Apophis ci sfiorerà nel 2029, al punto che ne avvertiremo la forza gravitazionale

L’asteroide Apophis, che prende il nome dal dio egizio Apopi, signore  del caos e della distruzione, è un asteroide vicino alla Terra che ha suscitato grande attenzione a causa del suo avvicinamento al nostro pianeta. Praticamente saremo sfiorati nel 2029

Dimensioni dell’asteroide confrontato con due noti edifici terrestri

Scoperto nel 2004, Apophis è classificato come oggetto potenzialmente pericoloso. Se si avvicinerà al pianeta nel 2029 come previsto, l’influenza gravitazionale sarà sufficiente a provocare scosse gravitazionali:

Un recente studio guidato da Ronald-Louis Ballouz del Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory suggerisce che l’asteroide 99942 Apophis potrebbe subire delle scosse, simili a terremoti, a causa dell’attrazione gravitazionale della Terra durante il flyby ravvicinato del 13 aprile 2029, con simulazioni che indicano cambiamenti significativi della superficie.

Apophis, grande circa 340 metri, passerà a circa 32.000 chilometri dalla Terra, più vicino di molti satelliti in orbita.

Quando Apophis è stato scoperto il 19 giugno 2004 da Roy Tucker, David Tholen e Fabrizio Bernardi durante la University of Hawaii Asteroid Survey (UHAS), i calcoli iniziali indicavano che avrebbe potuto avvicinarsi alla Terra con un rischio di collisione, soprattutto durante il suo passaggio nel 2029. Non ha aiutato il fatto che il suo nome derivi dal dio egizio delle tenebre e del caos.

Le stime iniziali sul rischio di collisione arrivavano al 2,7% e Apophis ha ottenuto il punteggio più alto mai raggiunto sulla “scala Torino”, un metodo utilizzato per valutare la minaccia che un asteroide rappresenta per la Terra.

Tuttavia, nuovi calcoli e osservazioni hanno portato gli scienziati a concludere che non ci sarà alcun impatto…. per almeno 100 anni.

….Utilizzando i dati disponibili all’epoca, gli astronomi ritenevano che ci fosse la possibilità che il flyby potesse alterare la traiettoria di Apophis in modo da allinearlo a una collisione con la Terra nel 2068.
Tuttavia, le osservazioni radar di Apophis effettuate dal Goldstone Deep Space Communications Complex della NASA in California e dal Green Bank Observatory, in West Virginia, nel marzo 2021 hanno migliorato notevolmente le nostre conoscenze sull’orbita attuale dell’asteroide e hanno permesso agli astronomi di escludere definitivamente qualsiasi possibilità di impatto con la Terra per almeno 100 anni.

Anche se non colpirà la Terra, Apophis sarà abbastanza luminoso nei cieli da essere visibile a occhio nudo. Una festa per gli astronomi e gli appassionati!

Come ho già detto, i gruppi di osservazione della National Aeronautics and Space Administration (NASA) stanno attualmente preparando i loro piani per osservazioni ravvicinate e personali.
La missione OSIRIS-APEX è programmata per visitare l’asteroide. Essa prosegue la missione OSIRIS-REx, che ha raccolto e restituito con successo campioni dall’asteroide Bennu.

OSIRIS-APEX è una missione per studiare i cambiamenti fisici dell’asteroide Apophis che deriveranno dal suo raro incontro ravvicinato con la Terra nell’aprile 2029. In quell’anno, l’orbita di Apophis lo porterà a meno di 20.000 miglia (32.000 chilometri) dalla superficie terrestre, più vicino alla Terra dei nostri satelliti più alti. L’attrazione gravitazionale del nostro pianeta dovrebbe alterare l’orbita dell’asteroide, modificarne la velocità di rotazione sul proprio asse ed eventualmente provocare scosse o frane che ne modificheranno la superficie.
OSIRIS-APEX permetterà agli scienziati sulla Terra di osservare questi cambiamenti. Inoltre, la sonda OSIRIS-APEX si immergerà verso la superficie di Apophis – un asteroide “pietroso” composto da materiale silicato (o roccioso) e da una miscela di nichel e ferro metallici – e accenderà i suoi motori per sollevare rocce e polvere. Questa manovra permetterà agli scienziati di dare un’occhiata alla composizione del materiale appena sotto la superficie dell’asteroide.

Sono in corso di pianificazione anche altri progetti satellitari, tra cui quelli relativi alla difesa planetaria.

Nell’ambito dell’auspicato progetto “NEAlight”, un team della Julius-Maximilians-Universität Würzburg (JMU), guidato dall’ingegnere spaziale Hakan Kayal, ha rivelato tre concetti per tali veicoli spaziali. Ognuno dei satelliti proposti avrà l’obiettivo di sfruttare questo passaggio di asteroidi perché la Terra vive un evento del genere solo una volta ogni millennio.Ap
L’obiettivo? Raccogliere dati che possano aiutare gli scienziati a comprendere meglio il sistema solare e forse anche a sviluppare misure di difesa contro gli asteroidi pericolosi.

E magari predisporre piani per evitare che qualche asteoride vagante si schianti sulla Terra, facendoci fare la fine dei dinosauri. Non bisogna lasciare la caso l’estinzione dellla razza umana, dobbiamo riuscirci noi, coscientemente.


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La UE ammazza l’Ape Piaggio. Cessa la produzione in Italia (ma non in India)

Il Moloch ambientalista della Commissione Europea esige un’altra vittima sacrificale, e questa volta viene cancellata una piccola grande icona industriale e culturale italiana: la produzione dell’Ape Piaggio nello stabilimento di Pontedera (Pisa) si ferma dopo 76 anni.

Prototipi del motofurgone Piaggio , 1948

Come riportano le cronache cittadine di Tirreno e Nazione, sarà realizzata esclusivamente in India per il mercato locale dove le normative in fatto di sicurezza e inquinamento sono meno stringenti che in Europa.

Perchè cessa la produzione in Italia ? Secon do quanto comunicato ai delegati Rsu i motivi solo semplici: le normative europee in tema di sicurezza e ambientali. Ad esempio bisognerebbe installare gli airbag, e questo richiede investimenti e soluzioni innovative. Inoltre, e al momento non risolvibile, c’è il problema delle emissioni di CO2: Apecar è un mezzo nato e sviluppato con un motore a combustione, aperfino a due tempi. Le normative che impongono alle case automobilistiche di tagliare le proprie emissioni lo hanno condannato a morte in Italia.

La versione “Giovanile”, l’Ape Cross

Il mezzo però è tutt’altro che superato, a dimostrare il genio ingegneristico di chi lo creò nel 1948, appena dopo la fine della Guerra, quando era necessario produrre tanto con il meno possibile. Ape sopravviverà, ma in India, dove le normative sono meno restrittive e viene prodotto su licenza, con un successo enorme: pensate alle centinaia di migliaia di TukTuk, minitaxi, che percorrono il paese. Lì il mezzo viene prodotto anche con motore elettrico.

L’Ape ha fatto l’Italia, in ogni senso: Il nome Ape fu adottando partendo da quello dello scooter Vespa, proprio per indicare l’uso utilitaristico del mezzo su cui l’Italia che veramente lavorava, produceva e creava ricchezza trsportava di tutto, dalla frutta agli attrezzi edili, trasformandolo perfino in gelateria!

Ape gelateria

Anche nel Cinema ha avuto il suo ruolo veramente iconico: chi dimentica la sua apparizione ne Il Ragazzo di Campagna” con Renato Pozzetto, compagna del rude contadino padano (quello vero, non le blande copie odierne)

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Nello stabilimento pontederese saranno riconvertite le linee, così da produrre il Porter il veicolo commerciale che ne ha ereditato il mercato

Per gli appassionati,  nei magazzini di Pontedera ci sono ancora scorte e quindi, tramite i concessionari, la vendita continuerà anche in Italia, almeno per un po’. E questi pezzi potrebbe essere delle vere e proprie chicche da collezione.


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Urso al lavoro per frenare regole green deal su automotive

Quella di convincere la Ue a ritardare il divieto sulla vendita di motori endotermici in Europa, entro il 2035, sta diventando una sorta di battaglia campale per il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. Il ministro mira chiaramente a difendere un settore in grande crisi, come quello dell’automotive europeo, che non può assolutamente far fronte agli enormi investimenti richiesti per arrivare ad una produzione totalmente elettrica in tempi cosi rapidi.. L’obiettivo, in linea con le priorità politiche della nuova Commissione von der Leyen approvata ieri dall’Euro camera a Strasburgo, è quello di rilanciare la competitività dell’Ue coniugando la sostenibilità ambientale con quella industriale, nel solco del nuovo “Patto verde industriale” annunciato dalla presidente dell’esecutivo comunitario.

Al Consiglio Competitività (Compet) di ieri, il titolare del Mimit, ha presentato ai Ventisette un documento informale redatto insieme all omologo ceco, in cui si chiede tra le altre cose di anticipare l’attivazione della clausola di revisione del regolamento europeo sulle emissioni di CO2 dei veicoli leggeri, attualmente prevista per il 2026, al primo semestre del 2025.

Questo dovrebbe permettere alle imprese di adeguarsi più efficacemente alle nuove norme europee per evitare sanzioni salate (nell’ordine dei 15-17 miliardi di euro già nel 2025, secondo le stime di Urso) e per ridare slancio alla produzione industriale nel Vecchio continente, condizione essenziale per riguadagnare la competitività perduta sul mercato globale.

Il non-paper era stato anticipato ampiamente negli ultimi mesi e finora è stato sottoscritto anche da Austria, Bulgaria, Malta, Polonia, Romania e Slovacchia. “Siamo particolarmente soddisfatti dell’ampia convergenza di posizioni espressa. Una proposta che, di fatto, si colloca oggi al centro dell’agenda della Commissione Europea. Come sottolineato oggi dalla vicepresidente Margrethe Vestager, la presidente Ursula von der Leyen ha confermato il suo impegno diretto su questo dossier. Questo rafforza l’importanza strategica del tema, cruciale per l’industria e l’occupazione in Europa, e ci rassicura sul fatto che sarà una delle priorità chiave nei primi 100 giorni della nuova Commissione.” ha detto ai giornalisti il ministro. Il documento avrebbe già ricevuto la informale adesione di altri sette paesi: Estonia, Cipro, Croazia. Slovenia, Belgio, Lituania e Grecia. Contrari invece rimangono Svezia, Danimarca, Spagna ed Irlanda. Mentre propensi a rivedere la scadenza e a trovare soluzioni alternativi, sembrerebbero essere anche Germania e Francia.

Anzitutto, i Paesi firmatari mirano a riesaminare le modalità tramite cui andrà tradotto in realtà lo stop ai motori a combustione interna che scatterà nel 2035: obiettivi e scadenze non sono messi in discussione, fanno sapere dal Mimit, ma per rispettarli è necessaria una revisione tempestiva del regolamento che, secondo Urso, non può aspettare il 2026 come inizialmente previsto per i veicoli leggeri e il 2027 per quelli pesanti.

Si tratta, secondo Urso, di “coniugare la sostenibilità industriale e sociale con la sostenibilità ambientale” e di mettere in campo “risorse significative a sostegno delle imprese” e delle famiglie europee attraverso un “Piano Automotive” promosso da Bruxelles. Quella della competitività è “la sfida delle sfide per l’Europa” secondo il responsabile del Mimit: “Il ritardo con gli altri continenti si accumula ogni giorno di più e dobbiamo decidere con realismo”, ha detto, e soprattutto bisogna decidere in fretta.

L’obiettivo finale è quello dell’autonomia strategica dell’Ue nel campo delle tecnologie green, a partire dall’approvvigionamento delle materie prime critiche per la produzione delle batterie elettriche e dal consolidamento della filiera industriale del Vecchio continente. E per arrivare a ciò, secondo Urso e il governo italiano sarebbe necessario  rivedere il percorso che arriverà allo stop alle endotermiche, rinviando l’introduzione nel 2025 di nuove e più stringenti regole sulle emissioni per le case automobilistiche e potenzialmente anche modificare la data del 2035. Il tutto nel segno della neutralità tecnologia, provando a spingere sul ruolo dei biocarburanti. Per il ministro, l’Europa sta correndo il rischio di passare dalla “subordinazione drammatica” ai combustibili fossili russi ad “una peggiore subordinazione tecnologica ad altri attori statuali” come la Cina (che detiene il monopolio globale della lavorazione delle materie prime critiche indispensabili alla transizione energetica). 

L’idea, sposata da Urso, è quella di portare allo stesso tavolo produttori e legislatori “per trovare insieme delle soluzioni” in un momento in cui “l’industria attraversa una transizione profonda e dirompente”. La situazione negli Stati membri è preoccupante, ha sostenuto, “con l’annuncio ogni giorno di progetti che vengono sospesi o annullati sul percorso dell’elettrico”, con l’annullamento dei piani di costruzione delle gigafactory e con gli annunci di chiusure degli stabilimenti e di licenziamenti degli operai che si stanno moltiplicando negli ultimi mesi.


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La vittoria di Fitto

Una delle giornate forse più importanti, dal punto di vista politico, per Raffaele Fitto, quella di mercoledì 27 novembre, era cominciata sotto i migliori auspici. Prima la notizia dell’ok della commissione al pagamento all’Italia della sesta rata del PNRR e poi il rapporto Svimez, che ha certificato come la crescita del sud sia ancora superiore a quella del centro nord, proprio grazie al PNRR. Dati che mostrano ancora una volta il grande lavoro fatto in questi due anni di gestione del piano da parte di Fitto.

Ma restava per completare il trionfo, il voto nella plenaria di Strasburgo al bis di Von der Leyen e alla sua vicepresidenza esecutiva, che tanto clamore e divisioni aveva creato. alla fine anche se per il rotto della cuffia, il si è arrivato e per Fitto è arrivata la tanto attesa vicepresidenza esecutiva, oltre ad un portafoglio corposo come quello della coesione.

La vittoria di Raffaele Fitto si poteva dire completata. Perché  senza discussioni si può tranquillamente parlare di una vittoria piena di Fitto, e della sua sponsor Giorgia Meloni ovviamente. E le ragioni sono diverse. Prima di tutto di fronte ad una Von der Leyen, che esce indebolita dal voto risicato, L’esperienza e l’autorevolezza di Fitto possono metterlo, a buona ragione, in una sorta di posizione da primus inter pares, nella commissione che nasce. Molto più del candidato francese, Stephane Sejournè, ex capogruppo del gruppo Renew a Bruxelles che, come fedelissimo di Macron, paga appunto la debolezza estrema del presidente francese in patria e di conseguenza in Europa. Molto più della candidata spagnola, Teresa Ribera, che alla vigilia sembrava potesse avere il ruolo più importante, dopo la Von del Leyen, all’interno della commissione. La gestione deficitaria della tragedia di Valencia, l’ha posta invece in una situazione assai complicata in patria ( i popolari spagnoli hanno votato contro la commissione proprio per la sua presenza). Ed è proprio intorno al suo nome, molto più che su quello di Fitto, si è rischiato lo scontro frontale alla vigilia.

Raffaele Fitto può poi contare oltre che sull’appoggio di uno dei governo più stabili ed autorevoli dell’intera Unione, anche su una sua esperienza decennale di Bruxelles e delle sua dinamiche, e questo non può che non avere il suo peso. La stessa Von der Leyen, ha voluto ribadire che Fitto in quella posizione lo ha richiesto espressamente lei. D’altra parte, in quanto ad esperienza e competenza sulla materia della coesione, molto probabilmente un candidato migliore non poteva essere trovato, non solo in Italia.

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Infine il portafoglio su cui tanto si discetta da settimane. La sinistra maliziosamente fa notare come le deleghe affidate a Fitto non siano di peso, come per esempio quella di Gentiloni all’economia. Ebbene anche su questo occorre fare un pò di chiarezza. Fitto dovrà occuparsi di coesione, una delle politiche più importanti della Unione, che cuba qualcosa come 800 miliardi di euro, e che riguarda assai da vicino il nostro paese, che riceve una bella fetta della torta ( 143 circa in quella attuale fino al 2027). Oltre a questo poi, come vicepresidente esecutivo,  il commissario italiano avrà la supervisione sul PNRR, sulla pesca, i trasporti e il turismo, l’agricoltura e l’allargamento. Si tratta di una buona fetta del Pil italiano, su cui Fitto potrà prendere decisioni, che incideranno profondamente anche sull’andamento economico del nostro paese. Avere uno come lui in commissione, al di la del suo ruolo super parte che certamente manterrà, non può che essere un gran bella notizia per il paese.

Ecco perchè le polemiche che la sua nomina hanno suscitato sono strumentali oltre che in un certo senso masochistiche. Non p un caso che per smorzare le polemiche è dovuto intervenire addirittura Sergio Mattarella, che convocando Fitto due settimane fa al Quirinale, gli ha fatto gli auguri per una nomina da considerare molto importante per il paese. Il ruolo di Raffaele Fitto nella prossima commissione sarà fondamentale per tutta l’Europa, attesa da riforme non più rimandabili ( anche le riforme fanno parte delle deleghe in capo a Fitto), ma soprattutto per il nostro paese, che deve essere fiero ed orgoglioso di avere come suo rappresentante in Europa, in una posizione apicale, una delle migliori risorse che ha a disposizione. Il resto sono solo chiacchiere.


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Sanità in Piemonte una filiera in forte crescita

La sanità in Piemonte, prevalentemente a finanziamento pubblico, vale l’8,6% del Pil regionale. Nel 2024 questa filiera ha raggiunto il valore di 9,43 miliardi, con una occupazione pubblica di 66 mila addetti e una occupazione complessiva di 166 mila persone, che aggiungendo gli addetti indiretti, arriva fino a 278 mila unità lavoro equivalenti, pari al 15% degli occupati regionali. Il Pil direttamente e indirettamente attivato sale quindi a 18,2 miliardi, pari all’11,7% del Pil regionale 2023. E a parità di risorse pubbliche e servizi, la filiera della sanità pubblica piemontese può crescere ancora, in valore, dall’11,7% al 14,2% del Pil regionale, che nel 2023 è di 138 miliardi di euro.

E’ quanto riporta uno studio del Centro di ricerca e documentazione Luigi Einaudi, presentato al convegno “Le evoluzioni della filiera della salute – Il futuro delle collaborazioni fra pubblico e privato” organizzato da Confindustria Piemonte in collaborazione con UniCredit. Non solo: la sanità e il suo insieme integrato realizzerebbero una crescita occupazionale diretta e indiretta di 61 mila unità lavoro equivalenti, da 278 mila a 339 mila, a parità di spesa per le cure iniziale di 13,3 miliardi. Si avrebbe altresì un aumento di imposte riscosse da 6,6 miliardi a 8,3 miliardi, riferibili alla domanda interna di cure, con un aumento di gettito annuo di 1,7 miliardi, che giustificano la quota di investimento pubblico nella realizzazione della rete mista.

In caso contrario, il costo di non adeguamento agli standard innovativi della logistica sanitaria, allungamenti dei periodi di cura, inadeguatezze, costi da ridondanza e da non ottimizzazione dei trasporti e dei luoghi di immagazzinaggio, sulla base degli studi condotti in altri Paesi, si può stimare prudentemente al 5% della spesa sanitaria totale.  Considerando che la spesa sanitaria del Piemonte è di 8 miliardi di euro, il costo potenziale di non innovazione potrebbe raggiungere i 400 milioni di euro all’anno. Un grande potenziale inutilizzato, confermato anche nell’analisi del Centro Einaudi, poiché la spesa sanitaria attiva ricerche, nuove tecnologie e diffonde innovazioni che provengono da tutto il mondo, e che potrebbero scaturire di più dal territorio economico regionale, che ha una vocazione per l’hi-tech e l’innovazione. 

“Identificare quella della salute come filiera industriale che può crescere e recare vantaggio all’economia regionale e alla sua popolazione, è la chiave di lettura su cui intende impegnarsi il sistema confindustriale piemontese promuovendo una piena e costante collaborazione fra pubblico e privato, anche attraverso un protocollo d’intesa tra i vari attori”, ha sottolineato Alberta Pasquero, presidente della Commissione Sanità e Scienza della vita di Confindustria Piemonte.

“Con Finpiemonte, le imprese, le agenzie di attrazione degli investimenti e noi come assessorato alla Sanità regionale, vogliamo avviare un progetto di sviluppo dell’industria sanitaria in Piemonte. Vogliamo lavorare su tutti i comparti coinvolti: dalla ricerca alla distribuzione e logistica, dall’innovazione alle strutture ospedaliere, senza però creare nuove sovrastrutture ma attraverso Finpiemonte” ha spiegato Federico Riboldi, assessore alla Sanità di Regione Piemonte.

Un grande potenziale inutilizzato, confermato anche nell’analisi del Centro Einaudi, poiché la spesa sanitaria attiva ricerche, nuove tecnologie e diffonde innovazioni che provengono da tutto il mondo, e che potrebbero scaturire di più dal territorio economico regionale, che ha una vocazione per l’hi-tech e l’innovazione. Le piattaforme dove cura ed innovazione procedono di pari passo hanno generato la fortuna di casi esteri, sia in Europa, a Lille, sia negli Stati Uniti, ad Akron.

Per stimare questo potenziale, lo studio ha immaginato di accrescere gli acquisti e gli investimenti originati dal territorio, a parità di spesa finale, trovando che la realizzazione di un sistema completo industria-sanità porterebbe appunto la quota di PIL al 14,2% con un aumento di 4,4 miliardi di PIL, a parità di spesa sanitaria pubblica e privata, senza ipotizzare un probabile aumento di spesa e senza considerare le opportunità di esportazione. “La filiera della salute in Piemonte rappresenta una priorità concreta di sviluppo sia per i cittadini che per le imprese. Il supporto di UniCredit è focalizzato su tre priorità: una migliore gestione della logistica del farmaco, gli investimenti in innovazione e ricerca nelle scienza della vita, lo sviluppo di partnership tra pubblico e privato” spiega Paola Garibotti, Regional Manager Nord Ovest di UniCredit. 

Insomma un bell’esempio di gestione oculata della sanità pubblica in una Regione ben governata da una alleanza di centro destra e che può essere un modello per altre realtà regionali.


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Entro fine anno tornerà il volo supersonico commerciale.

L’interessante progetto di
Boom Supersonic prevede di raggiungere Mach 1 entro la fine dell’anno, con una serie di voli subsonici che porteranno a velocità supersoniche

Boom Supersonic sta compiendo passi significativi per riportare i viaggi commerciali supersonici nei cieli.

L’aereo dimostratore XB-1 dell’azienda ha recentemente completato il suo ottavo volo, stabilendo un nuovo record di altitudine ed eguagliando la sua velocità massima.

Questa pietra miliare fa parte dello sforzo continuo di Boom per reintrodurre i voli supersonici, un concetto che si è affievolito dopo l’ultimo volo del Concorde nel 2003 a causa dei costi elevati e dei problemi di rumore.

XB-1

Un nuovo record di altitudine e velocità
L’ottavo volo dell’XB-1 si è svolto il 16 novembre. Durante questo volo, l’aereo ha raggiunto l’impressionante altitudine di 25.040 piedi (7.632 metri), la più alta mai raggiunta. Il volo è durato 54 minuti, durante i quali l’aereo ha raggiunto una velocità massima di Mach 0,82, battendo il suo precedente record di velocità.

I piani di Boom Supersonic prevedono altri voli subsonici prima di tentare di infrangere la barriera del suono. L’azienda punta a raggiungere Mach 1, la velocità del suono, pari a circa 1.234 km/h.

XB-1 in costruzione

Il jet supersonico statunitense raggiunge la quota di 25.040 piedi, alimentando i sogni di viaggio in velocità.

Il Boom prevede di raggiungere Mach 1 entro la fine dell’anno con una serie di voli subsonici per arrivare alla velocità supersonica.

Boom Supersonic

Boom Supersonic sta compiendo passi significativi per riportare i viaggi commerciali supersonici nei cieli. L’aereo dimostratore XB-1 dell’azienda ha recentemente completato il suo ottavo volo, stabilendo un nuovo record di altitudine ed eguagliando la sua velocità massima.

Questa pietra miliare fa parte dello sforzo continuo di Boom per reintrodurre i voli supersonici, un concetto che si è affievolito dopo l’ultimo volo del Concorde nel 2003 a causa dei costi elevati e dei problemi di rumore.

Un nuovo record di altitudine e velocità
L’ottavo volo dell’XB-1 si è svolto il 16 novembre. Durante questo volo, l’aereo ha raggiunto l’impressionante altitudine di 25.040 piedi (7.632 metri), la più alta mai raggiunta. Il volo è durato 54 minuti, durante i quali l’aereo ha raggiunto una velocità massima di Mach 0,82, battendo il suo precedente record di velocità.

Come sarà il vero jet supersonico

I piani di Boom Supersonic prevedono altri voli subsonici prima di tentare di infrangere la barriera del suono. L’azienda mira a raggiungere Mach 1, la velocità del suono, che corrisponde a circa 1.234 km/h.

In precedenza, il 5 novembre, l’XB-1 ha completato il suo settimo volo di prova subsonico. Il volo ha testato l’espansione dell’involucro di flutter e la pressione nell’abitacolo, raggiungendo una nuova velocità massima di Mach 0,82 (499 nodi). Il team ha anche testato il sistema di eccitazione del flutter (FES) a velocità fino a Mach 0,8 per garantire prestazioni stabili a velocità transoniche.

Le velocità supersoniche producono un boom sonico, un rumore forte e fragoroso causato dalla rottura della barriera del suono. Se un tempo i voli supersonici erano standard, i boom sonici generati da tali velocità hanno indotto la Federal Aviation Administration (FAA) a vietare i voli supersonici civili sulla terraferma nel 1973.

Il lavoro di Boom Supersonic sull’XB-1 è strettamente allineato con gli
sforzi della NASA per ridurre l’impatto dei boom sonici.

La NASA sta sviluppando il velivolo supersonico X-59, progettato per creare un boom sonico molto più silenzioso, definito “sonic thump”. La forma unica dell’X-59 – un design lungo e slanciato con un’apertura alare ridotta – contribuisce a minimizzare il rumore.

L’obiettivo della NASA è che il boom sonico dell’X-59 suoni come la chiusura della portiera di un’auto, un rumore molto meno dirompente rispetto al boom sonico tradizionale. Una volta che l’X-59 sarà stato testato in volo, la NASA lo farà volare su diverse città statunitensi per misurare l’effetto del boom sonico sulle persone a terra.

Se i risultati dei test dimostreranno che il boato sonico non disturba la vita quotidiana, la FAA potrebbe riconsiderare le sue regole sui viaggi supersonici sulla terraferma. Tuttavia, è improbabile che vengano apportate modifiche normative prima del 2027.

La strada da percorrere per Boom Supersonic
Boom Supersonic mira a portare il suo jet Overture in servizio commerciale, offrendo ai passeggeri voli supersonici.

Mentre il dimostratore XB-1 sarà in grado di superare Mach 1, Boom prevede di far volare il jet Overture a Mach 0,94 sulla terraferma, circa il 20% più veloce dei voli subsonici convenzionali. Mantenendo il velivolo al di sotto della velocità del suono, Boom spera di evitare il rumore dirompente causato dai boom sonici.

Mentre Boom continua i suoi voli dimostrativi, l’azienda si sta avvicinando al suo obiettivo di rendere i viaggi commerciali supersonici una realtà. Il successo del recente volo dell’XB-1 porta il sogno di viaggi aerei più veloci ed efficienti a un passo dal diventare parte del futuro dell’aviazione.


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Germania: pessimismo e rassegnazione regnano in economia

Pessimismo e rassegnazione regnano in Germania.

L’indicatore previsionale Ifo Business Climate per la Germania è sceso a 85,7 nel novembre 2024 da 86,5 in ottobre e al di sotto delle previsioni di 86, poiché la caduta del governo e la minaccia di tariffe commerciali da parte dell’imminente amministrazione Trump hanno pesato sul sentimento.

Ecco il relativo grafico:

Il sottoindice relativo alle condizioni attuali è peggiorato a 84,3 da 85,7 e le aspettative delle imprese sono scese a 87,2 da 87,3.

“L’economia tedesca manca di forza. Le aziende sono tornate a essere un po’ scettiche sui prossimi mesi”, ha dichiarato il presidente dell’Ifo Clemens Fuest.

Il clima degli affari nel settore manifatturiero è peggiorato, con le aziende che hanno espresso un maggiore scetticismo sui mesi a venire, anche se si sono dichiarate leggermente più soddisfatte della situazione attuale.

Nel settore dei servizi, l’indice del clima aziendale è sceso bruscamente, con le aziende che vedono la situazione attuale in modo molto più negativo e adottano una prospettiva più pessimistica.

Al contrario, il settore del commercio al dettaglio ha registrato un miglioramento, ma l’ottimismo rimane tutt’altro che diffuso.

Il clima economico nel settore edile è notevolmente peggiorato. Le aziende sono meno soddisfatte degli affari correnti. Anche le aspettative erano ancora una volta più scettiche.

Le prospettive economiche tedesche sono pessime e, francamente, non si capisce come neppure un nuovo governo potrebbe migliorare la situazione.


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La Corea del Nord potrebbe ottenere sistemi di difesa aerea russi come compenso per l’invio di soldati in Ucraina

La Corea del Nord ha ricevuto sistemi di difesa aerea russi in cambio del suo sostegno alla guerra del Cremlino in Ucraina, hanno dichiarato i funzionari sudcoreani.

Il trasferimento di queste armi è l’ultimo sviluppo dell’approfondimento della relazione militare tra Pyongyang e Mosca, che ha visto anche l’invio di oltre 10.000 truppe nordcoreane in Russia nelle ultime settimane per combattere contro l’Ucraina.

Secondo Shin Wonsik, principale consigliere per la sicurezza del Presidente sudcoreano Yoon Suk Yeol, la Russia ha fornito missili terra-aria e altre attrezzature di difesa aerea non specificate. Questi saranno utilizzati per rafforzare la difesa aerea della capitale nordcoreana, Pyongyang, ha dichiarato oggi Shin a un programma televisivo sudcoreano della SBS.

Sebbene non sia stato reso noto il tipo specifico di sistemi di difesa aerea, Lee Illwoo, un esperto del Korea Defense Network in Corea del Sud, ha affermato che il sistema missilistico terra-aria S-400 è il più probabile. Questo sistema, che combina missili terra-aria a lungo raggio, lanciatori, sistemi radar a terra e altri componenti, è tra i più avanzati disponibili ovunque. Oltre ad essere ampiamente utilizzato dalla Russia, anche nella guerra con l’Ucraina, è stato esportato in Algeria, Bielorussia, Cina, India e Turchia.

Sistema S400 nelle sue componenti

L’S-400 ha un raggio d’azione massimo di 250 miglia, quasi 400 km, e può affrontare obiettivi di missili balistici di fascia bassa, nonché aerei e missili da crociera.

Nel complesso, l’S-400 avrebbe senso per la Corea del Nord, soprattutto in un ruolo strategico per la protezione di Pyongyang, dato che il Paese non dispone di moderni sistemi di difesa aerea di questa classe. La protezione della capitale si basa principalmente su missili terra-aria e artiglieria antiaerea ormai superati. Nel frattempo, la Corea del Nord è sempre più attiva nella costruzione di propri sistemi di difesa aerea.

Sebbene la Corea del Nord abbia affermato di aver messo in campo il sistema missilistico terra-aria a lungo raggio KN-06, noto anche come Pongae-5, di produzione nazionale già nel 2017, lo stato attuale non è chiaro. Anche se è stato distribuito più ampiamente, è probabile che sia meno capace dell’S-400. Si ritiene che il KN-06 sia basato sul sistema cinese HQ-9, a sua volta derivato dall’S-300 russo, un sistema di difesa aerea che è una generazione indietro rispetto all’S-400.

Questo sistema migliorerebbe notevolmente le capacità di difesa area della Corea del Nord, soprattutto nei confronti delle penetrazioni dei droni sud coreani e degli UAV.


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Tempesta a Seattle mette nel panico i proprietari di Auto elettriche

Un ciclone bomba ha colpito il Pacifico nordoccidentale all’inizio della settimana con venti distruttivi e piogge torrenziali.

Ad alta quota, la neve pesante e i forti venti hanno scatenato bufere di neve. Questa tempesta, che capita una volta nella decade, ha causato interruzioni di corrente diffuse nell’area metropolitana di Seattle, gettando nel panico i proprietari di veicoli elettrici.

Al culmine delle interruzioni diffuse, più di 600.000 clienti in tutto lo Stato di Washington hanno perso la corrente a causa della potente tempesta; la maggior parte delle interruzioni si è verificata nella contea di King e nella contea di Snohomish.

GeekWire riporta che negli ultimi giorni i conducenti di veicoli elettrici che hanno perso la corrente nelle loro case hanno inondato le reti di ricarica pubbliche in tutta l’area metropolitana.

“Abbiamo visto che alcuni caricabatterie quasi mai utilizzati vengono sfruttati appieno”, ha dichiarato Brian Grunkemeyer, CEO di FlexCharging, all’agenzia di stampa tecnologica. La startup fornisce servizi di software di ricarica per gli operatori di ricarica EV, tra cui Electrify America.

Grunkemeyer ha fornito uno screenshot che mostra come le stazioni di Electrify America mercoledì fossero tutte piene e le lunghe file sono continuate anche giovedì.

Un video condiviso su X ha mostrato il panico…

Un effetto collaterale delle interruzioni di corrente dovute alla tempesta di vento: Nick Abrams ha detto che “decine di Tesla” erano in fila per cercare di ricaricarsi nel parcheggio di Northgate stasera.

La lezione per i conducenti di veicoli elettrici in una situazione apocalittica è molto chiara: dotarsi di un sistema di generatori a gas naturale o diesel o di un generatore portatile leggero da 8kW con capacità di 220V. Non sarà ecologico, ma l’alternativa è an


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Fallisce NorthVolt negli USA. Il sogno della batteria europea in difficoltà

Northvolt, la grande speranza europea nel campo delle batterie, ha presentato istanza di fallimento negli Stati Uniti dopo aver fallito nel tentativo di risollevare le proprie sorti, mentre il mercato dei veicoli elettrici continua a deludere gli appassionati.

Northvolt è in difficoltà da un po’ di tempo e il governo svedese ha escluso un eventuale salvataggio. Le vendite sono state problematiche, i costi elevati e BMW ha dato un duro colpo all’azienda quando si è ritirata da un contratto a lungo termine da 2 miliardi di dollari per le batterie, affermando che Northvolt non era riuscita a consegnare i prodotti in tempo.

“Il quadro di liquidità di Northvolt è diventato disastroso”, ha dichiarato l’azienda nella sua richiesta di protezione dal fallimento ai sensi del Capitolo 11, come riportato da Reuters.

La pubblicazione ha rilevato che Northvolt dispone di appena 30 milioni di dollari in contanti, mentre il suo carico di debito ammonta a 5,8 miliardi di dollari.

Tuttavia, Northvolt è riuscita a trovare un prestito di 100 milioni di dollari per la sua ristrutturazione, ha dichiarato la società. Il denaro proviene dal suo principale cliente, la major svedese dei camion Scania, che è anche azionista della società.

Il prestito è destinato a garantire il proseguimento della produzione di celle per batterie nello stabilimento svedese di Northvolt.

Nonostante tutto, per ora, NorthVolt tieni duro, ma fino a quando?


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