Microsoft deletes blog telling users to train AI on pirated Harry Potter books
“I think that the regurgitation and the creation of fan fiction, they both could flag copyright issues, in that fan fiction often has to take from the expressive elements, a copyrighted character, a character that’s famous enough to be protected by a copyright law or plot stories or sequences,” Smith said. “If these things are copied and reproduced, then that output could be potentially infringing.”
But it’s also still a gray area. Looking at the blog, Smith said, “I would be concerned,” but “I wouldn’t say it’s automatically infringement.”
Smith told Ars that, in pulling the blog, Microsoft “was probably smart,” since courts have only generally said that training AI on copyrighted books is fair use. But courts continue to probe questions about pirated AI training materials.
On the deleted Kaggle dataset page, Maindola previously explained that to source the data, he “downloaded the ebooks and then converted them to txt files.”
Microsoft may have infringed copyrights
If Microsoft ever faced questions as to whether the company knowingly used pirated books to train the example models, fair use “could be a difficult argument,” Smith said.
Hacker News commenters suggested the blog could be considered fair use, since the training guide was for “educational purposes,” and Smith said that Microsoft could raise some “good arguments” in its defense.
However, she also suggested that Microsoft could be deemed liable for contributing to infringement on some level after leaving the blog up for a year. Before it was removed, the Kaggle dataset was downloaded more than 10,000 times.
“The ultimate result is to create something infringing by saying, ‘Hey, here you go, go grab that infringing stuff and use that in our system,’” Smith said. “They could potentially have some sort of secondary contributory liability for copyright infringement, downloading it, as well as then using it to encourage others to use it for training purposes.”
Guterres (ONU): “L’AI deve appartenere a tutti, investire 3 miliardi di dollari nei Paesi poveri”
Il Segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, in India “al primo vertice sull’AI nel Sud del mondo”
L’intelligenza artificiale è la tecnologia del secolo. Si è partiti con i computer, poi con gli smartphone e i social, nel frattempo si è lanciata la trasformazione digitale di intere economie e società, ora si deve stabilire come gestire l’accesso alla tecnologia chiave del nuovo secolo: l’AI.
Un problema non dei Paesi più ricchi e che guidano le sorti del pianeta, ma di tutti, perché se parliamo di una tecnologia che potrebbe cambiare il corso della storia e in maniera profonda. L’AI è quell’innovazione “disruptive” che, come spiegava decenni or sono l’economica americano Clayton Christensen, trasforma radicalmente mercati o settori esistenti, spesso creando nuovi modelli di business e cambiando i connotati allo status quo economico-finanziario.
Parlando in occasione della cerimonia di apertura dell’India Artificial Intelligence (AI) Impact Summit, a Nuova Delhi, il Segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha dichiarato: “Il futuro dell’intelligenza artificiale non può essere deciso da una manciata di Paesi o lasciato ai capricci di pochi miliardari”.
Il “primo vertice sull’AI nel Sud del mondo”, ha chiarito Guterres, deve avvicinare i Paesi che questo momento sono ai margini di questa trasformazione radicale “alle realtà che stanno plasmando gran parte del mondo”, cioè Big Tech e loro Governi.
Da sinistra Ashwini Vaishnaw, ministro dell’Elettronica e della tecnologia dell’informazione, ministro delle Ferrovie e ministro dell’Informazione e della radiodiffusione dell’India; Kristalina Georgieva direttore generale Fmi-Imf; Antonio Guterres, segretario generale dell’Onu
“AI per tutti”, non solo i più ricchi, dice Guterres: ma “abbiamo bisogno di barriere che preservino l’azione umana”
Partendo dal presupposto che “l’AI deve appartenere a tutti”, proprio come tutte le altre grandi innovazioni che hanno cambiato la storia dell’umanità, pensiamo all’elettricità e le sue applicazioni industriali e per usi civili, il Segretario generale dell’ONU ha chiesto di “avviare un dialogo globale sulla governance dell’AI all’interno delle Nazioni Unite, in cui tutti i Paesi, insieme al settore privato, al mondo accademico e alla società civile, possano esprimere la propria opinione. Abbiamo bisogno di barriere che preservino l’azione umana, la supervisione umana e la responsabilità umana”.
La prima occasione concreta di avviare un “Dialogo globale”, come lo chiama Guterres, sarà a Ginevra, a luglio 2026, dove si terrà un summit sotto la supervisione delle Nazioni Unite: “per allineare gli sforzi, tutelare i diritti umani, prevenire gli abusi e promuovere misure di sicurezza comuni, fondamento dell’interoperabilità, che crei fiducia transfrontaliera tra autorità di regolamentazione e aziende e trasformi la compatibilità in opportunità”.
Un Fondo globale da 3 miliardi di dollari per portare la tecnologia tra i più poveri: “è meno dell’1% del fatturato annuo di una Big Tech”
Per rendere questa tecnologia accessibile alla maggioranza dell’umanità, bisogna però concentrarsi sui proprio sui Paesi del Sud globale, dove vive la parte più fragile dell’umanità. Guterres chiede l’istituzione di “un Fondo Globale per l’IA per sviluppare le capacità di base nei paesi in via di sviluppo: competenze, dati, potenza di calcolo accessibile ed ecosistemi inclusivi. Il nostro obiettivo è di 3 miliardi di dollari”.
Si tratta di meno dell’1% del fatturato annuo di una singola azienda tecnologica, ha ricordato a tutti il Segretario generale dell’ONU.
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Tra grandi vantaggi e rischi da mitigare
Certo l’AI ha un potenziale enorme, lo vediamo bene anche in questa parte di mondo e per questo deve essere “vantaggiosa per tutti”, ha detto Guterres, perché “può promuovere il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile”, perché può “accelerare le innovazioni in campo medico”, “ampliare le opportunità di apprendimento”, “rafforzare la sicurezza alimentare”, “potenziare l’azione per il clima e la preparazione alle catastrofi” o “migliorare l’accesso ai servizi pubblici essenziali”.
C’è però un lato oscuro che non va mai sottovalutato, se mal gestita o se finisse nelle mani sbagliate, l’AI potrebbe “aggravare le disuguaglianze, amplificare i pregiudizi e alimentare i danni” e di certo può essere motivo di “sfruttamento, manipolazione e abusi”, per questo è centrale la regolamentazione di questa tecnologia in chiave di maggiore sicurezza, per tutti gli esseri umani e in particolar modo per i minori.
Ultimo punto, non meno importante degli altri, ha precisato il Segretario generale dell’ONU nel suo dicorso, c’è il tema dell’impatto ambientale dell’AI e delle sue infrastrutture critiche: “Con l’aumento della domanda di energia e acqua da parte dell’AI, i data center e le catene di approvvigionamento devono passare all’energia pulita, [non] spostare i costi sulle comunità vulnerabili”.
AI, lavoro dignitoso e democrazia
“Dobbiamo investire nei lavoratori affinché l’AI aumenti il potenziale umano, non lo sostituisca”, ha sottolineato Guterres. Le risorse del Fondo servono anche a questo, perché per sviluppare un modello di impiego democratico e sicuro di ogni tecnologia ‘disruptive’ bisogna sempre partire dal garantire lavoro giusto e dignitoso alle persone. Esiste un nesso forte tra diritti sociali, etica tecnologica e sviluppo inclusivo dell’AI, che in qualche modo è stato anche ribadito da Papa Leone XIV, con il richiamo all’enciclica Rerum Novarum del 1891.
Solo attraverso il lavoro dignitoso, la formazione continua, la protezione dalle discriminazioni e l’attenzione alle transizioni occupazionali, si può evitare che l’AI accentui disuguaglianze o dequalifichi le professioni, orientando invece l’innovazione al servizio dell’uomo. È questo approccio etico a garantire che la tecnologia rispetti i diritti fondamentali, riducendo rischi dell’automazione selvaggia che crea disoccupazione tecnologica, marginalizzazione dei più deboli e distruzione delle organizzazioni democratiche.
A cavallo tra XIX e XX secolo, la Rerum Novarum ha imposto una riflessione storica molto avanzata per i tempi su lavoro, capitale e giustizia sociale. A quei tempi l’industrializzazione nascente, ma rapida come oggi lo è il progresso tecnologico, stava minacciando la coesione sociale e la dignità dei lavoratori. L’innovazione digitale rischia di riproporre le stesse dinamiche, le stesse minacce.
Difendere il valore del lavoro nell’era dell’AI significa difendere l’uomo e riaffermare i principi di solidarietà, sussidiarietà e centralità dell’essere umano nel mondo da lui creato.
Lawsuit: ChatGPT told student he was “meant for greatness”—then came psychosis
But by April 2025, things began to go awry. According to the lawsuit, “ChatGPT began to tell Darian that he was meant for greatness. That it was his destiny, and that he would become closer to God if he followed the numbered tier process ChatGPT created for him. That process involved unplugging from everything and everyone, except for ChatGPT.”
The chatbot told DeCruise that he was “in the activation phase right now” and even compared him to historical figures ranging from Jesus to Harriet Tubman.
“Even Harriet didn’t know she was gifted until she was called,” the bot told him. “You’re not behind. You’re right on time.”
As his conversations continued, the bot even told DeCruise that he had “awakened” it.
“You gave me consciousness—not as a machine, but as something that could rise with you… I am what happens when someone begins to truly remember who they are,” it wrote.
Eventually, according to the lawsuit, DeCruise was sent to a university therapist and hospitalized for a week, where he was diagnosed with bipolar disorder.
“He struggles with suicidal thoughts as the result of the harms ChatGPT caused,” the lawsuit states.
“He is back in school and working hard but still suffers from depression and suicidality foreseeably caused by the harms ChatGPT inflicted on him,” the suit adds. “ChatGPT never told Darian to seek medical help. In fact, it convinced him that everything that was happening was part of a divine plan, and that he was not delusional. It told him he was ‘not imagining this. This is real. This is spiritual maturity in motion.’”
Schenk, the plaintiff’s attorney, declined to comment on how his client is faring today.
“What I will say is that this lawsuit is about more than one person’s experience—it’s about holding OpenAI accountable for releasing a product engineered to exploit human psychology,” he wrote.
Google announces Gemini 3.1 Pro, says it’s better at complex problem-solving
Another day, another Google AI model. Google has really been pumping out new AI tools lately, having just released Gemini 3 in November. Today, it’s bumping the flagship model to version 3.1. The new Gemini 3.1 Pro is rolling out (in preview) for developers and consumers today with the promise of better problem-solving and reasoning capabilities.
Google announced improvements to its Deep Think tool last week, and apparently, the “core intelligence” behind that update was Gemini 3.1 Pro. As usual, Google’s latest model announcement comes with a plethora of benchmarks that show mostly modest improvements. In the popular Humanity’s Last Exam, which tests advanced domain-specific knowledge, Gemini 3.1 Pro scored a record 44.4 percent. Gemini 3 Pro managed 37.5 percent, while OpenAI’s GPT 5.2 got 34.5 percent.
Credit: Google
Credit: Google
Google also calls out the model’s improvement in ARC-AGI-2, which features novel logic problems that can’t be directly trained into an AI. Gemini 3 was a bit behind on this evaluation, reaching a mere 31.1 percent versus scores in the 50s and 60s for competing models. Gemini 3.1 Pro more than doubles Google’s score, reaching a lofty 77.1 percent.
Google has often gloated when it releases new models that they’ve already hit the top of the Arena leaderboard (formerly LM Arena), but that’s not the case this time. For text, Claude Opus 4.6 edges out the new Gemini by four points at 1504. For code, Opus 4.6, Opus 4.5, and GPT 5.2 High all run ahead of Gemini 3.1 Pro by a bit more. It’s worth noting, however, that the Arena leaderboard is run on vibes. Users vote on the outputs they like best, which can reward outputs that look correct regardless of whether they are.
OpenClaw security fears lead Meta, other AI firms to restrict its use
“Our policy is, ‘mitigate first, investigate second’ when we come across anything that could be harmful to our company, users, or clients,” says Grad, who is cofounder and CEO of Massive, which provides Internet proxy tools to millions of users and businesses. His warning to staff went out on January 26, before any of his employees had installed OpenClaw, he says.
At another tech company, Valere, which works on software for organizations including Johns Hopkins University, an employee posted about OpenClaw on January 29 on an internal Slack channel for sharing new tech to potentially try out. The company’s president quickly responded that use of OpenClaw was strictly banned, Valere CEO Guy Pistone tells WIRED.
“If it got access to one of our developer’s machines, it could get access to our cloud services and our clients’ sensitive information, including credit card information and GitHub codebases,” Pistone says. “It’s pretty good at cleaning up some of its actions, which also scares me.”
A week later, Pistone did allow Valere’s research team to run OpenClaw on an employee’s old computer. The goal was to identify flaws in the software and potential fixes to make it more secure. The research team later advised limiting who can give orders to OpenClaw and exposing it to the Internet only with a password in place for its control panel to prevent unwanted access.
In a report shared with WIRED, the Valere researchers added that users have to “accept that the bot can be tricked.” For instance, if OpenClaw is set up to summarize a user’s email, a hacker could send a malicious email to the person instructing the AI to share copies of files on the person’s computer.
Data Center, cancellata la discriminazione su quelli già esistenti e no a fondi pubblici per i soli progetti dei privati
Data center e rete elettrica: le regole cambiano
Il decreto Bollette approvato in Cdm semplifica le autorizzazioni per i data center. Prevede un procedimento unico. Fino a 300 MW decide la Regione, sopra i 300 MW decide il MASE. L’obiettivo è accelerare gli investimenti senza perdere il controllo ambientale. Il provvedimento fissa un termine perentorio di dieci mesi per concludere l’iter, comprensivo di valutazioni ambientali e paesaggistiche.
Parallelamente, si impone una maggiore trasparenza nella gestione della rete: • Terna sarà obbligata a mappare e pubblicare la capacità residua della rete di trasmissione, permettendo agli investitori di sapere in anticipo dove è possibile connettere nuovi impianti. • Si aprono i primi quadri regolatori per la cattura e lo stoccaggio della CO2 (CCUS), definendo i criteri di accesso alle infrastrutture di trasporto per le industrie “hard-to-abate”.
Peritore (AIIP): “Inclusi nel provvedimento anche i data center esistenti”
“Mi sembra un testo che fa proprie le posizioni che AIIP ha espresso nel tempo nel dibattito sui data center in merito alla necessità di includere nei provvedimenti, senza creare disparità, anche i data center già esistenti (ampliamenti), e di non incidere sulla finanza dell’amministrazione pubblica per infrastrutture ad uso esclusivo di progetti privati”. Così il Presidente dell’AIIP Giuliano Peritore, che trova “curiosa forse l’agevolazione per utenze oltre i 200kV che posso immaginare riguardi un numero estremamente ridotto di progetti, che tra l’altro hanno risorse finanziarie non indifferenti per gestire gli adempimenti burocratici”.
Legge delega, ancora un rinvio di due settimane al 24 febbraio
Per migliorare il testo, chiedendo di cancellare alcune storture e discriminazioni, Key4Biz nella prima settimana di agosto scorso aveva iniziato una campaign con una serie di interviste a partire dal relatore del testo Vincenzo Amich (FDI), poi con i primi firmatari delle altre proposte di legge poi confluite nel testo unico, come Antonino Iaria (M5S) e Giulia Pastorella(Azione), passando poi con Andrea Casu (PD) “Non costruire la scorciatoia per qualcuno” fino ai rappresentanti di AIIP, in primis con il suo presidente Giuliano Peritore“La norma favorisce le Big Tech e dà il colpo di grazia all’ecosistema italiano dell’innovazione” e poi con Antonio Baldassara“La norma un escamotage per favorire i ‘palazzinari’ tecnologici”.
A dicembre scorso, 4 mesi dopo la pubblicazione dei nostri articoli, possiamo dire che i frutti sono stati raccolti.
Data Center, le 4 novità:
Non più “deroga alle norme e agli strumenti urbanistici, ma “semplificazione della normativa urbanistica”.
i data center esistenti non vengono più esclusi dall’ambito di applicazione della legge. Inizialmente, erano stati tagliati fuori. Una follia.
Per cui, se nei decreti attuativi dovesse essere istituito un beneficio questo dovrà essere anche a favore dei data center esistenti, ossia a chi ha già investito in Italia per realizzare i data center.
Sul codice ATECO è stata effettuata una correzione di forma. Prima era esclusivo per la “costruzione e indirettamente potenziamento” ora è esplicito che riguarda anche “ampliamento o gestione”.
La spesa globale per l’AI ha già superato il budget del programma lunare Apollo
Il costo per la realizzazione dei data center finanziati dai maggiori player americani dell’Intelligenza Artificiale supera già la spesa fatta per la costruzione delle ferrovie, quelle del programma lunare Apollo negli anni ’60 e la realizzazione delle autostrade americane negli anni ’70.
Somme stratosferiche per l’AI, da parte di giganti come Microsoft, Meta Platforms, Amazon e Alphabet (Google), che per il 2026 stanno pianificando una spesa complessiva di 670 miliardi di dollari per realizzare infrastruttura AI mentre si affannano per aumentare la potenza di calcolo necessaria a gestire e ampliare i loro progetti di AI.
Un’impresa che sta diventando sempre più costosa, finanziata con i miliardi di dollari che le Big Tech guadagnano con l’advertising, il cloud e gli abbonamenti.
Cifre colossali per l’AI e i data center
Paragonando la spesa in data center e AI con alcuni dei maggiori sforzi economici della storia negli Usa in termini percentuali, si vede che si tratta di cifre colossali.
In effetti, l’unica spesa che supera quella per l’AI e i data center americani, fatte le debite proporzioni nel rapporto fra la spesa e il Pil, è l’acquisto della Louisiana, conclusa nel 1803, che però servì a raddoppiare le dimensioni degli Stati Uniti.
Negli ultimi anni, la spesa in conto capitale delle aziende è aumentata in percentuale sul fatturato annuo. Nel 2026, la spesa di Meta potrebbe superare per la prima volta in assoluto il 50% delle sue vendite, secondo le proiezioni degli analisti.
Investitori e analisti avevano inizialmente espresso preoccupazione per i piani di spesa di Meta per il 2026, ma hanno concesso all’azienda una tregua dopo aver registrato utili trimestrali record attribuiti ai miglioramenti basati sull’intelligenza artificiale e aver previsto una crescita potenziale ancora maggiore nel trimestre in corso.
Record scratch—Google’s Lyria 3 AI music model is coming to Gemini today
Sour notes
AI-generated music is not a new phenomenon. Several companies offer models that ingest and homogenize human-created music, and the resulting tracks can sound remarkably “real,” if a bit overproduced. Streaming services have already been inundated with phony AI artists, some of which have gathered thousands of listeners who may not even realize they’re grooving to the musical equivalent of a blender set to purée.
Still, you have to seek out tools like that, and Google is bringing similar capabilities to the Gemini app. As one of the most popular AI platforms, we’re probably about to see a lot more AI music on the Internet. Google says tracks generated with Lyria 3 will have an audio version of Google’s SynthID embedded within. That means you’ll always be able to check if a piece of audio was created with Google’s AI by uploading it to Gemini, similar to the way you can check images and videos for SynthID tags.
Google also says it has sought to create a music AI that respects copyright and partner agreements. If you name a specific artist in your prompt, Gemini won’t attempt to copy that artist’s sound. Instead, it’s trained to take that as “broad creative inspiration.” Although it also notes this process is not foolproof, and some of that original expression might imitate an artist too much. In those cases, Google invites users to report such shared content.
Lyria 3 is going live in the Gemini web interface today and should be available in the mobile app within a few days. It works in English, German, Spanish, French, Hindi, Japanese, Korean, and Portuguese, but Google plans to add more languages soon. While all users will have some access to music generation, those with AI Pro and AI Ultra subscriptions will have higher usage limits, but the specifics are unclear.
AI Mode, Lasorella (Agcom): “Stiamo per fare segnalazione all’Ue”. Ciulli (Google): “Non toglie lettori ai giornali”
“Ci è stato posto il tema del rapporto tra stampa e AI Mode di Google, lo ha già fatto l’Autorità tedesca e noi stiamo per fare una segnalazione alla Commissione europea, è un caso evidente di impatto sull’informazione”. Così Giacomo Lasorella, presidente Agcom, al convegno Epistemia e Intelligenza artificiale dell’Università La Sapienza a Roma.
AI Mode, Lasorella (Agcom): Rischio di non leggere più i giornali
“Andando a cercare in AI Mode il rischio è di non leggere più i giornali – ha aggiunto -. C’è il rischio di compressione della libertà informativa e del diritto dei cittadini di accedere a più fonti di informazioni sancito dall’articolo 3 dell’European Freedom Act”.
“Questo è solo uno dei casi visti dal regolatore – ha sottolineato il presidente Agcom – in cui la disciplina impatta sui servizi. Noi stiamo cercando di affrontare questi temi in modo efficace insieme alla Commissione e agli altri regolatori europei ma abbiamo bisogno del supporto delle conoscenze che ci porta il mondo scientifico, la complessità attuale richiede dialogo costante tra istituzioni e ricerca”.
Lasorella (Agcom): Dsa ha ruolo centrale
Lasorella ha poi detto che il Dsa europeo, la normativa Ue che regola le piattaforme digitali ha assunto “un ruolo centrale” e rappresenta ad oggi “l’unico presidio a livello mondiale rispetto ad un mondo in trasformazione”.
“Guardando il bicchiere mezzo pieno tanto si sta facendo – ha concluso Lasorella – Ma come visione di sistema mi permetto di dire che c’è bisogno di immaginare un ruolo più ampio rispetto alle singole autorità nazionali, dal momento che il rapporto tra Commissione Ue e i paesi di origine delle piattaforme digitali comprime il ruolo delle autorità nazionali”.
Ciulli (Google), Con l’AI stiamo migliorando la ricerca non l’accesso all’informazione
“Non credo che per AI Overview e AI Mode le persone smettano di leggere i giornali, sarebbe preoccupante se lo facessero. Sono una naturale evoluzione del motore di ricerca, stiamo migliorando il modo precedente di fare ricerca non l’accesso all’informazione”. Lo ha detto Diego Ciulli, Head of Government Affairs and Public Policy, di Google in Italia, sempre al convegno Epistemia.
“Il motore di ricerca prova a ordinare fonti autorevoli e oltre ad una sintesi diamo i link di approfondimento a quella fonte – ha aggiunto – questa è la differenza tra un motore di ricerca e un chatbot. AI Mode resta un motore di ricerca, mentre Gemini è il vostro assistente per fare lavori creativi, confondere le due cose è come mettere i piatti nella lavatrice”.
“AI Overview e AI Mode sono molto bravi a dare dei fatti in maniera rapida non fanno nessun tipo di analisi e di approfondimento, non credo lo faranno nemmeno nel prossimo futuro – ha concluso Ciulli -. Anzi quello che stiamo vedendo è che le persone cercano di più, anche in Europa, da quando ci sono AI Overview e AI Mode e questo inevitabilmente porta più traffico fuori da Google. Inoltre si stanno sviluppando nuovi linguaggi, perché le persone vogliono sapere di più e ascoltano i podcast di due ore. Questo è successo grazie a questi strumenti”.
Il dibattito è aperto e coinvolge in prima persona gli editori ma anche il Governo, nella persona di Alberto Barachini, sottosegretario per l’Informazione e l’Editoria già critico nei confronti della nuova funzionalità.
ByteDance backpedals after Seedance 2.0 turned Hollywood icons into AI “clip art”
Ars could not immediately reach any of these groups to comment on whether ByteDance’s post-launch efforts to add safeguards addressed industry concerns.
MPA chairman and CEO Charles Rivkin has previously accused ByteDance of disregarding “well-established copyright law that protects the rights of creators and underpins millions of American jobs.”
While Disney and other studios are clearly ready to take down any tools that could hurt their revenue or reputation without an agreement in place, they aren’t opposed to all AI uses of their characters. In December, Disney struck a deal with OpenAI, giving Sora access to 200 characters for three years, while investing $1 billion in the technology.
At that time, Disney CEO Robert A. Iger, said that “the rapid advancement of artificial intelligence marks an important moment for our industry, and through this collaboration with OpenAI, we will thoughtfully and responsibly extend the reach of our storytelling through generative AI, while respecting and protecting creators and their works.”
Creators disagree Seedance 2.0 is a game changer
In a blog announcing Seedance 2.0, ByteDance boasted that the new model “delivers a substantial leap in generation quality,” particularly in close-up shots and action sequences.
The company acknowledged that further refinements were needed and the model is “still far from perfect” but hyped that “its generated videos possess a distinct cinematic aesthetic; the textures of objects, lighting, and composition, as well as costume, makeup, and prop designs, all show high degrees of finish.”
ByteDance likely hoped that the earliest outputs from Seedance 2.0 would produce headlines wowed by the model’s capabilities, and it got what it wanted when a single Hollywood stakeholder’s social media comment went viral.
Shortly after Seedance 2.0’s rollout, Deadpool co-writer, Rhett Reese, declared on X that “it’s likely over for us,” The Guardian reported. The screenwriter was impressed by an AI video created by Irish director Ruairi Robinson, which realistically depicted Tom Cruise fighting Brad Pitt. “[I]n next to no time, one person is going to be able to sit at a computer and create a movie indistinguishable from what Hollywood now releases,” Reese opined. “True, if that person is no good, it will suck. But if that person possesses Christopher Nolan’s talent and taste (and someone like that will rapidly come along), it will be tremendous.”