La cinese BYD sta per raggiungere un accordo

La casa automobilistica cinese BYD, in rapida espansione, è vicina ad un accordo che la vedrebbe fornire autobus a due piani completamente elettrici a Londra. Un simbolo di una città europea che viene ad essere appaltato alla Cina.

Il gigante dei trasporti Go-Ahead Group sta per assegnare all’azienda di Shenzhen un contratto per la costruzione di oltre 100 veicoli a circa 400.000 sterline l’uno (circa 500 mila euro)  e 100.000 sterline in meno rispetto ai suoi concorrenti britannici, hanno riferito le fonti al Sunday Times. Non c’è proprio concorrenza sulla mobilità elettrica.

Transport for London (TfL), presieduta dal sindaco Sadiq Khan, ha dato il via libera alla decisione. BYD ha precedentemente collaborato con il concorrente Alexander Dennis e ha prodotto centinaia di autobus elettrici a due piani per Go-Ahead.

L’azienda fa parte di una serie di case automobilistiche cinesi in rapida espansione nel continente europeo, offrendo veicoli elettrici (EV) a prezzi stracciati. È sostenuta da Warren Buffet e all’inizio di quest’anno ha superato Tesla di Elon Musk per conquistare per la prima volta il primo posto nelle vendite globali di veicoli elettrici.

Ma il nuovo accordo potrebbe suscitare delle perplessità, dato che BYD ha dovuto affrontare le accuse dei gruppi per i diritti umani, secondo cui i metalli delle sue catene di fornitura sono stati prodotti utilizzando il lavoro forzato degli Uiguri.

Nel 2021 le Nazioni Unite hanno scritto a BYD affermando di aver “ricevuto informazioni” che l’azienda potrebbe essere coinvolta attraverso la sua catena di fornitura “in presunti lavori forzati, detenzioni arbitrarie e traffico di lavoratori uiguri [musulmani] e di altre minoranze”.

Tom Cunnington, responsabile dello sviluppo del business degli autobus presso TfL, ha dichiarato: “Il produttore ci ha assicurato che non ci sono state pratiche non etiche e che agiremo immediatamente se ci verranno fornite prove del contrario.

“TfL è membro del programma Electronics Watch Low-Emission Vehicle, che lavora per applicare il modello di monitoraggio guidato dai lavoratori di Electonics Watch al mercato dei veicoli elettrici.

“Tutte le aziende di autobus hanno politiche individuali solide in materia di etica e sostenibilità, che garantiscono il rispetto dei più alti standard in materia di ambiente e diritti dei lavoratori”.

Parlando al Sunday Times, l’ex leader del partito conservatore Sir Ian Duncan Smith, ha detto: “Siamo andati ancora una volta in Cina per costruire autobus. Qual è il problema della nostra produzione nazionale?

“Questi sono autobus iconici della Londra britannica. Perché non cerchiamo un appaltatore con sede, se non nel Regno Unito, sicuramente in Europa?”.

No, evidentemente non ci sono aziende europee in grado di competere con quelle cinesi nel campo della mobilità elettrica. L’Europa si è autodistrutta scegliendo una tecnologia nella quale non aveva nessuna esperienza, né capacità di competere, mentre la Cina vi si era preparata da anni.


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USA: consegnati i primi quattro sistemi di difesa anti drone a energia diretta

La startup tecnologica Epirus ha completato la fornitura di quattro sistemi Indirect Fire Protection Capability – High-Power Microwave (IFPC-HPM) all’Esercito degli Stati Uniti.

La pietra miliare fa parte di un contratto da 66,1 milioni di dollari per una soluzione di energia diretta per neutralizzare i droni e gli sciami di droni.

L’Esercito degli Stati Uniti ha ricevuto il primo prodotto IFPC-HPM nell’ambito di questo progetto nel novembre 2023.

Oltre a finalizzare la consegna, l’azienda ha anche concluso i servizi di New Equipment Training and Engineering Developmental Testing (NET-EDT) con l’agenzia per perseguire il rilascio della capacità operativa per le armi.

Leonidas proteggerà dai droni

Il sistema che viene proposto dalla Epirus nel settore della difesa con energia diretta si chiama Leonidas, ed è in grado di creare un sistema di protezione multistrato contro gli attacchi dei veicoli senza piloti, cioè i droni.

Leonidas è un sistema scalabile e che propone una difesa multistrato, cioè con diversi “Gusci” di difesa. Il sistema utilizza bassi voltaggi, per cui è innocuo per i soldati che dovessero operare nell’aerea. il sistema sfrutta un softwware, basato su Ai, per poter modulare le onde in modo da massimizzarne il raggio d’azione.

Il sistema è modulare e, secondo la società costruttrice, permette un rapporto costo/efficacia molto elevato.

Epirus ha scritto che le prove associate per gli IFPC-HPM si sono svolte in aprile per valutare le funzioni tattiche e l’efficacia della piattaforma contro bersagli con schemi di volo complessi.

I futuri operatori hanno anche avuto un’esperienza diretta con il sistema durante l’evento di fuoco dal vivo, a seguito dei preparativi dello scorso marzo. Ecco un video in cui Leonidas è in azione:

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Il Comando per le prove e la valutazione dell’Esercito degli Stati Uniti utilizzerà le informazioni raccolte nel corso di questi test per informare i futuri sforzi, i bilanci e gli impieghi dell’IFPC-HPM.

“Il completamento del NET e dell’EDT avvicina l’Esercito degli Stati Uniti alla messa in campo dell’HPM a livello operativo”, ha osservato Andy Lowery, CEO di Epirus.

“Siamo stati in grado di dimostrare effetti che non avevamo mai fatto in un ambiente così vicino al mondo reale, compresi i fuochi coordinati per una maggiore portata e forme d’onda avanzate per una maggiore efficacia”.

“Abbiamo imparato molto sull’importanza di ogni sistema all’interno dell’approccio del sistema di sistemi che informerà le capacità, i limiti e i requisiti. Soprattutto, abbiamo dimostrato che i nostri sistemi HPM sono efficaci per la missione di contro-drone e contro-sciame come soluzione finale di fuoco protettivo all’interno di una difesa stratificata”.

Soldiers from the U.S. Army’s Air Defense Artillery community stand in front of the IFPC-HPM system alongside Epirus support staff following New Equipment Training in March. The Soldiers here will eventually take possession of the four delivered IFPC-HPM systems to operate this capability.

Programma di capacità di protezione dal fuoco indiretto

Le ultime armi a energia diretta dell’Esercito degli Stati Uniti fanno parte del più ampio programma IFPC del Pentagono, che prevede l’impiego di una flotta di suite di protezione contro i sistemi aerei senza pilota, i missili da crociera, l’artiglieria, i razzi e i mortai.

Le soluzioni di questa iniziativa sono progettate per avere un design mobile e basato a terra, destinato a proteggere i combattenti e altre capacità critiche fisse e semi-fisse.

Il Governo degli Stati Uniti ha osservato che le future risorse IFPC affronteranno anche le lacune tra il sistema di difesa aerea e missilistica PATRIOT, la piattaforma di difesa aerea a corto raggio (SHORAD) e il sistema Terminal High Altitude Area Defense (THAAD).


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Argento: siamo sopra i 30 Usd ad oncia, spinti soprattutto dalla domanda industriale

L’argento ha raggiunto dei valori molto interessanti, superando i 30 Usd per oncia, cifra che non vedeva dal 2013, e allora sembrò quasi un picco eccezionale, mentre oggi vediamo il risultato di una crescita costante. Ecco i dati da Tradingeconomics

A titolo di confronto, l’oro è scambiato oltre i  2.400 dollari, per cui stiamo assitendo a un interessante calo nel rapporto fra il prezzo oro/argento

L’impennata dei prezzi dell’argento ha spinto il rapporto oro-argento al di sotto degli 80 punti, e si è attestato sul livello più basso da agosto.

Secondo alcuni analisti, la crescita ha ancora degli spazi per svilupparsi, anche per l’incremento della domanda nel settore industriale, soprattutto per i pannelli solari. Al contrario, sino a ora, non si è visto un forte interesse dal settore finanziario e dagli ETF, ma, se continua questo trend di crescita, anche questi ritorneranno a comprare sul mercato.

Però non è solo l’interesse industriale a spingere il valore del metallo: anche l’incertezza geopolica e la spinta alla crescita dei prezzi al consumo negli USA solo leggermente ridotta, aiutano a spingere il valore di un metallo che, comunque, è visto come una riserva di valore.

A questo putno, sulla base di questa spinta, l’argento potrebbe tranquillamente raggiungere un valore di 33 dollari all’oncia nell’arco di un periodo di tempo breve, diciamo entro 30 giorni. Ci sono anche le premesse, in un tempo più lungo, per  raggiungere valori più elevati, ma per questo deve tenere la crescita economica, e quindi la domanda industriale, anche perché la produzione non si vede in crescita forte

Secondo le previsioni di Mining Technology la crescita di produzioni del 2024 sarà seguita da anni stagnanti, per cui, se la domanda rimarrà sostenuta l’unica risposta sarà un aumento dei prezzi.


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Perché siamo schiavi e come diventare sovrani

Doppio evento sabato 18 maggio 2024, a Piacenza (PC) ore 10:30 e a Voghera (PV) ore 17:00

PERCHÈ SIAMO SCHIAVI E COME DIVENTARE SOVRANI 

Capire perché siamo schiavi e come possiamo diventare sovrani è un problema di consapevolezza individuale e collettiva.

Prima di tutto bisogna intraprendere un percorso di consapevolezza individuale che passa attraverso tre fasi, come nella Divina Commedia di Dante Alighieri:

  • L’Inferno per comprendere fino in fondo come funziona il sistema attuale e quali sono le vere cause delle false crisi che stiamo vivendo;
  • Il Purgatorio per scoprire quali sono le sovranità che abbiamo ancora e come possiamo usarle;
  • Il Paradiso per progettare nuovi strumenti concreti che permettano di realizzare subito un nuovo modello di società più equa e più giusta per tutti.

Un vero e proprio percorso iniziatico capace di liberarci dalla gabbia percettiva dove viviamo, che ci rende schiavi ed incapaci anche solo di immaginare un futuro diverso.

Una volta diventati consapevoli, sarà anche più facile e duraturo unirsi tutti insieme e cambiare il mondo.

SOLO CONSAPEVOLI ED UNITI POSSIAMO VINCERE !!!

Invito a partecipare chi abita nel raggio di 120 Km. da Piacenza o da Voghera, ne vale la pena.
Chi è più lontano e/o non può venire, può iscriversi al nostro Canale YouTube e vedere la diretta streaming :
https://www.youtube.com/@MonetaPositiva/streams

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Di seguito le locandine complete dei due eventi.

 


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Francia: rivolte in Nuova Caledonia dopo che Parigi vuole allargare la base elettorale. Morti fra manifestanti e poliziotti

Nonostante gli appelli alla calma dei leader pro-indipendenza, la Nuova Caledonia ha vissuto una seconda notte di violenza tra martedì 15 e mercoledì 16 maggio. Due persone sono state uccise durante gli scontri, a cui si aggiunge un poliziotto morto poche ore fa.

Mercoledì 15 maggio, l’Assemblea Nazionale a Parigi ha adottato il progetto di riforma costituzionale volto ad ampliare l’elettorato eleggibile alle elezioni provinciali della Nuova Caledonia. Dal 1998 e dall’Accordo di Nouméa, l’elettorato era stato congelato, cioè non ci si poteva iscrivere alle liste elettorali anche se ci si trasferiva nell’arcipelago, uno stato di cose considerato antidemocratico dal Governo di Emmanuel Macron.

Nello stesso tempo però c’è il pericolo che la rimanente popolazione indigena, i kanak, vengano diluiti in una maggioranza francofila che non voglia distaccarsi da Parigi.

Il voto arriva in un contesto di altissima tensione nel territorio, segnato da due notti di violenze che hanno causato due morti e “centinaia” di feriti – tra cui un gendarme ucciso da un colpo d’arma da fuoco – secondo il Ministro degli Interni e della Francia d’Oltremare Gérald Darmanin. Emmanuel Macron ha deciso mercoledì 15 maggio di dichiarare lo stato di emergenza. I leader pro-indipendenza avevano già chiesto la calma martedì 14 maggio, ma senza successo. Le principali voci kanak hanno perso la loro influenza? La loro base è al di là della loro autorità? In superficie forse, ma la realtà è più complessa.

Una situazione senza precedenti

Mentre la violenza delle ultime notti ha raggiunto una fase critica, con numerosi arresti e scontri tra giovani e polizia, la rabbia in Nuova Caledonia segue un aumento delle tensioni con il governo centrale. Dal 1998 e dall’Accordo di Nouméa, l’elettorato per le elezioni provinciali era stato congelato e comprendeva “coloro che avevano partecipato o avrebbero potuto partecipare alle elezioni del 1998 e coloro che potevano dimostrare 20 anni di residenza continuativa in Nuova Caledonia alla data della consultazione e al massimo entro il 31 dicembre 2014”.

L’accordo prevedeva anche una maggiore autonomia per la Nuova Caledonia e istituiva un governo, un congresso e un senato consuetudinario. Ha anche portato a tre referendum sull’indipendenza nel 2018, 2020 e 2021, che si sono tutti conclusi con una vittoria del ‘no’. L’ultimo referendum è stato boicottato dai sostenitori dell’indipendenza, che ritenevano che le condizioni sanitarie non permettessero di condurre una campagna equa.

Per Isabelle Merle, direttore di ricerca del CNRS e specialista del Pacifico, la sequenza è “senza precedenti”. “Non avevamo visto manifestazioni di questa portata nemmeno tra il 1984 e il 1988” (il periodo di disordini sullo sfondo delle rivendicazioni pro-indipendenza che ha provocato una ventina di morti), spiega la ricercatrice, che sottolinea l’impressione che il movimento pro-indipendenza abbia “declassato” l’Accordo di Nouméa, e addirittura che sia “giunto al termine”.

“Non hanno più nulla da perdere”

Chi sono dunque questi manifestanti e rivoltosi? La particolarità della violenza delle ultime notti sta nell’età dei partecipanti. In un briefing con la stampa nella mattinata di martedì 14 maggio, l’Alto Commissario francese in Nuova Caledonia, Louis Le Franc, ha parlato di scontri “estremamente violenti” tra la polizia e un centinaio di giovani che erano “fuori controllo”. Ha anche sottolineato “l’uso di armi da fuoco”.

Isabelle Merle dipinge un quadro di rivoltosi “molto giovani”, di età compresa tra i 14 e i 16 anni, “che hanno abbandonato la scuola” e “supervisionati in modo inadeguato con un’offerta educativa insufficiente”. Mentre la ricercatrice sottolinea l’importanza del Régiment de Service Militaire Adapté nella loro integrazione, sottolinea anche la loro mancanza di prospettive: “non hanno nulla da perdere”.

Ignorati gli appelli alla calma

In risposta, diversi media locali hanno riferito che i residenti stanno organizzando milizie di quartiere in diverse aree di Nouméa. In una dichiarazione pubblicata in mattinata, il Front de libération national kanak et socialiste (FLNKS) ha chiesto di “placare gli animi” dopo le violenze, in seguito alle dichiarazioni di importanti personalità pro-indipendenza.

Lunedì 13 maggio, il presidente del gruppo Union Calédonienne (UC) – FLNKS al Congresso, Pierre-Chanel Tutugoro, ha invitato i rivoltosi a “calmarsi”, come riportato da La 1ère, e ha sottolineato le discussioni in corso a livello locale: “È nostra responsabilità affrontare le questioni che riguardano il Paese per evitare che le strade prendano il sopravvento”.

Jean-Pierre Djaïwé, leader del gruppo Union Nationale pour l’Indépendance (UNI) al Congresso, si è rammaricato del fatto che le azioni in corso non mirano più “a raggiungere un risultato politico, ma in definitiva a peggiorare le cose”. Ha ricordato l’appello di Emmanuel Macron per i colloqui a Parigi, vedendo in questo un’opportunità.

Però non sembra che questi partiti indipendentisti tradizionali abbiano più molta presa su giovani che non rispondono più a nessuno e che hanno preso la proposta di allargamento della base elettorale, comunque ancora in discussione, solo come un preptesto per una rivolta.

Nella tarda mattinata di oggi (mercoledì 15 maggio), i gruppi politici della Nuova Caledonia – UC-FLNKS, UNI, Lealisti, Rassemblement ed Éveil océanien – hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui si invita la popolazione a “calmarsi e ad essere ragionevole”. Hanno inoltre espresso la convinzione che attraverso il “dialogo” e la “resilienza” sarà possibile “uscire collettivamente da questa situazione”.


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I dazi di Biden colpiscono soprattutto auto e solare.

L’Amministrazione Biden si sta preparando ad annunciare importanti aumenti delle tariffe sulla tecnologia e sui beni cinesi per l’energia pulita, compresi i veicoli elettrici, i minerali critici e le batterie importate dalla Cina, con l’obiettivo di proteggere l’industria e i posti di lavoro americani. Si parla di sanzioni del 100% sulle auto cinesi, ma anche un raddoppio dei dazi sui semiconduttori e sulle celle solari.  Inoltre verranno posti dei dazi su materiali medici come siringhe, aghi e guanti chirurgici.

Molteplici rapporti in numerosi organi di stampa hanno suggerito questo fine settimana che la Casa Bianca annuncerà questa settimana, forse martedì, tariffe d’importazione quadruplicate sui veicoli elettrici cinesi, in un’altra escalation dello scontro commerciale tra le due maggiori economie del mondo, ognuna delle quali è in lizza per vincere la gara dell’energia pulita. Anche noi ne abbiamo parlato in questo articolo.

I dazi sulle auto sono, più che altro, una misura demagogico-poliitica, perché la Cina esporta pochissime auto direttamente negli USA

Destiinazione delle’xport cinese di auto

La scorsa settimana la Cina ha giurato di difendere i propri diritti e ha avvertito che le pesanti tariffe statunitensi si sarebbero ritorte contro l’America, aumentando i costi per i consumatori. Ancora oggi ha confermato che l’imposizione delle tariffe, così come annunciate, avrebbe delle pesanti conseguenze nei rapporti cino-americani

Alla fine della scorsa settimana, diversi organi di stampa hanno riferito che gli Stati Uniti sono pronti a svelare questa settimana delle tariffe doganali sui veicoli elettrici cinesi e su altre tecnologie associate alla transizione energetica verde. L’Amministrazione Biden cercherà di proteggere l’industria manifatturiera americana dai prodotti cinesi a basso costo nel settore dell’energia pulita, che negli ultimi anni hanno invaso i mercati degli Stati Uniti e dell’Unione Europea, minando gli sforzi dei governi occidentali per ridurre la dipendenza dalla Cina nelle catene di approvvigionamento di energia pulita.

Gli Stati Uniti si stanno preparando ad annunciare tariffe quadruplicate sui veicoli elettrici cinesi – a circa il 100% dall’attuale 25%, ha riferito la scorsa settimana il Wall Street Journal, citando fonti a conoscenza della questione. Tutti i veicoli cinesi importati negli Stati Uniti sono soggetti a un dazio d’importazione aggiuntivo del 2,5%, che porterà di fatto le tariffe sui veicoli elettrici cinesi importati negli Stati Uniti al 102,5%.

Le tariffe saranno imposte anche in altri settori mirati, secondo le fonti che hanno parlato con Bloomberg.

Le misure sono state discusse per settimane, anche in vista di decidere quali prodotti potrebbero essere risparmiati dai dazi per non soffocare la crescita dell’energia pulita americana, hanno detto le fonti anonime di Bloomberg.

L’Amministrazione statunitense ha segnalato all’industria solare che potrebbe esentare alcuni articoli dall’aumento delle tariffe, tra cui i macchinari per la produzione di componenti per i pannelli solari, dopo che i produttori americani hanno sostenuto di aver bisogno di alcune importazioni e che le tariffe attuali minano effettivamente l’obiettivo di rendere onshore la catena di approvvigionamento solare degli Stati Uniti.

Critiche cinesi e mossa controproducente sul solare

Il Ministero del commercio estero di Pechino ha criticato la mossa degli Stati Uniti, affermando che si tratta di una politicizzazione e di una strumentalizzazione delle questioni commerciali e di un tipico caso di manipolazione politica che avrà un grave impatto sull’atmosfera della cooperazione bilaterale.

La decisione degli Stati Uniti di aumentare le tariffe va contro l’impegno del Presidente Biden di non cercare di sopprimere lo sviluppo della Cina e di non cercare di disaccoppiare la Cina. Inoltre, non è in linea con lo spirito di consenso raggiunto tra i due capi di Stato, ha affermato il Ministero.

Inoltre i dazii sui pannelli solari avranno come effetto un aumento nel costo di questa forma energetica, in quanto una parte consistente dei pannelli installati negli USA proviene dalla Cina

Pannelli iinviati dalla Cina negli USA, misurazioni trimestrali

Ora i pannelli saranno molto più costosi


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L’India stampa i motori a 3D per i vettori spaziali. Perché è importante

L’Organizzazione Indiana per la Ricerca Spaziale (ISRO) ha annunciato il successo del test a caldo del suo motore a razzo liquido stampato in 3D.

Secondo l’ISRO, il test a caldo del motore fabbricato con la tecnologia Additive Manufacturing (AM) è stato effettuato il 9 maggio. Il test è durato 665 secondi (11 minuti e 5 secondi).

Il motore a razzo a liquido utilizzato per il test era il motore PS4 dello stadio superiore del PSLV.

Si tratta di una realizzazione importante perché un motore stampato 3D, non saldato può esseere più facilmente realizzato nello spazio e quindi apre la strada a un motore che può essere, ad esempio costruito in una base lunare o marziana, senza portarselo dalla Terra.  Un importante passo avanti nella prospettiva dell’esplorazione spaziale.

PLSV in allestimento

Un motore che, nella sua forma tradizionale, è stato già utilizzato in un vettore orbitale

Il motore PS4 realizzato con il sistema convenzionale di lavorazione e saldatura è stato utilizzato per il quarto stadio di PSLV, che ha una spinta di 7,33 kN in condizioni di vuoto. Lo stesso motore è utilizzato anche nel Sistema di Controllo della Reazione (RCS) del primo stadio (PS1) di PSLV.

Il motore utilizza le combinazioni di bipropellenti terrestri di tetrossido di azoto come ossidante e idrazina monometilica come combustibile in modalità di alimentazione a pressione. È stato sviluppato dal Liquid Propulsion Systems Centre (LPSC), ISRO.

LPSC ha riprogettato il motore PS4 per renderlo adatto alla progettazione per la produzione additiva, che gli ha conferito alcuni vantaggi.

La tecnica di fusione laser a letto di polvere impiegata ha ridotto il numero di parti da 14 a un unico pezzo ed eliminato 19 giunti di saldatura. Questo ha portato a una riduzione significativa dell’utilizzo di materie prime per ogni motore.

Il processo ha utilizzato 13,7 kg di polvere metallica, rispetto ai 565 kg di pezzi forgiati e lamiere per il processo di produzione convenzionale, secondo ISRO.

Inoltre, ha ridotto in modo significativo il tempo di produzione per la realizzazione di un motore, nella misura di circa il 60 percento.

La produzione del motore è avvenuta in WIPRO 3D e il motore è stato testato a caldo presso l’ISRO Propulsion Complex, a Mahendragiri.

Test a caldo del motore

Come parte del processo di sviluppo, la testa dell’iniettore del motore è stata realizzata e testata a caldo con successo in precedenza.

Per ottenere la fiducia necessaria per il test a caldo, sono stati eseguiti una modellazione termica e di flusso dettagliata, una simulazione strutturale e una caratterizzazione del flusso a freddo del proto hardware.

In precedenza sono stati condotti con successo quattro test a caldo di sviluppo del motore integrato, per una durata complessiva di 74 secondi. Questi test combinati hanno convalidato i parametri delle prestazioni del motore.

Successivamente, il motore è stato testato con successo per l’intera durata di qualificazione di 665 secondi. Al termine dei test, è stato osservato che ha superato tutti i parametri di prestazione ed è pronto per essere schierato.

ISRO prevede di introdurre il motore AM PS4 nel programma PSLV regolare.

Il Polar Satellite Launch Vehicle (PSLV) è un veicolo di lancio di terza generazione dell’India. È il primo veicolo di lancio indiano ad essere dotato di stadi liquidi.

Dopo il suo primo lancio di successo nell’ottobre 1994, il PSLV è diventato un affidabile veicolo di lancio per l’India. Il veicolo ha lanciato numerosi satelliti di clienti indiani e stranieri.

Inoltre, il veicolo ha lanciato con successo due navicelle spaziali Chandrayaan-1, nel 2008, e Mars Orbiter Spacecraft, nel 2013, che hanno poi viaggiato rispettivamente sulla Luna e su Marte.

Il PSLV si è guadagnato il titolo di ‘cavallo di battaglia dell’ISRO’ consegnando costantemente vari satelliti nelle orbite terrestri basse. Può trasportare fino a 1.750 kg di carico utile verso orbite polari sincrone con il Sole, a un’altitudine di 372,8 miglia (600 km).


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Rame: la transizione energetica sarà bloccata da un problema di mancanza strategica

Il rame è essenziale per le applicazioni di energia pulita come i pannelli solari, le turbine eoliche e i veicoli elettrici (EV), nonché per l’espansione delle reti elettriche.

L’impennata della domanda del metallo, guidata dalla crescente adozione di queste tecnologie, presenta un’opportunità di investimento unica per i primi investitori nelle società minerarie di rame.

Bruno Venditti di Visual Capitalist presenta questo grafico di Sprott che esplora il crescente divario tra l’offerta e la domanda di rame fino al 2050, sulla base delle proiezioni del Transition Metals Outlook 2023 di BloombergNEF.

Proiezione sulla domanda e sull’offerta di rame sino al 2050

Il rame è naturalmente abbondante sulla Terra, ma estrarre il metallo al ritmo necessario per un’economia elettrificata potrebbe essere una sfida. La tempistica per portare una miniera di rame dalla scoperta alla produzione è lunga, in media 16 anni.

I principali produttori, come il Cile e il Perù, stanno affrontando scioperi e proteste, oltre al declino dei minerali. La Russia, al settimo posto nella produzione di rame, deve affrontare un calo di produzione previsto a causa della guerra in corso in Ucraina.

Nel frattempo, la crescente adozione di tecnologie prive di carbonio non fa che sottolineare l’importanza del rame.

Produttori mondiali di rame

Elevata domanda per i trasporti e la rete elettrica

Si prevede che la domanda di rame nel settore dei trasporti aumenterà di 11,1 volte entro il 2050, a partire dal 2022. I veicoli elettrici, ad esempio, possono contenere più di un chilometro di cavi in rame.
Inoltre, si prevede che la domanda di rame necessaria per espandere la rete elettrica globale aumenterà di 4,8 volte entro il 2050, rispetto al 2022.

Entro il 2030, si prevede che il divario nell’offerta di rame si avvicinerà a 10 milioni di tonnellate metriche, con i prezzi e le scorte minerarie di rame potenzialmente destinati a beneficiarne.

Man mano che il mondo abbraccia le tecnologie pulite, la ricerca e l’espansione delle miniere di rame saranno essenziali. I primi investitori che acquisiscono un’esposizione ai minatori di rame possono beneficiare della rapida crescita della domanda.

Sprott offre comode alternative negoziate in borsa per gli investitori che cercano un’esposizione ai minatori di rame.


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Starlink nei guai: la tempesta solare sta creando problemi ai satelliti del sistema di Elon Musk

Ieri vi avevamo avvisato della potente espulsione di materiale dalla corona solare, (CME), che avrebbe raggiunto la Terra oggi, con la possibilità di aurore boreali e anche di disturbi alle telecomunicazioni e alle reti satellitari.

Sembra che questa seconda possibilità si sia realizzata, secondo quanto riportato da Reuters: Starlink, il ramo satellitare di SpaceX di Elon Musk, ha avvertito sabato della possibilità di un “servizio degradato” mentre la Terra viene colpita dalla più grande tempesta geomagnetica dovuta all’attività solare in due decenni.

Starlink possiede circa il 60% dei circa 7.500 satelliti in orbita intorno alla Terra ed è un attore dominante nell’Internet satellitare.
Musk ha detto in precedenza in un post su X che i satelliti Starlink erano sotto pressione a causa della tempesta geomagnetica, ma che finora stavano resistendo.

L’Amministrazione Nazionale Oceanica e Atmosferica degli Stati Uniti ha dichiarato che la tempesta è la più grande dall’ottobre 2003 e che probabilmente persisterà nel fine settimana, mettendo a rischio i sistemi di navigazione, le reti elettriche e la navigazione satellitare, tra gli altri servizi.

Le migliaia di satelliti Starlink in orbita terrestre bassa utilizzano collegamenti laser intersatellitari per trasmettere i dati tra loro nello spazio alla velocità della luce, consentendo alla rete di offrire una copertura Internet in tutto il mondo. Però la trasmissione dei dati alle antenne a terra avviene con segnali elettromagnetici che possono essere disturbati.

L’emissione del materiale è collegato alla grande macchia solare 3664, estremamente attiva

Il 2024 è previsto essere un anno di massimo solare, con un’intensa attività elettromagnetica da parte del sole già mostrata da precedenti eruzioni, che potrebbe portare a problemi nelle comunicazioni satellitare e terrestri e perino nelle reti energetiche, se particolarmente potenti.


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Mar Cinese meridionale: la Cina reagirebbe molto duramente se le Filippine tentassero di affermare la propria sovranità

I confronti marittimi con le Filippine potrebbero provocare “forti contromisure” da parte della Cina, hanno avvertito gli osservatori, mentre i pretendenti rivali del Mar Cinese Meridionale continuano la loro guerra di parole su un presunto accordo di cui Manila nega di far parte .

Nessuna delle due parti sembra intenzionata a fare marcia indietro dopo che la Cina ha reso pubblica la trascrizione di quella che, a suo dire, è stata una conversazione telefonica con un alto funzionario militare filippino su “un nuovo modello di gestione” della Seconda secca di Thomas.

La barriera corallina sommersa controllata da Manila – a meno di 200 miglia nautiche (370 km) dall’isola filippina di Palawan – fa parte della catena delle Isole Spratly, rivendicate da Pechino anche come Isole Nansha.

Le aree contese e i confini marittimi secondo le Filippine

Le Filippine negano l’esistenza di un accordo di questo tipo con la Cina e hanno messo in guardia il pubblico dal “cadere in una falsa narrativa”. Lpaccordo avrebbe concesso a Pechino di dire l’ultima parola sul rifornimento della guarnigione situata sul Second Thomas Shoal, riconoscendo quindi un superiore diritto della Cina.  Nell’ultima escalation delle tensioni, venerdì il Ministero degli Esteri cinese ha esortato le Filippine a “smettere di violare i diritti della Cina e di provocare la Cina”.

Ciò è avvenuto poche ore dopo che il consigliere per la sicurezza nazionale delle Filippine, Eduardo Ano, ha fatto eco all’appello lanciato mercoledì dal Segretario della Difesa, Gilberto Teodoro, affinché il Ministero degli Esteri filippino “intraprenda azioni appropriate contro gli individui dell’ambasciata cinese… per aver violato la legge filippina, in particolare la legge contro le intercettazioni telefoniche, nonché per gravi violazioni dei protocolli e delle convenzioni diplomatiche”.

In una dichiarazione di venerdì, Ano ha accusato l’ambasciata cinese a Manila di “ripetuti atti di coinvolgimento e diffusione di disinformazione, disinformazione e malinformazione”, e ha chiesto l’espulsione dei diplomatici cinesi responsabili. Se le Filippine scoprissero delle contiguità nel proprio governo o nelle proprie forze armate, probabilmente assisteremmo a un repulisti interno secco. Se fossero identificate controparti cinesi, queste sarebber presumibilmente espulse.

Martedì l’ambasciata cinese a Manila avrebbe rilasciato ad alcuni media una trascrizione della presunta telefonata tra un diplomatico cinese e un ufficiale della marina filippina, suscitando le accuse di intercettazione da parte di funzionari filippini indignati.

L’accusa, tuttavia, non ha trovato riscontro con una precedente affermazione di Romeo Brawner, capo di stato maggiore dell’esercito filippino, secondo cui la presunta registrazione era “uno sforzo di influenza maligna” da parte del Partito Comunista Cinese al potere e probabilmente un “falso profondo”.

“Le trascrizioni possono essere facilmente fabbricate e le registrazioni audio possono essere prodotte utilizzando falsi profondi. Questi rapporti hanno solo lo scopo di distrarre la Guardia Costiera cinese dal suo continuo comportamento aggressivo”, ha detto Brawner.

A Pechino, venerdì, il portavoce del Ministero degli Esteri Lin Jian ha detto che la dichiarazione di Ano “dimostra con precisione” che la parte filippina è “diventata debole di fronte ai fatti e alle prove”.

“La Cina chiede solennemente alla parte filippina di garantire il normale svolgimento dei compiti da parte del personale diplomatico cinese, di smettere di violare i diritti della Cina e di provocare la Cina, e di astenersi dal negare i fatti o di agire in modo avventato”, ha aggiunto.

Scontro Cina Filippine nel Mar Cinese Meridionale

Rapporti diplomatici ai minimi storici

Hu Bo, direttore del think tank con sede a Pechino South China Sea Strategic Situation Probing Initiative, ha detto che i rapporti diplomatici bilaterali sono scesi al “peggior livello” degli ultimi decenni. “Anche all’epoca del caso di arbitrato [all’Aia], l’amministrazione di Benigno Aquino III non ha negato l’accordo sulla Seconda secca di Thomas”, ha detto Hu.

Si riferiva a una causa di arbitrato intentata da Manila nel 2013 per sfidare le rivendicazioni di Pechino su quasi tutto il Mar Cinese Meridionale, in base a quella che chiama la sua storica ‘linea a nove linee’.
Secondo un rapporto del 2013 del portale di notizie Inquirer.net, l’allora segretario alla Difesa filippino Voltaire Gazmin aveva detto all’ambasciatore cinese Ma Keqing che le Filippine “non avrebbero violato l’accordo di non costruire nuove strutture” sulla Seconda secca di Thomas, dopo che Pechino aveva sollevato le sue preoccupazioni sui piani di Manila in tal senso.

“Ora la politica delle Filippine si è capovolta, il che rappresenta un cambiamento significativo rispetto ai governi precedenti”, ha detto Hu. “È molto raro che i due governi si attengano alla propria versione senza alcun compromesso. “La Cina è stata sulla difensiva, ma se le Filippine continueranno a insistere, non credo che la Cina mostrerà alcuna pietà”. Anche Ding Duo, ricercatore associato presso l’Istituto Nazionale per gli Studi sul Mar Cinese Meridionale, ha affermato che Pechino prenderà “forti contromisure” contro le Filippine.

Il tribunale internazionale dell’Aia ha deliberato a favore di Manila nel 2016, ma Pechino ha rifiutato di riconoscere la decisione del tribunale.

Pechino non può perdere la faccia

“La Cina risponderà certamente con forti contromisure, sia dal punto di vista della difesa dei diritti del mare, sia dal punto di vista dell’opinione pubblica nazionale, sia dal punto di vista di evitare che altri Paesi seguano le orme delle Filippine”.

Negli ultimi mesi, i due Paesi hanno avuto una serie di scontri intorno alla Seconda secca Thomas, con Manila che ha accusato la guardia costiera cinese di bloccare le missioni di rifornimento a una nave da guerra a terra che ospita una manciata di truppe. Sono stati usati cannoni ad acqua contro le navi filippine e la Cina è stata anche accusata di aver speronato le navi.

Secondo Collin Koh, senior fellow presso la S. Rajaratnam School of International Studies di Singapore, la “trasparenza assertiva” di Manila nel rendere pubblici questi incidenti ha messo Pechino in difficoltà. “Non è possibile che la Cina si tiri indietro per motivi interni, e non c’è alcun segno che le Filippine stiano abbandonando l’attuale strategia che Manila ritiene abbastanza efficace”.

Inoltre le contestazioni sui confini cinesi sono molteplici, dall’India al Vietnam. Se la Cina si mostrasse debole o fosse costretta a cedere in questo settori ci sarebbe il rischio di una vera e propria reazione a catena di contestazioni ad esempio da parte dell’India. Questo viene a far capire che, nel caso in cui le Filippine tentassero di affermare la propria sovranità sulle aree contese, la reazione cinese sarebbe durissima. 


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