Data center, infrastrutture critiche per lo sviluppo dell’AI in Italia. Previsti 21 miliardi di investimenti in cinque anni (Report IDA)

Il mercato italiano dei data center è cresciuto del 6% nel 2024 per un totale di 287 MW, ma nel 2025 si stima una crescita ulteriore di 110 MW e di quasi 250 MW nel 2026. Nei prossimi 3 anni sono previsti investimenti per più di 21 miliardi di euro.

Lo scrive IDA (Italian Datacenter Association) nel suo report sui Data Centers in Italia, presentato ieri a Roma alla presenza fra gli altri del ministro Adolfo Urso (Mimit) e di Gilberto Pichetto Fratin (Mase) che in video è interventuo sul DL Energia, in dirittura d’arrivo, con misure ad hoc per la semplificazione energetica del settore.

Un’accelerazione nella crescita sottolineata dal presidente di IDA, Sherif Rizkalla, secondo cui nel 2028 l’Italia supererà la soglia critica del Gigawatt, con un obiettivo stimato in 1,2 GW, in linea con l’accelerazione degli investimenti.

Data Center, quanti investimenti?

A spingere il mercato, gli investimenti dei grandi hyperscaler e non. Gli annunci da oltre un miliardo di investimenti sono diversi.

Ad aprile 2024 Data4 ha annunciato un miliardo di investimenti in un campus a Vittuone, vicino a Milano. Mil02 sarà composto da 8 data center.

A Maggio 2024 Apto ha annunciato il più grande campus di data center del paese, sempre vicino a Milano, a Lachiarella.

A maggio 2025 AWS ha annunciato investimenti per 1,2 miliardi per ampliare la sua regione cloud nella Regione di Milano.

A Gennaio 2025 Microsoft ha raddoppiato gli investimenti in data center in Italia, portandoli a 10 miliardi.

A Febbraio Eni ha annunciato la costruzione di data center da 1 GW pronti per l’AI, il primo dei quali sarà realizzato a Ferrera Erbognone.

C’è da dire che l’80% dei data center italiani si trova nell’area di Milano, il che ha spinto il ministro Urso ad auspicare una sorta di “redistribuzione geografica” delle strutture per evitare la saturazione e problemiatiche di carattere energetico.

Investimenti complessivi, come detto, per 21 miliardi nei prossimi 3 anni in Italia, una somma di tutto rispetto per quanto in Spagna, ad esempio, AWS abbia da poco annunciato un investimento complessivo di 14 miliardi.

Rizkalla (IDA): ‘Data center infrastruttura critica per il futuro dell’Italia a sostegno dell’AI’

Il presidente di IDA Sherif Rizkalla individua tre sfide fondamentali per il settore: la prima è quella normativa: “serve un quadro chiaro su tempi e prerequisiti, per non fare la fine dell’Olanda”. La seconda è quella energetica: “Per ora il panorama in Italia è tranquillo, ma bisogna diversificare le fonti a 5 anni. L’esempio negativo da non seguire è l’Irlanda, dove il 18% del consumo nazionale sulla rete elettrica arriva dai data center. E’ troppo”. La terza è la sfida delle skills, dei talenti da sviluppare in Italia. Per risolvere i nodi, IDA collabora con MIMIT e MASE, mentre il 16 ottobre con Data Center Day aprirà le porte dei data center agli studenti.

Urso: ‘L’Italia sui data center può dire la sua’

“L’Italia – ha sottolineato il ministro delle Imprese, Adolfo Urso intervenuto alla presentazione del Rapporto – ha le condizioni per poter dire la sua. Abbiamo una rete energetica fra le più performanti al mondo, una infrastruttura in fibra ottica solida che sta migliorando, una importante infrastruttura di cavi sottomarini. Non siamo stati un grande attore per l’energia del passato, potremmo esserlo per questa “energia del futuro”. Alla partita sta partecipando anche il pubblico con il Polo Strategico Nazionale.

A favore dell’Italia anche la grande quantità di cavi sottomarini che arrivano sulle nostre coste, aggiunge Urso, che ricorda Palermo come prossimi hub del Mediterraneo per la rotta che arriva dall’Africa.

Le videoinyerviste di Key4Biz a Pastorella, Mollicone e Rizkalla

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AI, Urso: “Fiducioso che una delle gigafactory europee sarà in Italia”

“Abbiamo messo insieme in un unico progetto le proposte che erano state fatte da tre attori italiani e, unificando i progetti, riteniamo che questo sia più performante di altri. Anche in questo caso l’Italia ha dimostrato di agire come un sistema paese e questo è un punto di vantaggio e sono molto fiducioso che una delle gigafactory sia assegnata all’Italia“, aggiunge Urso. “E’ verosimile che sia coinvolta una regione meridionale”, ha aggiunto Urso riferendosi al bando europeo che prevedere la costruzione di cinque Gigafactory AI in Europa.

Pichetto Fratin: ‘Interverremo nel DL Energia per semplificare i procedimenti’

È chiaro, però, che anche la sfida sul fronte energetico e della sostenibilità è un aspetto centrale dello sviluppo del settore. Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, intervenuto in video all’evento Ida, l’ha ricordato: “Interverremo con il nuovo decreto legge energia per semplificare l’iter dei permessi rendendoli più semplici e rapidi”.

“Sul piano delle autorizzazioni – ha sottolineato Laura D’Aprile, capo dipartimento per lo Sviluppo Sostenibile del Mase – il Ministero ha proposto, all’interno del decreto legge energia, un iter semplificato ed accelerato che prevede un procedimento di autorizzazione unica da concludersi entro dieci mesi dalla verifica della completezza della documentazione, con termini dimezzati per le valutazioni di impatto ambientale, fatte salve le procedure semplificate già vigenti per gli investimenti di interesse strategico nazionale”.

Sarebbe un bel salto in avanti visto che i tempi medi per una autorizzazione oggi va dai 4 ai 7 anni. Uno degli obiettivi, infine, è inserire i data center nel novero dei settori energivori.

Nobile (Agid): ‘Ai No Data Center rispondere con i numeri’

Mario Nobile, direttore generale di AgID, ha ricordato che le resistenze sul territorio dei No Data center (che riecheggiano in qualche modo i No 5G e i No Tav) sono diffuse. Come rispondere? Dalle indagini svolte a livello internazionale emerge che, per “servire un pianeta con 8,2 miliardi di abitanti, serviranno data center con una potenza complessiva di 300 gigawatt. Oggi siamo a 60, in gran parte basati negli Usa e in Cina. In Italia siamo tra 500 megawatt e un giga. C’è un enorme spazio di crescita e, infatti, i Paesi del Golfo stanno investendo massicciamente in questo campo. Non possiamo tirarci indietro davanti a un’opportunità che è anche un’esigenza, visto che tutti consumiamo potenza dei data center con i nostri smartphone o scaricando un film, usando lo streaming”. E se è vero che queste infrastrutture consumano energia e producono calore, per Nobile bisogna guardare al risultato finale: “i forti cali di consumi energetici nei trasporti, il miglioramento delle cure mediche, la riduzione delle emissioni dell’industria e l’aumento dell’efficienza dell’agricoltura che deriveranno da un uso diffuso dell’intelligenza artificiale alimentata dai data center”.

Tlc, Di Raimondo (Asstel): Tlc e Data center alleati per la filiera italiana dei talenti

“Le reti di telecomunicazioni costituiscono le fondamenta invisibili della digitalizzazione. Se vogliamo che l’Italia diventi davvero un hub digitale attrattivo, dobbiamo investire sulle competenze, rafforzare le sinergie tra pubblico e privato e creare condizioni che consentano di trattenere e attrarre i talenti” – ha dichiarato Laura Di Raimondo, Direttore Generale di Asstel – Assotelecomunicazioni, intervenendo al Symposium 2025, organizzato da IDA, nel panel “Costruire il capitale umano dei Data Center: formare oggi i professionisti di domani”.

Di Raimondo ha evidenziato come la sinergia tra telecomunicazioni e data center sia un passaggio imprescindibile per lo sviluppo digitale del Paese. “TLC  e Data Center sono un’alleanza naturale: senza reti non c’è digitalizzazione, senza infrastrutture di calcolo non c’è capacità di gestire i dati. È su questa complementarità che dobbiamo costruire una filiera italiana dei talenti, che non solo risponda ai bisogni delle imprese ma sappia attrarre giovani professionisti e valorizzarli”.

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Dead celebrities are apparently fair game for Sora 2 video manipulation

But deceased public figures obviously can’t consent to Sora 2’s cameo feature or exercise that kind of “end-to-end” control of their own likeness. And OpenAI seems OK with that. “We don’t have a comment to add, but we do allow the generation of historical figures,” an OpenAI spokesperson recently told PCMag.

The countdown to lawsuits begins

The use of digital re-creations of dead celebrities isn’t exactly a new issue—back in the ’90s, we were collectively wrestling with John Lennon chatting to Forrest Gump and Fred Astaire dancing with a Dirt Devil vacuum. Back then, though, that kind of footage required painstaking digital editing and technology only easily accessible to major video production houses. Now, more convincing footage of deceased public figures can be generated by any Sora 2 user in minutes for just a few bucks.

In the US, the right of publicity for deceased public figures is governed by various laws in at least 24 states. California’s statute, which dates back to 1985, bars unauthorized post-mortem use of a public figure’s likeness “for purposes of advertising or selling, or soliciting purchases of products, merchandise, goods, or services.” But a 2001 California Supreme Court ruling explicitly allows those likenesses to be used for “transformative” purposes under the First Amendment.

The New York version of the law, signed in 2022, contains specific language barring the unauthorized use of a “digital replicas” that are “so realistic that a reasonable observer would believe it is a performance by the individual being portrayed and no other individual” and in a manner “likely to deceive the public into thinking it was authorized by the person or persons.” But video makers can get around this prohibition with a “conspicuous disclaimer” explicitly noting that the use is unauthorized.

https://arstechnica.com/ai/2025/10/dj-bruce-lee-and-jackass-mr-rogers-dead-celebrities-become-puppets-in-sora-2-videos/




Viola (Ue): “Estendere ai media il modello delle gigafactory AI”

Media e AI. Viola (DG Connect Ue): “Garantire più tutela del copyright e dell’informazione professionale”

L’intelligenza artificiale (AI) si preannuncia come il prossimo grande catalizzatore di cambiamento nell’industria dei media. Non è solo un’evoluzione, ma una rivoluzione che potrebbe rimodellare ogni aspetto del settore, dalla creazione di contenuti alla distribuzione, dal marketing alla monetizzazione.

Del tema si è occupato Roberto Viola, direttore generale della DG Connect alla Commissione europea, intervenendo all’evento Connact Media, organizzato dalla piattaforma Connact in collaborazione con il Parlamento europeo, dal titolo “Nuove frontiere dell’informazione e dell’industria culturale dell’Ue”.

Parlando dell’AI, il direttore generale ha proposto il modello delle gigafactory, con oltre “230 miliardi di investimenti promessi” da fondi internazionali, da estendere anche ai media, per “organizzare noi stessi contenuti e intelligenza artificiale” e garantire così più tutela del copyright e dell’informazione professionale.

Evitare in Europa la frammentazione normativa sull’AI

Viola ha poi spiegato che “se cominciamo con 27 leggi sull’AI non andiamo da nessuna parte. Saremo molto severi nell’esaminare qualunque legge nazionale che, magari con buone intenzioni, fa il contrario delle buone intenzioni“, mettendo in guardia sui rischi di frammentazione normativa nel settore.

“Dobbiamo avere la forza e la responsabilità di portare l’informazione professionale ai giovani”, perchè poi i giovani diventeranno adulti, “quindi lì si gioca la partita”, ha aggiunto Viola.

“Il vantaggio competitivo in queste tecnologie si costruisce negli anni“, ha affermato il direttore generale della DG Connect, ricordando come gli Stati Uniti abbiano saputo dominare il web grazie a investimenti programmati già dagli anni ’90 e sottolineando che l’Europa deve ora colmare il divario con strategie condivise.

“Difenderemo l’implementazione del Media Freedom Act perché pensiamo che sia una norma di civiltà che distingue l’Europa da qualunque altro continente del mondo”, ha poi precisato Viola.

Il sottosegretario Barachini: “Semplificare le procedure in materia di aiuti di Stato ai media”

Prima del direttore generale della DG Connect della Commissione europea, ha parlato anche Alberto Barachini, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Informazione e all’Editoria del nostro Paese.

L’Europa “è la nostra casa comune, la nostra grande protezione rispetto alle superpotenze internazionali, per garantire che le regole siano applicate a tutti, anche alle Big Tech“.

L’approccio, in un settore delicato come quello dei media, “deve essere di prevenzione, più che di correzione“. La prevenzione “vuol dire lavorare a un ecosistema informativo sano e resiliente“.

Secondo il sottosegretario, vanno attuate “misure europee, anche di sostegno, perché i media liberi e indipendenti abbiano più risorse e, quindi, si sviluppi il pluralismo e il giornalismo di qualità, per garantire un ambiente informativo diversificato e affidabile“.

Aiuti di Stato per evitare il deserto informativo?

Secondo il sottosegretario, poi, bisogna essere in grado di finanziarie il mondo dell’informazione, anche per “contrastare il News Desert“, il deserto informativo: “Rovescerei la narrazione: finanziare una buona informazione è molto migliore che censurare una cattiva informazione”.

La Commissione europea, ha detto Barachini, dovrebbe “lavorare e prendere in considerazione seriamente l’iter per semplificare le attuali procedure in materia di aiuti di Stato ai media dell’informazione“, perché i provvedimenti legislativi che l’Italia sta adottando “porteranno risorse importanti anche per l’assunzione di giovani professionisti nel settore dei media. Professionisti che possano lavorare all’innovazione del settore“.

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AI, Walter Renna (Fastweb + Vodafone): ‘Buy European’ principio fondamentale per creare il nostro ecosistema Ue’

In che modo l’Italia e l’Europa si possono posizionare a livello di AI e sviluppo tecnologico rispetto ai grandi big globali Usa e Cina?

Risponde sul palco della Italian Tech Week in corso a Torino il Ceo di Fastweb + Vodafone Walter Renna, secondo cui tutti i settori si orienteranno verso l’AI, quindi finanza, sanità, industria manifatturiera, tutti punteranno sui processi nativi dell’IA. A suo parere se si controlla questa tecnologia, si può mantenere il proprio vantaggio competitivo. Se si acquistano scatole nere e si mettono lì i propri dati, si perderà tutto.

AI, il rischio per l’Italia è di essere un semplice consumer

“I layer tecnologici principali sono il Cloud, la Cybersecurity e l’AI per un paese – dice Renna – il rischio per l’Europa è di essere un semplice consumatore, senza disporre delle sue tecnologie europee. Un luogo dove si viene soltanto per il cibo e il turismo”.

Il primo pericolo è l’accessibilità ai dati, prosegue Renna, perché “se sposti i tuoi dati su un cloud, c’è il rischio che tu non possa più accedervi”. C’è poi un altro rischio, che riguarda la riservatezza se finiscono all’estero. Infine, un altro problema è l’integrità.

Si tratta quindi di un problema di “country continuity o business continuity” il fatto di poter disporre dei propri dati senza dover ricorrere a provider extra Ue.

Tutti i business saranno investiti dall’AI

Tanto più che in termini di concorrenza “tutti i settori di business abbracceranno l’AI: finanza, healthcare, manufacturing”, aggiunge. “Se controlli la tecnologia puoi mantenere il tuo vantaggio competitivo. “Se si acquistano scatole nere e si mettono lì i propri dati, si perderà tutto”.  

In questo senso, l’Italia sconta un problema atavico, la carenza di persone skillate. “In Italia soltanto il 21% degli studenti si laurea in materie STEM”, a fronte del 30% dell’India e del 40% in Cina.  

AI, partita aperta per l’Europa ma servono regole

Ma non tutto è perduto e l’AI può essere il terreno su cui l’Europa lancia la sua rincorsa a livello globale. “E’ vero che l’Europa ha perso la corsa al Cloud e ai social network – dice Renna – è vero che la maggior parte dei nostri dati è finita a Cloud provider americani, però molti dati stanno tornando indietro su Cloud nazionali”.

Come Europa, dobbiamo risolvere i problemi strutturali che abbiamo a partire dalla costruzione di un mercato unico europeo e un altro aspetto cruciale è il procurement pubblico. “Il principio del ‘buy European’ sarà davvero importante per far crescere la domanda anche di tecnologie europee per l’AI e sostenere la nascita di campioni locali e la crescita delle nostre aziende europee”.    

Tlc in crisi, troppe asimmetrie con gli OTT

Il mercato italiano delle Tlc è in grave crisi per il calo dei prezzi dovuto all’estrema concorrenza che c’è, mentre dall’altra parte ci sono gli OTT che “traggono vantaggio dalle reti che noi costruiamo senza pagare una lira. Il tutto in un contesto do forte asimmetria regolatoria, servono le stesse regole”, aggiunge Renna.

Per quanto riguarda lo sviluppo dell’AI, “In Italia stiamo cercando di creare un ecosistema che si muova nella stessa direzione, noi offriamo una piattaforma completa e sicura con un super computer che si trova vicino a Milano – aggiunge – abbiamo un LLM creato in Italia con i dati che resteranno in Italia. Abbiamo anche una piattaforma agentica”.  

Leggi anche: Renna (Fastweb+Vodafone): ‘Rinnovo frequenze questione di sicurezza nazionale’. Hyperscalers minaccia all’indipendenza digitale?

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Il Garante Privacy blocca Clothoff, l’app che spoglia le persone

Stop a Clothoff l’app che spoglia le persone. Il Garante per la protezione dei dati personali ha disposto, in via d’urgenza e con effetto immediato, la limitazione provvisoria del trattamento dei dati personali degli utenti italiani nei confronti di una società, con sede nelle Isole Vergini Britanniche, che gestisce l’app Clothoff.

Clothoff offre un servizio di AI generativa che rende possibile – gratuitamente e a pagamento – la generazione di immagini di “deep nude”, ovvero foto e video falsi che ritraggono persone reali in pose nude o sessualmente esplicite o, addirittura, pornografiche.

L’applicazione consente a chiunque – inclusi i minorenni – di creare fotografie e realizzare video partendo da immagini, anche ritraenti minori, in assenza di qualsiasi accorgimento che permetta di verificare il consenso della persona ritratta e senza apporre alcuna segnalazione circa il carattere artificiale di foto e video.

Il blocco del Garante, che comunque ha avviato un’attività di indagine finalizzata a contrastare tutte le app di nudificazione, si è reso necessario a causa degli elevati rischi che tali servizi possono comportare per i diritti e le libertà fondamentali, con particolare riguardo alla tutela della dignità della persona, ai diritti di riservatezza e di protezione dati personali dei soggetti coinvolti in queste tipologie di trattamenti, specie se coinvolgono ragazzi minorenni.

Lo confermano i numerosi e recenti fatti di cronaca nazionale italiana, dai quali emerge come l’abuso di immagini in tal modo artefatte stia ormai generando un vero e proprio allarme sociale.

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Bandinelli (Aruba): “Il Cloud sovereign-by-design è la leva strategica per la competitività digitale in Italia”

“La sovranità digitale non può più essere considerata un tema marginale o confinato alla sfera normativa: è oggi un fattore determinante nelle scelte tecnologiche delle imprese e nella loro capacità di competere sui mercati. Le aziende non si limitano più a richiedere protezione, ma esigono certezze sulla localizzazione dei dati, chiarezza nelle responsabilità operative e garanzie di piena aderenza regolatoria. L’evoluzione fotografata dall’Osservatorio lo dimostra chiaramente: il Private Cloud registra una crescita del +23%, attestandosi a 1,39 miliardi di euro, spinta proprio dall’esigenza di maggior controllo e dal progressivo consolidarsi delle soluzioni di Cloud sovrano” – sottolinea Massimo Bandinelli, Marketing Manager di Aruba Cloud, a margine della presentazione dei risultati della sedicesima edizione dell’Osservatorio Cloud Transformation del Politecnico di Milano.

I nuovi risultati, presentati oggi nel corso del convegno “Cloud tra Intelligenza Artificiale e Sovranità: strategie e politiche industriali per un nuovo ecosistema digitale”, rafforzano il ruolo del Cloud quale pilastro dell’innovazione e infrastruttura strategica per la competitività del Paese.

“I risultati della nuova ricerca dell’Osservatorio confermano quanto sia ormai imprescindibile proporre servizi sovereign-by-design. Un approccio di questo tipo non è solo un requisito tecnico, ma diventa un vero fattore competitivo per le aziende: abilita le scelte strategiche future, genera valore concreto per l’impresa e per i suoi clienti, e consente di scalare, estendere l’infrastruttura e adeguarsi rapidamente a nuovi requisiti normativi. In altre parole, permette di evolvere con agilità quando le esigenze cambiano. Proporre questo modello implica fondare l’offerta su infrastrutture di proprietà, con data center localizzati esclusivamente in Europa, garantire una governance e un monitoraggio esercitati all’interno dell’Unione Europea e adottare architetture aperte e interoperabili, come previsto ad esempio anche dal progetto SECA API. In questo modo la conformità non è un requisito da aggiungere ex post, ma diventa un principio architetturale intrinseco, parte integrante del disegno dei servizi Cloud” aggiunge Bandinelli.

Tra le principali evidenze emerse, il mercato Cloud italiano raggiunge nel 2025 un valore complessivo di 8,13 miliardi di euro, con una crescita del +20% rispetto all’anno precedente. A trainare l’espansione è ancora una volta il Public & Hybrid Cloud, che si attesta a 5,83 miliardi (+21%). All’interno di questa componente, l’Infrastructure as a Service (IaaS) tocca i 2,63 miliardi (+23%), arrivando a rappresentare il 45% della spesa complessiva, sostenuta in particolare dalla diffusione di ambienti dedicati allo sviluppo di applicazioni di Intelligenza Artificiale.

Il Cloud, infatti, si conferma l’infrastruttura abilitante per l’Intelligenza Artificiale, capace di sostenerne la diffusione e di determinarne i modelli di adozione. Nel 2025, il 25% delle grandissime imprese dichiara di utilizzare API di AI-as-a-Service, il 23% adotta applicazioni pronte all’uso e il 16% impiega piattaforme per sviluppatori.

“L’Intelligenza Artificiale e il Cloud sono inseparabili. La nuvola è il motore che rende possibile l’AI, ma per coglierne i benefici le imprese devono imparare a coniugare innovazione e governance dei dati, superando i limiti legati a competenze e sicurezza che ancora oggi rappresentano un ostacolo” – afferma Mariano Corso, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Cloud Transformation del Politecnico di Milano – ”Permane un vuoto di governance preoccupante: il 59% delle organizzazioni non ha ancora introdotto policy per contrastare la perdita o l’uso improprio di informazioni sensibili da parte dei dipendenti che utilizzano strumenti di AI Generativa”.

Parallelamente, i dati dell’Osservatorio segnalano un rafforzamento dell’attenzione verso la sicurezza e la conformità normativa: il 72% delle imprese ha avviato progetti di cybersecurity e gestione dei rischi informatici, mentre il 39% ha concentrato i propri sforzi sull’adeguamento alle nuove direttive europee, tra cui NIS2, DORA e AI Act.

“In questo scenario i provider locali assumono un ruolo distintivo e strategico. Non siamo meri erogatori di servizi tecnologici, ma interpreti e mediatori che si muovono tra le esigenze specifiche dei mercati nazionali e i quadri normativi e di fiducia europei. In un contesto in cui il 46% delle grandi organizzazioni ha adottato strategie ibride e selettive, diventa essenziale offrire piattaforme capaci di garantire isolamento e protezione dei dati più sensibili, senza sacrificare scalabilità, interoperabilità e flessibilità, che restano elementi imprescindibili del paradigma Cloud” – commenta Bandinelli.

Infine, il report evidenzia un trend sempre più marcato: il 35% delle organizzazioni dichiara di valutare progetti di Cloud repatriation, in crescita rispetto al 20% del 2024.

“Sempre più realtà stanno passando dall’entusiasmo del “Cloud first” alla ricerca di soluzioni più mirate ed equilibrate. La Cloud repatriation rappresenta un’evoluzione verso una maggiore personalizzazione del servizio che rispecchia i principi di sovranità: non esiste un modello unico, ma la necessità di adattare le architetture IT agli obiettivi concreti di ciascuna organizzazione. Significa sviluppare soluzioni su misura, che possono tradursi nel riportare i workload in un Private Cloud dedicato oppure nell’integrare modelli ibridi con ambienti pubblici. L’approccio giusto è quello che assicura sovranità, e quindi controllo, performance e sostenibilità economica nel tempo” – conclude Bandinelli.

Per ulteriori dettagli: https://www.cloud.it/private-and-hybrid-cloud

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OpenAI mocks Musk’s math in suit over iPhone/ChatGPT integration

And most glaringly, Apple noted that xAI is not a rival or consumer in the smartphone industry, where it alleges competition is being harmed. Apple urged the court to reject Musk’s theory that Apple is incentivized to boost OpenAI to prevent xAI’s ascent in building a “super app” that would render smartphones obsolete. If Musk’s super app dream is even possible, Apple argued, it’s at least a decade off, insisting that as-yet-undeveloped apps should not serve as the basis for blocking Apple’s measured plan to better serve customers with sophisticated chatbot integration.

“Antitrust laws do not require that, and for good reason: imposing such a rule on businesses would slow innovation, reduce quality, and increase costs, all ultimately harming the very consumers the antitrust laws are meant to protect,” Apple argued.

Musk’s weird smartphone market claim, explained

Apple alleged that Musk’s “grievance” can be “reduced to displeasure that Apple has not yet ‘integrated with any other generative AI chatbots’ beyond ChatGPT, such as those created by xAI, Google, and Anthropic.”

In a footnote, the smartphone giant noted that by xAI’s logic, Musk’s social media platform X “may be required to integrate all other chatbots—including ChatGPT—on its own social media platform.”

But antitrust law doesn’t work that way, Apple argued, urging the court to reject xAI’s claims of alleged market harms that “rely on a multi-step chain of speculation on top of speculation.” As Apple summarized, xAI contends that “if Apple never integrated ChatGPT,” xAI could win in both chatbot and smartphone markets, but only if:

1. Consumers would choose to send additional prompts to Grok (rather than other generative AI chatbots).
2. The additional prompts would result in Grok achieving scale and quality it could not otherwise achieve.
3. As a result, the X app would grow in popularity because it is integrated with Grok.
4. X and xAI would therefore be better positioned to build so-called “super apps” in the future, which the complaint defines as “multi-functional” apps that offer “social connectivity and messaging, financial services, e-commerce, and entertainment.”
5. Once developed, consumers might choose to use X’s “super app” for various functions.
6. “Super apps” would replace much of the functionality of smartphones and consumers would care less about the quality of their physical phones and rely instead on these hypothetical “super apps.”
7. Smartphone manufacturers would respond by offering more basic models of smartphones with less functionality.
8. iPhone users would decide to replace their iPhones with more “basic smartphones” with “super apps.”

Apple insisted that nothing in its OpenAI deal prevents Musk from building his super apps, while noting that from integrating Grok into X, Musk understands that integration of a single chatbot is a “major undertaking” that requires “substantial investment.” That “concession” alone “underscores the massive resources Apple would need to devote to integrating every AI chatbot into Apple Intelligence,” while navigating potential user safety risks.

https://arstechnica.com/tech-policy/2025/10/openai-mocks-musks-math-in-suit-over-iphone-chatgpt-integration/




OpenAI’s Sora 2 lets users insert themselves into AI videos with sound

On Tuesday, OpenAI announced Sora 2, its second-generation video-synthesis AI model that can now generate videos in various styles with synchronized dialogue and sound effects, which is a first for the company. OpenAI also launched a new iOS social app that allows users to insert themselves into AI-generated videos through what OpenAI calls “cameos.”

OpenAI showcased the new model in an AI-generated video that features a photorealistic version of OpenAI CEO Sam Altman talking to the camera in a slightly unnatural-sounding voice amid fantastical backdrops, like a competitive ride-on duck race and a glowing mushroom garden.

Regarding that voice, the new model can create what OpenAI calls “sophisticated background soundscapes, speech, and sound effects with a high degree of realism.” In May, Google’s Veo 3 became the first video-synthesis model from a major AI lab to generate synchronized audio as well as video. Just a few days ago, Alibaba released Wan 2.5, an open-weights video model that can generate audio as well. Now OpenAI has joined the audio party with Sora 2.

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OpenAI demonstrates Sora 2’s capabilities in a launch video.

The model also features notable visual consistency improvements over OpenAI’s previous video model, and it can also follow more complex instructions across multiple shots while maintaining coherency between them. The new model represents what OpenAI describes as its “GPT-3.5 moment for video,” comparing it to the ChatGPT breakthrough during the evolution of its text-generation models over time.

Sora 2 appears to demonstrate improved physical accuracy over the original Sora model from February 2024, with OpenAI claiming the model can now simulate complex physical movements like Olympic gymnastics routines and triple axels while maintaining realistic physics. Last year, shortly after the launch of Sora 1 Turbo, we saw several notable failures of similar video-generation tasks that OpenAI claims to have addressed with the new model.

“Prior video models are overoptimistic—they will morph objects and deform reality to successfully execute upon a text prompt,” OpenAI wrote in its announcement. “For example, if a basketball player misses a shot, the ball may spontaneously teleport to the hoop. In Sora 2, if a basketball player misses a shot, it will rebound off the backboard.”

https://arstechnica.com/ai/2025/10/openais-sora-2-lets-users-insert-themselves-into-ai-videos-with-sound/




Can today’s AI video models accurately model how the real world works?

But on other tasks, the model showed much more variable results. When asked to generate a video highlighting a specific written character on a grid, for instance, the model failed in nine out of 12 trials. When asked to model a Bunsen burner turning on and burning a piece of paper, it similarly failed nine out of 12 times. When asked to solve a simple maze, it failed in 10 of 12 trials. When asked to sort numbers by popping labeled bubbles in order, it failed 11 out of 12 times.

For the researchers, though, all of the above examples aren’t evidence of failure but instead a sign of the model’s capabilities. To be listed under the paper’s “failure cases,” Veo 3 had to fail a tested task across all 12 trials, which happened in 16 of the 62 tasks tested. For the rest, the researchers write that “a success rate greater than 0 suggests that the model possesses the ability to solve the task.”

Thus, failing 11 out of 12 trails of a certain task is considered evidence for the model’s capabilities in the paper. That evidence of the model “possess[ing] the ability to solve the task” includes 18 tasks where the model failed in more than half of its 12 trial runs and another 14 where it failed in 25 to 50 percent of trials.

Past results, future performance

Yes, in all of these cases, the model technically demonstrates the capability being tested at some point. But the model’s inability to perform that task reliably means that, in practice, it won’t be performant enough for most use cases. Any future model that could become a “unified, generalist vision foundation models” will have to be able to succeed much more consistently on these kinds of tests.

https://arstechnica.com/ai/2025/10/can-todays-ai-video-models-accurately-model-how-the-real-world-works/




The AI slop drops right from the top, as Trump posts vulgar deepfake of opponents

AI poses an obvious danger to millennia-long human fight to find the truth. Large language model “hallucinations,” vocal deepfakes, and now increased use of video deepfakes have all had a blurring effect on facts, letting bad actors around the globe brush off even recorded events as mere “fake news.”

The danger is perhaps most acute in the political realm, where deepfake audio and video can make any politician say or appear to do anything. In such a climate, our most senior elected officials have a special duty to model truth-seeking behavior and responsible AI use.

But what’s the fun in that, when you can just blow up negotiations over a budget impasse by posting a deepfake video of your political opponents calling themselves “a bunch of woke pieces of shit” while mariachi music plays in the background? Oh—and did I mention the fake mustache? Or the CGI sombrero?

On Monday night, the president of the United States, a man with access to the greatest intelligence-gathering operation in the world, posted to his Truth Social account a 35-second AI-generated video filled with crude insults, racial overtones, and bizarre conspiracy theories. The video targeted two Democratic leaders who had recently been meeting with Trump over a possible agreement to fund the government; I would have thought this kind of video was a pretty poor way to get people to agree with you, but, apparently, AI-generated insults are the real “art of the deal.”

In the clip, a deepfake version of Sen. Chuck Schumer (D-NY) utters a surreal monologue as his colleague Rep. Hakeem Jeffries (D-NY) looks on… in a sombrero.

https://arstechnica.com/culture/2025/09/ai-leadership-trump-posts-deepfakes-of-dems-calling-themselves-woke-pieces-of-s-t/