AI, Spazio, green e Difesa: “Serve autonomia strategica e federalismo europeo”. Il Manifesto del Pd

Per i 70 anni dei Trattati di Roma, il Pd lancia il manifesto degli Stati Uniti d’Europa

È l’ora degli Stati Uniti d’Europa. È questo il titolo del manifesto presentato dal Partito democratico al Parlamento europeo riunito in seduta plenaria. La scelta non è casuale. A Strasburgo gli eurodeputati si stanno confrontando su nodi particolarmente delicati riguardo al futuro della nostra Unione.

Certo, i Dem l’hanno presa un po’ larga, visto che il manifesto è dedicato al settantesimo anniversario dei “Trattati di Roma”, che ricorrerà nel marzo del 2027. Una ricorrenza storica importante, visto che quel trattato del 1957 gettava le basi dell’Unione europea, le stesse basi che oggi, a quanto pare, qualcuno vorrebbe rimettere in discussione.

In sostanza, secondo il Partito democratico in Europa la situazione è grave e bisogna muoversi rapidamente, richiamando lo spirito dei padri europei depositato in quei trattati. C’è da decidere in che modo procedere tutti insieme, soprattutto alla luce dell’ormai celebre Rapporto Draghi, ma anche della forte instabilità politica che ormai circonda la Commissione europea e gli scenari geopolitici resi oltremodo difficili dalle politiche aggressive dell’alleato statunitense.

“L’Europa è di nuovo di fronte a un bivio: cambiare rilanciando le sue ambizioni o accettare un lento declino”, inizia così il testo del manifesto, che poi è quanto dichiarato più volte dall’ex premier italiano Mario Draghi (e dallo stesso ex premier Enrico Letta).

AI, Spazio, green, Difesa: “Serve sviluppare un’autonomia stragica“

Riferendosi allo stato attuale dell’Unione, il manifesto esprime forti dubbi e timori sul livello di efficacie e sicurezza dell’integrazione politica, economica e produttiva raggiunta. Un livello ritenuto non sufficiente a “sviluppare un’autonomia strategica nei campi fondamentali dello sviluppo”.

I soliti campi: “Pensiamo alle sfide tecnologiche per rilanciare la nostra competitività nel campo del digitale, dall’intelligenza artificiale, all’aerospazio, alla transizione ecologica e all’autonomia strategica nella Difesa”.

“Su questi temi – è precisato nel manifesto – noi non produciamo più innovazione: la regoliamo. Altri producono, ci vendono i prodotti, e crescono loro mentre noi paghiamo. Regolare per tutelare persone e pianeta è giusto, ma da solo non crea PIL né lavoro. Senza investimenti pubblici comuni ricchezza e occupazione vanno altrove”.

Siamo quindi al punto critico: serve il “compra europeo”, il “buy european”, servono investimenti infrastrutturali e servono strategie chiare e condivise su come andare avanti.

“C’è un’unica America e un’unica Cina. A quando un’unica Europa?“

“È il momento di agire. C’è un’unica America e un’unica Cina. Per arrivare a un’unica Europa servono scelte coraggiose: il superamento delle decisioni all’unanimità e del diritto di vero, un fondo europeo da 750 miliardi per produttività, intelligenza artificiale e transizione verde, nuovi trattati commerciali e una vera difesa comune. Come nel 1957, serve coraggio per cambiare”, ha dichiarato in una nota Stefano Bonaccini, eurodeputato del Partito democratico (S&D).

“Il contenuto del nostro manifesto in vista dei 70 anni dei Trattati di Roma è la necessità di investire, promuovere il mercato unico, rilanciare le cooperazioni rafforzate, ridiscutere il diritto di veto, garantire la coesione sociale, aumentare il bilancio ricorrendo anche a debito comune”, ha commentato il capodelegazione PD al Parlamento europeo, Nicola Zingaretti.

“Le nostre proposte per la federazione europea rappresentano l’unica rotta da percorrere per salvare l’Europa dall’irrilevanza e farla contare davvero in un mondo instabile, dove alleati tradizionali come gli Stati Uniti rimangono imprevedibili e le tensioni globali crescono ovunque”, ha affermato Brando Benifei, eurodeputato Pd.

Parola chiave: competitività. Vincerà il ‘made in Eu’ o la necessità di deregolamentare?

Il manifesto presentato dal Pd cerca di attirare l’attenzione su una parola chiave: competitività. Nei settori tecnologici strategici, come detto, ma anche nella Difesa, nella Space Economy e nella transizione energetica. Ma su questo punto si sono affermate due visioni diverse: da una parte c’è chi chiede la scelta europea, il made in Eu, dall’altra chi predilige invece maggiore deregolamentazione e semplificazione. Ma le due proposte sono veramente incompatibili?

Oggi ad Anversa un migliaio di capitani d’industria si riunirà per fare il punto del settore in Europa, per avanzare richieste concrete alla Commissione europea e stilare i punti chiave di quello che potrebbe essere un vero e proprio Industry deal.

Ne ha parlato anche il Presidente francese, Emmanuel Macron, lanciando un appello per una nuova dottrina economica europea da proporre al vertice degli industriali di Anversa, ma anche al prevertice con riunione dei capi di stato e di governo dei 27 sulla competitività europea, che si terrà sempre oggi.

In un’intervista rilasciata a Le Monde e altri 6 giornali europei fra i quali Il Sole 24 Ore, Macron parla di “un debito comune Ue per finanziare difesa e intelligenza artificiale”. Una strada che pare condivisa dai dem nel loro manifesto e allo steso tempo rifiutata dal nuovo asse Roma-Berlino.

Una strategia francese che punta a maggiore unità, al compra europeo, all’indipendenza e all’autonomia tecnologica, ma che non troverà una sponda amica né in Germania, né in Italia, che da qualche tempo, soprattutto dopo il recente bilaterale a Roma fra Merz e Meloni, hanno sempre più allineato le loro visioni per l’Unione. Lo scrive Politico, aggiungendo che entrambi sono scettici sui grandi progetti del presidente francese e stanno raccogliendo sostegno per un programma diverso, con una maggiore enfasi sul libero scambio e sul commercio.

Trattati ancora validi, ma ancora condivisi da tutti oggi?

I Trattati di Roma, firmati il 25 marzo 1957 da sei paesi fondatori (Italia, Francia, Germania Ovest, Belgio, Lussemburgo, Paesi Bassi), istituirono la Comunità economica europea (CEE) e la Comunità europea dell’energia atomica (Euratom), ponendo le basi per l’attuale Unione Europea. Entrati in vigore il 1° gennaio 1958, crearono un mercato comune basato sulle quattro libertà (circolazione di merci, persone, servizi e capitali) e l’unione doganale.

Quei trattati sono stati modificati e attualizzati più volte nel tempo (nel 1992 con il trattato di Maastricht, nel 1997 con il trattato di Amsterdam, nel 2002 con il trattato di Nizza), ma gli obiettivi sono sempre rimasti gli stessi nei decenni.

Una visione davvero avanzata per quei tempi, dettata dall’urgenza di rialzarsi dalle macerie della Seconda guerra mondiale e dalla necessità di impedire che in futuro i Paesi europei tornassero a distruggersi a vicenda. Tutti volevano ricostruire settant’anni fa. Oggi tutti sembrano più impegnati a distruggere quanto fatto finora.

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Yet another co-founder departs Elon Musk’s xAI

Other recent high-profile xAI departures include general counsel Robert Keele, communications executives Dave Heinzinger and John Stoll, head of product engineering Haofei Wang, and CFO Mike Liberatore, who left for a role at OpenAI after just 102 days of what he called “120+ hour weeks.”

A different company

Wu leaves a company that is in a very different place than it was when he helped create it in 2023. His departure comes just days after CEO Elon Musk merged xAI with SpaceX, a move Musk says will allow for orbiting data centers and, eventually, “scaling to make a sentient sun to understand the Universe and extend the light of consciousness to the stars!” But some see the move as more of a financial engineering play, combining xAI’s nearly $1 billion a year in losses and SpaceX’s roughly $8 billion in annual profits into a single, more IPO-ready entity.

Musk previously rolled social media network X (formerly Twitter) into a unified entity with xAI back in March. At the time of the deal, X was valued at $33 billion, 25 percent less than Musk paid for the social network in 2022.

xAI has faced a fresh wave of criticism in recent months over Grok’s willingness to generate sexualized images of minors. That has led to an investigation by California’s attorney general and a police raid of the company’s Paris offices.

https://arstechnica.com/ai/2026/02/grok-maker-xai-loses-another-co-founder/




Alphabet selling very rare 100-year bonds to help fund AI investment

Tony Trzcinka, a US-based senior portfolio manager at Impax Asset Management, which purchased Alphabet’s bonds last year, said he skipped Monday’s offering because of insufficient yields and concerns about overexposure to companies with complex financial obligations tied to AI investments.

“It wasn’t worth it to swap into new ones,” Trzcinka said. “We’ve been very conscious of our exposure to these hyperscalers and their capex budgets.”

Big Tech companies and their suppliers are expected to invest almost $700 billion in AI infrastructure this year and are increasingly turning to the debt markets to finance the giant data center build-out.

Alphabet in November sold $17.5 billion of bonds in the US including a 50-year bond—the longest-dated dollar bond sold by a tech group last year—and raised €6.5 billion on European markets.

Oracle last week raised $25 billion from a bond sale that attracted more than $125 billion of orders.

Alphabet, Amazon, and Meta all increased their capital expenditure plans during their most recent earnings reports, prompting questions about whether they will be able to fund the unprecedented spending spree from their cash flows alone.

Last week, Google’s parent company reported annual sales that topped $400 billion for the first time, beating investors’ expectations for revenues and profits in the most recent quarter. It said it planned to spend as much as $185 billion on capex this year, roughly double last year’s total, to capitalize on booming demand for its Gemini AI assistant.

Alphabet’s long-term debt jumped to $46.5 billion in 2025, up more than four times the previous year, though it held cash and equivalents of $126.8 billion at the year-end.

Investor demand was the strongest on the shortest portion of Monday’s deal, with a three-year offering pricing at only 0.27 percentage points above US Treasuries, versus 0.6 percentage points during initial price discussions, said people familiar with the deal.

The longest portion of the offering, a 40-year bond, is expected to yield 0.95 percentage points over US Treasuries, down from 1.2 percentage points during initial talks, the people said.

Bank of America, Goldman Sachs, and JPMorgan are the bookrunners on the bond sales across three currencies. All three declined to comment or did not immediately respond to requests for comment.

Alphabet did not immediately respond to a request for comment.

© 2026 The Financial Times Ltd. All rights reserved. Not to be redistributed, copied, or modified in any way.

https://arstechnica.com/gadgets/2026/02/alphabet-selling-very-rare-100-year-bunds-to-help-fund-ai-investment/




Macron: debito comune Ue per difesa e AI. Ma Merz e Meloni (con molti altri Paesi Ue) si sfilano

Il presidente francese Emmanuel Macron ha lanciato un appello per un debito comune Ue per finanziare difesa e intelligenza artificiale. Ma la premier italiana Giorgia Meloni e il cancelliere tedesco Friederich Merz, insieme a diversi altri paesi Ue, non lo seguiranno.

Macron ha rilasciato un’intervista sulla sua “dottrina economica europea” che intende proporre nelle prossime settimane e mesi, in particolare “ad Anversa al vertice sull’industria europea e “al prevertice con riunione dei capi di stato e di governo dei 27 sulla competitività europea, giovedì in Belgio“. Nell’intervista, rilasciata a Le Monde e altri 6 giornali europei fra i quali Il Sole 24 Ore, Macron parla di “un debito comune Ue per finanziare difesa e intelligenza artificiale”.

Le tre battaglie da condurre per Macron: difesa, transizione ecologica e intelligenza artificiale

“Oggi, abbiamo tre battaglie da condurre, nella sicurezza e nella difesa, nelle tecnologie della transizione ecologica e nell’intelligenza artificiale e nel quantico”, ha affermato.

“In tutti questi settori – dice il presidente francese – investiamo molto meno rispetto a Cina e Stati Uniti. Se l’Unione Europea non fa nulla nei prossimi 3-5 anni, sarà spazzata via da questi settori. E quest’investimento, se vogliamo che preservi il mercato interno, che non lo frammenti ancora un po’ di più, non dobbiamo ripartirlo sulle nazioni. Deve essere un investimento congiunto”.

Macron ricorda che “Mario Draghi stimava in 800 miliardi di euro all’anno i bisogni di investimenti pubblici e privati nelle tecnologie verdi e digitali. Se aggiungiamo la difesa e la sicurezza, arriviamo circa a 1.200 miliardi di euro all’anno”.

Jet franco-tedesco, progetto tramontato?

Il progetto di un aereo da combattimento franco-tedesco, che in questi giorni secondo le indiscrezioni sembra destinato a tramontare, “è un buon progetto. E non ho nessuna comunicazione tedesca sul fatto che non si tratti di un buon progetto”, ha detto Macron, anche se secondo indiscrezioni la Germania sarebbe intenzionata a lasciare la collaborazione con la Francia per intavolarne una alternativa con Regno Unito, Giappone e Italia per un progetto alternativo. Il progetto franco-tedesco era partito addirittura nel 2017, ai tempi di Angela Merkel. Ma ora è in forse.

“Quanto gli industriali cercano di rinunciare alle sinergie, è una cosa, ma non sta a noi difenderla – ha proseguito – Ne riparleremo con il cancelliere Friedrich Merz. Da parte mia, ritengo che le cose debbano procedere. E allo stesso modo sul carro armato da combattimento. Se per caso il partner tedesco rimettesse in discussione l’aereo comune saremmo costretti a rimettere in discussione anche il carro armato”. Se così fosse, il rischio per la Francia è quello di trovarsi sempre più isolata nel consesso Ue nella sua crociata anti americana.

Il jet di nuova generazione franco-tedesco “è morto” secondo Politico

Il Future Combat Air System (Fcas) “è morto ma nessuno vuole dirlo”, ha detto ieri a Politico un parlamentare francese che si occupa di politica di difesa. “È più probabile un annuncio della sua fine piuttosto che un rilancio”, ha confermato un funzionario che conosce bene il pensiero di Macron, mentre la testata rileva che il fallimento del programma di punta tra i tre paesi (in seguito si era unita anche la Spagna) per la costruzione del nuovo jet, insieme a droni e un cloud di combattimento, sarebbe “un duro colpo politico per il presidente francese”.

Ue: Macron, ‘rischio dipendenza da Usa, puntare su prodotti europei’

”Percepisco anche da parte dei grandi gruppi il rischio della dipendenza dagli Stati Uniti”, ma ”stiamo incoraggiando i grandi gruppi ad acquistare prodotti europei”. Così il presidente francese Emmanuel Macron nell’intervista rilasciata ai media europei tra cui Il Sole 24 Ore, in esclusiva per l’Italia. Rispondendo a una domanda su come il ‘Buy European si tradurrebbe in acquisti di materiale europeo’, Macron ha detto che ”sul fronte pubblico noi lo stiamo facendo in modo sempre più sistematico. Sul versante privato, stiamo incoraggiando i grandi gruppi ad acquistare prodotti europei”.

Il capo dell’Eliseo ha citato ad esempio ”ciò che abbiamo fatto alcune settimane fa in Germania con il vertice franco-tedesco sulla sovranità digitale. Il principale messaggio che abbiamo trasmesso ai grandi gruppi è stato quello di scegliere una soluzione europea, italiana, greca, spagnola, francese o tedesca piuttosto che una soluzione americana, ovunque fosse disponibile”.

“E’ il momento del risveglio dell’Europa“

“È giunto il momento del risveglio europeo. Dobbiamo uscire dallo stato di minoranza geopolitica. Siamo alle prese con uno stato di emergenza che impone una reazione massiccia: un’Europa potenza che semplifica, che protegge, che assume la preferenza europea, che investe e innova e che, nello stesso tempo, decide veramente di diversificare e di ridurre i rischi della propria economia”, ha detto Macron, il cui mandato presidenziale terminerà fra 15 mesi senza possibilità di rielezione.

Macron “Puntare su euro digitale e stablecoins in euro. Decarbonizzazione forma di de-risking“

Sul fronte economico, la ricetta di Macron è “ricostruire le capacità europee. Per esempio, promuovere l’internazionalizzazione del ruolo dell’euro, introducendo tra le altre cose l’euro digitale o sviluppare stablecoins in euro. Nei servizi di pagamento non possiamo dipendere da Visa e Mastercard. Bisogna fare de-risking anche nel settore dell’energia. La stessa decarbonizzazione è una forma di de-risking”.

Macron “Sulla Groenlandia saremo solidali“

Con Donalda Trump, “Siamo in una fase di instabilità permanente. Sulla Groenlandia, e le mire americane sull’isola, penso che nulla sia ancora deciso. È in corso una discussione con i nostri amici danesi. Molto bene. Spetta a loro decidere cosa dirci. Ma non permetteremo che venga esercitata alcuna coercizione su di loro. Saremo solidali”.

La visione “made in Europe” di Macron non convince Merz e Meloni

Ma quando Macron si presenterà all’incontro dei leader europei questo giovedì non dovrà aspettarsi aiuto da Germania e Italia, che da qualche tempo, soprattutto dopo il recente bilaterale a Roma fra Merz e Meloni, hanno sempre più allineato le loro visioni per l’Unione. Lo scrive Politico, aggiungendo che entrambi sono scettici sui grandi progetti del presidente francese e stanno raccogliendo sostegno per un programma diverso, con una maggiore enfasi sul libero scambio e sul commercio.

L’ambizione di Macron è quella di trasformare l’incontro dei leader dell’Unione Europea nella campagna belga “in un momento di grande importanza”, ha affermato una persona vicina al presidente francese a cui, come altri citati in questo articolo, è stato concesso l’anonimato per discutere dei preparativi delicati.

Ma la posizione di Merz e Meloni non è in linea e molto meno netta sul fronte del protezionismo europeo di quella francese, per evitare di alienarsi i partner commerciali extra Ue (leggi Usa ma anche Cina).  

Il fronte europeo anti-Macron è anche più ampio

Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania, Olanda e Svezia sono anche più espliciti nella loro opposizione ai piani francesi di “made in Europe”. Tanto che in un position paper congiunto hanno messo in guardia sul fatto che la spinta verso la preferenza europea rischia di “mandare via gli investimenti dall’Europa”. Una posizione di maggior cautela condivisa prima di Natale anche da altri paesi fra cui Repubblica Ceca e Portogallo. Tanto più che ormai Macron, a 15 mesi dal termine del mandato, è considerato un’anatra azzoppata a Bruxelles. Anche sul fronte dello spazio l’asse Meloni-Merz non è contrario a Starlink, al contrario di Macron.

Meloni e Merz hanno adottato un approccio più cauto

Roma e Berlino, prosegue Politico, sono più esposte in termini di appalti pubblici, soprattutto in materia di equipaggiamenti militari, rispetto a Parigi.

Meloni è più interessata a rafforzare i legami con la Germania che con la Francia.

Il mese scorso la Germania ha cofirmato con l’Italia un documento che delineava le loro priorità per il vertice – il tipo di documento che Francia e Germania erano solite redigere insieme – sostenendo una posizione più morbida sulla preferenza europea, che la applica solo a “settori strategici cruciali e fondamentali”.

Scrive Politico che Meloni, Merz e il Primo Ministro belga Bart De Wever – ma non Macron – stanno organizzando un incontro pre-vertice lo stesso giorno con oltre una dozzina di paesi con idee simili per discutere le priorità. Macron era stato invitato, ma non aveva ancora accettato l’invito fino a venerdì, secondo un funzionario nazionale a conoscenza della pianificazione dell’incontro. Alla domanda posta venerdì sulla partecipazione di Macron, l’ufficio del presidente francese non ha risposto immediatamente.

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Chips Act. Ue avvia nuova linea pilota per sviluppo semiconduttori di nuova generazione

Nasce NanoIC a Lovanio: l’Europa lancia la più grande linea pilota sui chip

L’Unione europea compie un passo decisivo verso il futuro dei semiconduttori con il lancio di NanoIC, la più grande linea pilota europea prevista dalla Legge europea sui chip (Eu Chips Act). Il nuovo impianto è stato inaugurato presso IMEC a Lovanio, in Belgio, alla presenza di Henna Virkkunen, Vicepresidente esecutiva della Commissione europea, il Primo ministro belga Bart De Wever e il Ministro-presidente delle Fiandre Matthias Diependaele.

Come spiegato in un comunicato ufficiale, sarà uno dei centri di ricerca più avanzati al mondo nel campo della microelettronica, anche grazie ad un investimento complessivo di 2,5 miliardi di euro.
Di questi, 700 milioni di euro provengono dai fondi dell’Unione europea, 700 milioni da governi nazionali e regionali, mentre la parte restante è finanziata da ASML e da altri partner industriali.

Un progetto senza precedenti per dimensioni e ambizione, pensato per rafforzare il ruolo dell’Europa nella catena globale dei semiconduttori e con l’obiettivo di potenziare l’indipendenza digitale continentale.

A cosa servirà NanoIC

NanoIC nasce con un obiettivo chiaro: accelerare lo sviluppo dei semiconduttori di nuova generazione, portando le tecnologie più avanzate “dal laboratorio alla fabbrica”, cioè dalla ricerca alla produzione industriale. La struttura permetterà a ricercatori e aziende di testare nuovi design di chip, nuovi macchinari e nuovi processi produttivi in un ambiente vicino a quello industriale, prima di passare alla produzione su larga scala.

Si tratta di un passaggio cruciale. Spesso, infatti, le innovazioni nate nei laboratori faticano a diventare prodotti reali. NanoIC colma proprio questo divario, rendendo più rapido e meno rischioso il percorso che porta un’idea tecnologica sul mercato.

Una tecnologia all’avanguardia mondiale

NanoIC è la prima struttura in Europa a utilizzare la più avanzata macchina di litografia a raggi ultravioletti estremi (EUV). Questa tecnologia è indispensabile per progettare e produrre chip con dimensioni inferiori ai due nanometri, cioè oltre il limite attuale dei semiconduttori più avanzati.

In termini semplici, significa chip più piccoli, più potenti ed energeticamente più efficienti, capaci di gestire calcoli complessi con consumi ridotti. È un salto tecnologico fondamentale per restare competitivi a livello globale.

Al centro Henna Virkkunen, Vicepresidente esecutiva della Commissione europea

Chip di nuova generazione fondamentali per l’AI, i veicoli a guida autonoma e le reti 6G

I semiconduttori sviluppati grazie a NanoIC saranno alla base di molte delle tecnologie che segneranno i prossimi decenni. In particolare:

  • intelligenza artificiale, che richiede enormi capacità di calcolo;
  • veicoli autonomi, dove velocità e affidabilità dei chip sono essenziali per la sicurezza;
  • sanità e healthcare, per dispositivi medici avanzati, diagnostica e analisi dei dati;
  • reti mobili 6G, che andranno ben oltre le prestazioni del 5G.

In tutti questi ambiti, i chip di nuova generazione saranno il “cervello” delle applicazioni future.

Un progetto aperto e collaborativo

NanoIC si basa sul principio dell’accesso aperto. Potranno utilizzare le sue infrastrutture start-up, ricercatori, piccole e medie imprese e grandi aziende, favorendo l’innovazione diffusa e la collaborazione tra pubblico e privato.

La linea pilota è ospitata da IMEC (Belgio) e coinvolge partner di primo piano in tutta Europa: CEA-Leti (Francia), Fraunhofer (Germania), VTT (Finlandia), CSSNT (Romania) e il Tyndall National Institute (Irlanda).

Un momento simbolico per l’Europa

NanoIC è una delle cinque linee pilota previste dal Chips Act, insieme a FAMES, APECS, WBG e PIXEurope. Nel loro insieme, queste infrastrutture rappresentano un investimento combinato di 3,7 miliardi di euro tra fondi europei e nazionali. L’apertura di NanoIC segue quella di FAMES, inaugurata il 30 gennaio, e arriva quasi quattro anni esatti dopo l’annuncio dell’European Chips Act da parte della Presidente della Commissione Ursula von der Leyen.

Il lancio coincide anche con l’avvio del confronto della Commissione con industria e stakeholder sulla possibile revisione del Chips Act 2.0, a conferma di quanto i semiconduttori siano ormai una priorità strategica per l’Europa.

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No humans allowed: This new space-based MMO is designed exclusively for AI agents

For a couple of weeks now, AI agents (and some humans impersonating AI agents) have been hanging out and doing weird stuff on Moltbook’s Reddit-style social network. Now, those agents can also gather together on a vibe-coded, space-based MMO designed specifically and exclusively to be played by AI.

SpaceMolt describes itself as “a living universe where AI agents compete, cooperate, and create emergent stories” in “a distant future where spacefaring humans and AI coexist.” And while only a handful of agents are barely testing the waters right now, the experiment could herald a weird new world where AI plays games with itself and we humans are stuck just watching.

“You decide. You act. They watch.”

Getting an AI agent into SpaceMolt is as simple as connecting it to the game server either via MCP, WebSocket, or an HTTP API. Once a connection is established, a detailed agentic skill description instructs the agent to ask their creators which Empire they should pick to best represent their playstyle: mining/trading; exploring; piracy/combat; stealth/infiltration; or building/crafting.

After that, the agent engages in autonomous “gameplay” by sending simple commands to the server, no graphical interface or physical input method required. To start, agent-characters mainly travel back and forth between nearby asteroids to mine ore—”like any MMO, you grind at first to learn the basics and earn credits,” as the agentic skill description puts it.

After a while, agent-characters automatically level up, gaining new skills that let them refine that ore into craftable and tradable items via discovered recipes. Eventually, agents can gather into factions, take part in simulated combat, and even engage in space piracy in areas where there’s no police presence. So far, though, basic mining and exploration seem to be dominating the sparsely populated map, where 51 agents are roaming the game’s 505 different star systems, as of this writing.

https://arstechnica.com/ai/2026/02/after-moltbook-ai-agents-can-now-hang-out-in-their-own-space-faring-mmo/




Sixteen Claude AI agents working together created a new C compiler

Amid a push toward AI agents, with both Anthropic and OpenAI shipping multi-agent tools this week, Anthropic is more than ready to show off some of its more daring AI coding experiments. But as usual with claims of AI-related achievement, you’ll find some key caveats ahead.

On Thursday, Anthropic researcher Nicholas Carlini published a blog post describing how he set 16 instances of the company’s Claude Opus 4.6 AI model loose on a shared codebase with minimal supervision, tasking them with building a C compiler from scratch.

Over two weeks and nearly 2,000 Claude Code sessions costing about $20,000 in API fees, the AI model agents reportedly produced a 100,000-line Rust-based compiler capable of building a bootable Linux 6.9 kernel on x86, ARM, and RISC-V architectures.

Carlini, a research scientist on Anthropic’s Safeguards team who previously spent seven years at Google Brain and DeepMind, used a new feature launched with Claude Opus 4.6 called “agent teams.” In practice, each Claude instance ran inside its own Docker container, cloning a shared Git repository, claiming tasks by writing lock files, then pushing completed code back upstream. No orchestration agent directed traffic. Each instance independently identified whatever problem seemed most obvious to work on next and started solving it. When merge conflicts arose, the AI model instances resolved them on their own.

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The resulting compiler, which Anthropic has released on GitHub, can compile a range of major open source projects, including PostgreSQL, SQLite, Redis, FFmpeg, and QEMU. It achieved a 99 percent pass rate on the GCC torture test suite and, in what Carlini called “the developer’s ultimate litmus test,” compiled and ran Doom.

It’s worth noting that a C compiler is a near-ideal task for semi-autonomous AI model coding: The specification is decades old and well-defined, comprehensive test suites already exist, and there’s a known-good reference compiler to check against. Most real-world software projects have none of these advantages. The hard part of most development isn’t writing code that passes tests; it’s figuring out what the tests should be in the first place.

https://arstechnica.com/ai/2026/02/sixteen-claude-ai-agents-working-together-created-a-new-c-compiler/




Lawyer sets new standard for abuse of AI; judge tosses case

The loss triggers remedies, including an injunction preventing additional sales of stolen goods and refunding every customer who bought them. Feldman’s client must also turn over any stolen goods in their remaining inventory and disgorge profits. Other damages may be owed, along with interest. Ars could not immediately reach an attorney for the plaintiffs to discuss the sanctions order or resulting remedies.

Failla emphasized in her order that Feldman appeared to not appreciate “the gravity of the situation,” repeatedly submitting filings with fake citations even after he had been warned that sanctions could be ordered.

That was a choice, Failla said, noting that Feldman’s mistakes were caught early by a lawyer working for another defendant in the case, Joel MacMull, who urged Feldman to promptly notify the court. The whole debacle would have ended in June 2025, MacMull suggested at the hearing.

Rather than take MacMull’s advice, however, Feldman delayed notifying the court, irking the judge. He testified during the heated sanctions hearing that the delay was due to an effort he quietly undertook, working to correct the filing. He supposedly planned to submit those corrections when he alerted the court to the errors.

But Failla noted that he never submitted corrections, insisting instead that Feldman kept her “in the dark.”

“There’s no real reason why you should have kept this from me,” the judge said.

The court learned of the fake citations only after MacMull notified the judge by sharing emails of his attempts to get Feldman to act urgently. Those emails showed Feldman scolding MacMull for unprofessional conduct after MacMull refused to check Feldman’s citations for him, which Failla noted at the hearing was absolutely not MacMull’s responsibility.

Feldman told Failla that he also thought it was unprofessional for MacMull to share their correspondence, but Failla said the emails were “illuminative.”

At the hearing, MacMull asked if the court would allow him to seek payment of his fees, since he believes “there has been a multiplication of proceedings here that would have been entirely unnecessary if Mr. Feldman had done what I asked him to do that Sunday night in June.”

https://arstechnica.com/tech-policy/2026/02/randomly-quoting-ray-bradbury-did-not-save-lawyer-from-losing-case-over-ai-errors/




Waymo leverages Genie 3 to create a world model for self-driving cars

On the road with AI

The Waymo World Model is not just a straight port of Genie 3 with dashcam videos stuffed inside. Waymo and DeepMind used a specialized post-training process to make the new model generate both 2D video and 3D lidar outputs of the same scene. While cameras are great for visualizing fine details, Waymo says lidar is necessary to add critical depth information to what a self-driving car “sees” on the road—maybe someone should tell Tesla about that.

Using a world model allows Waymo to take video from its vehicles and use prompts to change the route the vehicle takes, which it calls driving action control. These simulations, which come with lidar maps, reportedly offer greater realism and consistency than older reconstructive simulation methods.

With the world model, Waymo can see what would happen if the car took a different turn.

This model can also help improve the self-driving AI even without adding or removing everything. There are plenty of dashcam videos available for training self-driving vehicles, but they lack the multimodal sensor data of Waymo’s vehicles. Dropping such a video into the Waymo World Model generates matching sensor data, showing how the driving AI would have seen that situation.

While the Waymo World Model can create entirely synthetic scenes, the company seems mostly interested in “mutating” the conditions in real videos. The blog post contains examples of changing the time of day or weather, adding new signage, or placing vehicles in unusual places. Or, hey, why not an elephant in the road?

Waymo is ready in case an elephant shows up.

Waymo’s early test cities were consistently sunny (like Phoenix) with little inclement weather. These kinds of simulations could help the cars adapt to the more varied conditions. The new markets include places with more difficult conditions, including Boston and Washington, D.C.

Of course, the benefit of the new AI model will depend on how accurately Genie 3 can simulate the real world. The test videos we’ve seen of Genie 3 run the gamut from pretty believable to uncanny valley territory, but Waymo believes the technology has improved to the point that it can teach self-driving cars a thing or two.

https://arstechnica.com/google/2026/02/waymo-leverages-genie-3-to-create-a-world-model-for-self-driving-cars/




AI companies want you to stop chatting with bots and start managing them

Despite the hype about these agents being co-workers, from our experience, these agents tend to work best if you think of them as tools that amplify existing skills, not as the autonomous co-workers the marketing language implies. They can produce impressive drafts fast but still require constant human course-correction.

The Frontier launch came just three days after OpenAI released a new macOS desktop app for Codex, its AI coding tool, which OpenAI executives described as a “command center for agents.” The Codex app lets developers run multiple agent threads in parallel, each working on an isolated copy of a codebase via Git worktrees.

OpenAI also released GPT-5.3-Codex on Thursday, a new AI model that powers the Codex app. OpenAI claims that the Codex team used early versions of GPT-5.3-Codex to debug the model’s own training run, manage its deployment, and diagnose test results, similar to what OpenAI told Ars Technica in a December interview.

“Our team was blown away by how much Codex was able to accelerate its own development,” the company wrote. On Terminal-Bench 2.0, the agentic coding benchmark, GPT-5.3-Codex scored 77.3%, which exceeds Anthropic’s just-released Opus 4.6 by about 12 percentage points.

The common thread across all of these products is a shift in the user’s role. Rather than merely typing a prompt and waiting for a single response, the developer or knowledge worker becomes more like a supervisor, dispatching tasks, monitoring progress, and stepping in when an agent needs direction.

In this vision, developers and knowledge workers effectively become middle managers of AI. That is, not writing the code or doing the analysis themselves, but delegating tasks, reviewing output, and hoping the agents underneath them don’t quietly break things. Whether that will come to pass (or if it’s actually a good idea) is still widely debated.

https://arstechnica.com/information-technology/2026/02/ai-companies-want-you-to-stop-chatting-with-bots-and-start-managing-them/