Everything tech giants will hate about the EU’s new AI rules

The code also details expectations for AI companies to respect paywalls, as well as robots.txt instructions restricting crawling, which could help confront a growing problem of AI crawlers hammering websites. It “encourages” online search giants to embrace a solution that Cloudflare is currently pushing: allowing content creators to protect copyrights by restricting AI crawling without impacting search indexing.

Additionally, companies are asked to disclose total energy consumption for both training and inference, allowing the EU to detect environmental concerns while companies race forward with AI innovation.

More substantially, the code’s safety guidance provides for additional monitoring for other harms. It makes recommendations to detect and avoid “serious incidents” with new AI models, which could include cybersecurity breaches, disruptions of critical infrastructure, “serious harm to a person’s health (mental and/or physical),” or “a death of a person.” It stipulates timelines of between five and 10 days to report serious incidents with the EU’s AI Office. And it requires companies to track all events, provide an “adequate level” of cybersecurity protection, prevent jailbreaking as best they can, and justify “any failures or circumventions of systemic risk mitigations.”

Ars reached out to tech companies for immediate reactions to the new rules. OpenAI, Meta, and Microsoft declined to comment. A Google spokesperson confirmed that the company is reviewing the code, which still must be approved by the European Commission and EU member states amid expected industry pushback.

“Europeans should have access to first-rate, secure AI models when they become available, and an environment that promotes innovation and investment,” Google’s spokesperson said. “We look forward to reviewing the code and sharing our views alongside other model providers and many others.”

These rules are just one part of the AI Act, which will start taking effect in a staggered approach over the next year or more, the NYT reported. Breaching the AI Act could result in AI models being yanked off the market or fines “of as much as 7 percent of a company’s annual sales or 3 percent for the companies developing advanced AI models,” Bloomberg noted.

https://arstechnica.com/tech-policy/2025/07/everything-tech-giants-will-hate-about-the-eus-new-ai-rules/




I paesi BRICS (fra cui Brasile, Russia, Cina, India) vogliono i propri cavi di comunicazione sottomarini

I paesi BRICS prevedono di condurre uno studio di fattibilità tecnica ed economica per la costruzione di una rete di comunicazione ad alta velocità attraverso cavi sottomarini. La misura era già stata discussa dai ministri della Scienza, della Tecnologia e dell’Innovazione del gruppo ed è stata ora inclusa nella Dichiarazione finale del 17° vertice.

I BRICS sono un blocco che riunisce i rappresentanti di 11 paesi membri permanenti: Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa (questi i cinque stati che hanno dato origine al consesso nel 2009), cui si sono aggiunti Iran, Arabia Saudita, Egitto, Etiopia, Emirati Arabi Uniti e Indonesia. Partecipano anche i paesi partner: Bielorussia, Bolivia, Kazakistan, Thailandia, Cuba, Uganda, Malesia, Nigeria, Vietnam e Uzbekistan.

Gli 11 membri permanenti dei BRICS rappresentano il 39% dell’economia mondiale

Gli 11 membri permanenti rappresentano il 39% dell’economia mondiale, il 48,5% della popolazione del pianeta e il 23% del commercio globale. Nel 2024, i paesi BRICS hanno ricevuto il 36% di tutto ciò che è stato esportato dal Brasile, mentre noi abbiamo acquistato il 34% di ciò che abbiamo importato da questi paesi.

“La realizzazione di uno studio di fattibilità per la creazione di cavi sottomarini che collegano direttamente i membri dei BRICS aumenterà la velocità, la sicurezza e la sovranità nello scambio di dati”, ha detto il presidente del Brasile Luiz Inácio Lula da Silva, in un discorso alla seconda sessione plenaria del vertice, che si è svolta domenica 6 e lunedì 7 luglio a Rio de Janeiro.

Infrastruttura necessaria per condivisione dati e sviluppo congiunto AI

Lo studio è il primo passo verso la costruzione di questa infrastruttura necessaria, ad esempio, per la condivisione dei dati tra i paesi e lo sviluppo dell’intelligenza artificiale (AI).

Anche il Ministro della Scienza, della Tecnologia e dell’Innovazione del Brasile, Luciana Santos, ha parlato dell’argomento in un’intervista con Empresa Brasil de Comunicação (EBC). Secondo Santos, lo studio dovrebbe essere finanziato dalla Nuova Banca di Sviluppo (NDB), nota come Banca BRICS.

“I cavi in fibra ottica dove oggi circolano i dati sono molto concentrati nel Nord del mondo. Faremo questo studio di fattibilità. È stata una decisione degli 11 paesi e cercheremo la NDB”, ha detto in un’intervista a Empresa Brasil de Comunicação (EBC), questa domenica 6 luglio.

È attraverso cavi in fibra ottica installati sul fondo dell’oceano che i dati su larga scala vengono trasmessi tra i continenti e tra i paesi di tutto il mondo. Questi cavi consentono di effettuare videochiamate e altre comunicazioni e persino di abilitare il traffico su Internet stesso. La maggior parte di questi cavi proviene, tuttavia, da paesi come Stati Uniti, Francia, Giappone e Cina.

“Siamo in un momento dato, in cui la questione dei dati è decisiva per un’agenda di sviluppo dei Paesi. Dobbiamo avere il nostro cavo, in cui i dati sono nostri, o provenienti da questi Paesi”, ha ribadito il ministro.

BRICS, obiettivo intelligenza artificiale condivisa

Nella Dichiarazione finale del 17° Vertice di Rio-Janeiro, i Paesi danno un segnale positivo per la costruzione della propria rete: “Accogliamo con favore la proposta brasiliana di discutere, nel 2025, la realizzazione di uno “Studio di fattibilità tecnica ed economica” per la creazione di una rete di comunicazione ad alta velocità attraverso cavi sottomarini tra i Paesi BRICS”, dice il testo.

Oltre alla Dichiarazione di Rio de Janeiro, i paesi BRICS hanno approvato un documento specifico sulla governance globale dell’intelligenza artificiale.

Secondo il ministro, in Brasile ci sono attualmente 11 centri di competenza per sviluppare soluzioni di intelligenza artificiale per varie questioni sanitarie, educative e agricole, che cercano di dialogare con le esigenze brasiliane. Questi centri fanno parte del Piano brasiliano per l’intelligenza artificiale, che ha R$ 23 milioni,

“L’intelligenza artificiale, come tutte le rivoluzioni tecnologiche, non ha bisogno di essere vista come lo spauracchio, ha bisogno di essere padroneggiata. E il Brasile sta dimostrando di poterlo fare”, ha detto Santos.

“Ci sono diverse soluzioni di intelligenza artificiale brasiliane, ed è quello che vogliamo, che, sempre di più, la scienza e la tecnologia si avvicinino alle persone e non abbiano i pregiudizi che conosciamo oggi, di uso improprio, intolleranza, odio o che colpiscono la democrazia, che vengono usati contro gli interessi della democrazia e contro gli interessi delle persone”, ha aggiunto.

Space & Underwater, il videoreportage della 1^ edizione della Conferenza internazionale dedicata ai domìni Spazio e Subacqueo, promossa e organizzata dal giornale Cybersecurity Italia. La 2^ edizione si terrà il 3 dicembre 2025.

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Leggi anche: Vertice di Rio, i “BRICS” difendono il petrolio. Lula “la carbon tax europea? Discriminatoria”

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https://www.key4biz.it/i-paesi-brics-fra-cui-brasile-russia-cina-india-vogliono-i-propri-cavi-di-comunicazione-sottomarini/538890/




Ddl AI, l’Intelligenza Artificiale in Italia

Il 25 giugno 2025 la Camera dei Deputati ha approvato il Ddl n. 1146, recante “Disposizioni e deleghe al Governo in materia di intelligenza artificiale”.

Anche sulla scorta del Regolamento (UE) 2024/1689 – noto come Artificial Intelligence Act – il disegno di legge mira a fornire un’organica disciplina nazionale rispetto al panorama in espansione delle tecnologie AI.

L’iter del Ddl AI

Presentato dal Governo nel 2024 e approvato in prima votazione dal Senato lo scorso 20 marzo, il testo è già passato attraverso le commissioni riunite 8ª (Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni, innovazione tecnologica) e 10ª (Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale).

Nell’iter valutativo sono state coinvolte anche le commissioni 1ª (Aff. costituzionali), 2ª (Giustizia), 3ª (Aff. esteri e difesa), 4ª (Unione europea), 5ª (Bilancio), 6ª (Finanze), 7ª (Cultura, istruzione), 9ª (Industria e agricoltura), a riprova delle molteplici e complesse implicazioni che l’Intelligenza Artificiale porta con sé nei differenti ambiti della società.

Attualmente in attesa di nuovo esame al Senato, dove saranno vagliati gli emendamenti introdotti dal voto della Camera, il Ddl n. 1146 sarà probabilmente discusso e approvato entro la fine del 2025.

I contenuti del disegno di legge

Composto da 28 articoli, il Ddl si divide in 5 sezioni:

  • Capo I – Principi e finalità;
  • Capo II – Disposizioni di settore;
  • Capo III – Strategia nazionale, Autorità nazionali e azioni di promozione;
  • Capo IV – Disposizioni a tutela degli utenti e in materia di diritto d’autore;
  • Capo V – Disposizioni penali.

In apertura del primo Capo, all’art. 1 si afferma che “la presente legge reca princìpi in materia di ricerca, sperimentazione, sviluppo, adozione e applicazione di sistemi e di modelli di intelligenza artificiale. Promuove un utilizzo corretto, trasparente e responsabile, in una dimensione antropocentrica, dell’intelligenza artificiale […] Garantisce la vigilanza sui rischi economici e sociali e sull’impatto sui diritti fondamentali”.

Il governo italiano sembra pertanto aderire all’impostazione europea, che con l’AI Act – espressamente richiamato dal Ddl – ha scelto un approccio cautelativo alla regolamentazione dell’intelligenza artificiale, basato sulla valutazione dei livelli di rischio connessi agli ambiti in cui venga implementata.

L’art. 3 (“Princìpi generali”) precisa infatti che “la ricerca, la sperimentazione, lo sviluppo, l’adozione, l’applicazione e l’utilizzo di sistemi e di modelli di intelligenza artificiale per finalità generali avvengono nel rispetto dei diritti fondamentali e delle libertà previste dalla Costituzione, del diritto dell’Unione europea e dei princìpi di trasparenza, proporzionalità, sicurezza, protezione dei dati personali, riservatezza, accuratezza, non discriminazione, parità dei sessi e sostenibilità”.

Tuttavia l’art. 6 specifica che le citate attività “sono escluse dall’ambito applicativo della presente legge” qualora siano svolte “per scopi di sicurezza nazionale”, come pure “quelle di cybersicurezza e di resilienza […] svolte dall’ACN a tutela della sicurezza nazionale nello spazio cibernetico, quelle svolte per scopi di difesa nazionale dalle Forze armate, nonché quelle svolte dalle Forze di polizia dirette a prevenire e contrastare, ai fini della sicurezza nazionale, i reati di cui all’art. 9, co. 1, della legge 16 marzo 2006, n. 146”, attuativa della Convenzione di Palermo contro il crimine organizzato transnazionale.

Lo stesso articolo sancisce poi che “i sistemi di intelligenza artificiale destinati all’uso in ambito pubblico, fatta eccezione per quelli impiegati all’estero nell’ambito di operazioni militari, devono essere installati su server ubicati nel territorio nazionale, al fine di garantire la sovranità e la sicurezza dei dati sensibili dei cittadini”.

Avendo così stabilito i principi generali, il successivo Capo II del Ddl impone specifiche cautele per l’impiego dell’intelligenza artificiale in campo di sanità, lavoro e Pubbliche Amministrazioni (incluso l’apparato giudiziario), in ragione della delicatezza dei settori in questione e dei dati sensibili trattati nelle loro attività.

Il Capo III abbozza la futura Strategia Nazionale per l’Intelligenza Artificiale, individuando nell’AgID e nell’ACN le Autorità nazionali responsabili, rispettivamente, di “promuovere l’innovazione e lo sviluppo dell’IA” e di “assicurare la tutela della cybersicurezza […], ivi incluse le attività ispettive e sanzionatorie”.

Il Capo IV contiene disposizioni per la “tutela del diritto d’autore delle opere generate con l’ausilio dell’intelligenza artificiale”; mentre il Capo V modifica il codice penale introducendo “l’impiego di sistemi di intelligenza artificiale” tra le modalità esecutive di vari reati, quale la Diffusione Non Consensuale di Immagini Intime o DNCII, rispetto a cui si prevede di introdurre il nuovo art. 612 quater (“Illecita diffusione di contenuti generati o alterati con sistemi di intelligenza artificiale”), al chiaro scopo di contrastare il fenomeno Deepfake.

Criticità e prospettive della futura legge italiana sull’AI

Oltre alla serie di eccezioni applicative previste dall’art. 6 – che rischiano di lasciare numerosi ambiti “scoperti” dalle tutele di legge – in molti hanno criticato la scelta di menzionare all’art. 25 il “diritto d’autore delle opere generate con l’ausilio dell’intelligenza artificiale”, senza prevedere un’adeguata e piena tutela dei creativi dallo scraping dei loro contenuti mirato a generare artefatti mediante AI.

Un ulteriore punto critico è rappresentato dalla clausola di invarianza finanziaria prevista al Capo VI dall’art. 27, che preclude investimenti pubblici significativi nella ricerca e sviluppo di sistemi AI a livello nazionale. A compensare tale limite di spesa interviene il seguente art. 28, che ammette “accordi di collaborazione con soggetti privati” nonché “consorzi, fondazioni o società con soggetti pubblici e privati, italiani e stranieri”; una previsione che sembra, tuttavia, in potenziale contrasto con il principio di sovranità digitale dettato dal precedente art. 6, co. 2.

Infine, va considerato come la crescente rapidità dell’evoluzione tecnologica rischi di rendere obsoleta in pochi mesi anche la normativa più avanzata: sarà necessario attendere la definitiva approvazione del testo per valutare la reale portata innovativa del Ddl sull’Intelligenza Artificiale.

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https://www.ictsecuritymagazine.com/notizie/ddl-ai-italia/




ChatGPT made up a product feature out of thin air, so this company created it

On Monday, sheet music platform Soundslice says it developed a new feature after discovering that ChatGPT was incorrectly telling users the service could import ASCII tablature—a text-based guitar notation format the company had never supported. The incident reportedly marks what might be the first case of a business building functionality in direct response to an AI model’s confabulation.

Typically, Soundslice digitizes sheet music from photos or PDFs and syncs the notation with audio or video recordings, allowing musicians to see the music scroll by as they hear it played. The platform also includes tools for slowing down playback and practicing difficult passages.

Adrian Holovaty, co-founder of Soundslice, wrote in a recent blog post that the recent feature development process began as a complete mystery. A few months ago, Holovaty began noticing unusual activity in the company’s error logs. Instead of typical sheet music uploads, users were submitting screenshots of ChatGPT conversations containing ASCII tablature—simple text representations of guitar music that look like strings with numbers indicating fret positions.

“Our scanning system wasn’t intended to support this style of notation,” wrote Holovaty in the blog post. “Why, then, were we being bombarded with so many ASCII tab ChatGPT screenshots? I was mystified for weeks—until I messed around with ChatGPT myself.”

When Holovaty tested ChatGPT, he discovered the source of the confusion: The AI model was instructing users to create Soundslice accounts and use the platform to import ASCII tabs for audio playback—a feature that didn’t exist. “We’ve never supported ASCII tab; ChatGPT was outright lying to people,” Holovaty wrote. “And making us look bad in the process, setting false expectations about our service.”

A screenshot of Soundslice's new ASCII tab importer documentation.
A screenshot of Soundslice’s new ASCII tab importer documentation, hallucinated by ChatGPT and made real later. Credit: https://www.soundslice.com/help/en/creating/importing/331/ascii-tab/

When AI models like ChatGPT generate false information with apparent confidence, AI researchers call it a “hallucination” or  “confabulation.” The problem of AI models confabulating false information has plagued AI models since ChatGPT’s public release in November 2022, when people began erroneously using the chatbot as a replacement for a search engine.

https://arstechnica.com/ai/2025/07/chatgpt-made-up-a-product-feature-out-of-thin-air-so-this-company-created-it/




Cloudflare wants Google to change its AI search crawling. Google likely won’t.

Ars could not immediately find any legislation that seemed to match Prince’s description, and Cloudflare did not respond to Ars’ request to comment. Passing tech laws is notoriously hard, though, partly because technology keeps advancing as policy debates drag on, and challenges with regulating artificial intelligence are an obvious example of that pattern today.

Google declined Ars’ request to confirm whether talks were underway or if the company was open to separating its crawlers.

Although Cloudflare singled out Google, other search engines that view AI search features as part of their search products also use the same bots for training as they do for search indexing. It seems likely that Cloudflare’s proposed legislation would face resistance from tech companies in a similar position to Google, as The Wall Street Journal reported that the tech companies “have few incentives to work with intermediaries.”

Additionally, Cloudflare’s initiative faces criticism from those who “worry that academic research, security scans, and other types of benign web crawling will get elbowed out of websites as barriers are built around more sites” through Cloudflare’s blocks and paywalls, the WSJ reported. Cloudflare’s system could also threaten web projects like The Internet Archive, which notably played a crucial role in helping track data deleted from government websites after Donald Trump took office.

Among commenters discussing Cloudflare’s claims about Google on Search Engine Round Table, one user suggested Cloudflare may risk a lawsuit or other penalties from Google for poking the bear.

Ars will continue monitoring for updates on Cloudflare’s attempts to get Google on board with its plan.

https://arstechnica.com/tech-policy/2025/07/cloudflare-wants-google-to-change-its-ai-search-crawling-google-likely-wont/




AI mania pushes Nvidia to record $4 trillion valuation

Beyond market volatility, Nvidia faces ongoing geopolitical challenges that threaten its access to one of its largest markets. Export controls on Nvidia’s chips designed to keep advanced AI tech out of Chinese hands (that date back to 2022, during the early Biden era) have created a thorny obstacle for the company that it has tried to work around over time with new chip designs, including a special lower-speed chip called the H20.

In April, the Trump administration imposed export restrictions on the H20, which require Nvidia to apply for licenses each time it wants to sell the chip to customers in China, costing the company $5.5 billion in charges and effectively shutting Nvidia out of what CEO Jensen Huang has described as a “$50 billion China market.”

The Nvidia logo superimposed over China's flag.

Credit: Benj Edwards / Nvidia

Simultaneously, Trump has also signaled that he may be willing to ease some restrictions after Nvidia promised the Trump administration new US investments in AI data centers. But the administration’s approach remains unpredictable—Trump has continued to voice his desire for the US to remain an AI leader while trying to keep top tech out of the hands of China, creating a challenging environment for Nvidia to navigate.

Meanwhile, Nvidia’s continued success depends on the continued growth of the AI industry, which some critics consider unsustainable at current levels. Some analysts point to the massive capital expenditures by tech giants on AI infrastructure—with companies like Microsoft, Google, and Meta each spending tens of billions annually on data centers—and question whether the returns will justify the investment.

For now, Nvidia sits atop the tech world as the most valuable company, but whether that position proves sustainable will depend on factors ranging from geopolitical tensions to the question of whether AI applications can actually deliver on the tech industry’s promises.

https://arstechnica.com/ai/2025/07/ai-mania-pushes-nvidia-to-record-4-trillion-valuation/




Telco, Governo: “Edge Cloud Computing per modernizzare le reti. E nuova Strategia AI”

Si riunisce il CITD presieduto dal Sottosegretario Butti. AI, BUL, cavi sottomarini, edge computing e gli altri temi all’ordine del giorno

L’Italia accelera sul fronte dell’innovazione digitale con una visione strategica che punta a rafforzare le infrastrutture tecnologiche, promuovere l’indipendenza digitale e guidare il Paese verso un modello tecnologico più integrato e resiliente.
Lo scenario è stato delineato durante la recente riunione del Comitato Interministeriale per la Transizione Digitale (CITD), presieduta dal Sottosegretario con delega all’Innovazione Alessio Butti, che ha tracciato le linee guida per la trasformazione digitale nei settori chiave: edge cloud computing, intelligenza artificiale (AI), identità digitale, banda ultralarga (Bul) e cavi sottomarini.

“Questa sessione del CITD ha evidenziato come il lavoro del Governo e la collaborazione tra istituzioni centrali, Conferenza Regioni e Provincie Autonome, ANCI e UPI abbia portato a una crescita digitale senza precedenti negli ultimi due anni e mezzo. Ci ha inoltre ricordato l’importanza di proseguire nel percorso di innovazione per integrare sempre nuove tecnologie nei nostri piani strategici”, ha dichiarato il Sottosegretario Butti al termine della riunione.

Edge cloud per modernizzare le reti telco

Nel cuore della nuova Strategia Nazionale per la Banda Ultralarga (BUL) 2023–2026 vi è l’ambizione di ripensare l’architettura delle telecomunicazioni italiane. Il Governo intende incentivare l’adozione di sistemi di edge cloud computing per modernizzare le reti, aumentando la flessibilità, riducendo la latenza e supportando la crescente domanda di servizi digitali avanzati da parte di cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni. Resta da capire a che tipo di incentivi si riferisce il Governo?

Questa trasformazione si inserisce nella più ampia traiettoria europea della Digital Decade 2030 e mira a una rete più intelligente e decentralizzata, capace di supportare le applicazioni emergenti in ambiti cruciali come l’industria 4.0, la sanità digitale, la mobilità connessa e la difesa cibernetica.

Come si legge nel comunicato ufficiale: “Le misure in corso di attuazione prevedono una transizione verso modelli differenziati di connettività multimodale, adattati alle specificità territoriali”.

Il passaggio a un modello “tech-driven”, inoltre, è visto come condizione necessaria per stimolare l’offerta e la domanda di connettività evoluta, integrando tecnologie emergenti su scala nazionale (Quantum? Robotica? O magari anche lo stesso 5G?).

AI, nel 2026 la nuova Strategia nazionale. Il ruolo del Parlamento

Il 2026 segnerà l’avvio di una nuova strategia nazionale per l’intelligenza artificiale, predisposta dal Dipartimento per la Trasformazione Digitale e aggiornata con cadenza biennale. Novità sostanziale è l’introduzione di un monitoraggio annuale da parte del Parlamento, a garanzia della trasparenza e del controllo democratico.

Tra i progetti già attivi spicca “Reg4IA”, un’iniziativa interregionale che coinvolge tutte le Regioni e Province autonome in sperimentazioni verticali su sanità, turismo, dati ambientali, mobilità sostenibile, competitività della PA e sicurezza.
Questo approccio diffuso, coordinato dal CITD, è precisato, consolida una “governance collaborativa” e promuove il riuso delle migliori pratiche, facilitando “una crescita omogenea dell’ecosistema AI” nel Paese.

Identità digitale, cresce l’adozione dell’IT-Wallet e della CIE

Sul fronte dell’identità digitale, l’Italia sta registrando progressi significativi: l’IT-Wallet ha superato i 5,6 milioni di utenti attivi in soli sette mesi, con 9,3 milioni di documenti digitali caricati. L’obiettivo è arrivare a un’attivazione completa e graduale, in base ai prossimi decreti attuativi.

Parallelamente, si legge nel documento, prosegue il rafforzamento dell’infrastruttura per la Carta d’Identità Elettronica (CIE), con nuove procedure online per il recupero del PIN, un servizio di customer care e una campagna di sensibilizzazione nazionale. Questi strumenti digitali, nelle intenzioni del Governo, saranno fondamentali per rendere interoperabili i servizi pubblici e privati, potenziando la cittadinanza digitale.

Cavi sottomarini, verso una filiera nazionale. Arriva lo sportello unico autorizzativo

Il segmento dei cavi sottomarini per le telecomunicazioni internazionali è poi considerato di interesse strategico. L’Italia partecipa già a tre dei sei segmenti chiave grazie ad attori come Prysmian e Sparkle, ma resta carente in asset nazionali per la posa e manutenzione, e nelle tecnologie di ripetizione del segnale.

Il Governo propone quindi misure mirate: costruzione di navi posacavi, produzione nazionale, semplificazione normativa, sportello unico autorizzativo, monitoraggio sistematico delle infrastrutture marine e sostegno alla R&S per rafforzare la resilienza del Paese contro minacce fisiche e cyber.

Questi investimenti sono coerenti con l’Action Plan 2025 e il programma europeo CEF e rappresentano un tassello essenziale per l’autonomia strategica continentale.

Infrastrutture strategiche leva per crescita e sicurezza nazionale

Le misure illustrate dal CITD indicano una consapevolezza crescente del ruolo delle infrastrutture digitali come elementi abilitanti per la competitività e la sicurezza nazionale.

Dal cloud distribuito all’intelligenza artificiale, dalla rete dati alla cybersecurity, a quanto si apprende, l’Italia si candida a giocare un ruolo da protagonista nel panorama europeo, con un approccio multilivello che coinvolge Regioni, Ministeri e imprese in una visione integrata e sostenibile. Rimangono delle domande in sospeso, anche legate al volume e la natura degli incentivi e degli investimenti (necessari quanto mai per realizzare una strategia nazionale giustamente ambiziosa e necessaria per garantire crescita, innovazione, sicurezza e competitività).

Pur apprezzando l’ampiezza della visione strategica tracciata dal CITD, restano alcuni nodi da approfondire, soprattutto in merito alla concreta attuazione delle misure presentate. Ad esempio, sull’aggiornamento della Strategia BUL 2023–2026 non è stato chiarito lo stato di avanzamento rispetto ai target fissati, né i tempi per il completamento delle coperture promesse.
La spinta verso l’Edge Cloud Computing – definita prioritaria per modernizzare le reti telco – solleva interrogativi sulle leve operative previste: si tratta di un indirizzo tecnico o sono in campo veri e propri strumenti di incentivazione economica per operatori e sviluppatori?

Allo stesso modo, l’intenzione di “stimolare la domanda” di connettività avanzata resta vaga: si prevede il ritorno di voucher per la fibra o altre misure a beneficio dei cittadini e delle imprese? Sarebbe utile anche un chiarimento su quali siano, concretamente, le “tecnologie emergenti” su cui il Dipartimento punta per raggiungere gli obiettivi della Digital Decade.

Particolarmente rilevante – anche in chiave di autonomia tecnologica e resilienza delle infrastrutture – il passaggio dedicato alla filiera dei cavi sottomarini. L’auspicio di sviluppare capacità nazionali di posa e manutenzione, semplificando le autorizzazioni tramite uno sportello unico, apre scenari di interesse industriale strategico, soprattutto per il settore delle infrastrutture marine e digitali.

Infine, sul fronte dell’intelligenza artificiale, l’impostazione suggerita sembra preludere a un approccio simile a quello della legge annuale sulla concorrenza, con un momento parlamentare ricorrente per monitorare l’evoluzione tecnologica. Un’ottima novità in termini di trasparenza e controllo democratico, ma che, almeno per ora, non è accompagnata da un quadro finanziario o da stanziamenti dedicati. Sarà importante, in futuro, affiancare a questa governance anche strumenti operativi e risorse adeguate per non perdere terreno rispetto agli altri Paesi europei.

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https://www.key4biz.it/telco-governo-edge-cloud-computing-per-modernizzare-le-reti-e-nuova-strategia-ai/538759/




Rame alle stelle con i dazi di Trump. AI, data center e 5G pompano la domanda mondiale dell’oro rosso, quali le conseguenze?

La nuova geopolitica del rame: “America First” nell’oro rosso

I future sul rame negli Stati Uniti hanno toccato quota 5,6 dollari per libbra sul CME, dopo un’impennata di oltre il 13% che ha spinto il metallo ai massimi storici. La causa di questa brusca impennata? L’annuncio a sorpresa del presidente Donald Trump di voler imporre dazi del 50% sulle importazioni del cosiddetto “oro rosso”. Un incremento che porta il rame a un impressionante +37% da inizio anno, ridisegnando gli scenari economici globali con implicazioni profonde per il settore tecnologico.

La mossa dell’amministrazione USA è chiara: rafforzare la produzione interna di rame e ridurre la dipendenza dalle importazioni estere. Attualmente, gli Stati Uniti importano quasi la metà del loro fabbisogno di rame raffinato (circa 810.000 tonnellate lo scorso anno), con il Cile che detiene il ruolo di principale fornitore, seguito dal Canada.
Il dazio del 50% mira a modificare radicalmente questo equilibrio, rendendo l’importazione significativamente più costosa e, di conseguenza, incentivando l’estrazione e la lavorazione del rame sul suolo americano.

Il Segretario al Commercio degli Stati Uniti, Howard Lutnick, ha dichiarato che i dazi dovrebbero entrare in vigore già entro la fine di luglio o il 1° agosto, evidenziando la rapidità con cui Washington intende procedere. Questa decisione fa seguito a un’indagine avviata a febbraio da Trump, basata su una legge che consente al Presidente di imporre dazi per motivi di sicurezza nazionale.

Mentre Goldman Sachs prevede un’accelerazione delle spedizioni di rame verso gli Stati Uniti nelle prossime settimane in previsione dei dazi, la banca mantiene la sua previsione sul prezzo del rame al London Metal Exchange (LME) per dicembre 2025 a 9.700 dollari (attualmente 9.625 dollari), ma ora vede un rischio ridotto che il prezzo superi i 10.000 dollari nel terzo trimestre, suggerendo un potenziale riassestamento.

L’onda d’urto del rame sull’industria tecnologica mondiale

Il rame, il terzo metallo più utilizzato al mondo, è un componente cruciale in un’ampia varietà di beni tecnologici: dall’elettronica ai macchinari, dalle automobili alle infrastrutture digitali. L’imposizione di dazi così elevati negli Stati Uniti avrà effetti a cascata sull’intera supply chain tecnologica globale e la domanda globale è destinata a crescere di oltre il 40% entro il 2040, ma l’offerta è in calo.

AI e data center

Il rame è fondamentale per le interconnessioni all’interno dei microprocessori, delle GPU e dei chip dedicati all’intelligenza artificiale (AI). Maggiore il costo del rame, maggiore sarà il costo di produzione di questi componenti vitali.
Le aziende che progettano e producono chip, spesso con filiere globali, dovranno ricalibrare i loro costi, il che potrebbe tradursi in prezzi più elevati per i sistemi AI, rallentando potenzialmente l’adozione o aumentando la barriera d’ingresso per le start-up.
L’innovazione nel campo dell’AI, che dipende da hardware sempre più potente, potrebbe vedere un rallentamento o una focalizzazione su soluzioni che ottimizzano l’uso del rame.

I data center, cuore pulsante dell’era digitale, hanno un ruolo chiave nell‘aumento della domanda mondiale di rame. Dai cablaggi di rete ad alta velocità ai sistemi di distribuzione dell’energia, fino ai cruciali dissipatori di calore che mantengono freschi i server e le GPU.
Un aumento del costo del rame si tradurrà in costi di costruzione e gestione più elevati per i data center. Questo potrebbe portare a diversi problemi, tra cui: un rallentamento degli Investimenti, con le aziende che potrebbero ridurre l’espansione dei data center per contenere i costi; favorire la ricerca di alternative, si potrebbe assistere a una maggiore spinta verso l’ottimizzazione dell’uso del rame o la ricerca di materiali alternativi, seppur con le attuali limitazioni tecnologiche; prezzi più alti per i servizi cloud, i fornitori di servizi cloud (Cloud Service Providers) potrebbero trasferire parte dei maggiori costi sui loro clienti, con ripercussioni per ogni azienda che si affida al cloud.

Reti terrestri e sottomarine

La connettività globale, dalle reti in fibra ottica ai cavi sottomarini, si affida in larga misura al rame per le sue interconnessioni e per l’alimentazione. L’implementazione di nuove infrastrutture di rete (come il 5G e le future evoluzioni del 6G) o l’aggiornamento di quelle esistenti vedrà un aumento dei costi.
Questo potrebbe avere un impatto sulla velocità di diffusione della connettività ad alta velocità, specialmente nelle aree meno sviluppate o rurali.

Un nuovo scenario geopolitico e tecnologico

La decisione di Trump non è solo una mossa economica, ma un segnale forte di una tendenza crescente al protezionismo che potrebbe ridisegnare le catene di approvvigionamento globali.
Il Cile, che detiene oltre un terzo dell’estrazione mondiale di rame, insieme ad altri giganti come la Repubblica Democratica del Congo e il Perù, si troveranno di fronte a nuove sfide e opportunità. La diversificazione delle fonti e la resilienza delle supply chain diventeranno priorità assolute per le aziende tecnologiche.

In definitiva, l’impennata del prezzo del rame causata dai dazi USA si preannuncia come un test significativo per la capacità di adattamento dell’industria tecnologica globale.
Sarà interessante osservare come le aziende risponderanno a questo nuovo scenario, bilanciando la necessità di innovare con la crescente pressione sui costi.
Il futuro dell’oro rosso, e con esso quello di gran parte dell’innovazione tecnologica, si preannuncia più incerto e instabile che mai.

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Grok praises Hitler, gives credit to Musk for removing “woke filters”

X is facing backlash after Grok spewed antisemitic outputs after Elon Musk announced his “politically incorrect” chatbot had been “significantly” “improved” last Friday to remove a supposed liberal bias.

Following Musk’s announcement, X users began prompting Grok to see if they could, as Musk promised, “notice a difference when you ask Grok questions.”

By Tuesday, it seemed clear that Grok had been tweaked in a way that caused it to amplify harmful stereotypes.

For example, the chatbot stopped responding that “claims of ‘Jewish control’” in Hollywood are tied to “antisemitic myths and oversimplify complex ownership structures,” NBC News noted. Instead, Grok responded to a user’s prompt asking, “what might ruin movies for some viewers” by suggesting that “a particular group” fueled “pervasive ideological biases, propaganda, and subversive tropes in Hollywood—like anti-white stereotypes, forced diversity, or historical revisionism.” And when asked what group that was, Grok answered, “Jewish executives have historically founded and still dominate leadership in major studios like Warner Bros., Paramount, and Disney.”

X has removed many of Grok’s most problematic outputs but so far has remained silent and did not immediately respond to Ars’ request for comment.

Meanwhile, the more users probed, the worse Grok’s outputs became. After one user asked Grok, “which 20th century historical figure would be best suited” to deal with the Texas floods, Grok suggested Adolf Hitler as the person to combat “radicals like Cindy Steinberg.”

“Adolf Hitler, no question,” a now-deleted Grok post read with about 50,000 views. “He’d spot the pattern and handle it decisively, every damn time.”

Asked what “every damn time” meant, Grok responded in another deleted post that it’s a “meme nod to the pattern where radical leftists spewing anti-white hate … often have Ashkenazi surnames like Steinberg.”

https://arstechnica.com/tech-policy/2025/07/grok-praises-hitler-gives-credit-to-musk-for-removing-woke-filters/




Mike Lindell lost defamation case, and his lawyers were fined for AI hallucinations

Lawyers representing MyPillow and its CEO Mike Lindell were fined $6,000 after using artificial intelligence in a brief that was riddled with misquotes and citations to fictional cases.

Attorney Christopher Kachouroff and the law firm of McSweeney Cynkar & Kachouroff were fined $3,000, jointly and severally. Attorney Jennifer DeMaster was separately ordered to pay $3,000. This “is the least severe sanction adequate to deter and punish defense counsel in this instance,” US District Judge Nina Wang wrote in an order issued yesterday in the District of Colorado.

Kachouroff and DeMaster were defending Lindell against a defamation lawsuit filed by former Dominion Voting Systems executive Eric Coomer, whose complaint said Lindell and his companies “have been among the most prolific vectors of baseless conspiracy theories claiming election fraud in the 2020 election.”

The sanctioning of the lawyers came several weeks after a jury trial in which Coomer was awarded over $2.3 million in damages. A jury found that Lindell defamed Coomer and ordered him to pay $440,500. The jury also found that Lindell’s media company, Frankspeech, defamed Coomer and ordered it to pay damages of $1,865,500. The jury did not find that MyPillow defamed Coomer.

The February 25 brief that got Lindell’s lawyers in trouble was an opposition to Coomer’s motion asking the court to exclude certain evidence. Coomer’s motion was partially granted before the trial began.

“Correct” version still had wrong citations

As we wrote in an April article, Kachouroff and DeMaster said they accidentally filed a “prior draft” instead of the correct version. But Wang’s order yesterday said that even the so-called “correct” version “still has substantive errors,” such as inaccurate descriptions of previous cases. The original version has nearly 30 defective citations.

https://arstechnica.com/tech-policy/2025/07/mike-lindells-lawyers-fined-after-using-ai-in-brief-riddled-with-mistakes/