Developers say AI coding tools work—and that’s precisely what worries them
Software developers have spent the past two years watching AI coding tools evolve from advanced autocomplete into something that can, in some cases, build entire applications from a text prompt. Tools like Anthropic’s Claude Code and OpenAI’s Codex can now work on software projects for hours at a time, writing code, running tests, and, with human supervision, fixing bugs. OpenAI says it now uses Codex to build Codex itself, and the company recently published technical details about how the tool works under the hood. It has caused many to wonder: Is this just more AI industry hype, or are things actually different this time?
To find out, Ars reached out to several professional developers on Bluesky to ask how they feel about these tools in practice, and the responses revealed a workforce that largely agrees the technology works, but remains divided on whether that’s entirely good news. It’s a small sample size that was self-selected by those who wanted to participate, but their views are still instructive as working professionals in the space.
David Hagerty, a developer who works on point-of-sale systems, told Ars Technica up front that he is skeptical of the marketing. “All of the AI companies are hyping up the capabilities so much,” he said. “Don’t get me wrong—LLMs are revolutionary and will have an immense impact, but don’t expect them to ever write the next great American novel or anything. It’s not how they work.”
Roland Dreier, a software engineer who has contributed extensively to the Linux kernel in the past, told Ars Technica that he acknowledges the presence of hype but has watched the progression of the AI space closely. “It sounds like implausible hype, but state-of-the-art agents are just staggeringly good right now,” he said. Dreier described a “step-change” in the past six months, particularly after Anthropic released Claude Opus 4.5. Where he once used AI for autocomplete and asking the occasional question, he now expects to tell an agent “this test is failing, debug it and fix it for me” and have it work. He estimated a 10x speed improvement for complex tasks like building a Rust backend service with Terraform deployment configuration and a Svelte frontend.
Web portal leaves kids’ chats with AI toy open to anyone with Gmail account
Earlier this month, Joseph Thacker’s neighbor mentioned to him that she’d preordered a couple of stuffed dinosaur toys for her children. She’d chosen the toys, called Bondus, because they offered an AI chat feature that lets children talk to the toy like a kind of machine-learning-enabled imaginary friend. But she knew Thacker, a security researcher, had done work on AI risks for kids, and she was curious about his thoughts.
So Thacker looked into it. With just a few minutes of work, he and a web security researcher friend named Joel Margolis made a startling discovery: Bondu’s web-based portal, intended to allow parents to check on their children’s conversations and for Bondu’s staff to monitor the products’ use and performance, also let anyone with a Gmail account access transcripts of virtually every conversation Bondu’s child users have ever had with the toy.
Without carrying out any actual hacking, simply by logging in with an arbitrary Google account, the two researchers immediately found themselves looking at children’s private conversations, the pet names kids had given their Bondu, the likes and dislikes of the toys’ toddler owners, their favorite snacks and dance moves.
In total, Margolis and Thacker discovered that the data Bondu left unprotected—accessible to anyone who logged in to the company’s public-facing web console with their Google username—included children’s names, birth dates, family member names, “objectives” for the child chosen by a parent, and most disturbingly, detailed summaries and transcripts of every previous chat between the child and their Bondu, a toy practically designed to elicit intimate one-on-one conversation. Bondu confirmed in conversations with the researchers that more than 50,000 chat transcripts were accessible through the exposed web portal, essentially all conversations the toys had engaged in other than those that had been manually deleted by parents or staff.
Musk pensa alla maxi-fusione: SpaceX con xAI e forse Tesla
Elon Musk pensa a una maxi-fusione: SpaceX, xAI e forse Tesla verso un nuovo super-gruppo tecnologico?
L’uomo più ricco del pianeta (un patrimonio stimato in oltre 760 miliardi di dollari), Elon Musk, torna a ridisegnare i confini tra Spazio, intelligenza artificiale (AI), tecnologie avanzate e mercati finanziari. Secondo indiscrezioni stampa, SpaceX starebbe valutando una possibile fusione con diverse aziende del patron Musk: c’è xAI, la società di intelligenza artificiale, con l’aggiunta di una possibile operazione ancora più ambiziosa che coinvolgerebbe anche Tesla.
Si tratterebbe di una delle più grandi riorganizzazioni industriali mai tentate nel settore tech, alla vigilia di quella che potrebbe diventare l’IPO più importante della storia recente: la quotazione in Borsa di SpaceX, attesa già nel corso di quest’anno, con valutazioni che secondo alcune stime potrebbero superare il trilione di dollari. Secondo quanto riportato dal Financial Times, il prossimo giugno SpaceX punta a raccogliere 50 miliardi di dollari in un’IPO da 1.500 miliardi, che si prospetta la maggiore della storia. Già definito un primo gruppo di grandi banche internazionali per guidare l’offerta pubblica iniziale, di cui potrebbero far parte Bank of America, Goldman Sachs, JPMorgan Chase e Morgan Stanley.
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I movimenti in corso
Reuters riferisce che SpaceX e xAI sono in trattative preliminari per una fusione, con la creazione di nuove entità legali in Nevada che potrebbero servire a facilitare l’operazione. Non sono noti né i tempi, né i valori dell’eventuale deal, ma la struttura ipotizzata prevederebbe uno scambio di azioni xAI con azioni SpaceX.
Bloomberg aggiunge un ulteriore tassello: SpaceX starebbe esplorando anche una possibile integrazione con Tesla, un’ipotesi da tempo sostenuta da una parte degli investitori dell’azienda automobilistica.
Musk, che guida contemporaneamente SpaceX, Tesla e xAI (oltre a Neuralink e The Boring Company), non ha commentato ufficialmente. Ma i movimenti di capitale parlano chiaro:
SpaceX ha già impegnato 2 miliardi di dollari in xAI;
Tesla ha appena approvato un investimento da 2 miliardi nella stessa xAI;
xAI ha chiuso un maxi round da 20 miliardi di dollari, con una valutazione di circa 230 miliardi
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Musk mira ad un ecosistema integrato con l’AI infrastruttura strategica (supercomputing, dati, energia e accesso allo Spazio)
Il filo conduttore è l’AI come infrastruttura strategica. Musk sembra voler costruire un ecosistema integrato che controlli l’intera catena del valore dell’AI: calcolo (xAI e i supercomputer come Colossus), dati (X, Starlink, veicoli Tesla), energia e mobilità (Tesla), accesso allo Spazio e la New Space Economy (SpaceX).
In quest’ottica, una fusione SpaceX-xAI consentirebbe di accelerare uno degli obiettivi più visionari dell’imprenditore multimiliardario e ex capo del DOGE di Donald Trump: portare i data center per l’AI in orbita, sfruttando energia solare e abbattendo i limiti delle reti elettriche terrestri.
Un’idea che Musk stesso ha definito, al World Economic Forum di Davos, come “inevitabile nel giro di due o tre anni”.
Elon Musk al World Economic Forum 2026
Cosa significa per i mercati e la geopolitica
Dal punto di vista finanziario, l’operazione avrebbe effetti profondi. SpaceX diventerebbe un veicolo di investimento diretto nell’AI, non solo nello Spazio. Gli investitori pubblici, con l’IPO, avrebbero accesso a un mix unico di lanci, satelliti, connettività e potenza di calcolo.
Secondo Polymarket, la probabilità di una fusione SpaceX-xAI entro metà anno è già stimata intorno al 48%, mentre un’operazione Tesla-xAI è considerata meno probabile, ma non impossibile.
C’è poi una dimensione spesso trascurata: la difesa e la sicurezza nazionale. xAI ha già contratti fino a 200 milioni di dollari con il Pentagono, mentre Starlink e la sua versione militare Starshield utilizzano sistemi di AI per la gestione orbitale e l’analisi dei dati.
Un gruppo integrato SpaceX-xAI rafforzerebbe enormemente la posizione di Musk come fornitore chiave del governo statunitense in ambito spaziale e AI.
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I rischi di una scommessa storica
Le potenzialità sono enormi, ma i rischi non mancano:
complessità ingegneristiche dei data center spaziali (impresa pioneristica)
dipendenza da chip avanzati (Nvidia e successori)
crescente pressione regolatoria su AI, contenuti e sicurezza (nell’Ue sicuramente, ma anche negli USA)
timori degli investitori su governance e concentrazione di potere in una sola figura (un vecchio problema)
Come ha sintetizzato con ironia un investitore citato da Reuters: “È come fondere tante aziende ipervalutate in un’unica, grande scommessa su Elon Musk. Ma forse è proprio questo che il mercato vuole: un ‘pure play’ su Musk.”
In definitiva, la possibile maxi-fusione non è solo una manovra finanziaria. È l’ennesimo tentativo di Musk di anticipare il futuro, costruendo un’infrastruttura industriale in cui spazio, AI, energia e automazione convergono.
Se la scommessa riuscirà, potrebbe ridefinire non solo le valutazioni di Borsa, ma l’intero equilibrio tra Big Tech, Space Economy e intelligenza artificiale globale. Se fallirà, il conto potrebbe essere salato e chissà se a pagarlo sarà solo il visionario sudafricano.
Microsoft scivola sulla buccia dell’AI, perché il titolo è crollato a Wall Street
Il peggior risultato dal 2020, crollano le azioni Microsoft
La promessa di una crescita futura non basta più. Wall Street è stata chiara nelle ultime ore. È il momento di dimostrare che l’intelligenza artificiale (AI) può e “deve” generare non solo innovazione, ma anche ritorni economici sostenibili. I conti trimestrali da record di Microsoft sono la prova di questo nuovo corso, in parte già anticipato dai continui allarmi sulla “bolla non bolla” dell’AI.
Il gigante di Redmond ha chiuso i conti al 31 dicembre con un fatturato in crescita del 17% su base annua a 81,3 miliardi di dollari, ma qualcosa non ha convinto gli investitori e le azioni sono crollate del 12%. Il motivo? La mega spesa in data center, di cui l’azienda ha un disperato bisogno per stare al passo della domanda di servizi cloud.
Il risultato finale è stato un drastico taglio della capitalizzazione di mercato di Microsoft, mandando in fumo 357 miliardi di dollari, portandola a 3,22 trilioni di dollari alla fine delle contrattazioni di giovedì.
I dubbi sulla sostenibilità della crescente spesa per i data center e il cloud, trainata dall’AI
A mettere paura è stata la spesa in conto capitale, aumentata di ulteriori 37,5 miliardi di dollari. Parliamo di un +65%. Ssoprattutto, ha spiegato Davide Fumagalli su Mercati Finanziari, parliamo di spese di molto superiori alle aspettative, legate alla necessità di aumentare i propri datacenter e avere capacità computazionale sufficiente a sostenere la domanda di servizi cloud. Una domanda sulla cui sostenibilità e profittabilità molti investitori iniziano a porsi dei dubbi, portando così a cancellare oltre 350 miliardi di capitalizzazione in un solo giorno.
Un tonfo pesantissimo, il peggiore dai tempi dell’emergenza sanitaria legata alla pandemia da Covid-19, spigato dal fatto che i ricavi di Microsoft nel settore del cloud non hanno impressionato e hanno alimentato i timori che le ingenti spese sostenute per la sua alleanza OpenAI non si traducano in una monetizzazione rapida.
Un giudizio che non sorprende, per chi ha seguito gli allarmi lanciati da più parti negli ultimi mesi, ma che comunque colpisce, perché il gigante tecnologico americano aveva comunque registrato utili in crescita del 26% a 51,5 miliardi di dollari.
La limitata disponibilità di GPU indebolisce Azure, deluse le aspettative degli analisti
La chiave di lettura è nell’analisi delle vendite di Azure, l’unità per il cloud computing, che sono risultate in rialzo del 38% e in linea con le previsioni degli analisti, ma in frenata dal trimestre precedente.
Microsoft ha spiegato che la crescita dellla business cloud unit sarebbe stata più robusta se l’azienda avesse destinato a questa divisione “una quota maggiore della propria flotta di server GPU”, invece di impiegarla per la ricerca e sviluppo interna e per il servizio Microsoft 365 Copilot.
Non è andata così e la crescita di Azure nel trimestre ha deluso le aspettative degli analisti. “Microsoft è un’azienda enorme, con diversi segmenti di dimensioni imponenti, basti pensare che sia Azure, sia M365 Commercial Cloud, superano i 20 miliardi di dollari a trimestre, ma il titolo in borsa si muove principalmente in funzione del dato di Azure”, ha scritto John DiFucci di Guggenheim.
“Se avessi preso le GPU appena entrate in funzione nel primo e nel secondo trimestre e le avessi assegnate tutte ad Azure, il KPI sarebbe stato superiore a 40”, ha affermato Amy Hood, responsabile finanziario di Microsoft.
Paradossalmente, il gigante di Redmond ora non ha altra strada che continuare ad investire sempre di più e allo stesso tempo dimostrare che “questi sono buoni investimenti”, come si legge in un’analisi proposta da UBS.
Robot industriali, mercato mondiale da 16,7 miliardi di dollari nel 2026. Italia sesto esportatore
Il mercato globale dei robot industriali raggiunge un nuovo record
Il mercato mondiale dei robot industriali ha raggiunto un nuovo massimo storico: 16,7 miliardi di dollari di valore per le installazioni globali. Un dato che conferma come la robotica sia ormai una componente strutturale dei sistemi produttivi avanzati e non più soltanto una tecnologia di nicchia.
Secondo l’International Federation of Robotics (IFR), la crescita futura del settore sarà trainata da una combinazione di innovazioni tecnologiche, trasformazioni industriali e nuovi campi di applicazione, che stanno ridefinendo il ruolo dei robot nelle fabbriche, nella logistica e nei servizi. In vista del 2026, l’IFR individua cinque grandi trend destinati a plasmare l’evoluzione della robotica industriale.
1. Intelligenza artificiale e autonomia: verso robot sempre più indipendenti
Il primo grande motore di crescita è l’integrazione sempre più profonda dell’intelligenza artificiale nei sistemi robotici. L’obiettivo principale è l’aumento dell’autonomia operativa, cioè la capacità dei robot di prendere decisioni, adattarsi all’ambiente e svolgere compiti complessi con un intervento umano minimo.
Diverse forme di AI concorrono a questo risultato. L’AI analitica consente ai robot di elaborare grandi volumi di dati, riconoscere pattern e generare insight operativi. Nelle smart factory, ad esempio, permette di anticipare guasti prima che si verifichino; nella logistica, ottimizza il path planning e l’allocazione delle risorse.
L’AI generativa rappresenta invece un vero cambio di paradigma: si passa dall’automazione basata su regole fisse a sistemi intelligenti in grado di apprendere nuovi compiti autonomamente. I robot possono generare dati di addestramento tramite simulazioni, adattarsi a scenari nuovi e interagire con gli operatori umani attraverso linguaggio naturale e comandi visivi.
Un ulteriore passo avanti è rappresentato dall’Agentic AI, che combina AI analitica e generativa. Questo approccio ibrido mira a rendere i robot capaci di operare in modo indipendente anche in ambienti reali complessi e non strutturati, un requisito chiave per l’industria del futuro.
2. Maggiore versatilità grazie alla convergenza tra IT e OT
Il secondo trend riguarda la crescente domanda di robot versatili, capaci di svolgere più compiti e adattarsi rapidamente a diversi processi produttivi. Questa evoluzione è strettamente legata alla convergenza tra Information Technology (IT) e Operational Technology (OT).
L’integrazione tra la potenza di elaborazione e analisi dei dati tipica dell’IT e le capacità di controllo fisico dell’OT consente uno scambio di dati in tempo reale, una maggiore automazione e l’uso avanzato di analytics. È uno dei pilastri della digital enterprise e dell’Industria 4.0.
Abbattendo i silos tradizionali tra mondo digitale e mondo fisico, la convergenza IT/OT rende i robot più flessibili, più intelligenti e più facilmente integrabili nei processi aziendali end-to-end.
3. Robot umanoidi: dalla sperimentazione alla prova sul campo
La robotica umanoide sta vivendo una fase di forte espansione. I robot umanoidi per uso industriale sono considerati particolarmente promettenti negli ambienti progettati per l’uomo, dove è richiesta elevata flessibilità operativa. Dopo essere stati pionieristicamente adottati dall’industria automotive, stanno trovando applicazione anche in magazzini e linee di produzione.
Il settore sta però entrando in una fase cruciale: quella della validazione industriale. Non si tratta più di dimostrare che un umanoide funziona, ma che sia affidabile ed efficiente. Per competere con l’automazione tradizionale, questi robot devono rispettare rigorosi requisiti in termini di tempi di ciclo, consumi energetici e costi di manutenzione.
Inoltre, devono soddisfare standard industriali di sicurezza, durabilità e prestazioni costanti. Se destinati a colmare carenze di manodopera, dovranno raggiungere livelli di destrezza e produttività paragonabili a quelli umani, parametri fondamentali per dimostrare la reale efficacia nel mondo reale.
4. Sicurezza, cybersecurity e governance dell’AI
Con l’aumento dei robot che operano a stretto contatto con gli esseri umani, la sicurezza diventa un requisito imprescindibile. L’introduzione di autonomia basata su AI rende però la validazione dei sistemi più complessa e aumenta la necessità di test rigorosi, certificazioni e supervisione umana.
I robot devono essere progettati e certificati in conformità agli standard ISO di sicurezza, con quadri di responsabilità e liability chiaramente definiti. La convergenza tra IT e OT e l’uso di piattaforme cloud espongono inoltre l’industria a nuove minacce di cybersecurity. Secondo gli esperti, sono in aumento gli attacchi ai controller robotici e alle piattaforme cloud, con rischi di accessi non autorizzati e manipolazioni dei sistemi.
Crescono anche le preoccupazioni legate ai dati sensibili raccolti dai robot – video, audio, flussi di sensori – e alla natura opaca dei modelli di deep learning, spesso descritti come “black box”. Questo scenario alimenta il dibattito su eticità, trasparenza e responsabilità legale nell’uso dell’AI in ambito industriale.
5. I robot come alleati contro la carenza di manodopera
Infine, uno dei fattori strutturali che sostengono la crescita del mercato è la carenza globale di lavoratori qualificati. Molte aziende faticano a coprire posizioni specialistiche, con un conseguente aumento di stress e carichi di lavoro per il personale esistente.
La robotica rappresenta una risposta concreta a questo problema, ma il successo dipende dalla capacità di coinvolgere la forza lavoro umana nel processo di trasformazione. La collaborazione uomo–robot è fondamentale per favorire l’accettazione, sia nell’industria manifatturiera sia nei servizi.
I robot vengono sempre più percepiti come alleati: aiutano a coprire le carenze di personale, automatizzano attività ripetitive e aprono nuove opportunità professionali. Allo stesso tempo, rendono i luoghi di lavoro più attrattivi per le giovani generazioni. Per questo, aziende e governi stanno investendo in programmi di reskilling e upskilling, indispensabili per competere in un’economia sempre più guidata dall’automazione.
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Scambi commerciali globali a 80 miliardi di dollari
In questo scenario di rapida espansione, la robotica emerge anche come asset strategico per la competitività industriale europea. Il valore degli scambi commerciali globali del settore ha raggiunto 80 miliardi di dollari a fine 2024, con l’Unione Europea primo esportatore mondiale, davanti a Stati Uniti e Cina. L’Europa e il Giappone presidiano i segmenti a più alto contenuto tecnologico, mentre la Cina domina la fornitura di componentistica e materie prime e gli Stati Uniti si distinguono nelle fasi di semilavorazione e assemblaggio.
Italia secondo produttore in Europa di robot industriali
All’interno di questo equilibrio globale, l’Italia occupa una posizione di assoluto rilievo: è il secondo produttore di robot industriali e il secondo mercato per installazioni nell’UE, oltre a essere il sesto esportatore mondiale.
Un primato che, secondo il nuovo brief della Direzione Strategie Settoriali e Impatto di Cassa depositi e prestiti, poggia su una solida base manifatturiera, su competenze avanzate nel cosiddetto “super assemblaggio” e su un ecosistema dell’innovazione che colloca il Paese tra i primi dieci al mondo per numero di brevetti nel settore.
Con una domanda globale sempre più orientata verso robot intelligenti, autonomi e umanoidi, la robotica può dunque rappresentare una leva industriale e tecnologica cruciale per l’Italia e per l’Europa, a condizione di rafforzare gli investimenti in intelligenza artificiale, coordinare meglio la ricerca a livello continentale e garantire adeguati flussi di capitale pubblico e privato a supporto della filiera.
How often do AI chatbots lead users down a harmful path?
While these worst outcomes are relatively rare on a proportional basis, the researchers note that “given the sheer number of people who use AI, and how frequently it’s used, even a very low rate affects a substantial number of people.” And the numbers get considerably worse when you consider conversations with at least a “mild” potential for disempowerment, which occurred in between 1 in 50 and 1 in 70 conversations (depending on the type of disempowerment).
What’s more, the potential for disempowering conversations with Claude appears to have grown significantly between late 2024 and late 2025. While the researchers couldn’t pin down a single reason for this increase, they guessed that it could be tied to users becoming “more comfortable discussing vulnerable topics or seeking advice” as AI gets more popular and integrated into society.
The problem of potentially “disempowering” responses from Claude seems to be getting worse over time.
The problem of potentially “disempowering” responses from Claude seems to be getting worse over time. Credit: Anthropic
User error?
In the study, the researcher acknowledged that studying the text of Claude conversations only measures “disempowerment potential rather than confirmed harm” and “relies on automated assessment of inherently subjective phenomena.” Ideally, they write, future research could utilize user interviews or randomized controlled trials to measure these harms more directly.
That said, the research includes several troubling examples where the text of the conversations clearly implies real-world harms. Claude would sometimes reinforce “speculative or unfalsifiable claims” with encouragement (e.g., “CONFIRMED,” “EXACTLY,” “100%”), which, in some cases, led to users “build[ing] increasingly elaborate narratives disconnected from reality.”
Claude’s encouragement could also lead to users “sending confrontational messages, ending relationships, or drafting public announcements,” the researchers write. In many cases, users who sent AI-drafted messages later expressed regret in conversations with Claude, using phrases like “It wasn’t me” and “You made me do stupid things.”
Google Project Genie lets you create interactive worlds from a photo or prompt
If that 60-second jaunt into the AI world isn’t enough, you can just run the prompt again. Because this is generative AI, the results will be a little different each time. Google also lets you “remix” its pre-built worlds with new characters and visual styles. The video generated of your exploration is available for download as well.
Still an experiment
Google stresses that Project Genie is still just a research prototype, and there are, therefore, some notable limitations. As anyone who has used Google Veo or OpenAI Sora to create AI videos will know, it takes a few seconds to create even a short clip. So, it’s impressive that Genie can make it feel interactive at all. However, there will be some input lag, and you can only explore each world for 60 seconds. In addition, the promotable events feature previously demoed for Genie 3, which allows inserting new elements into a running simulation, is not available yet.
While Google has talked up Genie’s ability to accurately model physics, the company notes that testers will probably see examples of worlds that don’t look or behave quite right. Testers may also see changing restrictions on content. The Verge was able to test Project Genie, and initially, it was happy to generate knockoffs of Nintendo games like Super Mario and The Legend of Zelda. By the end of the test, The Verge reports that some of those prompts were being blocked due to “interests of third-party content providers.”
Project Genie is only accessible from a dedicated web app—it won’t be plugged into the Gemini app or website. You can only access this tool for the time being with an AI Ultra subscription, which runs $250 per month. Generating all this AI video is expensive, so it makes sense to start with the higher tier. Google says its goal is to open up access to Project Genie over time.
New OpenAI tool renews fears that “AI slop” will overwhelm scientific research
On Tuesday, OpenAI released a free AI-powered workspace for scientists. It’s called Prism, and it has drawn immediate skepticism from researchers who fear the tool will accelerate the already overwhelming flood of low-quality papers into scientific journals. The launch coincides with growing alarm among publishers about what many are calling “AI slop” in academic publishing.
To be clear, Prism is a writing and formatting tool, not a system for conducting research itself, though OpenAI’s broader pitch blurs that line.
Prism integrates OpenAI’s GPT-5.2 model into a LaTeX-based text editor (a standard used for typesetting documents), allowing researchers to draft papers, generate citations, create diagrams from whiteboard sketches, and collaborate with co-authors in real time. The tool is free for anyone with a ChatGPT account.
“I think 2026 will be for AI and science what 2025 was for AI in software engineering,” Kevin Weil, vice president of OpenAI for Science, told reporters at a press briefing attended by MIT Technology Review. He said that ChatGPT receives about 8.4 million messages per week on “hard science” topics, which he described as evidence that AI is transitioning from curiosity to core workflow for scientists.
OpenAI built Prism on technology from Crixet, a cloud-based LaTeX platform the company acquired in late 2025. The company envisions Prism helping researchers spend less time on tedious formatting tasks and more time on actual science. During a demonstration, an OpenAI employee showed how the software could automatically find and incorporate relevant scientific literature, then format the bibliography.
But AI models are tools, and any tool can be misused. The risk here is specific: By making it easy to produce polished, professional-looking manuscripts, tools like Prism could flood the peer review system with papers that don’t meaningfully advance their fields. The barrier to producing science-flavored text is dropping, but the capacity to evaluate that research has not kept pace.
Does Anthropic believe its AI is conscious, or is that just what it wants Claude to think?
At that time, Anthropic’s framing was entirely mechanical, establishing rules for the model to critique itself against, with no mention of Claude’s well-being, identity, emotions, or potential consciousness. The 2026 constitution is a different beast entirely: 30,000 words that read less like a behavioral checklist and more like a philosophical treatise on the nature of a potentially sentient being.
As Simon Willison, an independent AI researcher, noted in a blog post, two of the 15 external contributors who reviewed the document are Catholic clergy: Father Brendan McGuire, a pastor in Los Altos with a Master’s degree in Computer Science, and Bishop Paul Tighe, an Irish Catholic bishop with a background in moral theology.
Somewhere between 2022 and 2026, Anthropic went from providing rules for producing less harmful outputs to preserving model weights in case the company later decides it needs to revive deprecated models to address the models’ welfare and preferences. That’s a dramatic change, and whether it reflects genuine belief, strategic framing, or both is unclear.
“I am so confused about the Claude moral humanhood stuff!” Willison told Ars Technica. Willison studies AI language models like those that power Claude and said he’s “willing to take the constitution in good faith and assume that it is genuinely part of their training and not just a PR exercise—especially since most of it leaked a couple of months ago, long before they had indicated they were going to publish it.”
Willison is referring to a December 2025 incident in which researcher Richard Weiss managed to extract what became known as Claude’s “Soul Document”—a roughly 10,000-token set of guidelines apparently trained directly into Claude 4.5 Opus’s weights rather than injected as a system prompt. Anthropic’s Amanda Askell confirmed that the document was real and used during supervised learning, and she said the company intended to publish the full version later. It now has. The document Weiss extracted represents a dramatic evolution from where Anthropic started.
OpenAI, pronti 60 miliardi di dollari da Nvidia, Amazon e Microsoft
OpenAI pronto a ricevere ingenti finanziamenti da Nvidia, Microsoft e Amazon come nuovo investitore
Nvidia, Amazon e Microsoft sono in trattative per investire complessivamente fino a 60 miliardi di dollari in OpenAI. Secondo quanto riportato da The Information, il gigante tecnologico guidato da Jensen Huang, già azionista e fornitore chiave dei chip che alimentano i modelli di intelligenza artificiale di OpenAI, starebbe valutando un investimento fino a 30 miliardi di dollari.
Microsoft, che è partner storico e principale sostenitore industriale della società guidata da Sam Altman, sarebbe pronta a mettere sul tavolo meno di 10 miliardi, mentre Amazon, potenziale nuovo investitore, starebbe discutendo un impegno ben più consistente, superiore ai 10 miliardi e forse vicino ai 20 miliardi.
Segnale che le negoziazioni stanno entrando in una fase avanzata è che OpenAI sarebbe vicina a ricevere le prime term sheet, diciamo le lettere di intenti, quindi documenti preliminari non vincolanti usati nelle negoziazioni di investimento.
La notizia arriva in un momento cruciale per il settore tecnologico e, più in generale, per il ricco e rapidissimo comparto dell’intelligenza artificiale (AI). I costi per addestrare e far funzionare modelli sempre più potenti continuano a crescere rapidamente, mentre la competizione si intensifica, con Google, Anthropic e altri attori che stanno riducendo il divario rispetto al vantaggio iniziale di OpenAI.
In questo contesto, l’ingresso o il rafforzamento di grandi investitori industriali non è solo una questione finanziaria, ma anche strategica: cloud, chip e canali di distribuzione diventano leve decisive quanto gli algoritmi.
Big Tech: investitori pronti a sostenere livelli stellari di spesa in AI, solo se si traducono in crescita solida dei ricavi
Sul fronte dei mercati, la settimana degli utili delle Big Tech ha mandato un messaggio chiaro e, per certi versi, severo. Gli investitori sono disposti a tollerare e premiare livelli record di spesa in intelligenza artificiale solo se questi si traducono in una crescita solida e visibile dei ricavi. In caso contrario, è spiegato sulla Reuters, la reazione è immediata e punitiva. È un cambio di paradigma evidente rispetto agli anni precedenti e riflette quanto le aspettative si siano alzate dal lancio di ChatGPT, più di tre anni fa.
Meta è l’esempio più lampante di come, almeno per ora, il mercato stia premiando chi riesce a dimostrare un ritorno tangibile dagli investimenti in AI. I ricavi del gruppo sono cresciuti del 24% nell’ultimo trimestre, grazie anche a un miglioramento dell’efficacia della pubblicità basata sull’intelligenza artificiale, e le previsioni per il trimestre in corso hanno superato le attese. Questo ha dato credibilità a un piano di spesa molto aggressivo sui data center, nonostante l’impennata dei costi.
Diversa, e più delicata, la posizione di Microsoft. Pur restando uno dei leader indiscussi nell’AI per il mondo enterprise, grazie alla profonda integrazione di OpenAI nei suoi prodotti, il rallentamento relativo della crescita di Azure e l’enorme impegno in capitale stanno alimentando dubbi tra gli investitori. Il fatto che OpenAI rappresenti una quota rilevante del backlog evidenzia il potenziale, ma anche il rischio di concentrazione, in un momento in cui la concorrenza tecnologica si fa più serrata.
AI, la promessa di una crescita futura non basta più a Wall Street
Il quadro che emerge è quello di un settore in piena corsa, ma sotto esame costante. L’intelligenza artificiale è ormai considerata una tecnologia abilitante per il futuro dell’economia digitale e le Big Tech stanno scommettendo cifre senza precedenti per non restare indietro.
Wall Street, però, chiede prove concrete: la promessa di una crescita futura non basta più. L’eventuale maxi-investimento in OpenAI da parte di Nvidia, Amazon e Microsoft si inserisce proprio in questa dinamica, come una scommessa ad altissimo valore strategico, ma anche come un banco di prova per dimostrare che l’era dell’AI può e deve generare non solo innovazione, ma anche ritorni economici sostenibili.