Mondiale per Club USA: il calcio “popcorn” che non interessa a nessuno

Il recente Mondiale per Club negli Stati Uniti si è rivelato un sonoro fallimento, un evento che ha drammaticamente esposto le fragilità di un calcio sempre più orientato al mero profitto,  che ha perso il senso dello sport, perfino del tifo stesso.

Gli stadi desolatamente vuoti negli USA non sono stati un semplice imprevisto, ma una chiara dimostrazione che il denaro, anche quello incondizionato dell’Arabia Saudita, non può comprare la passione, il cuore e il desiderio autentico dei tifosi.

USA: dove i soldi incontrano la passione nazionale

Molti hanno tentato di giustificare il disinteresse americano con un superficiale paragone tra il “business sportivo” degli USA e il calcio europeo. Tuttavia, questo confronto ignora una verità fondamentale: gli Stati Uniti vantano sport “nazionali” come il football americano e il baseball, che generano un senso di appartenenza e un’intensità emotiva pari, se non superiore, a quella che il calcio suscita nei tifosi europei e sudamericani.

La differenza è chiara: questi sport sono radicati nella cultura, non sono stati imposti dall’alto con l’unico scopo di massimizzare i ricavi. Anche se hanno avuto un’evoluzione “Business”, come tutto negli USA, sono comunque una prfonda espressione culturale, una parte dello spirito a stelle e strisce, e questo li riduce a qualcosa di più che solo denaro.

Il  “Dynamic Pricing” indica il fallimento della FIFA “Araba”

Il collasso dei prezzi dei biglietti per il Mondiale per Club negli USA è stato uno spettacolo crudele e impietoso del cosiddetto “Dynamic Pricing”. Questo modello, tipico delle compagnie aeree, adegua i costi in base alla domanda, senza alcuna pietà per il valore dello spettacolo.

Un po' di tribune vuote...Un po' di tribune vuote...

Un po’ di tribune vuote…

La drammatica svalutazione di un biglietto per la semifinale, passato da 473,90 dollari a soli 13,40 dollari in meno di tre giorni – meno di una birra allo stadio! – è stata un campanello d’allarme assordante. È un’amara ironia che l’ingresso a quella che il presidente FIFA Gianni Infantino ha definito “la competizione calcistica per club più importante al mondo” sia finito per costare una miseria.

Questo episodio, più di ogni altra cosa, ha svelato la vera, desolante realtà del torneo: non interessava a nessuno, se non a un pugno di mangiatori di popcorn davanti alla TV. Dico popcorn, e non la mitica “Frittatona di cipolle” con cui Fantozzi accompagnava le partite della Nazionale, proprio perché il Regioniere è l’emblema del folle appassionato. Al posto del Mondiale per Club potevano trasmettere la Ruota della Fortuna e non sarebbe cambiato nulla.

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Un fiasco annunciato: il mostro creato per il dio denaro

Fin dall’inizio, questo Mondiale per Club è stato percepito come un mostro sovradimensionato, una creatura della FIFA nata solo per accumulare ulteriore denaro. Un denaro che, pur dichiarato a scopo di “sviluppo”, minaccia seriamente l’integrità e la competitività dei campionati esistenti, dalla Bundesliga alla Premier League alla Serie A. I 50 milioni che il Bayern Monaco si è portato a casa, ad esempio, rischiano di distorcere ulteriormente la bilancia finanziaria a favore dei super club, perpetuando un dominio già evidente. Lo stesso per i soldi finiti a Inter e Juventus: non produrranno niente di buono,

Jürgen Klopp l’ha definita “la peggiore idea mai realizzata nel calcio”, e non aveva torto. Questo torneo ha incarnato tutto ciò che non funziona nel calcio moderno:

  • l’ossessiva attenzione alle superstar a scapito della squadra,
  • gli influencer al posto dei tifosi,
  • al pubblico televisivo globale invece dell’atmosfera pulsante dello stadio.

Un calcio da “popcorn” con effetti speciali ridicoli, countdown forzati e cerimonie d’ingresso surreali in stadi con tribune completamente vuote. Uno spettacolo, per di più mediocre, senza pathos, senza niente. Non una festa del calcio, ma una specie di suo funerale.

L’ombra dell’Arabia Saudita e la commercializzazione inesorabile

Il miliardo di dollari con cui l’Arabia Saudita ha acquistato il dieci per cento del servizio di streaming DAZN, casualmente poco dopo che DAZN ha versato alla FIFA un miliardo per i diritti di trasmissione di un torneo che nessuno voleva, è un’altra inquietante sfaccettatura di questa commercializzazione senza limiti. E la decisione della FIFA di assegnare i veri Mondiali di calcio proprio all’Arabia Saudita getta un’ombra ancora più lunga. Il dubbio che si sia pagata il mondiale finanziando la FIFA per quello per club è più che evidente.

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Eppure, questo torneo fallimentare ha offerto una terribile e affascinante verità: la commercializzazione infinita del gioco potrebbe avere dei limiti. Il Mondiale per Club ha tragicamente dimostrato che ciò che ha reso il calcio così popolare – la capacità di far provare emozioni alle persone – non può essere comprato. La noia invece è molto abbondante sul mercato.

Stadi vuoti e cuori indifferenti: la sentenza del pubblico

Gli stadi non erano solo letteralmente semivuoti; in alcune fasi a gironi, un posto su due è rimasto libero, nonostante la FIFA abbia svenduto i biglietti a prezzi irrisori. Un’affluenza di cui qualsiasi squadra di serie B si vergognerebbe.

Le dichiarazioni di tecnici e giocatori, come Enzo Maresca del Chelsea (“L’intero ambiente era un po’ strano. Lo stadio era quasi vuoto”) o Joshua Kimmich del Bayern (“non sentivo tanta euforia”), sono state un crudo ritratto della desolazione.

La semifinale tra Real Madrid e Paris Saint-Germain, due delle squadre più blasonate al mondo, ha registrato un’audience nettamente inferiore rispetto a una partita della fase a gironi degli Europei femminili. E la vera domanda è: qualcuno ha mai parlato seriamente del Mondiale per Club in mensa, al pub o a cena? Scrivetecelo, perché noi non abbiamo sentito nulla.

La cultura calcistica non si compra

Un torneo intercontinentale non è di per sé una cattiva idea, e l’idea di vedere diverse culture calcistiche scontrarsi ha un suo fascino. Ma non in questo momento, in questa forma e in questo luogo. Gli europei sembravano desiderosi di essere in vacanza estiva, mentre solo i club sudamericani e i loro tifosi hanno portato un po’ di entusiasmo in un evento altrimenti spettrale.

Il valore sportivo del torneo era limitato, con un sistema di qualificazione approssimativo che ha permesso la partecipazione all’Inter Miami di Lionel Messi, mentre tre dei campioni dei migliori campionati europei (Liverpool, Barcellona, Napoli) non hanno nemmeno partecipato.

Questo Mondiale doveva segnare una nuova era del calcio di club, ma se così è stato, ha segnato l’inizio della fine. Ciò che rimane sono conclusioni nette: la saturazione è reale. E la cultura calcistica, le emozioni che ne derivano, non possono essere imposte o addirittura acquistate. Devono crescere naturalmente, nel cuore dei tifosi che batte meno forte per i tornei iper-commercializzati e molto di più per il calcio di tutti i giorni, nei campionati nazionali. Un evento forzato e banale non è la strada giusta. Poi quanti ragazzini eurpei giocano per strada a calcio pensando di essere una superstar?

Alcuni temono che questo Mondiale per Club abbia offerto uno sguardo premonitore sul futuro del calcio, l’inizio di una Super League globale controllata dall’Arabia Saudita e dalla FIFA. In realtà, visti i risultati, questo futuro rischia di essere fallimentare proprio in quello che doveva essere il suo punto di forza: il business.


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iRonCub, l’Iron Man italiano: il robot volante che cambierà il soccorso in caso di disastri

Il ronzio assordante di quattro motori a reazione squarcia il silenzio. Non siamo sul set di un blockbuster di Hollywood, ma nei laboratori dell‘Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) di Genova. Qui, una macchina che sembra uscita da un sogno di fantascienza ha appena spiccato il volo: si chiama iRonCub, ed è il primo robot umanoide al mondo a volare grazie a una propulsione a getto. Un traguardo epocale, un vanto per la ricerca italiana, che proietta il nostro Paese nell’Olimpo della robotica mondiale e apre scenari rivoluzionari, soprattutto nel campo del soccorso in ambienti estremi. Lo studio è stato presentato su Nature Communication Engineering.

L’Innovazione è figlia della ricerca italiana

Dietro questo progetto avveniristico c’è l’eccellenza della ricerca italiana. iRonCub è una creatura dell’IIT, sviluppata in collaborazione con il Politecnico di Milano per gli studi aerodinamici e con la Stanford University per gli algoritmi di intelligenza artificiale. Questo non è semplicemente un drone con fattezze umane; è una piattaforma robotica multimodale, capace di muoversi agilmente a terra e, ora, di volare.

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La sfida era considerata da molti quasi impossibile. Far volare un corpo asimmetrico e articolato come quello di un umanoide, che pesa circa 70 kg, è un’impresa titanica dal punto di vista del controllo e dell’aerodinamica. Il team italiano non solo ci è riuscito, ma lo ha fatto superando ostacoli ingegneristici estremi, come la gestione del calore dei motori a reazione, i cui gas di scarico raggiungono gli 800°C. Per proteggere la struttura, è stata progettata una spina dorsale in titanio e speciali coperture resistenti alle altissime temperature. Un capolavoro di ingegneria e scienza dei materiali, tutto italiano.

Come vola iRonCub? Il segreto è nell’aerodinamica e nell’IA

Immaginate di dover mantenere in equilibrio un manichino con braccia e gambe in movimento nel bel mezzo di una tempesta. Questa è, in parole semplici, la sfida aerodinamica di iRonCub. A differenza di un drone, la cui forma simmetrica è facile da controllare, un umanoide genera turbolenze complesse e imprevedibili. Il suo baricentro si sposta continuamente a ogni minimo movimento.

Qui entra in gioco la vera magia: l’intelligenza artificiale. Per volare, iRonCub si affida a quattro potenti turbine a getto, due montate su uno zaino e due sugli avambracci, che generano una spinta complessiva di oltre 1000 Newton. Ma la forza bruta non basta. Il suo “cervello” è un sofisticato sistema di controllo basato su reti neurali profonde (Deep Neural Networks).

Preparazione av volo del robot umanoide

Queste reti neurali sono state addestrate con una mole enorme di dati, raccolti sia attraverso simulazioni fluidodinamiche (CFD) sia con test reali nella galleria del vento del Politecnico di Milano. In questo modo, il robot può “percepire” e prevedere in tempo reale le forze aerodinamiche che agiscono sul suo corpo e reagire istantaneamente, modificando la spinta dei suoi jet e la posizione delle braccia per mantenere un equilibrio stabile. È un sistema che impara e si adatta, permettendo al robot di volare in modo controllato, un risultato impensabile con i sistemi di controllo tradizionali.

Come il robot umanoide simula il proprio volo da IIT

Possibili Usi: Un Eroe per le Missioni di Soccorso

Le potenzialità di iRonCub sono immense e toccano corde emotive profonde. L’obiettivo principale è creare un operatore robotico per missioni di ricerca e soccorso (search and rescue) in scenari di disastro, come terremoti, incendi in impianti industriali o aree contaminate.

Immaginiamo uno scenario post-terremoto: un edificio è crollato ed è troppo pericoloso per i soccorritori umani. iRonCub potrebbe volare sopra le macerie, atterrare in un punto sicuro e poi, grazie alla sua forma umanoide, camminare tra i detriti, aprire una porta, chiudere una valvola del gas o cercare superstiti. La sua capacità di combinare locomozione aerea e terrestre lo rende uno strumento unico e potenzialmente rivoluzionario per salvare vite umane. Potrà arrivare dove nessun essere umano o drone tradizionale può arrivare, agendo come un vero e proprio avatar telecomandato dai soccorritori, che opereranno al sicuro.

Il primo volo di iRonCub non è solo un esperimento riuscito, ma l’alba di una nuova era per la robotica. Un’era in cui l’ingegno italiano ha dimostrato, ancora una volta, di essere all’avanguardia nel mondo, trasformando la fantascienza in una straordinaria e promettente realtà.


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Petrolio, l’OPEC frena la produzione più del previsto: cosa significa per i prezzi e perché tutti ora guardano a Israele e Iran

I cinque paesi OPEC che hanno aderito ai tagli volontari nell’ambito dell’accordo OPEC+ – Arabia Saudita, Iraq, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Algeria – avrebbero dovuto incrementare la loro produzione combinata di 310.000 bpd a maggio, come parte di un graduale allentamento dei tagli. Tuttavia, il rapporto OPEC evidenzia che l’aumento effettivo è stato molto inferiore a questa cifra.

  • Arabia Saudita, leader dell’OPEC e maggiore produttore, ha aumentato la produzione di 177.000 bpd, raggiungendo 9,183 milioni di bpd, un valore vicino all’obiettivo di 9,2 milioni di bpd stabilito per maggio.
  • Iraq, invece, ha ridotto la produzione di 50.000 bpd, scendendo a 3,93 milioni di bpd, rispetto a un target di 4,049 milioni di bpd. Questo taglio riflette gli sforzi di Baghdad per compensare la sovrapproduzione passata, un problema che accomuna l’Iraq ad altri membri come Kazakistan e Russia (quest’ultima non appartenente all’OPEC ma parte dell’OPEC+).

Pozzi petroliferi negli Emirati

Produzione OPEC+ totale e il caso Kazakistan

La produzione complessiva dell’OPEC+ a maggio 2025 ha raggiunto una media di 41,23 milioni di bpd, con un incremento di 180.000 bpd rispetto ad aprile. Gli otto produttori coinvolti nei tagli hanno aumentato la produzione di 154.000 bpd, ben al di sotto dell’obiettivo di 411.000 bpd, a causa delle compensazioni per la sovrapproduzione precedente.

Tra i membri più “ribelli”, il Kazakistan si distingue: a maggio ha prodotto 1,803 milioni di bpd, solo 21.000 bpd in meno rispetto ad aprile, ma ben 300.000 bpd sopra la sua quota di 1,486 milioni di bpd. Questo scostamento evidenzia la difficoltà di alcuni paesi di rispettare gli impegni presi nell’accordo OPEC+.

Obiettivi estivi e compensazioni

Uno degli obiettivi principali dell’aumento delle quote OPEC+ per l’estate 2025 è “fornire ai paesi partecipanti l’opportunità di accelerare le compensazioni” per la sovrapproduzione passata, come sottolineato più volte dall’OPEC. L’organizzazione ha pianificato tre incrementi consecutivi di 411.000 bpd nei prossimi mesi, ma il ritmo più lento del previsto a maggio potrebbe attenuare i timori di un eccesso di offerta sul mercato.

Mercato petrolifero e tensioni geopolitiche

Nonostante l’aumento della produzione sia stato inferiore alle attese, il mercato petrolifero sembra ora concentrarsi quasi esclusivamente sui rischi di interruzioni dell’offerta in Medio Oriente, a causa dell’escalation del conflitto tra Israele e Iran. Queste tensioni geopolitiche potrebbero avere un impatto significativo sui prezzi del greggio, rendendo il monitoraggio della produzione OPEC+ ancora più cruciale.

Prospettive per l’economia globale

L’andamento della produzione OPEC+ e le dinamiche geopolitiche continueranno a influenzare i mercati energetici nei prossimi mesi. L’attuale conflitto fra Iran e Israele influenzerà la capacità di Teheran di far fronte alle proprie quote produttive, ad esempio, anche senza attacchi diretti alle strutture produttive iraniane. Del resto un allargamento del conflitto, magari anche a strutture produttive petrolifero di altri paesi, potrebbe far calare l’output anche di altri paesi del cartello petrolifero. 

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Los Angeles sotto l’occhio dei droni: La sorveglianza del CBP sulle rivolte e sul caos

L’agenzia statunitense Customs and Border Protection (CBP) ha confermato mercoledì che i suoi droni Predator B, comunemente noti anche con la denominazione militare MQ-9 Reaper, stanno sorvolando Los Angeles nell’ambito della risposta del governo americano ai disordini in corso. I voli sono una risposta alle proteste che, in diverse occasioni, sono sfociate in violenze, a seguito di una massiccia operazione condotta venerdì scorso dall’Immigration and Customs Enforcement (ICE).

La sorveglianza aerea continua come questa è da tempo oggetto di controversie, con i difensori dei diritti civili che sostengono che viola il diritto alla privacy e mina la Costituzione. Allo stesso tempo, il fatto che sia un drone a svolgere questo compito suscita una reazione particolarmente sconcertante. Sebbene l’uso dei Predator B nelle aree urbane sia raro, non è senza precedenti, e piattaforme con equipaggio umano svolgono questo tipo di lavoro ogni giorno in tutto il paese.

Drone della Custom and Border Protection (CBP)

I Predator MQ-9 dell’Air and Marine Operations (AMO) della CBP stanno supportando le forze dell’ordine federali nella zona di Los Angeles, compresa l’Immigration and Customs Enforcement, con il supporto aereo delle loro operazioni“, ha dichiarato mercoledì pomeriggio il portavoce John Mennell in risposta alla nostra richiesta di informazioni all’inizio di questa settimana. ”Inoltre, forniscono sorveglianza per la sicurezza degli agenti quando richiesto. L’AMO non è impegnata nella sorveglianza delle attività protette dal Primo Emendamento”. ecco il percorso di Troy 701

Il CBP ha taciuto sulla questione per giorni, anche se i social media avevano già presentato prove convincenti delle orbite dei droni. Il 9 giugno, l’utente @Aeroscout su X ha pubblicato un audio del controllo del traffico aereo (ATC) in cui si affermava che due “Q-9” – con i nomi in codice TROY 703 e TROY 701 – si erano incrociati nello spazio aereo sopra Yuma, in Arizona, mentre uno sostituiva l’altro sopra Los Angeles. @Aeroscout aveva già pubblicato l’audio dell’ATC del TROY 701 che effettuava il check-in al Los Angeles Center Sector 09. Poco dopo, al volo Alaska 1020 è stato dato un avviso di traffico per “traffico di droni”.

Sebbene non vi sia ancora stata alcuna identificazione esplicita dei “Q-9” come CBP Predator B, TROY è un nome in codice noto del Dipartimento della Sicurezza Interna (DHS). Anche TROY 314, un velivolo multiruolo CBP (MEA) basato sul bimotore turboelica Beechcraft King Air 350ER, e un elicottero CBP Black Hawk con il nome in codice TROY 212 sono stati avvistati sopra Los Angeles questo fine settimana.

Inoltre, domenica alcuni tracciatori di aerei che utilizzano software online hanno iniziato a notare velivoli che volavano seguendo schemi esagonali sopra Los Angeles. Sebbene non sia sempre così, questo è indicativo dei modelli di sorveglianza del CBP Predator B osservati in passato. Ciò include l’uso di uno dei CBP Q-9 sopra Minneapolis nel 2020.

Non è chiaro quale versione o quali versioni specifiche del CBP Predator B abbiano sorvolato Los Angeles. Il nome in codice TROY 701 era collegato a un particolare numero di coda, CBP-113, nell’aprile scorso, ma non è chiaro se lo stesso drone abbia utilizzato lo stesso nome in codice negli ultimi giorni.

CBP-113 è quello che la CBP ha definito in passato una versione Guardian Maritime Mission del Q-9, che è dotato di un radar multimodale Raytheon SeaVue sotto la fusoliera centrale e include modalità di ricerca di superficie e immagini radar ad apertura sintetica (SAR). Le immagini SAR sono mappe altamente dettagliate della superficie sottostante, che possono essere prodotte di giorno o di notte, nonostante la copertura nuvolosa, il fumo o la polvere.

I droni Guardian Maritime Mission dispongono anche di telecamere video elettro-ottiche e a infrarossi a movimento completo in una torretta sotto il muso, nonché di collegamenti dati in grado di inviare immagini e tracciati radar alle stazioni di controllo a terra in tempo quasi reale.

A questo punto però queste risorse preziosissime  per il controllo delle frontiere vengono impegnate nella soppressione delle rivolte cittadine. Del resto, visti gli attacchi alle strutture ICE, non poteva essere diversamente. 


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Apocalisse Quantistica: l’allarme degli esperti che minaccia conti in banca e Bitcoin, ma la soluzione esiste già.

Keith Martin, professore presso l’Information Security Group, Royal Holloway University of London, lancia un allarme per mettere in guardia dai pericoli enormi, e non considerati, legati al repido sviluppo dei computer quantistici.

Recenti notizie hanno riportato che i computer quantistici potrebbero decifrare i codici crittografici con una facilità 20 volte superiore rispetto alle stime precedenti, minacciando la sicurezza di wifi, transazioni bancarie e criptovalute come il Bitcoin. Ma è davvero imminente un’apocalisse crittografica?

Secondo un recente studio, la decifrazione dell’algoritmo RSA – uno dei pilastri della crittografia moderna, utilizzato in innumerevoli applicazioni – potrebbe richiedere “solo” un computer quantistico con 1 milione di qubit, rispetto ai 20 milioni stimati in precedenza. Questo progresso teorico alimenta il dibattito: i computer quantistici rappresentano una minaccia reale per la nostra sicurezza digitale?

I limiti attuali dei computer quantistici

Oggi i computer quantistici esistono, ma le loro capacità sono estremamente limitate. Non esiste un unico modello di computer quantistico: diversi approcci sono in fase di sviluppo, ma tutti affrontano enormi ostacoli tecnologici. I computer quantistici più avanzati dispongono di poco più di 1.000 qubit, ancora molto instabili e soggetti a errori. Nonostante ingenti investimenti, non è chiaro quando – o se – saranno in grado di decifrare i codici crittografici su larga scala.

L’impatto sulla crittografia

Non tutta la crittografia è ugualmente vulnerabile. La crittografia simmetrica, che protegge la maggior parte dei nostri dati (come quelli trasmessi su reti sicure), può essere facilmente rinforzata contro i computer quantistici. Più a rischio è la crittografia a chiave pubblica, utilizzata per connessioni sicure online (ad esempio per lo shopping online o la messaggistica) e basata su algoritmi come RSA o Diffie-Hellman a curva ellittica. Anche le firme digitali, come quelle usate nelle transazioni Bitcoin, potrebbero essere compromesse.

Tuttavia, gli attacchi teorici che potrebbero sfruttare i computer quantistici per rompere questi sistemi sono ancora ipotetici e richiederebbero macchine molto più potenti di quelle attuali. Inoltre, non è chiaro quando tali macchine saranno disponibili: le stime variano da 10-20 anni a un futuro indefinito, con alcuni esperti che dubitano addirittura della loro realizzabilità.

Un approccio prudente

Dal punto di vista della sicurezza, è saggio adottare una mentalità orientata al “peggio scenario possibile”. Anche se un computer quantistico cryptographically relevant (capace di decifrare codici) fosse disponibile tra 20 anni, alcuni dati protetti oggi potrebbero dover rimanere sicuri per decenni. Inoltre, aggiornare i sistemi crittografici, specialmente in reti complesse come quelle finanziarie, richiede tempo. Per questo, agire ora è essenziale, per evitare danni in futuro.

Le soluzioni già allo studio

Fortunatamente, il lavoro per contrastare questa minaccia è già iniziato. Nel 2016, il National Institute for Standards and Technology (NIST) degli Stati Uniti ha lanciato una competizione internazionale per sviluppare nuovi strumenti crittografici post-quantistici, ritenuti resistenti ai computer quantistici.

Nel 2024, il NIST ha pubblicato i primi standard, che includono meccanismi di scambio di chiavi e firme digitali post-quantistici. Per prepararsi, i sistemi digitali dovranno sostituire la crittografia a chiave pubblica con questi nuovi standard e assicurarsi che le chiavi simmetriche siano sufficientemente lunghe. Molti sistemi attuali sono già compatibili con chiavi più robuste.

Quindi non c’è motivo di allarmarsi. Il National Cyber Security Centre (NCSC) del Regno Unito ha suggerito una tabella di marcia per le organizzazioni, soprattutto quelle che gestiscono infrastrutture critiche. Entro il 2028, si dovrebbe completare un inventario crittografico e definire un piano di migrazione post-quantistica, con l’aggiornamento dei sistemi da completare entro il 2035. Questo arco temporale decennale indica che gli esperti non prevedono un’apocalisse crittografica imminente.

Per il pubblico, l’adeguamento sarà graduale. Browser web, wifi, smartphone e app di messaggistica verranno aggiornati nel tempo con misure di sicurezza post-quantistiche, tramite aggiornamenti software o sostituzione dei dispositivi. È importante, come sempre, installare gli aggiornamenti di sicurezza, e questo sarà un processo lungo, ma relativamente semplice, se programmato con adeguto anticipo.

Quindi calma di fronte ai titoli sensazionalistici: il computer quantistico in grado di violare i codici più diffusi è ancora di là da venire, ma prima o poi arriverà, e , a quel punto, sarà meglio essere pronti.


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“Stop Cemento Inquinante! Dal Giappone l’Invenzione Shock che Ricicla Scarti e Salva il Pianeta.”

L’industria delle costruzioni ha un impatto ambientale notevole, sia per le ingenti emissioni di CO2 legate alla produzione del Cemento Portland Ordinario (OPC) – responsabile del 7-8% delle emissioni globali – sia per le montagne di rifiuti industriali che finiscono in discarica a fine vita dei progetti costruttivi.

Ecco che  dal Giappone arriva una soluzione rivoluzionaria: un nuovo tipo di “cemento” ecologico, creato interamente da scarti industriali, che promette di costruire un futuro più verde e resistente.

Un team di ricercatori giapponesi ha sviluppato un innovativo solidificante per terreni utilizzando due materiali di scarto comuni: la polvere derivante dal taglio dei pannelli di rivestimento per edifici (chiamata Siding Cut Powder o SCP) e la “Earth Silica” (ES), una polvere ottenuta dal riciclo del vetro.

Questa miscela, attivata e trattata termicamente, ha dimostrato di poter trasformare terreni deboli in una base solida e affidabile, con una resistenza alla compressione superiore a 160 kN/m2. Questo valore soddisfa gli standard necessari per la stabilizzazione dei terreni sotto strade, edifici e ponti, il tutto senza utilizzare un solo grammo di cemento tradizionale.

La polvere SCP dal testo scientifico giapponese

“Questa ricerca rappresenta una svolta significativa nei materiali da costruzione sostenibili,” sottolinea il Prof. Shinya Inazumi, a capo del team. “Utilizzando due sottoprodotti industriali, abbiamo sviluppato un solidificante per terreni che non solo soddisfa gli standard del settore, ma aiuta anche ad affrontare la duplice sfida dei rifiuti da costruzione e delle emissioni di carbonio.”

Il segreto sta nel processo: la polvere di scarto SCP viene trattata a temperature specifiche (110∘
C e 200∘ C) per aumentarne la reattività chimica. Questo permette di usarne una quantità minore per ottenere grandi risultati. Miscelata con la Silica, derivata dal vetro riciclato, si forma un legante geopolimerico potente.

Tuttavia, la strada verso l’innovazione non è sempre liscia. Durante i test iniziali, i ricercatori hanno affrontato una potenziale criticità ambientale: la lisciviazione di arsenico da alcune formulazioni, un problema parzialmente attribuito al vetro riciclato (che può contenere tracce di arsenico usato nei processi produttivi originali) e all’argilla stessa. Ma il team non si è perso d’animo. “La sostenibilità non può andare a scapito della sicurezza ambientale,” spiega Inazumi. “Abbiamo identificato e risolto un potenziale problema ambientale: quando è stata rilevata la lisciviazione di arsenico, abbiamo dimostrato che l’incorporazione di idrossido di calcio (una sostanza comunemente usata e sicura) ha mitigato efficacemente questo problema,” rendendo il materiale finale sicuro per l’ambiente.

Le applicazioni di questo materiale “riciclato” sono vaste e promettenti. “Nello sviluppo delle infrastrutture urbane, la nostra tecnologia può stabilizzare i terreni deboli sotto strade, edifici e ponti senza fare affidamento sul cemento Portland ad alta intensità di carbonio,” afferma Inazumi. Ciò è particolarmente prezioso in aree con terreni argillosi problematici, dove i metodi di stabilizzazione convenzionali sono costosi e gravosi per l’ambiente.

La polvere di Silica, cioè di silicio da vetro riciclato

Oltre alla sostenibilità, il nuovo materiale offre vantaggi pratici: fa presa rapidamente, è facilmente lavorabile e resiste bene agli stress ambientali come i cicli di gelo-disgelo, l’attacco dei solfati e dei cloruri. Questo lo rende ideale non solo per infrastrutture a lungo termine in ambienti difficili, ma anche per la stabilizzazione rapida del suolo in zone colpite da disastri. Per lo sviluppo rurale, potrebbe persino essere utilizzato per produrre blocchi di terra a basso contenuto di carbonio, offrendo un’alternativa ai mattoni cotti o al calcestruzzo, notoriamente energivori.

Il Prof. Inazumi conclude sottolineando la visione più ampia del suo lavoro: “Sviluppando un solidificante geopolimerico da flussi di rifiuti prontamente disponibili, non stiamo solo offrendo una soluzione ingegneristica sostenibile, ma stiamo ridefinendo il modo in cui valutiamo i sottoprodotti industriali in un mondo con risorse limitate.” Un vero e proprio esempio di come l’ingegno possa trasformare ciò che consideriamo rifiuto in una risorsa preziosa per un futuro più sostenibile.


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Addio razzi chimici: gli USA svelano la propulsione elettro-nucleare per dominare lo spazio (e battere i rivali)

La nuova corsa allo spazzio non è fatta di lanci spettacolar e dal ritorno di un paio di tizi sulla Luna, ma verrà vinta da chi riuscirà a proporre un sistema di propulsione efficiente per giungere allo spazio cislunare, qualcosa che duri nello spazio e nel tempo e che sia relativamente leggero.

In questa realizzazione ad altissima tecnologia, gli Stati Uniti giocano una carta decisiva: la propulsione nucleare. Un recente annuncio consolida questa strategia: la U.S. Space Force ha affidato all’Università del Michigan la guida di un’iniziativa nazionale per lo sviluppo di sistemi propulsivi di nuova generazione, in partnership con l’azienda specializzata SpaceNukes.

Questa collaborazione si inserisce nel quadro del SPAR Institute (Space Power and Propulsion for Agility, Responsiveness, and Resilience) e mira a cambiare radicalmente le regole del gioco della mobilità spaziale, con profonde implicazioni economiche e militari.

La Tecnologia Rivoluzionaria: Propulsione Elettrica Nucleare (NEP)

Al centro del programma c’è lo sviluppo della propulsione elettrica nucleare (NEP). A differenza dei razzi chimici tradizionali, che offrono una spinta elevata ma per brevi periodi e con un enorme consumo di propellente, la tecnologia NEP è un campione di efficienza.

Il sistema funziona attraverso una catena tecnologica avanzata:

  • Un reattore a fissione nucleare compatto genera calore.
  • Questo calore viene convertito in energia elettrica.
  • L’elettricità alimenta propulsori elettrici (come i propulsori a effetto Hall o ionici), che accelerano gas inerti (come lo xeno o il kripton) a velocità elevatissime, generando una spinta lieve ma costante.

Il risultato è un’efficienza operativa dalle 5 alle 25 volte superiore a quella dei sistemi chimici. Questo vantaggio si traduce in una capacità quasi illimitata di manovra in orbita.

Il Pentagono ha coniato un’espressione per descrivere questo obiettivo strategico: “Maneuver Without Regret” (Manovrare Senza Rimpianti). Significa poter riposizionare un satellite per schivare un detrito o una minaccia, ispezionare un oggetto sospetto o cambiare orbita per esigenze tattiche, il tutto senza la preoccupazione di esaurire il prezioso carburante.

Ricordiamo che gli USA avevano già realizzato, alla fine degli anni 60 del secolo scorso, un sistema di propulsione nucleare con il progetto NERVA, che però utilizzava direttamente per scaldare e accelerare i gas l’energia prodotta dal reattore nuclare.

Implicazioni Strategiche ed Economiche

Le ricadute di questa tecnologia sono immense. Dal punto di vista militare, satelliti dotati di NEP diventano asset imprevedibili, dalla durata indefinita e non soggetti al problema del rifornimento in orbita. In un ambiente orbitale sempre più “contestato”, con la crescente presenza di asset russi e cinesi, la capacità di muoversi liberamente è un vantaggio strategico incolmabile. I reattori, essendo molto compatti, sono anche più difficili da rilevare rispetto a grandi pannelli solari, aumentando la sicurezza operativa.

Dal punto di vista economico, la propulsione nucleare è lo strumento necessario per l’esplorazione e lo sfruttamento minerario e la colonizzazione dello spazio profondo. Missioni commerciali che oggi sono pura fantascienza, come il mining di asteroidi, la logistica tra la Terra e la Luna o la manutenzione di infrastrutture su Marte, diventerebbero tecnicamente ed economicamente fattibili. Un veicolo NEP potrebbe trasportare carichi pesanti su lunghe distanze con una frazione del propellente oggi necessario, abbattendo i costi e aprendo nuovi mercati, cosa che poi era l’obiettivo del progetto NERVA, un rimorchiatore che avrebbe dovuto fare la spola fra la Terra e Marte.

Come era immaginata la missione NERVA con motore nucleare. Un concetto simile potrebbe essere utilizzato per il nuovo rimarchiatore con motore elettro nucleare

I Protagonisti: Esperienza Comprovata e Visione Futura

La scelta dei partner non è casuale. L‘Università del Michigan vanta una lunga tradizione di eccellenza nell’ingegneria aerospaziale e nucleare, e il suo ruolo garantirà la formazione di una nuova generazione di scienziati e ingegneri specializzati in questo settore critico. Inoltre l’unità vanta un’unità specifica sotto vuoto per i tst dei motori in condizioni simili allo spazio

Unità di teste dei mototri spaziali nel vuoto dell’Università del Michigan

SpaceNukes (Space Nuclear Power Corporation) è un attore unico nel panorama industriale americano. È l’unica azienda statunitense ad aver progettato, costruito e testato con successo un nuovo concetto di reattore spaziale negli ultimi 50 anni. Il suo reattore KRUSTY (Kilopower Reactor Using Stirling Technology), sviluppato in collaborazione con la NASA, è stato testato a terra nel 2018, generando 1 kilowatt di potenza, sufficiente per missioni robotiche sulla Luna o su Marte.

Ora, forte di quell’esperienza, SpaceNukes sta già collaborando con la Space Force per un sistema Kilopower da 12 kilowatt, un passo intermedio fondamentale verso una futura dimostrazione in volo. L’obiettivo finale è sviluppare reattori di seconda generazione ancora più leggeri, potenti e capaci di operare a temperature più elevate.

Il Contesto più Ampio: La Doppia Via USA al Nucleare Spaziale

L’iniziativa SPAR non è un caso isolato. Gli Stati Uniti stanno perseguendo una duplice strategia per la propulsione nucleare. Mentre il progetto guidato dall’Università del Michigan si concentra sulla NEP (bassa spinta, alta efficienza), un altro importante programma, DRACO (Demonstration Rocket for Agile Cislunar Operations), gestito dalla DARPA in collaborazione con la NASA, si focalizza sulla propulsione termica nucleare (NTP).

La tecnologia NTP usa il calore del reattore per surriscaldare direttamente un propellente liquido (come l’idrogeno) e espellerlo ad alta velocità, generando una spinta molto più elevata. È la tecnologia ideale per ridurre drasticamente i tempi di viaggio, ad esempio per una futura missione umana su Marte e non è altro che una ripresa del programma NERVA; aggiornata con le tecnologie attuali. Una modernizzazione di un progetto che, se non interrottoo da Nixon, ci vedrebbe già su Marte.

In questo modo gli USA stanno mobilitando tutte le risorse, pubbliche e private, per il mantenimento della supremazia nella tecnologia spaziale, ma la sfida si sta rivelando molto più difficile che in passato. 


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Rivoluzione Visiva: Le Nuove Lenti a Contatto ti Fanno Vedere l’Infrarosso!

Un giorno, molto prossimo, potremo vedere quello che non vediamo, perfino a palpebre chiuse! Un team internazionale guidato da scienziati cinesi ha sviluppato lenti a contatto innovative che consentono di vedere la luce nel vicino infrarosso, un progresso che potrebbe trasformare la diagnostica medica e le tecnologie di assistenza visiva. Lo studio, pubblicato giovedì sulla rivista Cell, unisce neuroscienze visive ed elementi delle terre rare per creare lenti trasparenti e indossabili, capaci di convertire la luce infrarossa invisibile in immagini visibili.

Vedere l’invisibile! Una nuova frontiera per la visione umana

L’occhio umano percepisce solo la luce con lunghezze d’onda tra 400 e 700 nanometri, limitando la nostra capacità di cogliere molte informazioni presenti in natura. La luce nel vicino infrarosso, con lunghezze d’onda tra 700 e 2.500 nanometri, è ideale per penetrare i tessuti biologici senza causare danni da radiazioni. Grazie a questa caratteristica, potrebbe rivoluzionare settori come la medicina e la sicurezza.

I ricercatori dell’Università di Scienza e Tecnologia della Cina, dell’Università di Fudan e della Scuola di Medicina dell’Università del Massachusetts hanno utilizzato elementi delle terre rare per trasformare tre diverse lunghezze d’onda infrarosse in luce visibile rossa, verde e blu. I

n passato, lo stesso team aveva sviluppato un nanomateriale che, iniettato nella retina di animali, permetteva loro di vedere la luce infrarossa. Le iniezioni retiniche non sono praticabili per gli esseri umani per motivi di sicurezza, per cui il team ha puntato su una soluzione non invasiva: lenti a contatto morbide.

Come lo scritto scientifico originale pubblicato su glass interpreta il funzionamento dell’invenzione

Come funzionano le lenti

Il team ha modificato la superficie di nanoparticelle di terre rare, rendendole disperdibili in soluzioni polimeriche per creare lenti a contatto altamente trasparenti. Il cuore della tecnologia sono proprio le Nanoparticelle a Riconversione (UCNPs),  materiali speciali che hanno la capacità unica di assorbire fotoni di bassa energia (come la luce infrarossa vicina, NIR) e riemettere fotoni di energia più alta (come la luce visibile). In pratica, trasformano la luce invisibile (NIR) in luce visibile.

I volontari che le hanno indossate sono riusciti a distinguere modelli infrarossi, codici temporali e persino tre diversi “colori” di luce infrarossa, ampliando di fatto lo spettro visivo umano oltre i suoi limiti naturali.

Le incredibili applicazioni pratiche future

Dato che la luce infrarossa è in grado di penetrare i tessuti, queste lenti permettono, paradossalmente di “Vedere” anche con le palpebre chiuse. 

Questa tecnologia non invasiva ha un potenziale enorme in diversi ambiti:

  • Diagnostica medica: la capacità di vedere attraverso i tessuti biologici potrebbe migliorare le tecniche di imaging non invasive.
  • Sicurezza e operazioni di soccorso: le lenti permettono di vedere in condizioni di scarsa visibilità, come nebbia o polvere, senza bisogno di dispositivi ingombranti come i visori notturni.
  • Assistenza visiva: potrebbero aiutare persone con daltonismo o altri disturbi visivi, offrendo un’esperienza visiva più naturale rispetto alle tecnologie esistenti.

A differenza dei visori notturni, queste lenti non richiedono fonti di energia e offrono un’esperienza visiva fluida e confortevole. Sebbene la tecnologia sia ancora in fase sperimentale, i ricercatori sono ottimisti: le lenti potrebbero non solo aiutare chi ha problemi di vista, ma anche rivoluzionare il modo in cui interagiamo con lo spettro della luce invisibile. Si potrà vedere anche di notte, basandosi appunto sull’infrarosso.

Apriremo una nuova era della visione umana? Lo sapremo presto, ma sarebbe molto interessante poter vedere di notte.


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Il trucco navale cinese: una singola nave inganna i radar nemici apparendo come un’intera flotta.

Un gruppo di ricercatori cinesi ha messo a punto una tecnologia di guerra elettronica all’avanguardia, capace di trasformare una singola nave da guerra in un’illusione radar che sembra un’intera flotta.

In una simulazione condotta dal Beijing Research Institute of Telemetry, un missile antinave ha rilevato otto navi da guerra sui suoi schermi, ma in realtà si trattava di un solo vascello. Il segreto sta in quattro dispositivi di disturbo elettronico, i cosiddetti “1-bit jammers”, che generano segnali così realistici da ingannare anche i radar più avanzati, persino a grande distanza.

Lo studio, pubblicato il 28 febbraio sul Journal of Systems Engineering and Electronics, descrive questa tecnologia come “senza precedenti”. I jammers, molto più economici rispetto ai sistemi tradizionali, sfruttano un approccio innovativo: usano chip comparatori per convertire i segnali radar intercettati in impulsi digitali semplificati, registrando solo se le onde superano una soglia di voltaggio dinamica.

Questa semplificazione apparentemente rudimentale, ma efficace, permette di creare modelli di interferenza estremamente realistici e adattabili in tempo reale. Grazie ad algoritmi su misura, i quattro dispositivi lavorano in rete per generare “fantasmi” radar che possono coprire un intero campo di battaglia, simulando non solo singole navi, ma un intero ecosistema elettromagnetico.

“Con una modulazione precisa dell’array di jammers, possiamo creare scenari ingannevoli iper-realistici, scolpendo l’ambiente elettromagnetico al di là dei limiti della realtà fisica”, scrivono i ricercatori guidati da Hu Jijun. La chiave del successo sta nell’armonia dei segnali: regolando le soglie di voltaggio a frequenze specifiche, i jammers sfruttano interazioni non lineari per imitare non solo le firme elettromagnetiche delle navi moderne, ma anche l’ambiente circostante, rendendo l’illusione quasi perfetta.

Radar navale americano

I ricercatori ammettono l’esistenza di alcune limitazioni. I risultati derivano da simulazioni digitali controllate, non da test con missili reali, e il sistema potrebbe essere vulnerabile se i missili nemici fossero connessi in rete, condividendo dati in tempo reale. Poi la flotta fantasma esiste solo per i radar, non c’è in realtà, fisicamente, per cui l’osservazione satellitare, ad esempio, può vedere il bluff della flotta fantasma.

I disturbatori radar tradizionali normalmente utilizzanti spesso faticano a replicare le complesse firme elettromagnetiche delle navi moderne e richiedono un dispiegamento costoso e complesso. Al contrario, questa nuova tecnologia è non solo più economica, ma anche più agile, adattandosi dinamicamente alle condizioni del campo di battaglia.

Il team sta già guardando al futuro, lavorando per integrare l’intelligenza artificiale e altre tecnologie avanzate per migliorare le prestazioni dei jammers. “Questi sforzi garantiranno un vantaggio assoluto nella guerra elettronica”, affermano con decisione. Un’innovazione che potrebbe cambiare le regole della difesa navale, rendendo le flotte cinesi più sfuggenti e difficili da colpire, mentre i nemici inseguono ombre create ad arte.


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RISATE SOVRANE – Liberi dal debito con il Sire

Quando l’economia fa ridere (ma per davvero)

“L’economia è troppo complicata”, mi dicono. “Lascia perdere, è roba da esperti”.
E invece no. L’economia è come la vita: se non te ne occupi tu, lei si occuperà di te. E spesso, non con le carezze.

Per questo ho scritto Risate Sovrane: un libro ironico, colorato, scanzonato… ma anche tremendamente serio.
Perché l’economia riguarda tutti noi. Non è fatta solo di grafici, spread, e parole inglesi buttate a caso. È fatta di pane, affitti, lavoro, mutui, bollette e sogni. E anche di qualche incubo, se non capiamo bene come funziona.

E allora, com’è che funziona?

Io produco qualcosa, tu produci qualcos’altro. Ma se vogliamo scambiarci i nostri prodotti, ci serve un ponte: la moneta.
Il problema? Quel ponte lo costruiscono altri. E ce lo fanno pagare il pedaggio… con gli interessi.

Abbiamo lasciato il potere di creare denaro a soggetti privati che ce lo prestano… ma gliela dobbiamo restituire con gli interessi! Rendendoci schiavi del debito per tutta la vita. È un sistema in cui corri, corri, ma resti sempre sullo stesso posto. Come il criceto nella ruota.
Eppure, la soluzione è sotto il nostro naso: il denaro si crea con un click. È una convenzione. Possiamo usarlo per costruire benessere, non solo profitti per pochi.

E qui entri in scena tu

Con questo libro scoprirai che:

  • l’economia può essere umana: le persone prima dei profitti;

  • esiste il Sire, una moneta sovrana per il benessere di tutti, realizzabile già da domattina (sì, hai letto bene);

  • ridere è un atto rivoluzionario: perché se sei depresso non cambi il mondo, ma se ridi… forse sì;

  • il debito è una trappola e possiamo spezzarne le catene, insieme.

È un viaggio semiserio tra verità scomode e idee luminose. Con leggerezza, ironia, e una valigia piena di futuro.
Non servono più sacrifici. Servono consapevolezza, immaginazione… e una buona dose di risate.

Il libro esce il 16 maggio 2025

Ma se lo prenoti entro quella data, lo ricevi con uno sconto del 20%. Ecco il link magico:
👉 https://unmondopositivo.it/libri/2025-05-25_Fano_Libreria_Moneta_Positiva

2025-05-25_Fano_Libreria_Moneta_Positiva

E se vuoi sentire dalla mia voce tutto questo, il 25 maggio ti aspetto per la presentazione ufficiale a Fano, alla libreria Passaggi Libri e Caffè. Ci saranno le famose slide (quelle che parlano chiaro), una bella chiacchierata, e anche un po’ di “Un Mondo Positivo”, il mio libro gemello, più serioso ma altrettanto rivoluzionario.
Niente paura se sei lontano: ci sarà la diretta streaming, quindi nessuno resta escluso.

Cosa troverai nel libro?

  • Capitolo 1 – La caverna di Platone: perché siamo ancora lì, incatenati davanti a ombre (televisive) che ci fanno paura.

  • Capitolo 2 – L’inferno delle illusioni: come Dante, attraverseremo bugie economiche e illusioni finanziarie. Solo così si arriva al paradiso.

  • Capitolo 3 – Il purgatorio della consapevolezza: scopriamo come funzionano PIL, BES, sovranità monetaria e i nostri veri bisogni.

  • Capitolo 4 – Il paradiso del benessere: l’Italia ha tutto per stare bene. Scopriamo il Sire e le sue potenzialità concrete.

  • Capitolo 5 – Un mondo positivo: come si realizza, davvero, un futuro felice per tutti. Con un pizzico di sana follia.

Ogni sezione è breve, colorata, multimediale:
📱 c’è una slide per cominciare,
🎥 un QR Code per approfondire con un video serio,
😂 e in mezzo un tono ironico per farti sorridere mentre impari.

E sono anche in buona compagnia…

In questa piccola rivoluzione con il sorriso, mi accompagnano tre amici che da anni condividono questa avventura:

  • Alla prefazione, con “La tirannia della moneta” c’è Carlo Freccero, che di potere, media e manipolazione se ne intende parecchio.
  • In chiusura, due postfazioni d’eccezione: con “Una risata vi seppellirà” c’è Galileo Ferraresi e con “Sua Maestà il Sire” c’è Guido Grossi, che parlano di economia sovrana come altri parlano del meteo, con naturalezza e precisione.

Insomma, tre menti brillanti per un libro che vuole illuminare… ridendo.

In breve?

Con questo libro è impossibile restare ignoranti come certi politici.
E chissà, magari lo leggono anche loro…

Come diceva Margaret Mead:
“Non dubitare mai che un piccolo gruppo di cittadini consapevoli e risoluti possa cambiare il mondo. In realtà, è sempre andata così.”

Fabio Conditi
Presidente dell’associazione Moneta Positiva
https://monetapositiva.it/
Movimento culturale “Un Mondo Positivo”
https://unmondopositivo.it
dove puoi trovare libri e corsi per diventare consapevole.
Documento sintetico sul Sire


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