo democratico. Se l’amministrazione Trump continua a sostenere la necessità di abbracciare l’AI per mantenere il vantaggio competitivo sulla Cina, alcuni governatori repubblicani mostrano cautela.

Ron DeSantis, in Florida, si è schierato con le comunità locali contro alcuni progetti di data center, affermando: “Non facciamo finta che qualche video o canzone falsa ci porterà verso una sorta di utopia”.

Anche il governatore dello Utah, Spencer Cox, ha definito “assurdo” il tentativo dell’amministrazione di limitare la capacità degli Stati di regolamentare l’AI.

Le prospettive politiche dell’AI “di sinistra”

All’interno del Partito Democratico stanno emergendo due linee di pensiero sempre più nette.
La prima sostiene che gli Stati Uniti debbano abbracciare con decisione l’intelligenza artificiale per non perdere terreno nella competizione con la Cina e per intercettare i posti di lavoro generati dai grandi investimenti nei data center.
È una posizione che, con accenti diversi, richiama quella dell’amministrazione Trump, anche se molti democratici criticano la Casa Bianca per aver lasciato troppa libertà alle big tech.

La seconda linea invita, invece, alla prudenza: rallentare la corsa, introdurre regole più stringenti e valutare con attenzione l’impatto sociale ed economico dell’AI. Al centro ci sono il rischio di sostituzione di milioni di lavoratori e l’enorme consumo di energia e risorse naturali richiesto dai nuovi data center.

Il confronto tra queste due visioni potrebbe definire non solo la strategia democratica per il 2028, ma anche il futuro equilibrio tra innovazione tecnologica, sostenibilità e tutela sociale negli Stati Uniti.

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Data center builders thought farmers would willingly sell land, learn otherwise

Notably, one resident in Huddleston’s county who received an offer, 75-year-old Timothy Grosser, even declined a proposal to “name your price” when a tech company sought to buy his 250-acre farm, The Guardian reported.

“There is none,” Grosser said.

The farm is where he “lives, hunts, and raises cattle” and where his grandson hunts a turkey every Christmas for the family feast.

“The money’s not worth giving up your lifestyle,” Grosser said.

Another farmer in Wisconsin, Anthony Barta, reportedly fretted about what would happen to his neighbors if he took a deal he was offered—showing the deep bonds of people whose farms have bordered each other for years. In his community, another farmer was offered between $70 million and $80 million for 6,000 acres.

“Me and my family, we own the farm and run close to 1,000 animals,” Barta said. “What would that do if that’s next to it? Can they even be there? You know, that’s our livelihood—the farm. We’re just concerned what, if it would go through, what would happen to us and our neighbors and farms and our community? What would happen to that?”

Some tech companies are apparently not taking “no” for an answer. At least one farmer who spent 51 years milking cows in Pennsylvania prior to the AI boom described tech companies as “relentless.”

Eighty-six-year-old Mervin Raudabaugh, Jr., found a creative solution to end the pressure to sell two contiguous farms. He reportedly staved off developers by turning to “a farmland preservation program dedicating taxpayer dollars toward protecting agricultural resources.”

By working with the program, Raudabaugh will only receive about one-eighth of what the developers were offering. But he said it’s worth it to know his land would be preserved for farming purposes and out of reach of persistent tech companies.

“These people have hounded the living daylights out of me,” Raudabaugh said.

Data center deals come amid fragile farm economy

For people in rural communities, data center fights go beyond concerns about water and electricity consumption—although those are concerns, too. Communities are defending the character of the land, which they don’t want to see suddenly disrupted by extensive construction, data center noise pollution, or untold environmental impacts from massive operations.

https://arstechnica.com/tech-policy/2026/02/im-not-for-sale-farmers-refuse-to-take-millions-in-data-center-deals/




New Microsoft gaming chief has “no tolerance for bad AI”

A gaming education

Unlike Spencer, who spent years at Microsoft Game Studios before heading Microsoft’s gaming division, Sharma has no professional experience in the video game industry. And her personal experience with Xbox also seems somewhat limited; after sharing her Gamertag on social media over the weekend, curious gamers found that her Xbox play history dates back roughly one month. That’s also in stark contrast to Spencer, who has amassed a score of over 121,000 across decades of play.

In her interview with Variety, Sharma cited 2016’s Firewatch as an example of the kinds of games with “deep emotional resonance” and “a distinct point of view” that she’s looking for from Microsoft. And on social media, Sharma shared her list of the three greatest games ever: “Halo, Valheim, Goldeneye,” for what it’s worth. Sharma also seems to be taking recommendations for games to catch up on; after saying on social media that she would try Borderlands 2, the game appeared in her recently played games over the weekend.

A look at some of Sharma’s recently played Xbox games, as of this writing.

A look at some of Sharma’s recently played Xbox games, as of this writing. Credit: Xbox.com

Being a personal fan of video games isn’t necessarily required to succeed in running a gaming company. Nintendo President Hiroshi Yamauchi famously didn’t care for video games even as he launched the Famicom and Nintendo Entertainment System to worldwide success in the 1980s. Still, the lack of direct experience with the gaming world marks a sharp change after Spencer’s long tenure at a time when Microsoft is struggling to redefine the Xbox brand amid cratering hardware sales, a pivot away from software exclusives, and a move to extend the Xbox brand to many different devices.

Xbox President and COO Sarah Bond, who by all accounts was being set up to succeed Spencer, also announced her departure from Microsoft on Friday, ending a nearly nine-year stint as a public face for the company’s gaming efforts. The Verge reports that Bond caused a lot of friction within the Xbox team when she championed the “Xbox Everywhere” strategy and “This is an Xbox” marketing campaign, which focused on streaming Xbox games to hardware like mobile phones and tablets, according to anonymous sources. Shortly before the launch of that campaign in 2024, Microsoft lost marketing executives Jerrett West and Kareem Choudry, leading to significant internal reorganization.

Longtime Xbox Game Studios executive Matt Booty, whose history in the game industry dates back to working for Williams Electronics in the ’90s, has been promoted to executive vice president and chief content officer for Xbox and “will continue working closely with [Sharma] to ensure a smooth transition,” Microsoft said in its announcement Friday.

https://arstechnica.com/gaming/2026/02/new-microsoft-gaming-chief-has-no-tolerance-for-bad-ai/




AIs can generate near-verbatim copies of novels from training data

A US court last year found that Anthropic’s training of LLMs on some copyrighted content could be considered fair use as it was deemed “transformative.”

But it determined that storing pirated works was “inherently, irredeemably infringing,” which then led the AI group to pay $1.5 billion to settle the lawsuit.

In Germany, a ruling from November last year found that OpenAI had infringed on copyright because its model had memorized song lyrics. The case, brought by GEMA, an association representing composers, lyricists, and publishers, was considered a landmark ruling in the EU.

Rudy Telscher, a partner at law firm Husch Blackwell, said reproducing an entire book without jailbreaking is “clearly a copyright violation.” But “it’s a matter of whether this is happening enough that [AI models] could be vicariously liable for the infringement,” he added.

Anthropic said the jailbreaking technique used in the Stanford and Yale research was impractical for normal users and would require more effort to extract the text than just purchasing the content.

The company also added that its model does not store copies of specific datasets but learns from patterns and relationships between words and strings in its training data.

xAI, OpenAI, and Google did not respond to requests for comment.

The fact that AI labs have put safeguards in place to prevent training data from being extracted means they are aware of the problem, said Imperial’s de Montjoye.

Ben Zhao, a computer science professor at the University of Chicago, questioned whether AI labs really needed to use copyrighted content in training data to create cutting-edge models in the first place.

“Whether the technical result can be done or not, it’s still a question of should we be doing this?” Zhao said. “The legal side should eventually hold their ground and really be the arbiter in this whole process.”

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https://arstechnica.com/ai/2026/02/ais-can-generate-near-verbatim-copies-of-novels-from-training-data/




6G, in che modo l’AI condizionerà lo sviluppo del nuovo standard

In che modo lo sviluppo dell’AI, e in particolare quello dell’Agentic AI, condizionerà alla radice lo sviluppo delle nuove reti 6G. E’ questo il tema di un report, appena pubblicato dalla Next Generation Mobile Networks Alliance (NGMN), che tenta così di delineare le sfide principali degli operatori alle prese con l’esplosione dell’Intelligenza Artificiale mentre lo sviluppo del 6G è a pieno regime.

Il report, denominato AI Surge and its Implications for 6G, consolida le prospettive di diversi operatori di rete mobile su “come l’intelligenza artificiale possa influire sulla standardizzazione del 6G e fornisce indicazioni a supporto degli studi 6G in corso nell’ambito del 3GPP”, esaminando tre dimensioni chiave:

  • l’impatto del traffico generato dall’intelligenza artificiale sulle reti;
  • le capacità di rete necessarie per supportare i servizi basati sull’intelligenza artificiale;
  • e il ruolo dell’intelligenza artificiale come fattore abilitante per la futura evoluzione dell’architettura di rete.

Reti adattabili ai casi d’uso dell’AI

Laurent Leboucher, presidente del consiglio di amministrazione di NGMN Alliance e CTO e vicepresidente esecutivo del gruppo Orange per le reti, ha detto: “Mentre la standardizzazione del 6G entra in una fase critica, la rapida crescita dell’intelligenza artificiale e degli agenti di intelligenza artificiale presenta sia opportunità che sfide per gli operatori di reti mobili… Data la varietà dei futuri casi d’uso e applicazioni dell’intelligenza artificiale, è essenziale che gli standard 6G consentano l’adattabilità senza imporre cambiamenti architetturali dirompenti. La flessibilità sarà fondamentale per adattarsi all’evoluzione dei casi d’uso dell’intelligenza artificiale su dispositivi, reti e regioni”.

6G non sarà riprogettazione radicale

La pubblicazione sottolinea che, sebbene l’intelligenza artificiale svolgerà un ruolo centrale nelle reti future, il 6G non dovrebbe essere trattato come una riprogettazione radicale. NGMN sostiene invece un approccio evolutivo che si basa sulle architetture 5G esistenti, garantendo interoperabilità, semplicità operativa e protezione degli investimenti a lungo termine.

“La rapida evoluzione dei modelli di intelligenza artificiale su larga scala sta guidando un passaggio verso un ambiente sempre più basato sull’intelligenza artificiale”, ha detto Takki Yu, Consigliere di Amministrazione di NGMN e Vicepresidente Responsabile dell’Ufficio Tecnico di Rete di SK Telecom. “Per supportare questa trasformazione, le reti dovranno introdurre progressivamente funzionalità basate sull’intelligenza artificiale, come la programmabilità basata sugli intenti, il funzionamento autonomo e la distribuzione dinamica del calcolo tra domini edge e centrali. Allineando tempestivamente le principali priorità di standardizzazione, il settore può garantire che il 6G si evolva in modo flessibile, sostenibile e orientato al valore”.

“La proliferazione di casi d’uso dell’IA, in particolare quelli con capacità autonome e basate su attività specifiche, sta rapidamente rimodellando il modo in cui le reti vengono costruite e gestite”, ha detto Anita Döhler, CEO della NGMN Alliance. “Mentre il settore accelera verso la prossima era della connettività, NGMN sta concentrando la sua attenzione sulla futura evoluzione delle reti, sottolineando la flessibilità necessaria per accogliere l’evoluzione guidata dall’IA per il 6G”.

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AI4I, il piano 2026-2030. A marzo entra in funzione supercomputer AI Foundry

Presentato il piano strategico 2026-2030 dell’Istituto italiano di Intelligenza Artificiale (AI4I)

“I numeri di AI4I testimoniano una partenza solida: a inizio 2026 sono già 92 le aziende produttrici coinvolte nel progetto, con un portafoglio di 124 soluzioni tecnologiche disponibili per essere applicate nei vari settori industriali”.

Questi alcuni dei numeri relativi all’Istituto italiano di Intelligenza Artificiale (AI4I) in occasione di ‘Officine d’Intelligenza’, il primo Forum nazionale sull’Intelligenza Artificiale per l’Industria che si è svolto alle Ogr di Torino.

Presentato inoltre il nuovo piano strategico 2026-2030 che punta a creare un ecosistema fra ricerca scientifica e industria.

All’evento sono intervenuti fra gli altri il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alessio Butti, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, il ministro della Difesa, Guido Crosetto, e il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti.

Il supercomputer AI Foundry

Il progetto, ha spiegato Fabio Pomolli, Presidente di AI4I, mira “a costruire una filiera continua che dalla ricerca conduca all’ingegneria e all’applicazione industriale delle nuove tecnologie di intelligenza artificiale”.

Il piano punta a due obiettivi principali: avviare subito il supercomputer ‘AI Foundry’ e accrescere i ricavi esterni.

A metà marzo 2026, sempre a Torino, è prevista l’entrata in funzione per le imprese del supercomputer ‘AI Foundry’ che secondo l’Istituto offrirà una capacità di archiviazione dati pari a 5 milioni di gigabyte.

Sul fronte economico, invece, il Piano fissa come traguardi 4 milioni di euro di ricavi esterni come prima soglia intermedia e oltre 10 milioni nel medio-lungo periodo.

La piattaforma SUK per ascoltare le imprese

Come annunciato in una nota, inoltre, la struttura verrà aperta ai ricercatori dell’Istituto, alle piccole e medie imprese, alle startup e al mondo delle università.

AI4I ha inoltre creato il SUK (Sistema di Conoscenza per gli Utenti), una sorta di piattaforma di incontro tra domanda e offerta: “Per ascoltare i bisogni delle aziende, trovare la via tecnologica più adatta e accompagnare l’imprenditore durante tutto il progetto”.

“L’obiettivo è arrivare a gestire oltre 200 collaborazioni all’anno con il mondo produttivo”, si legge nel comunicato.

Prossimi passi: nel 2027 integrazione AI4I nel progetto europeo delle Gigafactory

Seguendo le prime tappe del Piano, il 2026 dovrebbe essere l’anno del consolidamento della struttura, mentre nel 2027 si provvedere ad integrarla nel progetto della Gigafactory europea, la grande rete comunitaria nata per garantire che l’Europa (e l’Italia con lei) non resti indietro rispetto ai giganti americani e cinesi.

La roadmap include, infine, obiettivi di sistema: consolidamento dello Ias (Institute for advanced study) come infrastruttura di confronto scientifico continuativo e attivazione delle componenti di ecosistema, Academy e StartGarden, dalla formazione alla nascita di spin-off fino ai primi round di finanziamento, con l’obiettivo di coprire l’intera filiera che va dalla ricerca alla valorizzazione industriale dei risultati.

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An AI coding bot took down Amazon Web Services

“In both instances, this was user error, not AI error,” Amazon said, adding that it had not seen evidence that mistakes were more common with AI tools.

The company said the incident in December was an “extremely limited event” affecting only a single service in parts of mainland China. Amazon added that the second incident did not have an impact on a “customer facing AWS service.”

Neither disruption was anywhere near as severe as a 15-hour AWS outage in October 2025 that forced multiple customers’ apps and websites offline—including OpenAI’s ChatGPT.

Employees said the group’s AI tools were treated as an extension of an operator and given the same permissions. In these two cases, the engineers involved did not require a second person’s approval before making changes, as would normally be the case.

Amazon said that by default its Kiro tool “requests authorisation before taking any action” but said the engineer involved in the December incident had “broader permissions than expected—a user access control issue, not an AI autonomy issue.”

AWS launched Kiro in July. It said the coding assistant would advance beyond “vibe coding”—which allows users to quickly build applications—to instead write code based on a set of specifications.

The group had earlier relied on its Amazon Q Developer product, an AI-enabled chatbot, to help engineers write code. This was involved in the earlier outage, three of the employees said.

Some Amazon employees said they were still skeptical of AI tools’ utility for the bulk of their work given the risk of error. They added that the company had set a target for 80 percent of developers to use AI for coding tasks at least once a week and was closely tracking adoption.

Amazon said it was experiencing strong customer growth for Kiro and that it wanted customers and employees to benefit from efficiency gains.

“Following the December incident, AWS implemented numerous safeguards,” including mandatory peer review and staff training, Amazon added.

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https://arstechnica.com/ai/2026/02/an-ai-coding-bot-took-down-amazon-web-services/