Trump revives unpopular Ted Cruz plan to punish states that impose AI laws

The FTC chairman would be required to issue a policy statement detailing “circumstances under which State laws that require alterations to the truthful outputs of AI models are preempted by the FTC Act’s prohibition on engaging in deceptive acts or practices affecting commerce.”

When Cruz proposed a moratorium restricting state AI regulation in mid-2025, Sen. Marsha Blackburn (R-Tenn.) helped lead the fight against it. “Until Congress passes federally preemptive legislation like the Kids Online Safety Act and an online privacy framework, we can’t block states from making laws that protect their citizens,” Blackburn said at the time.

Sen. Maria Cantwell (D-Wash.) also spoke out against the Cruz plan, saying it would preempt “good state consumer protection laws” related to robocalls, deepfakes, and autonomous vehicles.

Trump wants Congress to preempt state laws

Besides reviving the Cruz plan, Trump’s draft executive order seeks new legislation to preempt state laws. The order would direct Trump administration officials to “jointly prepare for my review a legislative recommendation establishing a uniform Federal regulatory framework for AI that preempts State AI laws that conflict with the policy set forth in this order.”

House Majority Leader Steve Scalise (R-La.) this week said a ban on state AI laws could be included in the National Defense Authorization Act (NDAA). Democrats are trying to keep the ban out of the bill.

“We have to allow states to take the lead because we’re not able to, so far in Washington, come up with appropriate legislation,” Sen. Jack Reed (D-R.I.), the ranking member on the Armed Services Committee, told Semafor.

In a Truth Social post on Tuesday, Trump claimed that states are “trying to embed DEI ideology into AI models.” Trump wrote, “We MUST have one Federal Standard instead of a patchwork of 50 State Regulatory Regimes. If we don’t, then China will easily catch us in the AI race. Put it in the NDAA, or pass a separate Bill, and nobody will ever be able to compete with America.”

https://arstechnica.com/tech-policy/2025/11/trump-revives-unpopular-ted-cruz-plan-to-punish-states-that-impose-ai-laws/




Cloud, sicurezza informatica e AI al centro dell’evento di Aruba e CSA Italy a Ponte San Pietro

Presentato “The State of Cloud and AI Security 2025” della Cloud Security Alliance (CSA) Italy

Si è svolta all’Auditorium di Ponte San Pietro, all’interno del Global Cloud Data Center di Aruba, la giornata di confronto e networking dedicata alla Community dei Chief Information Security Officer (CISO) di CSA Italy. La crescita delle minacce conferma che la sicurezza informatica è una condizione strutturale dell’economia digitale, da affrontare con strategie condivise e un ruolo sempre più centrale dei CISO e dei provider. Parallelamente, la diffusione di cloud e intelligenza artificiale (AI) apre nuove sfide in termini di sicurezza.

Una centralità strategica confermata da un recente studio della Cloud Security Alliance, “The State of Cloud and AI Security 2025”. Secondo il report, l’82% delle organizzazioni utilizza infrastrutture cloud ibride — di cui il 63% multi-cloud — e il 55% dei workload fa già uso di soluzioni AI, tra le quali il 34% ha segnalato violazioni di sicurezza legate proprio a questa tecnologia di punta.

Secondo lo studio, la gestione delle identità è individuata come il rischio cloud principale, mentre si evidenzia che esiste ancora un gap di competenze nel settore. Servono quindi più formazione, metriche di sicurezza evolute (non solo incidenti passati) e una strategia integrata cloud-AI per far fronte a queste sfide.

Neumarker (Aruba): “Cloud e AI stanno cambiando radicalmente il concetto di sicurezza”

Come ha spiegato David Neumarker, CISO di Aruba: “Cloud e AI stanno cambiando radicalmente il concetto di sicurezza: oggi è una responsabilità condivisa tra fornitore e utilizzatore. In questo quadro, Aruba emerge come uno dei principali provider di cloud europeo, capace di coniugare sicurezza, resilienza e sovranità digitale. Le sue infrastrutture si basano su tre pilastri: dati ospitati in data center interamente su territorio europeo, operation con team operativi locali e tecnologia gestita tramite piattaforme open source, per garantire trasparenza e controllo”.

Da sinistra Alberto Manfredi, Presidente CSA Italy, e David Neumarker, CISO di Aruba

“I data center Tier 4 di Aruba, certificati secondo i più alti standard di resilienza (ACN e AI3), rappresentano il cuore di questa strategia, sostenendo il tessuto industriale e istituzionale italiano ed europeo assicurando una capacità digitale in costante crescita”, ha aggiunto Neumarker.

Aruba non si rivolge solo alle grandi realtà, ha sottolineato il CISO dell’azienda: “Le PMI, spesso limitate da budget e competenze, possono contare sull’esperienza e sulle economie di scala dell’azienda. Grazie a soluzioni di sicurezza avanzate, al supporto normativo e alla collaborazione con l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN), aiutiamo le imprese ad operare in sicurezza, rispettando normative come la NIS2, senza sacrificare agilità e competitività”.

Gli attacchi informatici durante lo scorso anno sono aumentati del 27,4% a livello globale: 3.541 casi rilevati contro i 2.779 dell’anno precedente. In Italia il Rapporto Clusit 2025 segnala una crescita degli incidenti del 15%, di cui l’80% è stato classificato come critico o grave, contro il 50% del 2020.

La stessa AI, però, non rappresenta solo un elemento di criticità per la sicurezza informatica, al contrario è sempre più vista come efficace strumenti di difesa per le aziende. Per questo Aruba ha rafforzato il proprio impegno nel creare una rete di collaborazione tra i professionisti della cybersecurity, favorendo un approccio concreto e coordinato alla protezione dei dati, basato su trasparenza, sovranità digitale e responsabilità tecnologica.

AI arma a doppio taglio. Manfredi (CSA Italy): “Potenzia la cyber defence, ma se non gestita correttamente amplia le superfici di attacco”

“L’AI potenzia fortemente la cyber defense. Ad esempio, sistemi di sicurezza basati su AI/ML permettono di rilevare minacce sconosciute analizzando anomalie e pattern nei dati di rete. La CSA segnala come l’AI renda il threat intelligence predittivo: tramite algoritmi di machine learning si analizzano modelli di attacco storici per prevedere tattiche future degli hacker. L’uso di chatbot e agenti AI nel Security Operations Center può automatizzare l’analisi e l’intervento riducendo tempi di risposta”, ha affermato Alberto Manfredi, Presidente CSA Italy.

Nello stesso tempo, come rilevato dal Report, l’AI comunque se utilizzata in altro modo può introdurre con facilità nuovi vettori di minaccia. Manfredi ha portato alcuni esempi: “L’AI generativa rende possibili truffe di social engineering iper-personalizzate, vedi phishing e BEC avanzati, attacchi di deepfake per impersonare vittime, o malware auto-apprendenti che si adattano all’ambiente. Un dato allarmante: il Report CSA rileva che oltre il 34% delle organizzazioni con carichi di lavoro AI ha già subito una violazione legata all’IA. Ciò evidenzia che, se non gestita correttamente, l’IA può ampliare drasticamente la superficie di attacco, con rischi di trasparenza (black box), bias negli algoritmi e perdita di controllo umano”.

Il messaggio di base che è emerso durante l’incontro di Bergamo è che l’intelligenza artificiale è un’arma a doppio taglio: da un lato potenzia l’efficacia della difesa, ad esempio con analisi predittiva e automazione delle risposte, dall’altro però è anche in grado di amplificare le minacce emergenti. Per questo è fondamentale sviluppare una cultura della responsabilità: regole chiare, standard condivisi e continui aggiornamenti.

Nel primo semestre del 2025, in Italia, quasi il 40% dei circa 900 gravi episodi informatici registrati ha coinvolto direttamente strumenti di intelligenza artificiale generativa.

Phishing e spear-phishing restano le principali modalità di attacco, ma la loro efficacia è potenziata dall’uso massiccio dei modelli linguistici: oltre l’80% delle e-mail di phishing e il 91% delle campagne di spear-phishing sfruttano oggi LLM, mentre il 52% degli attacchi basati su AI utilizza modelli pubblici per generare contenuti o codice malevolo.

Nel primo semestre di quest’anno, infatti, c’è stato un incremento del 47% degli attacchi basati su tecniche di intelligenza artificiale rispetto all’anno precedente ed entro la fine del 2025 gli incidenti cyber guidati da AI possono superare i 28 milioni a livello globale.

Sicurezza “by design”, resilienza, continuità operativa e collaborazione pubblico-privato i pilastri della strategia di Aruba

Riflessioni e numeri che evidenziano l’urgenza di un approccio coordinato alla sicurezza di cloud e AI. La strategia di Aruba si basa su alcuni pilastri, tra cui sicurezza “by design” e resilienza, continuità operativa, servizi gestiti sicuri, collaborazione con la comunità CISO e le Istituzioni.

In termini di approccio “security-by-design”, Aruba progetta le proprie piattaforme con la sicurezza integrata fin dalla fase di sviluppo. La direttiva NIS2 richiede ai fornitori di servizi cloud “piani di continuità operativa robusti, strategie di backup geograficamente distribuite e procedure di disaster recovery”, testate regolarmente.

L’affidabilità del servizio è fondamentale e per questo Aruba garantisce ridondanza, replicazione dei dati e supporto 24/7 per minimizzare i downtime. Ad esempio, infrastrutture data center (in Italia e in Europa) consentono di mantenere attivi i servizi anche sotto attacco o guasto. Questo supporto è parte integrante del modello di servizio, come previsto anche dalle linee guida NIS2.

Il provider italiano propone soluzioni in outsourcing (SaaS, PaaS, IaaS) per i servizi di sicurezza gestiti, con gestione end-to-end della sicurezza. Ciò include servizi di security monitoring, patch management, SOC condiviso e cifratura dati. Il CISO del provider può garantire inoltre che i servizi siano conformi agli standard (ISO 27001, CSA STAR, ecc.).

Fondamentale è anche la collaborazione pubblico-privato, con enti come l’ACN (Agenzia per la Cybersecurity Nazionale), e l’allineamento alle normative europee come DORA e NIS2, che assicurano lo scambio di informazioni sulle minacce (threat intelligence sharing) e lo sviluppo di best practice condivise.

L’AI Safety Initiative di CSA Italy

Tra le diverse iniziative portate avanti da CSA a livello mondiale c’è la “AI Safety Initiative”, che coinvolge esperti nell’elaborare linee guida e strumenti per l’uso sicuro di questa tecnologia. Ad esempio, è stato lanciato “STAR for AI”, il primo framework globale per una governance trasparente e responsabile dell’intelligenza artificiale, basato su controlli allineati agli standard ISO.

CSA sviluppa anche certificazioni come il futuro “TAISE – Trusted AI Safety Expert” e workshop dedicati. L’organizzazione collabora inoltre nel definire policy sull’AI+, partecipando a gruppi di lavoro internazionali e promuovendo best practice per le imprese italiane.

L’obiettivo dell’associazione, come ha spiegato Manfredi, “rimane quello di rendere l’adozione del Cloud ed AI non solo sicura ma responsabile, indirizzando affidabilità, trasparenza, etica, compliance e privacy”.

Nel corso dell’evento, i rappresentanti della CISO Cloud Community hanno poi condiviso esperienze e strategie legate alla governance della sicurezza, alla gestione del rischio e compliance nei contesti cloud ed AI.

A fine giornata c’è stata infine la visita guidata al Global Cloud Data Center di Aruba, una delle infrastrutture più avanzate d’Europa.

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/cloud-sicurezza-informatica-e-ai-al-centro-dellevento-di-aruba-e-csa-italy-a-ponte-san-pietro/556218/




COP30. Giovannini (ASviS): “Attesa per le mosse di Cina e USA, ma il mondo guarda all’Ue”. Che partita giocherà Bruxelles?

È in corso a Belem, in Brasile, la XXX Conferenza delle Parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, più conosciuta con l’acronimo di COP30.
Le principali sfide del summit riguardano la necessità di colmare il divario tra gli impegni e le azioni concrete sul clima, accelerando la decarbonizzazione globale e la transizione energetica, aumentando i finanziamenti climatici, e rafforzando le politiche di adattamento. Temi centrali anche per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030, che abbiamo approfondito con Enrico Giovannini, co-fondatore e direttore scientifico dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), professore ordinario di Statistica economica e Sviluppo sostenibile all’Università di Roma “Tor Vergata”, già ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili del Governo Draghi (febbraio 2021 – ottobre 2022) e del Lavoro e delle Politiche sociali del Governo Letta (aprile 2013 – febbraio 2014).

COP30, che partita sta giocando l’Unione europea?

Key4Biz. Riguardo alla COP30 ultimamente ha scritto: “non è una partita da osservare stando a casa, ma una partita da giocare”. Secondo lei, che partita sta giocando l’Unione europea?

Enrico Giovannini. “Se prendiamo in considerazione i documenti ufficiali approvati dal Consiglio e dalla Commissione europea, sembra una partita analoga a quella che si è già giocata nel passato, in cui l’Europa gioca un ruolo di leadership. Basti pensare a quando, nel 2019, con la nuova Commissione guidata da Ursula von der Leyen, si lanciò il Green Deal, che è un insieme complesso di iniziative per uno sviluppo sostenibile da tutti i punti di vista, con l’obiettivo di diventare neutrali dal punto di vista carbonico entro il 2050, il che non vuol dire che non emetteremo più gas climalteranti, ma che li compenseremo. Quando questo obiettivo fu annunciato, in molti sorrisero, ma successivamente il Giappone, la Corea del Sud, il Sudafrica e altri paesi hanno dichiarato obiettivi analoghi. La Cina, invece, ha preferito posticipare, annunciando il target entro i 2060, l’India ancora dopo, entro il 2070. Ma complessivamente, grazie alla leadership europea, il mondo intero o quasi si è mosso nella direzione della decarbonizzazione, su cui l’Europa ha fatto molti passi avanti, tant’è vero che, secondo le previsioni, entro il 2030 taglieremo le emissioni rispetto al 1990 del 55%, raggiungendo l’obiettivo che ci eravamo prefissati”.

“Nel secondo tempo della partita, però, il vento è cambiato. Ora, una parte dei Paesi dell’Unione europea dice che gli obiettivi fissati al 2040 sono troppo ambiziosi. E anche per il 2050 si è detto: vedremo. In previsione della COP30, i ministri dell’Ambiente dei Paesi dell’Unione, quindi i Governi, hanno detto, va bene, tagliamo le emissioni del 90%, però con un 5% di flessibilità. Ma soprattutto hanno detto che questi obiettivi verranno rivisti ogni due anni in funzione dell’andamento della tecnologia, dei mercati e altre variabili chiave. E questo è un passo indietro enorme, perché lascia libero chiunque, tra due anni, quattro anni, sei anni e oltre, di fare retromarcia sugli impregni presi. Tant’è vero che le imprese stesse stanno dicendo: così introducete un elemento di forte incertezza.
Nel frattempo – ha proseguito Giovannini – altre parti del mondo hanno deciso di accelerare, come Cina, India e Africa, mentre gli Stati Uniti, come sappiamo, hanno cambiato strada. Quindi, se dovessimo giudicare l’Europa dagli impegni assunti, non prenderemmo certo dieci, forse sette e mezzo, e soprattutto non è chiaro se la delegazione europea giocherà alla COP di Belém per vincere o per pareggiare. Al momento non sappiamo nulla, perché le vere negoziazioni sono partite questa settimana”.

Enrico Giovannini, Direttore Scientifico ASviS

Key4Biz. La COP30 mira ad accelerare l’azione climatica, in particolare la decarbonizzazione, attraverso la finanza climatica e il sostegno ai Paesi più vulnerabili. Che effetti avranno le decisioni prese in questi giorni in Brasile sul raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030?

Enrico Giovannini. Un grande conferenza internazionale si è svolta nello scorso luglio a Siviglia sui temi della finanza sostenibile. Gli Stati Uniti non hanno partecipato, ma ciononostante, sono state raggiunte conclusioni interessanti. Ma quando queste ultime sono andate all’Assemblea Generale dell’ONU, chi ha votato contro? Gli Stati Uniti, ovviamente, ma anche Israele e Argentina, guarda caso due Paesi strettamente legati a Washington.
Come prima cosa, bisognerà quindi capire, e questo ce lo diranno i negoziatori quando saranno arrivati alla fine dei lavori, in che modo gli Stati Uniti avranno operato, o disinteressandosi del tema o spingendo, da fuori, i Paesi storicamente alleati a bloccare le conclusioni più ambiziose e poter dire che la COP30 è ormai morta e che quindi è inutile andare avanti per questa strada. Gli esperti della materia sanno bene che gli accordi, non solo della COP30, ma anche di altre conferenze internazionali, risentono molto dei blocchi tra Paesi alleati, non solo dell’azione dei singoli Stati.
Da questo punto di vista, sarà interessante vedere cosa farà la Cina, anche dietro le quinte, perché Pechino, su una serie di tematiche, tra cui quella climatica, è ormai alla guida del cosiddetto Sud globale, non solo dei paesi BRICS (ricordiamoci che alle Nazioni Unite c’è storicamente il “gruppo dei 77, più la Cina”, cioè una coalizione in grado di bloccare le decisioni dell’Assemblea Generale). Dobbiamo ormai renderci conto che questa, come molte altre, è una partita tra colossi dall’esito incerto.
Quello che però è evidente è che molti guarderanno al ruolo dell’Unione europea. Il fatto che Ursula von der Leyen sia voluta andare a Belem, presentando l’accordo sul 90% di tagli delle emissioni climalteranti, è un segnale positivo, ma poi bisognerà vedere quanto l’Unione europea vorrà far valere il suo peso complessivo nei negoziati. L’Ungheria, che recentemente ha cercato una sponda con gli Stati Uniti su vari temi, come si comporterà? Gli altri 9 Paesi, guidati da Polonia e sempre Ungheria, che hanno comunque votato contro il taglio al 90% nel Consiglio europeo, come si comporteranno? L’Unione europea farà rispettare il difficile compromesso raggiunto, o ogni paese andrà per conto suo? Questo è un aspetto politico molto importante e l’esito delle prossime decisioni determinerà come l’Europa sarà vista da fuori. Ovviamente, se 9 Paesi su 27 giocano una partita diversa da quella coerente con la posizione del Consiglio, la credibilità dell’Unione subirà un duro colpo”.

Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione europea

La digitalizzazione alla base dello sviluppo sostenibile

Key4Biz. La Conferenza sul clima in Brasile ha visto il lancio di iniziative come il Green Digital Action Hub, orientate a integrare innovazione tecnologica e sostenibilità. Come valuta l’impatto delle tecnologie verdi nel promuovere uno sviluppo equo e inclusivo?

Enrico Giovannini. “Come scrivevo nel mio libro del 2018, ‘L’utopia sostenibile’, per raggiungere entro il 2030 gli obiettivi di sviluppo sostenibile fissati dall’ONU, servono tre elementi chiave: le tecnologie, la governance dei processi e il cambiamento delle scelte degli individui. Se manca anche uno di questi tre elementi non c’è modo di seguire la strada dello sviluppo sostenibile. In quel libro parlavo soprattutto di tecnologie digitali e di tecnologie per l’energia, ma anche di economia circolare, che a sua volta richiede l’uso di tecnologie digitali, compresi i sensori per recuperare gli scarti e i rifiuti. Parlavo, quindi, di economia ‘digi-circolare’, proprio perché questi due elementi sono inscindibili.
Da allora, grazie alle analisi dell’ISTAT e di altri istituti di ricerca, sappiamo che le imprese italiane che hanno investito simultaneamente su digitale e sostenibilità hanno ottenuto ottimi risultati in termini di sostenibilità, ma anche di profitti, di competitività e di produttività. D’altra parte, pensando alle ultime soluzioni per il risparmio energetico, ma anche per l’agricoltura di precisione e per l’economia circolare, tutte richiedono una forte componente di digitalizzazione”.

[embedded content]

L’AI si sta diffondendo rapidamente, in un mondo in larga parte ancora analogico

Key4Biz. Anche l’intelligenza artificiale che è stata chiamata in causa alla COP30. Il problema è che questa tecnologia ha un forte impatto in termini di consumi energetici ed idrici e di emissioni nocive. Come si inserisce questo fattore così critico nella COP30 e nella stessa Agenda 2030?

Enrico Giovannini. “Anche qui c’è preoccupazione per la velocità con cui l’intelligenza artificiale si sta diffondendo, in un mondo che in gran parte è ancora analogico. Ferma restando la preoccupazione per la privacy e per la concentrazione di poteri crescenti in poche mani, ci sono varie considerazioni da fare. Come per tutte le altre tecnologie, la velocità con cui nuovi sistemi di raffreddamento, di efficientamento energetico, etc. si stanno applicando anche ai datacenter per l’intelligenza artificiale è straordinaria. I primi datacenter non erano progettati per essere efficienti sul piano energetico.
Oggi le cose sono molto cambiate e col passare del tempo avremo un grande efficientamento energetico di queste infrastrutture, ma non c’è dubbio che, nel frattempo, lo sviluppo dell’AI provoca un aumento della domanda di energia a livello globale. C’è da chiedersi, è un aumento sostitutivo o integrativo di altre componenti della domanda?
In tutte le curve di innovazione tecnologica si dice che si segue un andamento in cui si parte lentamente, poi c’è un’accelerazione e quindi si giunge ad una fase più stabile. Per l’intelligenza artificiale non è così: siamo già nella fase di straordinaria accelerazione. Molti pensano che anche qui, come è stato nel passato per altre tecnologie digitali, siamo di fronte ad un hype, ad una bolla che forse è destinata a scoppiare, altri ritengono che l’AI pervaderà tutte le dimensioni della nostra società e dell’economia. Quindi l’incertezza è altissima. Ad esempio, se i sistemi di intelligenza artificiale consentiranno di abbattere drasticamente i consumi ottimizzando la gestione della rete elettrica, quale sarà il risultato finale? lo scopriremo solo vivendo, direbbe Baglioni. Così come l’intelligenza artificiale applicata alla gestione della mobilità di una città, che effetti avrà? Di nuovo, lo scopriremo col tempo.
Rimane di fondamentale importanza, però, che l’investimento per far girare i data center non trascuri l’elemento energetico. Va rifiutata la classica logica dei due tempi: intanto lo faccio con energie sporche, poi mi sposterò su energie pulite. No, oggi la tecnologia consente di impiegare sistemi basati su fonti energetiche rinnovabili a prezzi più bassi rispetto a quelli basati sulle energie fossili. Inoltre, gli accumulatori stanno facendo passi avanti rapidissimi, quindi io mi auguro che anche su questo, come sugli altri fronti, le considerazioni ambientali vengano prese in seria considerazione fin dall’inizio e non solo dopo”.

La XXX Conferenza delle Parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici a Belem, in Brasile

Key4Biz. L’AI offre grandi opportunità e vantaggi, ma ci vuole però del tempo per raggiungere i risultati attesi…

Enrico Giovannini. “In Italia ci sono numerosi datacenter in preparazione. C’è da chiedersi, veramente serviranno tutti questi datacenter? Io non credo. Nei primi anni 2000, io ero il direttore di statistiche dell’OCSE e diffondemmo dati scioccanti sul fatto che all’epoca il commercio elettronico fosse solo lo 0,5% del totale dei consumi. Eppure, tutti parlavano di questo fenomeno come se fosse dominante.
Ovviamente, il fatto che se ne parlasse favorì un enorme investimento in questo settore, i cui frutti arrivarono però 10 anni dopo, quando le vendite online decollarono rapidamente. La caratteristica di questa nuova innovazione tecnologica è la sua pervasività e soprattutto l’impatto sui comportamenti delle imprese, degli individui e della società aumenta a velocità elevatissima”.

Tra COP30 e Agenda 2030, l’Italia da che parte va?

Key4Biz. Quale strada l’Italia deve prendere per dimostrare una maggiore coerenza tra le politiche nazionali e gli impegni internazionali presi a livello COP e dell’Agenda 2030?

Enrico Giovannini. “Dopo la spinta fortissima data dal PNRR alla transizione a fonti energetiche rinnovabili, non è chiaro cosa succederà da qui in avanti. Gli atti assunti dal governo, dal blocco del fotovoltaico a terra agricolo ai decreti che addirittura il TAR ha criticato perché davano troppo potere alle Regioni e dunque impedivano l’accelerazione dell’installazione delle rinnovabili, con il conseguente non rispetto degli impegni assunti a livello europeo, non stanno spingendo nella direzione e con la velocità necessarie.
D’altra parte, il PNIEC, il Piano nazionale integrato per l’energia e il clima, è decisamente inadeguato; il Piano strutturale di bilancio, che disegna la finanza pubblica nei prossimi anni, non prevede uno stimolo all’installazione delle rinnovabili, nonostante i costi altissimi dell’energia.
Quando il PSB, il piano strutturale di bilancio è stato pubblicato a settembre del 2024, come ASVIS facemmo notare che mancavano fondi anche per attuare i regolamenti approvati a livello europeo, per esempio quello sulla Nature Restoration. Sulla Direttiva “Case Green” vedremo cosa sarà inserito nella nuova legge di bilancio, ma al momento c’è pochissimo. E potrei continuare. Quindi, purtroppo, non ci siamo e lo dicono tante imprese, i sindacati e le associazioni scientifiche e di ricerca. Insomma, dobbiamo cambiare marcia e velocità”.

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/cop30-giovannini-attesa-per-le-mosse-di-cina-e-usa-ma-il-mondo-guarda-allue-che-partita-giochera-bruxelles/556179/




Tech giants pour billions into Anthropic as circular AI investments roll on

On Tuesday, Microsoft and Nvidia announced plans to invest in Anthropic under a new partnership that includes a $30 billion commitment by the Claude maker to use Microsoft’s cloud services. Nvidia will commit up to $10 billion to Anthropic and Microsoft up to $5 billion, with both companies investing in Anthropic’s next funding round.

The deal brings together two companies that have backed OpenAI and connects them more closely to one of the ChatGPT maker’s main competitors. Microsoft CEO Satya Nadella said in a video that OpenAI “remains a critical partner,” while adding that the companies will increasingly be customers of each other.

“We will use Anthropic models, they will use our infrastructure, and we’ll go to market together,” Nadella said.

[embedded content]

Anthropic, Microsoft, and NVIDIA announce partnerships.

The move follows OpenAI’s recent restructuring that gave the company greater distance from its non-profit origins. OpenAI has since announced a $38 billion deal to buy cloud services from Amazon.com as the company becomes less dependent on Microsoft. OpenAI CEO Sam Altman has said the company plans to spend $1.4 trillion to develop 30 gigawatts of computing resources.

https://arstechnica.com/ai/2025/11/tech-giants-pour-billions-into-anthropic-as-circular-ai-investments-roll-on/




Microsoft tries to head off the “novel security risks” of Windows 11 AI agents

Microsoft has been adding AI features to Windows 11 for years, but things have recently entered a new phase, with both generative and so-called “agentic” AI features working their way deeper into the bedrock of the operating system. A new build of Windows 11 released to Windows Insider Program testers yesterday includes a new “experimental agentic features” toggle in the Settings to support a feature called Copilot Actions, and Microsoft has published a detailed support article detailing more about just how those “experimental agentic features” will work.

If you’re not familiar, “agentic” is a buzzword that Microsoft has used repeatedly to describe its future ambitions for Windows 11—in plainer language, these agents are meant to accomplish assigned tasks in the background, allowing the user’s attention to be turned elsewhere. Microsoft says it wants agents to be capable of “everyday tasks like organizing files, scheduling meetings, or sending emails,” and that Copilot Actions should give you “an active digital collaborator that can carry out complex tasks for you to enhance efficiency and productivity.”

But like other kinds of AI, these agents can be prone to error and confabulations and will often proceed as if they know what they’re doing even when they don’t. They also present, in Microsoft’s own words, “novel security risks,” mostly related to what can happen if an attacker is able to give instructions to one of these agents. As a result, Microsoft’s implementation walks a tightrope between giving these agents access to your files and cordoning them off from the rest of the system.

Possible risks and attempted fixes

For now, these “experimental agentic features” are optional, only available in early test builds of Windows 11, and off by default. Credit: Microsoft

For example, AI agents running on a PC will be given their own user accounts separate from your personal account, ensuring that they don’t have permission to change everything on the system and giving them their own “desktop” to work with that won’t interfere with what you’re working with on your screen. Users need to approve requests for their data, and “all actions of an agent are observable and distinguishable from those taken by a user.” Microsoft also says agents need to be able to produce logs of their activities and “should provide a means to supervise their activities,” including showing users a list of actions they’ll take to accomplish a multi-step task.

https://arstechnica.com/gadgets/2025/11/new-windows-11-ai-agents-can-work-in-the-background-but-create-new-security-risks/




Google CEO: If an AI bubble pops, no one is getting out clean

Market concerns and Google’s position

Alphabet’s recent market performance has been driven by investor confidence in the company’s ability to compete with OpenAI’s ChatGPT, as well as its development of specialized chips for AI that can compete with Nvidia’s. Nvidia recently reached a world-first $5 trillion valuation due to making GPUs that can accelerate the matrix math at the heart of AI computations.

Despite acknowledging that no company would be immune to a potential AI bubble burst, Pichai argued that Google’s unique position gives it an advantage. He told the BBC that the company owns what he called a “full stack” of technologies, from chips to YouTube data to models and frontier science research. This integrated approach, he suggested, would help the company weather any market turbulence better than competitors.

Pichai also told the BBC that people should not “blindly trust” everything AI tools output. The company currently faces repeated accuracy concerns about some of its AI models. Pichai said that while AI tools are helpful “if you want to creatively write something,” people “have to learn to use these tools for what they’re good at and not blindly trust everything they say.”

In the BBC interview, the Google boss also addressed the “immense” energy needs of AI, acknowledging that the intensive energy requirements of expanding AI ventures have caused slippage on Alphabet’s climate targets. However, Pichai insisted that the company still wants to achieve net zero by 2030 through investments in new energy technologies. “The rate at which we were hoping to make progress will be impacted,” Pichai said, warning that constraining an economy based on energy “will have consequences.”

Even with the warnings about a potential AI bubble, Pichai did not miss his chance to promote the technology, albeit with a hint of danger regarding its widespread impact. Pichai described AI as “the most profound technology” humankind has worked on.

“We will have to work through societal disruptions,” he said, adding that the technology would “create new opportunities” and “evolve and transition certain jobs.” He said people who adapt to AI tools “will do better” in their professions, whatever field they work in.

https://arstechnica.com/ai/2025/11/googles-sundar-pichai-warns-of-irrationality-in-trillion-dollar-ai-investment-boom/




Google unveils Gemini 3 AI model and AI-first IDE called Antigravity

Google has kicked its Gemini rollout into high gear over the past year, releasing the much-improved Gemini 2.5 family and cramming various flavors of the model into Search, Gmail, and just about everything else the company makes.

Now, Google’s increasingly unavoidable AI is getting an upgrade. Gemini 3 Pro is available in a limited form today, featuring more immersive, visual outputs and fewer lies, Google says. The company also says Gemini 3 sets a new high-water mark for vibe coding, and Google is announcing a new AI-first integrated development environment (IDE) called Antigravity, which is also available today.

The first member of the Gemini 3 family

Google says the release of Gemini 3 is yet another step toward artificial general intelligence (AGI). The new version of Google’s flagship AI model has expanded simulated reasoning abilities and shows improved understanding of text, images, and video. So far, testers like it—Google’s latest LLM is once again atop the LMArena leaderboard with an ELO score of 1,501, besting Gemini 2.5 Pro by 50 points.

Gemini 3 LMArena

Credit: Google

Factuality has been a problem for all gen AI models, but Google says Gemini 3 is a big step in the right direction, and there are myriad benchmarks to tell the story. In the 1,000-question SimpleQA Verified test, Gemini 3 scored a record 72.1 percent. Yes, that means the state-of-the-art LLM still screws up almost 30 percent of general knowledge questions, but Google says this still shows substantial progress. On the much more difficult Humanity’s Last Exam, which tests PhD-level knowledge and reasoning, Gemini set another record, scoring 37.5 percent without tool use.

Math and coding are also a focus of Gemini 3. The model set new records in MathArena Apex (23.4 percent) and WebDev Arena (1487 ELO). In the SWE-bench Verified, which tests a model’s ability to generate code, Gemini 3 hit an impressive 76.2 percent.

https://arstechnica.com/google/2025/11/google-unveils-gemini-3-ai-model-and-ai-first-ide-called-antigravity/




With a new company, Jeff Bezos will become a CEO again

Jeff Bezos is one of the world’s richest and most famous tech CEOs, but he hasn’t actually been a CEO of anything since 2021. That’s now changing as he takes on the role of co-CEO of a new AI company, according to a New York Times report citing three people familiar with the company.

Grandiosely named Project Prometheus (and not to be confused with the NASA project of the same name), the company will focus on using AI to pursue breakthroughs in research, engineering, manufacturing, and other fields that are dubbed part of “the physical economy”—in contrast to the software applications that are likely the first thing most people in the general public think of when they hear “AI.”

Bezos’ co-CEO will be Dr. Vik Bajaj, a chemist and physicist who previously led life sciences work at Google X, an Alphabet-backed research group that worked on speculative projects that could lead to more product categories. (For example, it developed technologies that would later underpin Google’s Waymo service.) Bajaj also worked at Verily, another Alphabet-backed research group focused on life sciences, and Foresite Labs, an incubator for new AI companies.

https://arstechnica.com/gadgets/2025/11/with-a-new-company-jeff-bezos-will-become-a-ceo-again/




Oracle hit hard in Wall Street’s tech sell-off over its huge AI bet

“That is a huge liability and credit risk for Oracle. Your main customer, biggest customer by far, is a venture capital-funded start-up,” said Andrew Chang, a director at S&P Global.

OpenAI faces questions about how it plans to meet its commitments to spend $1.4 trillion on AI infrastructure over the next eight years. It has struck deals with several Big Tech groups, including Oracle’s rivals.

Of the five hyperscalers—which include Amazon, Google, Microsoft, and Meta—Oracle is the only one with negative free cash flow. Its debt-to-equity ratio has surged to 500 percent, far higher than Amazon’s 50 percent and Microsoft’s 30 percent, according to JPMorgan.

While all five companies have seen their cash-to-assets ratios decline significantly in recent years amid a boom in spending, Oracle’s is by far the lowest, JPMorgan found.

JPMorgan analysts noted a “tension between [Oracle’s] aggressive AI build-out ambitions and the limits of its investment-grade balance sheet.”

Analysts have also noted that Oracle’s data center leases are for much longer than its contracts to sell capacity to OpenAI.

Oracle has signed at least five long-term lease agreements for US data centers that will ultimately be used by OpenAI, resulting in $100 billion of off-balance-sheet lease commitments. The sites are at varying levels of construction, with some not expected to break ground until next year.

Safra Catz, Oracle’s sole chief executive from 2019 until she stepped down in September, resisted expanding its cloud business because of the vast expenses required. She was replaced by co-CEOs Clay Magouyrk and Mike Sicilia as part of the pivot by Oracle to a new era focused on AI.

Catz, who is now executive vice-chair of Oracle’s board, has exercised stock options and sold $2.5 billion of its shares this year, according to US regulatory filings. She had announced plans to exercise her stock options at the end of 2024.
© 2025 The Financial Times Ltd. All rights reserved. Not to be redistributed, copied, or modified in any way.

https://arstechnica.com/information-technology/2025/11/oracle-hit-hard-in-wall-streets-tech-sell-off-over-its-huge-ai-bet/




FiberCop, oltre la connettività. Edge, Cloud, Digital Twin, AI e 6G per le reti del futuro

Laboratorio FiberCop

Il ruolo crescente dell’infrastruttura in fibra non soltanto per la semplice connettività, ma soprattutto come abilitatore di nuovi servizi digitali. E’ questa la vision di FiberCop, l’operatore wholesale only che considera quindi l’infrastruttura di rete come una piattaforma su cui costruire l’offerta di nuovi servizi a valore aggiunto, basati sul valore del dato e delle nuove ondate tecnologiche. E’ su questo tasto che sta spingendo l’azienda controllata da KKR e partecipata dal MEF, che ha avviato diverse collaborazioni con politecnici, università ed enti di ricerca per lo sviluppo delle nuove tecnologie. Dall’intelligenza artificiale applicata alle reti ai Digital Twin, passando per il quantum computing, la quantum key distribution, all’edge cloud, alla sicurezza e alla standardizzazione del 6G.

Massimo Sarmi: “Reti Tlc sempre più integrate con il mondo del web”

Massimo Sarmi, Presidente e Amministraztore deleagato di FiberCop, ha illustrato il ruolo dell’azienda per l’Economia Digitale Italiana. “La convergenza tra trasporto, archiviazione ed elaborazione dei dati. Le reti di telecomunicazioni stanno oggi entrando in una fase di profonda trasformazione tecnologica, caratterizzata da una sempre maggiore immersività e ubiquità delle nuove applicazioni. Le reti di telecomunicazioni dovranno sempre di più essere in grado di fornire risposte e dovranno essere in grado di fornirle in tempo reale. In questa prospettiva, nel prossimo futuro le reti dovranno farsi carico di svolgere nuovi compiti e acquisiranno nuove funzionalità capaci di integrare al proprio interno trasporto, archiviazione ed elaborazione dell’informazione. Reti che uniscono trasporto, archiviazione ed elaborazione dei dati spingeranno inevitabilmente verso una maggiore integrazione tra il mondo delle telecomunicazioni e quello del web. Non si tratterà soltanto di una sovrapposizione di ruoli, ma verosimilmente di un’evoluzione che porterà ad una ‘pianificazione congiunta’ dei futuri nodi di intelligenza distribuita. In questi sviluppi, grazie alla sua rete capillare, alle centrali distribuite su tutto il territorio nazionale e al suo ruolo di fornitore di infrastrutture e servizi digitali per tutti gli operatori retail, FiberCop si pone come punto di aggregazione naturale delle diverse esigenze dei diversi player dell’ecosistema digitale”.

Le professioni del futuro   

FiberCop si avvale quindi dell’ecosistema delle competenze per lo sviluppo di nuove soluzioni per fare ricerca ma anche formazione, con l’attività di disseminazione nelle università svolta in prima persona dagli esperti dell’azienda per formare le professioni del futuro. Fra le principali collaborazioni in essere con alcune delle eccellenze accademiche del Paese si ricordano quella con il Politecnico di Torino, il Politecnico i Milano e il CNIT (Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Telecomunicazioni). E ancora, sempre nell’ambito del CNIT, i progetti avviati insieme alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa sui Digital Twin applicati alla fibra per il controllo delle reti, e quello sulla steganografia, per la sicurezza delle reti. Inoltre, i progetti avviati con il WiLab di Bologna, che riguarda in particolare l’applicazione dell’Edge computing all’industria 4.0, per far evolvere le centrali di FiberCop verso servizi digitali sempre più avanzati. E ancora, l’accordo siglato da FiberCop e CNIT fa seguito alla collaborazione nata in seno alla Fondazione RESTART, con il più importante programma di ricerca sulle telecomunicazioni finanziato con i fondi del PNRR. FiberCop è protagonista della standardizzazione del 6G in seno al 3 GPP per valorizzare l’ecosistema digitale italiano.   

Di seguito le analisi raccolta da Key4Biz

Maurizio Dècina (Politecnico di Milano): “La rete FiberCop grande opportunità per l’Edge Computing“

Maurizio Dècina

Maurzio Dècina, Ingegnere elettronico e Professore Emerito al Politecnico di Milano, punta sull’Edge Computing. “Nel settore delle telecomunicazioni, l’Edge Computing è un abilitatore tecnologico per migliorare le prestazioni di rete, offrire nuovi servizi e supportare l’evoluzione verso il 5G e il 6G. La rete di FiberCop con circa 4mila centrali locali a regime sparse per tutto il Paese si presenta come una grande opportunità per ospitare piattaforme di Edge Computing”.

I servizi abilitati da queste piattaforme sono numerosi: ne cito qui i principali.

  • Content Delivery & Caching: distribuzione dei contenuti con bassa latenza e alta qualità dell’esperienza.
  • Acceleratori di protocollo: riducono il carico sulla rete e migliorano l’efficienza della trasmissione.
  • Realtà aumentata e virtuale (AR/VR) per esperienze immersive e reattive.
  • Gaming online: riduzione della latenza per una maggiore competitività.
  • Servizi aziendali: gestione centralizzata e sicura dei dati aziendali, con supporto per applicazioni mission-critical.
  • Gateway IoT per gestione e smistamento dei dati in tempo reale: per il monitoraggio ambientale con grandi volumi di dati; per l’industria: automazione e controllo con latenza ultra-bassa; per il controllo di droni: navigazione autonoma e risposta immediata, ecc.”.

Antonio Capone (Politecnico di Milano e RESTART): “FiberCop operatore wholesale only guarda anche al software per le reti”

“Le nuove collaborazioni tra FiberCop e il mondo universitario rappresentano un segnale significativo della vivacità di iniziativa e della spinta verso l’innovazione che si è generata con la nascita di un operatore wholesale only”. Così ci spiega Antonio Capone, Professore del Politecnico di Milano e coordinatore scientifico di RESTART. “Recentemente, FiberCop ha avviato accordi di collaborazione con il CNIT e con il Politecnico di Milano su un ampio spettro di tematiche: non solo lo sviluppo delle tecnologie ottiche, ma anche l’evoluzione delle piattaforme software dell’infrastruttura di rete.

Queste piattaforme costituiscono un elemento di forte discontinuità rispetto al passato, perché espongono un’interfaccia tra rete e servizi che prima era nascosta all’interno dell’operatore verticalmente integrato. Oggi, invece, diventano uno strumento che abilita nuovi servizi da parte dei gestori dell’infrastruttura.

Si va dai digital twin per il monitoraggio e l’ottimizzazione del funzionamento della rete, alle interfacce programmabili che consentono di offrire servizi su misura per diverse service company, fino a sistemi di monitoraggio dell’infrastruttura utili alle autorità pubbliche per orientare le politiche di sviluppo territoriale”.

La collaborazione con il CNIT

FiberCop, come detto, collabora attivamente con il CNIT, il Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Telecomunicazioni, su diversi filoni di ricerca. Le attività rientrano sia in iniziative nazionali, come il programma RESTART, sia in progetti europei come SEASON e ALLEGRO.

L’obiettivo è sviluppare soluzioni innovative per l’evoluzione delle infrastrutture di rete e per le tecnologie che caratterizzeranno le reti del futuro legate al 6G. Ne parla per la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa Filippo Cugini, che in CNIT a Pisa è Responsabile di Settore di Ricerca (Head of Research Sector). È anche affiliate researcher con la Scuola Superiore Sant’Anna.

Filippo Cugini (Scuola Superiore Sant’Anna): ‘Gemello Digitale della rete FiberCop per simulare scenari complessi e manutenzione predittiva’

“Le attività svolte nell’ambito di SEASON hanno generato idee e soluzioni prototipali che hanno portato all’avvio di un progetto dedicato al Gemello Digitale della rete di telecomunicazioni. Questo Gemello Digitale è una replica virtuale molto accurata della rete e dei principali apparati che la compongono, come router, sistemi di trasporto e nodi di commutazione ottica. Attraverso questa replica digitale è possibile simulare scenari complessi, prevedere il comportamento della rete reale e analizzare in anticipo l’impatto di nuove configurazioni, in un ambiente sicuro e controllato”, ci ha spiegato il Prof. Cugini.

“Nel progetto, coordinato dal Prof. Andrea Sgambelluri, il Gemello Digitale integra strumenti di intelligenza artificiale in grado di interpretare i dati raccolti dalla rete, riconoscere situazioni ricorrenti, individuare tempestivamente eventuali anomalie e formulare previsioni sull’evoluzione del traffico e sul funzionamento degli apparati. Questa capacità permette di ridurre i tempi necessari per attivare nuovi servizi e di valutare configurazioni che migliorano l’efficienza energetica, identificando le soluzioni che consentono un impiego più razionale delle risorse della rete”, prosegue Cugini.

“L’attività comprende la progettazione dell’architettura del modello digitale, la definizione dei dati necessari per mantenerlo aggiornato, la realizzazione progressiva dei componenti software e la loro validazione in scenari di rete sperimentali. Questo approccio permette di esplorare applicazioni molto rilevanti per FiberCop, che vanno dalla più rapida attivazione di servizi innovativi ad alte prestazioni alla manutenzione predittiva, dalla gestione ottimizzata del traffico fino alla valutazione preventiva di possibili modifiche o ampliamenti dell’infrastruttura”.

‘Steganografia per potenziare la sicurezza delle reti ottiche’

Passando al tema sicurezza, il Prof Cugini racconta un altro progetto. “Anche le attività sviluppate nel progetto ALLEGRO hanno generato idee e soluzioni prototipali che vengono ora ulteriormente sviluppate in un progetto dedicato allo studio della steganografia nelle reti ottiche. Le reti ottiche trasportano informazioni ad elevata capacità ed è fondamentale garantirne la sicurezza. La steganografia rappresenta una tecnica avanzata e promettente che consente di nascondere un messaggio sotto al livello del rumore presente nel sistema, rendendo sostanzialmente impossibile individuare e decrittografare l’informazione nascosta. Si tratta di un approccio complementare alla crittografia classica digitale e particolarmente utile nei contesti in cui siano richiesti livelli di sicurezza fisici atti ad incrementare la robustezza dell’intero sistema.

Nel progetto, seguito dal Prof. Luca Potì, l’attività prevede l’analisi del comportamento della steganografia applicata ai segnali ottici, la valutazione dei requisiti tecnici necessari per una possibile applicazione operativa e la progettazione delle caratteristiche di un software di simulazione capace di emulare queste tecniche in scenari realistici”.

Roberto Verdone (WiLab): “Nel 2025 Digital Twin per reti in ambito industriale, nel 2026 sarà la volta dell’edge cloud”

Il Professor Roberto Verdone, PhD, Professore, DEI, Università di Bologna e Direttore del WiLab di Bologna, CNIT, ha parlato della collaborazione con FiberCop in ambito industria 4.0, per far evolvere le centrali dell’operatore verso servizi digitali sempre più avanzati: “Sono felice della collaborazione instaurata tra CNIT/WiLab e FiberCop, che si consoliderà nel 2026 con una ulteriore linea di studio – ha detto a Key4Biz Verdone – Nel 2025, nell’ambito del programma RESTART finanziato dal PNRR, WiLab e FiberCop hanno collaborato definendo con altri partner una architettura di Digital Twin per reti di comunicazione in ambito industriale; l’attività ha prodotto una prima demo calata in un contesto di impianto industriale con robot mobili. Nel 2026, sempre con riferimento ad applicazioni industriali, WiLab supporterà l’azienda nello studio di tecnologie edge, per identificare quali specifici casi d’uso richiedono l’impiego di risorse all’edge e quali possono basarsi su tecnologie centralizzate di cloud. La collaborazione contribuirà allo sviluppo di competenze utili al progresso del Paese ed al rafforzamento della leadership italiana nel settore della manifattura meccanica”.

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/fibercop-oltre-la-connettivita-edge-cloud-digital-twin-ai-e-6g-per-le-reti-del-futuro/555505/