Tensioni USA-Iran: opzioni militari e rischio di conflitto nucleare

Le trattative nucleari tra Stati Uniti e Iran sono sull’orlo del fallimento, con l’arricchimento dell’uranio da parte di Tehran come principale ostacolo. Il Presidente Donald Trump, pur preferendo un accordo diplomatico, ha ricevuto dal capo del CENTCOM, Gen. Michael Kurilla, un’ampia gamma di opzioni militari, incluse azioni di “forza schiacciante” per impedire a Iran di sviluppare armi nucleari. Lo ha confermato Kurilla durante un’audizione alla Camera, rispondendo al deputato Mike Rogers.
Trump ha ribadito la sua posizione in un’intervista a Fox News, notando un atteggiamento più aggressivo dell’Iran nei negoziati, previsti per proseguire giovedì. “Non possono arricchire l’uranio. Se lo fanno, dovremo agire diversamente,” ha dichiarato, sottolineando l’inaccettabilità delle richieste iraniane.

Ha anche confermato di aver chiesto al premier israeliano Netanyahu di evitare attacchi durante le trattative, nonostante le pressioni interne negli USA per sostenere un’azione militare israeliana, secondo Politico.

Israele, nel frattempo, sta intensificando i preparativi per possibili attacchi ai siti nucleari iraniani, con piani avanzati e munizioni già posizionate, secondo Haaretz e Channel 12. L’IDF ha dimostrato capacità di colpire l’Iran con attacchi precisi, ma i siti sotterranei rappresentano una sfida maggiore, richiedendo potenzialmente il supporto degli USA, in particolare dei bombardieri B-2 con bombe GBU-57/B per penetrare bunker anche a decine di metri nella roccia. Si tratta di bombe da 14 tonnellate disegnate proprio per distruggere i bunker sotterranei. 

Bomba GBU-57 sganciata da bombardiere B-2

L’Iran, dal canto suo, insiste sul diritto di arricchire l’uranio e chiede un piano chiaro per la revoca delle sanzioni USA. Il portavoce del ministero degli Esteri, Esmaeil Baghaei, ha definito la proposta americana “inaccettabile”, annunciando una controproposta tramite Oman.

Il Supremo Leader Khamenei ha ribadito che l’arricchimento è centrale per il programma nucleare iraniano, accusando gli USA di arroganza. Il viceministro Majid Takht-e-Ravanchi ha suggerito che l’Iran potrebbe prolungare i negoziati, proponendo un quadro per un accordo futuro.

Un eventuale fallimento delle trattative potrebbe portare a un conflitto su vasta scala. L’Iran ha minacciato ritorsioni, inclusi attacchi a siti nucleari israeliani e la possibile chiusura dello Stretto di Hormuz, con gravi conseguenze per il commercio globale di petrolio e gas.

esposizione di missili iraniani

Proxy iraniani, come gli Houthi nello Yemen, potrebbero intensificare gli attacchi, mentre Russia e Cina, alleati di Tehran, potrebbero complicare ulteriormente lo scenario. L’AIEA avverte che attacchi ai siti iraniani potrebbero spingere l’Iran a sviluppare armi nucleari, un rischio amplificato dalle pressioni interne al regime.

La situazione rimane incerta, con il destino delle trattative che determinerà il rischio di un conflitto dalle implicazioni globali.Nello stesso tempo la situazione 


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Economia Cinese: deflazione e rallentamento delle esportazioni segnalano problemi strutturali

L’economia cinese mostra segnali di affanno, con dati recenti che evidenziano una combinazione preoccupante di deflazione persistente e un rallentamento delle esportazioni.

Secondo le ultime rilevazioni, l’indice dei prezzi al consumo (CPI) cinese è sceso dello 0,1% su base annua a maggio 2025, segnando il quarto mese consecutivo di deflazione. Questo risultato, in linea con i due mesi precedenti e leggermente migliore delle attese (-0,2%), riflette una domanda interna debole, rischi commerciali con gli Stati Uniti e crescenti incertezze occupazionali.

Parallelamente, le esportazioni, pur crescendo del 4,8% a 316,1 miliardi di dollari a maggio, hanno registrato il ritmo più lento degli ultimi tre mesi, mancando le previsioni di un +5,0% e rallentando rispetto all’8,1% di aprile. Questi dati, combinati, dipingono un quadro di un’economia alle prese con un surplus produttivo che fatica a trovare sbocchi, sia interni che esterni.

Deflazione: un segnale di stagnazione interna

La deflazione dei prezzi al consumo, che si protrae ormai da mesi, è un indicatore critico della fragilità del mercato interno cinese. I prezzi non alimentari sono rimasti invariati per il secondo mese consecutivo, con incrementi minimi in settori come abitazioni (+0,1%), abbigliamento (+1,5%), sanità (+0,3%) ed educazione (+0,9%) neutralizzati da un calo marcato nei trasporti (-4,3%).

Sul versante alimentare, i prezzi sono scesi dello 0,4%, un peggioramento rispetto al -0,2% di aprile, segnando il quarto mese di ribassi.

L’inflazione core, che esclude le componenti volatili di cibo ed energia, è salita dello 0,6%, il livello più alto da gennaio, ma resta un dato modesto che non compensa la tendenza deflazionistica generale.

Ecco il relativo grafico:

Su base mensile, il CPI è sceso dello 0,2%, invertendo il timido +0,1% di aprile e registrando la terza contrazione del 2025. Questa dinamica evidenzia un’economia in cui la domanda interna non riesce a sostenere nemmeno un minimo livello di inflazione, un segnale di stagnazione che preoccupa gli analisti.

Esportazioni in frenata: l’impatto dei dazi e delle tensioni globali

Sul fronte commerciale, le esportazioni cinesi, pur in crescita, mostrano segnali di rallentamento.

L’aumento del 4,8% a maggio è il più contenuto degli ultimi tre mesi, con un crollo del 34,5% delle spedizioni verso gli Stati Uniti, il peggiore in oltre cinque anni, dovuto ai dazi dell’era Trump e alle incertezze nelle trattative commerciali con Washington.

Sebbene le esportazioni verso Giappone (+6,2%), Taiwan (+7,5%), Australia (+12,6%), UE (+12,0%) e paesi ASEAN (+14,8%) siano cresciute, il calo verso la Corea del Sud (-1,2%) e la dipendenza dai mercati alternativi non compensano pienamente il colpo subito sul mercato statunitense.

Unico dato positivo è l’export di terre rare, salito del 23% su base mensile, raggiungendo il picco dell’ultimo anno. Tuttavia, il surplus produttivo cinese fatica a trovare sbocchi, con la domanda globale sotto pressione e le tensioni geopolitiche che limitano l’accesso ai mercati chiave. Ecco il relativo grafico:


Prospettive incerte e negoziati cruciali

I dati dei primi cinque mesi del 2025 mostrano un aumento delle esportazioni del 6,1% rispetto al 2024, per un totale di 1,48 trilioni di dollari, ma il rallentamento di maggio suggerisce che la crescita non è sostenibile senza un rilancio della domanda interna o una distensione commerciale.

I negoziati tra Stati Uniti e Cina, previsti a Londra, potrebbero offrire un barlume di speranza, specialmente per quanto riguarda il dominio cinese sulle terre rare. Tuttavia, senza interventi significativi per stimolare il consumo interno e mitigare le tensioni esterne, l’economia cinese rischia di rimanere intrappolata in una spirale di deflazione e crescita debole.


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Renault valuta la produzione di droni in Ucraina: una svolta strategica dalle auto alle armi

Secondo quanto riportato da Franceinfo domenica 8 giugno, la casa automobilistica francese Renault potrebbe produrre droni in Ucraina. Un passaggio strategico, nel momento in cui il mercato delle auto è in crisi.

Il gruppo, che impiega 120.000 persone in tutto il mondo, sta attualmente valutando la possibilità di collaborare con una PMI francese specializzata nel settore della difesa. Le linee di produzione sarebbero quindi installate a poche decine o addirittura a poche centinaia di chilometri dal fronte.

Tuttavia, pur confermando di essere stata contattata dalle autorità francesi, l’azienda precisa in un comunicato che “non è stata presa alcuna decisione in questa fase”. Quindi è possibile che si tratti solo di una soluzione allo studio, e, comunque, le informazioni sarebbero mantenute ovviamente riservate, anche per non far esplodere la fabbrica prima della sua apertura.

Drone quadricottero ucraino

Una partnership strategica

Questo progetto segna una svolta strategica, a più di tre anni dall’inizio della guerra in Ucraina e in un momento in cui l’Europa si sta riarmando e sta aumentando gli investimenti nella sua industria della difesa.

“Si tratta di una partnership assolutamente inedita: un grande gruppo automobilistico francese si unirà a una PMI del settore della difesa per installare capacità produttive in Ucraina, al fine di fabbricare droni”, ha annunciato il ministro della Difesa, Sébastien Lecornu, su LCI venerdì 6 giugno, parlando di una collaborazione “vantaggiosa per entrambe le parti” per la Francia e l’Ucraina.

Il ministro ha precisato che non sarà necessaria alcuna manodopera francese sul posto. «Gli ucraini sono più bravi di noi a progettare droni e, soprattutto, a sviluppare la dottrina che li accompagna», ha sottolineato.

L’esercito ucraino prevede di utilizzare oltre quattro milioni di droni nel 2025. Questi velivoli, sofisticati e incredibilmente efficaci, saranno in gran parte fabbricati direttamente sul suolo ucraino. Una parte di questa produzione potrebbe anche andare a beneficio dell’esercito francese, che sta cercando di colmare il proprio ritardo in questo settore.

L’apport di renault sarà di nowledge industriale e di capitali, e potrà essere utile anche in patria.


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Apocalisse Quantistica: l’allarme degli esperti che minaccia conti in banca e Bitcoin, ma la soluzione esiste già.

Keith Martin, professore presso l’Information Security Group, Royal Holloway University of London, lancia un allarme per mettere in guardia dai pericoli enormi, e non considerati, legati al repido sviluppo dei computer quantistici.

Recenti notizie hanno riportato che i computer quantistici potrebbero decifrare i codici crittografici con una facilità 20 volte superiore rispetto alle stime precedenti, minacciando la sicurezza di wifi, transazioni bancarie e criptovalute come il Bitcoin. Ma è davvero imminente un’apocalisse crittografica?

Secondo un recente studio, la decifrazione dell’algoritmo RSA – uno dei pilastri della crittografia moderna, utilizzato in innumerevoli applicazioni – potrebbe richiedere “solo” un computer quantistico con 1 milione di qubit, rispetto ai 20 milioni stimati in precedenza. Questo progresso teorico alimenta il dibattito: i computer quantistici rappresentano una minaccia reale per la nostra sicurezza digitale?

I limiti attuali dei computer quantistici

Oggi i computer quantistici esistono, ma le loro capacità sono estremamente limitate. Non esiste un unico modello di computer quantistico: diversi approcci sono in fase di sviluppo, ma tutti affrontano enormi ostacoli tecnologici. I computer quantistici più avanzati dispongono di poco più di 1.000 qubit, ancora molto instabili e soggetti a errori. Nonostante ingenti investimenti, non è chiaro quando – o se – saranno in grado di decifrare i codici crittografici su larga scala.

L’impatto sulla crittografia

Non tutta la crittografia è ugualmente vulnerabile. La crittografia simmetrica, che protegge la maggior parte dei nostri dati (come quelli trasmessi su reti sicure), può essere facilmente rinforzata contro i computer quantistici. Più a rischio è la crittografia a chiave pubblica, utilizzata per connessioni sicure online (ad esempio per lo shopping online o la messaggistica) e basata su algoritmi come RSA o Diffie-Hellman a curva ellittica. Anche le firme digitali, come quelle usate nelle transazioni Bitcoin, potrebbero essere compromesse.

Tuttavia, gli attacchi teorici che potrebbero sfruttare i computer quantistici per rompere questi sistemi sono ancora ipotetici e richiederebbero macchine molto più potenti di quelle attuali. Inoltre, non è chiaro quando tali macchine saranno disponibili: le stime variano da 10-20 anni a un futuro indefinito, con alcuni esperti che dubitano addirittura della loro realizzabilità.

Un approccio prudente

Dal punto di vista della sicurezza, è saggio adottare una mentalità orientata al “peggio scenario possibile”. Anche se un computer quantistico cryptographically relevant (capace di decifrare codici) fosse disponibile tra 20 anni, alcuni dati protetti oggi potrebbero dover rimanere sicuri per decenni. Inoltre, aggiornare i sistemi crittografici, specialmente in reti complesse come quelle finanziarie, richiede tempo. Per questo, agire ora è essenziale, per evitare danni in futuro.

Le soluzioni già allo studio

Fortunatamente, il lavoro per contrastare questa minaccia è già iniziato. Nel 2016, il National Institute for Standards and Technology (NIST) degli Stati Uniti ha lanciato una competizione internazionale per sviluppare nuovi strumenti crittografici post-quantistici, ritenuti resistenti ai computer quantistici.

Nel 2024, il NIST ha pubblicato i primi standard, che includono meccanismi di scambio di chiavi e firme digitali post-quantistici. Per prepararsi, i sistemi digitali dovranno sostituire la crittografia a chiave pubblica con questi nuovi standard e assicurarsi che le chiavi simmetriche siano sufficientemente lunghe. Molti sistemi attuali sono già compatibili con chiavi più robuste.

Quindi non c’è motivo di allarmarsi. Il National Cyber Security Centre (NCSC) del Regno Unito ha suggerito una tabella di marcia per le organizzazioni, soprattutto quelle che gestiscono infrastrutture critiche. Entro il 2028, si dovrebbe completare un inventario crittografico e definire un piano di migrazione post-quantistica, con l’aggiornamento dei sistemi da completare entro il 2035. Questo arco temporale decennale indica che gli esperti non prevedono un’apocalisse crittografica imminente.

Per il pubblico, l’adeguamento sarà graduale. Browser web, wifi, smartphone e app di messaggistica verranno aggiornati nel tempo con misure di sicurezza post-quantistiche, tramite aggiornamenti software o sostituzione dei dispositivi. È importante, come sempre, installare gli aggiornamenti di sicurezza, e questo sarà un processo lungo, ma relativamente semplice, se programmato con adeguto anticipo.

Quindi calma di fronte ai titoli sensazionalistici: il computer quantistico in grado di violare i codici più diffusi è ancora di là da venire, ma prima o poi arriverà, e , a quel punto, sarà meglio essere pronti.


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Cina, Ripresa delle Centrali a Carbone nel 2025: Sfida al Boom di Rinnovabili

Dopo il primo calo annuale delle autorizzazioni per la costruzione di centrali a carbone dal 2021, registrato lo scorso anno, all’inizio del 2025 il numero di progetti di centrali a carbone approvati in Cina ha registrato una ripresa, secondo quanto riportato giovedì da Greenpeace East Asia in una nuova ricerca.

Secondo l’analisi dei documenti ufficiali condotta da Greenpeace, nel primo trimestre del 2025 la Cina ha approvato 11,29 gigawatt (GW) di nuova capacità di energia elettrica da carbone. Questo ritmo di approvazioni di centrali a carbone supera già i 10 GW approvati dalla Cina nella prima metà del 2024.

Lo scorso anno si è registrato un cambiamento significativo nelle autorizzazioni per l’energia da carbone, con un calo del 41,5% su base annua a 62,24 GW, segnando il primo calo annuale dal 2021.

Tuttavia, il ritmo delle autorizzazioni ha subito un’accelerazione quest’anno, nonostante il boom continuo degli impianti solari ed eolici. Evidentemente qualcosa non sta funzionando nell’eccesso di impianti solari ed eolici e le autorità stanno cercnado di compensare.

I dati ufficiali cinesi mostrano che nel primo trimestre del 2025 la capacità eolica e solare installata in Cina ha raggiunto i 1.482 GW, superando per la prima volta i 1.450 GW di energia termica, ha osservato Greenpeace.

“Il proseguimento delle autorizzazioni per il carbone rappresenta un rischio significativo”, ha affermato Gao Yuhe, responsabile dei progetti sul clima e l’energia di Greenpeace East Asia con sede a Pechino.

Mix energetico cinese sino al 2024

“L’approvazione di una nuova ondata di progetti su larga scala nel settore del carbone rischia di creare sovraccapacità, asset bloccati e costi di transizione più elevati. Ciò finirà per compromettere i progressi verso un sistema energetico più pulito e flessibile”, ha aggiunto Gao.

A livello globale, la Cina è leader nelle installazioni di capacità di energia rinnovabile, ma è anche leader nell’energia a carbone e continua a essere il motore principale della domanda globale di carbone, che ha raggiunto livelli record.

Inoltre, quest’anno la Cina sta cercando di aumentare la domanda interna di carbone e i relativi prezzi. Quest’anno i prezzi del carbone in Cina sono stati depressi, pesando sui profitti e sulla redditività dei produttori di carbone.

La Cina ha chiesto alle sue centrali elettriche a carbone di aumentare le scorte con l’approvvigionamento interno, poiché le autorità mirano a spingere al rialzo la domanda e i prezzi locali, secondo quanto riferito la scorsa settimana da fonti anonime vicine alla questione a Reuters.


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Lagarde lascia la BCE per il WEF? Inflazione KO, ma la sua guida “Politica” (e le Gaffe) pesano. L’Eurozona spera in un “Tecnico”.

Christine Lagarde, presidente della Banca Centrale Europea (BCE), si trova a un bivio. Mentre si prepara a presentare le ultime decisioni di politica monetaria giovedì, il suo futuro è sotto i riflettori.

Con l’inflazione nell’Eurozona scesa a 1,9% a maggio, sotto l’obiettivo del 2% per la prima volta in otto mesi, Lagarde può vantare di aver quasi domato la bestia inflazionistica, anche se la crescita nella UE latita.

Nonostante questo mezzo successo,  il suo ruolo è messo in discussione: il World Economic Forum (WEF) la corteggia per succedere a Klaus Schwab, nonostante il suo mandato a Francoforte scada tra due anni e mezzo.

Lagarde, avvocato di formazione senza esperienza bancaria diretta, è stata una figura più politica che tecnica alla guida della BCE. Nominata nel 2019 dopo aver lasciato anticipatamente la direzione del Fondo Monetario Internazionale, il suo approccio si è spesso concentrato su questioni di comunicazione e strategia politica, piuttosto che su una gestione tecnica della politica monetaria, e ha compiuto il suo buon numero di gaffe. Questo ha sollevato critiche: la sua mancanza di background bancario ha talvolta pesato sulla percezione della sua leadership, soprattutto in un contesto economico complesso.

Secondo il Financial Times, il WEF vede in Lagarde la candidata ideale per succedere a Schwab, che ha lasciato la presidenza ad aprile dopo accuse di irregolarità finanziarie, da lui negate. Fonti riportano che Lagarde avrebbe discusso la possibilità di accorciare il suo mandato BCE, anche se la Banca ha ribadito il suo impegno a completare il termine. La presidente non ha smentito categoricamente le voci, alimentando speculazioni su un possibile addio anticipato.

Questo momento sembra propizio per un’eventuale uscita. Con l’inflazione sotto controllo e una revisione strategica della BCE in arrivo, Lagarde potrebbe lasciare il terreno pronto per il suo successore. Inoltre, la relativa stabilità politica nell’Eurozona – nonostante il recente collasso della coalizione olandese – offre un contesto favorevole per una transizione. Tuttavia, il 2027, ultimo anno del suo mandato, potrebbe essere più turbolento, con le elezioni presidenziali in Francia che potrebbero vedere l’ascesa del Rassemblement National.

La storia di Lagarde mostra una certa propensione a cambiare rotta, molto opportunistica: nel 2019 lasciò il FMI per la BCE, pur avendo negato interesse per il ruolo in un’intervista del 2018. Ora, il suo legame con il WEF – è membro del consiglio dal 2019 – la rende una candidata naturale per la successione a Schwab. Ma perché abbandonare uno dei ruoli più influenti nella finanza globale? La BCE richiede una guida stabile in un mondo scosso da incertezze, come le politiche protezionistiche di Donald Trump. Ci vuole un vero tecnico, non un politico, e quindi la Lagarde rischia di non essere più di moda. 

Joe Nellis, economista e professore a Cranfield University, ha lodato Lagarde per aver gettato le basi per la crescita economica e aver “messo a tacere” l’inflazione, almeno per ora. Tuttavia, la sua gestione è stata più politica che tecnica, con un’enfasi sulla comunicazione e sull’influenza globale piuttosto che su una profonda expertise monetaria. Questo la distingue da predecessori come Mario Draghi, il cui background tecnico era indiscusso e metteva a tacere anche gli oppositori più duri. 

Le domande sul suo futuro non sono nuove. Come accadde a Draghi, quando si speculò su un suo possibile ruolo come presidente italiano, Lagarde dovrà affrontare quesiti sulla sua permanenza. Anche se giovedì tenterà di spegnere le voci, le speculazioni persisteranno finché il WEF non nominerà un nuovo presidente. Intanto, l’Eurozona guarda con attenzione: magari il prossimo presidente tornerà a occuparsi di crescita e inflazione, e meno di questioni climatiche che, francamente, non competono alle 


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Russia: entra in servizio il Knyaz Pozharsky, nuovo super-sottomarino nucleare per l’Artico. La risposta di Mosca alla pressione NATO?

Nonostante l’attacco ucraino ai bombardieri nucleari russi, la capacità di dissuasione strategica di Mosca resta una forza devastante, in grado di annientare il mondo più volte. La Russia rafforza il suo arsenale con il Knyaz Pozharsky, sottomarino nucleare lanciamissili balistici della classe Borei-A, che entrerà in servizio nella Flotta del Nord a giugno 2025. Questo passo consolida la strategia di Mosca per dominare l’Artico, in un contesto di competizione geopolitica, rivalità per le risorse e crescente presenza NATO.
Varato il 3 febbraio 2024 presso il cantiere Sevmash, unico impianto russo per sottomarini nucleari, il Knyaz Pozharsky è il quinto della variante avanzata Borei-A. Progettato per sostituire i vecchi Delta e Typhoon, è dotato di tecnologie stealth, propulsione a getto d’acqua e fino a 16 missili balistici RSM-56 Bulava, ciascuno con 4-6 testate nucleari, garantendo una potente capacità di ritorsione. Alimentato da un reattore VM-5 da 190 megawatt, ad acqua pressurizzata, disloca 24.000 tonnellate in immersione, superando in dimensioni la classe Ohio statunitense, che dislocano solo 17.000 tonnellate. 

RSM-56

Vladimir Putin ha definito la Flotta del Nord la più potente della Russia, con 31 sottomarini che rappresentano il 40% della forza sottomarina nazionale.

Il Knyaz Pozharsky estenderà la portata strategica nell’Artico e nell’Atlantico settentrionale, in linea con la Dottrina Marittima 2022, che punta su difesa, estrazione di risorse, sviluppo della Rotta del Mare del Nord e competizione globale. Lo scioglimento dei ghiacci artici apre nuove rotte marittime e giacimenti energetici, trasformando la regione in un terreno militarizzato.

Mosca ha investito 8,4 trilioni di rubli (circa 100 miliardi di dollari) per l’espansione navale fino al 2035, con le classi Borei-A e Yasen-M al centro del programma. Negli ultimi cinque anni, 49 navi, tra cui quattro Borei-A e quattro Yasen-M, sono state commissionate. Il Perm, ultimo Yasen-M varato a marzo 2025, sarà equipaggiato con missili ipersonici Zircon e destinato alla Flotta del Pacifico entro il 2026. La competizione artica si intensifica con la Cina, che si autodefinisce “stato vicino all’Artico” e avanza iniziative economiche e scientifiche, suscitando preoccupazioni occidentali.

Knyaz Pozharsky nelle prove in mare

Nonostante l’attacco ucraino, la triade nucleare russa – missili balistici, bombardieri e sottomarini come il Knyaz Pozharsky – garantisce una potenza distruttiva senza pari. Un solo Borei-A può trasportare fino a 96 testate nucleari, ciascuna con una forza devastante. La Flotta del Nord assicura a Mosca una risposta schiacciante a qualsiasi minaccia, mantenendo l’equilibrio strategico globale.

La Russia esplora anche soluzioni innovative, come sottomarini nucleari per trasportare gas naturale liquefatto (GNL) nell’Artico, sostenuti da Gazprom e NOVATEK per eludere le sanzioni occidentali. Tuttavia, esperti come Aleksandr Nikitin dubitano della fattibilità del progetto.

La strategia navale al 2050, guidata dal nuovo Collegio Marittimo di Nikolai Patrushev, punta sull’Artico come fulcro delle operazioni, con il Knyaz Pozharsky simbolo della supremazia russa.

Mentre Stati Uniti, Canada, Norvegia e Danimarca intensificano esercitazioni NATO e investimenti in rompighiaccio, la Russia accelera la modernizzazione navale. L’Artico, con le sue risorse e rotte strategiche, si trasforma in un teatro di confronto globale. Il Knyaz Pozharsky rafforza la deterrenza nucleare di Mosca, segnalando che, nonostante le tensioni, la Russia rimane una potenza in grado di plasmare gli equilibri del XXI secolo.


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Manifattura USA in contrazione, PMI sotto il 50: terzo mese negativo, pesa l’incertezza dei dazi

Gli indici previsionali USA non segnano ancora bel tempo. Il PMI manifatturiero ISM negli Stati Uniti è sceso a 48,5 nel maggio 2025 da 48,7 in aprile, al di sotto delle aspettative di mercato pari a 49,5.

Il dato ha segnato il terzo mese consecutivo di contrazione nel settore manifatturiero e il calo più marcato dal novembre 2024, evidenziando la crescente incertezza economica e le pressioni sostenute sui costi, in parte determinate dalle politiche commerciali instabili dell’amministrazione Trump.

La produzione, i nuovi ordini, l’occupazione e gli ordini arretrati sono tutti diminuiti, ma a un ritmo più lento, mentre le nuove vendite all’esportazione hanno registrato un calo più marcato, evidente segno dell’effetto dei dazi reciproci.

Nel frattempo, l’indice delle scorte è sceso in territorio negativo dopo la precedente espansione dovuta agli acquisti anticipati in vista dell’introduzione dei dazi, anche questo un elemento prevedibile.

L’indice delle consegne dei fornitori ha segnalato ritardi continui, riflettendo le persistenti strozzature nella catena logistica, e anche questo sicuramente non ha aiutato allo sviluppo dell’ottimismo economico. . Sebbene la crescita dei prezzi determinata dai dazi abbia registrato un leggero rallentamento, è rimasta complessivamente elevata.

Ecco come si presenta quindi l’indice ISM negli USA:

Come sottolinea lo stesso ISM i prezzi, il cui aumento era atteso in aprile maggio, sono comunque aumentati, e chi ha anticipato ordini e acquisti a marzo-aprile per evitare i dazi, ormai ha esaurito gli acquisti. Alla fine questo rallentamento nell’indice dell’attività economica era atteso.

Ora starà a Trump renderlo solo un qualcosa di episodico e non veder seriamente colpita l’economia reale, anche se sono ormai diversi mesi di contrazione consecutiva.


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Attacco ucraino nel cuore della Russia: Kiev rivendica aanni a 40 bombardieri strategici con droni da camion. Nuova escalation?

Come vi abbiamo già accennato, in modo sintentico, domenica 1° giugno 2025, l’Ucraina ha condotto un’operazione su larga scala contro basi aeree russe, colpendo e danneggiando oltre 40 aerei militari strategici, secondo quanto riferito dal Servizio di Sicurezza Ucraino (SBU). Ovviamente la Russia nega danni così estesi.

L’attacco, denominato “Operation Spiderweb” (“Ragnatela”), ha preso di mira quattro basi aeree chiave: Belaya, Diaghilevo, Olenya e Ivanovo, situate a migliaia di chilometri dal confine ucraino, in regioni come Irkutsk e Murmansk. Questo attacco rappresenta una delle operazioni più audaci della guerra, con implicazioni significative per la capacità aerea strategica della Russia e per l’equilibrio del conflitto.

L’SBU ha dichiarato che l’operazione ha distrutto aerei di valore strategico, tra cui i bombardieri Tu-95, Tu-22 M3 e aerei di rilevamento radar A-50, per un danno stimato di oltre 2 miliardi di dollari. Video diffusi mostrano droni in prima persona (FPV) colpire aerei russi, con immagini geolocalizzate che confermano l’attacco alla base di Olenya, nel Murmansk, anche se inizialmente si era parlato della base di Belaya in Irkutsk.

Secondo fonti ucraine, i droni sono stati trasportati in Russia nascosti in container su camion, coperti da strutture in legno simili a capanne. Al momento dell’attacco, i tetti di queste strutture sono stati aperti da remoto, permettendo ai droni di decollare e colpire i bersagli vicini.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy ha supervisionato personalmente l’operazione, che ha richiesto oltre 18 mesi di pianificazione. Zelenskyy ha confermato che l’operazione è iniziata un anno, sei mesi e nove giorni fa, definendola “la più lunga in termini di portata” e sottolineando che i partecipanti sono stati ritirati dal territorio russo in tempo. Ha lodato il capo dell’SBU, Vasyl Malyuk, per il successo, affermando che l’operazione sarà ricordata nei libri di storia. L’obiettivo, ha aggiunto, è far sentire alla Russia la necessità di porre fine alla guerra che ha iniziato.

Ci sono anche indicazioni di un attacco al quartier generale della Flotta del Nord russa a Severomorsk, Murmansk, dove si trovano sottomarini nucleari come quelli della classe Yasen-M. Tuttavia, le autorità russe hanno smentito tali rapporti. Il capo della città ha dichiarato che le informazioni sulle esplosioni erano false e che la situazione era stabile, esortando i cittadini a non farsi prendere dal panico e a fidarsi solo di fonti verificate. Però esistono immagini di nubi di fumo sospette.

Il Ministero della Difesa russo ha confermato gli attacchi, ammettendo che diversi aerei hanno preso fuoco nelle regioni di Murmansk e Irkutsk a causa di droni FPV lanciati da posizioni vicine alle basi.

Però ha sostenuto che gli attacchi nelle regioni di Ivanovo, Ryazan e Amur sono stati respinti, e che i fuochi sono stati spenti senza vittime tra militari o civili. Alcuni partecipanti agli attacchi sarebbero stati arrestati. Il governatore di Irkutsk, Igor Kobzev, ha confermato che i droni sono stati lanciati da un camion, che è stato successivamente bloccato.

Nel frattempo, la Russia ha risposto con uno dei suoi più grandi attacchi della guerra, lanciando 472 droni e sette missili balistici e da crociera contro l’Ucraina. Le forze ucraine hanno dichiarato di aver neutralizzato 385 obiettivi aerei.

Questo scambio di attacchi avviene alla vigilia di nuovi colloqui di pace a Istanbul, previsti per lunedì 2 giugno, a cui parteciperà una delegazione ucraina guidata dal ministro della difesa Rustem Umerov. Zelenskyy ha delineato le priorità per i negoziati: un cessate il fuoco incondizionato, il rilascio dei prigionieri e il ritorno dei bambini ucraini deportati.

L’attacco ucraino ha colpito risorse strategiche cruciali per la Russia, inclusi aerei che costituiscono una parte della sua deterrenza nucleare. I Tu-95 e Tu-22 M3 sono bombardieri a lungo raggio usati per lanciare missili da crociera contro l’Ucraina, e la loro perdita potrebbe limitare significativamente la capacità di Mosca di condurre attacchi a distanza, anche perché, al contrario dei SU-30 e Su-35SM, non sono più in produzione da tempo, per cuiogni aereo perso è insostituibile,

Inoltre  questo colpisce anche un elemento del deterrente nucleare russo, un aspetto che il Cremlino aveva definito una “linea rossa”. La risposta di Mosca potrebbe quindi essere imprevedibile e potenzialmente escalatoria.

L’operazione ucraina evidenzia anche una vulnerabilità globale: la proliferazione della tecnologia dei droni a basso costo rende possibili attacchi mirati contro infrastrutture militari di alto valore, anche lontano dai fronti di guerra. La mancanza di ripari rinforzati per gli aerei, una problematica nota da anni, ha lasciato i bombardieri russi esposti ad attacchi con mezzi leggeri. 

Inoltre, l’uso potenziale di droni con intelligenza artificiale, capaci di colpire autonomamente senza emissioni radio, rappresenta un’evoluzione preoccupante per la sicurezza militare mondiale, un tema che richiede un ripensamento delle strategie di difesa a livello globale. Si parla di addestramento di droni dotati di AI addestrati a riconoscere le immagini dei bombardieri e a colpirli. se ciò fosse vero chiunque , o quasi, potrebbe lasciare un piccolo drone, del peso di una decina di kg, nei pressi di una base, e poi questo mezzo potrebbe muoversi in modo autonomo per colpire l’aereo obiettivo. Un investimento ridicolo, dell’ordine di migliaia di Euro, può distruggere un mezzo che ne costa invece decine di milioni, il tutto per mancanza di protezione adeguata.

Bisogna dire che i cittadini russi sono stati la migliore difesa: quando hanno visto partire i droni da un camion , hanno cercato di fermarli salendo sul tetto del rimorchio e quindi laanciando pietre e altri oggetti, anche a rischio di causare delle potenti, e pericolose, esplosioni.

Gli USA NON sono stati notificati in anticipo di questo attacco, anche se Kiev afferma il contrario.

Dal punto di vista strategico non cambia molto: con meno bombardieri strategici la Russia utilizzerà più missili lanciati da basi a terra o da sommergibili, oppure più droni. Dal punto di vista comunicativo e di prospettiva è invece diverso: oora qualsiasi punto è attaccabile con un drone a guida AI, e i controlli alla frontiera con i paesi anche dell’Asia Centrale dovranno cambiare.


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“Caccia grossa” nello Spazio: satellite militare russo segue da vicino satellite militare USA. Pericolo per gli USA?

Un nuovo satellite russo della serie Cosmos, lanciato in orbita terrestre bassa (LEO), si è posizionato in stretta vicinanza a un satellite governativo statunitense non specificato.

Questo evento, confermato dal Comando Spaziale USA (USSPACECOM), alimenta ulteriormente i timori che questi satelliti russi non siano semplici “osservatori”, come sostiene Mosca, ma vere e proprie armi anti-satellite (ASAT) co-orbitali, progettate per neutralizzare asset strategici nemici.

Il Comando Spaziale USA può confermare che il recente lancio russo ha inserito un satellite in un’orbita vicina a un satellite del governo statunitense,” ha dichiarato un portavoce a Breaking Defense. “La Russia continua a ricercare, sviluppare, testare e dispiegare una serie di sistemi controspaziali che minacciano la sicurezza e la stabilità del dominio spaziale.

Sebbene USSPACECOM non abbia nominato il satellite USA “pedinato”, rapporti di astronomi indipendenti indicano che il nuovo Cosmos 2588, lanciato il 23 maggio, condivide un’orbita similare (co-planare) con USA 338. Gli esperti ritengono che USA 338 sia un satellite spia elettro-ottico della serie KH del National Reconnaissance Office (NRO), parte della costellazione “Crystal”, cruciale per l’intelligence americana. L’NRO, com’è prassi, non fornisce dettagli sui suoi satelliti spia.

La Minaccia Nascosta dei Satelliti “Ispettori”

La traiettoria del Cosmos 2588 è stata notata per la prima volta da osservatori indipendenti come Bart Hendrix e Marco Langbroek. Quest’ultimo, un astronomo olandese, ha evidenziato come questo comportamento segua uno schema già visto con precedenti satelliti Cosmos, suggerendo una natura ostile. A differenza dei satelliti di sorveglianza spaziale USA, che si muovono attivamente per monitorare vari oggetti, gli ultimi satelliti Cosmos russi sembrano “sedersi” nell’ombra di specifici satelliti governativi americani, tutti ritenuti satelliti spia della serie KH.

Orbita Cosmos 2588

Langbroek scrive: “Questa è la quarta volta in cinque anni che un satellite militare russo viene piazzato in co-orbita con un satellite da ricognizione ottica militare statunitense… Se il primo caso sembrava una missione da ‘satellite ispettore’, per i successivi, e forse anche per questo nuovo, dovremmo considerare seriamente che stiamo assistendo al posizionamento di una capacità controspaziale (un’arma ASAT co-orbitale dormiente).” Questi satelliti “dormienti” potrebbero essere attivati al bisogno per danneggiare o distruggere l’obiettivo.

Implicazioni Strategiche e Rischi per Sistemi Vitali USA

La presenza di presunte armi ASAT russe così vicine a satelliti spia USA solleva interrogativi profondi. Sebbene gli obiettivi immediati sembrino essere satelliti di intelligence, la capacità dimostrata dalla Russia di posizionare potenziali armi “a fianco” di asset critici in orbita terrestre bassa (LEO) rappresenta una minaccia ben più ampia.

In uno scenario di confronto militare diretto, la neutralizzazione di satelliti spia degraderebbe significativamente la capacità degli Stati Uniti di raccogliere informazioni vitali e di monitorare le attività avversarie. Questo, a sua volta, colpirebbe il sistema di comando e controllo militare, che dipende intrinsecamente da comunicazioni satellitari sicure e da un flusso costante di intelligence.

Un attacco riuscito a nodi nevralgici del sistema di intelligence e comunicazione satellitare potrebbe avere effetti a cascata, minando la fiducia, la stabilità economica e la capacità operativa di agenzie governative fondamentali, specialmente in un contesto di crisi acuta. Inoltre, la stessa tecnologia ASAT, se ulteriormente sviluppata o dispiegata, potrebbe un giorno minacciare direttamente anche le costellazioni di satelliti per le comunicazioni civili e commerciali, da cui dipende gran parte dell’economia e della vita quotidiana globale.

Rapprsentazione del Cosmos 2588 da Kayhan Space

Un modello di comportamento preoccupante

La società di tracciamento satellitare Slingshot Aerospace ha pubblicato un’immagine di Cosmos 2588, suggerendo che potrebbe essere un satellite da ispezione militare “NIVELIR” con una sospetta arma cinetica a bordo, capace cioè di distruggere un altro satellite tramite impatto fisico. Slingshot stima che Cosmos 2588 passerà a soli 93,9 km dal suo presunto obiettivo, con “sorvoli” ripetuti ogni circa 4 giorni.

Questa non è la prima volta che le attività spaziali russe destano allarme. Nel 2020, il satellite Cosmos 2543 rilasciò un proiettile ad alta velocità, interpretato da USA e Regno Unito come un test di un’arma ASAT. Analogamente, il lancio del Cosmos 2576 nel maggio scorso fu condannato da Washington come un’arma anti-satellite durante una riunione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Mosca ha sempre negato tali accuse.


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