Le guandi manocre congiunte a guida USA in Corea inquietano la Cina

La settimana scorsa, la marina militare della Corea del Sud ha condotto esercitazioni navali congiunte con gli Stati Uniti e il Giappone nelle acque internazionali a sud dell’isola di Jeju per “migliorare l’operatività congiunta contro le minacce nucleari e missilistiche della Corea del Nord”.

La cooperazione militare di Washington con Seul e Tokyo potrebbe essere mirata principalmente alla Corea del Nord, ma è anche probabile che innervosisca la Cina, aggiungendo slancio alle relazioni ‘transazionali’ tra Pechino e Pyongyang, secondo gli analisti.

L’esercitazione ha coinvolto sei navi da guerra – la portaerei USS Theodore Roosevelt, tre cacciatorpediniere con missili guidati della classe Arleigh Burke e due cacciatorpediniere Aegis della Corea del Sud e del Giappone.

“Questo addestramento è stato condotto per attuare un piano di addestramento trilaterale pluriennale stabilito congiuntamente dalle autorità di difesa della Corea del Sud, degli Stati Uniti e del Giappone, in conformità con l’Accordo di Camp David dello scorso anno”, ha dichiarato il Ministero della Difesa sudcoreano.

La Marina sudcoreana ha confermato che le forze si sono concentrate sull’addestramento alla guerra antisommergibile e sulla capacità di rispondere alle minacce sottomarine della Corea del Nord, come i sottomarini e i missili balistici lanciati da sottomarini.
Le tre nazioni hanno anche svolto un addestramento di intercettazione marittima per bloccare il contrabbando di armi di distruzione di massa, nonché un addestramento di ricerca e salvataggio.

Washington ha rafforzato i legami militari con Seul e Tokyo dopo il vertice di Camp David in agosto, dove i leader si sono impegnati a “regolarizzare le esercitazioni difensive che contribuiscono a rafforzare le risposte trilaterali” contro le minacce della Corea del Nord.
L’esercitazione della scorsa settimana ha fatto seguito alle esercitazioni navali di gennaio tra i tre Paesi, con una portaerei statunitense situata in una posizione simile a sud di Jeju, nel Mar Cinese Orientale.

Isola di Jeju

“Le esercitazioni navali trilaterali sono orientate a rispondere alle minacce della Corea del Nord, ma Pechino sta certamente osservando come i tre alleati rafforzano la cooperazione militare”, ha affermato Andrew Yeo, senior fellow e presidente della Fondazione SK-Korea per gli studi sulla Corea presso il think tank Brookings Institution di Washington.

Cho Han-bum, ricercatore senior presso il Korea Institute for National Unification, ha affermato che le acque – a sud di Jeju e a nord di Taiwan – hanno un’importanza strategica per Pechino.

“Di conseguenza, la Cina potrebbe essere preoccupata che queste esercitazioni marittime di sicurezza Corea-Stati Uniti-Giappone possano influenzare la Cina, soprattutto per quanto riguarda la questione dello Stretto di Taiwan. Si tratta anche di un’area in cui potrebbero esserci preoccupazioni sull’espansione delle contromisure di sicurezza contro Taiwan”, ha detto Cho.

“Dal punto di vista degli Stati Uniti, la parte meridionale di Jeju serve come controllo della Corea del Nord, ma anche, grazie alle sue caratteristiche geopolitiche, è un’area che può servire anche come controllo della Cina”. Insomma le esercitazioni riescono a cogliere due piccioni con una fava.

La partecipazione della Corea del Sud all’addestramento congiunto USA-Giappone sta portando la Cina a riconsiderare i propri rapporti con Seul, che viene vista sempre più vicina al due di alleati e sempre meno come un attore indipendente.

Yang Uk, ricercatore presso l’Asan Institute for Policy Studies di Seul, ha affermato che se da un lato le esercitazioni dimostrano la cooperazione sistemica tra Corea del Sud e Stati Uniti nel rispondere alle minacce della Corea del Nord, dall’altro sarebbero anche “scomode” per la Cina.

“Fondamentalmente, la risposta contro la Cina è stata realizzata attraverso la cooperazione tra Stati Uniti e Giappone”, ha detto Yang.
“Ma ora, la partecipazione della Corea del Sud all’addestramento congiunto USA-Giappone sta portando la Cina a considerare i legami trilaterali come un bersaglio per se stessa”.

Secondo Yang l’area del Mar Cinese Orientale a sud dell’isola di Jeju è un “punto strategico” per la Cina, perché la sua marina militare deve passare vicino all’isola e all’arcipelago giapponese per dirigersi verso l’Oceano Pacifico. Del resto è sufficiente controllare la carta geografica per comprenderlo.

Quindi se questo tipo di esercitazioni può essere considerato normale e non minaccioso da Seul, la percezione cinese può essere molto diversa e, data la rpesenza di un consistente gruppo navale USA, perfino minacciosa per gli interessi di Pechino.

Il complesso gioco diplomatico dell’Estremo Oriente complicato dall’Ucraina

La recente visita del ministro degli Esteri cinese Zhao Lijian in Corea del Nord ha rafforzato ulteriormente i legami tra i due paesi, alimentando preoccupazioni negli Stati Uniti e nei loro alleati.

L’analista Kang Jun-young interpreta la mossa come un duplice messaggio da parte della Cina: consolidare le relazioni con Pyongyang per tenere sotto controllo i legami Corea del Nord-Russia e, allo stesso tempo, lanciare un avvertimento alle esercitazioni congiunte Corea del Sud-USA o all’addestramento trilaterale Corea del Sud-USA-Giappone.

Pechino teme di perdere influenza sulla Corea del Nord a favore della Russia, mantenendo la sua posizione di leader nelle relazioni con Pyongyang e nella competizione con gli Stati Uniti.

Tuttavia, Andrew Yeo, presidente della Fondazione SK-Corea, sostiene che i legami tra Cina e Corea del Nord rimarranno “transazionali”, con Pechino che sostiene Pyongyang sulla scena internazionale per contrastare il rafforzamento dei legami tra Stati Uniti e alleati.

Il problema è che Pechino da un lato non può legittimarre o stringere eccessivamente i legami con Kim Jong-un , per non eccitare eccessivamente l’area e incrementalre l’interventismo degli USA e  del Giappone e non spingere ancora di più Sul nelle loro mani. Nello stesso tempo però non può staccarsi troppo da PyongYang per non lasciare che questo paese entri nell’orbita di Mosca, dopo l’incrementarsi della collaborazione per il conflitto ucraino.

Insomma il gioco si fa sempre più complicato.


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Gli USA simulano il primo combattimento aereo fra veri caccia contr caccia AI

Sono stati resi pubblici i dettagli di quella che potrebbe essere la prima simulazione di combattimento aereo in volo tra un’intelligenza artificiale (AI) e un pilota umano vivo e vegeto.

Condotta l’anno scorso dall’Aeronautica Militare degli Stati Uniti (USAF), un F-16 modificato (chiamato X-62A) si è scontrato con un pilota umano in una battaglia simulata che doveva concludersi con l’abbattimento di una delle parti.

L’X-62 (precedentemente designato come NF-16D) aveva un pilota umano “failsafe” nella cabina di pilotaggio, cioè con il ruolo di spettatore, ma prnto a intervenire in caso di bisogno, ma l’esercitazione era altrimenti tutta controllata dall’AI. Il test ha anche culminato anni di sviluppo in questo momento storico.

L‘intelligenza artificiale nel combattimento ssimulato ha battuto facilmente il pilota umano nella simulazione

È stato affermato che questo sviluppo potrebbe rivoluzionare il futuro dei veicoli aerei senza pilota (UAV), come l’iniziativa Collaborative Combat Aircraft (CCA) dell’Aeronautica Militare statunitense.

Il filmato del combattimento è stato pubblicato in un video sul programma Air Combat Evolution (ACE) della Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA).

Il programma ACE ha fatto notevoli progressi nel 2023, con la Scuola di Pilotaggio di Prova dell’Aeronautica Militare degli Stati Uniti (USAF TPS) e il Laboratorio di Ricerca dell’Aeronautica Militare (AFRL) che hanno svolto ruoli cruciali nel suo successo.

Ecco un video dellX-62A in azione

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Il primo “vero” dogfight AI-umano della storia

ACE coinvolge diversi partner industriali e accademici, tra cui Shield AI, che ha acquisito Heron Systems nel 2021. Sono stati loro a sviluppare un “pilota” di AI che ha vinto le prove AlphaDogfight della DARPA nel 2020, che si sono svolte interamente in un ambiente digitale.

Tuttavia, queste “vittorie” erano in qualche modo “artificiali”, per prendere in prestito un’espressione, in quanto i piloti AI non dovevano attenersi alle norme di volo. Queste norme includono la garanzia della sicurezza del velivolo e del benessere del pilota. È qui che l’ultimo dogfight si differenzia, rendendolo più realistico.

“Il 2023 è stato l’anno in cui l’ACE ha reso l’apprendimento automatico una realtà nell’aria”, afferma il tenente colonnello dell’Aeronautica Militare Ryan Hefron, responsabile del programma ACE, nel video appena pubblicato (che potete vedere qui sotto).

Il nuovo dogfight era anche parte della missione di DARPA e dell’USAF di rendere gli aerei abilitati all’AI più ‘affidabili’ per l’equipaggio umano.

Il caccia AI derivato dall’F16

L’X-62A, noto anche come Variable-stability In-flight Simulator Test Aircraft (VISTA), è un F-16D biposto pesantemente modificato. I suoi sistemi di volo possono essere regolati per replicare quelli di quasi tutti gli altri velivoli, rendendolo un surrogato eccezionale per un’ampia gamma di test che richiedono una piattaforma reale.

Questa caratteristica rende VISTA una piattaforma eccellente per supportare un lavoro come ACE. “Quindi abbiamo uno spazio integrato all’interno di VISTA nei comandi di volo che consentono agli agenti di intelligenza artificiale di inviare comandi a VISTA come se stessero inviando comandi al modello simulato di VISTA”, spiega Que Harris, ingegnere capo dei comandi di volo dell’X-62A presso Lockheed Martin, nel filmato.

The X-62A VISTA a Edwarrds

Ulteriori dettagli in arrivo

Harris ha anche descritto questa come una “sandbox per l’autonomia” all’interno del jet. A sostegno dell’ACE, il velivolo X-62A ha completato 21 voli di prova dalla base aerea di Edwards, in California, in tre periodi di prova separati tra dicembre 2022 e settembre 2023.

Durante questi test di volo, gli “agenti” hanno richiesto una riprogrammazione quasi ogni giorno, con il risultato di oltre 100.000 linee di codice modificate in qualche modo. L’AFRL ha sottolineato in precedenza la capacità di assistere ulteriormente questo tipo di test di volo, addestrando e riaddestrando rapidamente gli algoritmi in ambienti interamente digitali.

L’esercito degli Stati Uniti ha dichiarato che il coinvolgimento umano sarà sempre necessario per far funzionare i sistemi d’arma autonomi in futuro. Tuttavia, si prevede che la misura della loro partecipazione al processo decisionale cambierà con il tempo, e questo è già stato un argomento di discussione e di dibattito.

Nel corso della settimana, The War Zone rivelerà ulteriori dettagli sull’uso dell’X-62A a sostegno dell’ACE e sui risultati del programma.


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Quali sono i paesi più inquinati al mondo

Quasi tutta la popolazione mondiale respira aria che supera i limiti di qualità dell’aria stabiliti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

In questo grafico, Marcus Lu di Visual Capitalist mappa i Paesi più inquinati del mondo secondo IQAir, classificati in base alla loro concentrazione media annuale di PM2.5 (μg/m³) nel 2023. L’unità μg/m³ si riferisce ai microgrammi per metro cubo.

Che cos’è il PM2.5?

Il PM2.5 si riferisce alle polveri sottili, con un diametro di 2,5 micrometri o meno, che possono penetrare in profondità nei polmoni e causare problemi di salute.

Nel 2021, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha aggiornato le sue linee guida sulla qualità dell’aria per il PM2,5. Il livello medio annuo massimo raccomandato per il PM2.5 è ora di 5 μg/m³, rispetto all’obiettivo precedente di 10 μg/m³.

Le fonti comuni di inquinamento da PM2.5 includono gli scarichi dei motori, la combustione delle centrali elettriche, il fumo degli incendi, la polvere e la sporcizia.

Come influisce l’inquinamento da PM2.5 sugli esseri umani?

Una ricerca pubblicata nel 2022 dall’Air Quality Life Index (AQLI) ha rilevato che il 97,3% della popolazione mondiale è esposto a livelli di PM2.5 superiori alle linee guida dell’OMS.

Questo toglie 2,2 anni all’aspettativa di vita media globale, rispetto a un mondo che rispetta le linee guida dell’OMS.

In particolare, in Asia meridionale, l’AQLI ritiene che i residenti potrebbero perdere fino a 5 anni di vita. La regione è stata per anni un hotspot globale dell’inquinamento atmosferico, ospitando 37 delle 40 città più inquinate al mondo.

È interessante notare che le polveri sottili possono viaggiare per centinaia di chilometri, spesso superando i confini nazionali.

Per esempio, circa il 30% dell’inquinamento atmosferico nello Stato indiano del Punjab proviene dal vicino Pakistan. Allo stesso modo, si stima che il 30% dell’inquinamento nelle città più grandi del Bangladesh sia riconducibile all’India.

Notiamo che non c’è nessun paese europeo fra questi 220 paesi, mentre ci sono paesi come il Rwuanda che nessuno sospetterebbe potessero avere problemi di inquinamento.


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Smartphone: Samsung supera Apple, mentre tornano i cinesi

Il gigante sudcoreano dell’elettronica Samsung è tornato alla guida del mercato degli smartphone, dopo che il produttore di iPhone Apple ha visto le sue vendite crollare di quasi il 10 percento nel primo trimestre del 2024. Le spedizioni di Samsung sono rimaste invariate rispetto allo scorso anno e hanno mantenuto una quota di mercato del 20,8%, secondo un rapporto di International Data Corporation.

Dopo aver regnato per 13 anni, l’anno scorso Samsung aveva perso la sua posizione di vertice nel segmento a favore di Apple. La quota di mercato di Samsung era scesa dal 21,7 percento nel 2022 al 19,4 percento nel 2023. Apple aveva registrato una quota del 20,1% nelle spedizioni di smartphone, emergendo marginalmente davanti a Samsung.

Questo sottile vantaggio non è durato a lungo. Le spedizioni di Apple si sono ridotte del 9,6%, passando da 55,4 milioni nel primo trimestre del 2023 a poco più di 50 milioni nello stesso periodo del 2024. In questo periodo, Samsung ha spedito 60,1 milioni di unità – lo stesso dell’anno scorso – e ha conquistato una quota di mercato maggiore rispetto al gigante tecnologico statunitense.

La Rinascita dei marchi cinesi

Anche se la lotta potrebbe apparire per il primo posto, il mercato degli smartphone ha visto una rinascita dei marchi cinesi che hanno intaccato la quota di mercato di Apple.

Il marchio di comunicazioni digitali Huawei, la cui reputazione globale ha sofferto negli ultimi anni, sta tornando in auge nel segmento consumer business con il suo smartphone di punta, Mate 60. Le spedizioni di Huawei sono aumentate del 7,8% a 289,4 milioni di unità rispetto all’anno precedente, secondo il rapporto IDC.

Insieme al suo marchio spinoff, Honor, Huawei è stato il marchio di smartphone più performante nelle prime sei settimane del 2024. Tuttavia, nessuno dei due marchi ha raggiunto i tre posti rimanenti nella lista delle vendite più alte. Invece, altri marchi cinesi occupano questi posti.

Oppo è il quinto produttore di telefoni della lista con l’8,7% di quota di mercato, mentre Transsion ha quasi il 10% di quota di mercato. Con i suoi marchi, Tecno, Itel e Infinix, Transsion è diventata silenziosamente il quinto produttore di smartphone al mondo, come riporta CNBC.

Xiaomi si è posizionata al terzo posto, dietro Samsung e Apple. Le spedizioni dell’azienda sono aumentate del 33,8% nel primo trimestre del 2024.

I problemi per Apple aumentano

Diverse aziende e organizzazioni governative hanno imposto un divieto sui prodotti Apple in Cina, con conseguente calo delle vendite per Apple. Questo è simile al colpo inferto ai marchi cinesi per problemi di sicurezza.

Ma i problemi dell’azienda di Cupertino non si fermano qui. Dopo essere stata scalzata dalla vetta della classifica lo scorso anno, Samsung ha venduto 19,69 milioni di telefoni solo nel mese di febbraio. In confronto, Apple ha venduto 17,41 milioni di unità dei suoi iPhone.

È interessante notare che le vendite più forti di Samsung provengono dai mercati statunitense ed europeo, intaccando le quote di mercato di Apple anche in queste regioni.

L’interessante Engineering ha recentemente riferito che le vendite di Mac di Apple sono rimaste sostanzialmente piatte nell’ultimo anno, costringendo l’azienda a presentare una nuova linea con i suoi ultimi chip M4 abilitati all’AI. Seguendo l’esempio di Samsung, anche Apple potrebbe dover dotare il suo iPhone di caratteristiche simili.

Annunci di questo tipo sono attesi alla conferenza annuale degli sviluppatori che si terrà a giugno.


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Fondi ESG: flop negli USA, si trasferiscono nella UE, ma comunque c’è un calo

L’appetito degli investitori per i fondi ESG e altri investimenti sostenibili rimane stabile in Europa, in netto contrasto con gli Stati Uniti, dove il contraccolpo ESG ha fatto sì che gli investitori ritirassero miliardi di dollari americani dai fondi sostenibili nell’ultimo anno.

L’Europa gode di un maggiore sostegno politico e degli investitori per i prodotti di investimento ESG, come mostra un’analisi di Reuters, che ha aiutato il continente a rimanere davanti agli Stati Uniti in termini di flussi di investimenti sostenibili. Anche alcuni grandi istittui di credito, soprattutto francesi, sono impegnati in questa direzione.

I fondi ESG globali, ovvero i fondi che utilizzano approcci ambientali, sociali e di governance, hanno registrato i primi deflussi trimestrali netti nel quarto trimestre del 2023, secondo i dati Morningstar di febbraio.

I fondi sostenibili in Europa hanno attirato afflussi nel quarto trimestre, ma gli investitori hanno prelevato 5 miliardi di dollari dai fondi sostenibili statunitensi nell’ultimo trimestre del 2023, per un totale di 13 miliardi di dollari nel 2023, secondo i dati.

In Europa, i fondi sostenibili hanno ottenuto risultati migliori rispetto al mercato più ampio e hanno attirato 3,3 miliardi di dollari di nuovi capitali netti nel quarto trimestre, grazie ai fondi passivi che hanno raccolto 21,3 miliardi di dollari, secondo Morningstar.

L’Europa è rimasta il più grande mercato mondiale per i fondi sostenibili, ma gli afflussi di fondi del quarto trimestre sono stati molto più bassi rispetto agli 11,8 miliardi di dollari rivisti del trimestre precedente, secondo i dati. Anche in Europa gli investitori vogliono ritorni economici e non promesse.

Nel frattempo, i deflussi dai fondi sostenibili statunitensi sono balzati a 5,1 miliardi di dollari nel quarto trimestre, quasi il doppio rispetto ai 2,7 miliardi di dollari del terzo trimestre.

Ci vogliono profitti, non desideri

Negli Stati Uniti, “gli investitori hanno continuato la loro fuga dai fondi sostenibili nel quarto trimestre del 2023″, secondo l’analisi di Morningstar. La pressione inflazionistica, più forte negli USA, spinge a cercare maggiori rendimenti, quindi a concentrarsi sugli utili più che sulle dichiarazioni di buona volontà.

“I fondi sostenibili statunitensi hanno subito il primo anno solare di deflussi da quando Morningstar ha iniziato a tenere il conto più di 10 anni fa, rendendo il 2023 il peggior anno solare del record”, ha confermato Morningstar.

A livello globale, gli investimenti nei fondi di energia pulita sono diminuiti nel primo trimestre del 2024, anche a causa dell’incertezza sul ritmo di crescita delle energie rinnovabili in America, con l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali statunitensi.

I fondi negoziati in borsa che investono in azioni di aziende di energia rinnovabile hanno registrato un deflusso combinato di 4,8 miliardi di dollari nel primo trimestre, secondo i dati di LSEG Lipper citati da Reuters.


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Ucraina: gettata la prima pietra dei nuovi reattori nucleari americani Westinghouse

L’Ucraina ha iniziato la costruzione di due reattori progettati dagli Stati Uniti in una centrale nucleare nell’ovest del Paese, dopo i devastanti attacchi russi alla sua rete energetica.

Giovedì, gli operai della centrale nucleare di Khmelnytskyi hanno versato un metro cubo simbolico di cemento per i reattori, che utilizzeranno tecnologia e combustibile statunitensi, mentre sventolavano le bandiere ucraine e statunitensi. Ecco la zona dove si costruiranno i reattori.
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Il progetto mira ad aumentare la sicurezza energetica dell’Ucraina e a ridurre la sua dipendenza dalla tecnologia nucleare russa.
Tra gli ospiti della cerimonia c’erano il capo dell’operatore nucleare statale ucraino, Energoatom, Petro Kotin; il Ministro dell’Energia ucraino German Galushchenko; l’Ambasciatore degli Stati Uniti in Ucraina Bridget Brink e l’Amministratore delegato dell’azienda statunitense di energia nucleare Westinghouse, Patrick Fragman.

Energoatom ha chiesto che il lancio fosse comunicato successivamente all’evento a causa delle preoccupazioni sulla sicurezza per gli attacchi russi.

La cerimonia si è svolta poche ore dopo che un attacco russo ha distrutto una centrale elettrica alle porte di Kiev. “Questa è la nostra risposta ai terroristi, questa è la nostra risposta agli invasori”, ha detto Galushchenko.

“Oggi parliamo di futuro, parliamo di stabilità, parliamo di sviluppo dell’energia nucleare”, ha detto, descrivendo i piani per Khmelnytskyi come il progetto di modernizzazione più significativo dell’Ucraina dalla Seconda Guerra Mondiale.

Un cartello presso l’impianto recita “Il futuro è con l’energia nucleare”.

L’Ucraina ricava circa la metà della sua energia dal nucleare. Tutti i suoi reattori attuali sono di progettazione sovietica, ma sono stati spostati verso il combustibile statunitense.

L’impianto nucleare più grande del Paese – Zaporizhzhia, nel sud – è sotto il controllo russo dall’inizio della guerra.

La centrale di Khmelnytskyi ha già due reattori funzionanti. I reattori 3 e 4 sono parzialmente costruiti secondo un progetto sovietico e verranno completati con materiale proveniente da centrali bulgare che non verranno completate.

Nuovi reattori Westinghouse

La cerimonia di inaugurazione riguardava i reattori 5 e 6, non ancora costruiti, che saranno realizzati con la tecnologia AP1000 di Westinghouse. AP 1000 è un reattoore ad acqua pressurizzata di terza generazione il cui primo esemplare è entrato in servizio nel 2018.

Le unità avranno ciascuna una capacità di oltre 1.100 megawatt e, secondo Fragman, saranno “il reattore nucleare più avanzato oggi in funzione nel mondo”.

AP 1000

Con tutti e sei i reattori in funzione, Khmelnytskyi diventerà l’impianto più grande d’Europa, superando Zaporizhzhia, ha detto il capo di Energoatom Petro Kotin.

EnergoAtom e Westinghouse non hanno detto esattamente quando i reattori entreranno in funzione. Energoatom ha detto che la costruzione di un reattore in tempo di pace richiede cinque anni e il costo stimato parte da cinque miliardi di dollari.

La prima unità avrà un “calendario accelerato”, perché l’Ucraina ha accettato di acquistare attrezzature pesanti pronte per essere installate, ha afffermat Fragman, il che rende quasi modulare AP1000

La US Exim Bank finanzierà in parte il progetto, ma la zona è spesso oggetto di attacchi dei russi e questo, ovviamente, potrebbe rallentarme la costruzione


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Il Regno Unito manderà il proprio nuovo laser antiaereo iin Ucraina

Un’arma laser ad alta potenza del Regno Unito potrebbe essere inviata in Ucraina per abbattere i droni russi, ha dichiarato il Segretario alla Difesa. Secondo Grant Shapps, l’arma potrebbe avere “enormi conseguenze” per il conflitto in Europa. La notizia è riportata dalla BBC.

L’arma DragonFire dovrebbe essere lanciata entro il 2027, ma il Ministro Shapps ha dichiarato di voler “accelerare” la produzione e renderla disponibile prima.

Questo fa seguito a una prova di successo del laser, effettuata per la prima volta contro un bersaglio aereo a gennaio. Ecco un video dove sono ripresi i test del laser:

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Inizialmente si prevedeva che il laser sarebbe stato operativo entro il 2032, ma le nuove riforme volte ad accelerare l’approvvigionamento di armi da parte del Governo significano che ora sarà pronto cinque anni prima.

Nonostante questi tempi di sviluppo, il Segretario della Difesa ha detto ai giornalisti durante una visita al centro di ricerca militare di Porton Down, vicino a Salisbury, di voler accelerare ulteriormente i tempi.

“Diciamo che non deve essere perfetto al 100% perché gli ucraini possano metterci le mani sopra”, ha detto, lasciando intendere che sarà mandato sul campo di battaglia per essere testato.

Il Ministero della Difesa (MoD) afferma che il calendario più rapido è una risposta al “rapido cambiamento dell’ambiente di minaccia” affrontato dal Regno Unito.

“E’ stato progettato per non aspettare di avere una perfezione del 99,9% prima di andare sul campo, ma per arrivare al 70%, per poi svilupparlo da lì”, ha affermato Shapps. Il 2027 resta la data ufficiale di entrata in servizio.

Un’arma non nuovissima ma comunque innovativa

Il sistema d’arma DragonFire è il risultato di un investimento congiunto di 100 milioni di sterline da parte del Ministero della Difesa e dell’industria.

Secondo il Ministero della Difesa, l’arma è abbastanza precisa da colpire una moneta  a un chilometro di distanza. Si spera che apra la strada a un’alternativa a basso costo ai missili, per abbattere obiettivi come i droni.

Il test di successo dell’arma, effettuato a gennaio presso il poligono di Hebrides del Ministero della Difesa in Scozia, è stato salutato come un “passo importante” per l’entrata in servizio delle armi a energia diretta dal laser (LDEW).

Il vantaggio più grande dei laser è il costo e, in teoria, un “caricatore illimitato” di munizioni – a condizione che ci sia una fonte di energia affidabile. Ma il grande svantaggio è che possono sparare solo a bersagli nella linea di vista, a differenza della maggior parte dei missili.

Gli USA hanno testato diverse armi del genere sulle proprie navi, ma non sono state mai utilizzate in una situazione di combattimento. gli USA usano i missili e i cannoni contro gli Houthi.

Solo Israele, che ha sviluppato il sistema antiaereo Iron Beam, potrebbe averlo utilizzato in combattimento per fermare i missili di Hamas, ma, in realtà, non ci sono conferme e le foto diffuse pare non siano autentiche.

Mandare i laser LDEW in battaglia sarebbe prematuro e anche pericoloso, perché questa tecnologia potrebbe cadere in mano al nemico o comunque a parti non desiderate. Il vantaggio è che, dato che il costo di ogni colpo sarebbe solo di meno di 10 sterline, 12 euro, sarebbe l’arma ideale contro i droni a basso costo.

Peccato sia un’arma ottica, quindi può colpire solo quello che nel raggio visibile.


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Neom: stop ai sogni faraonici dell’Arabia Saudita?

L’Arabia Saudita ha ridimensionato le sue ambizioni per il progetto della megalopoli Neom, riducendo l’obiettivo di popolazione da 1,5 milioni a 300.000 abitanti entro il 2030.

La città rettilinea di 170 km, nota come The Line, si prevede ora che ne vengano completati solo 2,4 km entro il 2030. Il ridimensionamento del progetto di megalopoli solleva domande sull’ambiziosa visione 2030 dell’Arabia Saudita.

Questa scelta strategica è attribuito ai vincoli di bilancio, con le riserve di denaro del Fondo Pubblico di Investimento che scendono a 15 miliardi di dollari nel settembre 2023. L’Arabia Saudita ha ridimensionato alcune delle sue ambizioni per la megalopoli nel deserto Neom, secondo un articolo di Bloomberg. Il progetto della megalopoli da 1500 miliardi i di dollari, che secondo gli organizzatori sarà 33 volte più grande di New York City, avrebbe dovuto includere una città rettilinea di 170 km.

Al momento del lancio di The Line nel 2021, il governo saudita aveva annunciato che 1,5 milioni di persone avrebbero vissuto nella città entro il 2030. I funzionari ora prevedono che ci saranno meno di 300.000 residenti per quella data, secondo una fonte citata da Bloomberg. La fonte ha detto che i funzionari prevedono che solo 2,4 km della città di 170 km saranno completati entro il 2030. Come conseguenza del ridimensionamento, un appaltatore ha licenziato alcuni dei lavoratori che impiega in loco, secondo un documento visionato da Bloomberg.
Neom – parte della strategia Vision 2030 dell’Arabia Saudita per diversificare l’economia e allontanarsi dalla dipendenza dal petrolio – è in costruzione nella provincia nord-occidentale di Tabuk.

Middle East Eye ha riferito l’anno scorso che la costruzione di The Line era in corso, sulla base di immagini satellitari.

“La Linea” dovrebbe essere priva di automobili o strade e un servizio ferroviario ad alta velocità che attraverserà la città, come annunciato tre anni fa dal Principe ereditario dell’Arabia Saudita Mohammed bin Salman.

Nell’ambito del progetto sono previsti anche due edifici paralleli e speculari, alti quasi 500 metri e larghi 120 km, secondo i disegni svelati nel 2022.

Oltre alla città orizzontale, si dice che Neom includerà anche una città a otto lati che galleggia sull’acqua, una stazione sciistica con un villaggio verticale ripiegato e un’isola resort di lusso sul Mar Rosso chiamata Sindalah. L’apertura del progetto Sindalah è prevista per la fine dell’anno.


Alcune fonti hanno riferito a Bloomberg che il lavoro stava continuando su altre parti del progetto Neom e che i funzionari sauditi sostenevano ancora gli obiettivi generali di The Line.

Le fonti hanno aggiunto che il Fondo di Investimento Pubblico dell’Arabia Saudita, che fornisce la maggior parte dei finanziamenti per il progetto, deve ancora confermare il suo budget per il 2024 per Neom.

Il ridimensionamento del progetto della megalopoli arriva quando le riserve di liquidità del Fondo Pubblico di Investimento sono scese a 15 miliardi di dollari a settembre, i livelli più bassi dal 2020.


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La Thailandia mobilita le forze armate per proteggere i confini con il Myanmar

L’esercito del Myanmar sembra essere stato costretto ad abbandonare l’iimportante città di confine  di Le f al confine orientale con la Thailandia, dopo un assalto intenso da parte di un’alleanza di combattenti che si oppongono al regime militare.

La Thai PBS ha riferito lunedì che molte centinaia di cittadini del Myanmar, tra cui 67 ufficiali militari e 410 sottufficiali, oltre ai loro familiari, erano in attesa di entrare in Thailandia, dopo che il regime di Naypyidaw aveva chiesto il permesso ad un aereo di atterrare sul lato thailandese per raccogliere il gruppo.

L’Unione Nazionale Karen (KNU) aveva affermato in precedenza che i soldati del suo braccio armato, l’Esercito di Liberazione Nazionale Karen, in alleanza con i combattenti anti-golpe della Forza di Difesa del Popolo, hanno preso il controllo della base militare nella città, condividendo foto di armi e munizioni che hanno detto di aver sequestrato.

Myawaddy si trova appena al di là del confine con Mae Sot, in Thailandia, ed è un’importante via commerciale.

Mae Sot

Phil Robertson, vicedirettore per l’Asia di Human Rights Watch, ha affermato che anche con i nuovi combattimenti dopo il colpo di stato del febbraio 2021, il commercio bilaterale attraverso il checkpoint tra aprile 2023 e marzo 2024 ammontava a più di 1 miliardo di dollari e la perdita di Myawaddy era significativa.

“Si tratta di un duro colpo per la giunta militare del Myanmar”, ha dichiarato ad Al Jazeera. “Si tratta del più grande e importante dei sei valichi di frontiera ufficiali tra Thailandia e Birmania”.

Rifugiati dal Myanmar

I generali guidati dal capo dell’esercito Min Aung Hlaing hanno preso il potere dal governo eletto di Aung San Suu Kyi nel febbraio 2021, innescando una crisi che ha causato migliaia di sfollati e milioni di persone bisognose di assistenza umanitaria.

L’esercito ha subito pressioni crescenti in tutto il Paese da quando l’Alleanza delle Tre Fratellanze, un’altra coalizione di gruppi armati etnici, ha lanciato un’importante offensiva nel nord dello Shan e negli Stati occidentali del Rakhine alla fine dello scorso ottobre, conquistando centinaia di avamposti militari. A febbraio molte guardie di frontiera avevano abbandonato le proprie posizioni fuggendo in India.

Costretti a combattere su più fronti, i generali hanno intensificato gli attacchi aerei e annunciato una politica di arruolamento forzato.

“L’esercito si è davvero messo in un angolo, conducendo una guerra molto impopolare contro il popolo del Myanmar che si rifiuta di tornare a una dittatura militare e a tutto ciò che comporta”, ha detto Robertson.

Fumo dai combattimenti in corso in Myanmar

La Thailandia mobilita le truppe al confine

L’esercito thailandese ha rafforzato la sicurezza mercoledì lungo una città di confine occidentale confinante con il Myanmar, dove i ribelli anti-junta hanno continuato a scontrarsi con un esercito indebolito che ha subito una serie di sconfitte nelle aree di frontiera.

Diversi veicoli dell’esercito thailandese, dotati di mitragliatrici montate sul tetto, hanno pattugliato le strade di Mae Sot, anche se il suono delle esplosioni e dei pesanti combattimenti risuonava dall’altra parte del confine, a Myawaddy, hanno detto quattro residenti locali. Anche due caccia F 16 sono stati spostati nell’area per evitare sconfinamenti degli aerei del regime militare.

“La sicurezza in città è più stretta di prima. La mia vicina di casa è stata controllata dai soldati thailandesi quando si è avvicinata alla zona di confine”, ha detto un cittadino del Myanmar rifugiatosi a Mae Sot, rifiutando di essere nominato.
“I soldati stanno pattugliando lungo il confine, controllando tutti”.

Due comandanti militari thailandesi hanno dichiarato ai media locali che sono iancora n corso combattimenti intorno a Myawaddy, avamposto  attaccato dall’Unione Nazionale Karen (KNU) e da gruppi anti-junta alleati, e non è chiaro a che punto sia l’avanzata delle forze anti governative.


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USA e UE cercano di attarre l’Armenia dalla propria parte

L’Unione Europea e gli Stati Uniti stanno incentivando l’Armenia a proseguire il suo avvicinamento ai paesi occidentali. Il crescente ruolo dell’UE e degli Stati Uniti nel sostenere gli sforzi di riforma del Paese però sta attirando una reazione prevedibilmente ostile da parte della Russia e dell’Azerbaigian.

L’incontro del 5 aprile a Bruxelles tra il Primo Ministro armeno Nikol Pashinyan, la Presidente della Commissione Europea Ursula von Der Leyen, il Vice Presidente dell’UE Josep Borrell e il Segretario di Stato americano Antony Blinken ha portato a un significativo aumento dell’assistenza per l’Armenia. L’UE ha promesso 270 milioni di euro  in quattro anni e gli Stati Uniti hanno aggiunto altri 65 milioni di dollari in aiuti destinati ad aiutare l’Armenia a riprendersi dalla sconfitta decisiva nella Seconda Guerra del Karabakh e a ridurre la sua dipendenza economica dalla Russia.

In una dichiarazione congiunta, i partecipanti hanno affermato l’impegno ad espandere la cooperazione in molteplici ambiti politici ed economici, tra cui “governance, applicazione della legge, commercio, connettività, agricoltura, energia e tecnologia”.

“L’Unione Europea e gli Stati Uniti hanno riconosciuto i progressi sostanziali compiuti dall’Armenia dal 2018 nelle riforme democratiche e della giustizia e nella lotta contro la corruzione, e hanno espresso l’impegno a continuare a collaborare e a sostenere l’Armenia nell’ulteriore rafforzamento della democrazia e dello Stato di diritto, in linea con i nostri valori e principi condivisi”, si legge nella dichiarazione.

Descrivendo le relazioni UE-Armenia come “sempre più allineate”, Van der Leyen ha anche elogiato gli sforzi dell’Armenia per combattere il commercio che aggira le sanzioni UE e perfino si è parlato di adesione alla UE, qualcosa che dovrebbe far tremare sia gli armeni, che ripiomberebbero nell’URSS, sia gli europei, che farebbero entrare uno stato con 5,9 mila dollari di PIL pro capite, contro, ad esempio, gli 11,9 della Romania. Una spinta alla migrazione e una idrovora per i fondi UE.

L’assistenza degli Stati Uniti, a quanto pare, si concentrerà sulla costruzione della “resilienza” armena dopo la perdita del Karabakh. In particolare, l’assistenza di Washington aiuterà l’Armenia a far fronte all’aumento dei rifugiati e a resistere alle previste pressioni russe per impedire il riallineamento geopolitico dell’Armenia. Anche l’Amministratore di USAID Samantha Power ha partecipato alla riunione del 5 aprile a Bruxelles.

“Gli Stati Uniti lavoreranno con l’Armenia per… aumentare la cooperazione in materia di sicurezza informatica ed espandere l’infrastruttura tecnologica”, si legge nella dichiarazione congiunta, aggiungendo che gli Stati Uniti sono “impegnati a garantire all’Armenia un futuro energetico sicuro, affidabile e protetto e stanno lavorando per sostenere la diversificazione energetica ed esplorare la fattibilità di nuove opzioni di energia nucleare civile”.

L’Armenia è stata un alleato chiave della Russia fino al 2018, quando Pashinyan è salito al potere nel corso di una rivolta popolare e ha proceduto a coinvolgere l’UE e gli Stati Uniti nell’ambito di uno sforzo di riforma per rendere il suo governo più efficiente e meno corrotto. Un punto di svolta si è verificato nel 2022, quando, in mezzo alla spinta dell’Azerbaigian a riprendere il Karabakh, la Russia, agli occhi di molti armeni, non è stata all’altezza delle garanzie di sicurezza che aveva dato a Yerevan. Da allora, Pashinyan ha guidato il Paese su una rotta occidentale costante.

Con nessuna sorpresa, la notizia del pacchetto di aiuti UE-USA ha ricevuto un’accoglienza fredda a Mosca e a Baku. Il Ministero degli Esteri russo ha rilasciato una dichiarazione in cui si descriveva l’incontro come un altro tentativo da parte dell’”Occidente collettivo” di aumentare la tensione nel Caucaso meridionale, che il Cremlino considera da tempo il suo cortile geopolitico. Ha descritto il pacchetto di aiuti come “irresponsabile e distruttivo” e ha avvertito che proseguire con l’aiuto all’Armenia nell’implementazione delle riforme potrebbe avere “conseguenze negative”.

L’Azerbaigian, nel frattempo, ha espresso la preoccupazione che l’assistenza dell’UE all’Armenia rischi di compromettere la capacità di Bruxelles di mediare un accordo di pace duraturo tra Baku e Yerevan. Il che sarebbe un peccato, dopo tutto quello che Baku ha investito, politicamente, ma non solo, per guadagnare buoni rapporti con Bruxelles.

Sullo sfondo dell’incontro Armenia-UE-USA del 5 aprile, è esplosa una pressione crescente lungo il confine tra Armenia e Azerbaigian. Entrambe le parti hanno accusato l’altra di violazioni del cessate il fuoco, con sporadici spari segnalati in diverse sezioni della frontiera pesantemente militarizzata.

Armenia: monastero di Goshavank

Il Ministero della Difesa armeno ha condannato le azioni provocatorie dell’Azerbaigian, sostenendo che gli spari transfrontalieri hanno preso di mira le posizioni armene e le infrastrutture civili.

Il processo di pace armeno-azero è attualmente bloccato da una disputa sul possesso di villaggi in aree contese del confine. Nella speranza di superare lo stallo, Pashinyan ha annunciato concessioni unilaterali all’Azerbaigian, accettando di consegnare villaggi azeri abbandonati, controllati da Yerevan dagli anni ’90, senza richiedere uno scambio con aree armene simili controllate dall’Azerbaigian. Il trasferimento ha il potenziale di interrompere la capacità degli armeni di viaggiare su un’autostrada che collega l’Armenia alla Georgia. Anche i gasdotti che trasportano il gas naturale russo in Armenia si trovano vicino ai villaggi che saranno presto restituiti. La proposta di Pashinyan, di conseguenza, ha generato una certa insoddisfazione e spinte in direzione opposta

Però, nello stesso tempo, Baku è insoddisfatta del ritmo del passaggio di consegne, ed ora entrambe le parti sembrano ora ammassare truppe al confine. Il 6 aprile, la missione di monitoraggio civile dell’UE in Armenia ha riferito che la situazione era “stabile e calma”, ma potrebbe essere la calma che precede la tempesta.

A Bruxelles, alcune voci politiche influenti stanno esortando l’UE ad accelerare il ritmo dei suoi sforzi per sostenere il riorientamento dell’Armenia. “Questo riorientamento richiede tempo, ma richiede anche che l’Unione Europea adotti una strategia più ambiziosa nei confronti della democrazia armena”, ha scritto l’ex Segretario Generale della NATO, Anders Fogh Rasmussen, in un commento pubblicato dal quotidiano francese Le Monde.

“L’Europa dovrebbe svolgere un ruolo di mediazione nei negoziati per un accordo di pace duraturo. Ma il suo approccio deve riflettere la realtà che l’Armenia ha scelto la comunità delle democrazie europee, mentre l’Azerbaigian siede nel campo delle autocrazie aggressive”, ha detto Rasmussen. Un’autocrazia che comunque vende molto gas, a caro prezzo, proprio alla UE.

Comunque c’è da sperare che la situazione, come sembra, evolva pacificamente, perché è per lo meno improbabile, anzi impossibile, vedere delle truppe europee aiutare fattivamente l’Armenia in caso di scontro militare con l’Azerbaigian. Come diceva il Mazoni “Uno se il coraggio non l’ha, non se lo può dare”.


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