Endangered classic Mac plastic color returns as 3D-printer filament

On Tuesday, classic computer collector Joe Strosnider announced the availability of a new 3D-printer filament that replicates the iconic “Platinum” color scheme used in classic Macintosh computers from the late 1980s through the 1990s. The PLA filament (PLA is short for polylactic acid) allows hobbyists to 3D-print nostalgic novelties, replacement parts, and accessories that match the original color of vintage Apple computers.

Hobbyists commonly feed this type of filament into commercial desktop 3D printers, which heat the plastic and extrude it in a computer-controlled way to fabricate new plastic parts.

The Platinum color, which Apple used in its desktop and portable computer lines starting with the Apple IIgs in 1986, has become synonymous with a distinctive era of classic Macintosh aesthetic. Over time, original Macintosh plastics have become brittle and discolored with age, so matching the “original” color can be a somewhat challenging and subjective experience.

A close-up of "Retro Platinum" PLA filament by Polar Filament.
A close-up of “Retro Platinum” PLA filament by Polar Filament. Credit: Polar Filament

Strosnider, who runs a website about his extensive vintage computer collection in Ohio, worked for years to color-match the distinctive beige-gray hue of the Macintosh Platinum scheme, resulting in a spool of hobby-ready plastic by Polar Filament and priced at $21.99 per kilogram.

According to a forum post, Strosnider paid approximately $900 to develop the color and purchase an initial 25-kilogram supply of the filament. Rather than keeping the formulation proprietary, he arranged for Polar Filament to make the color publicly available.

“I paid them a fee to color match the speaker box from inside my Mac Color Classic,” Strosnider wrote in a Tinkerdifferent forum post on Tuesday. “In exchange, I asked them to release the color to the public so anyone can use it.”

https://arstechnica.com/apple/2025/06/new-filament-lets-you-3d-print-parts-in-authentic-1980s-apple-computer-color/




Trump threatens Apple with 25% tariff to force iPhone manufacturing into US

Donald Trump woke up Friday morning and threatened Apple with a 25 percent tariff on any iPhones sold in the US that are not manufactured in America.

In a Truth Social post, Trump claimed that he had “long ago” told Apple CEO Tim Cook that Apple’s plan to manufacture iPhones for the US market in India was unacceptable. Only US-made iPhones should be sold here, he said.

“If that is not the case, a tariff of at least 25 percent must be paid by Apple to the US,” Trump said.

This appears to be the first time Trump has threatened a US company directly with tariffs, and Reuters noted that “it is not clear if Trump can levy a tariff on an individual company.” (Typically, tariffs are imposed on countries or categories of goods.)

Apple has so far not commented on the threat after staying silent when Trump started promising that US-made iPhones were coming last month. At that time, Apple instead continued moving its US-destined operations from China into India, where tariffs were substantially lower and expected to remain so.

In his social media post, Trump made it clear that he did not approve of Apple’s plans to pivot production to India or “anyplace else” but the US.

For Apple, building an iPhone in the US threatens to spike costs so much that they risk pricing out customers. In April, CNBC cited Wall Street analysts estimating that a US-made iPhone could cost anywhere from 25 percent more—increasing to at least about $1,500—to potentially $3,500 at most. Today, The New York Times cited analysts forecasting that the costly shift “could more than double the consumer price of an iPhone.”

It’s unclear if Trump could actually follow through on this latest tariff threat, but the morning brought more potential bad news for Apple’s long-term forecast in another Truth Social post dashed off shortly after the Apple threat.

In that post, Trump confirmed that the European Union “has been very difficult to deal with” in trade talks, which he fumed “are going nowhere!” Because these talks have apparently failed, Trump ordered “a straight 50 percent tariff” on EU imports starting on June 1.

https://arstechnica.com/tech-policy/2025/05/trump-threatens-apple-with-25-tariff-to-force-iphone-manufacturing-into-us/




Trump: “Raccomando dazi del 50% all’UE” e del 25% su tutti i prodotti Apple non ‘made in US’

Trump torna a minacciare l’Ue

“Our discussions with them are going nowhere!”. Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, torna pesantemente sul tema dei dazi da imporre sui prodotti europei, scrivendo sul suo social di proprietà che il confronto sulle politiche commerciali con l’UE “non sta andando da nessuna parte“, raccomandando “un dazio diretto del 50% sull’Unione Europea, a partire dal 1° giugno 2025″.

Una dichiarazione forte, che più che imporre un’accelerazione ai negoziati potrebbe al contrario determinare una frenata degli stessi.

Secondo Trump, l’Europa sta continuando a danneggiare l’economia statunitense e stanno generando un deficit commerciale da oltre 250 milioni di dollari all’anno, “una cifra inaccettabile”.

Una politica quella europea, secondo il Presidente americano, caratterizzata da barriere commerciali esagerate, elevate imposte sull’IVA, manipolazioni monetarie e cause legali ingiuste e ingiustificate tese a colpire esclusivamente le aziende americane.

Nel mirino di Washington anche Apple

Un messaggio arrivato nemmeno mezz’ora dopo un primo post che invece riguardava l’americanissima Apple, accusata in questo caso di immettere sul mercato nazionale prodotti tecnologici, come gli iPhone, fabbricati principalmente in altre parti del mondo.

“Ho informato già da tempo Tim Cook di Apple che mi aspetto che i loro iPhone venduti negli Stati Uniti d’America dovranno essere fabbricati e costruiti negli Stati Uniti, non in India o in qualsiasi altro posto. In caso contrario, Apple dovrà pagare una tariffa pari ad almeno il 25%”, si legge sempre su Truth Social.

Il problema è che Apple produce la maggior parte dei suoi iPhone e altri device tra Cina e India. Appare inverosimile che il gigante di Cupertino possa riportare in breve tempo la sua produzione negli Stati Uniti, soprattutto in un momento in cui Apple è in fase di espansione in India.

L’anno scorso, l’azienda ha assemblato iPhone per un valore di 22 miliardi di dollari in India e ne ha esportati 17,5 miliardi. Importanti fornitori come Foxconn e Tata stanno inoltre investendo massicciamente nel Paese. 

Contraccolpi sui mercati

Messaggi che come anticipato non faranno altro che rendere ancora più teso il confronto istituzionale tra Washington e Bruxelles, che vedranno impegnati il rappresentante commerciale statunitense, Jamieson Greer, e il Commissario europeo per il Commercio, Maros Sefcovic, in un incontro che stando quanto riportato dalla Cnbc dovrebbe tenersi già questa sera.

Subito dopo l’annuncio, è arrivato il contraccolpo sui futures, con il Dow Jones che è sceso di 538 punti, ovvero dell′1,3%, mentre il Nasdaq 100 ha perso l′1,8% e lo S&P 500 è sceso dell′1,4%.

In negativo le borse europee: a Francoforte il Dax segna un calo del 2,53%, a Parigi il Cac-40 perde il 2,78%. Cali anche a Londra (-1,3%), Amsterdam (-1,8%) e Madrid (-2,4%), con Milano che cede oltre il 2%. 

Le azioni Apple hanno perso il 3% nelle contrattazioni pre-mercato.

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/trump-raccomando-dazi-del-50-allue-e-del-25-su-tutti-i-prodotti-apple-non-made-in-us/532770/




Trump contro Apple: “Basta iPhone prodotti in India”

Navigare tra dazi e regolamenti è già difficile. Farlo tra i capricci della politica lo è ancora di più. Apple, con la sua articolata catena di approvvigionamento globale, è l’emblema delle sfide che le grandi multinazionali devono affrontare in questo delicato momento storico. L’azienda guidata da Tim Cook, si trova ora con margini di manovra sempre più ridotti, mentre Trump torna a premere per spostare la produzione di iPhone negli Stati Uniti.

Trump attacca: “Niente iPhone made in India”

“Non voglio iPhone costruiti in India. Tim, non farlo. L’India può badare a sé stessa” ha dichiarato il presidente Donald Trump durante un intervento in Qatar, criticando la recente espansione di Apple nel Paese asiatico e chiedendo, in pratica, di nazionalizzare la produzione negli USA.

Le affermazioni arrivano a poche settimane di distanza dall’introduzione dei dazi su larga scala sulle importazioni cinesi, misura che aveva spinto Apple ad aumentare la produzione in India.

La produzione indiana

Negli ultimi mesi Apple ha trasferito in India fino al 25% della produzione globale di iPhone. Solo nel 2023 ha assemblato nel Paese dispositivi per 22 miliardi di dollari, esportandone per 17,5 miliardi. Persino i modelli di fascia alta, come gli iPhone Pro, hanno cominciato ad essere prodotti nel subcontinente, seppur ancora su scala ridotta.

Il cambio di rotta, però, non è improvvisato, ma frutto di una strategia pluriennale, accelerata prima dalla pandemia e poi dalle guerre commerciali avviate dallo stesso Trump durante il suo primo mandato. I fornitori chiave, tra cui  Foxconn, Pegatron e il colosso indiano Tata, stanno espandendo rapidamente le loro strutture per soddisfare le esigenze di Cupertino.

Un’operazione che implica non solo nuove fabbriche, ma anche la formazione di personale, e la riorganizzazione logistica.

Trump chiede ora un’inversione di rotta

Il paradosso è che, mentre Trump lancia appelli a gran voce in giro per il mondo, la sua amministrazione ha appena concordato una riduzione temporanea dei dazi sulle importazioni cinesi, passando dal 145% al 30% per un periodo di 90 giorni. Una decisione motivata dal tentativo di ridurre l’inflazione negli States, ma che contraddice le dichiarazioni pubbliche del Tycoon.

Un cortocircuito che riflette le incoerenze del cosiddetto “Trumponomics 2.0”: sovranismo economico senza una reale strategia di filiera. E Apple, nel mezzo, si trova costretta a gestire decisioni logistiche complesse mentre subisce colpi di scena politici e cambi di rotta apparentemente arbitrari.

Cook tace, ma la tensione sale

In questo clima instabile, il CEO Tim Cook ha preferito non rilasciare dichiarazioni. Ma è chiaro che Apple si muove su un filo sottile: tra le esigenze del mercato globale, le pressioni dei governi e una produzione che richiede anni per essere riconfigurata.

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/trump-contro-apple-basta-iphone-prodotti-in-india/532024/




Apple manda offline ‘Fortnite’ negli USA e in Europa, il gioco online da 700 milioni di utenti

Apple blocca nuovamente il ritorno di Fortnite su iOS

Il celebre gioco online gratuito “Fortnite”, scaricabile dall’Apple Store in tutto il mondo, sembrerebbe da oggi offline. La casa madre Epic Games ha diffuso una nota in cui annuncia che Apple ha bloccato l’applicazione per iPhone sul suo store negli Stati Uniti e in Europa.

La notizia è stata pubblicata dalla Reuters e sta rapidamente facendo il giro del pianeta, anche perché il gioco in questione conta quasi 700 milioni di utenti registrati.

“Apple ha rifiutato la nostra richiesta di ripubblicare Fortnite sull’App Store americano e sull’Epic Games Store per iOS in Europa”, ha spiegato Epic Games, “ora Fortnite non è più accessibile sui device iOS in ogni parte del mondo finno a che Apple non procederà allo sblocco”.

Nella tarda serata di ieri il fondatore di Epic Games, Tim Sweeney, aveva postato su X un primo messaggio di avvertimento per i fan del gioco: “Stiamo ancora aspettando il via libera di Apple per la nostra richiesta di aggiornamento di Fortnite sull’App Store. Temo che l’update di venerdì sia fortemente a rischio”.

Dopo una lunga battaglia legale durata quasi cinque anni, sembrava che Fortnite fosse pronto a tornare su iPhone e iPad. Una recente sentenza di un tribunale statunitense aveva stabilito che Apple non poteva più impedire agli sviluppatori di indirizzare gli utenti verso sistemi di pagamento esterni, aprendo così la strada al ritorno del popolare Battle Royale su iOS.
Le cose, a quanto pare, non stanno andando così.

La sentenza che sembrava cambiare tutto

Il 30 aprile 2025, la giudice Yvonne Gonzalez Rogers ha accusato Apple di aver violato intenzionalmente un’ingiunzione del 2021 che vietava pratiche anticoncorrenziali. La corte ha ordinato ad Apple di consentire agli sviluppatori di includere link a sistemi di pagamento esterni senza imporre commissioni aggiuntive, una decisione che ha rappresentato una vittoria significativa per Epic Games e altri sviluppatori.

In risposta, Epic Games ha annunciato l’intenzione di riportare Fortnite sull’App Store statunitense, utilizzando un account sviluppatore europeo per aggirare il ban imposto nel 2020. Il CEO Sweeney ha dichiarato che il gioco sarebbe tornato su iOS negli Stati Uniti la settimana successiva, offrendo anche una “proposta di pace” ad Apple per estendere il ritorno a livello globale.

Silenzio da parte di Apple e nuova bocciatura, ma al centro della disputa ci sono anche i sistemi di pagamento

Il 9 maggio, Epic ha sottoposto Fortnite all’approvazione dell’App Store, ma dopo oltre 120 ore senza risposta, ha ritirato la richiesta e presentato una nuova versione aggiornata. Nonostante ciò, Apple non ha ancora approvato né respinto ufficialmente l’app, lasciando il gioco in una sorta di limbo

Sweeney ha anche criticato pubblicamente Apple per aver permesso la presenza sull’App Store di cloni di Fortnite, come “Fort Battle Royale Epic Shoot” e “Epic Survival Battle Royale 3D“, mentre il gioco originale rimane bloccato. Sweeney ha anche sollecitato direttamente il CEO di Apple, Tim Cook, a consentire il ritorno di Fortnite su iOS, sottolineando l’urgenza di un aggiornamento multiplayer previsto per venerdì.

Nel frattempo, Epic ha potenziato il suo programma Epic Rewards, offrendo un rimborso del 20% per gli acquisti effettuati tramite il proprio sistema di pagamento in Fortnite, Rocket League e Fall Guys.

Questa iniziativa mira a incentivare gli utenti a utilizzare i sistemi di pagamento di Epic, evitando le commissioni dell’App Store.

Nonostante la sentenza favorevole, Apple ha presentato un ricorso d’urgenza per sospendere le parti chiave della decisione, cercando di mantenere il controllo sulle politiche dell’App Store. Fino a quando la situazione non sarà risolta, Fortnite rimarrà inaccessibile su dispositivi iOS, lasciando centinaia di milioni di giocatori in attesa.

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/apple-manda-offline-fortnite-negli-usa-e-in-europa-il-gioco-online-da-700-milioni-di-utenti/532014/




Trump has “a little problem” with Apple’s plan to ship iPhones from India

Analysts estimate it would cost tens of billions of dollars and take years for Apple to increase iPhone manufacturing in the US, where it at present makes only a very limited number of products.

US Commerce Secretary Howard Lutnick said last month that Cook had told him the US would need “robotic arms” to replicate the “scale and precision” of iPhone manufacturing in China.

“He’s going to build it here,” Lutnick told CNBC. “And Americans are going to be the technicians who drive those factories. They’re not going to be the ones screwing it in.”

Lutnick added that his previous comments that an “army of millions and millions of human beings screwing in little screws to make iPhones—that kind of thing is going to come to America” had been taken out of context.

“Americans are going to work in factories just like this on great, high-paying jobs,” he added.

For Narendra Modi’s government, the shift by some Apple suppliers into India is the highest-profile success of a drive to boost local manufacturing and attract companies seeking to diversify away from China.

Mobile phones are now one of India’s top exports, with the country selling more than $7 billion worth of them to the US in the 2024-25 financial year, up from $4.7 billion the previous year. The majority of these were iPhones, which Apple’s suppliers Foxconn and Tata Electronics make at plants in southern India’s Tamil Nadu and Karnataka states.

Modi and Trump are ideologically aligned and personally friendly, but India’s high tariffs are a point of friction and Washington has threatened to hit it with a 26 percent tariff.

India and the US—its biggest trading partner—are negotiating a bilateral trade agreement, the first tranche of which they say they will be agreed by autumn.

“India’s one of the highest-tariff nations in the world, it’s very hard to sell into India,” Trump also said in Qatar on Thursday. “They’ve offered us a deal where basically they’re willing to literally charge us no tariff… they’re the highest and now they’re saying no tariff.”

© 2025 The Financial Times Ltd. All rights reserved. Not to be redistributed, copied, or modified in any way.

https://arstechnica.com/tech-policy/2025/05/trump-has-a-little-problem-with-apples-plan-to-ship-iphones-from-india/




Fortnite will return to iOS as court slams Apple’s “interference“ and ”cover-up“

In a statement provided to Ars Technica, an Apple spokesperson said, “We strongly disagree with the decision. We will comply with the court’s order and we will appeal.”

An Epic return

With the new court order in place, Epic says it will once again submit a version of Fortnite to the iOS App Store in the US in the next week or so. That new version will offer players the option to use standard Apple App Store payments or its own, cheaper “Epic Direct Payment” system to purchase in-game currency and items.

That would mirror the system that was briefly in place for iOS players in August 2020, when Epic added alternate payment options to iOS Fortnite in intentional violation of what were then Apple’s store policies. Apple removed Fortnite from the iOS App Store hours later, setting off a legal battle that seems to finally be reaching its conclusion.

For those few hours when Epic Direct Payments were available on iOS Fortnite in 2020, Sweeney said that about 50 percent of customers “decided to give Epic a shot,” going through an additional step to register and pay through an Epic account on a web page outside the app itself (and saving 20 percent on their purchase in the process). The other roughly 50 percent of customers decided to pay a higher price in exchange for the convenience of paying directly in the app through the iOS account they already had set up, Sweeney said. “Consumers were making the choice… and it was a wonderful thing to see,” he said.

Speaking to the press Wednesday night, Sweeney said the new court order was a “huge victory for developers” looking to offer their own payment service alongside Apple’s on iOS devices. “This is what we’ve wanted all along,” he said. “We think that this achieves the goal that we’ve been aiming for in the US, while there are still some challenges elsewhere in the world.”

While Sweeney said the specific iOS developer account Epic used to publish Fortnite in 2020 is still banned, he added that the company has several other developer accounts that could be used for the new submission, including one it has used to support Unreal Engine on Apple devices. And while Sweeney allowed that Apple could still “arbitrarily reject Epic from the App Store despite Epic following all the rules,” he added that, in light of this latest court ruling, Apple would now “have to deal with various consequences of that if they did.”

https://arstechnica.com/tech-policy/2025/04/fortnite-will-return-to-ios-after-court-slams-apples-obvious-cover-up/




Millions of Apple Airplay-enabled devices can be hacked via Wi-Fi

Oligo also notes that many of the vulnerable devices have microphones and could be turned into listening devices for espionage. The researchers did not go so far as to create proof-of-concept malware for any particular target that would demonstrate that trick.

Oligo says it warned Apple about its AirBorne findings in the late fall and winter of last year, and Apple responded in the months since then by pushing out security updates. The researchers collaborated with Apple to test and validate the fixes for Macs and other Apple products.

Apple tells WIRED that it has also created patches that are available for impacted third-party devices. The company emphasizes, though, that there are limitations to the attacks that would be possible on AirPlay-enabled devices as a result of the bugs, because an attacker must be on the same Wi-Fi network as a target to exploit them. Apple adds that while there is potentially some user data on devices like TVs and speakers, it is typically very limited.

Below is a video of the Oligo researchers demonstrating their AirBorne hacking technique to take over an AirPlay-enabled Bose speaker to show their company’s logo for AirBorne. (The researchers say they didn’t intend to single out Bose, but just happened to have one of the company’s speakers on hand for testing.) Bose did not immediately respond to WIRED’s request for comment.

Speaker Demo. Courtesy of Oligo

The AirBorne vulnerabilities Oligo found also affect CarPlay, the radio protocol used to connect to vehicles’ dashboard interfaces. Oligo warns that this means hackers could hijack a car’s automotive computer, known as its head unit, in any of more than 800 CarPlay-enabled car and truck models. In those car-specific cases, though, the AirBorne vulnerabilities could only be exploited if the hacker is able to pair their own device with the head unit via Bluetooth or a USB connection, which drastically restricts the threat of CarPlay-based vehicle hacking.

The AirPlay SDK flaws in home media devices, by contrast, may present a more practical vulnerability for hackers seeking to hide on a network, whether to install ransomware or carry out stealthy espionage, all while hiding on devices that are often forgotten by both consumers and corporate or government network defenders. “The amount of devices that were vulnerable to these issues, that’s what alarms me,” says Oligo researcher Uri Katz. “When was the last time you updated your speaker?”

https://arstechnica.com/security/2025/04/millions-of-apple-airplay-enabled-devices-can-be-hacked-via-wi-fi/




Apple dice addio alla Cina: gli iPhone USA saranno “made in India” entro il 2026

Fine di un’era per Apple. Il colosso di Cupertino si prepara, infatti, a spostare completamente la produzione degli iPhone destinati agli Stati Uniti dalla Cina all’India entro il 2026. La notizia, riportata dal Financial Times, segna una svolta strategica storica per l’azienda guidata da Tim Cook, che accelera la diversificazione della sua catena di approvvigionamento nel pieno delle tensioni commerciali tra Washington e Pechino.

Secondo le anticipazioni, Apple punta a raddoppiare la produzione di iPhone in India, superando gli 80 milioni di unità annue. Un obiettivo ambizioso, considerato che oggi circa il 90% degli iPhone viene assemblato in Cina, mentre la produzione indiana copre solo un quinto del totale.

Guerra commerciale e dazi

Il cambio di rotta non arriva a sorpresa. Durante la presidenza Trump, le politiche tariffarie aggressive avevano già messo sotto pressione Apple, causando un crollo di 700 miliardi di dollari nella capitalizzazione di mercato dell’azienda. Anche se molti dazi sono stati sospesi, una tariffa del 145% sui prodotti cinesi resta ancora in vigore.

La Casa Bianca, intanto, continua a spingere affinché la produzione degli iPhone torni su suolo americano. Secondo la portavoce Karoline Leavitt, l’annuncio di Apple di voler investire 500 miliardi di dollari negli Stati Uniti nei prossimi quattro anni dimostrerebbe che “un iPhone made in USA è possibile”. Tuttavia, guardando ai costi stimati, questa rimane più una suggestione che una concreta possibilità.

L’India diventa il nuovo centro della produzione Apple

Apple ha perfezionato per decenni le sue linee produttive in Cina, collaborando strettamente con partner come Foxconn. Ora, però, sta rapidamente investendo anche in India, dove, insieme a Foxconn e Tata Electronics, ha incrementato la produzione del 60% in un solo anno.

I nuovi stabilimenti in costruzione nel sud dell’India rappresentano il futuro della produzione di iPhone. Un cambiamento definito “cruciale” da Daniel Newman, CEO della società di analisi Futurum Group: “Apple si sta muovendo a velocità record per mettere al sicuro la propria crescita, riducendo il rischio tariffario.”

Una sfida da seguire da vicino

Spostare la produzione su larga scala non è una sfida da poco: significa ridefinire catene di fornitura, formazione del personale, standard di qualità e logistica globale. Apple dovrà superare ostacoli enormi, ma il premio è chiaro: ridurre la dipendenza dalla Cina e proteggersi dalle tensioni geopolitiche future.

Nel frattempo, tutti gli occhi sono puntati sui prossimi risultati finanziari, che Apple presenterà la prossima settimana. Sarà un primo termometro per capire se questa nuova rotta sta già portando i suoi frutti.

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/apple-dice-addio-alla-cina-gli-iphone-usa-saranno-made-in-india-entro-il-2026/529767/




Violazione del DMA, la Commissione Ue multa Apple per 500 milioni e Meta per 200 milioni. Timori per la reazione di Trump

La Commissione Ue ha multato Apple per 500 milioni di euro e Meta per 200 milioni per violazioni del regolamento sui mercati digitali Dma (Digital markets act). La decisione della Ue rischia di sollevare l’ira del presidente degli Stati Uniti Donald Trump e di causare ulteriore tensione nei già tesi rapporti tra l’Unione e il Presidente Usa, mentre le due parti discutono di un accordo per evitare i dazi doganali ingenti imposti alla UE. Si tratta delle prime sanzioni decise per inadempienze del Dma. Lo annuncia una nota.

Le motivazioni

Per il gruppo di Cupertino ha accertato la violazione dell’obbligo di anti-steering (o anche self-prefering), che ha impedito cioè che i consumatori potessero essere reindirizzati a servizi esterni alternativi a quelli dell’Apple Store. Alla casa madre di Facebook contesta invece di aver violato l’obbligo di offrire la possibilità di scegliere un servizio che utilizzi meno dati personali (detto pay or consent) con cui una maggior tutela dei dati personali avviene fronte di un pagamento o si accetta di condividere i propri dati con Facebook e Instagram per continuare a utilizzare gratuitamente le piattaforme.

Tuttavia, la Commissione ha concluso che Meta non ha fornito agli utenti di Facebook e Instagram una versione meno personalizzata ma equivalente delle piattaforme e “non ha consentito agli utenti di esercitare il loro diritto di acconsentire liberamente alla combinazione dei propri dati personali”.

A novembre dello scorso anno, Meta ha proposto una nuova versione, che l’UE sta attualmente valutando.

60 giorni per adeguarsi

Sia Apple e Meta sono tenute ora a conformarsi alle decisioni della Commissione europea e rimuovere i comportamenti contestati entro 60 giorni, altrimenti rischiano il pagamento di sanzioni periodiche. Le sanzioni inflitte, ha spiegato l’esecutivo comunitario, hanno tenuto conto della gravità e della durata della non conformità, e sono ben al di sotto del tetto del 10% del fatturato previsto dal Dma per le multe in caso di violazioni.

Le multe, che seguono l’inizio delle indagini a marzo 2024, sembrano anche essere più modeste rispetto alle sanzioni comminate in passato contro le Big Tech statunitensi.

Quando Apple ha commesso reati simili sul suo App Store, la Commissione ha imposto una multa di 1,8 miliardi di euro a marzo 2024, in base a diverse normative UE.

La replica di Meta

La replica di Meta affidata a Joel Kaplan, Chief Global Affairs Officer di Meta, ripresa anche dal blogpost di Meta. “La Commissione Europea sta cercando di penalizzare le aziende americane di successo, mentre consente alle imprese cinesi ed europee di operare secondo standard diversi. Non si tratta solo di una multa; il fatto che la Commissione ci costringa a cambiare il nostro modello di business equivale, di fatto, a imporre a Meta una tariffa da miliardi di dollari, obbligandoci a offrire un servizio di livello inferiore. Inoltre, limitando ingiustamente la pubblicità personalizzata, la Commissione Europea sta danneggiando anche le imprese e le economie europee”.

La replica di Apple

“Gli annunci di oggi sono l’ennesimo esempio di come la Commissione Europea stia ingiustamente prendendo di mira Apple con una serie di decisioni che danneggiano la privacy e la sicurezza dei nostri utenti, danneggiano i nostri prodotti e ci costringono a distribuire gratuitamente la nostra tecnologia”, ha affermato l’azienda, che farà appello.

Ue, Nicita (Pd): bene multe a Meta e Apple per violazione del Dma

“La Commissione europea, dopo una lunga istruttoria che per la prima volta ha applicato il Digital Markets Act (Dma), ha multato le piattaforme digitali di Meta e Apple, per violazione delle fattispecie identificate nel Dma. Ciò ha due meriti: da un lato, dimostra che l’applicazione del diritto europeo non si lascia influenzare dalle pressioni politiche dell’amministrazione Trump in favore delle piattaforme digitali i cui servizi in Europa generano un disavanzo commerciale per l’Europa di ben 100 miliardi di euro, ignorato dalle formule fantasiose dei dazi di Trump; dall’altro lato, segna una prima importante applicazione del Dma che individua per i cosiddetti gatekeepers digitali precise regole comportamentali che derivano da precedenti e cristallizzate violazioni antitrust”. Lo dichiara in una nota il senatore del Pd Antonio Nicita.

“In particolare – spiega Nicita -, ad Apple viene contestata la violazione del divieto del cosiddetto ‘self-preferencing’ (in passato già contestato ad altre piattaforme) che induce gli utenti a scegliere in automatico servizi proposti dalla piattaforma rispetto ad altre opzioni disponibili sul mercato. A Meta viene contestata l’opzione di opt-out rispetto alla scelta di servizi gratuiti, ma con pubblicità, e servizi a pagamento. Tema peraltro in contrasto anche con il Digital Services Act in relazione allo sfruttamento dei dati e alla costruzione della profilazione degli utenti a fini pubblicitari”.

“In entrambi i casi – prosegue l’esponente del Pd – il tema è la limitazione della libera scelta consapevole dei consumatori in contesti caratterizzati da forti effetti di rete, inerzia dei consumatori, trasparenza e immediatezza delle opzioni disponibili. Non si tratta di incidere su modelli di business né tanto meno di imporre barriere non tariffarie, ma di rispetto dei diritti dei consumatori e di tutela della concorrenza, Qui, in Europa, funziona così”.

Le contestazioni ad Apple

Nel dettaglio, per quanto riguarda Apple ai sensi del Dma gli sviluppatori di app distribuite sull’App Store di Apple dovrebbero poter informare i clienti di offerte alternative esterne, indirizzarli verso tali offerte e consentire loro di effettuare acquisti. Secondo la Commissione però Apple non ha rispettato tale obbligo e l’azienda non ha dimostrato che le restrizioni siano necessarie e proporzionate. La Commissione ordina quindi ad Apple di rimuovere restrizioni tecniche e commerciali sulla gestione delle app e di astenersi dal proseguire nella condotta non conforme. La Commissione afferma anche di aver chiuso l’indagine sugli obblighi di Apple in materia di scelta dell’utente, grazie al coinvolgimento tempestivo e proattivo di Apple nella ricerca di una soluzione di conformità.

Le contestazioni a Meta

Quanto a Meta, la decisione di non conformità riguarda il modello ‘consenso o pagamento’ (conosciuto anche come ‘privacy a pagamento’) introdotto a novembre 2023 per gli utenti di Facebook e Instagram, che potevano scegliere se acconsentire alla combinazione di dati personali per la pubblicità personalizzata o pagare un abbonamento mensile per un servizio senza pubblicità. Ai sensi del Dma, le società designate come gatekeeper sulla base del regolamento devono richiedere il consenso degli utenti per combinare i loro dati personali tra i servizi. Gli utenti che non acconsentono devono avere accesso a un’alternativa meno personalizzata ma equivalente.

Secondo l’esecutivo Ue il modello introdotto da Meta non consentiva agli utenti di esercitare il diritto di acconsentire liberamente alla combinazione dei propri dati personali. La sanzione colpisce nel dettaglio solo l’offerta tra marzo 2024, all’entrata in vigore degli obblighi del Dma, e novembre 2024, quando Meta ha cambiato il modello. La nuova offerta di Meta, con un’opzione che utilizza una quantità minore di dati personali per visualizzare gli annunci pubblicitari, resta invece sotto esame. Rispetto a Meta la Commissione ha anche stabilito che la piattaforma di intermediazione online Facebook Marketplace, non può più essere designato ai sensi del Dma (ha meno di 10mila utenti aziendali nel 2024).

“Le decisioni odierne inviano un messaggio forte e chiaro: il Digital Markets Act è uno strumento cruciale per liberare potenziale, scelta e crescita, garantendo agli operatori digitali la possibilità di operare in mercati contendibili ed equi”, ha detto la vicepresidente esecutiva della Commissione europea Teresa Ribera.

La legge, secondo Ribera, protegge i consumatori europei e crea condizioni di parità. Apple e Meta non hanno rispettato il Dma implementando misure che rafforzano la dipendenza degli utenti business e dei consumatori dalle loro piattaforme; di conseguenza, abbiamo adottato misure di coercizione ferme ma equilibrate nei confronti di entrambe le società, basate su regole chiare e prevedibili”. “Tutte le aziende che operano nell’Ue devono rispettare le nostre leggi e i valori europei”, ha aggiunto.

“Consentire la libera scelta a imprese e consumatori è al centro delle norme stabilite dal Digital Markets Act e ciò include garantire che i cittadini abbiano il pieno controllo su quando e come i loro dati vengono utilizzati online e che le imprese possano comunicare liberamente con i propri clienti”, ha detto la vicepresidente della Commissione per la Sovranità tecnologica, Henna Virkkunen. “Le decisioni adottate oggi dimostrano che sia Apple che Meta hanno privato i propri utenti di questa libera scelta e sono tenute a modificarne il comportamento: abbiamo il dovere di proteggere i diritti dei cittadini e delle imprese innovative in Europa e mi impegno pienamente per raggiungere questo obiettivo”, ha dichiarato.

Dazi: portavoce Ue, ‘multe Apple e Meta non c’entrano’

Le multe inflitte oggi dalla Commissione Europea ad Apple e Meta, da 500 mln e 200 mln di euro rispettivamente, per violazioni del Digital Markets Act “non sono legate” ai dazi che gli Usa hanno deciso di imporre sulle merci importate dall’Ue e “non sono né devono essere materia di negoziato” tra l’Unione e gli Usa sui rapporti commerciali bilaterali. Lo sottolinea la vice portavoce capo della Commissione Arianna Podestà, durante il briefing con la stampa a Bruxelles.

Detto questo, è indubbio che la decisione di Bruxelles di usare il pugno duro con le Big Tech avrà certamente il suo peso nei negoziati in corso con Trump. Più volte la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen aveva procrastinato la decisione odierna per timore di reazioni scomposte del presidente Usa.

Tra l’altro, La Commissione sta inoltre indagando su TikTok ai sensi del Digital Services Act (DSA), anche per verificare se abbia omesso di rispettare gli obblighi di contrastare le interferenze elettorali esterne nel contesto delle elezioni presidenziali rumene dello scorso anno.

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz

https://www.key4biz.it/violazione-del-dma-la-commissione-ue-multa-apple-per-500-milioni-e-meta-per-200-milioni/529328/