La Rivoluzione è iniziata

E’ il 22 Ottobre 2025, ore 15,00.

Nell’aula dei Gruppi parlamentari della Camera dei deputati, la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni ha convocato una numerosa platea di giornalisti, imprenditori, economisti e rappresentanti delle varie categorie lavorative per  presentare una novità assoluta, una novità mondiale dal titolo : “Un Nuovo inizio: Soldi e Futuro con il Sire”.

Nella gremita sala conferenze, illuminata da luci calde e schermi su cui si proiettano creazioni olografiche, la presidente del Consiglio, giovane e carismatica, presenta il “Sistema Integrato di Risparmio Erariale” (SIRE) a una platea tanto curiosa quanto eterogenea.

Tra il pubblico spiccano alcune figure: Andrea, un piccolo imprenditore in difficoltà,  il professor Boldrin, economista drin-drin ed in prima fila, la giovane, Maria, una madre single che lavora come insegnante precaria da troppi anni.

«Cari cittadini – inizia la Presidente- oggi vi presento un’alternativa all’austerità. Un piano che non richiede sacrifici, ma crea opportunità. Immaginate uno strumento che finanzia ospedali, scuole e infrastrutture, che alza le pensioni, gli stipendi, senza aumentare il debito pubblico. Esiste, e si chiama SIRE!»

Lo schermo alle sue spalle mostra il logo “Conto Italia”. Il pubblico mormora. incuriosito.

Passano pochi istanti ed il Prof. Boldrin alzandosi, scettico, esclama:

«Presidente, non è l’ennesima truffa da “moneta parallela”? L’euro non lo permette! I Trattati ce lo vietano…»

La Presidente del Consiglio, per nulla scomposta, con un beffardo sorriso, si rivolge al suo borioso interlocutore:

«Niente moneta, professore. Stia sereno. Solo crediti d’imposta cedibili. Legittimi perché previsti dall’articolo 117 della Costituzione, legittimi perché approvati dall’UE e legittimi perché normati nel Manuale del Deficit e del Debito Pubblico aggiornato nel 2022. E soprattutto… non sono debito pubblico.»

Lo schermo sullo sfondo mostra una slide con i riferimenti normativi.

Andrea, il giovane imprenditore in difficoltà , si sporge in avanti per capire e dopo aver fatto un gran respiro, si fa coraggio e domanda;

«Ma come funzionano esattamente questi Sire? Io ho bisogno di liquidità ora, non di promesse!»

“Lei avrà un “Conto Corrente di Risparmio Fiscale” gratuito. Ogni Sire depositato sul suo conto vale un euro di sconto sulle tasse future. Se investe in macchinari, lo Stato le darà Sire da usare tra due anni per pagare le tasse. Intanto, può cederli a chiunque, anche ad una banca e ricevere euro subito, senza spread o speculazioni!»

Maria che fino ad allora era stata in silenzio, prende la parola timidamente:

«E a me, cosa serve? Non ho un’azienda …»

La Presidente Meloni, avvicinandosi alle prime file, la rassicura dicendo:

«Maria, immagini di avere un conto garantito dallo Stato, dove i suoi risparmi crescono del 3% annuo, esentasse e senza rischi di bail-in. Immagini una carta elettronica in tutto e per tutto simile al bancomat che utilizza già oggi. Con questa carta potrà usare i Sire per pagare il dentista, l’affitto, il caffè al bar. E se non li usa, magari le banche glieli compreranno per finanziare imprese come quella di Andrea.»

ll pubblico, sino a quel momento in silenzio, inizia ad applaudire. Boldrin incrocia le braccia e con sarcasmo si rivolge alla Meloni:

«Una magia! Ahahhah!!! Ma come fa lo Stato a emettere miliardi di Sire senza fallire?»

“Lei dovrebbe saperlo, caro Professore. I Sire non sono spesa, ma *CREDITI FISCALI FUTURI*. Finanziamo opere pubbliche oggi, e domani i cittadini li useranno per pagare le tasse. È un circolo virtuoso: più SIRE circolano, più l’economia cresce, più gettito fiscale avremo. E il rapporto Debito/PIL… scenderà. Non è difficile da capire!»

Sullo schermo una slide mostra una simulazione: 100 miliardi di Sire ➔ +5% PIL, 300.000 nuovi posti di lavoro.*

Andrea in evidente stato di esaltazione esclama:

«Se le banche accettano i Sire come garanzia, potrei chiedere prestiti senza ipotecare la fabbrica! Ma … come si convertono in euro per importare materiali?»

«E’ semplice. Basta andare sulla piattaforma Conto Italia realizzata dalla Dedagroup S.p.A. Cedendo i Sire ad una banca pubblica, come Medio Credito Centrale, in cambio avrà gli euro da poter spendere all’estero, senza spread o perdite di valore. E se invece  li tenete, guadagnate il 3% annuo. Meglio dei BTP il cui valore oscilla sui mercati in continuazione!»

Il professore, spazientito, attacca:

«E se il mercato rifiuta i Sire? Se diventano carta straccia?»

La presidente Meloni, con serafica fermezza, lo rassicura ancora una volta:

«I Sire non sono quotati, non hanno nessun mercato sul quale poter essere attaccati. Non sono i BTP!! Il valore dei Sire sta nel fatto che lo Stato li accetterà al valore nominale per il pagamento di qualsiasi tributo o tassa futura. La vera garanzia è quella dello Stato, ma la forza sarà il risultato dell’utilizzo del Sire come mezzo di pagamento tra 60 milioni di italiani.»

Maria, con voce tremante:

«Ma… non è rischioso? Io ho perso tutto nel 2012 con le obbligazioni…»

«Maria, i Sire non sono obbligazioni. Non possono “perdere valore” perchè lo Stato li accetterà sempre al valor nominale. Sono un patto tra Stato e cittadini: voi finanziate il futuro, noi vi restituiamo sicurezza. Senza austerity, senza spread.»

A questo punto il silenzio si diffonde nell’aula e poi, un applauso parte dal fondo, contagioso, irrefrenabile, liberatorio.

Andrea, in piedi, grida sorridendo:

«Presidente, io ci provo. Se funziona, assumo altri dieci operai!!»

E per chi non crede ai miracoli, persino il Professor Boldrin, stavolta arrendevole e ancora dubbioso, borbotta:

«Sarà un esperimento rischioso… Ma forse è l’unica via per uscire dalla stagnazione.»

La Presidente Meloni allora, con fermezza e determinazione:

«Non è un esperimento, Professore. È una rivoluzione silenziosa. E sta già partendo.»

Lo schermo mostra il countdown del lancio del “Conto Italia”: 6 mesi.

Maria stringe il telefono, guardando il suo futuro riflesso nella luce olografica della sala dove tutto iniziò anni prima per merito un manipolo di sognatori …

Ora siamo finalmente padroni del nostro destino.

Fabio Conditi e Stefano Di Francesco
Presidente e Vicepresidente dell’associazione Moneta Positiva
http://monetapositiva.it/
Movimento culturale Un Mondo Positivo
https://unmondopositivo.it/
dove puoi trovare libri e corsi per diventare consapevole
Documento di sintesi della proposta SIRE


Telegram

Telegram
Grazie al nostro canale Telegram potete rimanere aggiornati sulla pubblicazione di nuovi articoli di Scenari Economici.

⇒ Iscrivetevi subito ⇐


MindsMinds

https://scenarieconomici.it/la-rivoluzione-e-iniziata/




300 Mercenari rumeni si arrendono ai ribelli congolesi e vengono rimpatriati. Il fallimenti dell’esercito a pagamento

Non tutte le “legioni straniere” riescono ad avere successo. Quasi 300 mercenari stranieri assunti dal governo della Repubblica Democratica del Congo per contrastare la rapida offensiva dei ribelli ruandesi dell’M23 nell’est del Paese si sono arresi e mercoledì e sono stati mandati a casa dal governo ruandese. Almeno è finita bene per loro.

Goma, la più grande città del Congo orientale, è stata conquistata dall’M23 all’inizio della settimana, mettendo all’angolo i mercenari, i resti dell’esercito congolese e le milizie alleate contro il lago Kivu e il confine con il Ruanda e perfino le forze di pace dell’ONU.

Non avendo altro luogo dove ritirarsi, si sono consegnati alle truppe di pace delle Nazioni Unite a Goma, che hanno poi organizzato il loro transito verso casa attraverso il vicino Ruanda.

“Siamo sollevati perché finalmente possiamo tornare a casa… è un grande sollievo”, ha detto uno di loro, un rumeno che si trovava a Goma da circa due anni.

“Goma è devastata a causa della guerra tra ruandesi e congolesi”, ha detto alla Reuters mentre attraversava il confine con il Ruanda, rifiutando di fornire il proprio nome.

Il Ruanda nega di appoggiare i ribelli, ma afferma di aver preso quelle che definisce misure difensive, e accusa il Congo di combattere a fianco degli autori del genocidio ruandese del 1994. Ovviamente il Congo è visto come punto d’appoggio per quelli che erano gli hutu, autori del massacro dei tutsi nel 1994. Tren’tanni passati per niente.

Ingaggiati per rafforzare l’esercito sottopagato e disorganizzato del Congo, i mercenari hanno utilizzato droni militari ad alta tecnologia che sono stati a lungo bloccati dalle difese aeree ruandesi, secondo un’analisi dell’International Crisis Group.

Mercenari rumeni in Congo

Il Congo si è avvalso dei servizi di Agemira RDC, una filiale di una società madre con sede in Bulgaria, per la logistica, e di Congo Protection, guidata da un ex membro della Legione straniera francese, per l’addestramento, ha dichiarato Henry-Pacifique Mayala di Kivu Security Tracker (KST), che mappa i disordini nel Congo orientale.

Senza quasi alcun coordinamento tra i due appaltatori militari e gli altri attori sul campo, il ruolo dei mercenari ha peggiorato ulteriormente il conflitto, ha affermato Mayala.

Congo e mercenari, una lunga storia di insuccesso

Congo e forze mercenarie hanno una lunga storia di insuccesso e di brutalità. Se gli abitanti di una nazione non vogliono combattere per se stessi, perché dovrebbero farlo delle persone che combattono per soldi? Notava già il Machiavelli che il mercenario ha in se stesso il proprio capitale: perché dovrebbe sacrificarlo per difendere lo stato altri? Il discorso del XVI secolo vale, tale e quale, ora.

Al contrario i mercernari sono sempre proni ad approfittare al massimo della propria posizione, senza grossi scrupoli: alcuni congolesi anziani ricordano l’uso di mercenari negli anni ’60, tra cui un gruppo guidato da “Mad Mike” Hoare, che sostenne il tentativo fallito dello Stato meridionale del Katanga, ricco di minerali, di secedere da Kinshasa. La secessione del Katanga portò a una lunga e sanguinosa guerra nella regione, alimentata da milizie mercenarie senza scrupoli e molto ben armate ed addestrate.

“Mad Max ” Hoare, uno dei più famosi mercenari in Katanga

Prima di attraversare il confine, uno dei mercenari è stato rimproverato dal portavoce dell’M23 Willy Ngoma di fronte a un gruppo di giornalisti, dicendogli che non avrebbe dovuto “venire a cercare avventure in Congo”, secondo un video condiviso dal quotidiano ruandese New Times.

“Abbiamo un Paese molto ricco. Ma con leader avidi. Ti hanno reclutato, ricevi 8.000 dollari al mese e sei nutrito, mentre (i soldati congolesi) ricevono meno di 100 dollari”, ha detto Ngoma.

Alla domanda su dove si sia addestrato, il mercenario ha risposto che è stato con la Legione straniera francese, un’unità dell’esercito francese che accetta volontari da tutto il mondo. I ministeri degli Esteri e della Difesa francesi non hanno risposto immediatamente alle richieste di commento.

Al valico di frontiera tra Goma e la città gemella ruandese di Gisenyi, i reporter della Reuters hanno visto decine di uomini corpulenti, molti barbuti, alcuni in tuta, in fila per essere perquisiti dalla polizia e per far esaminare i loro bagagli dai cani da fiuto.

Un uomo indossava una camicia con la scritta “REGIMENT ETRANGER DES PARACHUTISTES”, il reggimento di paracadutisti della Legione Straniera francese, che ha combattuto con successo nello Zaire, l’ex nome del Congo, nel 1978 per salvare ostaggi europei e locali tenuti in ostaggio da un gruppo di ribelli.

L’esercito ruandese ha dichiarato di aver accolto mercoledì oltre 280 mercenari rumeni e che li avrebbe trasportati nella capitale Kigali. Gli uomini sono saliti sugli autobus in silenzio. Un esercito sconfitto, ma vivo, e per un mercenario questo è già un buon risultato. Almeno potranno godersi il soldo in Patria.


Telegram

Telegram
Grazie al nostro canale Telegram potete rimanere aggiornati sulla pubblicazione di nuovi articoli di Scenari Economici.

⇒ Iscrivetevi subito ⇐


MindsMinds

https://scenarieconomici.it/300-mercenari-rumeni-si-arrendono-ai-ribelli-congolesi-e-vengono-rimpatriati-il-fallimenti-dellesercito-a-pagamento/




Ricchezza e Cambiamento Climatico: Un Legame Inaspettato

Un interessante paper affronta il problema su  quale sia la migliore strategia per affrontare gli effetti del  cambiamento climatico. Ondate di calore, inondazioni, siccità, eventi estremi sempre più frequenti: le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Ma c’è una buona notizia, almeno in parte: secondo un recente studio pubblicato sulla rivista Technological Forecasting and Social Change, le società più ricche hanno maggiori possibilità di adattarsi agli effetti del cambiamento climatico, risultando quindi più sicure . La decrescita non è una risposta, adeguata ad affrontare questo problema, anzi.

Lo studio, intitolato “Is wealth a critical driver in shaping climate change impact and adaptation pathways?“, ha analizzato i dati di 118 paesi tra il 1990 e il 2017, mettendo in relazione il loro livello di ricchezza (misurato come Prodotto Interno Lordo pro capite, o PIL) con la loro vulnerabilità e capacità di adattamento al cambiamento climatico. I risultati sono chiari: esiste una forte correlazione tra ricchezza e sicurezza climatica.

Perché la ricchezza aiuta a combattere il cambiamento climatico?

La risposta è semplice: i paesi più ricchi hanno maggiori risorse da investire in misure di adattamento e mitigazione. Possono, ad esempio:

  • Investire in infrastrutture resilienti: costruire dighe più resistenti, sistemi di drenaggio efficienti, edifici progettati per resistere a eventi climatici estremi.
  • Sviluppare tecnologie innovative: finanziare la ricerca per soluzioni energetiche pulite, sistemi di allerta precoce per eventi meteorologici, tecniche agricole più sostenibili.
  • Migliorare la sanità pubblica: investire in sistemi sanitari efficienti, in grado di affrontare l’aumento di malattie legate al clima, come quelle trasmesse da vettori (zanzare, zecche) o causate da ondate di calore.
  • Supportare le popolazioni vulnerabili: fornire assistenza economica e sociale alle comunità più colpite dai disastri naturali, facilitando la ripresa e la ricostruzione.
  • Educare e sensibilizzare: finanziare programmi di educazione e sensibilizzazione sul cambiamento climatico, promuovendo comportamenti più sostenibili.
  • Rafforzare la capacità di risposta agli eventi climatici estremi: prepararsi meglio alle emergenze, con strategie di evacuazione e sistemi sanitari adeguati a gestire un gran numero di persone colpite.

Il risultato di questi investimenti è ben mostrato dal seguente grafico che mostra come, al giorno d’oggi, sia più probabile morire per disastri NON legati al clima (terremoti, eruzioni vulcaniche, tsunami) he per disastri legati al clima

Prendiamo ad esempio le inondazioni. Un paese ricco può investire in sistemi di argini avanzati, in modelli di previsione meteorologica più precisi, e in piani di evacuazione efficienti. Inoltre, può contare su un sistema assicurativo sviluppato, che permette alle persone di recuperare almeno in parte le perdite economiche.

Un paese povero, invece, si troverà spesso impreparato, con infrastrutture inadeguate e risorse limitate per affrontare l’emergenza e aiutare la popolazione colpita. Potremmo aggiungere che un paese in corso di rapido impoverimento, non in grado di manutenere i corsi dei fiumi, farà finta di niente e cercherà di obbligare i cittadini a farsi un’assicurazione.

Non solo ricchezza: l’importanza della buona governance

Lo studio sottolinea anche che la ricchezza, da sola, non basta. È fondamentale che le risorse siano gestite in modo efficiente e trasparente, attraverso una buona governance.

Ciò significa avere istituzioni stabili, governi responsabili e una bassa corruzione. Solo così si può garantire che gli investimenti per l’adattamento al clima siano efficaci e vadano a beneficio di tutta la popolazione, soprattutto delle fasce più vulnerabili.

Inoltre il fatto che la ricchezza equivale a più sicurezza fa si che i paesi più poveri siano anche quelli che maggiormente rischiano dai fenomeni climatici estremi. Questo è l’altro verso della medaglia. Se si volesse veramente sviluppare la capacità di resistere ai fenomeni estremi, bisognerebbe incentivare una crescita economica stabile e ordinata, non imporre strambe politiche “climatiche”.

L’energia da fonti fossili e qui per rimanere

Lo studio rivela anche un paio di informazioni molto utili, sul piano generale. Prima di tutto chi pensa che, come per miracolo, spariranno i combustibili fossili, si sta sbagliando fortemente. Petrolio, gas e perfino carbone sono qui con noi e ci rimarranno per un bel po’:

Tipi di fonti energeriche attuali e future

Le fonti rinnovabili non saranno una parte consistente del mix energetico globale ancora a lungo.

Non solo: l’applicazione degli accordi di Parigi non verrà a eliminare  gran parte delle emissioni aggiuntive di CO2

L’accordo di Parigi non sarà in grado di limitare le emissioni di CO2 per limitare il riscaldamento. A questo punto è più logico puntare al contenimento dell’eventuali conseguenze dell’aumento di eventi climatici. Ma questo richiede una maggiore, non una minore ricchezza. La decrescita non si sa se sia felice, ma sicuramente è insicura

Conclusione

Lo studio ci offre una prospettivarara. interessante e, per certi versi, ottimistica. Se da un lato il cambiamento climatico rappresenta una sfida enorme, dall’altro la crescita economica, se gestita in modo sostenibile e accompagnata da una buona governance, può fornire gli strumenti per affrontarla. Investire nella crescita economica, nella ricerca, e in politiche di adattamento al clima non è solo un’opzione, ma una necessità per garantire un futuro più sicuro per tutti.

La ricchezza, insomma, può essere un’alleata nella lotta contro il cambiamento climatico, ma solo se accompagnata da un impegno globale per la sostenibilità e l’equità. L’economia dovrebbe occuparsi di migliorare, non ridurre, il benessere complessivo. 

https://scenarieconomici.it/ricchezza-e-cambiamento-climatico-un-legame-inaspettato/




La Francia ordina 600 Milioni in sistemi anti-Droni e anti-Aerei

L’agenzia francese per gli acquisti della difesa ha ordinato nuovi sistemi di difesa aerea e di contrasto ai droni per 600 milioni di euro.

Tutti e tre i reparti delle Forze Armate francesi riceveranno i sistemi nell’ambito della legge di programmazione militare 2024-2030.

La legge prevede un aggiornamento completo delle capacità di difesa aerea francesi durante questo decennio, con uno stanziamento di 5 miliardi di euro (5,2 miliardi di dollari).

“Guidati dall’agenzia [per gli acquisti della difesa], questi programmi e i loro futuri incrementi devono consentire un continuo miglioramento delle prestazioni dei sistemi d’arma e l’aumento della potenza di queste nuove capacità”, ha dichiarato l’agenzia.

I contratti

Tre aziende francesi si sono aggiudicate i quattro contratti: MBDA France, KNDS France e Thales. Il primo contratto a MBDA France riguarda otto lanciatori MICA a lancio verticale (VL) e munizioni per la Forza Aerea e Spaziale Francese.

Il sistema a corto raggio montato su veicolo è particolarmente efficace contro gli attacchi di massa di obiettivi a bassa segnatura come bombe guidate e missili, compresi i missili da crociera).

VL MICA

Un sistema VL MICA comprende un sistema di comando e controllo montato su veicolo, un radar tridimensionale montato su un veicolo separato e da tre a sei lanciatori verticali, anch’essi montati su veicoli.

Difesa aerea mobile per forze terrestri

Il secondo appalto va a KNDS France per lo sviluppo e la produzione di due nuove versioni del veicolo blindato multiruolo SERVAL.

Il premio comprende la consegna di 30 veicoli SERVAL DSA (difesa terra-aria) equipaggiati con la torretta ATLAS RC di MBDA France, in grado di sparare il missile terra-aria MISTRAL.

Torretta del sistema ATLAS-RC

L’aggiudicazione comprende anche la consegna di 24 veicoli SERVAL LAD (contro i droni) dotati di una torretta a comando remoto con cannone da 30 mm e sistemi di rilevamento autonomi.

Secondo l’agenzia per gli acquisti della Difesa, i veicoli saranno adattati per “l’impegno in conflitti ad alta intensità” e saranno impiegati per “contribuire alla creazione da parte dell’Esercito di una bolla antiaerea di accompagnamento, per proteggere le forze terrestri dispiegate nelle operazioni”.

Serval LAD

Sistemi montati su nave

La terza assegnazione a MBDA France riguarda l’acquisizione del sistema di autodifesa antiaerea SIMBAD-RC montato su nave, con il missile MISTRAL come effettore.

SIMBAD RC su mezzo navale

Il sistema sarà integrato nei pattugliatori d’altura e nelle navi da rifornimento della Marina francese.

Infine, KNDS France e Thales Land & Air Systems hanno ricevuto un contratto per lo sviluppo di una munizione d’artiglieria antiaerea da 40 mm. Un a richiesta necessaria dopo quanto succello al Ghepard in Ucraina, temporaneamente rimasto senza munizioni perché la Svizzera si era rifiutata di fornire le munizioni da 35 mm.

Il munizionamento sarà impiegato sulle navi della Marina francese per migliorare le loro capacità di autodifesa. questi sistemi anti drone e ad alta quota sono nati per intergrarsi con il sistema a media-alta quota EUROSAM SAMP-T, di costruzione franco-italiana, che vede protagonisti MBDA e Thales, e che viene ad operare dove non arrivano i sistemi a corto raggio.

La Francia comunque viene a investire in prodotti nazionali, cercando di avere delle ricadute positive sull’industria nazionale francese. Almeno non si comprano solo sistemi americani.


Telegram

Telegram
Grazie al nostro canale Telegram potete rimanere aggiornati sulla pubblicazione di nuovi articoli di Scenari Economici.

⇒ Iscrivetevi subito ⇐


MindsMinds

https://scenarieconomici.it/la-francia-ordina-600-milioni-in-sistemi-anti-droni-e-anti-aerei/




Francia: PIL il calo nel quarto trimestre. Un bel problema per il governo Bayrou

La Francia ha ricevuto economicamente delle brutte notizie nell’ultimo trimestre. L’economia francese ha subito una contrazione dello 0,1% nel quarto trimestre del 2024 a livello di PIL, mancando le stime di mercato che prevedevano una crescita nulla e passando da un’espansione dello 0,4% nel terzo trimestre, secondo i dati flash.

Si è trattato della prima contrazione trimestrale dal 1° trimestre del 2022, in un contesto di caos politico e di affievolimento della spinta delle Olimpiadi estive.

Gli investimenti fissi sono rimasti deboli (-0,1% rispetto al -0,3% del 3° trimestre), con un calo più marcato degli investimenti in costruzioni e un aumento degli investimenti in manufatti e servizi di mercato.

Nel frattempo, i consumi delle famiglie sono rallentati (0,4% rispetto allo 0,6%), a causa della spesa per i servizi, e la spesa pubblica è diminuita leggermente (0,4% rispetto allo 0,5%).

L’interscambio netto è rimasto un freno al PIL (-0,2 ppt vs. -0,1 ppt), in quanto le esportazioni sono diminuite leggermente (-0,2% vs. -0,8%) ma le importazioni sono rimbalzate (0,4% vs. -0,4%). La variazione delle scorte ha contribuito negativamente (-0,1 ppt vs. 0,2 ppt).

Ecco il relativo grafico:

Su base annua, l’economia è cresciuta dello 0,7%, in rallentamento rispetto all’aumento dell’1,2% del terzo trimestre e segnando il ritmo più basso dalla contrazione del quarto trimestre del 2020.

Per l’intero anno, il PIL francese ha registrato un aumento dell’1,1%, pari al tasso di crescita del 2023.

Il governo Bayrou ha abbassato le previsioni di crescita dell’economia francese per il 2025 dal 1,1% allo 0,9%, ma, vista l’evoluzione mondiale e i timori legati agli eventuali dazi imposti dal governo Trump, anche queste previsioni sono perfino ottimistiche.

Il governo Bayrou ha già programmato dei secchi tagli di bilancio, e questo non  farà che comprimere ulteriormente il PIL, oltre a scontentare moltio cittadini. Non vengono tagliate le spese poco produttive, come quelle della difesa. Quindi sarà molto difficile per Bayrou e il suo governo rispettare gli impegni di deficit.


Telegram

Telegram
Grazie al nostro canale Telegram potete rimanere aggiornati sulla pubblicazione di nuovi articoli di Scenari Economici.

⇒ Iscrivetevi subito ⇐


MindsMinds

https://scenarieconomici.it/francia-pil-il-calo-nel-quarto-trimestre-un-bel-problema-per-il-governo-bayrou/




Israele sta mandando all’Ucraina 90 missili Patriot

L’Ucraina ha ricevuto o riceverà presto circa 90 intercettori Patriot dall’arsenale militare di Israele. Questi intercettori sono stati trasportati questa settimana tramite un aereo C-17 gestito dall’aeronautica militare statunitense. Il volo è stato riportato da BulgarianMilitary.com il 24 gennaio.

Oggi Barak Ravid, del sito americano AXIOS, ha riferito che l’accordo ha richiesto molto tempo per giungere a compimento, poiché Israele era inizialmente titubante. Lo scorso aprile, l’aeronautica israeliana ha ufficialmente dismesso il sistema di difesa aerea Patriot, oltre tre decenni dopo la sua prima fornitura a Israele durante la prima guerra del Golfo.

Le fonti hanno riferito ad Axios che, dopo l’annuncio della dismissione da parte dell’IDF, i funzionari ucraini hanno avvicinato sia gli Stati Uniti che Israele con una proposta: Israele avrebbe restituito questi missili agli Stati Uniti per rimetterli a nuovo prima di inviarli all’Ucraina. Per diversi mesi, Israele ha ritardato a causa del timore che la Russia potesse fare ritorsioni, magari fornendo armi avanzate all’Iran.

“Le fonti hanno dichiarato che il volo ha trasferito circa 90 intercettori Patriot che l’Ucraina può utilizzare con le sue attuali batterie Patriot. I voli hanno trasportato circa 90 intercettori che l’Ucraina può utilizzare con le sue batterie esistenti. Altri equipaggiamenti, come radar e altre attrezzature, saranno prima inviati negli Stati Uniti per essere aggiornati”, ha scritto Barak Ravid nel suo rapporto, fornendo ulteriori dettagli sul processo di transazione.

Le relazioni israelo-ucraine si sono evolute in modo significativo nel corso degli anni, plasmate da legami storici, considerazioni geopolitiche e dal complesso gioco della politica regionale e globale. Le due nazioni hanno stabilito relazioni diplomatiche poco dopo l’indipendenza dell’Ucraina nel 1991, con il riconoscimento della sovranità reciproca e lo scambio di ambasciate.

Israele aprì la sua ambasciata a Kiev, mentre l’Ucraina stabilì la sua presenza diplomatica a Tel Aviv e successivamente aggiunse un consolato generale a Haifa. Questi primi passi hanno gettato le basi per una relazione che ha visto sia la cooperazione che la tensione, in particolare nel contesto della guerra russo-ucraina in corso e delle più ampie dinamiche mediorientali.

Storicamente, l’Ucraina ospita una delle più grandi comunità ebraiche d’Europa e detiene la particolarità di essere il primo Stato al di fuori di Israele ad aver avuto contemporaneamente un presidente e un primo ministro ebrei. Questo legame culturale e storico ha favorito un certo grado di comprensione reciproca, anche se non sempre si è tradotto in una collaborazione diplomatica o militare senza soluzione di continuità.

Le relazioni sono state messe alla prova dalle diverse priorità geopolitiche. Israele ha spesso camminato su una linea delicata, bilanciando i suoi legami con l’Ucraina con la necessità di mantenere un rapporto di collaborazione con la Russia, soprattutto a causa dell’influenza di Mosca in Siria e del suo ruolo nella sicurezza regionale.

Durante la guerra russo-ucraina, Israele ha condannato l’invasione russa del 2022 e ha fornito aiuti umanitari all’Ucraina, tra cui forniture mediche e sostegno ai rifugiati. Tuttavia, si è sempre astenuto dal fornire aiuti militari letali o dall’aderire alle sanzioni occidentali contro la Russia.

Questa posizione cauta ha frustrato Kiev e i leader ucraini, tra cui il presidente Volodymyr Zelenskyy, hanno pubblicamente esortato Israele ad assumere una posizione più decisa. Zelenskyy ha criticato Israele per non aver fornito sistemi di difesa missilistica come Iron Dome o per non aver imposto sanzioni a Mosca, sostenendo che tale sostegno sarebbe in linea con gli interessi di sicurezza di Israele, in particolare alla luce dei crescenti legami della Russia con l’Iran.

Nonostante questi appelli, Israele ha dato priorità alla necessità strategica di non inimicarsi la Russia, soprattutto nel contesto delle operazioni in Siria, dove la cooperazione russa è stata fondamentale.

I legami culturali e interpersonali sono rimasti un aspetto forte delle relazioni. L’Ucraina è stata una meta importante per i pellegrinaggi ebraici, in particolare in siti come Uman, dove migliaia di ebrei chassidici si recano ogni anno per onorare Rabbi Nachman di Breslov.

Questa tradizione è continuata nonostante la guerra, anche se i problemi di sicurezza hanno occasionalmente messo a dura prova le discussioni bilaterali. Nel frattempo, Israele è stata una destinazione per i rifugiati ucraini, con migliaia di persone in fuga dal conflitto che hanno trovato un rifugio temporaneo. Tuttavia, sono sorte tensioni su questioni come le politiche dei visti e il trattamento dei visitatori ucraini, con Kiev che accusa Israele di deportare alcuni dei suoi cittadini e di limitare gli ingressi.

Queste controversie hanno aggiunto un ulteriore livello di complessità a una relazione già intricata, mentre le due nazioni affrontano le rispettive sfide di sicurezza cercando di mantenere legami costruttivi.

I recenti sviluppi hanno introdotto nuove dinamiche nell’equazione. La decisione di Israele di fornire all’Ucraina sistemi di allerta precoce, pur continuando a trattenere aiuti militari più avanzati, segnala un cambiamento verso una posizione leggermente più favorevole.

Questa mossa è stata interpretata come una risposta alle crescenti pressioni esercitate dall’Ucraina e dai suoi alleati occidentali, nonché come una reazione al crescente allineamento della Russia con l’Iran e all’accoglienza di fazioni palestinesi come Hamas.

Tuttavia, la riluttanza di Israele ad allinearsi completamente alle esigenze militari dell’Ucraina riflette i suoi calcoli strategici più ampi, tra cui la necessità di salvaguardare i propri interessi di sicurezza in una regione instabile.

D’altra parte, l’incrollabile sostegno dell’Ucraina a Israele durante il conflitto Israele-Hamas del 2023, nonostante le proprie rimostranze, sottolinea la speranza di Kiev di rafforzare i legami con un potenziale alleato contro l’aggressione russa..

Quindi dovremmo assistere ad un maggior coinvolgimento nel conflitto di Israele, dal punto di vista delle forniturre materiali, anche on considerazione che l’impegno russo in Siria sembra avviato alla conclusione, o a un suo ridimensionamento, mentre anche il conflitto di Gazasembra destinato a una de-escalation. Molto però dipenderà dall’impegno della Presidenza Americana di Trump, sia per gli ottimi rapporti con gli Israele, sia per i tentativi di mettere fine al conflitto europeo.

Quali missili sono stati inviati

Il sistema missilistico Patriot impiega diversi tipi di missili intercettori, ciascuno progettato per contrastare minacce specifiche con capacità diverse e aggiornamenti nel tempo.

Il missile Patriot originale era il MIM-104A, ma da allora si è evoluto attraverso diversi aggiornamenti. Il primo aggiornamento significativo è stato il Patriot Advanced Capability-1 [PAC-1], che ha segnato la transizione del sistema da puramente antiaereo a difesa limitata contro i missili balistici tattici.

La generazione successiva, il PAC-2, ha introdotto ulteriori miglioramenti sia nell’hardware che nel software, aumentando la capacità del missile di ingaggiare missili balistici più sofisticati. Il missile PAC-2 è dotato di una testata a frammentazione esplosiva, efficace contro aerei e missili da crociera.

Le varianti del PAC-2 Guidance Enhanced Missile [GEM], tra cui il GEM-T [Tactical/TBM] e il GEM-C [Cruise], offrono miglioramenti come una guida migliore, strutture più leggere e propellenti potenziati. Questi missili utilizzano un sistema di guida Track-Via-Missile [TVM] in cui il missile segue passivamente il bersaglio illuminato dal radar a terra nella sua fase terminale.

[embedded content]

L’intercettatore più avanzato sviluppato per il sistema Patriot è il PAC-3. A differenza dei suoi predecessori, il PAC-3 utilizza la tecnologia hit-to-kill, in cui il missile entra fisicamente in collisione con il bersaglio per distruggerlo, anziché affidarsi a una testata a frammentazione.

Questo metodo è particolarmente efficace contro i missili balistici perché può agganciare e distruggere direttamente la testata di un missile in arrivo. Il missile PAC-3 è guidato da un sistema di rilevamento e tracciamento radar a bordo, che lo rende più autonomo ed efficace contro una più ampia gamma di minacce, tra cui missili balistici tattici, missili da crociera e sistemi aerei senza pilota.

Dato che però i missili di Israele sono in dismissione c’è da pensare che appartengano alle prime versioni del missile Patriot, quelle degli anni novanta, al massimo primi anni duemila. Quindi


Telegram

Telegram
Grazie al nostro canale Telegram potete rimanere aggiornati sulla pubblicazione di nuovi articoli di Scenari Economici.

⇒ Iscrivetevi subito ⇐


MindsMinds

https://scenarieconomici.it/israele-sta-mandando-allucraina-90-missili-patriot/




Iraq: un grande incendio ferma 120 pozzi di petrolio e 300 mila barili di produzione

Rumaila, il più grande giacimento petrolifero dell’Iraq in grado di pompare circa 1,5 milioni di barili al giorno (bpd), ha visto la sua produzione di petrolio ridursi di 300.000 bpd da quando la settimana scorsa è scoppiato un incendio nell’enorme giacimento, ha dichiarato lunedì a Bloomberg un funzionario petrolifero iracheno.

Al momento l’Iraq non ha una tempistica per il pieno recupero della produzione di greggio a Rumaila, ha dichiarato a Bloomberg Mohammed Al-Najjar, rappresentante nazionale dell’Iraq presso l’OPEC.
Venerdì è scoppiato un incendio nel giacimento di Rumaila, dove BP e PetroChina hanno lavorato negli ultimi anni per avviare la produzione. L’incendio è stato rapidamente circoscritto, ha dichiarato venerdì il ministero del petrolio iracheno.

L’incidente si è verificato in un serbatoio di stoccaggio dismesso presso la quinta stazione di separazione del gas del giacimento (DS5) nel nord di Rumaila. Il ministero iracheno ha dichiarato che l’incendio è scoppiato per “motivi tecnici non identificati”, aggiungendo che non ci sono stati feriti gravi tra il personale.

Squadre di vigili deel fuoco iracheni all’opera

Due dei lavoratori locali del settore petrolifero hanno riportato lievi ustioni, hanno riferito tre fonti energetiche alla Reuters. Venerdì, inoltre, hanno dichiarato che l’incendio non ha avuto ripercussioni sulle operazioni del giacimento di Rumaila.

Il giacimento di Rumaila produce 1,5 milioni di bpd di petrolio, ovvero circa un terzo del greggio pompato dal secondo produttore dell’OPEC dopo l’Arabia Saudita. Secondo BP, la produzione di petrolio a Rumaila è aumentata del 40% dal 2010.

La multinazione  britannica, la PetroChina, di proprietà statale, e la Basra Oil Company (BOC), di proprietà statale irachena, hanno lavorato in partnership per sviluppare Rumaila, che è il secondo più grande giacimento produttivo al mondo. Si stima che Rumaila abbia circa 17 miliardi di barili di petrolio estraibili.

BP e PetroChina hanno costituito Basra Energy Company Limited (BECL), una joint venture incorporata (IJV). Dal giugno 2022, BECL possiede e gestisce i suoi interessi nel giacimento di Rumaila. Si prevede che la BECL consentirà di ottimizzare e continuare gli investimenti per tutta la durata dell’attuale contratto di servizio tecnico – che scadrà alla fine del 2034 – e di migliorare l’accesso ai finanziamenti esterni.


Telegram

Telegram
Grazie al nostro canale Telegram potete rimanere aggiornati sulla pubblicazione di nuovi articoli di Scenari Economici.

⇒ Iscrivetevi subito ⇐


MindsMinds

https://scenarieconomici.it/iraq-un-grande-incendio-ferma-120-pozzi-di-petrolio-e-300-mila-barili-di-produzione/




Il più grande Data center AI d’Europa sorgerà nel Regno Unito

Il progetto del più grande centro europeo per il cloud e l’intelligenza artificiale (AI) e stato approvato nel Regno Unito e sorgerà vicino alla M25, nell’Hertfordshire, dopo che il governo ha lanciato il cosiddetto “piano d’azione”sulla materia. 

La struttura all’avanguardia sarà costruita vicino alla sottostazione di Elstree, a 30 minuti dal centro di Londra, e si estenderà fino a due milioni di metri quadrati, con un costo di costruzione previsto di 3,75 miliardi di sterline.

Una volta completato, sarà uno dei centri dati più grandi d’Europa, in grado di servire grandi colossi tecnologici come Google, Amazon o Microsoft.

L’approvazione è stata concessa dal consiglio comunale di Hertsmere giovedì sera, appena una settimana dopo che il governo ha lanciato il piano d’azione sulle opportunità dell’intelligenza artificiale.

Il centro appena approvato svolgerà un ruolo chiave nel soddisfare la crescente domanda di capacità cloud e tecnologie AI, allineandosi ai piani di Starmer per una solida infrastruttura AI nel Regno Unito.

Lunedì scorso, Starmer ha dichiarato: “L’industria dell’IA ha bisogno di un governo che sia dalla sua parte, che non si tiri indietro e si lasci sfuggire le opportunità.

“E in un mondo di concorrenza spietata, non possiamo stare a guardare. Dobbiamo muoverci velocemente e agire per vincere la gara globale”.

Nonostante si trovi all’interno della cintura verde, il sito, che attualmente è un terreno agricolo, è stato considerato idoneo allo sviluppo a causa del suo limitato contributo agli scopi della cintura verde.

Un progetto importante, ma l’energia?

Una volta operativo, il centro dati dovrebbe generare significativi benefici economici, tra cui 21,4 milioni di sterline di tasse commerciali annue e una stima di 1,1 miliardi di sterline di valore aggiunto lordo all’anno.

Si prevede inoltre la creazione di 500 posti di lavoro nella costruzione, 200 ruoli permanenti in cantiere e oltre 13.000 posizioni indirette, di cui una parte significativa nel Sud-Est del Paese.Il corridoio M25 ospiterà il più grande centro dati cloud e AI d’Europa

Il Comune ha annunciato che ci saranno ulteriori benefici per le infrastrutture locali, come miglioramenti di 2 milioni di sterline per i percorsi degli autobus, l’ampliamento degli schemi ciclabili e il miglioramento degli attraversamenti stradali e dei percorsi pedonali.

Il progetto si impegna inoltre a mantenere il 54% dei suoi 85 acri come spazio verde, per ottenere un guadagno netto di biodiversità del 10%.

Includerà una riserva di energia dalla rete nazionale, posizionandosi vicino a percorsi chiave per la fibra ottica e a zone di disponibilità regionale.

Il problema di questa infrastruttura, altrimenti molto importante, è che, appunto, sarà estremamente energivora, ponendo un’ulteriore peso sulla rete energetica britannica. Proprio recentemente il Regno Unito ha visto i prezzi dell’energia esplodere a 240 Sterline a MW , a causa di un calo nella produzione eolica. un impianto di elaborazione dati per la Ai è molto energivoro, e rischia di far peggiorare i problemi energetici britannici.


Telegram

Telegram
Grazie al nostro canale Telegram potete rimanere aggiornati sulla pubblicazione di nuovi articoli di Scenari Economici.

⇒ Iscrivetevi subito ⇐


MindsMinds

https://scenarieconomici.it/il-piu-grande-data-center-ai-deuropa-sorgera-nel-regno-unito/




Gazprom sta alzando il prezzo del gas perfino in Russia

Di fronte alle perdite, agli enormi debiti e ai licenziamenti, Gazprom si sta rivolgendo ai cittadini russi per aiutarla a uscire dalle sue difficoltà finanziarie, scrive “Rzeczpospolita”.

I dirigenti di Gazprom avrebbero chiesto al Cremlino di triplicare i prezzi del gas sul mercato interno.
Alexey Sakharov, capo del dipartimento strategico di Gazprom, ha parlato della difficile situazione dell’azienda:

“L’attuale livello dei prezzi regolamentati del gas all’ingrosso in Russia non garantisce la creazione di risorse finanziarie in quantità sufficiente per effettuaGazpre i necessari investimenti di capitale nella manutenzione e nello sviluppo delle infrastrutture del gas nell’interesse dei clienti russi. E questo non può che influire sull’affidabilità delle forniture di gas a lungo termine”, ha avvertito durante una riunione del Consiglio di esperti della Duma di Stato.

Sakharov ha sostenuto che il prezzo del gas per i russi deve salire a un livello tale da consentire a Gazprom di fornire gas a tutte le regioni e di realizzare progetti di investimento. L’azienda dovrà inoltre triplicare le tariffe di trasporto del gas per i produttori indipendenti.

Nel maggio 2024 Gazprom ha registrato la sua prima perdita in 20 anni e sta gestendo un deficit di 7 miliardi di dollari. All’inizio di gennaio, il gigante petrolifero ha annunciato che avrebbe dovuto licenziare più di 1.500 dipendenti dalla sua sede centrale di San Pietroburgo.

“Gazprom sta attualmente generando perdite. La tariffa congelata dal 2015 è di 62,5 rubli per mille metri cubi per 100 km, e le spese dell’azienda ammontano a 109 rubli. Il prezzo di cui Gazprom ha bisogno e che richiede al Cremlino è di 170 rubli ”, afferma il portale citando Sakharov.

Un tempo il gas in Russia era a buon mercato, ma tutto è cambiato dopo l’invasione dell’Ucraina.

“Dall’inizio della guerra, il governo russo ha effettuato un’indicizzazione record delle tariffe del gas per i cittadini in oltre 10 anni. L’anno scorso i prezzi del gas sono aumentati dell’11,2%, nel 2022 del 3% in estate e dell’8,5% a dicembre. Un nuovo aumento del 10,2% è previsto a partire dal 1° luglio 2025 (l’aumento cumulativo dei prezzi del gas sarà del 37% dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina)”, affermano.

A dicembre Putin aveva ammesso che la crescita economica della Russia, misurata in termini di PIL, nel 2025 sarà la metà di quella del 2024, con una crescita inferiore al 4% quest’anno e, secondo le stime ufficiali del Cremlino, rallenterà al 2-2,5% nel 2026.

Il presidente russo ha dichiarato che il compito delle autorità per il prossimo anno sarà quello di “stabilizzare l’inflazione”, che sta salendo nonostante gli sforzi della banca centrale russa, che ha aumentato il tasso di interesse al livello più alto degli ultimi 20 anni.

La soluzione ottima per la crisi di Gazprom sarebbe la fine del conflitto in Ucraina e la ripresa, anche solo parziale, del flusso di gas verso occidente, attraverso quello che rimane dei gasdotti. Questo fattore probabilmente è l’arma di persuasione più forte nelle mani di Trump per convincere Putin alla pace.


Telegram

Telegram
Grazie al nostro canale Telegram potete rimanere aggiornati sulla pubblicazione di nuovi articoli di Scenari Economici.

⇒ Iscrivetevi subito ⇐


MindsMinds

https://scenarieconomici.it/gazprom-sta-alzando-il-prezzo-del-gas-perfino-in-russia/




Sapete veramente chi finanzia l’Organizzazione Mondiale della Sanità ?

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) è un’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di salute pubblica globale, coordinando le risposte alle crisi e promuovendo il benessere in tutto il mondo. I suoi finanziamenti provengono da un mix di contributi degli Stati membri e di donazioni volontarie da parte di organizzazioni e governi.

Ma chi veramente finanzia questa organizzazione internazionale, messa sotto accusa per non essere stata in grado di affrontare adeguatamente il Covid? Vediamo questa infografica di Visual Capitalist.

Poiché gli Stati Uniti si ritireranno dall’OMS entro un anno, quale sarà l’impatto sul bilancio dell’organizzazione? Molto rilevante:

Dati e conclusioni chiave

Il grafico qui sopra illustra i contributi volontari versati al bilancio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per il periodo 2022-23.

Si noti che questi contributi differiscono dai contributi valutati, che sono pagamenti obbligatori che gli Stati membri dell’OMS sono tenuti a versare.

Per questo periodo, i contributi volontari hanno costituito l’81% del finanziamento totale, mentre i contributi valutati hanno rappresentato il 12%. Il restante 7% proviene da altre fonti. Quindi il vero finanziamento è quello dei contributi volontari


Il finanziamento dell’OMS è un gran pasticcio, perché mescola finanziamenti pubblici, privati e di altre organizzazionei. Un’organizzazione internazionale ha, come secondo finanziatore, una fondazione privata, che ora diventerà il primo finanziatore, la Fondazione Gates.

Non solo, il quarto finanziatore è GAVI, a sua volta una formazione pubblico-privata, e dove anche l’Italia è fra i finanziatori. Francamente non sono un amante di organizzazioni che mescolano il privato e il pubblico, perché non si capisce mai chi sia a comandare veramente…

L’America è fuori dall’OMS

La notizia più importante del momento è che il Presidente Trump sta ancora una volta ritirando gli Stati Uniti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Come si evince dai dati di bilancio dell’OMS per il 2022-23, gli Stati Uniti sono di gran lunga il maggior contributore volontario, con poco più di 1 miliardo di dollari donati.

In un ordine esecutivo firmato di recente, Trump ha citato “l’incapacità dell’organizzazione di dimostrare l’indipendenza dall’influenza politica inappropriata degli Stati membri dell’OMS”, nonché la sua richiesta di “pagamenti ingiustamente onerosi da parte degli Stati Uniti”.

Gli Stati Uniti si sono ritirati per la prima volta dall’OMS nel 2020 in risposta alla gestione dell’organizzazione della pandemia COVID-19. Il presidente Biden ha ritrattato la decisione. Il Presidente Biden ha ritrattato questa decisione quando è entrato in carica nel 2021, riportando gli Stati Uniti nell’organizzazione.

Quanto ha contribuito la Cina nel 2022-23?

Sebbene non sia stato esplicitamente menzionato nel suo ordine esecutivo, una delle lamentele di Trump nei confronti dell’OMS riguarda il suo rapporto con la Cina.

I contributi volontari della Cina nel 2022-23 ammontano a 41 milioni di dollari, pari allo 0,6% del finanziamento volontario totale. Si noti che i contributi volontari sono spesso destinati a scopi specifici, limitando la flessibilità dell’OMS nel loro utilizzo. Quindi, praticamente, la Cina non finanzia nulla.

Per quanto riguarda i contributi valutati, alla Cina è stato richiesto di pagare 115 milioni di dollari nel 2022-23, mentre agli Stati Uniti è stato richiesto di pagare 219 milioni di dollari. L’argomentazione di Trump contro questi pagamenti è che la popolazione cinese è diverse volte più grande di quella americana.


Telegram

Telegram
Grazie al nostro canale Telegram potete rimanere aggiornati sulla pubblicazione di nuovi articoli di Scenari Economici.

⇒ Iscrivetevi subito ⇐


MindsMinds

https://scenarieconomici.it/sapete-veramente-chi-finanzia-lorganizzazione-mondiale-della-sanita/